
- capitolo unico -
DISCLAIMER: I personaggi sono tutti frutto della mia mente malata, così come la loro storia.
NOTE: Nonostante abbiano lo stesso nome e siano entrambi biondi, l’Ajas di questa storia e quello di “Fantasie” non sono la stessa persona (per carità!), però per una serie di motivi il nome è lo stesso ^o^
DEDICHE: Pam… tu me l’hai chiesta e tu te la prendi, nonostante faccia schifo! >_< Grazie per essere come sei amore ^*^
Auguri Pierre, tu sai perché e per come, come storia da dedicare fa un po’ pietà, ma vedrai che qualcosa di decente prima o poi te lo scriverò! ^_-
Sesso
Sesso.
Caldo, avvolgente, puro ed estenuante. In una sola parola… il paradiso.
In questi ultimi giorni ho pensato seriamente, e più volte, di essere un gatto in amore che fa le fusa per riuscire a scaricare un po’ di ormoni e sperma. Mi sento nelle stesse calde e frementi condizioni. Solo che il mio intento non è spargere il mio seme affinché più gatte possibili rimangano incinte dei miei gattini, bensì quello di spargere più seme possibile affinché quel diabolico angelo, che ora riposa stremato sul mio letto, possa riuscire e ricordarsi di me per un tempo più lungo di qualche settimana. Perché?
Non lo so.
Stavo cercando solo una notte di sesso senza complicazioni, a quasi trent’anni e con una storiaccia appena finita, ne avrò tutti i diritti, no? Mi sono ritrovato con un gattino miagolante ed affamato in casa che non cerca altro che il mio corpo. E la cosa mi sta più che bene!
L’ho notato subito nell’aria fumosa e brillante del locale in cui ero entrato. Le luci accecanti e intermittenti che seguivano il ritmo della musica assordante, non erano riuscite minimamente ad offuscarlo. Un angelo ammaliatore dai lunghi capelli biondi, i pantaloni oltremodo osceni da tanto erano abbassati sui fianchi stretti, le anche in mostra, le ossa del bacino leggermente sporgenti a causa dell’estrema esilità della sua figura.
Ho preso una birra al bancone e mi sono messo ad osservarlo ballare, rapito dal trambusto senza senso di una pseudo canzone di cui l’unica cosa che si percepivano erano i bassi, gli occhi chiusi ad assaporare ogni suono, anche il più incomprensibile, il corpo che ondeggiava ammiccante seguendo note sconosciute, le mani che si muovevano di vita propria, disegnando arabeschi invisibili in aria accompagnando il bacino e la testa, i capelli che ondeggiavano sinuosi come serpenti, esattamente questo era: un serpente affascinante che si muoveva strisciando flessuoso e letale, sensuale e morbido, un invito ad esser guardato, toccato, spogliato, conquistato ed infine posseduto, con forza, passione sfrenata, violenza quasi.
Bevendo l’ultimo sorso di birra per cercare di cancellare l’arsura che i suoi movimenti mi avevano provocato, ho capito cosa mi ispirava quel ragazzo: sesso violento e selvaggio, era come se il suo corpo mi chiedesse, implorasse quasi, di essere sbattuto contro un muro, di arrivargli fino in fondo per scoprire se quelle membra esili e sottili riuscivano davvero a sopportare tutto il desiderio che instillava in chi lo osservava e di prendere, al contempo, atto delle conseguenze che ogni suo movimento provocava in chi lo guardava, rapito dalla sua sensualità e dal suo fascino letale.
Stavo già immaginando quale sarebbe stata la mossa migliore o la frase più giusta per mettere subito in chiaro le mie intenzioni, rimanendo al contempo il più ambiguo possibile, perché era chiaro che a quel ragazzo piacevano le sfide e piaceva giocare, quando un energumeno di quelli che credono che ciò che è in mostra è necessariamente alla portata di tutti, si avvicinò al mio peccaminoso angelo cercando di convincerlo a ballare con lui.
Non ci sono state molte parole, solo quel tizio che gli metteva le mani sui fianchi e l’angelo che gliele scansava fissandolo disgustato, il tizio che si rifaceva sotto con maggiore insistenza, e prima ancora che le cose potessero degenerare in un qualsivoglia modo mi ero già alzato per soccorrere quella testa bionda attaccata su un corpo da urlo.
Non avevo fatto in tempo nemmeno ad alzarmi dall’alto sgabello che mi ospitava, il peloso energumeno era già piegato in due, tramortito da una poderosa ginocchiata rifilata con precisa maestria dall’angelo che volevo salvare.
In quel momento compresi che in realtà, quel biondo angelo non era altro che un peccaminoso diavolo sotto mentite spoglie, forse sotto copertura in paradiso, disceso in terra per ritrovare almeno un po’ della perdizione cui era abituato.
Ancora immerso in stupide riflessioni, nonostante non gli levassi gli occhi di dosso un solo istante, il ragazzo mi era arrivato vicino senza che me ne accorgessi, si era seduto sullo sgabello accanto al mio ed aveva ordinato un cocktail analcolico. Mi sono dato subito dell’idiota ed ho ordinato una seconda birra.
“Se puzzi d’alcol smetterai di piacermi.”
Mi sono voltato e i suoi occhi di lapislazzuli mi hanno rapito. Decisamente mi avrebbe aspettato una notte come quella che desideravo, e forse ogni mia più rosea aspettativa sarebbe stata persino superata. Il sorriso che mi stava rivolgendo mentre si sistemava i capelli, lunghi fino alle spalle, in una mezza coda per evitare che gli coprissero gli occhi, non era solo affascinante, e non era neppure solamente malizioso. Era orgasmico.
Sì, un semplice sorriso era in grado di suscitare emozioni forti come quelle di un orgasmo. Mi sono ritrovato a pensare che labbra che sorridevano in quel modo non potevano che offrire una gratificazione più che soddisfacente al mio povero basso ventre, già troppo insofferente e pronto a scattare fuori dai pantaloni al minimo cenno. Guardarlo ballare non solo mi aveva provocato uno stato d’animo di piacevole agitazione, non solo mi stava mettendo addosso quell’ansia tipica di chi aspetta un solo gesto per potersi esprimere liberamente, mi aveva provocato una dolorosa e rapida erezione che sembrava non voler sparire, se non rapita dalla sua bocca o, stretta fino a soffocare, dal suo corpo.
Prima che il barista mi aprisse la birra chiara, gli ho chiesto di sostituirla con un’acqua tonica e finalmente mi sono deciso a sfoderare le mie armi migliori. Che credesse di condurre il gioco, per un po’ mi stava bene quella situazione, presto avrebbe capito chi avrebbe comandato quella notte.
Sbagliavo.
“Bel calcio, complimenti…”
Il ragazzo sorrideva di nuovo, stavolta con evidente soddisfazione per quella sorta di riconoscimento delle sue doti. E poteva star certo che le mie convinzioni su ogni sua dote, andavano ben oltre quel semplice gesto…
“Se tu mi offri di più, a te non do calci.”
Dalla sua espressione divertita ho capito che dovevo aver reagito esattamente come lui si aspettava. Non volevo sesso a pagamento, ma se era quello il solo modo in cui potevo averlo…
E’ Scoppiato a ridere ed allora mi sono dato nuovamente dell’idiota. Due volte in meno di dieci minuti, un vero record per me, e la serata era appena iniziata…
Mi stava prendendo per i fondelli quel ragazzino!
Ho fatto un mezzo sorrisino e ho sollevato il bicchiere nella sua direzione nell’atto di rendergli nuovamente merito.
“Touché.” In due sole mosse aveva vinto, e io lo desideravo sempre di più.
“Allora, come ti chiami bel moro?”
“Connor, molto lieto.” Gli ho teso la mano e lui con un sorriso malizioso l’ha stretta, lo stesso sorriso che mi aveva rivolto poco prima e che, nuovamente, mi stava facendo ribollire il sangue nelle vene dal desiderio.
“Ajas.” Mi aveva stringeva la mano con decisione ma mi aveva fissato intensamente negli occhi prima di lasciar andare la presa e mentre stavo per riprendere in mano il bicchiere, mi ha catturato il polso, con le dita sottili, mi si è avvicinato con le labbra morbide e mi ha succhiato il dito medio fino alla sua base, leccato lentamente anche il palmo ed ha continuato a fissarmi. Mi ha messo i brividi. Era un demone caldo e voglioso, proprio quello di cui avevo bisogno. Se avessi lasciato fare al mio istinto lo avrei sbattuto in quello stesso istante sul bancone del locale, incurante di ogni altro sguardo, rapito da ogni suo gesto.
“Volevo assaggiare l’acqua tonica…” Si è giustificato continuando a fissarmi negli occhi, e nelle sue iridi ho letto la realizzazione di ogni mia voglia.
“Vai diritto al sodo, eh?”
“Oh beh, continuo ad osservarti da quando sei entrato… non mi hai tolto gli occhi di dosso… non è difficile da capire cosa vuoi… o sbaglio?”
Ho sorriso divertito e stupito allo stesso tempo. Quando mi aveva notato? I miei occhi non si erano mai incontrati con i suoi, altrimenti non avrei atteso così a lungo prima di scambiare quelle poche parole.
“No, non sbagli… ma come te ne sei accorto?” Ero davvero curioso, cosa molto strana per me.
In vent’otto anni di vita avevo avuto numerosi amanti ed una sola storia seria, e nemmeno il mio ex-fidanzato era mai riuscito ad incuriosirmi davvero, lo trovavo fin troppo scontato a volte. Probabilmente ragionavo con il basso ventre, ma decisamente quel ragazzo, Ajas, mi aveva creato una sorta di aspettativa a cui non sapevo bene come reagire.
“Segreto.” Con un sorrise malizioso sulle belle labbra, mi si è appoggiato con la testa sulla spalla, in un gesto che non aveva la dolcezza che normalmente gli si può conferire, ma solo una carica erotica che non smetteva di influenzare ogni mio pensiero. Ogni suo gesto, movimento, respiro persino, era, ed è, colmo di sensualità ed erotismo, una cosa che difficilmente non si nota ed a cui, altrettanto difficilmente, si può resistere.
“Allora, vuoi chiacchierare ancora?”
Il predatore che è in me e che avevo lasciato accucciato in un angolo fino a quel momento si era svegliato di colpo e stava scacciando ogni possibile rimostranza che la ragione avrebbe potuto presentare. Gli ho leccato un orecchio, era proprio lì vicino e non ho saputo resistere. Ho passato la punta della lingua sul contorno e poi sul lobo e lui ha socchiuso gli occhi soddisfatto, aveva capito di aver raggiunto il suo scopo. Lui non aveva voglia di giocare la schermaglia di un finto corteggiamento ed io non avevo alcuna intenzione di corteggiarlo.
“No, ma temo che la lingua mi servirà lo stesso…”
“Casa mia o tua?”
“Mia.”
Mi sono alzai ed ho pagato in fretta le mie consumazioni ed anche la sua, non mi sono mai preoccupato dei soldi, ne ho a sufficienza e lui ha avuto il buon gusto di non far finta di non accettare una semplice bibita.
“Andiamo con la mia macchina.”
“Per forza, sono venuto qui con un amico, quindi sono a piedi!”
“E se il tuo amico avesse rimorchiato?”
“Ma l’ho fatto prima io, e se farai il bravo domattina potrai anche riaccompagnarmi a casa.”
L’ho guardato divertito. Se io avessi fatto il bravo? No, decisamente quel ragazzo non aveva mai avuto a che fare con uno come me, tutti i suoi uomini, probabilmente, gli erano caduti ai piedi senza batter ciglio, completamente soggiogati dalla sua bellezza e dalla sua malizia ed ogni volta doveva essere stato lui a stancarsi per primo. Ma io ero diverso, stavo dirigendo io il gioco, nonostante gli stessi facendo credere il contrario, sarebbe stato lui ad implorarmi di vederci una seconda volta, non il contrario, era sempre stato così e non sarebbe stato certo lui a farmi cambiare atteggiamento e desideri.
Illuso.
L’acqua calda emana volute di fumo che si mischiano al vapore già depositato sullo specchio poco distante. Un bagno caldo era quello che mi ci voleva dopo l’estenuante seduta di oggi pomeriggio. Sono tre giorni che non vado al lavoro, posso permettermelo visto che l’azienda è mia, lauta eredità di un padre assente per tutta la mia vita e che morendo non ha fatto altro che fare quello che ha fatto per tutta la sua vita: se n’è infischiato del resto ed ha fatto solo i suoi comodi. Non riesco a capire come mia madre sia potuta e voluta rimanere sposata ad un uomo così più di trent’anni, ma ha sempre avuto spirito di sacrificio quella donna. Due cose ho ereditato da mio padre: il fiuto per gli affari, ed infatti in un anno e mezzo il capitale della compagnia è quasi raddoppiato, ed il fiuto per il sesso. Mio padre amava le belle donne, io i begl’uomini.
La mia prima volta è stata a quindici anni con un ragazzo più grande, ovviamente ho fatto l’attivo. Non ho mai avuto il desiderio, in tredici anni di scappatelle, avventure, tradimenti e notti brave, di sentire cosa si prova a fare una cosa che tanto mi da piacere: entrare in un buchino stretto ed allargarlo fino a che non ci si sta comodi.
Con Ajas ho dovuto faticare parecchio, ed è stato più che appagante. Ci sa davvero fare il ragazzino… che poi… ragazzino, ha solo tre anni meno di me. Però la sua vita è totalmente diversa. E’ un artista, un pittore, ha fatto l’Accademia di Belle Arti ed adesso sta cercando di emergere, ma da quello che dice nessuno capisce la sua arte. Sarà vero? Probabilmente è solo uno squattrinato nullafacente che vuole continuare a crogiolarsi nella convinzione di non essere capito, ma a me che importa?
E’ la prima volta che mi interesso così tanto a qualcuno con cui scopo, ma in quattro giorni qualche parola la si dovrà pur scambiare, no? No, si potrebbero decisamente evitare, però…
Però quando si lascia sfuggire qualcosa… mi piace come lo fa, mi piace quello che dice e stranamente mi piace la sua voce.
Mi piacciono i suoni inarticolati e di gola che gli sfuggono quando comincio ad accarezzarlo, mi piace quando grida di piacere e dolore perché entro in lui, mi piace quando mi morde rabbioso la mano quasi ringhiando dicendo che devo mettere poca crema e concentrarmi a scoparlo. Siamo dovuti uscire a turno perché abbiamo finito non so quante scatole di preservativi… lui è instancabile ed io lo seguo a ruota, per la prima volta non mi annoio dopo appena un paio d’ore.
Sean, il mio ex, era un ragazzino perverso e piagnucoloso, era difficile soddisfarlo, e non perché fosse particolarmente resistente, a volte mi bastava entrare in lui perché venisse urlando e schizzando sperma ovunque, erano le sue fantasie a lasciarmi interdetto… ed io sono uno che non si fa problemi per nulla.
Ajas non vuole strani giochetti, l’ho legato al letto, è vero, ma è stata una cosa divertente, stavamo recitando la parte dello schiavo disubbidiente e del padrone voglioso, peccato però che, alla fine, sembra che sia sempre lui il padrone. Riesce a farmi sciogliere come neve al sole, ed alla fine l’ho slegato perché volevo che mi toccasse mentre lo penetravo… che strano…
Sabato notte, quando ci siamo conosciuti, ha fatto il bravo bambino nel tragitto dal locale a casa mia. Mi ha chiesto quanti anni avevo, ha messo in chiaro che non avrebbe fatto sesso non protetto, orale o anale che fosse, mi ha chiesto persino se avevo mai fatto le analisi. Mi sono chiesto se facesse il terzo grado a tutti quelli con cui decideva di andare al letto. Gli ho risposto che a casa avevo una scorta di preservativi (anche se l’abbiamo finita prima di domenica sera), vaselina a volontà e che le mie ultime analisi, fatte solo un mese prima, erano perfette, avevo anche il colesterolo nella norma. Gli ho chiesi se voleva sapere anche cosa mangiavo di solito e lui ha riso, una risata argentina e schietta, mi ha colpito immediatamente e, fermandomi al semaforo rosso, l’ho guardato mentre osservava la strada fuori dal finestrino, ancora un leggero sorriso sulle labbra e la mente chissà dove.
“E tu?”
“La mattina prendo solo caffé nero, a pranzo non mangio mai molto, però il pomeriggio non riesco a rinunciare ad un po’ di cioccolata. La sera cenetta leggera altrimenti non dormo… e già dormo poco, figurati se mi appesantisco.”
Stavamo facendo discorsi da vecchi. Ho riso divertito perché non volevo conoscere le sue abitudini alimentari e perché, nonostante quella non fosse altro che un’avventuretta da una botta e via, mi stava prendendo molto più del dovuto.
“Ah! Volevi sapere se ho mai fatto le analisi! Sì, sono tutte a posto! Anche il mio colesterolo è nella norma, solo che il ferro è un po’ basso, dovrei prendere quelle orribili capsule grandi quanto una supposta per rimetterlo a posto, ma proprio non mi vanno!”
Ho riso di nuovo e lui ha sorriso mettendomi una mano sulla coscia.
Mentre la macchina percorreva le vie della città, fermandosi al rosso o per colpa delle troppe auto in una via stretta, sentivo la sua mano accarezzarmi da sopra la stoffa del pantaloni, arrivare giocosa fino all’erezione, che non se n’era andata un solo attimo, e sfiorarla appena prima di tornare sui muscoli della coscia.
La macchina rallentava ed io fremevo per correre. Non mi era mai successo prima.
Persino la prima volta con Sean, che era stata progettata nel minimo dettaglio, non mi aveva dato tutte quelle aspettative, e di certo non ne avevo mai avute con i miei amanti occasionali. Con lui mi aspettavo fuoco e fiamme. Ho avuto molto di più.
Mi ci è voluto un tempo interminabile per aprire il garage, parcheggiare, salire fino all’attico in cui vivo e, finalmente, chiudermi la porta alle spalle. Ma sono oltremodo ripagato dell’attesa.
Non ho fatto in tempo a girare la chiave nella toppa che mi sono ritrovato le labbra divorate da quelle vogliose di Ajas. Mordeva e leccava, era un gioco eccitante, riusciva a rimettermelo in tiro con un solo bacio. E come il suo sorriso, quel bacio, era assolutamente da orgasmo. L’ho baciato voglioso mettendogli le mani sul sedere, saggiando, finalmente, la bella consistenza solida delle sue natiche strette e sode. Un bel sedere alto, piccolo e perfettamente proporzionato con il resto delle sue fattezze. In una parola: perfetto.
Come perfetto era tutto il suo corpo. Sono riuscito ad arrivare al divano con lui appeso al collo, l’ho gettato sopra con foga e mi sono rimesso a baciarlo frenetico.
Ecco un’altra cosa che stava andando in modo strano quella sera: lo stavo baciando.
Gli mettevo la lingua in bocca e lui faceva lo stesso con me e la cosa non mi disgustava e non mi procurava nessuna voglia di mettere in chiaro le cose.
Mettere in chiaro cosa? Non mi era mai piaciuto baciare quelli che mi portavo al letto, qualche bacio qua e là lo concedevo, soprattutto quando vedevo che chi si era infilato nel mio letto ne aveva bisogno per stare buono e fingere con se stesso che quello che stava facendo non era semplicemente sesso con un perfetto sconosciuto, ma solitamente evitavo accuratamente ogni contatto intimo.
A pensarci ora che non sono sotto l’effetto stordente delle sue labbra e del suo odore… che cosa stupida! Eppure, nonostante il mio presunto cinismo (io credo di essere realista, non cinico, ma sembra che il resto del mondo non la pensi così), sono uno di quegli stupidi che crede che un bacio sia molto più intimo del farsi ficcare il cazzo nel culo.
Ebbene sì mondo! Connor Leyton è uno stolto che crede ancora nel potere ammaliante dei baci! Credo sia per questo che baciavo molto poco anche Sean, e credo sia per colpa della sua malia da demone travestito da angelo che, invece, bacio continuamente Ajas, almeno quando la posizione in cui me lo sto scopando me lo permette… purtroppo però è una cosa che faccio anche tra una maratona e l’altra…
Quasi non mi sono accorto del fatto che stava armeggiando con i pantaloni per aprirli, ero talmente preso dalla sua bocca e dall’esplorazione minuziosa del suo petto con le mani da sentire solo quando me l’ha preso in mano… finalmente! Ho mugolato nella sua bocca e per poco non mi sono strozzato con la mia stessa saliva per lo stupore. Stavo mugolando solo perché aveva cominciato a sfiorarmi?
In quel momento mi è stato chiaro ciò che, razionalmente, ho capito solo poi: quello era il demone supremo della lussuria! Che altra spiegazione poteva esserci? Mi concedevo qualche gemito roco durante l’orgasmo, e non sempre, anche perché spesso non era stato soddisfacente come mi ero aspettato, ma se lui era riuscito a farmi quell’effetto ed ancora non aveva cominciato nemmeno a masturbarmi, doveva decisamente esserci qualcosa sotto!
Per un attimo ho pensato ad un afrodisiaco nella birra o nella soda, ma ho scartato subito l’idea, completamente rapito dalle sue mani che avevano cominciato a fare su e giù, dandomi almeno un po’ di sollievo. Gli ho slacciato gli unici due bottoni chiusi della camicia nera trasparente ed attillata che indossava e mi sono lanciato in un’accurata e minuziosa suzione dei suoi capezzoli, della pelle tirata sullo stomaco, del petto fortunatamente privo della minima peluria e del suo bellissimo collo, messo in bella mostra per la posizione laterale del viso, gli occhi chiusi, gemiti e gorgoglii rochi che uscivano dalle sue labbra e quelle vene pulsanti… sembrava quasi che la sua giugulare mi implorasse di essere succhiata e morsa, quasi fossi un vampiro alla ricerca disperata di sangue, di nettare che potesse darmi vita ed appagamento, Ho preso a fargli un succhiotto che il demonietto ha gradito particolarmente, finalmente mi sono concesso di sbottonargli i pantaloni di pelle che lo stringevano come se non avesse avuto niente altro che quelli a proteggere i muscoli e le ossa. Il suo ridottissimo perizoma nero è finito in lavatrice non appena sono riuscito a staccarmi dall’intossicate necessità di sbatterlo ovunque, quindi lunedì mattina, in una pausa che ci siamo concessi. Era in condizioni pietose, come le mutandine di una verginella che si bagna al solo immaginare di essere posseduta. Era semplicemente perfetto. Duro ed eccitato smaniava per essere toccato. Ho deciso che avrei lasciato i giochetti e le ‘torture’ a più tardi ed ho cominciato a masturbarlo con forza. Si è inarcato alla prima stretta, ha gemuto e si è morso un labbro, gliel’ho succhiato ed abbiamo cominciato a masturbarci a vicenda, sempre più velocemente, gemendo l’uno sul collo dell’altro, baciando e mordendo, di tanto in tanto, la pelle che trovavamo a portata di labbra e denti.
E’ venuto dopo qualche minuto ed io l’ho seguito a ruota, completamente soggiogato dall’orgasmo. Ero venuto per una sega! Neanche fossi stato un ragazzino al suo primo sogno bagnato, mi erano bastate poche carezze e qualche strusciamento per venire. Ho sempre creduto di essere un tipo piuttosto resistente, ma da quel momento le mi certezze hanno cominciato a vacillare.
“Ah sì… adesso sto meglio… possiamo anche cominciare decentemente se ti va…” Aveva ancora il fiato corto eppure riusciva a parlare con la stessa leggerezza con cui aveva pronunciato tutte le sue poche frasi quella sera.
Ho sorriso e mi sono sollevato alla ricerca di un fazzoletto con cui pulirmi le mani, ovviamente non l’ho trovato e lui è stato così gentile da leccarmi accuratamente le mani, guardandomi fisso negli occhi, mimando quello che di lì a poco avrebbe fatto al mio sesso. Ho fatto un sorriso malizioso e l’ho imitato leccando le sue dita e le sue mani sporche del mio sperma. Era una mossa azzardata perché, probabilmente, in mezzo c’era anche il suo seme, ma era un giochino così erotico che non ho saputo resistere.
Altro particolare che stonava rispetto alle mie solite abitudini: non riuscivo a resistere a qualcosa che mi veniva proposto e che non ero stato io ad ideare.
In quei momenti non riuscivo a trattenere un solo pensiero, l’unica cosa che proprio non riuscivo a togliermi dalla testa era Ajas e la voglia pazzesca che mi aveva messo addosso di arrivargli fino in fondo, entrare nel suo corpo e perdermici.
La ragione se ne stava lentamente andando a farsi benedire, a ripensarci adesso mi faccio rabbia perché non ho mai permesso al desiderio di soggiogare tutto il resto, ero un freddo e stupido calcolatore persino quando ero un ragazzino, ma quella notte… ed anche ora… non ci riesco, la passione che mi instilla Ajas è troppo forte, e la cosa comincia anche ad impensierirmi.
La minuscola borsetta a tracolla che Ajas aveva al collo, con dentro le chiavi ed il portafoglio era finita in terra chissà dove, in un punto imprecisato tra l’ingresso ed il salotto, nello stesso luogo in cui, probabilmente, giaceva la mia giacca.
L’ho spogliato mentre era ancora semi sdraiato sul divano e l’ho guardato da capo a piedi soppesandolo quasi, mi sono passato la lingua sulle labbra per l’aspettativa che vederlo completamente nudo mi aveva messo addosso, volevo assaggiarlo, gustarlo centimetro dopo centimetro, volevo persino catturare le minuscole goccioline di sudore che gli imperlavano la fronte ed il petto. Ed il sudore era una cosa che mi aveva sempre fatto assolutamente schifo! Faccio almeno due docce al giorno per evitarlo, ed in quel momento mi ritrovavo a voler scoprire che sapore avesse il suo. Che cosa disgustosa!
Però è buono… salato ma estremamente gustoso…
Si era disteso sul divano in una posa languida e mi fissava con un mezzo sorrisino sulle labbra.
“Sono di vostro gradimento signore?”
“Oh sì… assolutamente!”
“Allora sareste così gentile da spogliarvi e farmi vedere la merce che avete da offrire?”
Ho sorrisi divertito e sono stato al gioco. Mi sono spogliato lentamente, i suoi occhi mi divoravano ed io continuavo a fissarlo, completamente rapito dalle mille sfumature diverse che riuscivano ad assumere le sue iridi.
Quando sono rimasto nudo, davanti al suo sguardo famelico, sono stato estremamente felice di vederlo eccitarsi, sapeva che gli avrei fatto male da tanto lo avrei preso a fondo, e poi… so benissimo di avercelo particolarmente grosso, di solito gradiscono molto questo mio aspetto, anche perché, di solito, è l’unica cosa che concedo di vedere a chi è con me. Ricordo di essermi spogliato completamente poche volte, anche con Sean.
Sean, Sean, Sean… basta! Mi sono rotto le palle! E’ uno stupido ragazzino che vuole solo qualcuno che lo scopi. Ed io c’ero cascato con tutte le scarpe. Mi sono persino preoccupato di non tradirlo, ho pensato che, essendo vicino ai trenta, era forse il momento di mettere la testa a posto. Per fortuna ci ha pensato lui a farsi trovare urlante e gemente, completamente legato mentre un suo compagno di università se lo scopava come fosse stato la più calda delle puttane. Fortunatamente mi ha liberato dal senso di soffocamento che quattro mesi di relazione cominciavano a darmi. Quella troietta mi ha persino chiesto, con quel suo sguardo perverso e fintamente innocente, di unirmi alla festa… mi sono fatto schifo da solo per quanto ero stato stupido.
E così mi sono scopato un uomo diverso a notte in queste due settimane, non credo di aver mai scopato così frequentemente come in questi quattordici giorni, anche se… i miei ultimi quattro amanti hanno sempre lo stesso nome e lo stesso aspetto: un demone biondo come un angelo di nome Ajas.
Quando gli ho teso la mano per farlo alzare e portarlo in camera da letto, me lo sono ritrovato aggrappato addosso, gambe e braccia che mi stringevano con una forza che non sembrava poter appartenere ad un corpo sottile come il suo e le sue labbra a divorarmi di nuovo, la sua saliva che si univa alla mia in uno strano miscuglio stuzzicante ed invitante, la sua lingua che coinvolgeva la mia in una serie di corse e giochi senza fine. Di nuovo ho pensato che quelle labbra mi avrebbero spalancato i cancelli del paradiso. Solo che non immaginavo che il paradiso potesse essere così meravigliosamente peccaminoso…
Arrivare in camera da letto non è stato affatto facile, aprire le porte, palpeggiarlo accuratamente mentre lui si teneva in equilibrio strusciandosi e baciandomi, trovare l’interruttore della luce e regolarlo al minimo… volevo vederlo mentre godeva, volevo vedere la sua espressione soddisfatta mentre me lo scopavo fino a farlo svenire. Sì, era questo quello che volevo, annullarmi completamente nel suo corpo e vedere che lui era ben contento di permettermelo.
Ed ho ottenuto tutto questo e molto di più.
Ormai saranno venti minuti che sono a mollo, ma sinceramente la cosa mi interessa poco. Ajas dorme beato dopo che l’ho strapazzato per bene ed il bagno servirà, oltre che a rilassarmi, anche a non lasciarmi sveglio ed inebetito mentre lo fisso, osservo il suo petto che si alza e si abbassa con regolarità e le mani sentono il desiderio irrefrenabile che di accarezzargli i capelli. Decisamente non è qualcosa che mi si addice e non voglio che il piacere di questi giorni venga rovinato da uno stupido attimo di tenerezza motivata solo dalla necessità di sentirmi padrone di qualcosa che, invece, sembra volermi sfuggire costantemente, sgusciandomi via dalle mani quando mi sembra di stringerlo.
Alla fine ha diretto lui il gioco, ha preso le redini in mano sin dall’inizio, ed era lui che mi faceva credere di avere il potere di decidere della situazione, non il contrario.
Credo che sia per questo che mi sta prendendo così tanto: è sfuggente. Tutti, chi più in fretta, chi dopo qualche vana e breve resistenza, sono caduti ai miei piedi. Con lui è una sfida costante e mi scoccia ammettere che, fino ad ora, sembra che sia io in svantaggio.
L’ho buttato sul letto e l’ho divorato con lo sguardo dalla testa ai piedi, mi sono dedicato a quelle torture che pochi attimi prima non mi ero concesso, l’ho leccato dalla testa ai piedi, gli ho messo personalmente un bel guantino per permettermi di succhiarlo fino a farmelo arrivare in gola senza correre alcun rischio, e per la prima volta da quando facevo sesso, mi è dispiaciuto parecchio non poter scoprire che sapore ha l’uccello di un altro uomo. Non mi è mai piaciuto molto fare pompini, è decisamente meglio quando un cucciolo remissivo mi si piega tra le gambe e comincia a succhiarmi secondo il ritmo che io stesso gli impongo, però… avevo una voglia spasmodica di succhiarlo e sapere che stava gemendo e godendo solo perché le mie labbra avevano deciso di dargli un po’ di piacere.
Quando ha cominciato ad emettere bassi gemiti modulati mi sono infuriato con me stesso. Si limitava a gemere quella puttanella! Avrebbe dovuto urlare di piacere. Ho cominciato a succhiarlo più forte, ad accarezzargli testicoli pieni fino allo spasimo, le anche tese verso il mio viso e con mia grande soddisfazione la roccaforte è caduta ed il nemico ha dovuto arrendersi incondizionatamente alle mie attenzioni. Ho cominciato ad urlare, prima erano gemiti più forti del normale, poi un vero urlo di puro piacere mentre la schiena si inarcava ed i suoi fianchi si muovevano verso di me per permettere al suo sesso di liberarsi di un fiotto caldo di sperma che si è disperso, ahimé, nel preservativo. Per la prima volta in vita mia mi sono ritrovato a pensare che sarebbe stata una bevanda da provare, per scoprire che sapore ha, se uguale o diverso dal mio, per vedere se ritrovavo lui anche nei suoi fluidi.
Mi ha tirato su prendendomi per i capelli e mi ha baciato con foga mentre con le mani armeggiava per liberarsi del fastidioso impiccio che aveva tra le gambe, mentre io gli passavo le dita tra i capelli e gli stringevo la schiena, volevo sentirlo più vicino, il suo corpo era così caldo…
Non mi sono preoccupato molto di come l’ha gettato via, del resto ogni tanto mi salta agl’occhi un preservativo usato gettato in terra, ero di nuovo rapito dalla sua bocca e sentivo di nuovo male tra le gambe. Non ho dovuto dire nulla, mi ha dato una spinta sul petto rovesciandomi all’indietro e prendendo da solo il preservativo dalla scatola sul comodino in noce alla sua destra, si è premurato di guardarmi con una sensualità inaudita mentre me lo infilava, mi leccava il collo ed il petto e lentamente scivolava sul di me fino a posizionarsi tra le mie gambe. Mi ha leccato l’inguine e mi ha guardato sorridendo prima di mettersi a lavorare alacremente per soddisfarmi. Come mi ero aspettato, labbra che baciavano in quella maniera, non potevano che fare meraviglie se spostate decine di centimetri più in basso.
Istintivamente gli ho messo una mano tra i capelli per cominciare a spingergli la testa secondo il ritmo che volevo seguisse, ma non ce n’è stato alcun bisogno. Mi sono ritrovato a passare entrambe le mani tra quei fili di seta liscia mentre lui svolgeva un lavoro egregio, anticipava i miei desideri e capiva benissimo, forse ancora prima di me, quando era il momento di cambiare ritmo, rallentare per prolungare il piacere od accelerare per non farlo scemare. Gli ho stretto i capelli quando sono venuto con un gemito forte.
Cazzo! In quattro giorni mi ha fatto fare più rumori di quanti non ne abbia mai fatti in vita mia!
Mi leccava le cosce mentre riprendevo fiato, e poi i fianchi, il petto, i capezzoli, il collo. Un lingua meravigliosa, setosa e morbida che riesce a fare acrobazie impensabili.
“Ne hai fatti molti, eh? Cazzo se sei bravo!” Mi sono morso la lingua per aver concesso una gratificazione così grande, ma del resto potevo permettermelo visto quanto l’avevo fatto urlare io poco prima.
“Qualcuno…”
Quel sorriso malizioso proprio non riesce a toglierselo dalle labbra, anche se a volte, raramente a dire il vero, soprattutto quando è distratto o particolarmente rilassato, si lascia andare a dei sorrisi molto più genuini, a volte sembrano persino ingenui, in ogni caso sono… puri. Sì, puri è la parola adatta, non sono contaminati dalla necessità di apparire, dalla convinzione che il suo corpo riesca a dire molto più delle sue parole o dei suoi pensieri.
Sembra un tipo facile da capire Ajas, una cagnetta in calore che fa del sesso il suo unico modo di rapportarsi agli altri, malizioso, intrigante, splendidamente sfacciato.
Però… mi chiedo se qualcuno si sia mai fermato ad osservarlo mentre è pensieroso, mentre guarda fuori dalla finestra convinto che non lo si osservi.
Per la maggior parte del tempo, in questi quattro giorni, abbiamo scopato, e ci abbiamo dato davvero dentro, però ci sono stati dei momenti in cui entrambi avevamo bisogno di una pausa, di mangiare e riposarci, magari attimi in cui dovevo telefonare al lavoro per assicurarmi che andasse tutto bene. Sono stati questi i momenti in cui mi ha detto qualcosa di se stesso. Ajas è un mistero, sono certo che non mi interessi scoprirlo… però sono testardo ed ottengo sempre quello che voglio, e Ajas non può permettersi di fare il capo con me, ecco tutto, è solo per questo che voglio sollevare il telo che lo nasconde, non perché mi importi, ma solo per dimostrare di essere io il più forte, poi lo lascerò andare per la sua strada e riprenderò la mia come se niente fosse successo. Lui languirà nel suo letto, accarezzandosi, pensando che siano le mie mani a toccarlo ed io ricomincerò a scopare chi mi va, quando mi va.
C’è solo un piccolo particolare che non torna in questo mio ragionamento che, apparentemente, non fa una piega: perché Ajas è ancora nel mio letto e non l’ho già mandato al diavolo? Perché non mi sono ancora stancato?
E’ eccitante persino quando si fa preparare per essere scopato. Ha cominciato un gioco di tocchi e baci su tutto il mio corpo e mi ha costretto a fare lo stesso, non con le parole o con i gesti, ma come potevo resistere alla sua pelle che si tendeva e mi sfiorava le labbra mentre si muoveva sul mio corpo in cerca di nuovi spazi da scoprire, baciare, leccare, mordere e succhiare?
Mi si è messo a cavalcioni ed ha cominciato a strusciarsi sul mio sesso stretto in quel dannato preservativo, mi ha leccato le dita e le ha succhiate come aveva fatto poco prima con qualcos’altro, gli occhi socchiusi e le labbra che lasciavano sfuggire gemiti soddisfatti ma vogliosi. Si era premurato di andare lui stesso a prendere la crema nel bagno annesso alla mia camera da letto, ha preso le mie dita umide della sua saliva, se le è passate lentamente sulla fessura dell’ano e poi le ha immerse nella vaselina, mi guardava mentre le cospargeva di unguento e poi si è penetrato senza preavviso, e mentre lui si inarcava e gemeva seduto sopra di me, io non ho potuto far altro che andargli dietro, inarcandomi per non interrompere il contatto, gemendo per la sorpresa ed anche per il piacere. Era ancora più caldo di quello che avevo immaginato. Gemeva e si muoveva assecondando le mie dita, le mani, ora sul mio petto, mi toccavano frenetiche, ma non ce n’era bisogno, ero già partito per la tangente, il solo osservarlo, occhi chiusi e capelli sparsi sulle spalle e sul viso arrossato, le labbra piene e perfette socchiuse per permettere ai gemiti di riempire l’aria… tutto questo non poteva che eccitarmi fino a straziarmi. Avevo fatto bene a lasciare le luci accese, benché soffuse, lo spettacolo che mi si stava presentando davanti era senza pari.
Le lenzuola blu scuro, non avevo fatto mettere quelle di raso perché non credevo che un mio possibile ospite sarebbe arrivato sino al letto, sembravano risaltare ancora di più la sua carnagione chiara, metterlo steso sul letto anziché sul mio corpo avrebbe creato un gioco di colori che non avrei dimenticato facilmente, però avrei lasciato quello spettacolo a dopo, il quel momento Ajas stava più che bene dove si trovava, con le mie dita, ormai erano diventate tre, dentro di lui che lo allargavano e lo preparavano ad un’altra invasione.
Ho toltole dita e l’ho osservato gemere di disappunto, ha aperto gli occhi e mi ha guardato predatore, in quel momento ero io la preda, e da tronfio stupido quale ero e sono non lo avevo affatto capito. Si è impalato da solo mentre mi guardava, ha chiuso gli occhi per il dolore ed ha gemuto forte, volevo cominciare a spingere nel momento stesso in cui mi era stato concesso quell’antro, avevo gemuto anche io ed ora la voce mi premeva in gola per uscire sempre più forte così come il cazzo mi imponeva di impadronirmi di quel calore fino a dove fossi potuto arrivare, ed oltre.
Insolitamente però mi sono messo da parte, almeno per il momento, anteponendo il suo piacere al mio.
Adesso mi do dell’idiota, eppure l’ho fatto in tutte volte in cui abbiamo scopato. Mi sono preoccupato prima di farlo abituare e poi mi sono preso il mio piacere. Non lo avevo mai fatto prima, nemmeno con la puttana, ormai lo chiamo così quello là, anche perché era una cagnetta masochista che provava più piacere per il dolore della penetrazione, che per la scopata vera a propria, quindi non ne ho mai sentito la necessità. Volevo il mio piacere e me lo prendevo, è sempre stato così… fino a sabato notte…
“Non mi vuoi… sco…”
“Sta zitto idiota! Sei vergine?”
“No, stro… stronzo!”
Gli ho dato una spinta cattiva perché, per un attimo, mi ha fatto girare davvero le scatole sapere che non ero il primo a prendermi quel culetto sodo e stretto, però era un pensiero irrazionale e totalmente stupido… ora lo so… più o meno…
Ha gemuto di nuovo di dolore e si è morso le labbra per impedire alle lacrime che gli illuminavano gli occhi e premevano ai loro angoli di uscire. Sono stato uno stronzo! Potevo scoparmelo con mia somma gioia e poi farlo andar via… invece mi sono premurato di stare fermo per un po’, mordendomi le labbra e cercando di pensare a qualsiasi cosa mi facesse distrarre e poi l’ho sentito rilassarsi lentamente ed ho cominciato a spingere piano. Ed il bello è stato che era lui a dettare il ritmo delle mie spinte! E io gliel’ho lasciato fare! Che coglione!
“Mi… vuoi?”
Che domanda del cazzo, ho pensato. E come un bimbetto mi sono ritrovato a rispondere da bravo scolaro.
“Sì…” La voce roca ed impastata di desiderio mal celato. E’ stato in quel momento che gli ho visto fare il primo vero sorriso. Probabilmente c’era molto di più di quello che sembrava nella sua domanda, così come in tutto Ajas: c’è molto di più di quello che sembra.
Il bacio che mi ha dato sulla mano dopo quella risposta credo sia stato il più dolce in assoluto che abbia mai ricevuto, dubito che persino mia madre si sia mai preoccupata di essere così tenera con me.
Scoparlo è stato… no, le parole non le trovo, non per lui, però ne ho trovata una per tutte le altre volte, con chiunque altro: freddo.
Con lui fa caldo come se fossimo in piena estate anziché agli inizi della primavera, e poi non mi stanco mai. La mia ipotesi che sia il demone della lussuria, quindi, prende sempre più piede.
Gemeva, stringeva e urlava, si contorceva e inarcava, gettando la testa all’indietro, stringendo più forte ad ogni spinta: sesso travolgente allo stato più puro, passione irrefrenabile ed impetuosa, carezze vorticanti e spinte vorticose. Non sono mai stato così prima dell’altra notte. In questi giorni, invece, ogni volta è così.
E’ venuto con un urlo ed io dietro di lui, un gemito forte e soddisfatto mentre le ultime contrazioni del suo orgasmo stringevano gli spasmi del mio ed il suo seme si riversava su di me. Mi ha pulito con molta cura con lappate delicate ma decise, un gatto appagato che beve dell’acqua dopo aver cacciato.
Uscire da lui è stata una tortura, ma non quanto liberarmi del preservativo con la consapevolezza che venire in lui sarebbe stato infinitamente meglio.
Sono rimasto steso sul letto cercando di calmare il respiro, gli occhi chiusi ed i sensi ancora tesi anche se offuscati dall’orgasmo potente che avevo provato. Sentivo che la mia pelle era bollente e sentivo il calore sprigionarsi dal corpo di Ajas steso accanto al mio, non credevo però che la sua mano sul mio petto sarebbe stata così rovente. Ho aperto gli occhi incuriosito e mi sono ritrovato davanti un sorriso divertito e compiaciuto.
“Allora, sono andato bene? Che dice signor regista, vado bene per la parte?”
“Mh… e per che ruolo hai fatto il provino?”
“Ovvio no? Come miglior amante del secolo!”
“Ah sì? Il miglior amante del secolo… beh è un ruolo impegnativo… temo che dovrai dimostrami maggiormente le tue doti…”
Non avevamo finito che da pochi attimi che già ci siamo ritrovati avvinghiati, le gambe intrecciate, i bacini in contatto, i sessi appena appagati che, nonostante questo, cominciavano di già a risvegliarsi, le labbra incandescenti e gonfie, desiderose solo di un contatto sempre maggiore.
L’abbiamo fatto per almeno quattro volte, lui sopra o sotto di me, prima di decidere che eravamo abbastanza soddisfatti ed abbastanza stanchi.
“Caffé nero per colazione, ricordatelo…”
Prima che potessi obiettare Ajas si era già addormentato al mio fianco, sul letto sfatto, completamente nudo, bellissimo nella sua perfezione e caldissimo per le ore di sesso appena trascorse.
Stavo dormendo con quello che doveva essere niente altro che il diversivo di una notte, il trastullo di un paio d’ore. Avevo permesso ad uno sconosciuto di addormentarsi sul mio letto, dal mio lato per giunta!
E come se tutto quello già non bastasse, l’ho anche coperto con il lenzuolo e la calda coperta di lana finita in terra durante le nostre capriole, sono andato in bagno a fare una doccia veloce per lavare via il sudore e l’odore del sesso ed ho scoperto che, invece, mi piaceva lo strano miscuglio di fragranze che emanava il mio corpo, mi sono limitato ad espletare un veloce bisognino che avevo dimenticato da tempo di dover assolvere, mi sono sciacquato velocemente le parti basse nell’eventualità che Ajas facesse solo finta di dormire e volesse, in realtà, ricominciare a far sesso nel momento in cui mi fossi rimesso al letto, e poi sono tornato in camera, ho spento le luci e l’ho guardato dormire per almeno mezz’ora, ho osservato i suoi occhi cominciare e a muoversi frenetici sotto le palpebre chiuse e mi sono chiesto cosa stesse sognando, poi ricordo solo di aver pensato che l’avrei ucciso se stava sognando qualcun altro o se non mi avesse svegliato con un pompino.
Mezz’ora. I pensieri corrono veloci e la pelle delle mani comincia a farsi spugnosa sulle dita, devo aggiungere un altro po’ di acqua calda perché questa comincia a freddarsi. Non voglio tornare da Ajas, non voglio guardarlo dormire e cominciare a cercare di capire perché mai si sia stabilito nel mio letto e sembri deciso a non uscirne, non prima di avermi sottratto fino all’ultima goccia di sperma, ovviamente.
Non voglio chiedermi se è stato sempre così con tutti quelli con cui è stato, anche se, forse… Comincio a diventare noioso.
Infilo la testa sotto l’acqua nella speranza che possa schiarirmi le idee e quando riemergo apro il rubinetto in modo che la temperatura nella vasca torni accettabile ed intanto giro la manopola dell’idromassaggio ed un rilassante gorgoglio comincia a massaggiarmi il corpo.
Domenica mattina mi è toccato portargli il caffé al letto per farlo alzare. A mezzogiorno non voleva svegliarsi ed io cominciavo a sentire la necessità di rimanere da solo, far cambiare l’aria alla stanza e ritornare alla mia vita di sempre, mi ero lasciato andare a sin troppe distrazioni la notte precedente, dovevo controllare delle carte e sistemare alcuni documenti prima degli appuntamenti che avrei avuto il giorno dopo.
“Sveglia!”
“Mmhh… è l’alba!”
“No, è mezzogiorno! E’ ora che torni a casa.”
Il modo in cui mi ha guardato quando ha aperto gli occhi ancora gonfi per il sonno non riesco proprio a togliermelo dalla testa. Ho visto tante persone deluse perché me ne andavo, ma Ajas non era deluso, Ajas era furioso.
Con lentezza si è alzato, mi ha preso la tazza di mano, ha bevuto il caffé con un paio di sorsi e poi ha cominciato a cercare in giro i suoi vestiti, senza dire una sola parola. Si aspettava che lo trattassi diversamente? Ingenuo!
Gli ho offerto di usare il bagno mentre accendevo il portatile e mi mettevo comodamente seduto sul divano, il lavoro mi aspettava. Eppure c’era qualcosa che mi distraeva. Non era il rumore dell’acqua della doccia nel bagno degli ospiti, non erano i rumori di una persona che si lava e si riveste, non era il pensiero che dopo aver condiviso baci e sesso non gli avevo voluto dare il mio bagno, non era nemmeno quello sguardo che non capivo. Era tutto questo messo insieme, tutti pensieri che vorticavano senza sosta nella mente senza trovare riposo.
Quando l’ho visto avviarsi alla porta senza dirmi una parola, una rabbia incontrollata mi ha fatto alzare di scatto, ma sono un tipo calmo, io… di solito… mi sono appoggiato al muro con una spalla, le braccia incrociate mentre lui controllava che nella borsa ci fosse tutto.
“Non ti ho rubato niente.”
“Sì, è vero.”
Gli bruciava che lo stessi mandando via, avevo vinto!
“Spero che la scopata sia stata di tuo gradimento.”
Stava già uscendo quando l’ho fermato. Gli ho afferrato un polso e l’ho baciato con la rabbia che cercavo di mascherare con la freddezza dell’atteggiamento e delle parole.
“Se vuoi un altro pompino dovrai pagarmi.”
Ho sbattuto la porta e ce l’ho appoggiato contro, strusciandomi contro di lui, contro il suo inguine improvvisamente teso, la stoffa del mio pigiama di seta che sbatteva contro la pelle nuda, priva di alcun tipo di biancheria. Volevo che ne andasse e mi lasciasse fare tutte le mie cose, per conto mio, mi infastidiva la presenza di un estraneo in casa.
L’ho scopato senza nemmeno spogliarlo, contro la porta, l’ho sbattuto come si fa con una prostituta, in fretta e senza considerazione di luogo e tempo, pensando solo a quanto volevo che se ne andasse mentre il mio corpo lo tratteneva, la mia mente urlava di cacciarlo ed il mio corpo di possederlo ancora ed ancora.
Ovviamente ha avuto la meglio il mio corpo. Un briciolo di raziocinio mi ha fatto scattare indietro verso la giacca che era ancora in terra e nel taschino della quale c’era un preservativo: sarebbe stata la mia prima volta senza alcun tipo di protezione, e mi sono maledetto per non averlo fatto.
“Mettiti… in testa che… non sono una… puttana…”
“Lo so.” Nonostante il fiato corto ed il cuore che martellava furioso nel petto, aveva non solo la forza di parlare, ma di usare un tono di strafottente superiorità, come di chi sa che l’avrà sempre vinta, in ogni circostanza e luogo.
Dannazione, per lui è stato così fino ad ora!
L’ho preso anche in braccio per riportarlo in camera, l’ho buttato sul letto ed ho aperto tende, finestre e persiane. Lassù chi avrebbe potuto vedere? Non avevo dirimpettai che si impicciassero delle mie attività sessuali e la stanza necessitava di essere arieggiata.
Ajas se ne stava sul letto con gli occhi chiusi, un braccio a coprirli ed il respiro ancora affannato.
“Mi hai detto tu di andar via.”
“Lo so.”
“Eppure sono ancora qui…”
“Lo so.”
“E sai anche che ti prendo a calci se non mi rispondi?”
“Tzè! Ma che vorresti fare tu?”
Prima ancora che potessi voltarmi me lo sono ritrovato aggrappato alla schiena, le gambe strette attorno ai fianchi e le mani sul collo.
“Devo dimostrartelo?”
“Va bene il kamasutra, ma non credi sia una posizione un po’ troppo acrobatica?”
“Vatti a trovare un marchettaro in strada!”
“Voglio te.”
“Oh ma guarda! Il signore vuole me! E allora perché mi hai cacciato?”
Perché è così che faccio sempre, con tutti. Ma non con lui.
Non gli ho risposto, ho camminato all’indietro fino al letto e mi ci sono buttato sopra, stando sdraiato è stato più semplice voltarmi e baciarlo. L’avevo zittito per fortuna. Una mosca fastidiosa deve essere messa a tacere prima che il suo ronzio diventi insopportabile.
Domenica, verso l’una o le due del pomeriggio abbiamo fatto sesso con lentezza, l’ho torturato a lungo e lui ha fatto lo stesso con me, alla ricerca di un piacere pigro ma ugualmente appagante. Subito dopo abbiamo ricominciato a darci sotto come ricci… e finalmente abbiamo provato altre posizioni!
Non ho ancora deciso se sia stato più eccitante legarlo al letto con morbide sciarpe di lana e seta, o masturbarlo mentre lo penetravo e lo tenevo in piedi ma piegato a novanta gradi, faceva le fusa come una gattino soddisfatto. Il mio stomaco ha cominciato a brontolare verso le quattro del pomeriggio e solo allora Ajas si è ricordato di aver fame anche lui. Una scodella piuttosto grande d’insalata mista e due fette di formaggio, ecco il suo lauto pasto. Credevo che dopo quella maratona estenuante avesse bisogno di più energie, ma non c’è stato verso di farlo mangiare di più. A me nessuno poteva impedire di mangiare una bella bistecca, affamato com’ero avrei potuto divorare un bue intero, non credevo che fare attività fisica mi avrebbe messo così tanta fame, ed invece…
Si è appoggiato al muretto che divide l’angolo cottura dal tinello e mi ha guardato, ovviamente era rimasto nudo mentre mangiava ed il mio sguardo non aveva potuto far altro che divorare la carne che avevo nel piatto immaginandone altra da assaggiare.
Non c’è stato bisogno di parole.
L’abbiamo fatto in piedi, contro un muretto alto circa un metro, rivestito di costose piastrelle lucide e scure che hanno potuto assaporare l’odore ed il calore della sua schiena mentre lo prendevo e mi perdevo sulla sua bocca, mentre le mie mani gli massaggiavano le natiche e lo aiutavano ad accettarmi dentro di sé. E’ stata una strana ma piacevole sensazione saggiare la differenza tra la sua pelle bollente e la freddezza delle maioliche. Quello stesso muretto ha potuto anche assaggiare il suo seme quando l’ho voltato e ce l’ho fatto appoggiare con il petto, di nuovo il cervello ha potuto registrare la sensazione di caldo e freddo con cui venivano a contatto le mie mani. Gemeva forte mentre spingevo, chiedeva di più mentre lo penetravo più forte, m’implorava di arrivare più a fondo mentre lo piegavo leggermente in avanti per soddisfarlo di più, urlava mentre veniva… urla sempre mentre viene, ed io gemo sempre più forte e vengo con lui.
Alzo lo sguardo e vedo il mio riflesso offuscato dal vapore sul grande specchio che è appeso al soffitto, esattamente sopra la vasca. C’è chi ha la perversione di mettere specchi in camera da letto, io sono solo egocentrico.
Sul vetro appannato mi sembra quasi di scorgere Ajas, a cavalcioni su di me, la testa reclinata all’indietro, le labbra dischiuse per permettere ad un urlo di uscire e la mano automaticamente comincia a cercare nell’acqua resti di un orgasmo che abbiamo raggiunto qui ieri… ho completamente perso la cognizione del tempo.
Domenica sera ha cominciato a parlare, era seduto con le gambe incrociate ai piedi del letto, io lavoravo con il pc mentre lui scarabocchiava qualcosa su un foglio.
“A che ora devi uscire domattina? Così mi sveglio per tempo…”
“E chi ti dice debba uscire?”
“Avrai un lavoro no? Altrimenti come te la permetti questa casa? Ti mantiene un ricco politico? Oppure vivi ricattando i tuoi amanti?”
Ho riso come uno stupido e lui ha reclinato all’indietro la testa senza muoversi dalla sua posizione e mi ha guardato sorridendo.
“Ho ragione, vero?”
“Sì, certo!”
“Bene! Allora non dovrò svegliarmi all’alba?”
“Ma non vuoi tornare a casa tua?”
Girandosi le sue belle labbra morbide hanno assunto la posa di una smorfia strana, un misto tra l’annoiato ed il furioso.
“Devo finire un quadro ma non ho ispirazione! Se torno a casa finisce che squarcio la tela!”
“Che quadro è?”
Che me ne importava? In meno di ventiquattro ore Ajas era stato in grado di farmi fare almeno una decina di cose che non avevo mai neanche pensato di poter e soprattutto voler fare!
La luce dei suoi occhi mi è sembrata una risposta più che sufficiente e quando con un balzo mi è piombato accanto, ho capito che potevo chiudere tranquillamente il portatile perché non avrei lavorato oltre. Volevo essere io a suscitare quella luce. E le cose che Ajas mi faceva fare anche se non volevo, aumentavano con il passare non dei minuti, non delle ore o dei giorni, ma dei soli secondi.
“Lussuria. E’ questo il tema. Ho in mente molto precisamente quello che voglio fare, ma ogni linea, ogni colore, non è quello adatto, non riesco a disegnare come voglio, so cosa voglio fare ma non riesco a realizzarlo… è frustrante!”
Un tema perfetto per lui.
Adesso so che anche io, in quel momento, mi stavo fermando alla superficie, però… c’era qualcosa… capivo irrazionalmente ed inconsciamente che non era un tema ricorrente, che non era solo quello. Ora, quella mia ipotesi fuggevole e momentanea, è divenuta consapevole certezza.
“Eri al locale per vedere se una scopata avrebbe aiutato?”
La mia era una domanda seria ma in risposta ho riceveto un pugno non troppo leggero nello stomaco.
“Tzè! Non volevo scopare ieri sera! Non avevo portato nemmeno i preservativi!”
L’ho osservato con ancora le mani appoggiate sullo stomaco e prima ancora di collegare il cervello con il corpo, mi sono ritrovato Ajas con le braccia appese al mio collo, steso di traverso sul mio petto e la sua bocca che mugolava per il bacio violento che gli stavo dando. Non ero stato premeditato, ero il risultato di un attimo di follia. Ne ero entusiasta.
Quando gli ho permesso di ricominciare a parlare è rimasto in quella posizione, con la testa sulla mia spalla e le mani a giocherellare sul mio petto. Mi sono ritrovato ad accarezzargli i capelli non so nemmeno io perché.
Stupido idiota sentimentale! Altro che cinismo! Sono un agnellino che bela in cerca di mamma pecora!
“Fuoco rosso che arde il corpo e lascia intatta l’anima… lenzuola scarlatte, corpi intrecciati, piume che volano in aria e due paia d’ali… due, una per corpo, sono staccate, le mani e le spalle ancora sanguinano, alcuni lembi di pelle, le ali candide e quelle nere sono tinte di rosso qua e là… questo è quello che voglio dipingere.”
Forte, emozionante, esplosivamente veritiero. Un angelo ed un demone che si estraniano dai rispettivi mondi per calarsi in un universo totalmente loro.
Penso ancora che sia una mezza tacca senza talento… forse… credo che comprerò quel quadro… “Lussuria”… e poi forse potrei parlare con quel tizio che organizza mostre… uno sguardo allo specchio e la mia figura sola nell’acqua mi ricorda che sto decisamente esagerando con i pensieri ed anche con le azioni. E’ tutta colpa di Ajas!
“L’angelo è quello con le ali nere?”
Il suo sguardo stupito ed il sorriso incredulo credo siano state un nettare al pari del suo seme. Dovevo cominciare a preoccuparmi in quel momento di questo strano ritrovarci sulla stessa lunghezza d’onda…
“Come fai a saperlo?”
“Perché gli angeli sono falsi, reprimono desideri e passioni celandosi dietro l’amore per Dio e tutto il Creato, ma sognano e bramano così come umani e demoni, e mentre gli umani sono sciocche formiche che non hanno modo per realizzare tutto ciò che realmente desiderano per colpa della società e di tutte quelle stupide regole imposte in tempi remoti dagli angeli, i demoni sono gli unici a poter essere realmente lori stessi. Privi di stupidi freni inibitori, possono dar libero sfogo a tutto quello che il raziocinio reprime ma che l’anima desidera.”
Da quando credevo in angeli e demoni? Da quando avevo quella concezione di creature a cui non avevo mai creduto?
La foga con cui mi ha baciato dopo quella frase mi ha fatto perdere completamente la ragione, i sensi si sono annebbiati e ho cominciato a sentire solo il sangue che pulsava più veloce nelle vene, che faceva battere il cuore senza freni, che correva veloce e faceva salire la pressione, la temperatura, il desiderio irrefrenabile di possederlo ancora.
Credo sia questo quello che mi mette in difficoltà: voglio possedere Ajas. Non mi basta prendermi il suo corpo, non mi è sufficiente entrare ed uscire da lui finché non sono sazio, l’ho scopato per quattro giorni continuati ed ancora non ne ho noia. La chiave di tutto deve essere in quella parola che continua a ronzarmi in testa.
I suoi occhi mi urlavano di scoparlo, il suo corpo mi urlava di spaccarlo in due, le sue mani mi obbligavano a non lasciarlo andare. Che altro avrei potuto fare?
Violento e passionale, ancora una volta. Travolgente e irrazionale, meravigliosamente lungo di nuovo.
“Tu sei il demone o l’angelo?”
Il silenzio era calato da diversi minuti e l’aria era piena solo di echi di gemiti e urla e del fiato corto di entrambi.
Gli avevo permesso di mettermi la testa sulla spalla, di starmi straiato al fianco, non ognuno per conto proprio, no, vicini e stretti, una sua gamba, appoggiata alle mie, le accarezzava.
“Chissà… e tu?”
“Chissà…”
“Ceretta?”
“Eh?”
“Fai la ceretta?” Mi passava un dito su e giù lungo il petto perfettamente liscio, esattamente come lo era il suo, le sue gambe, le ascelle, le braccia. Solo il pube conservava una folta peluria bionda, almeno sapevo che non era tinto… sempre che non si fosse ossigenato anche lì sotto!
“Epilazione totale.”
“No! Che invidia!Vedi i soldi che fanno?”
“Già… e tu ceretta?”
“Sì! Ma la cosa più noiosa è la barba! Per fortuna ne ho poca!”
“Mh… qual è il posto in cui odi di più i peli?”
“Il viso, proprio non li sopporto, su gambe e braccia posso passare il rasoio se non ho i soldi per l’estetista, ma il viso… rimase sempre quell’ombra orribile!”
“E se ti pagassi l’epilazione al viso?”
Devo mettermi in questa zuccaccia dura che non tutti gradiscono certe offerte, specie non gli artisti venticinquenni squattrinati e orgogliosi fino al midollo ed oltre.
“’Fanculo Connor! Vattela a trovare per strada la tua puttana da mantenere!”
Prima che mi rendessi conto di aver toccato un tasto dolente Ajas era già in piedi e cercava furioso i vestiti che erano stati lanciati chissà dove molte ore prima.
“Ajas…”
“Non rivolgermi la parola stronzo!”
Mi ci è voluta una buona dose di forza e della mia usuale freddezza per prenderlo in braccio mentre scalciava e metterlo sul letto posizionandomi con le ginocchia strette poco sotto i suoi fianchi, il culo comodamente adagiato sulle sue gambe e le mani strette attorno ai suoi polsi che fremevano. Ho provato a baciarlo e mi sono ritrovato un labbro sanguinate dopo un morso. In quel momento volevo rompergli i polsi, fortunatamente non l’ho fatto… quelle mani mi sono servite parecchio…
“Non voglio mantenerti e anzi, non appena mi stanco ti faccio uscire così come sei entrato, è solo sesso Ajas, ma non ti pago per questo e tu non paghi me… era solo una proposta, chiaro?”
Non so se siano state davvero le mie parole a fare effetto oppure la rassicurazione che quello era solo sesso, però si è calmato all’istante e si è fatto scopare in quella posizione, forse eravamo un po’ scomodi, ma di certo è stato molto interessante.
In fondo anche lui cerca di capire se davvero possa finire tutto nel niente. Cos’è poi tutto? Non c’è nessun tutto, è solo una scopata particolarmente lunga…
Lunedì mattina ho telefonato in ufficio che erano le dieci passate, la mia segretaria stava già dando di matto, è una calma quarantenne che potrebbe quasi essere mia madre da tutte le premure che mi riserva. Quando le ho detto che mi prendevo una vacanza di un paio di giorni mi ha chiesto prima se stessi bene ed avessi chiamato il medico, poi, forse perché aveva sentito un mugolio di Ajas che dormiva accanto a me oppure perché aveva capito fin troppo bene che doveva esserci qualcosa di grosso nel mio letto ad impedirmi di alzarmi, ha fatto una risatina divertita e mi ha augurato buon riposo riferendomi, con la solita professionalità che avrebbe provveduto a disdire tutti gli impegni per il resto della settimana. Santa donna quella Martha! Sistemata anche la cameriera mi sono ritrovato, per la prima volta, a guardare Ajas, a guardarlo davvero. E’ stato in quel momento che ho capito che lui era l’angelo.
Non conteneva le passioni, tutto il contrario. Lui conteneva la calma perché un’artista ha una vita sregolata e lui doveva impersonare la parte fino in fondo. Mi sono ritrovato ad accarezzargli i capelli per qualche minuto, poi mi sono reso conto di quello che stavo facendo e sono corso a fare la lavatrice con la biancheria e qualche altro panno che era nella cesta nel bagno di servizio.
Credo sia stata la terza o quarta lavatrice di tutta la mia vita, e non ho scolorito niente! Ecco, pur di non pensare a lui mi ritrovo a fare la checca isterica! Starebbe bene con un grembiule addosso mentre mi prepara la cena… e magari sotto potrebbe essere nudo… oppure potrebbe stendersi sul tavolo con un pizzico di sale come condimento… sarebbe una cena saporita… molto saporita…
Scrollo la testa prima che l’eccitazione torni a farsi sentire prepotente, decisamente ho bisogno di una lunga pausa…
Un’ora dopo mi è arrivato dietro silenzioso come un gatto e mi ha leccato la colonna vertebrale provocandomi brividi ovunque.
“E tu da dove spunti?”
“Dal tuo letto… mi pare…” La sua lingua continuava a scorrere lungo la mia schiena e poi sul collo… fresco calore che ridestava sensi mai del tutto sopiti.
“Non è l’alba?” Continuavo a trastullarmi con il bricco del caffé ma era ben altro che volevo. Poche leccate ed ero già eccitato… Ajas è in grado di fare questo e molto altro a me ed al mio corpo.
“Ho voglio di te… scopami…”
Come si può resistere ad un simile invito? Non si può, infatti
L’ho steso sul tavolo nel tinello e l’ho leccato da capo a piedi. Quando l’ho guardato, appena mi sono voltato, aveva gli occhi assonnati, il corpo molle e languido di chi ha ancora sonno ed un’erezione da far spavento tanto era turgida e dura. Una vera delizia…
L’ho assaggiato a lungo prima di mettergli un preservativo e fare lo stesso con me. Ancora non riesco a credere che l’abbiamo fatto senza niente ieri…
Sul tavolo gli ho spalancato le gambe e gliele ho tenute ferme, aperte ed invitanti, l’ho scopato entrando ed uscendo senza freni, guardandolo negli occhi quando erano aperti ed osservando ogni sua minima emozione ed ogni sensazione dipingerglisi sul viso quando le palpebre celavano quelle pietre preziose che ha al posto degli occhi.
Dio che bello sentirlo urlare in quel modo, completamente perso in un piacere che aumentava ad ogni spinta.
E’ solo sesso Connor, ricordatelo.
Quarantacinque minuti. Potrei tornarmene tranquillamente al letto, oppure accendere il portatile e smaltire un po’ di posta, potrei telefonare a Martha e chiederle come vanno le cose, potrei persino tornarmene al lavoro domani. Cominciare la settimana lavorativa di giovedì per terminarla di venerdì non è il massimo, ma dovrò tornare al lavoro, no? Sabato sera poi potrei tornare al locale e trovarmi un bel buco da scopare, oppure… scoprire dove vive Ajas Cesbron ed andarlo a trovare.
Come sarà la casa di un pittore? Piena di tele ovunque, disordinata e con una puzza di acqua ragia e colori a olio che non se ne va.
Come sarà la casa di Ajas? So persino il suo cognome… mi sono premurato di chiederglielo perché non lo sapevo… che cazzo sto combinando?
Ieri l’abbiamo fatto senza precauzioni. Anche nei momenti più travolgenti io o lui ci siamo fermati appositamente, però…
Quando mi sono svegliato a metà mattina lui era sotto la doccia, l’ho raggiunto ed invece di farmelo lì, l’ho lavato e gli ho detto che avrebbe anche potuto usare la vasca del mio bagno.
“Non sia mai che ti attacco la lebbra! L’altro giorno mi hai fatto lavare qui e qui mi lavo!”
Che ragazzino! Risentirsi per una cosa del genere! Però anche lui mi teneva a distanza, anche lui ricordava costantemente a se stesso che era lì solo per scopare e non per convivere, lo vedevo dai suoi occhi, dalla piega strana che prendeva la sua fronte in alcuni momenti, quando mi guardava ostinatamente mentre facevo altro. Credevo che volesse che lasciassi da parte il resto per concentrarmi su di lui, invece era lui a doversi concentrare su di me, ne sono certo…
L’ho preso ancora sgocciolante e l’ho infilato nella vasca che avevo, preventivamente prima di raggiungerlo, cominciato a riempire, ho versato dentro bagnoschiuma al mughetto e poi mi sono seduto dietro di lui.
“Che fai?”
“Sta zitto.”
Lui da bravo bambino ha ubbidito e si è appoggiato con la schiena al mio petto, ha reclinato la testa all’indietro, sulla mia spalla, e poi ha chiuso gli occhi, beandosi dell’acqua calda che aumentava e delle mie mani che cominciavano ad accarezzarlo con una morbida spugna naturale.
Non ho mai fatto una cosa del genere, mai.
“Mhh… lo fai spesso? Sembri una di quelle ancelle di un tempo… massaggi il tuo signore mentre lo lavi?” Aveva un sorrisino divertito sulle labbra e gliele ho baciate delicatamente prima di ricominciare a massaggiargli il petto e la schiena, ignorando la sua domanda. Alla fine ho risposto. Lui mi guardava dopo aver aperto gli occhi al mio bacio ed aveva cominciato a riempirmi il collo e la guancia, la mascella e l’orecchio, di tocchi lievi e delicati con labbra morbide e calde. Adoro le sue labbra…
“Mai.”
Mi ha dato un bacio più lungo sul collo e si è girato mettendosi di tre quarti, un braccio attorno alla mia vita a stringermi e l’altro appoggiato sul mio petto, il suo bellissimo viso completamente scomparso tra il mio collo e la spalla, in parte coperto dai capelli bagnati.
“E tu? Fai spesso il gattino?”
Ho ancora il livido sul braccio, nel punto in cui mi ha pizzicato e non so come non mi abbia lasciato un segno anche sul collo, dove mi ha morso.
“Due volte… la prima volta in cui ho fatto sesso e…”
“Adesso?”
Non ha risposto, ha solo annuito sfregando la fronte contro la mia pelle. Chissà quanti lo avevano posseduto, maledizione a me a tutte le mie stupide domande! E dannazione a lui e a tutto quello che mi ha suscitato!
“Fai sempre il passivo?”
“Due sole volte.”
La mano che scorreva lentamente lungo la sua schiena si è fermata e quella che premeva sul fianco si è stretta. Quindi io ero il terzo, volevo uccidere chiunque che lo avesse avuto prima di me. Lo voglio anche adesso.
“E tu?”
“Mai.”
Mi ha appeso entrambe le braccia al collo e mi si è stretto di più contro. Indifeso e tenero, avrei potuto fargli qualsiasi cosa e lui avrebbe fatto le fusa in quell’istante. Ho cominciato ad accarezzarlo più dolcemente, la schiena, i reni, le natiche, la testa, le braccia, e lui ha cominciato a parlare senza che avessi chiesto niente, le sue parole rimbombavano contro la pelle del collo e le sue labbra lo lambivano con una carezza dolce.
“I miei sono morti che avevo diciassette anni con un incidente aereo. Non avendo parenti stretti, nel testamento c’era indicato un tutore. Il socio di mio padre. E’ stato lui il primo. Avevo fatto solo pompini e seghe fino ad allora. Mi si è sbattuto in dieci minuti nell’ufficio di mio padre, mi ha solo fatto mettere a quattro zampe e poi mi ha preso. Ho pensato che era strano sentire un preservativo dentro anziché in bocca o in mano… mi ha sempre fatto schifo l’idea di prendere l’uccello di un altro e poi sentire il suo seme in mano o peggio in bocca, non l’ho mai fatto… ho ignorato il dolore. Poi mi ha detto che ero stato bravo e che l’avremo rifatto. A me era più che bastato. Era l’amante di mia madre e spesso aveva fatto sesso a tre con entrambi i miei genitori. Voleva loro, non me, però si è scopato tutta la famiglia, che bravo!”
Per la prima volta in vita mia ho sentito un nodo stringermi il petto e la gola. Anche io ero sempre stato così e non me n’era mai importato, però, sapere che qualcuno si era comportato in un modo che mi apparteneva così tanto con Ajas… adesso mi ribolle il sangue nelle vene al solo pensarci, ma ieri… ieri ero triste, realmente triste.
Le mie braccia lo stringevano convulsamente e lui me lo lasciava fare rimanendo attaccato a me ed ai suoi ricordi, ma non volevo che lo facesse, non volevo che credesse di aver trovato un rifugio, per questo lo stringevo più forte. Non un rifugio in cui andarsi a nascondere, una casa in cui rientrare, da cui lasciare fuori il mondo ed i ricordi.
Sto impazzendo, in quel momento ero pazzo, ora forse sono più lucido, ora mi ricordo benissimo che è solo sesso.
“Hai fatto quasi sempre l’attivo, quindi…”
Credevo che fosse un buon modo per cambiare discorso, credevo che quei sentimenti se ne sarebbero andati.
Ha riso divertito e forse amareggiato. Il nodo si è stretto e per un attimo ho creduto di soffocare.
“Tu sei il settimo con cui scopo! Quindi potrei dire che sì, cinque volte su sette ho fatto l’attivo.”
Credevo di aver incontrato uno che non faceva altro che divertirsi, esattamente come avevo sempre fatto io, credevo di aver conosciuto un libertino come me.
Avevo appena conosciuto un essere che non era un angelo nel senso che gli avevamo attribuito eppure non era un demone. Era solo Ajas. Ho provato l’impulso di scappare da tanta… perfezione? Stranezza? Purezza?
L’ho baciato con foga e passione, lui ha gemuto lasciandosi andare completamente contro di me. Avrei dovuto scappare, oppure cacciarlo via.
L’ho stretto ancora più forte. Poi mi sono accorto di quello che aveva detto. Io ero il secondo con cui faceva il passivo.
“Perché?” L’ho chiesto ancora prima di domandarlo a me stesso, il fiato ancora mozzato dal bacio, i suoi occhi socchiusi che mi guardavano senza capire da sotto le ciglia, lunghe corde che mi stavano legando. Avrei dovuto capirlo prima di perdere il controllo, per questo, ora, cerco di non farmi più legare da lui, non più stretto, non di nuovo.
“Cosa?”
“Perché io?”
“Ti da fastidio? Come vedi non l’ho toccata mai neanche per sbaglio quella roba, ti assicuro che ho più paura di ritrovarmi pieno di macchia e morire di quanta te ne possa sembrare. Puoi star certo che non ti ho attaccato niente solo con una sega! Chissà che potresti attaccarmi tu!”
“Sta zitto!”
Possibile che non avesse capito? Perché doveva sempre mettersi sulla difensiva? Io faccio lo stesso, certo anche se in modo estremamente diverso, eppure il risultato è del tutto simile. Le persone si allontanano ed io non rischio niente.
L’ho stretto più forte e lui si è appoggiato di più a me… un bel modo per allontanarsi, sì abbiamo entrambi compreso appieno il significato della parola ‘andarsene’.
“Che cazzo vuoi? Mi hai fatto tu una domanda!”
“Ti ho chiesto perché lo hai fatto con me, non se ti eri sempre preoccupato di non farti scopare dal primo venuto!”
“Che cazzo ne so? Hai begli occhi!”
“E tu ti fai scopare solo perché ho begl’occhi?”
“E allora?... Sembrano il cielo prima del tramonto, sono dello stesso blu, non scuri quanto la notte, non chiari quanto il giorno…”
“Sei stravagante…”
“Sono un’artista!”
Ha tirato su il mento fiero e mi ha fissato con gli occhi giocosi di un bambino che vuole divertirsi. Non ho potuto resistere, l’ho baciato così profondamente da rischiare di soffocarlo con la mia lingua, correva e leccava mentre cercava la sua, mentre le labbra la succhiavano, l’attiravano nella mia bocca e la respingevano nella sua. Il più bel bacio della mia vita.
L’ho fatto mettere a cavalcioni ed ho sfruttato il fatto che l’acqua calda avesse rilassato entrambi. L’ho masturbato a lungo mentre lui si muoveva sopra di me, l’ho osservato e l’ho fatto mettere sul bordo della vasca dopo il primo orgasmo. Quando ho cominciato a leccarlo tra le gambe ed accarezzargli con le dita le natiche mi ha fermato tirandomi i capelli.
“Fe… fermo!”
“Ha sempre fatto schifo anche a me…”
Ha gemuto e mi ha permesso di ricominciare ad occuparmi di lui. I muscoli che fremevano sotto la pelle, lo spasmo e le contrazioni mentre lo prendevo in bocca e lo massaggiavo dietro. Caldo e cedevole si è arreso alle mie attenzioni immediatamente, assecondando il mio ritmo con i fianchi. Quando è venuto un fiotto caldo e vischioso mi ha inondato la bocca… l’ho adorato. Ajas sa di miele e di aceto, di paprica e di zucchero.
Mi ha baciato con una foga che mi ha spiazzato e poi mi ha fatto mettere a sedere sul bordo e senza darmi il tempo di reagire ha fatto lo stesso. Sentire le sue labbra a contatto con la pelle… la lingua setosa, il calore del suo sapore mescolato al mio ed al suo stesso sperma… sono venuto dopo pochissimo, proprio come un ragazzino a cui si faccia un pompino per la prima volta. Ajas mi fa sentire così: come se fosse la prima volta.
Mi sono rimesso a sedere nell’acqua e l’ho rimesso a cavalcioni su di me. Non ho quasi dovuto prepararlo, era già pronto, non abbiamo parlato, ma i suoi occhi mi chiedevano di entrare ed i miei pretendevano di farlo. Due ordini perentori per una stessa necessità. Ha urlato di dolore e mi sono fermato per un attimo, poi ho ricominciato lentamente e poi sempre più veloce. Una spinta ed un gemito, un’altra ed un urlo. Ho ricominciato a masturbarlo e lui ha cominciato a gemere sempre più forte ed a stringermi come se fosse l’unico modo che aveva per sopravvivere, con rabbia, forza, desiderio, passione… assoluto bisogno.
Quando lui è venuto urlando, reclinando la testa all’indietro ed io ho fatto lo stesso, per la prima volta ho urlato anche io, piano e rocamente, ma ho urlato.
Ajas mi è ricaduto addosso senza fiato e mi ha baciato a lungo, credo sia stato il bacio più dolce e complice che ci siamo scambiati in questi giorni.
Ieri, per tutto il resto della giornata non abbiamo fatto altro che stordirci di baci e sesso, non abbiamo detto che poche parole, solo lo stretto necessario e poi… Ajas ha sorriso spesso, mi guardava e sorrideva senza motivo.
Ed io, da bravo idiota, ho passato un’intera giornata a sorridere come un’ebete e non mi sono ricordato, neanche una volta, che era… è… solo sesso. Domani torno al lavoro, così evitiamo tanti problemi.
Da ieri non facciamo altro che alternare momenti di sesso sfrenato ad ore fatte di estenuanti carezze e amplessi lenti, ho ricominciato ad usare il preservativo ed anche Ajas ha tacitamente approvato, ci siamo spinti troppo oltre una sola volta ed è stato più che sufficiente, una seconda sarebbe buttarsi senza paracadute in un abisso senza fondo. La veglia si alterna al sonno senza una precisa connotazione temporale, è da sabato sera che non indosso vestiti, fatta eccezione, a volte, per i pantaloni del pigiama, Ajas gira costantemente e continuamente nudo, senza vergogna né pudore. Perché poi dovrebbe averne? Ah già, ecco perché, stupido Connor! Perché è solo sesso e non ti comporti con l’amante di una notte… quattro notti… come se fossi a tuo agio.
Cerco di trovare un modo perché lui si ricordi di me dopo questa maratona, ma… a ben pensarci, lui non può dimenticarsi di me.
Mi accorgo della sua presenza solo quando mi si siede tra le gambe. Ajas è silenzioso come un gatto e l’idromassaggio ha coperto anche i movimenti dell’acqua smossa dalla sua entrata nella vasca. Apro gli occhi e lo guardo, lui mi sorride e mi mette le braccia attorno al collo baciandomi le labbra.
“Siete stanco padrone? Volete un massaggio?”
“Domani torno al lavoro.”
La delicatezza non è mai stata il mio forte…
“Mh, si ok così io posso andare a finire il quadro.”
Lo guardo senza espressione. Era solo questo quello che aspettava, che mi stancassi. Era una specie di gara a chi resisteva di più Ajas?
“Bene.”
Mi strofina la guancia sul collo ed io chiudo gli occhi. Non posso farmi fregare più di così, non voglio.
“Mi è tornata l’ispirazione.”
“Meglio, no?”
“Già… ora so che fattezze hanno l’angelo ed il demone…”
“Ah sì?”
“Sì… Il demone ha lineamenti decisi ma non duri, è castano, con dei riflessi rosso-ramato che si amalgamano però con il resto del colore… sarà difficile crearli identici alla mia idea… ha il corpo perfetto, scolpito ma non scultoreo da palestrato, completamente liscio.”
Smettila di prendermi in giro serpe! Lo stringo forte e lui fa lo stesso con me, il viso ancora appoggiato contro il mio collo ed i miei occhi ancora chiusi.
“L’angelo è meno bello, molto magro, non più scheletrico comunque… beh del resto si sta riprendendo dall’anoressia… la pelle chiara, gli occhi di un azzurro strano… il demone, in un momento di follia ha detto che sembrano lapislazzuli…”
“E quando l’ho detto?”
“Ieri, dopo che l’abbiamo fatto qui…”
Già, nel momento di dolcezza e carezze lente che ci siamo riservati dopo aver fatto l’amore qui nella vasca, parole lente e sussurrante, sguardi intensi e mani delicate.
“Dicevo? Ah sì… ha gli occhi color lapislazzuli, i capelli biondi e leggermente lunghi, insomma un tipo assolutamente banale, ma del resto… dev’essere il demone a risaltare.”
“E perché?”
“Perché…” Si scosta e mi guarda tenendomi abbracciato ed io stringo la presa. Altro che angelo… sei un demone incantatore che sta tessendo una pericolosa rete tutt’intorno a me… ed io ci sto cadendo dentro senza fare alcuna resistenza… ho già un piede nella fossa insomma… “Perché è bellissimo e poi…”
Si avvicina e mi lecca leggermente l’orecchio prima di sussurrarci il resto della frase, il suo alito caldo è come una nenia, solo che anziché addormentarmi mi sveglia dal torpore.
“Sai… deve pagarmi l’epilazione sul viso!”
Ride e mi fa una linguaccia ed io sorrido divertito prima di baciarlo e sentirlo gemere. Domani sarò distrutto… ma almeno potrò dire di essermelo goduto fino in fondo…
“Aspetta… vado a prendere…”
“No.”
Lo guardo negli occhi e lui fa lo stesso prima di sorridermi dolcemente.
“Mh… dici che è la vasca a farti quest’effetto?”
“Forse…”
“Bene… allora credo che dovremo farlo sempre a mollo e con l’idromassaggio…”
Sempre…
Ma sì, Connor, sempre… tanto è solo sesso! Lo bacio e me lo stringo contro, lui mi bacia e poi scoppia a ridere ed io lo guardo stranito.
“Che c’è?”
“Mi sa che dovrò abituarmi a fare il bagno e l’amore nello stesso posto!”
“Sì… credo che dovrò farlo anche io…”
Un bacio passionale e coinvolgente ed il sipario cala su una storia di solo sesso.
FINE