
- capitolo unico -
Disclaimer: I pg sono tutti miei, e che loro vogliano o no, sono io a decidere per le loro ‘vite’ ^__^
Dedica: Alla mia dolce metà, per tutti i giorni meravigliosi che abbiamo trascorso insieme fino ad ora, per tutti quelli che so che ancora trascorreremo, e per l’amore che mi dona. Spero solo, mio dolce tesoro, di riuscire a dimostrarti quanto tu sia importante per me, quanto fondamentale sia la tua presenza e quanto ogni tua parola, ogni tuo sorriso, ogni sguardo e ogni carezza, sia per me fonte di indicibile gioia e felicità sconfinata.
Like a dream
“Tu già dormi, io invece… io sono ancora qui, sveglia, a guardarti riposare, dormire, dopo aver disfatto questo letto, dopo la nostra prima volta insieme.
Chi lo avrebbe mai detto, vero?
Beh, io no di certo, cara piccola mia… non perché non sapessi che amo le donne, ma perché… ultimamente eri diventata la mia migliore amica, la mia confidente, il mio sostegno… e io… avevo bisogno di finire al letto insieme per capirlo! Che idiota!
A ripensarci ora, non so davvero come abbia fatto ad essere così diretta ed a non scappare per la vergogna appena mi sono resa conto di quello che stavo facendo, probabilmente è il fatto che ti amo da molto prima che me ne accorgessi… da molto prima di stanotte…
Un mese fa eri una conoscente come tante, e oggi? Oggi sei la mia ragazza… spero!
Ti ricordi quando ci siamo conosciute? Io sì, proprio come fosse ieri…
E’ stato più di un anno fa, qui a Roma. Tu eri qui a cercare casa, accompagnata dalla tua fida amica Sofia, e io ero, per puro caso, all’università, ad aspettare la mia fida amica Beatrice.
Ho conosciuto Sofia in facoltà, non che la trovassi molto simpatica, ma era comunque qualcuno con cui scambiarsi appunti e preparare esami, il nostro gruppo di studio è sempre alla ricerca di nuovi cervelli da spremere, e lei sembrava fatta apposta… e poi tu… visione celestiale, i lunghi capelli che ti adornavano il viso delicato, come fili d’oro adornano una pietra preziosa, e i tuoi occhi… oh amore, di quelli non potrò mai dimenticarmi, pezzi di cielo in tempesta, grigie pietre incastonate tra fili di seta… tutto di te mi colpì. Eppure niente si palesò ai miei occhi; per tutto questo tempo ho ignorato ogni altro pensiero, ogni indizio che mi avrebbe dovuto far capire quali siano i miei reali sentimenti per te mia piccola musa.
Io ti sto parlando a bassa voce, come se cantassi una ninna nanna, la mia voce intona parole dolci, perché solo questo fai nascere in me: dolcezza infinita… e amore sconfinato.
A volte ho paura dell’intensità dei miei sentimenti, il timore di rimanere ferita a causa loro mi spinge a cercare di nascondere ciò che provo, oppure di relegarlo in un angolo del cuore, mostrando solo la parte superficiale di essi. Ma tu riesci a coinvolgermi così tanto, così profondamente, che sono certa, mai e poi mai, potrò fare ameno di confidarti tutto quello che provo…
Vuoi che ti racconti una fiaba piccola mia? Magari, nonostante tu stia beatamente dormendo, potresti lo stesso sentire le mie parole, e il tuo inconscio potrebbe registrarle, riportandole alla mente durante un sogno… e tu… sapresti cosa provo per te…
C’era una volta una principessa dai lunghi capelli color del fuoco, aveva fieri occhi azzurri e un sorriso che sapeva sciogliere i cuori di chiunque lo osservasse, o almeno… questo è ciò che si racconta di lei…
In realtà quella principessa era una normale ragazza, i suoi capelli rossi erano segno della sua ribellione contro il mondo. Aveva deciso di tingere dei normali e banali capelli castani, con un bellissimo rosso, che potesse farle piacere almeno qualcosa di se stessa. Si reputava un tipo normale, non degno del titolo nobiliare che portava, credeva che mai un principe azzurro si sarebbe innamorato di lei. E aveva ragione! Alcuni principi la corteggiarono, ma mai lei cedette, mai il suo cuore si sciolse, e non perché fosse di ghiaccio, ma solo perché in realtà, la povera principessa, era in attesa di qualcosa, qualcuno che potesse farla innamorare veramente, ma non sapeva chi potesse essere!
Una volta giunse un principe, aveva un’armatura scintillante e un sorriso disarmante, continuava a decantare il suo amore per la principessa, e lei cedette, credette che in fine fosse giunto, anche per lei finalmente, il vero principe azzurro.
Ma di nuovo, la principessina, ahimé, sbagliava. Nemmeno lui era quello giusto, ed infatti, mentre continuava a decantare il suo amore, se la spassava con la dama di compagnia della principessa stessa. Che tragedia fu per lei, entrare nel castello di quel principe, per fargli una sorpresa, usando le chiavi che lui stesso aveva lasciato nella sua borsa, e trovarlo al letto con la sua dama, che altri poi non era, che la sua migliore amica.
Un colpo basso e meschino, fu un vero dolore vedere quella principessa piangere lacrime, lacrime che diventavano sempre più amare, per un ‘crimine’, il tradimento, che è assai diffuso e di certo il più classico tra quelli commessi dal genere umano. Se poi sia il tradimento di un amato, o quello di un amico, se si parli della fiducia di un genitore, o di quella di un datore di lavoro, non ha importanza, a dire il vero, il tradimento è la forma di diffamazione peggiore che possa esistere.
Ma non parliamo di questo ora, torniamo alla nostra sfortunata principessa. Le ci vollero mesi per riprendersi, credette di aver trovato un nuovo principe con cui dimenticare il precedente, ma, lui neppure si dichiarò e alla principessa non restò altro da fare se non cercare di dimenticare, in ogni modo, quello che le era accaduto.
Un giorno, la principessa incontrò una delle sue dame di corte, e questa dama le presentò una principessa che era giunta in visita da terre lontane, nella speranza di trovare un alloggio. Contro il volere di suo padre, che vedeva per lei una brillante carriera da avvocato, la principessa, che aveva capelli color del grano, e occhi tempestosi, eppure limpidi, aveva deciso che il suo futuro sarebbe stato nel campo dell’archeologia. Misteri antichi, tempi lontani e storie di un passato lontano, ma mai dimenticato, l’avevano da sempre affascinata, e chi era lei per sottrarsi al suo destino?
Aveva così deciso di liberarsi dai progetti del perfido genitore e giungere infine alla libertà, che solo le scelte di vita, che lei riteneva le migliori per se stessa, potevano darle.
Nella principessa dai lunghi capelli rossi, immediatamente, non appena i suoi occhi si specchiarono in quelli dell’altra principessa, una tempesta di emozioni si scatenò, ma lei non vi badò, non volle farlo, e questo le costò ancora caro.
Mai non ascoltare il proprio cuore, piccola mia….
Quella principessa era così certa di quello che le piaceva, era così convinta dei suoi gusti sessuali, che mai e poi mai avrebbe creduto possibile che un’altra donna le interessasse. E quando poi, scoprì che invece, le donne l’attraevano, non ebbe alcun tracollo, ma anzi, affrontò la situazione con rinnovato vigore, con la certezza che quello fosse un dono del Cielo. Forse, per lei, non era previsto alcun principe, ed era per quello, che nessuno si era dimostrato adatto a lei.
Intanto la sua vita continuava tra alti e bassi, mentre la sua amicizia, con la bionda principessa del lontano regno, continuava e cresceva.
Le due scoprivano sempre più lati in comune, interessi simili, se non addirittura uguali, e poi, i loro caratteri, sembravano collimare alla perfezione.
La nostra giovane eroina passava un periodo di travaglio interiore. I suoi non brillanti risultati universitari la portavano, con incessante e crescente dolore, ad avere sempre meno stima di sé stessa, e mai il suo orgoglio e la forza d’animo sembrano essere stati in cotal pericolo.
Un giorno poi, la giovane ed inesperta principessa, si accorse che qualcosa non andava e allora… allora scoprì che la sua vita le scorreva fra le dita senza che lei potesse fare nulla, o meglio, riuscisse a fare niente.
Il suo umore peggiorava costantemente e poi… poi un pomeriggio decise di uscire con l’amica principessa, e quello fu l’inizio di tutto, e allo stesso tempo, la fine.
Le loro uscite si intensificavano, tanto da divenire praticamente giornaliere, mentre la loro amicizia cresceva. La principessa si accorse di provare un grandissimo affetto per la ninfa dai capelli biondi, ma aveva anche paura di confessarle questo suo affetto. La sua amica conosceva, infatti, i suoi gusti, e, in momenti di grande preoccupazione, la rossa aveva paura che la dolce fanciulla potesse fraintendere la natura dei suoi reali sentimenti. Anche se, in verità, i suoi reali sentimenti le erano sconosciuti, poiché ancora non comprendeva cosa la legava davvero alla bionda principessa.
Alla fine cedette e confessò questo suo grande affetto all’amica, che ricambiò, con grande slancio, i sentimenti della giovane.
L’amicizia tra le due andava, di giorno in giorno, intensificandosi, e mai, nessuna delle due, avrebbe detto che sarebbe successo quello che poi, di lì a nemmeno un mese successe.
Le due erano uscite con tutti i loro amici, e l’ora si era fatta tarda. La dolce Angelica (così si chiamava la principessa bionda, e mai nome fu più giusto per una tale angelica visione) propose all’amica di rimanere a dormire da lei. Dopo alcune incertezze, la principessa infatti non voleva far preoccupare i suoi genitori, la giovane sovrana accettò e tentò di contattare la Regina, la quale, dopo lo spavento presosi per essersi vista squillare il cellulare alle 4 di mattina, lanciò un accidente alla giovane principessa e le disse di non tornare troppo tardi.
Rincuorata dalla non troppo brusca reazione della madre, la principessa rimase a dormire a casa della sua amica e le due si trovarono nel letto matrimoniale che la ragazza aveva nel piccolo appartamento, che suo padre, in un momento di lucida follia, le aveva affittato.
Continuarono a ridere e scherzare nel buio della stanza, mentre tra le assi delle persiana chiusa, si intravedevano pallidi e fievoli raggi di luce attraversare la stanza. Il sole stava sorgendo, e il cuore della principessa batteva sempre più forte.
Un timido bacio sulla guancia, dato in ringraziamento ad un complimento, e poi un altro, ed un altro ancora. Una cascata di lievi e delicati baci su tutto il viso. La principessa non sapeva perché stava facendo così con la sua Angelica, ma sapeva che voleva farlo, sapeva che non avrebbe mai avuto un’altra occasione così propizia. La notte appena passata a ridere e scherzare, a farsi confidenze dolci e segrete, ad ascoltare i respiri dell’altra nei momenti di silenzio… voleva ancora tutto quello, voleva che la magia di quella notte non andasse persa, voleva che quell’intesa che si era creata non fosse solo l’illusione di un miraggio, voleva che si concretizzasse in un’oasi nel deserto del cuore.
La principessa Angelica sorrideva, nell’oscurità della stanza, rischiarata solo dai timidi raggi di un pallido sole autunnale che cercava di venir fuori, nonostante le nubi che si facevano sempre più dense, sotto le coperte che coprivano il suo dolce viso fino al mento delicato, si potevano chiaramente vedere quelle rare perle, quei piccoli pezzi di paradiso di cui il Cielo aveva fatto dono ad una simil beltà.
Rari e preziosi erano quei sorrisi, tanto rari, quanto belli e dolci, così dolci da riuscire a sciogliere il gelo del cuore di chi li guardava, così belli da portare il sereno ove solo nubi e tempeste imperversavano.
La principessa allora si disse, in una frase che passerà alla storia per la sua inopportunità in una cornice di tale sogno: “O la va, o la spacca!” E così fece.
Si lasciò guidare dal suo istinto, si disse che se quell’angelo dai capelli d’oro l’avesse presa a schiaffi, lei almeno, non avrebbe avuto il rimorso di aver perso quell’occasione. Ma la paura la guidava, il timore di venir respinta, il terrore di perdere quella gemma preziosa che aveva conquistato, l’angoscia di dover rinunciare a quella pace e quella serenità che le attraversavano il cuore da quando conosceva quell’angelo, la accompagnavano insieme al suo istinto.
Decise che baciarla era di certo la via migliore, era sicuramente il modo più semplice e diretto per arrivare al suo cuore, o almeno, per palesarle i suoi reali sentimenti.
In verità non sapeva cosa stava facendo, né perché lo facesse, non aveva ancora interrogato il suo cuore su quali che fossero i suoi reali sentimenti, ed allora, lasciava che quello stesso cuore la guidasse, senza porsi troppe domande, senza chiedersi perché si stesse comportando in quella maniera, era certa, che avrebbe avuto molto tempo per fare domande a cui, in quel momento, era troppo complicato rispondere. Se si fosse soffermata ad interrogarsi, infatti, di certo avrebbe perso il suo slancio iniziale, e non sarebbe riuscita, infine, a compiere quello che poi stava realizzando.
Ma queste sono tutte supposizioni di questo povero menestrello, perché la giovane principessa non si faceva domande, non si poneva problemi, ma agiva e basta.
Doveva baciarla. Ma se l’avesse rifiutata?
Allora le baciò il collo, si sporse e sfiorò delicatamente quella pelle nivea. Mai azione fu più letale, perché quel sapore di mimosa, mischiato al dolce sapore della pelle bianca della principessa, fu una specie di droga. La nostra principessa continuò a baciare quel collo, continuò a leccare e succhiare ogni centimetro di pelle, perché anche all’altra principessa sembrava non dispiacere, e anzi, la sua voce gentile e dolce, si elevava in piccoli gemiti di piacere.
“Allora posso baciarla…” si disse la principessa, alzò il viso e staccò le labbra da quella pelle tenera e si accostò con timore a quelle labbra che sembravano invitare le sue. Erano leggermente dischiuse, gli occhi della principessa Angelica erano lievemente socchiusi, ma potevano chiaramente vedere il viso dell’altra avvicinarsi, e se ella non avesse voluto quel bacio, allora si sarebbe sottratta. Ma questo non accadde. E il bacio ci fu. Dapprima un leggero sfiorarsi di labbra, un piccolo tocco, due petali di rosa che si sfioravano e si fondevano, in quello che era il preludio di un’unione che sarebbe diventata ancora più profonda.
Quelle labbra sembravano cercarsi, e come loro, anche le bocce e le lingue, e le stesse anime di quelle due principesse sembravano desiderarsi, sperando di fondersi con un bacio.
E bacio fu.
E fu un’esplosione di emozioni sempre più intense, fu lento e dolce, e poi passionale e focoso, e di nuovo dolce, come se in esso, ognuna delle due, cercasse la propria dimensione, e la dimensione di un ‘noi’ che forse, era nato con esso.
Si baciarono a lungo, quasi dimenticandosi che è necessario respirare per vivere, paghe di quell’esperienza che non sembrava poter portare altro che gioia.
Il resto… non so se questa piccola principessa può sentire una storia così, ma il fatto che tu stia dormendo mi rende più coraggiosa…
Continuarono a baciarsi ancora e ancora, mentre le mani dell’una cercavano ed esploravano il corpo sotto di sé, cercando di scoprire ogni segreto e persino ogni neo. La principessa si rese conto di non essere mai stata tanto audace, di non aver mai desiderato tanto altri gemiti e sospiri dalla persona che era con lei, mai era stato come allora.
La principessa continuò a baciare Angelica, mentre quel tenero angelo, con timida dolcezza, cercava di scoprire a sua volta, ogni segreto che il corpo della sua compagna celava.
I loro corpi sembrano combaciare, nonostante la differenza di altezza (non molta per altro), le mani si cercavano e si trovavano, e i corpi si intrecciavano toccandosi e muovendosi all’unisono, in spinte e spasmi via via più intensi e veloci.
La principessa si azzardò a toccare la parte più intima dell’angelo che era con lei, e lei, giovane folletto dalle mille risorse, sembrò prima immobilizzarsi per lo stupore, e poi cominciò ad assecondarla, seguendo la sua mano e cercando un sempre maggiore contatto con essa.
Inutile dire che nella principessa nacque come un fuoco, una fiamma bruciante e soffocante quasi, un desiderio profondo e sconcertante. Tutto quello che voleva erano altri gemiti, altri sospiri, sentire il corpo sotto il suo assecondarla, muoversi e cercare appagamento, così come lei faceva. Non si chiedeva cosa stesse facendo, né perché, lo sapeva. Lo aveva capito nel momento stesso in cui le loro labbra si erano sfiorate e ne aveva la conferma ad ogni bacio, ad ogni istante, ogni centimetro di pelle che baciava e che ardeva sotto do lei, in perfetta sincronia ed in risposta alla sua.
Stava facendo l’amore con una donna meravigliosa che le aveva rubato il cuore, l’aveva celato nel suo bellissimo corpo, ed ora, cercava di renderglielo più bello e luminoso che mai, tentando di fondere il proprio corpo col suo, nella speranza che lei potesse capire quanto bello fosse fare l’amore così appassionatamente e così ardentemente.
Mai le era capitato di provare un simile appagamento, e mai, un desiderio così forte e bruciante si accompagnava a quell’appagamento. Ogni volta che quel dolce e bellissimo angelo la sfiorava, toccava le sue labbra, la sua pelle ed il suo corpo, non faceva altro che sedare un incendio e farne divampare un altro, sempre più grande e più intenso.
“Voglio i tuoi sospiri… adoro come ti tendi verso di me… voglio sentirti urlare…” questo quella sconcia principessa disse all’amante che aveva sempre sognato. Lei arrossì violentemente, nella luce tenue dell’alba il suo volto, accaldato, sudato e rosso per l’eccitazione, divenne paonazzo per l’imbarazzo. Ma non disse nulla, sorrise timidamente e lasciò che il piacere la guidasse.
E fu un coro di gemiti sempre più intensi, una danza sfrenata di due corpi che si intrecciavano e si fondevano come fossero uno solo, come se si cercassero da sempre ed oltre, e furono urla di piacere senza fine, quando l’orgasmo le colse, sorprendentemente insieme, prima che si abbandonassero l’una tra le braccia dell’altra.
Non vi fu tempo per le parole, non ci furono momenti per il chiarimento, perché lo sfinimento colse la bionda principessa, che cadde in un profondo sonno ristoratore, in cerca del meritato riposo, dopo una lunga, estenuante, eccitante, notte di piacere e serenità.
Ora mio piccolo angelo tu vorresti che io ti raccontassi la fine di questa fiaba, non è così?
Ma purtroppo non posso farlo, perché il finale non è stato ancora scritto, purtroppo, la principessa Angelica è ancora avvolta dalle spire del sonno, e Morfeo, non è mai stato tanto crudele come in questa occasione. Continua a tenere per sé la stupenda Angelica, e non permette alla povera Altea di poter vedere i suoi stupendi occhi aprirsi, il suo sorriso dolce illuminarle il volto, e la sua voce deliziosamente delicata raggiungere le sue orecchie e darle così un buon risveglio.
Inoltre, il perfido Morfeo non ha permesso che Altea dormisse, perché, con la complicità di Venere, madre e creatrice di Angelica, ha lasciato che lei si incantasse a guardarla dormire, osservasse il movimento ritmico del suo petto, alzarsi ed abbassarsi, i suoi occhi rimanere chiusi, persi in chissà quali sogni, lontana forse anni luce da lei, mentre i suoi capelli ricoprivano il cuscino, muovendosi ed ondeggiando ad ogni più piccolo spostamento di quel capo delicato.
Altea continua ad osservare la sua principessa e ne attende il risveglio, e noi, in trepida attesa con lei, attendiamo il giudizio finale dell’angelo, attendiamo, proprio come Altea, che ella si svegli, illumini il mondo col suo sorrido, e ci dica se la protagonista di questa storia può finalmente gioire per aver trovato il suo vero Principe Azzurro, o meglio… la sua Principessa Azzurra, che poi… altro non è che il suo sogno incarnato…”
“Mh… Angelica si svegliò, guardò la principessa e… vissero felice e contente. Che ne dici di concludere così?”
Altea quasi sobbalzò nel sentire la voce di Angelica. Credeva che la sua compagna ancora dormisse, e non avrebbe mai pensato che fosse sveglia e avesse sentito tutto!
Non sapeva bene che fare, se sentirsi in imbarazzo per tutta quell’inutile storia, se fremere di gioia per le parole che la ragazza aveva appena pronunciato, oppure se attendere che aprisse gli occhi, cosicché avrebbe potuto specchiarsi in quei cieli in tempesta, come amava definirli lei, e capire se la sua amica… o forse ragazza?... stava dicendo sul serio o se la stava prendendo in giro.
“Eri sveglia?”
“Sì… mi sono svegliata mentre raccontavi cosa… ehm… ecco…”
Angelica avvampò e aprì gli occhi timorosa, ancora scossa per il racconto che aveva appena udito, e che riassumeva, nei dettagli, la loro prima volta insieme.
Altea si lasciò cullare da quello sguardo dolce ed imbarazzato, si perse in quelle immensità cenerine e azzurre e non resistette all’impulso di baciarla con passione e amore, quello che ormai sapeva esserci nel suo cuore per l’amica.
“Beh… ecco… allora… vissero felici e contente e…. ehm… fidanzate?” Chiese leggermente titubante ma con la certezza che ogni parola che sarebbe uscita da quelle labbra, fosse anche stata di ghiaccio, alle sue orecchie sarebbe suonata come la più dolce delle frasi.
“Sì… se mi vuoi davvero, anche se ancora non capisco perché, sì…” Angelica era, se possibile, ancora più dolce del solito, gli occhi le brillavano di una luce nuova e raggiante, il sorriso era così luminoso da accecare chiunque provasse a guardarla, chiunque, ma non Altea, che le rispose con un sorriso altrettanto luminoso, prima di perdersi con lei, in un nuovo passionalissimo bacio, ricolmo di un amore che sembra esserci solo nei sogni o nelle favole.
Ma a volte, i sogni, proprio così come le favole, si avverano, riempiono le vite di chi li ha sognati, aspettati e desiderati, con una forza che può essere paragonata solo a quella dell’amore sconfinato che lega due anime che si cercano da una vita, e si trovano in un sogno… per poi svegliarsi nella realtà, e continuare lì, a vivere il loro personalissimo sogno.
FINE