
- quarta parte -
Disclaimer: Idea malata, nata
da uno sclero (come la maggior parte delle mie idee :P), ma decisamente tutta
farina del mio sacco, da cui si deduce che tutti i personaggi sono miei…
poveri loro ^___^
Dediche: A te principessa, sperando che ti piaccia ^*^
La stagione dei balli
La pioggia batteva forte contro i vetri della finestra. Il vento ululava e rincorreva le foglie ormai cadute, mentre il cielo assicurava che la neve non avrebbe tardato ad arrivare, intanto, in sua vece, un fitto acquazzone faceva sfoggio di sé rendendo le strade un pantano di fango in cui rimanere impigliati, bagnando la terra e rendendola nera come il cielo che con essa si confondeva all’orizzonte.
Kade fu svegliato dal continuo martellio delle gocce d’acqua contro la finestra, i suoi incubi gli avevano permesso di riposare quella notte, dopo essersi svegliato tra le braccia di Drake…
Nuovamente, sapere che il cugino era lì con lui, gli aveva comunicato un senso di pace, un benessere che non aveva mai provato, ed il sentirsi così al sicuro lo aveva reso un po’ più tranquillo. La visita di Edward, il giorno prima, aveva scosso profondamente i suoi nervi già logorati dalla mancanza di sonno e dall’umiliazione, si stava convincendo, ancora avvolto nel piacevole tepore delle coperte, con gli occhi chiusi, che Drake fosse una specie di porto sicuro, in cui rifugiarsi quando la tempesta infuriava.
Si rese conto che il cuscino era più rigido di come lo ricordava ed aprì gli occhi solo per rimanere completamente basito.
Il suo ‘cuscino’ si alzava e si abbassava ritmicamente, con calma e regolarità, mentre un dolce martellare proveniva dal suo interno e scarsi e rari peli neri coloravano una pelle altrimenti liscia e perfetta… non che così lo fosse di meno…
Kade ricacciò indietro, e con moltissima forza, quel pensiero e si scoprì comodamente appoggiato con la guancia sul petto di Drake, mentre le sue mani e le sue gambe erano aggrappate, rispettivamente, intorno alla sua vita ed alle sue lunghe e muscolose gambe. Avevano di nuovo dormito insieme tutta la notte…
Kade si lasciò scappare un sospiro rassegnato ma subito nascose le labbra sul petto di Drake sentendo un mugolio provenire dal cugino. Non voleva svegliarlo, ma non poteva nemmeno rimanere così! Il fuoco nel camino era ormai spento, eppure Kade non sentiva affatto freddo, le morbide e calde coperte erano persino quasi inutili avendo vicino Drake. Il suo corpo sprigionava un calore che non credeva di aver mai sentito prima. Il suo odore era ancora lì, nelle sue narici, ed ogni respiro non faceva altro che donargli nuovamente quelle sensazioni che solo quel magnifico profumo di muschio e qualcos’altro di indecifrabile riuscivano ad imprimergli.
Un movimento proveniente dal corpo accanto al suo lo fece irrigidire, non voleva svegliarlo, aveva paura di possibili domande o spiegazioni, e poi… aveva anche paura di doversi spostare ed uscire da quelle braccia di cui cercava la protezione ed in cui trovava conforto.
“Farai finta di dormire ancora per molto?”
La voce calda e profonda di Drake lo fece quasi sobbalzare ed alzò gli occhi di scatto piegando indietro la testa per osservare le sue iridi nere stranamente dolci.
“Ma tu…”
“Ero sveglio, mi godevo il rumore della pioggia…”
“Io… cioè…”
Kade fece per alzarsi ma due braccia forti glielo impedirono riportandolo nella stessa posizione in cui era pochi istanti prima. Si lasciò stringere e ritrovò conforto nel calore che il corpo di Drake sprigionava, appoggiando nuovamente la guancia sul petto del cugino.
“Dovresti farti la barba, sai?”
Per tutta risposta Kade gli assestò un pugnetto, non forte ma neanche delicato, sullo stomaco, quel tanto che fece capire a Drake, mentre ridacchiava con il poco fiato che il colpo gli aveva lasciato, che non doveva dire certe cose.
“Drake, ma… insomma… è giusto che stiamo così?”
“Che vuoi dire?” La voce di Drake aveva assunto una sfumatura di lieve preoccupazione, ma lui fu bravo a celarla e Kade era troppo assorto nel picchiettare un dito sullo stomaco del cugino per accorgersene.
“Insomma… dormire insieme, e poi se… qualcuno ci vedesse, potrebbe pensare male…”
“Ho capito… me ne vado…” Drake stava già per alzarsi quando gli occhi di Kade, insolitamente timorosi, si piantarono nei suoi.
“No! Cioè… insomma… sì… scusa…” Kade si mise a sedere sul letto con gli occhi bassi, ben deciso a non mostrare tutta la sua fragilità a Drake. Non voleva che se ne andasse, e non voleva nemmeno muoversi dalla posizione in cui era fino a pochi attimi prima! Un gelo improvviso si impossessò del suo corpo e non riuscì trattenersi dal battere i denti.
Drake si sedette dietro di lui e lo prese tra le braccia facendolo appoggiare contro il suo petto e tirando su la coperta così da coprire entrambi. Gli strinse le braccia, uno attorno alla vita e l’altro attorno alle spalle, cercando di riscaldarlo e calmarlo.
Come poteva andare avanti così? Un lungo sospiro gli sfuggì dalle labbra e Kade cominciò ad agitarsi nella sua stretta.
“Non sei obbligato se…”
“Smettila! Kade se vuoi che me ne vada basta dirlo, ma non lo farò di mia volontà, chiaro?” Kade annuì semplicemente e poi si lasciò andare contro quel petto, chiuse gli occhi e cercò di calmarsi appoggiando le mani sul braccio che gli cingeva le spalle.
Sentiva Drake alle sue spalle, percepiva il suo corpo, il suo fiato lambirgli i capelli, il collo e le orecchie in base alla posizione che decideva di assumere. Quando poi Drake si lasciò andare contro i cuscini si trovò completamente tra le sue braccia, semi sdraiato su di lui, la guancia stavolta nascosta nell’incavo del collo del moro.
Rimasero così a lungo, senza parlare, solo ascoltando il respiro dell’altro e facendosi mille domande nella propria mente.
Drake sapeva che ormai non poteva più continuare a mentire. Che senso avrebbe avuto? Kade cercava riparo e conforto, scappava da qualcosa che lui aveva intuito, ma che ancora non conosceva appieno. Sarebbe fuggito anche da lui, ne era certo, ma la necessità di essere sempre coerente con se stesso stavolta era più forte, perché dalla sua sincerità dipendeva la serenità di qualcun altro, di una persona meravigliosa che ormai non riusciva più a togliersi dalla testa. Più tempo fosse passato, più dolorosa sarebbe stata la scoperta per il cugino, sarebbe arrivato a fidarsi completamente di lui e poi... e poi si sarebbe sentito tradito, perché se avesse saputo sin dall’inizio, allora…
Doveva dirglielo, ora…
“Kade, senti…”
“Posso rimanere così ancora un po’? Solo un attimo… poi mi alzo…”
“Certo piccolo.”
Kade non fece obiezioni a quel nomignolo, in fondo era più piccolo di Drake, no? E di certo ai suoi occhi doveva apparire come un bambino in cerca di affetto e protezione. E non era forse ciò che realmente cercava? Però… se solo Drake avesse saputo… non doveva dirglielo, non doveva permettere che lo sapesse! Lo avrebbe cacciato, lo avrebbe estromesso per sempre da quel pizzico della sua vita che gli aveva concesso di guardare da più vicino, e lui questo non poteva permetterlo, non poteva accettarlo, non ora che si sentiva così… bene…
Cominciava a temere che Edward lo avesse in qualche modo… perché stava così bene tra le braccia di Drake… poi si ricordò che era suo cugino, era normale… era sempre stato bene tra le sue braccia…
Aveva tre anni, eppure lo ricordava come se fosse accaduto il giorno prima. Stava per scivolare e Drake lo aveva preso in braccio e stretto forte. Aveva otto anni ed era già un ometto, soprattutto se confrontato a lui piccolo e con questi immensi occhi verdi che lo facevano apparire ancora più minuscolo.
Ricordava quella sensazione di pace… e poi… e poi solo la sua schiena… fino a qualche notte
Era accorso da lui… certo, perché urlava il suo nome nel sonno, ma c’era andato…
Ora… di nuovo quella sensazione… e se lui avesse saputo… l’avrebbe persa… quindi doveva prima… custodire… quella cosa… come un segreto… un orribile segreto che, se fosse venuto a galla, avrebbe tinto di nero tutta la sua vita… e non poteva permetterlo ora che cercava, così faticosamente, di ritrovare un equilibrio che non aveva più da mesi.
“Kade… vuoi dirmi cosa…”
La mano di Kade si strinse sul petto di Drake senza che nemmeno lui si rendesse conto di quello che stava facendo, sapeva che doveva trovare una soluzione a tutta quella situazione, ma questa non poteva, in nessun modo, comprendere la verità.
“Voleva… Briars… voleva che Kayleen sposasse… Edward…” Quel nome gli uscì con riluttanza, anche il solo sentirlo chiamare gli faceva ribollire il sangue. Come poteva dirgli la verità? Non c’era soluzione, non avrebbe MAI dovuto!
“Va bene… sappi che… quando vorrai… io sarò qui…”
“… Lo so…” Aveva sussurrato quelle due semplici parole ma gli erano costate molto più di quello che poteva sembrare. Si stava rimettendo completamente nelle mani di qualcuno, e non era mai accaduto, anche da bambino, era sempre stato convinto che avrebbe dovuto fare affidamento solo su se stesso se avesse voluto diventare un uomo… ed ora… era tra le braccia di un altro uomo, qualcuno che lui sapeva bene essere pienamente padrone di sé, un uomo che non mostrava paure o timori, che sembrava sempre capace di risolvere ogni problema… e lui voleva così tanto lasciarsi andare, voleva che Drake risolvesse tutti i problemi…
Drake cominciò ad accarezzargli i capelli e senza nemmeno rendersene conto Kade gli prese una mano e se la strinse forte contro il petto.
Vederlo in quel modo, sentire il suo corpo… Drake stava impazzendo. Non poteva comportarsi come voleva, non poteva semplicemente prenderlo tra le braccia e baciarlo e tutto quello che stava accadendo stava diventando semplicemente insostenibile. Doveva tenere a freno il suo corpo, cercare di non lasciarsi andare alle emozioni, di non venire sopraffatto dal desiderio che cresceva sordo e forte dentro di lui.
Un rumoroso sbadiglio distolse l’attenzione di Drake dai suoi problemi, fisici e morali, e lui ne fu profondamente grato.
“Hai sonno piccolo?”
“No… solo… un attimo…” La voce di Kade già tradiva la necessità di recuperare tutto il sonno perduto, ormai le occhiaie andavano scomparendo ed il suo viso ricominciava a prendere colore. Drake non voleva perdere l’occasione di guardarlo ancora dormire, di poter sentire il suo odore di sandalo e di poter accarezzare i suoi serici capelli, ma sapeva anche che se fosse rimasto lì un altro secondo… non avrebbe saputo come controllare e la nascondere un’erezione che cominciava a premere nei pantaloni, seppure fosse ancora solo agli inizi.
“Kade…”
“Tu… sei…” Drake però non poté sentire il resto della frase perché Kade si addormentò di colpo, il suo respiro si fece maggiormente calmo e regolare ed il moro non riuscì a far altro che sospirare leggermente e stringere il cugino tra le braccia, sperando che la posizione ed il poco sonno della notte appena trascorsa lavorassero insieme per farlo cadere, nuovamente, tra le braccia di Morfeo così da dimenticarsi chi già dormiva beatamente tra le sue.
Kade avvertì un brivido lungo la schiena e si strinse forte contro una fonte di calore che sembrava non smettere mai di irradiare i suoi raggi.
Un sorriso sereno gli si dipinse sulle labbra ma il sonno ormai era fuggito, e non c’era alcun modo che potesse riacciuffarlo.
Portò istintivamente una mano agli occhi per stropicciarli in un gesto che, una volta uscito da quello stato di dolce confusione che segue il risveglio e precede la piena razionalità, avrebbe capito essere estremamente infantile.
Non se ne curò fino al momento in cui, uscito da quello stato, si rese conto che era ancora e di nuovo tra le braccia di Drake, e stavolta in una posizione molto equivoca. Si era addormentato con il viso sul suo petto, ma non solo, era completamente sdraiato su di lui e questo non poteva certo essere un comportamento dignitoso!
Per un attimo una visione disgustosa gli si impossessò della mente, ma le immagini erano sfocate, sentiva solo delle sensazioni orribili e si scostò da Drake con una velocità impressionante, tanto da svegliarlo.
Il moro aprì gli occhi di scatto, confuso per lo strattone che aveva ricevuto, si guardò per un attimo in giro ed i suoi occhi si posarono su Kade, seduto al suo fianco, le mani a coprirgli il viso ed i capelli, leggermente lunghi, ricadergli sugli occhi.
“Kade, che succede?”
Drake appoggiò una mano sulla spalla del cugino ma lui si scostò bruscamente alzandosi dal letto in tutta fretta, alla ricerca di qualcosa che potesse coprirlo molto più della semplice camiciola che indossava.
“Kade…” Drake ora si stava davvero preoccupando.
Kade si stava vestendo a tempo di record dandogli le spalle, percepiva il suo fiato accelerato e gli sembrava di poter sentire il suo cuore battere all’impazzata. Che avesse fatto qualcosa nel sonno senza accorgersene? La possibilità lo atterriva, ma non era uomo da lasciarsi scoraggiare per così poco.
Si alzò e si diresse da Kade ignorando il freddo pavimento ed i brividi che gli attraversavano la schiena, mentre la pelle si intirizziva per il brusco contatto con la superficie di legno, liscia ma tremendamente gelida.
“Kade che ti prede?”
“Niente!” La sua voce era troppo alta e troppo incerta perché Drake potesse lontanamente far finta di credergli. Lo afferrò per un polso e lo costrinse a voltarsi, ma il terrore che lesse nei suoi occhi spalancati lo costrinse a lasciarlo andare, troppo sconvolto da quella vista a cui non era preparato.
Kade corse fuori dalla stanza quasi sbattendosi la porta alle spalle e Drake fu abbastanza lesto da infilarsi la camicia gettata la sera prima su una sedia, anche se l’assenza delle scarpe ai piedi e il petto che si rivelava sotto il tessuto lasciato aperto, facevano capire chiaramente che c’era qualcosa che non andava.
Kade ringraziò il cielo di non trovare nessuno sulla sua strada e senza rendersene conto si andò a chiudere nello studio di Drake. Non capiva perché fosse lì, non capiva perché avesse reagito in quella maniera. Drake voleva solo comprendere il perché delle sue azioni… ma lui non poteva dire nulla…
Prima che potesse girare la chiave nella toppa, Drake abbassò la maniglia e lui ne fu così sorpreso da non riuscire a trattenerlo al di fuori della grande stanza.
Drake per un attimo ringraziò la solerzia di chiunque avesse accesso il camino nello studio perché il freddo che il pavimento sotto i piedi nudi gli aveva donato gli stava entrando fin nelle ossa. Si chiuse la porta alle spalle ed osservò Kade indietreggiare con lo sguardo basso, arrivare ad una delle poltrone di fronte alla scrivania, ed infine voltarsi appoggiando le mani sull’alto schienale.
“Kade, adesso dimmi cosa ti è successo.” La sua voce non ammetteva repliche, solo una risposta, e doveva necessariamente essere la verità, non poteva più sorvolare sul nocciolo della questione. Per un attimo si sentì un essere abietto, pretendeva la verità da Kade ma lui non gliel’aveva ancora rivelata. Decise che avrebbe parlato una volta chiarito quell’equivoco o qualsiasi altra cosa fosse, non poteva più aspettare.
“Che ti importa?”
Drake spalancò gli occhi, possibile che Kade ancora non gli credesse? Fece un passo ed il legno sotto i suoi piedi lo ferì con mille aghi ghiacciati, ma li ignorò con forza e si diresse alla scrivania, oltrepassò Kade, si sedette alla sua poltrona e poi fissò il cugino.
“Mi ascolti quando ti parlo? Ho intenzione di prendermi cura di te.”
“No! Te l’ho già detto! Non voglio!”
“Perché?”
“Mi hai sempre ignorato! Perché adesso improvvisamente ti interessi a me?” Drake si stupì di quello che suo cugino stava dicendo. Come poteva aver perso così tanto terreno in un attimo? Avevano già fatto quel discorso e gli aveva già dato una risposta!
“Kade… ti ho detto che c’è qualcosa per cui io sono costretto…”
“E’ facile così, non credi? Ti basta dire che c’è qualcosa che non posso sapere!”
“Kade… ti ho detto che te lo dirò..”
“Tutte scuse! Che cosa vuoi da me Drake?” La voce di Kade si era alzata ed ora stava urlando. Non era da lui un comportamento come quello e Drake si rese conto di dover fare qualcosa e di doverla fare subito! Non poteva vedere suo cugino in quello stato, doveva assolutamente agire, stava di nuovo per crollare… eppure credeva di essere arrivato così vicino alla sua stabilità…
“Calmati ora. Non sei lucido.”
“Tu sai sempre tutto, tu proteggi tutti… sono un uomo! Non una femminuccia da proteggere!”
“Si protegge chi si ama, indipendentemente dal suo sesso.” La voce di Drake si era abbassata e si era fatta stranamente fredda. Non voleva usare quel tono con Kade, ma… come poteva non capire? Non glielo aveva ancora fatto capire? Aveva pronunciato delle parole profonde, Kade non poteva capire quanto lo fossero, ed anche Drake si guardò bene dal comprendere, o dall’ammettere, quale fosse il loro vero significato. Voleva bene a Kade, solo questo si era permesso di ammettere, in maniera diversa che a suo fratello, ovviamente, ma non voleva interrogare se stesso su quanto quell’affetto fosse profondo, o quanto lo fosse diventato in quei pochi giorni, per non conoscere una risposta che era lì, pronta ad essere scoperta, ma troppo pesante per essere realmente rivelata.
Kade sembrava del tutto sbigottito. Non si aspettava una risposta del genere, ma il suo cuore in tumulto continuava ad urlargli di non fidarsi, era solo una menzogna. Se anche ora poteva guardare i suoi occhi accendersi di determinazione, a volte di calore, o di dolcezze, era solo un’illusione, presto Drake si sarebbe voltato, ed allora… non era più un bambino, non poteva limitarsi a guardare di nascosto, ora doveva affrontare il suo nemico, anche se il suo animo, in lotta con il cuore, continuava a chiedere un’occasione, per ritrovare una pace persa da così poco tempo, ma che sembrava lontana da tutta la vita.
“A te non interessa niente di me! Altrimenti non mi avresti lasciato lì! Saresti venuto a prendermi!” Drake sembrava profondamente colpito dalle parole di Kade, dalle lacrime trasparenti ma palpabili che gli bagnavano gli angoli degli occhi e che lui faticava, lo si poteva capire chiaramente dai pugni serrati e dai denti che mordevano forte il labbro inferiore, a trattenere.
“Kade… se si sapesse… tu potresti essere accusato con me… ed io non voglio… tengo troppo a te per…”
“Per cosa? Cos’è questo tragico segreto?” Kade stava di nuovo urlando, ma la paura si era impossessata nuovamente di lui, gli aveva riportato alla mente tutti quei ricordi confusi, quelle sensazioni orribili che non facevano che tormentarlo. Seppur inconsciamente stava mettendo alla prova Drake, voleva… doveva scoprire se avrebbe avuto la forza, il coraggio ma soprattutto la voglia di rimanere al suo fianco. Ancora non si capacitava di come in quei pochi giorni tutti i suoi sentimenti di bambino, che si era obbligato a seppellire nel fondo dell’anima, fossero tornati a galla ed il bisogno che aveva da quando non era che un piccolo che si atteggiava ad uomo, avesse ripreso il suo posto. Aveva bisogno di Drake, ma non poteva permettersi di ammetterlo né tanto meno di aggrapparsi a questo bisogno e vederlo andare via.
“Mi piacciono gli uomini! Dannazione! Sei contento ora?”
Drake non aveva alzato la voce, ma nel silenzio che aveva seguito le urla di Kade le sue parole erano suonate forti come cannonate in una giornata limpida e serena.
Kade rimase immobile, certo di non aver capito quello che Drake avesse detto. Non poteva davvero essere…
Un ciocco di legno crepitò nel fuoco e cadde tra le braci incandescenti facendo alzare le fiamme. La pioggia era fitta, continuava a martellare le finestre ed i pesanti tendaggi tirati permettevano di specchiarsi in un cielo di piombo.
L’animo di Kade era nelle stesse condizioni.
Improvvise nuvole grigie si erano impossessate di tutto, lasciandolo in balia di una tempesta senza precedenti. Non riusciva a credere alle parole di Drake… Drake… era… era come lui… lui avrebbe potuto…
Il cuore urlò a gran voce che era diverso, che avrebbe potuto in mille occasioni, ma che invece era sempre stato un porto sicuro e non una tempesta dalla quale scappare. La mente però era presa dal panico, aveva giurato a se stesso di non permettere mai più che succedesse… ed adesso Drake… aveva persino dormito con lui!
Drake vide gli occhi di Kade farsi scuri e poi vacui. Sentì il cuore fermarglisi nel petto, vide la paura in quelle iridi di cui ricercava costantemente l’attenzione, pur senza rendersene conto, ed il mondo gli crollò addosso con tutto il suo immenso peso, lasciandolo distrutto ed affranto.
Fece un passo verso di lui ma Kade si tirò bruscamente indietro.
Quella fu la goccia che fece traboccare il vaso della sua disperazione. Sapeva che Kade lo avrebbe odiato, pensava che si sarebbe arrabbiato, era persino pronto al suo disgusto, per quanto la cosa avrebbe potuto ferirlo, ma vederlo così… vedere che aveva paura di lui… quello non poteva davvero accettarlo, il cuore era ancora lì, immobile nel petto e Drake credette che non avrebbe ripreso a battere mai più.
Passò accanto a Kade che si ritrasse bruscamente, ed a quella vista accelerò i passi che lo separavano dalla porta, l’oltrepassò e se la richiuse alle spalle, lasciando che il dolore sparisse per lasciare il posto al nulla più completo.
Kayleen osservò la pendola del salottino verde in cui era seduta con Alex e si mosse agitata sulla poltrona.
“Principessa, che c’è?” Alex era sempre attento ad ogni minimo cambiamento nell’atteggiamento della cugina e quel pomeriggio era particolarmente assorta, tanto da avergli permesso di mangiare la sua regina senza opporre alcuna resistenza.
“Sono le quattro…”
“Già… hai un appuntamento?” Alex provò a scherzare ma Kay sembrava lievemente turbata.
“Kade… possibile che dorma ancora?”
“Effettivamente è strano… anche Drake è sparito… bene!” Alex si alzò dalla poltrona battendosi le mani sulle ginocchia ed offrì il braccio alla cugina che lo guardava senza capire.
“Andiamo a vedere che fine hanno fatto i nostri fratelli?” Accompagnò la frase con un sorriso talmente dolce che Kayleen arrossì, convinta che quello fosse il sorriso più bello che avesse mai visto, ed apparteneva all’uomo più bello, stupendo, dolce e gentile che avesse mai conosciuto. Ricacciò indietro quei pensieri e cercò di concentrarsi solo su Kade. Il fatto che non fosse sceso né per la prima, né per la seconda colazione non l’aveva realmente impensierita, sapeva che la sera prima era stato sottoposto ad una dura prova, ma continuare a non vederlo fino a quell’ora del pomeriggio, la stava seriamente preoccupando.
Alex chiamò Sterns che accorse prontamente al richiamo del Marchese. “Sì mio signore?”
“Sterns dove sono mio fratello e mio cugino?”
“Sua Grazia è uscito a cavallo… il Conte credo sia nello studio del Duca.”
“Cosa?? Drake è fuori con questo tempo??”
“Sì signore, l’ho incontrato mentre usciva circa due ore fa, mi sembrava piuttosto… pensieroso… se mi posso permettere… signore…”
Alex si incupì. Che diavolo poteva essere successo per far uscire Drake con quell’acquazzone?
Improvvisamente capì. Sapeva perché Kade non si era fatto vedere e sapeva perché Drake era fuori: gli aveva rivelato la verità.
Senza dire nulla prese Kayleen per mano ed entrò come una furia nello studio che una volta era stato di suo padre. Kay lo seguì senza capire e senza opporre la minima resistenza all’essere trascinata. Non capiva niente di quello che era successo e stava accadendo, ma sentiva che non era niente di buono.
Ad entrambi ci volle un attimo per capire dove fosse Kade. Le lampade si erano smorzate ed il fuoco lambiva gli ultimi rimasugli dei ciocchi che erano stati posti al suo cospetto.
Fu Kayleen ad individuare la posizione del fratello per prima e Alex si voltò di scatto verso di lei quando un grido soffocato di puro terrore le uscì dalle labbra, prima che le mani potessero coprirgliele.
“Ma che…” Alex non riusciva a capire che cosa stesse succedendo.
Kayleen corse al fianco del fratello, era seduto nell’angolo sinistro della stanza, vicino alle pesanti tende che, quando erano accostate, coprivano le due ampie finestre che davano sul patio. Aveva gli occhi persi nel vuoto, le gambe erano rannicchiate al petto e le braccia le stringevano con una forza tale da fargli diventare le nocche delle dita bianche per lo sforzo.
“Kade! Che… che ti è successo?” Kay era sull’orlo delle lacrime ma Kade non sembrava accorgersene, continuava a fissare il vuoto davanti a sé, come se in esso vedesse chissà quali meraviglie… o quali orrori…
“Edward… Drake…”
“Cosa? Ti ha fatto qualcosa?”
“No!” La voce di Kade si era alzata per poi riabbassarsi quando riprese a parlare. “Io… lui… come posso…?”
Le sue frasi non avevano senso e Kayleen si rendeva perfettamente conto che lo shock doveva essere stato grande, se davvero aveva capito quello che suo fratello voleva significare con quelle parole sconnesse.
“Alex… ti prego… aiutami…”
Alex non riuscì a resistere al tono di supplica che c’era nella voce di sua cugina anche se la rabbia che provava in quel momento verso quell’essere ignobile del cugino era troppo forte. Vedere il suo sguardo terrorizzato gli faceva ribollire il sangue nelle vene. Che si era messo in testa? Drake era sempre lo stesso, continuava ad essere l’uomo unico di sempre, ed era quello che avrebbe dato un mano o una gamba pur di aiutarlo! E lui se ne stava seduto a terra come se avesse visto il diavolo in persona! Non riusciva sopportarlo! Indugiò solo un altro attimo, poi gli occhi di Kayleen si piantarono nei suoi tanto da lasciarlo senza fiato per il dolore che vi leggeva dentro.
“Non so che cosa tu gli abbia detto bastardo… ma giuro che se gli succede qualcosa…”
“Alex, Kade… tu non sai cosa…”
“Niente!” Kade aveva urlato di nuovo, e stavolta la risposta era rivolta ad entrambi. Non sarebbe successo niente a Drake, ne era certo… non poteva accadergli nulla…
Alex strinse la mascella per trattenere la rabbia, ben capendo che c’era molto di più di quello che Kade ammettesse e Kayleen potesse rivelare dietro il comportamento del cugino. Chiamò Sterns che accorse prontamente ed insieme portarono Kade nella sua camera. Kayleen gli tolse le scarpe e lo coprì con una pesante coperta mentre Alex rattizzava il fuoco acceso nuovamente poco prima, quando una cameriera aveva rassettato la stanza.
Alex si chiuse la porta alle spalle dopo aver mandato via il maggiordomo e si piantò, braccia incrociate al petto e gambe ben piantate a terra, di fronte al letto del cugino.
“Tu ora mi dirai tutto, volente o nolente, chiaro Kade?”
Il biondo fissò la sorella per un istante ma prima che nessuno dei due potesse aprire bocca Sterns bussò vigorosamente alla porta.
“Che c’è? Non vogliamo essere disturbati!”
“Sì Marchese, perdonatemi… è solo che…”
“Cosa?” L’impettito maggiordomo sembrava incerto sulle parole da dire ed Alex notò la sua indecisione comprendendo che non era un buon segno.
“Il cavallo di Sua Grazia… è tornato alle stalle… da solo…”
Alex impallidì visibilmente ed anche Kayleen. Kade, nonostante non fosse affatto lucido balzò in piedi con il volto cinereo e gli occhi spalancati.
“Brutto bastardo…” Alex ringhiò quell’insulto a denti stretti, senza neanche voltarsi perché il destinatario di quelle parole aveva ben compreso, era profondamente conscio che, qualsiasi cosa fosse accaduta a Drake, sarebbe stata solo colpa sua… e lui non poteva accettare…
“… Mi piacciono gli uomini!...”
Quelle parole gli tornarono in mente permettendo ad un’altra ondata di panico di diffondersi in tutto il suo essere.
Alex oltrepassò Sterns e gli ordinò di preparare la stanza del fratello mentre lui andava a cercarlo.
Kayleen intanto cercò di far rimettere il fratello sdraiato, ma senza alcun successo. Il Conte si infilò nuovamente gli stivali che indossava fino a pochi attimi prima e chiese alla sorella di lasciarlo solo il tempo che potesse rinfrescarsi e cambiarsi.
Kay non capì il perché di quel comportamento ma assecondò la volontà del fratello maggiore, ben decisa ad aiutarlo in ogni modo fosse stato necessario a tornare quello che era fino a pochi mesi prima.
Alex corse alle stalle e prese il cavallo di Drake che era ancora sellato, gli saltò in groppa in tutta fretta e cerco di spiegare al cavallo che doveva portarlo da Drake. Era un animale intelligente ed era molto legato al padrone, Alex era certo che fosse tornato a casa per avvertirlo… forse era stato Drake stesso a mandarlo… sì certo, magari era scivolato e si era ferito ad una gamba…
Alex non osò pensare a niente di peggio, non poteva perdere anche suo fratello… se fosse accaduto…
Ricacciò indietro i cattivi pensieri e spronò il cavallo in una corsa serrata, incurante della pioggia e del vento che gli sferzavano il viso, le mani senza guanti o manopole e l’acqua che aveva di già inzuppato i pochi indumenti con cui era uscito.
Doveva trovare Drake, e doveva farlo in fretta.
Alex rientrò in casa urlando perché lo aiutassero.
Sterns accorse e la scena che gli si presentò davanti lo lasciò senza sapere bene cosa fare per un attimo.
Alex era fradicio, gocciava acqua dai vestiti e dai capelli che gli si erano appiccicati sulla fronte. La cosa però che colpì maggiormente Sterns fu quello che trasportava.
Drake era tra le braccia del fratello, completamente bagnato, sporco di fango e con una lunga striscia di sangue che scendeva dalla fronte lungo il lato sinistro del viso contrastando con forza con il pallore delle guance esangui.
Il maggiordomo si riscosse e chiamò a gran voce Davey, il cocchiere di Kade, mentre il suo padrone e sua sorella facevano la loro apparizione in cima alle scale. Kayleen non riuscì a trattenere un gemito di paura mentre Kade si appoggiò alla parete che aveva alle spalle nel tentativo di non lasciarsi cadere. Come poteva essere accaduto? Perché tutto quello stava succedendo proprio a lui?
Alex, aiutato da Sterns salì le scale in tutta fretta e portarono Drake nella sua camera, mentre Davey volava ad avvertire il dottor Seymour, che fortunatamente viveva non troppo lontano. Alex pregò che facesse in fretta e che Drake stesse bene, nonostante la paura e la rabbia provassero a prendere il sopravvento sulla razionalità.
Spogliarono completamente Drake e gli misero una pesante camiciola in lana prima di metterlo nel letto, pulirgli accuratamente il viso dal sangue che si stava rapprendendo ed attizzare il fuoco aggiungendo numerosi altri ciocchi che potessero tenere la stanza al caldo.
Alex implorò Dio di ridargli suo fratello sano e salvo, non avrebbe mai accettato… e di certo Kade l’avrebbe pagata molto cara se Drake avesse subito qualcosa di più di un profondo taglio.
L’aveva trovato non troppo distante dalla casa, in una piccola radura all’inizio del boschetto di loro proprietà. Era a terra, con il viso nel fango, un grosso ramo caduto ad intralciare la strada ed un altro spezzato accanto a lui. Capì che il cavallo doveva essersi spaventato per il robusto tronco che si era improvvisamente trovato di fronte, magari appena caduto, e Drake doveva in qualche modo aver perso l’equilibrio ed essersi scontrato con un ramo, tanto da ferirsi la fronte e cadere da cavallo.
Non gli importava nulla della dinamica dei fatti, voleva solo che tutto andasse per il meglio, e voleva svegliarsi da quell’incubo.
Il dottor Seymour entrò velocemente nella stanza senza neanche bussare. Sterns si era ritirato per andare a prendere acqua calda, bende ed asciugamani da poter porgere al dottore ed era rientrato con l’uomo al suo fianco.
Seymour era un uomo di mezza età, alto e snello, ancora scattante, sembrava un fascio di nervi e muscoli pronti a guizzare, nonostante l’estrema magrezza.
Si informò velocemente su cosa fosse accaduto e quando provò a far uscire tutti dalla stanza trovò la ferma opposizione di Alex, Kayleen era sempre ferma in un angolo e solo in quel momento, mentre il medico cominciava a visitare Drake, lui si rese conto che la cugina era stata sempre lì, sin da quando aveva salito le scale. Si disse che, non appena quella storia fosse finita, avrebbe chiesto a Kayleen di diventare la sua fidanzata, ma fino ad allora doveva rimanersene buono. Andò dalla cugina e le prese la mano nel tentativo di rassicurala. Si ritrovò invece a stringere le lunghe e sottili dita di lei per contenere il timore e per trarre egli stesso forza.
Kade continuava a rimanere fermo sulla soglia della porta, né dentro né fuori, incerto sul da farsi.
In lui si agitavano gli stessi furiosi venti che scuotevano forte le imposte delle finestre chiuse e battevano con incessante vigore sui vetri. Drake era sempre stato importante, un punto di riferimento nonostante con gli anni avesse cercato di essere sempre più distaccato, tanto da cominciare a dargli del voi quando lui aveva ereditato il titolo che era stato di suo padre.
Era un modo per tenere le distanze ed assicurare a se stesso che non era affatto la persona importante che aveva sempre creduto. Si ingannava.
In quei giorni Drake era sempre stato al suo fianco, era riuscito a farlo sentire al sicuro, grazie alla sua vicinanza aveva potuto riposare tranquillo, era riuscito persino ad uscire indenne dallo scontro, tutto sul piano psicologico, con Edward. E questo lo doveva solo a quell’uomo che da sempre ammirava ed a cui teneva in modo molto più profondo di quello che avesse mai voluto ammettere.
Da bambino diceva spesso a sua madre di volere molto bene al cuginetto Drake, ma crescendo… aveva dimenticato quelle parole, seppellito quei sentimenti in fondo al cuore e, dopo averli chiusi a chiave, aveva dimenticato il luogo in cui essa era posta. Drake però era riuscito ad aprire porte e serrature senza alcuno sforzo né alcuna chiave.
Strinse forte i pugni e pregò Dio di perdonarlo per tutti i peccati commessi, primo fra tutti ridurre Drake in quelle condizioni permettendo alla paura che nutriva nei confronti di un altro di prendere il sopravvento con chi, invece, lo stava proteggendo.
Il dottore rimase per diverso tempo ad affaccendarsi attorno a Drake, lo visitò accuratamente e gli ricucì il taglio sulla fronte, assicurò che non sarebbe rimasta che una piccola cicatrice e che Drake era in perfetta saluta, aveva solo preso troppo freddo e perso un po’ troppo sangue, gli sarebbero bastati alcuni giorni di riposo assoluto in un bel letto caldo e sarebbe tornato come nuovo.
Alexander finalmente ricominciò a respirare e strinse la mano di Kayleen con forza, per comunicarle tutto il suo sollievo mentre un grazioso sorriso le dipingeva le labbra. Si ripromise che presto l’avrebbe baciata ed accompagnò il dottore alla porta.
Kade era ancora lì, immobile ed appoggiato allo stipite, come se avesse la necessità di sostenersi a qualcosa perché le gambe non erano molto liete di sostenerlo e forse non lo avrebbero fatto ancora a lungo.
Alex gli passò accanto senza degnarlo di uno sguardo ma Kade non se ne accorse nemmeno. Una volta che furono rimasti soli Kayleen gli si avvicinò e gli poggiò una mano sul braccio sorridendogli dolcemente.
“Stai bene Kade?”
“Sì… non ti preoccupare piccola.” Sorrise a sua sorella ma un istante dopo, rendendosi conto del nomignolo che usava sempre con lei, si ricordò che qualcun altro usava quello stesso soprannome.
Si chiese se Drake lo considerasse un fratellino da accudire e per un attimo pregò che non fosse così: lui voleva essere un uomo da stimare e rispettare, uno a cui affidarsi, non uno da proteggere e basta.
Alex rientrò nella stanza dopo poco, prese una sedia e si sedette accanto al letto del fratello. Non fece in tempo a rilassarsi contro lo schienale che due occhi neri, ancora confusi e stanchi presero a fissarlo.
“Che… ahia… ma che…”
“Idiota!!” Alex tuonò quella parola tanto che Kay si volse sconvolta a guardare il cugino. Era sempre così dolce con lei… sorrise divertita dall’espressione di sollievo che esprimevano i suoi occhi, in contrasto con la finta ramanzina che di certo si stava per apprestare a rifilare al povero fratello ferito.
“Come diamine ti è saltato in testa di uscire con questo tempo? Sei un incosciente! Ah ma questa è l’ultima volta che ti salvo!! La prossima ti lascio ad affogare nel fango!”
Drake sollevò una mano fino ad afferrare una manica della camicia zuppa del fratello e lo tirò giù fino a farselo finire tra le braccia. Lo strinse con tutta la forza di cui disponeva in quel momento e quando la sua voce parlò non era che un sussurro, ma le orecchie di Alex percepirono ogni lettera, ed il suo cuore si gonfiò di affetto.
“Ti voglio bene…”
“Anche io… scemo!”
Si sollevò e gli sorrise felice, anche Kayleen sorrideva guardando la scena tra i due fratelli e facendo un passo verso il letto guardò Drake.
“Sono felice che tu stia bene cugino.”
“Grazie cugina.” La voce di Drake era bassa, non solo perché non si era ancora del tutto ripreso dalla caduta, ma soprattutto perché non voleva guardare di nuovo negli occhi Kade e la presenza di sua sorella, gli aveva fatto, inevitabilmente, pensare a lui. Non si era ancora accorto della sua presenza, ed era assolutamente certo che non lo avrebbe visto a lungo. Di certo non voleva più avere niente a che fare con lui.
Alex notò lo sguardo improvvisamente remoto del fratello e poi spostò gli occhi su Kade. Il cugino era fermo sullo stipite della porta. I suoi occhi erano un mare in tempesta, un miscuglio di emozioni indecifrabili e probabilmente confuse anche per chi le stava provando. Lasciò andare un profondo sospiro e prese Kayleen per mano.
“Andiamo principessa… devono parlare…”
Kayleen si limitò ad annuire e solo in quel momento Drake capì che Kade era anche lui lì nella stanza. La felicità di sapere che si era preoccupato per lui svanì nel ricordo dei suoi occhi terrorizzati e nel vederlo immobile sulla porta, incerto se entrare o meno. Alex era già arrivato sulla soglia della stanza quando tornò indietro e sussurrò alcune parole all’orecchio del fratello, poi tornò a prendere Kayleen per mano ed insieme uscirono chiudendosi l’uscio alle spalle.
Il viso di Drake era di nuovo pallido, i suoi occhi erano diventati due fessure ed emanava un alone di nera distruzione che avrebbe fatto scappare chiunque.
Fece per alzarsi ma improvvisamente il mondo cominciò a roteare vorticosamente e non cadde sul letto, ma vi si ridiscese delicatamente solo perché due braccia lo aveva affettato in tempo ed ora lo stavano stringendo per depositarlo sul morbido materasso di piuma.
Drake osservò suo cugino tirargli le coperte fino alle spalle, gli occhi allargati per lo stupore. Si ricordò improvvisamente delle parole di Alex ed allora la sua rabbia tornò.
“Che ti ha fatto?”
Kade sussultò per il tono freddo e tagliente di Drake e tenne gli occhi bassi per non incontrare quelli de cugino.
“Niente…”
“Dimmi cosa ti ha fatto quel bastardo… ora!”
Drake non aveva alzato la voce, anzi l’aveva abbassata tanto da far apparire le sue parole un ringhio sommesso e minaccioso. Kade su costretto da una mano che gli si posò poco gentilmente sotto il mento ad alzare il viso ed a specchiarsi negli occhi di Drake
Due pozzi neri come una notte senza stelle, l’oscurità del mare in tempesta, due tizzoni ardenti che sfrigolavano per venir accesi, non aveva voluto vedere tutto questo pochi istanti prima, ed ora quelle iridi scure reclamavano il contatto con le sue.
“No! Non è niente che…”
“Lo ucciderò, qualsiasi cosa sia stata.”
“No!”
C’era di nuovo il terrore negli occhi di Kade, ma Drake capì che non era spaventato da lui ma per lui. Aveva paura che gli potesse accadere qualcosa forse, in ogni caso avrebbe avuto la sua vendetta e Kade sarebbe stato di nuovo sereno, non doveva più preoccuparsi di niente.
Improvvisamente capì perché aveva avuto così tanta paura alla sua rivelazione, ma il pensiero che potesse averlo paragonato a quel mostro gli fece accapponare la pelle e spezzare, di nuovo, il cuore.
Il silenzio era piombato tra di loro come il fulmine che pochi istanti prima era caduto non troppo lontano illuminando uno squarcio di cielo nero oltre le finestre, sulle colline che facevano bella mostra di sé a chiunque si fosse affacciato per vederle.
E come al fulmine segue sempre il boato del tuono, allo stesso modo le successive parole di Kade, pronunciate a voce insolitamente bassa e calma, rimbombarono nella stanza e nella mente di Drake come se quel rombo in lontananza fosse esploso nelle sue orecchie.
“Mi ha violentato.”
FINE CAPITOLO 4