
- terza parte -
DISCLAIMER: I pg, per loro
somma sfortuna, sono solo nostri ^_^, anche se, a dire il vero, non sappiamo
quanto Babbo Natale possa esser considerato una nostra proprietà…
^^’’’
NOTE: I viaggi in treno fanno male alla salute, in particolar
modo alla sanità mentale... perciò non prendetevela con noi
ma con le ferrovie ;P.
"... La renna al Polo Nord trotterellando va..."
Il silenzio seguito alle parole attutite che
non era riuscito a cogliere, il mancato rapido ritorno di Sekani e la strana
ansietà che si era formata nella sua mente, portarono Danya a disubbidire
al tacito ordine datogli da Sekani e lo fecero giungere in tempo alle spalle
di quest’ultimo per vedere l’incedere stentoreo della Befana verso
di lui.
“Be-Befana… cosa ci fai qui? Lui non… non crede!”
Al suono della voce balbettante e leggermente intimorita di Danya, Sekani si
voltò verso di lui, circondandogli istintivamente le spalle con un braccio
per attirarlo a sé.
Danya lo guardò con occhi immensi e con un timido sorriso sulle labbra,
prima che entrambi tornassero a rivolgere la propria attenzione alla donna che
aveva preso a ridacchiare.
“Infatti non sono qui per lui Danya, ma per te!”
Sekani, mentre cercava di assimilare razionalmente quello che stava avvenendo
davanti a lui, avvertì un forte tremito impossessarsi del corpo caldo
di Danya e questo lo indusse a stringerlo maggiormente, in modo protettivo.
Come era possibile che tutto quello che stava vedendo fosse reale?
Era forse stato contagiato da Danya ed aveva iniziato a comportarsi come lui?
O, ed il pensiero era ancora più inquietante, lui aveva sempre avuto
ragione e non lo aveva capito?
Eppure lo sapevano tutti che le credenze riguardanti Babbo Natale, slitte, Befana,
scope, folletti, renne che volavano, erano delle semplici invenzioni atte a
far sognare i bambini, no? O forse era vero il contrario?
Possibile che fosse tutto reale e che solo la purezza degli innocenti permettesse
loro di viverlo? Che la crescita, le amarezze e le disillusioni quotidiane causassero
un velo d’ombra sugli occhi e nella mente, che oscurava tutto ciò
che era stato reale da fanciulli?
Sekani era certo di non riuscire a ragionare lucidamente, e probabilmente era
proprio questa la chiave che gli permetteva di far parte di ciò che stava
accadendo, lasciare sciolte le briglie della fantasia e della possibilità,
senza crearsi muri di prevenzioni e congetture.
L’unica cosa di cui era assolutamente sicuro era che Danya era impaurito
e lui non avrebbe permesso che niente di male potesse succedergli, non fin quando
era lì a vegliare.
Per un attimo il pensiero che Danya fosse completamente sano di mente gli fece
accelerare il battito del cuore per le implicazioni che portava con sé,
ma si ripromise di godersi la felicità solamente quando la fonte della
preoccupazione del *suo* Danya fosse scomparsa.
“Pe-per me?”
“Esatto! La vacanza è finita, è ora di tornare sulla Via
Lattea signorino!”
Il tono gongolante ed al contempo arcigno della vecchietta li colpì come
una folata gelida di vento invernale, mentre le parole pronunciate si annidarono
nel petto di entrambi i ragazzi con la stessa intensità di un fiocco
candido di neve che si posa sulla pelle nuda.
“Cosa?” Sekani e Danya lo pronunciarono all’unisono, senza
neanche rendersene pienamente conto.
“Devi ricominciare a svolgere i tuoi compiti, Babbo Natale è stato
fin troppo clemente nei tuoi confronti, se fosse stato per me ti ci avrei riportato
immediatamente! D’altronde lui è sempre stato troppo buono con
te, non mi ha neanche permesso di punirti come si deve quando mi hai spiato
mentre mi preparavo! Per non parlare di quando ti sei nascosto nella sua slitta
e sei caduto giù sulla terra, perdendoti e costringendolo a venire a
recuperarti! Sei sempre stato una fonte di guai!”
“Ma io non l’ho spiata! Ero solo venuto a chiamarla per ordine di
Marhui!”
“Sì, sì, certo! Ed ora andiamo!”
Sekani si fece avanti, mettendosi quasi a scudo di Danya, e guardò molto
freddamente la Befana.
“Lui non si muove di qui. Danya vuole restare con me e lo voglio anche
io, perciò non torna affatto sulla Via Lattea.”
Danya fissò sconvolto Sekani, sentendo che una gioia senza precedenti
lo invadeva, irradiandosi a partire dal centro del suo petto.
“Ahahaha e credi di impedirmelo tu? Ahahah!”
La risata stridula di quella vendicativa vecchietta fu l’ultima cosa che
i sensi vigili di Sekani captarono, prima che il suo corpo fosse avvolto da
un’insolita luminescenza violacea e perdesse coscienza.
“Noooooooooooo! Che gli hai fatto?”
Danya si accasciò accanto a Sekani, prendendo la sua testa sulle sue
ginocchia ed iniziando ad accarezzargli freneticamente il volto ed i capelli,
chiamandolo incessantemente, senza quasi prestare più attenzione alla
Befana che gli si era accostata.
“Dorme, sta tranquillo! Credi che potrei mai fare del male a qualcuno?
Patetico sciocco! Ora riposerà fino a mattino inoltrato… e quando
si desterà non rammenterà più nulla di questa notte e di
tutti i giorni in cui ha avuto a che fare con te. Gli ho cancellato i ricordi
che ti riguardano… ahahah!”
Danya ansimò violentemente, quasi l’aria si rifiutasse di entrargli
ancora nei polmoni.
“Pe-perché l’hai fatto!!! Non dovevi!!!”
“Smettila di urlare, non servirà a nulla. Così ho stabilito
e così sarà, ed ora avanti, o vieni con le buone od addormento
anche te!”
Danya iniziò a piangere di rabbia e scosse testardamente la testa, non
avrebbe lasciato Sekani per nulla al mondo. Aveva trovato qualcuno che lo faceva
sentire speciale e per cui avrebbe fatto qualsiasi cosa, anche se negli ultimi
giorni non avevano più avuto quella sorta di intimità e reciproca
armonia che aveva avvertito sin da quando avevano parlato per la prima volta,
Danya non voleva rinunciare ad ottenerla di nuovo, ed era certo che le azioni
di quella sera di Sekani fossero prova evidente del suo affetto nei suoi confronti.
Non voleva, non poteva lasciarlo. Danya strinse più forte Sekani a sé
e guardò con sfida la Befana, cadendo senza neanche accorgersene in un
nero oblio privo di percezioni.
Danya si risvegliò in un’ovattata
atmosfera, era avvolto in nivee e soffici coperte e tutto attorno a sé
sembrava brillare di luce propria. Impiegò un solo istante per riconoscere
il posto in cui si trovava e sentì il proprio cuore sprofondare, vittima
di un senso di perdita ed amarezza indicibili.
Si alzò svogliatamente e si accorse di essere ancora vestito con gli
abiti di Sekani ed il suo cuore ebbe una nuova fitta, ma cercò di non
pensarci e si recò alla ricerca di Babbo Natale.
I corridoi della grande villa apparivano vuoti e silenziosi e Danya se ne chiese
la motivazione, visto che solitamente il giorno dell’Epifania risuonavano
di voci e suoni a causa della festa che si sarebbe svolta l’indomani.
Ogni anno, il sette gennaio, folletti, orfani, assistenti, aiutanti, Babbo Natale
e la Befana, festeggiavano il buon esito delle loro fatiche con un grandioso
pranzo preparato dalle volenterose donne folletto, che culminava con lo scambio
reciproco di piccole sorprese preparate al riparo degli occhi curiosi degli
altri e che sanciva l’inizio del mese di ferie che era loro concesso.
Era una giornata attesa al pari del Natale ed usualmente non avrebbe visto l’ora
di parteciparvi anche lui, mentre ora… l’unico pensiero su cui riusciva
a concentrarsi era l’immagine di Sekani, sdraiato a terra sul freddissimo
pavimento di marmo e senza di lui.
Arrivato all’ingresso la sua attenzione venne attirata dal grande orologio
a forma di dono che campeggiava sulla parete e che indicava le dieci e venti
del sette gennaio.
Aveva dormito un intero giorno ed ecco perché non si vedeva anima viva
in giro, erano tutti sicuramente intenti a preparare le tavolate presso il laghetto
ghiacciato, usuale luogo di ritrovo destinato alle occasioni comunitarie.
Danya sentì una morsa stringergli lo stomaco e si rese conto che in quel
momento Sekani si era già recato a lavoro, considerato che gli aveva
detto che avrebbe ripreso la mattina successiva all’Epifania.
Sekani…
Danya si portò una mano al petto e poi fino alle labbra, tentando di
trattenere il nuovo afflusso di lacrime che sentiva pungere agli angoli degli
occhi.
Una mano sulla sua spalla gli strappò un ansimo di sorpresa e lo fece
girare, permettendogli di incontrare il dolce sorriso contenuto negli occhi
verdi di Tobias.
“Ti stavo venendo a svegliare, dormiglione!” Il tono tenero e l’assenza
di accuse e rimproveri ruppero l’argine che fino ad allora aveva ancorato
il pianto agli occhi di Danya e gli permisero di fuoriuscire con un impeto ed
una violenza che gli costarono anche sonori singhiozzi.
Tobias lo avvolse in un abbraccio lievemente impacciato e gli passò la
mano tra i capelli per calmarlo, prendendo poi a massaggiargli delicatamente
le spalle contratte.
“Shh… va tutto bene piccolo.”
Danya dimenò furiosamente la testa in un assoluto diniego, senza tentare
di aggiungere qualcosa che, al momento, non riusciva nemmeno a mettere in ordine
nella sua mente.
Tobias lo lasciò sfogare a lungo, come mai aveva probabilmente fatto,
e poi gli asciugò gentilmente gli occhi con un fazzoletto immacolato,
estratto con perizia dalla larga manica della casacca verde bosco che indossava.
In quel momento apparve anche Babbo Natale che carezzò dolcemente il
capo a Danya e gli fece sollevare piano il mento in modo da incontrare il suo
sguardo velato dalle gocce salate.
“Bentornato a casa Danya, ci sei mancato.”
Danya riuscì solamente ad annuire, mentre altre lacrime prendevano il
posto di quelle già scomparse.
“Hai pensato davvero che ti avessimo abbandonato? Ho solo voluto realizzare
il tuo desiderio di provare a trascorrere il Natale sulla terra… e poi
ti ho riportato qui dove tutti quanti attendevano il tuo ritorno, anche tu volevi
rivedere Tobias, me e gli altri, no?”
Danya si morse forte il labbro inferiore ed annuì nuovamente, anche se
più stentatamente.
Tutti si mostravano ancora una volta eccezionali e pieni di premure nei suoi
confronti, e lui, di nuovo, si sentiva un ingrato, preso com’era dall’unica
idea di voler tornare immediatamente da Sekani.
Sekani… lui ormai aveva perso memoria di quei giorni, e per lui era tornato
ad essere un anonimo e sconosciuto estraneo…
Danya tentò di cancellare il sorriso dell’altro dalla propria testa,
ma sembrava che i suoi occhi azzurri, i corti capelli ribelli, il volto dalle
espressioni mutevoli, le sue labbra calde e morbide, i baci e gli abbracci che
si erano scambiati, non volessero sparire dalla sua testa, ma pulsassero inesorabilmente
per fargli perdere ancora il controllo delle proprie emozioni.
“Avanti Danya, se ti sei tanto affezionato a quel ragazzo avrai la possibilità
di vederlo per un attimo il prossimo Natale, quando sorvoleremo la sua casa,
se tu sarai nuovamente una delle renne prescelte per accompagnarmi!”
Per un attimo speranza e rimpianto colmarono Danya fino a stordirlo poi, senza
aggiungere nulla, annuì, sorridendo debolmente per far sparire la preoccupazione
dagli occhi vigili di Tobias.
“Dai piccolo, andiamo a mangiare, Gwen ha preparato tutti i tuoi piatti
preferiti, in onore del tuo rientro! D’altronde sei sempre stato uno dei
suoi favoriti!”
La voce scherzosa di Tobias e la pacca d’incoraggiamento di Babbo Natale
gli fecero racimolare un nuovo sorriso, appena forzato, e lo convinsero a presentarsi
alla festa, benché non ne avesse alcuna voglia.
I saluti festanti di tutti quelli che aveva imparato a considerare suoi amici
nel corso degli anni, non riuscirono a sollevargli minimamente lo spirito, ma
anzi lo fecero sentire ancor più fuori posto.
Possibile che pochi giorni avessero cambiato così radicalmente la sua
vita?
Era bastato abitare sulla terra meno di quindici giorni per rimanerne segnato
tanto a fondo?
Od era semplicemente stata la presenza di Sekani accanto a sé a farlo
attaccare così tanto a quella diversa vita?
Sekani gli era entrato dentro talmente in profondità da fargli desiderare
di rimanergli accanto per sempre… come era possibile tutto questo?
Perché stava accadendo tutto a lui?
Mai festa gli sembrò tanto sbagliata e fredda, mai pietanze che aveva
amato e di cui era stato goloso, gli apparvero insipide, nonostante si sforzasse
di partecipare attivamente, e mai doni che ricevette e che proclamavano silenziosamente
tutto l’affetto che gli altri nutrivano nei suoi riguardi, gli diedero
sensazioni così insignificanti e del tutto secondarie a ciò che
sembrava bruciargli dentro e che urlava il nome di Sekani.
Chissà cosa stava facendo in quel momento… chissà con chi
parlava, chi guardava, a chi sorrideva, chissà come stava… se gli
mancava almeno un po’… anche se sapeva che era impossibile visto
che non serbava ricordo alcuno della sua esistenza.
Danya a quell’ulteriore sollecitazione malvagia della sua mente senza
redini ed alla comparsa della Befana, che lo guardò con un sorrisetto
di soddisfazione sul viso, si congedò, con la scusa di essere ancora
stanco e si ritirò solitario nella sua stanza, volendo per lo meno essere
vicino a Sekani col pensiero e nei sogni.
Purtroppo invece il sonno, quando arrivò, fu popolato unicamente dalle
risate stridule della Befana e da un vago senso di angoscia. Sembrava che nemmeno
nel mondo onirico fosse destinato a vivere felicemente accanto a Sekani, e che
il solo tramite per averlo vicino fossero i tanti, piccoli, ricordi di quei
giorni passati al suo fianco.
Danya trascorse il mese di ferie per lo più chiuso nella sua camera,
con le uniche eccezioni di rare visite a Tobias, che si rendeva conto essere
in pensiero per lui più di tutti gli altri, in virtù dell’amore
che gli portava, e quando giunse il momento di ricominciare a lavorare e ad
allenarsi lo fece in modo assente e svogliato.
Passava i giorni nell'attesa di ritirarsi nel suo angolo appartato e ricordare,
pensare ed andare indietro nella memoria, altro non faceva.
Una mattina però, avvenne un qualcosa che cambiò il ritmo dei
suoi giorni e che gli fornì un nuovo modo per riavere accanto a sé
Sekani.
Tobias, impegnato nella consegna di un particolare richiesto da Marhui, stava
tardando leggermente ed aveva chiesto a Danya di avvertire Babbo Natale che
avrebbe fatto tardi al loro rituale giro di ispezione quotidiano. Danya si era
quindi diretto nelle stanze private di Babbo Natale e lo aveva trovato intento
ad osservare un globo lievemente traslucido che riconobbe istantaneamente, pur
avendone sentito unicamente parlare senza aver mai avuto occasione di vederlo
da vicino. Quella era la sfera incantata che rispecchiava la terra ed i suoi
abitanti e che serviva a Babbo Natale ed alla Befana per controllare i desideri
ed i comportamenti degli uomini e dei bambini da cui si dovevano recare al Natale
ed all'Epifania successiva.
Danya, vedendo l'interno di un'abitazione emergere sulla superficie tondeggiante,
ebbe un fremito che gli serpeggiò lungo tutta la schiena e che lo indusse
a salutare rapidamente Babbo Natale, al fine di non tradirsi. Aveva trovato
il modo per osservare nuovamente Sekani!
Da quel momento in avanti, ad ogni occasione che gli si presentava Danya approfittava
della sfera magica e occupava il suo tempo nel rimirare le giornate di Sekani.
Gli sembrava quasi di poterlo toccare per quanto gli appariva vicino in quegli
istanti e diverse volte i suoi occhi si appannarono a causa delle lacrime che,
non più prigioniere, si liberavano sulle sue gote, fino a scivolare alle
sue labbra che si aprivano solo per sussurrare il nome dell'altro.
Poterlo vedere lavorare, parlare con gli altri, svolgere le infinite mansioni
giornaliere che avevano condiviso, osservarlo tornare a casa la sera e sistemarsi
a dormire nel letto in cui aveva, a sua volta, riposato, lo riempivano di pace
ed angoscia.
Viveva con il timore di essere scoperto e di dover rinunciare anche a quei pochi
attimi rubati a spiare una vita di cui non faceva più parte ma che gli
mancava sempre di più.
Era straziante il poter essere unicamente muto spettatore dei giorni dell'altro,
ma era una consolazione a cui non avrebbe rinunciato mai.
Ormai aveva compreso di provare per Sekani qualcosa che andava oltre il semplice
affetto che aveva sempre nutrito per Tobias, Marhui, Najiya, Gwen e Babbo Natale;
era un sentimento totalizzante che lo faceva sorridere quando vedeva Sekani
sorridere a qualche suo giovane paziente e lo faceva star male quando lo fissava
sdraiarsi solitario nel grande letto dalle lenzuola profumate dal suo odore,
e che lo riempiva di un dolore inesprimibile quando rammentava i baci che si
erano scambiati sul soffice divano davanti alla televisione.
Quelle riflessioni, ogni giorno più intense e deleterie, non gli permisero
di concentrarsi sufficientemente sui compiti che gli sarebbero serviti per essere
scelto per il secondo anno come scorta di Babbo Natale. La mattina della Vigilia
infatti la selezione di Babbo Natale, che quell'anno lo rendeva quasi del tutto
indifferente, se non per il fatto che se positiva lo avrebbe portato un po'
più vicino a Sekani, non lo vide vincere, a favore invece di altri quattro
ragazzi che osservò esultare con l'allegria e la felicità che
aveva contraddistinto anche lui l'anno precedente.
Un sospiro gli sfuggì dalle labbra quando Tobias gli mise una mano sulla
spalla in atto di conforto, ma nulla di più rivelò la sua delusione,
molto inferiore a quella che si sarebbe aspettato.
Era come se nulla avesse davvero più importanza da quando aveva lasciato
la terra.
All'approssimarsi della partenza non scese nemmeno nel cortile insieme a tutti
gli altri a salutare coloro che si libravano nella fredda aria pungente, ma
si diresse a riposarsi, sperando in un oblio senza sogni, perché non
poteva sopportare di rievocare da sveglio l'anniversario di quello che era stato
l'incontro ed il periodo più importante di tutta la sua esistenza. Non
aveva neanche voluto accertarsi, tramite il globo, se Sekani sarebbe stato solo
in casa o se aveva accettato l'invito di quell'individuo mellifluo che, recentemente,
gli stava attaccato, nonostante il palese completo disinteresse da parte di
Sekani, come la resina al tronco di un albero. Non avrebbe retto al vederlo
festeggiare il Natale insieme a qualcun altro nella casa che aveva conosciuto
così bene e che lo aveva visto, appena un anno prima, ospite insolito
tra le sue confortevoli mura.
Piangendo silenziosamente, si coricò pesantemente sul letto dalle sterili
lenzuola rosse e chiuse gli occhi, sprofondando in un sonno apparentemente privo
di viaggi onirici.
Un intenso brivido di freddo fece quasi battere
i denti a Danya che si strinse di più le coperte addosso. Ancora avvolto
dalle spire del sonno si rese conto che le coltri non c’erano, probabilmente
scivolate via dopo essersi agitato per colpa di un sogno. Aveva pensato a Sekani
prima di addormentarsi ed immancabilmente aveva finito per ricordare i giorni
trascorsi con lui, il tutto però appariva sfumato, reso più vacuo
dall’atmosfera ovattata dei sogni. Sekani lo attendeva a braccia aperte,
lo baciava e lo accarezzava, riportandolo in quel mondo paradisiaco che aveva
potuto assaporare per pochi giorni, marchiati indelebilmente però nella
sua memoria.
Decise di aprire gli occhi per controllare dove fossero finite le coperte, nonostante
una vocina nella sua mente gli urlasse di rimettersi a dormire così da
poter sognare di nuovo Sekani.
Quando aprì gli occhi però gli ci vollero alcuni istanti prima
di comprendere che non si trovava nel suo letto. Si voltò su un fianco
per comprendere in quale luogo fosse, perché il soffitto bianco non era
un grande aiuto, e trovò Babbo Natale comodamente seduto su di una sedia
a dondolo, magicamente comparsa in un camino, che ora assomigliava più
ad una cornice di mattoni visto che la fuliggine e la cenere erano incredibilmente
scomparse, che sorseggiava una tazza di cioccolato fumante.
“Finalmente! Sono dieci secondi che aspetto che ti svegli!”
“Ma… tu non eri partito?”
“Certo… ti sembra forse il tuo letto?”
Danya si tirò su a sedere e si rese conto di non trovarsi affatto nella
sua stanza.
Diede un rapido sguardo attorno ma pochi elementi poterono già fargli
comprendere alla perfezione dove si trovava. Il divano in morbido tessuto bianco,
un plaid chiaro appoggiato lì per ogni evenienza, una libreria colma
di libri di medicina, il mobile in vetro per il televisore… era a casa
di Sekani!
“Ma… ma cosa…”
Danya stava trattenendo a stento le lacrime. Non capiva perché fosse
a casa di Sekani ed allo stesso tempo la paura e la voglia di rivederlo urlavano
contemporaneamente in lui mettendo in subbuglio ogni minuscola parte del suo
essere.
Non aveva voluto spiare Sekani nemmeno attraverso la sfera che permetteva di
vedere sulla Terra, ed ora che si trovava nella sua casa, a pochi metri da lui,
non sapeva quanto la risoluzione del suo animo sarebbe stata forte.
Aveva bisogno di vederlo ed allo stesso tempo era atterrito dalla consapevolezza
che Sekani non ricordava proprio niente di lui, di quello che avevano condiviso
l’anno passato, e forse, per lui, era anche meglio così.
In quell’anno aveva portato avanti la sua esistenza con tranquillità.
Danya aveva avuto l’impressione, a volte, che si fermasse per troppo tempo
ad osservare il cielo dalla finestra della sua camera o dal parco vicino l’ospedale
in cui, spesso, pranzava da solo. In quegli undici mesi aveva potuto vedere
quanto l’esistenza di Sekani fosse vuota, gli doleva il cuore nel vederlo
così solo, ma sapeva anche che, presto, sarebbe arrivato qualcuno che
gli avrebbe occupato la vita e lo avrebbe reso davvero felice, magari proprio
quel tipo insinuante che gli era risultato immediatamente antipatico. Lo osservava
per lunghe ore, utilizzando ogni istante di libertà che aveva, fortunatamente
non lo aveva mai visto interessato a qualcuno, ma questo non significava che
non avesse avuto delle storie, o che non ne avesse una tuttora! Non poteva osservarlo
ventiquattro ore su ventiquattro…
“Danya… ora smetti di riflettere, sei così limpido che negli
occhi ti si legge ogni pensiero! So per certo che Sekani non ha avuto alcuna
relazione in quest’anno!” Babbo Natale sorrise bonario e scompigliò
i capelli a Danya facendolo uscire dallo stato di agitazione in cui era piombato,
od almeno così sembrava. Nonostante si fosse preparato, con un sorriso
mesto ma imbarazzato, a sentire cosa aveva da dirgli il vecchietto, il suo animo
era ancora in tumulto perché si trovava nella casa dell’uomo che
aveva compreso di amare più della sua stessa vita, e la frase pronunciata
poc’anzi da Babbo Natale lo aveva lasciato felicemente in subbuglio.
“Dunque Danya… sei stato buono quest’anno?”
“Io… veramente… no…” Danya abbassò gli
occhi e strinse le mani attorno al bordo della maglia del pigiama. Ecco perché
si trovava lì, era la sua punizione. Non credeva che Babbo Natale sarebbe
potuto essere così crudele, ma forse era solo lui, nel suo immenso egoismo,
a percepirlo così, in fondo si meritava di esser punito per il modo in
cui si era comportato il Natale precedente ed anche durante quei mesi.
“Sbagliato!”
Danya sollevò il viso fissando incredulo Babbo Natale. Era stato cattivo,
altrochè!
“Ma… non è vero! Sono rimasto qui, e poi… mi sono allenato
svogliatamente ed ho fatto preoccupare tutti!”
“Perché, secondo te, le persone si preoccupano?”
“Perché sono un disastro?”
“No, perché ti amano, e quando si ama qualcuno è naturale
preoccuparsi per lui se lo si vede triste, e sperare che la sua felicità
duri per sempre quando lo si vede sereno.”
“Sì… ma… che c’entra questo con il mio essere
buono o cattivo?”
“Danya, che desiderio hai espresso stanotte?”
“Nessuno… non ha senso…”
“Giusto, hai ragione… che desiderio hai espresso a capodanno?”
Danya sussultò al ricordo delle parole pronunciante pochi istanti prima
che il vecchio anno finisse ed iniziasse quello nuovo, poco prima che le labbra
di Sekani incontrassero le sue portandolo in paradiso.
“Io… io… cioè… io… mi… mi dispiace…”
Danya balbettò incoerente delle parole senza senso. Perché doveva
soffrire così tanto? Era stato davvero così cattivo da meritarsi
tutto quello? Probabilmente sì…
“Danya… sta calmo ora… allora… che desiderio hai espresso?”
“Di… di rimanere… di rimanere per sempre con Sekani.”
Finalmente Danya ricominciò a respirare dopo aver pronunciato tutto d’un
fiato le ultime parole. Aveva desiderato così tanto che il suo desiderio
si avverasse, ma sembrava che il suo destino non coincidesse con quello di Sekani.
“Bene! Visto che quest’anno sei stato molto buono, il tuo desiderio
si realizzerà!”
Danya spalancò gli occhi fissandoli su Babbo Natale, incapace di credere
che il canuto vecchietto potesse mentire, ed allo stesso tempo, incredulo che
si trovasse lì per non andarsene mai più.
“I tuoi vestiti sono già nell’armadio, ed anche i documenti
che servono qui sulla Terra, però devi promettere che ogni anno verrai
dal ventitre di dicembre sulla Via Lattea e ti terrai in allenamento! Potrei
anche sceglierti come renna!” Babbo Natale fece un occhiolino a Danya
e quando il ragazzo gli si buttò tra le braccia piangendo di felicità,
lo abbracciò e gentilmente gli diede alcune pacche sulla schiena per
farlo calmare.
“Su, ora smettila dai! Ti do il permesso di passare qualche Natale con
i parenti di Sekani!”
Danya ridacchiò, poi, improvvisamente, ricordò che Sekani non
sapeva nulla della sua esistenza, perso nell’oblio magico creato dalla
Befana, e per questo non aveva alcun senso che rimanesse lì. Si afflosciò
su se stesso e smise di ridere.
“Non ha senso che io rimanga qui… torniamo a casa… mi metto
buono buono sulla slitta…”
“Danya… perché non vuoi rimanere? Questo desiderio, anche
se non lo hai espresso, era celato nel tuo cuore ed urlava per esser realizzato.”
“Sì, ma… Sekani non si ricorda niente di me… e poi…
se mi hai portato via il passato anno, significa che io e lui non siamo fatti
per stare assieme…”
“Danya… prima di mandare via uno dei miei adorati figli, devo assicurarmi
che possano essere realmente felici, no?”
Danya guardò di nuovo Babbo Natale, felice per il mondo il cui il vecchio
lo aveva definito ma senza comprendere la ragione della frase appena pronunciata.
“Sì…”
“Bene… dovevo essere certo che il desiderio di Sekani non si fosse
dissolto con il passare degli anni.”
“Anni? Ma… non è ne passato nemmeno uno…”
Babbo Natale rise in quel suo modo unico e Danya si chiese come mai Sekani non
si era svegliato. La luce del salotto era accesa, lui e Babbo Natale parlavano
a voce non propriamente bassa, eppure lui non si era mosso dal letto…
e poi… erano appena le undici… forse non c’era…
“Ho creato una bolla attorno a noi così non può sentirci!”
Danya arrossì accorgendosi del suo sguardo che si era fissato nel punto
oltre il quale sapeva esserci la camera da letto e tornò a prestare la
sua attenzione a Babbo Natale.
“Ricordi cosa è successo quando avevi tre anni?”
Danya arrossì nuovamente al ricordo della sua marachella: si era infilato
di nascosto sulla slitta e poi si era perso, fortunatamente Babbo Natale lo
aveva ritrovato presto.
“Sì…”
“E ricordi quando ti ho trovato?”
“Sì! Ero con quel bambino che mi aveva consolato e mi aveva regalato
questo…”
Danya prese il braccialetto di gomma, ormai vecchio, con il quale era solito,
spesso, legare i capelli, e che si era dimenticato di togliere prima di coricarsi.
“Sekani ha desiderato nel profondo del suo cuore di riaverti con sé,
anche se non consciamente perché i suoi ricordi sono stati alterati.”
“Davvero?” Gli occhi di Danya brillarono di una luce intensa e brillante
e Babbo Natale si rese conto che presto uno dei suoi figli più amati
avrebbe cessato di essere un bambino e sarebbe divenuto un uomo a tutti gli
effetti.
“Sì… quindi ho realizzato il suo desiderio… devi promettermi
un’altra cosa però…”
“Cosa?”
“Che quando sarai vecchio tornerai a vivere sulla Via Lattea e diventerai
uno dei miei aiutanti… portando con te Sekani!”
Danya quasi urlò dalla gioia e gettò di nuovo le braccia attorno
al collo di Babbo Natale. Le renne e gli aiutanti erano esseri umani, certo,
ma vivendo della stessa magia dalla quale era nato Babbo Natale avrebbero vissuto,
come lui, fintanto che almeno un solo bambino avrebbe creduto in loro e nel
Natale.
“Ma sarò vecchio… non potrò esserti molto utile temo…”
“Ti farò ringiovanire!”
Danya rise di cuore e nuovamente lacrime salate ma piene di gioia gli solcarono
il viso.
“Grazie… di tutto…”
“Ah Danya… come mio regalo personale per la vostra unione…
ho fatto in modo che Sekani rammenti tutto di te…”
Danya balzò in piedi e sbatté la testa contro il bordo del camino
che era ancora lì, nonostante la magia che aveva fatto sparire il braciere.
Fortunatamente fu un colpo solo di striscio, ma provocò ugualmente un
forte rumore che ruppe la bolla magica creta da Babbo Natale, ora in piedi accanto
a lui.
Il rumore forte proveniente dal salotto lo destò di soprassalto. Aveva
fatto uno strano sogno. Aveva conosciuto un ragazzo bellissimo, del quale però
non riusciva a ricordare il nome, che in realtà altri non era che una
delle renne di Babbo Natale, solo che quando si era reso conto di essersi innamorato
di lui, la Befana glielo aveva portato via. Un dolore forte lo colpì
al petto, ma Sekani cercò di ignorarlo e prese un pesante stivale, rimasto
in terra, per difendersi da un possibile intruso, certo non era un granché
come arma, ma se lanciato in fronte avrebbe potuto far male…
Accese la luce del salotto e la scena che gli si presentò davanti lo
lasciò senza respiro.
Un uomo vestito da Babbo Natale, e somigliante in tutto e per tutto alle immagini
che di lui si vedevano, era in piedi, a fianco del suo camino ed un grande albero
era spuntato da chissà dove, tutto addobbato e pieno di fili e luci scintillanti
e pacchi e pacchetti ordinatamente sistemati alla sua base. E poi, accanto,
c’era un ragazzo con degli splendidi occhi castani ed i capelli dello
stesso colore, che gli incorniciavano il viso scompostamente; indossava un pigiama
enorme con delle renne disegnate sopra ed aveva i piedi nudi, mentre le mani
sostavano davanti alla bocca e gli occhi brillavano, mentre le lacrime a stento
trattenute luccicavano al riflesso delle luci artificiali.
“Danya…”
Danya non riuscì a trattenere le lacrime e corse incontro al suo meraviglioso
angelo, che contemporaneamente lasciò cadere lo stivale in terra e prese
tra le braccia la piccola renna, fino a quel momento rimasta smarrita.
Si strinsero per attimi che parvero interminabili e quando le loro labbra si
unirono, dopo quasi un anno, in un bacio dolce e passionale che riuscì
a far tornare le loro anime ad essere una sola, tutto il tempo trascorso fino
a quell’istante parve dissolversi nel nulla. I mesi vissuti separati,
con quel senso di inquietudine che attanagliava l’animo di Sekani, senza
che lui comprendesse a cosa fosse dovuto, e la tristezza che colmava gli occhi
di Danya, certo che mai più avrebbe potuto trascorrere anche un solo
attimo tra le braccia di quello che sapeva essere il suo personalissimo angelo,
scomparvero, annidandosi tra i ricordi da dimenticare e come tali vennero presto
archiviati, surclassati dalla gioia e dalla felicità che quell’attimo
stava donando ad entrambi.
Si fissarono negli occhi, smarriti nel loro mondo, persi nella gioia di ritrovarsi
l’uno tra le braccia dell’altro, finalmente di nuovo insieme.
Babbo Natale tossicchiò per attirare l’attenzione, spezzando così
l’atmosfera di perfezione e magia che si era improvvisamente creata nella
stanza.
Sekani guardò l’uomo e strinse forte tra le braccia il suo ritrovato
amore.
“Non permetterò a nessuno di portarmelo via, non di nuovo!”
“Ohohohoh, sta tranquillo, sono venuto qui perché lui è
il tuo dono di Natale, così come tu sei il suo!”
“Davvero?” Sekani strinse ancora più forte Danya nella speranza
di non risvegliarsi da un meraviglioso sogno. A sua volta il ragazzo si accoccolò
maggiormente tra le sue braccia per ritrovare quel calore che così a
lungo aveva cercato e che, ora, poteva sentire di nuovo.
“Sì davvero… sono anni che lo vuoi, no?”
Sekani inarcò un sopracciglio e Danya si ricordò che Babbo Natale
aveva detto quella stessa frase pochi minuti prima.
“Ma che vuoi dire? Me lo hai detto anche prima…”
“Fa vedere a Sekani quel braccialetto.”
Danya non comprese bene dove Babbo Natale volesse arrivare, ma mostrò
ugualmente a Sekani il braccialetto di gomma. Sekani lo osservò per un
istante e poi spalancò gli occhi, prendendolo tra le mani e fissandolo
con stupore.
“Ma… questo… come… come fai ad averlo?”
“Me lo ha dato… un bambino… tu! Eri tu!”
Sekani spalancò gli occhi per lo stupore e poi cominciò a ridere
come un matto.
“Ecco perché! Ti ho cercato tanto… non potevo che innamorarmi
di te!”
Danya singhiozzò per la gioia e saltò in braccio a Sekani per
stringerlo ancora più forte, mentre Babbo Natale li fissava ridendo,
contento e soddisfatto di poterli vedere, finalmente, così raggianti.
Era stata una lunga attesa la loro, ma ne era valsa la pena.
“Bene… ora io devo andare, sono in ritardo!”
“Babbo Natale, io…”
“Non dire niente, ricorda le promesse! Manderò Tobias a prenderti
ogni anno!”
“Oh! Tobias… non l’ho salutato… né nessun altro…”
“Vorrà dire che verrai a salutarci ed a festeggiare con noi il
sette gennaio!”
“Posso davvero?”
“Certo! Mi raccomando Sekani, trattalo bene!”
“Sì… non potrei fare altrimenti…” Sekani guardò
Danya con una luce nello sguardo, quella luce che solo l’amore è
in grado di concedere e che, per la prima volta, riempiva gli occhi, l’animo
ed il cuore di Sekani. Aveva creduto di poter ritrovare quel bambino per lunghissimi
anni, poi la disillusione del diventare adulto aveva offuscato i suoi sogni
di bambino facendoglieli dimenticare, ma erano sempre stati lì, pronti
per essere scoperti di nuovo. Si era chiesto per tanto tempo perché a
dodici anni avesse deciso che un bambino di tre dovesse essere il suo futuro
compagno, però ora aveva la risposta. Semplicemente era il loro destino,
incontrarsi e capire immediatamente di esser fatti l’uno per l’altro.
Gli occhi di Danya si inumidirono di lacrime quando Babbo Natale aprì
la finestra e vide la slitta, trainata da alcuni dei suoi più cari amici
e fratelli, lì in attesa, opportunamente celata agli occhi del mondo
tramite l’incanto.
“Buon Natale figlioli!”
“Babbo… io non so come ringraziarti… io… ti voglio tanto
bene!”
“Lo so piccolo Danya, ora chiudi la finestra o ti ammalerai!”
Danya si prodigò in altri saluti e Sekani sorrise al vecchietto che gli
aveva riportato il suo amore, ringraziandolo con lo sguardo per il magnifico
dono. Chiusero la finestra solo quando la slitta fu sparita dal loro campo visivo
e la risata di Babbo Natale si fu spenta nel silenzio della notte.
Danya rabbrividì e Sekani, nonostante si stesse rendendo conto solo ora
di indossare dei semplici boxer ed una maglietta, strinse forte a sé
il suo neo fidanzato, cercando al contempo di assicurarsi che fosse vero e di
riscaldarlo.
“Sekani… mi sei mancato così tanto…”
“Anche tu… anche se… insomma… non ti ricordavo…
sapevo che mancava qualcosa…”
“Io… insomma… cioè… io…”
“Ti amo Danya.”
Danya fissò Sekani e cercò di non piangere ma i suoi occhi si
fecero ugualmente lucidi mentre rideva e stringeva forte Sekani cominciando,
per la prima volta di sua iniziativa, un lungo bacio.
Si separarono solo per respirare, senza parlare, poi si sedettero sul divano,
coperti dal plaid e stretti insieme, e ricominciarono a baciarsi sussurrandosi
dolci parole d’amore.
“Ti amo Sekani!”
“Anche io ti amo Danya.”
L’alba li colse abbraccianti ed ancora intenti a sussurrarsi frasi dense
d’amore, mai paghi dei baci e della certezza che tutto il resto, ora,
poteva attendere, perché come il sole che stava nascendo, anche la loro
nuova vita insieme stava vedendo la luce.
Si strinsero ripetendosi che si amavano, si guardarono a lungo sorridendo prima
di baciarsi di nuovo, e quando si addormentarono, l’uno tra le braccia
dell’altro, i cuori che battevano all’unisono ed i respiri leggeri
e regolari che si cercavano, così come facevano, seppur nel sonno, i
loro corpi, Babbo Natale stava rientrando sulla Via Lattea, felice per il buon
esito di quella sua particolare missione.
Danya, durante il sonno, si accoccolò maggiormente tra le braccia di
Sekani che, istintivamente, lo strinse più forte, e quando si svegliarono,
solo diverse ore dopo, seppero che il sogno ora era realtà e che avrebbero
vissuto, per sempre, Natale dopo Natale, felici e contenti.
FINE ^_^