- seconda parte -

DISCLAIMER: I pg, per loro somma sfortuna, sono solo nostri ^_^, anche se, a dire il vero, non sappiamo quanto Babbo Natale possa esser considerato una nostra proprietà… ^^’’’

NOTE: I viaggi in treno fanno male alla salute, in particolar modo alla sanità mentale... perciò non prendetevela con noi ma con le ferrovie ;P.

"... La renna al Polo Nord trotterellando va..."


















La domanda di Danya aleggiava nell’aria, mentre il silenzio, interrotto solo da rare automobili che passavano sulla strada, al di là della finestra, l’accompagnava.
Sekani lo guardò per un attimo ancora, indugiando sugli occhi che lo fissavano, assolutamente sinceri e privi di malizia, e poi accadde una cosa che non avrebbe mai creduto: scoppiò a ridere. Una risata di cuore, genuina e liberatoria, come non credeva di farne da anni.
Danya guardò Sekani senza ben capire cosa aveva detto di tanto divertente. La sua risata però era così bella, contagiosa quasi, ed anche se non ne capiva bene il motivo, Danya si ritrovò a sorridere felice come non era mai stato.
“Ahahahah… oh mamma… Babbo Natale… ahahahahah!”
“Ehm… cos’hai da ridere?”
“Babbo Natale… come se fossi un bambino… ahahah!”
“Che c’entra? Babbo Natale non porta mica solo i regali ai bambini…”
Sekani cercò di soffocare le risate, ma vedendo lo sguardo un po’ sperduto di Danya, non poté fare a meno di chiedersi perché stava ridendo così.
“Tu credi a Babbo Natale?”
“Certo! Perché, tu no?”
“Non credo più a Babbo Natale da parecchio!”
Era strano. Un ragazzo di quell’età che credeva ancora a Babbo Natale gli sarebbe dovuto sembrare matto o chissà che altro, invece Danya era assolutamente sincero, lo era tanto che sembrava di poter convincere chiunque parlasse con lui, anche se, ovviamente, non Sekani.
“Oh… mi dispiace…” La sua voce contrita ed i suoi occhi tristi sembravano permeare l’atmosfera di un dolore genuino e palpabile.
Sekani l’osservò per un istante nel tentativo di capire perché se ne dispiacesse tanto. Cominciava a pensare che Danya avesse un qualche ritardo mentale, anche se non se ne percepiva nessun sintomo.
“E per cosa?”
“Perché non credi a Babbo Natale! E’ triste…”
Era effettivamente molto triste, da un certo punto di vista. Stereotipando Babbo Natale lo si poteva considerare un sogno, e di sogni Sekani non ne aveva più davvero. Gli rivennero in mente gli occhi del bambino che aveva conosciuto tanti anni prima ed anche se, a volte, ancora faceva finta di prestare fede alla convinzione che lo avrebbe ritrovato, sapeva benissimo che ormai era intrappolato in una vita che non aveva niente ad eccezione dei bambini che curava, gli sarebbe bastato per andare avanti fino alla vecchiaia? E quando avrebbe smesso di fare il medico?
Era cosciente che non avrebbe avuto mai niente altro.
Forse era stato cattivo senza rendersene conto e Babbo Natale aveva deciso di non portargli più nessun regalo.
Accompagnando il pensiero ad un gesto secco della mano, scacciò ognuna di quelle riflessioni senza senso. Ora doveva occuparsi di quello strano ragazzo che si era ritrovato in casa, considerato che forse poteva persino essere pericoloso. Lo osservò mentre, con ancora il faccino triste e gli occhi da cucciolo indifeso, lo guardava, e si disse che no, decisamente non era un tipo pericoloso.
“In casa non avevo niente di particolare… uova e un po’ d’insalata…”
“Va benissimo, non devi preoccuparti! Perché non hai inviato i folletti domestici a fare la spesa?”
“I che?”
“Ah già… vivono solo sulla Via Lattea e nei boschi…”
“Prego?”
Sekani si sedette sulla sedia che aveva accanto per cercare di non cadere. Forse aveva un disturbo della personalità, oppure un ritardo mentale più grave di quel che aveva ipotizzato…
“Cosa?”
“Di che parli?”
“Dei folletti…”
“Eh certo… dei folletti…”
Danya piegò leggermente il viso di lato nel tentativo di comprendere cosa ci fosse di così difficile da capire.
“Senti… e se ti portassi in ospedale dopo aver mangiato? Magari lì potrebbero…”
“Oh… certo… scusa… non volevo disturbarti, tu hai già fatto tanto per me…”
Danya abbassò lo sguardo. Non poteva certo sperare che qualcuno si prendesse cura di lui, lo avevano raccolto già una volta, e lui che aveva fatto? Aveva desiderato trovarsi in una casa, con una famiglia con cui festeggiare il Natale. Come se Tobias e tutti gli altri non fossero la più bella famiglia che si potesse desiderare: erano tutti gentili con lui, gli volevano bene e passavano su tutti gli errori che commetteva, facendogli comprendere doveva aveva sbagliato e dandogli la possibilità di riparare. Non aveva mai visto un calore così grande in nessuna famiglia convenzionale, eppure aveva desiderato una famiglia che non fosse la sua…
Ora aveva incontrato un ragazzo che assomigliava più ad un angelo dalle ali nere, simili a quella notte senza luna, e cosa si aspettava? Che prendesse il posto della sua famiglia? Come avrebbe potuto? Soprattutto: perché mai avrebbe dovuto volerlo?
Sekani osservò mille emozioni e sensazioni differenti passare negli occhi di Danya: tristezza, dolore, abbandono forse, tutte cose che anche lui aveva provato… e poi era Natale, dopotutto.
“Danya… era solo una possibilità… se vuoi puoi restare qui… ma non c’è nessuno che ti cerchi?”
“No! Sono stato cattivo… ho desiderato qualcosa di diverso da quello che ho… od avevo…”
“E che c’è di male?”
“Avevo tutto! Amore, affetto, dolcezza…”
“Hai una fidanzata?”
“No! Perché?” Danya si sentì avvampare anche non ne comprese affatto il motivo.
“Hai una famiglia?”
“Sì… e mi vogliono tutti bene e sono sempre stati buoni con me… ed anche io voglio loro un gran bene…”
“Cosa hai desiderato allora?”
“Non lo so… una famiglia diversa forse…”
“Io penso che… nonostante tutto il bene che si possa provare per la propria famiglia a volte, ci siano delle situazioni in cui… non lo so, si sente il bisogno di cambiare, ecco. Questo non significa smettere di tenere a chi si ama, solo desiderare di più… che male c’è a chiedere più amore?”
“Niente, credo…” Danya guardò affascinato Sekani. I capelli neri cadevano disordinati sulla fronte, ma gli occhi… sentì un dolore fortissimo nell’osservare i suoi occhi: in quel momento erano tristi e comunicavano anche a lui un dolore che non credeva di aver mai provato prima, un peso che gli stringeva il petto senza dargli, quasi, la possibilità di respirare. Di scatto si avvicinò alla sedia su cui era Sekani e lo abbracciò forte, fortissimo; anche se non capiva il perché voleva che quella tristezza sparisse da quegli occhi di cielo.
Sekani impiegò alcuni istanti prima di realizzare che il calore che sentiva al petto era procurato dall’abbraccio serrato di Danya che, proprio in quel momento, aveva appoggiato la testa sulla sua spalla, sembrando intenzionato a non lasciarlo andare.
Istintivamente passò le braccia attorno alle spalle magre dell’altro e lo strinse forte, anche se non sapeva perché. Il profumo della sua pelle era forte, sapeva di muschio, anche se ad una pelle così chiara ed un corpo così minuto avrebbe associato qualcosa di più delicato, come l’odore dell’erba bagnata od il profumo del vento fresco, qualcosa di indecifrabile eppure inconfondibile.
Senza che nessuno dei due capisse come era successo, quando si separarono, parecchi minuti dopo, Danya era seduto sulle gambe di Sekani ed i suoi occhi castani avevano assunto una sfumatura di dolcezza, qualcosa che l’altro non credeva di aver mai visto prima.
Danya accennò un sorriso, poi, rendendosi conto della posizione in cui si trovava, arrossì e scattò in piedi scusandosi per tutto.
“Cosa dovrebbe dispiacermi? Di aver stretto un bel ragazzo?” Sekani strizzò maliziosamente un occhio e Danya arrossì di nuovo, e stavolta molto più intensamente.
“Non… non è vero!”
“Chiariamo una cosa… tu sei un gran bel pezzo di fig… ehm… un gran bel ragazzo… anche se non ho capito bene perché mi hai abbracciato… è stato… dolce…” Sekani si grattò la testa nel tentativo di ritrovare il filo dei pensieri. Gli era piaciuto così tanto stringere Danya, ma perché? Non era un tipo da coccole e simili, non era affettuoso e non era dolce. Eppure con quel gattino…
“G-grazie…” Danya sentì le guance in fiamme ed abbassò gli occhi per l’imbarazzo. Quel ragazzo era bellissimo, ed anche se ad una prima impressione poteva mostrarsi burbero e scontroso, in realtà era molto gentile e disponibile. Lo aveva curato, accolto in casa propria e gli aveva prestato dei vestiti puliti. Si chiese se sarebbe potuto rimanere lì, ma subito l’impossibilità del suo desiderio si presentò alla sua mente, rendendolo nuovamente triste. Sentì il calore di due dita che gli si poggiavano delicatamente sotto il mento e poi gli sollevavano il viso con gentilezza.
“Danya… ognuno ha i propri problemi ed i propri dolori, tutti desideriamo qualcosa che non abbiamo, ma questo non significa che non apprezziamo chi ci circonda e quello che ci dona… probabilmente la tua famiglia ti sta cercando… non vuoi telefonargli?”
Danya sentì improvvisamente il cuore più leggero e gli occhi gli si inumidirono per la commozione. Nonostante quello che aveva fatto ed i danni che aveva causato gli era stata data la possibilità di incontrare un vero angelo, e questo non poteva che essere un dono di Babbo Natale! Sorrise e scosse la testa in segno di diniego.
“Non posso telefonare sulla Via Lattea… credo…”
“Ah già… la Via Lattea… Sei mai stato visitato da un dottore?”
“No, non sono mai stato male, a parte qualche graffietto ed una volta il raffreddore, perché?”
Sekani non poteva certo dirgli che aveva il sospetto che vivesse in una realtà tutta sua, ma del resto sembrava credere davvero a quello che diceva, tanto da farglielo credere persino a lui…
“Niente… dai mangiamo! Ormai si sarà raffreddato tutto!”
Danya annuì mentre un sonoro brontolio avvertì lui e Sekani che aveva decisamente fame, facendolo al contempo arrossire per l’ennesima volta.
Sekani sorrise, anche se si stupì lui stesso per quel gesto, e poi invitò Danya a sedersi come aveva appena fatto lui. Mangiarono guardandosi e chiacchierando di tutto e di niente. Sekani si stupì di tutte le parole che quel ragazzo riusciva a tirargli fuori. Stava sparecchiando quando una domanda di Danya lo fece immobilizzare sul posto per un istante, prima che tornasse a dirigersi verso il lavandino per lavare i piatti.
“Come mai passi la vigilia di Natale da solo? I tuoi genitori dove sono?”
“… Sono morti due anni fa… potrei andare dai miei nonni, ma non mi va…” Sekani, che ormai dava le spalle a Danya, le sollevò in un gesto noncurante, come se realmente non gli interessasse un granché di quello che stava dicendo.
Un singhiozzo leggero superò il rumore dell’acqua che scorreva e le mani di Danya si appoggiarono sul suo petto, mentre il viso, su cui Sekani capì stavano scendendo numerose lacrime, gli si appoggiò sulla schiena, donandogli, di nuovo, un grandissimo calore. Rimase immobile per un attimo, poi si girò e circondò il corpo di Danya con le braccia, sorprendendosi nuovamente per la facilità con cui quel ragazzo riusciva a fargli compiere gesti a lui da sempre sconosciuti.
“Shh… perché piangi?”
“Mi… mi dispiace… io… e invece tu… sono stato davvero cattivo…”
“Shh… basta dai… non sei stato cattivo! Non piangere per me… per favore…”
“Ma… io ho una famiglia e…”
“E allora? Devi forse fartene una colpa? Tua madre sarà orgogliosa di quanto sei sensibile…”
“Non ce l’ho la mamma…”
“Ah… mi spiace… sei orfano anche tu?”
“No… cioè… non lo so… mi… beh… mi hanno abbandonato e Babbo Natale mi ha trovato venti anni fa… ero nato da poche ore…”
“Babbo Natale?”
“Sì…” Danya tirò su con il naso e Sekani non poté far a meno di sorridere. Una ragazzo che non solo credeva a Babbo Natale, ma che addirittura diceva di essere stato cresciuto da lui… Certo che quello si stava davvero rivelando un Natale strano.
“Danya… non sei stato cattivo… anche io ho una famiglia nonostante non abbia più i genitori, quindi, come vedi, siamo nella stessa situazione, no?” Sekani accompagnò il discorso con un sorriso anche se la sua mente registrò il gesto accompagnandolo con una domanda: ‘Perché?’
Danya sorrise apertamente questa volta, mentre si asciugava con il dorso di una mano gli occhi ancora umidi. Ormai non aveva più dubbi: Sekani era di certo un angelo del cielo, anche se, forse, le sue ali erano un po’ impolverate, come se non le usasse da moltissimo tempo. Danya era però certo che presto avrebbe ricordato come si faceva a volare e quindi si sarebbe librato in aria volteggiando, liberando le sue ali e facendole risplendere sotto i bagliori dei riflessi dorati del sole, provando la stessa meravigliosa sensazione che aveva assaporato lui stesso solo poche ore prima, e lui lo avrebbe guardato ammirato, mentre si allontanava e tornava tra le schiere dei suoi compagni angeli.
Quel pensiero lo rattristò un po’ ma quando vide il piccolo sorriso che Sekani gli stava rivolgendo, ogni altro pensiero, triste o felice che fosse si cancellò, lasciando il posto solo alla luce abbagliante che quel gesto aveva creato.
“Grazie.”
“Di cosa?”
“Per le tue parole… sei… sei speciale…”
Sekani ridacchiò divertito a quell’asserzione. Poi rifletté un istante. Aveva ridacchiato?
“Non sono speciale… lo dici solo perché ancora non mi conosci.”
“No, non c’entra questo… lo vedo dai tuoi occhi, e non c’è bisogno di conoscere qualcuno per capire com’è dal suo sguardo.”
“Non sempre però quello sguardo è veritiero…”
“Sì, però se una persona mente o ha un animo cattivo, non lo so… lo si percepisce ugualmente.”
In quel momento Danya si accorse di essere ancora beatamente appoggiato al petto di Sekani, con le sue braccia che gli cingevano la schiena. Arrossì di nuovo, per l’ennesima volta dall’inizio di quella serata, e si disse che anche se era un tipo che si imbarazzava facilmente, ora stava davvero esagerando, cominciando ad assomigliare ad un bimbetto sperduto.
“Ehm… io… scusa… forse… sono troppo appiccicoso…”
Danya si tirò indietro, abbassando gli occhi anche per nascondere il profondo imbarazzo, e solo allora Sekani si rese conto che erano ancora abbracciati.
Era una sensazione fin troppo piacevole…
Scosse di nuovo la testa per scacciare quegli strani pensieri e poi riprese a lavare i piatti assicurando a Danya che, se gli avessero dato fastidio i suoi slanci d’affetto, orami si sarebbe ritrovato con un occhio nero, cosa che, anziché spaventare un tipo timido come lui sembrava essere, lo fece scoppiare in una risata sfrenata, a causa dell’idea che il ragazzo più piccolo si era fatto di quello che considerava ormai, a tutti gli effetti, il suo angelo custode.
Danya cercò di rendersi utile ma Sekani gli impose di sedersi - era stato fin troppo in piedi e la sua gamba ne avrebbe di certo risentito - e si offrì persino di portarlo in braccio in sala da pranzo e per quanto Danya fosse attratto dall’idea, si impose di farcela con le proprie forze per non dare ulteriori fastidi al bell’angelo moro.
Mentre Danya si sedeva sul divano e si guardava intorno con aria incuriosita, Sekani cominciò ad accendere, finalmente, il camino. Ormai era tardi ed il calore delle fiamme scoppiettanti avrebbe riscaldato il piccolo salotto solo quando sarebbero stati già addormentati, ma si era messo in testa di accenderlo e lo avrebbe fatto. Sentiva lo sguardo carico di curiosità di Danya sulle spalle e stranamente la sensazione non era spiacevole. La stanza era piccola, c’entravano una libreria piccola ma zeppa di libri di medicina generale e pediatria, un divano a due posti, un mobile in vetro per il televisore ed il lettore dvd, il camino, ed un tavolo tondo con quattro sedie, e questo era presente solo perché sua madre aveva insistito affinché non mancasse, nella casa adatta ad una sola persona, la possibilità di far sedere attorno ad un tavolo almeno i suoi genitori. Ormai Sekani non sapeva che farsene di quel tavolo, eppure lo teneva ancora lì, come se, da un momento all’altro, potessero entrare i suoi genitori o degli ipotetici amici, che assolutamente non aveva, per fargli un’improvvisata. Si voltò, dopo aver acceso il fuoco nel camino, e vedere Danya seduto sul divano che alternava lo sguardo tra le fiamme, che cominciavano a ravvivarsi in quegli istanti, e la finestra, le cui tende tirate permettevano di osservare, tra le scie di pioggia che bagnavano i vetri, la notte scura e senza luna, gli comunicarono un’inusuale impressione di calore. Era bello avere qualcuno accanto, qualcuno che potesse condividere con lui anche solo il silenzio, però, non era una situazione duratura, e su questo Sekani non poteva far altro che arrendersi all’evidenza dei fatti.
“Chiudo le imposte…”
“Cosa?”
Danya sembrò riscuotersi solo in quel momento da profondi pensieri che lo avevano condotto chissà dove, lontano da quella casa e da Sekani. Quest’ultimo non poté far altro che prender atto della situazione e sedersi accanto al suo strano ospite.
“A che pensavi?”
“Non lo so… a Babbo Natale, mi chiedevo a che punto sia con la distribuzione dei regali…”
“Ah… pensi che se tengo acceso il camino non possa trovarti?”
Danya inclinò la testa di lato come se non capisse le parole di Sekani, ed effettivamente il ragazzo non comprendeva a cosa fosse dovuta quella sua preoccupazione.
“Perché?”
“Babbo Natale non scende dal camino?”
Danya lo osservò per un attimo poi scoppiò a ridere divertito. Sekani fu parecchio contrariato della reazione: non doveva essere lui quello sano di mente? Ed invece si sentiva un ignorante che non sapeva nemmeno come portasse i regali Babbo Natale.
“Ma no! Usa la magia! Se entrasse in tutte le case del mondo allora non finirebbe mai in tempo! I camini li usiamo solo per gli atterraggi di emergenza!”
“Per cosa?”
“Per gli atterraggi di emergenza! Se succede qualcosa alla slitta sai…”
“Alla slitta… perché tu sali con Babbo Natale sulla sua slitta?”
“Ehm… no… l’ho fatto solo quando avevo tre anni e di nascosto… - Danya arrossì al ricordo della marachella che aveva combinato - Vedi Babbo Natale spesso raccoglie gli orfani o i bambini abbandonati il 24 dicembre e li porta con sé sulla Via Lattea…”
“E come fanno a respirare nello spazio?”
“Beh prima Babbo viveva al Polo Nord, ma visto che hanno cominciato ad esplorare anche quello… ci siamo trasferiti sulla Via Lattea… beh a dire il vero io non era ancora nato…”
“Eh certo… al Polo Nord…”
“Sì… sulla Via Lattea lui ha ricostruito la casa com’era al Polo Nord ed ha fatto in modo di creare una specie di bolla enorme in cui, grazie alla magia, ha ricreato il clima e l’ambiente del Polo Nord, nel viaggio dalla Via Lattea alla terra usa la stessa magia per respirare nello spazio, quindi non abbiamo problemi di sorta”
“Ah… e la fabbrica dei giocattoli?”
“Quella non esiste più da tantissimo tempo! Allora ti spiego: Babbo Natale è nato dalla magia del Natale, dai desideri dei bambini e vive da tempo immemore ormai. All’inizio aveva una fabbrica di giocattoli per soddisfare i desideri di tutti i bambini… che spesso però desideravano qualcosa di non materiale… solo che poi l’uomo ha cominciato ad avere più possibilità economiche, almeno alcuni, e quindi Babbo si è dovuto adeguare. Ormai regala dei giocattoli sì, ma in maggioranza dona speranza, buoni sentimenti e buoni propositi ed un po’ di felicità.”
“E tutti quei bambini che invece non sono felici? Che muoiono di fame, che si trovano in mezzo ad una guerra… a quelli cosa regala? Ed a quelli la cui cultura non fa credere a Babbo Natale? Li ignora?”
Sekani cominciava ad infervorarsi. Tutte le storie di Danya erano impregnate di un buonismo che non faceva affatto per lui. Era quasi irritato da quelle storie, ma non era Danya a farlo sentire così, era la società, il sapere che non tutti potevano essere felici, che il mondo andava sempre più a rotoli e nessuno sembrava voler far nulla per risollevarne le sorti.
“No! Babbo Natale non può arrivare dove l’odio è troppo forte! Lui ci prova ogni anno, ma solo pochi dei doni che fa arrivano…”
“Quindi il male è più forte del bene?”
“No! Affatto! E’ solo che… è difficile… bisogna fare poco alla volta… scalare un pezzetto di montagna ad anno, salire metro dopo metro… ci vorranno secoli magari, ma di certo Babbo Natale riuscirà ad arrivare in vetta ed a portare i suoi regali a tutti!”
Sekani osservò a lungo Danya, i loro occhi continuavano a perdersi gli uni negli altri, i pensieri di entrambi viaggiavano vorticosi nelle loro menti, alla ricerca di una spiegazione a quella situazione: erano diversi, avevano credenze e speranze differenti, anzi, Danya pensò che Sekani non sembrava possedere alcuna speranza, e questo non poteva far altro che rattristarlo enormemente.
“Non so come controbattere…”
“E’ un male?”
“Ti conosco da nemmeno un paio d’ore… e già mi lasci senza parole… di solito sono io che non ne pronuncio, non gli altri che me ne privano…”
“Oh… scusa… non volevo…”
“Guarda che mica è un male! E’ strano, tutto qui… comunque… parlavamo degli atterraggi di emergenza…”
“Ah sì! Ogni anno ci prepariamo, a partire dal sette febbraio, per gli atterraggi, per aumentare la resistenza muscolare, insomma tutto quello che serve per trasportare la slitta.”
“Ma non è trainata dalle renne? E poi perché dal sette febbraio?”
“Perché dal sette gennaio al sette febbraio siamo in ferie! Cioè… possiamo fare tutto quello che vogliamo…”
“Ah ecco… ma le renne?”
“Le renne siamo noi!”
“Come?” Sekani credette di non aver capito bene, già quella conversazione aveva dell’assurdo, ma poter parlare con una renna superava ogni limite comprensibile.
“Ogni anno, alla Vigilia, prima di partire, Babbo Natale sceglie tra noi ragazzi che viviamo con lui le sue quattro renne e ci trasforma in questi animali.”
Ormai Sekani aveva dato per assodato di star parlando con un ragazzo che era scappato da un ospedale psichiatrico, qualcuno che sosteneva essere una renna…
“E tu saresti una renna…”
“Sì! Quest’anno Babbo Natale mi ha scelto! Solo che… mi sono messo a pensare a quelle cose della famiglia e… mi sono distratto ed ho sbattuto la gamba contro la slitta…”
Aveva persino creato un modo in cui si era ferito. Era davvero eccezionale, eppure c’era qualcosa nelle sue parole che gli dava una strana sensazione. Sekani era certo di parlare con una persona perfettamente sana di mente, talmente intelligente da risultare persino convincente. Forse stava impazzendo anche lui.
“Ah…”
Danya lo guardò per un attimo cercando di studiare ogni sua reazione, benché non fosse un’azione semplice poiché Sekani non sembrava essere un tipo particolarmente espressivo.
“Non mi credi… vero?”
“Ammetterai che è una cosa strana… non trovi?”
“No… non per me, ma… perché non credi a Babbo Natale? Non bisogna essere bambini per farlo…”
“Ci stavo pensando prima… credere a Babbo Natale significa avere dei sogni… ed io non ne ho, tutto qui.” Sekani accompagnò la sua frase con una scrollata di spalle. Era effettivamente una cosa molto triste da sentir dire, ma era abbastanza disincantato da non credere più alla cosiddetta ‘magia del Natale’.
Danya provò un dolore al cuore come non ne aveva mai sentiti prima, avvertì come se gli avessero inflitto un colpo mortale. Perdere i propri sogni e le proprie speranze era per lui il peggiore dei mali.
“Davvero non hai sogni?”
“No… ma non mi sembra un gran male… sognavo di diventare un pediatra ed ora lo sono… volevo vivere per conto mio… ed ecco qua la mia casa… - con un gesto ampio delle braccia indicò quello che lo circondava - … volevo persino il camino e ce l’ho! Che dovrei desiderare di più?”
“Non lo so… non ti manca la tua famiglia?”
“Ho ventinove anni Danya… non sono più un bambino… so convivere perfettamente con la morte dei miei genitori.”
“Saperci convivere non significa né accettarla e nemmeno non sentirsi soli!”
“Danya… perché te la prendi tanto?”
“Perché… perché… non lo so ma me la prendo!” Danya fece un’espressione imbronciata, simile a quella di un bambino ma allo stesso tempo assolutamente adulta e piena di determinazione. Sekani era più che certo di non aver mai incontrato nessuno che fosse come lui.
“Fino a qualche anno fa… quando ero ancora un ragazzino… desideravo incontrare una persona…”
“Che persona? Posso aiutarti a trovarla?”
“Eheheh non credo proprio!”
“E perché scusa? Lo so che sono un disastro, sono persino caduto dalla slitta! Però…”
“Danya ho conosciuto un bambino tanti anni fa… ero un bambino a mia volta e mi sono convinto che lo avrei ritrovato e saremmo vissuti per sempre insieme, felici e contenti… è una stupidaggine da bambini!”
“No! E’ dolcissimo invece!” Danya sembrava davvero felice delle scoperta: Sekani aveva ancora dei sogni, solo che a volte li dimenticava, così come aveva scordato di avere uno stupendo paio d’ali. Allo stesso tempo però… era geloso di quel misterioso bambino, divenuto ormai uomo, perché era come se si fosse preso il SUO angelo… solo che lo aveva fatto molto prima che Danya lo incontrasse…
“No, è stupido! E poi ero anche un po’ maniaco ora che ci penso…”
“Perché?
“Perché avevo dodici anni e lui non più di quattro!”
“E allora? Ti sei innamorato a prima vista…”
Sekani fece un mezzo sorrisino. Si era chiesto spesso perché mai gli occhi di un bambino che piangeva lo avessero colpito così tanto, e poco dopo quell’incontro, anche se non capiva molto quello che diceva a se stesso, aveva sentito di essersi innamorato di lui. Aveva pensato, divenuto più grande, di essere anche un po’ pedofilo, ma… i fatti lo avevano poi, fortunatamente, smentito…
“Dai basta parlare di queste cose!”
“No! Cioè… mi piace sentirti parlare…”
Sekani stava per rispondere quando il trillo del telefono lo interruppe. Come si era aspettato, mentre alzava il ricevitore, dall’altra parte sua nonna lo salutava con voce allegra e triste allo stesso tempo. Parlò, o meglio, ascoltò parlare i suoi nonni ed i suoi adorati zii Shane e AJ per quasi venticinque minuti prima di riuscire a riagganciare.
Sbuffò sonoramente e si accorse improvvisamente di tutto il peso di quella giornata. Lo zio Shane aveva solo quattro anni più di lui, c’era una grandissima differenza d’età tra sua madre, la maggiore di quattro figli, e Shane, appunto, il più piccolo, eppure anche lui, quello che avrebbe dovuto comprendere più degli altri che ormai era diventato un uomo, sembrava continuare a considerarlo un bambino che aveva bisogno di cure costanti. Nessuno della sua famiglia aveva voglia di festeggiare, ma tutti si imponevano di farlo per cercare di andare avanti. Sembrava che solo per lui il mondo si fosse fermato.
Anche prima della morte dei suoi genitori continuava ad andare avanti per forza d’inerzia, ora però… inaspettatamente si sentiva tremendamente solo, come non era mai accaduto prima.
“Sekani…”
La voce di Danya e la sua mano calda appoggiata appena sul suo braccio lo fecero voltare. Quel Natale aveva portato un gattino bagnato e ferito che sembrava riuscire a comprendere ogni sua sensazione… ma quanto sarebbe durato?
“Erano i miei nonni con mio zio ed il suo compagno…”
“Perché non sei con loro?”
“Non lo so… non ne ho voglia…”
“Lo so che non vale molto… che non ti importerà, ma… ci sono io se posso esserti utile, in qualsiasi modo sia…”
Sekani si ritrovò a sorridere grato per quel dono inaspettato, ed anche se era un sogno o forse solo un principio di un grave esaurimento nervoso, di uno sdoppiamento di personalità o chissà quale altro problema psichiatrico.
“Grazie…”
Danya si limitò a sorridere dolcemente perché in quel momento, ne era certo, non c’era niente altro da dire.
Rimasero ancora per un po’ in silenzio in salotto prima che Danya cominciasse a sbadigliare ripetutamente. Sekani sorrise divertito e senza dire nulla lo prese tra le braccia, nonostante le proteste dell’altro, e lo mise nel suo letto, curandosi di coprirlo per bene.
“Magari qui farà più caldo rispetto alla Via Lattea…”
“Un po’… ma io sono freddoloso…”
“Eheheh… beh… buonanotte allora…”
“Aspetta! Ma tu… dove dormi?”
“Sul divano.”
“No! Cioè… insomma…” Senza dire nient’altro ed arrossendo tremendamente, Danya si scostò per far posto a Sekani nel suo stesso letto, sentendo le guance in fiamme e ben conscio di essere diventato rosso fino alla punta dei capelli.
“Non volevo obbligarti, ma… visto che il letto è mio…” Sekani si sfilò i vestiti che indossava in casa, pantaloni di una tuta nera ed una larga felpa verde militare, per rimanere in boxer e maglietta, causando una nuova vampata di rossore sulle gote di Danya, che gli procurò un sorrisino malizioso molto ben celato.
Danya era un ragazzo davvero avvenente, il suo tipo… e per quanto un minuscola frazione del suo cervello gli dicesse che era solo un ragazzino, per giunta con seri problemi psicologici, non era certo che questo non lo rendesse curioso verso le gioie del sesso. Spense la luce dell’abatjour e con un mezzo sorriso scacciò i pensieri che stava formulando. Non era in vena nemmeno di scherzare con se stesso… o forse il punto era un altro… avvertiva che Danya era diverso… e di questo doveva tener conto in ogni possibile approccio.
“Notte…” Il respiro di Danya si stava facendo sempre più calmo e regolare ed anche la sua voce indicò che era ormai prossimo ad un sonno profondo. Sekani si sistemò meglio nel letto, era certo che dividere il proprio giaciglio con qualcuno, per qualcosa di più che un paio d’ore di sesso (e comunque non aveva mai utilizzato il suo letto o la sua casa) lo avrebbe fatto sentire a disagio, ed invece… non si era mai sentito meglio prima di allora. Chiuse gli occhi e, prima ancora di rendersi conto che Danya gli si era inconsciamente appoggiato contro, scivolò in un sonno profondo i cui sogni erano popolati di slitte e renne che cantavano “Jingle Bells”…

Un sonoro sbattere di piatti ed un rumore di vetri infranti svegliarono Sekani di soprassalto. Si mise a sedere con un solo movimento e la testa gli girò per il brusco risveglio e l’altrettanto rapido cambio di posizione.
Si guardò attorno per un attimo. La pioggia aveva cessato di cadere, il sole filtrava tenue e leggero attraverso le imposte chiuse ed il letto era vuoto… eppure si era addormentato con Danya, ed anzi… gli sembrava anche se lui gli si fosse persino accoccolato contro…
Si alzò senza nemmeno infilare i pantaloni ed il pavimento gelido gli fece correre un brivido lungo la schiena e rizzare persino i capelli in testa. Seguì i rumori che continuavano a provenire dalla cucina ed entrò nella stanza, anche se, ad una prima occhiata non vide nessuno.
Solo dopo un attimo si accorse che, oltre il tavolo che gli copriva la visuale, Danya era inginocchiato a terra ed era intento a raccogliere i vetri di un bicchiere ormai in frantumi, mentre i pensili sopra il lavello, quelli in cui riponeva abitualmente i piatti, erano ancora aperti.
“Ahia!” Danya si portò istintivamente alle labbra i dito a cui si era fatto male con un pezzo di vetro e Sekani andò in bagno, infilò le scarpe da ginnastica, che aveva lasciato lì in terra due o tre giorni prima, e tornò in cucina con il disinfettante ed un cerotto.
“Che hai combinato?”
“Scusa! Scusa ti prego… volevo prepararti un tè, ma… beh… insomma…”
“Non fa niente, basta che non ti sei fatto male… oltre questo intendo…”
“No…”
“Ok, ascolta lì dietro il frigorifero c’è la scopa, portamela così raccogliamo questi vetri.”
“No ti prego! Lascia fare a me! Voglio riparare al danno…”
“Non preoccuparti! Siediti piuttosto! Ti fa male la gamba?”
“Un po’…”
“E allora che ci fai un piedi! Fila su!”
“Ma io…”
“Dai, mi aiuterai a pranzo!”
“Ok…” Danya si diresse, sconsolato, verso la prima sedia che trovò e si sedette mesto, in attesa che Sekani pulisse e mettesse a fare il tè per entrambi. Quando si ritrovò davanti una tazza fumante ringraziò Sekani senza però alzare il viso.
“Danya… basta non è successo niente!”
“Non è vero! Ho fatto un danno!”
“Danya hai solo rotto un bicchiere! Capita a tutti!”
“Ok…”
“Bene… senti vado a farmi una doccia per riscaldarmi, tu prendi pure i vestiti che vuoi dal mio armadio, ma niente doccia, devi stare attento alla gamba!”
“Va bene… sicuro che…”
“Shh! Basta ora!” Sekani sorrise per rassicurare Danya sul fatto che non era successo niente e si ritrovò a chiedersi che fine avesse fatto il cinico ed insensibile se stesso che esisteva fino alla sera prima.
Quando uscì dal bagno, con gli stessi vestiti della sera precedente già indosso, trovò Danya seduto sul letto ormai rifatto, le imposte della finestra della camera da letto aperte ed i vetri leggermente accostati, quel tanto che permetteva all’aria di cambiarsi senza portare un gelo eccessivo nella stanza.
“Hai fatto il letto!”
“Già… almeno questo so farlo!”
“Ma dai smettila!”
“Mh… sì… vado in bagno, posso?”
“Danya non chiedermi il permesso! Fai come se fossi a casa tua…”
Mentre Sekani si chiedeva quando aveva pensato le parole appena pronunciate, le braccia di Danya gli si strinsero intorno al collo ed il suo profumo gli riempì le narici.
“Grazie!”
“Niente! Dai vai…”
Danya si staccò solo dopo aver depositato sulla guancia di Sekani un lungo bacio e poi corse in bagno con un sorriso sornione sulle labbra. Il moro si ritrovò a scuotere la testa divertito e cominciò a sistemare qua e là in casa.
Fortunatamente aveva le ferie fin dopo la Befana, le aveva prese benché non avesse alcuna voglia di starsene a casa da solo, ed invece si stavano rivelando una vera manna, perché in questo modo avrebbe potuto passare tutto il giorno con Danya.
Proprio mentre quello strano pensiero gli si formulava in testa, Danya uscì dal bagno con solo i pantaloni indosso ed il viso ancora bagnato.
“Che succede? Non c’è acqua calda?”
“Sono proprio scemo! Ho dimenticato una cosa!”
“Cosa?”
“Buon Natale!!” Dicendo così Danya sorrise e depositò un altro lunghissimo bacio sulla guancia di Sekani prima di tornare in bagno canticchiando “Jingle Bells” come se niente fosse successo e lasciando la mente di Sekani ad immaginare una renna con l’aspetto di Danya, con l’unica differenza di un vistoso palco di corna a dare sfoggio di sé sulla sua testa. Sekani cercò di non scoppiare a ridere e ricominciò a sistemare la casa.
Quando Danya emerse nuovamente dal bagno trovò Sekani con la testa immersa nel congelatore alla ricerca di qualcosa di commestibile per quel giorno.
“Ok… ho ancora non so quante cose lasciatemi da nonna quando è venuta qui il mese scorso… di fame non moriremo di certo!”
“Per fortuna! Sekani… scusa la domanda… ma perché ci sono tante medicine nel tuo bagno?”
“Perché sono un medico… le ho per qualsiasi evenienza.”
“Oh… che bello allora tu aiuti le persone come hai fatto con me!”
“Non proprio… sono un pediatra… sto finendo il tirocinio post-laurea. A gennaio dovrebbero assumermi definitivamente nell’ospedale in cui lavoro.”
“Allora tutti i bambini che curi saranno felicissimi!”
“Perché lo credi?”
“Perché sei bellissimo! Ehm… cioè… insomma… io…” Danya arrossì violentemente rendendosi conto di quello che aveva appena detto e Sekani gli strizzò un occhio prima di rispondere.
“Bene… abbiamo assodato che entrambi troviamo l’altro attraente… è un ottimo inizio!”
“Inizio per… per cosa?”
“Sto scherzando Danya sta calmo! Non voglio mica farti del male…”
“Lo so! Mi fido di te… e poi si vede dai tuoi occhi…”
“Dai tuoi si vede… non lo so… il cielo stellato… è possibile?”
“Ma se sono castani?”
“Sì, ma… è come se vi fosse l’universo al loro interno…”
“Perché?”
“Non lo so… perché a te piacciono i miei occhi?”
“Perché sono limpidi e mi fanno… no… niente…” Danya arrossì di nuovo mordendosi la lingua per impedirsi di andare oltre.
“Cosa?”
“Una sciocchezza, davvero!”
“Beh voglio conoscerla lo stesso…”
“… Protetto… mi fanno sentire protetto…” Ancora rosso in volto Danya sentì il viso andargli a fuoco quando Sekani si avvicinò sorridendo e gli depositò un bacio dolce sulla fronte.
Danya rimase imbambolato per un po’ prima di riscuotersi e rendersi conto che Sekani era tornato a parlare del pranzo. Forse aveva fatto la figura dello sfacciato o dell’idiota, ma quel bacio valeva ogni brutta figura del mondo!
Natale e S. Stefano ed i giorni fino alla notte di S. Silvestro trascorsero in assoluta tranquillità. Danya sembrava aver vissuto con Sekani da sempre ed ormai i due sembravano essere entrati in perfetta sintonia. Uscivano per far la spesa o per guardare qualche vetrina, rimanevano in casa e guardavano la tv oppure chiacchieravano o giocavano a carte, oppure restavano semplicemente in silenzio ad ascoltare musica od a guardare un film, ed erano sempre più frequenti le occasioni in cui si fermavano ad abbracciarsi, si svegliavano l’uno tra le braccia dell’altro, oppure stavano seduti sul divano, sotto uno stesso plaid, riscaldati dal calore reciproco e da quello del camino che ormai era acceso tutto il giorno.
C’era un solo piccolo neo a quella convivenza. Danya voleva a tutti i costi aiutare Sekani nella gestione della casa, in tutte le mansioni, da bravo casalingo mancato.
Però… Danya non sapeva un accidente di come funzionassero gli elettrodomestici! I folletti e le follette domestici pensavano alla cucina ed alla pulizia della casa, per questo Danya non riusciva a passare l’aspirapolvere senza ritrovarsi a rincorrerla, oppure non riusciva ad usare il forno a microonde perché non sapeva che bisognava spingere il pulsante dell’accensione.
La lavatrice poi era stata una vera scoperta. Far rimpicciolire gli abiti o tingerli di strane tonalità sarebbe stato il minimo. La cosa davvero innovativa fu in quello che Danya disse osservandola: “Per favore Signora Lavatrice, vorresti lavare questi indumenti? Grazie!” E dato che la lavatrice non accennava ad avviarsi Danya aveva chiesto a Sekani se per caso non ci fosse la possibilità che lui le stesse antipatico. Sekani non sapeva se ridere o piangere ogni volta che Danya si proponeva di aiutarlo, ma poi immancabilmente, finiva per spiegargli il funzionamento dell’elettrodomestico in questione e gli assicurava che non era successo niente e che era normale che non sapesse fare quella o quell’altra faccenda se ci pensavano sempre i folletti e le follette, accompagnando il tutto con un abbraccio e qualche bacio. Ormai Sekani si chiedeva se avesse cominciato a vivere nel mondo di Danya perché sembrava che la sua storia avesse un senso, tanto che cominciava a crederci persino lui… alcune volte…
Si chiedeva anche quanto a lungo sarebbe durato quello che sembrava un idillio, e quanto avrebbe resistito a non baciarlo. Ormai stava divenendo un bisogno impellente. Si ritrovava sempre più spesso a fissargli le labbra mentre parlava od a dargli baci pericolosamente vicini a quei petali tentatori.

Per la notte di Capodanno Danya aveva deciso di farsi perdonare per tutti i danni combinati fino a quel giorno, aveva apparecchiato a regola d’arte la tavola ed aveva aiutato in cucina senza combinare alcun disastro, anche perché non era stato un disastro chiedere al forno quanto gli mancasse per terminare la cottura, inoltre all’indicazione di Sekani, sul dover guardare il timer per saperlo, si era limitato a dire un semplice “Oh”, con le labbra che avevano assunto la stessa forma della prima lettera dell’esclamazione appena pronunciata…
“Ecco… spero che vada bene così…”
Sekani si stava sedendo a tavola mentre Danya finiva di sistemare le pietanze ed i loro piatti da portata, gli sorrise e lo incoraggiò a sedersi. Parlarono e risero durante la cena, pensando a quanto nessuno dei due fosse un granché in cucina ma quanto, stranamente invece, la cena fosse più che commestibile. Guardarono un film e pochi istanti prima della mezzanotte cercarono un programma che indicasse quanti minuti mancassero esattamente al nuovo anno.
Erano seduti sul divano, coperti dallo stesso plaid, Sekani abbracciava Danya per non fargli sentire freddo e lui gli si era appoggiato comodamente contro.
“Allora… che desideri per il nuovo anno?” La domanda di Sekani sorprese Danya e lui dovette pensarci qualche istante prima di rispondere.
“Vorrei… rivedere Babbo Natale e chiedergli scusa… abbracciare Tobias e tutti gli altri e…”
“Chi è Tobias?”
“E’ uno dei ragazzi… mi fa un po’ da fratello maggiore. Perché?
“Niente… dicevi?”
“Ehm… dicevo… ecco…” Alla televisione cominciò il conto alla rovescia: 25, 24, 23…
“Cosa micetto?”
20, 19, 18, 17…
“Io… ecco… vorrei… io… insomma… non so se è il caso…”
“Dai piccolo sono curioso!”
10, 9, 8, 7…
“Io vorrei… vorrei passare il resto della mia vita con te!” Danya aveva pronunciato il suo desiderio tutto d’un fiato con gli occhi chiusi per l’imbarazzo e per impedirsi di vedere il disappunto nello sguardo di Sekani. Non si era nemmeno accorto che ormai l’anno stava per terminare, le voci concitate alla televisione inneggiavano agli ultimi secondi del vecchio anno…
3, 2, 1…
“Anche io…”
Danya non si rese conto della risposta di Sekani né delle urla di gioia che provenivano dalla televisione e dalla strada, inondando la stanza di grida festose che riempivano l’aria, percepì solo un senso di morbido sulle labbra, poi umido e la lingua di Sekani che chiedeva il permesso di entrare nella sua bocca. Spalancò gli occhi ma allo stesso tempo lasciò anche che Sekani avesse libero accesso alla sua lingua, facendolo gemere di piacere per il solo breve contatto e lasciandolo inerme di fronte ad una felicità spiazzante che gli colmava il cuore anche senza che se ne rendesse pienamente conto.
Si baciarono a lungo, completamente dimentichi di salutare il nuovo anno, persi in un bacio a tratti passionale ed intenso, a momenti dolce e lento che li rapì fino all’attimo in cui non si dovettero separare a causa della mancanza d’aria.
L’istante che vide il loro distacco incorniciò l’unirsi dei loro sguardi e l’affiorare simultaneo dei loro sorrisi, ampio e carico di dolcezza da parte di Danya, ed appena accennato ma altrettanto sincero da parte di Sekani.
Nessuno dei due parlò più ma entrambi intrecciarono le loro mani, cercando quelle dell’altro, concedendosi interminabili ore di baci e lievi carezze, volte a conoscersi maggiormente ed a far prendere confidenza con la consistenza e con il calore della pelle dell’altro, fino a quando si addormentarono pacificamente e teneramente abbracciati sul divano.

L’alba che salutò il nuovo anno li vide ancora assopiti, strettamente serrati per vincere il freddo che si era insinuato a causa del fuoco che si era indebolito nel camino.
Sekani si svegliò per primo e rimase per qualche attimo ad osservare il bel dormiente che riposava con la testa sulla sua spalla, lasciando intravedere i fremiti delle lunghe ciglia che formavano una mezza luna sulla carnagione nivea e le leggere contrazioni del labbro inferiore, provocate senza dubbio da qualche sogno.
Guardare quelle labbra rosee ed invitanti gli fece tornare alla mente il loro sapore intenso e zuccherato e la morbida compattezza che assumevano sotto le sue ed il momento in cui le aveva avvertire cedere timidamente al suo perentorio assalto.
Era stata una sensazione totalmente differente da ogni altra che aveva vissuto quando aveva baciato i suoi occasionali partner, non riusciva nemmeno a definirla per quanto impalpabile ed assoluta era stata.
Gli era sembrato di saggiare miele caldo e di sfiorare fine velluto inviolato, come un tessuto conservato in una teca di cristallo che tutti si limitavano a guardare bramosi od indifferenti, senza cedere alla tentazione che si era impadronita invece di lui e che lo aveva portato ad impossessarsi di quella bocca ardente e dolce.
Eppure, per quanto piacevole e giusto fosse tutto quello che aveva avvertito baciando Danya non poteva cancellare il fatto che quel ragazzo, per quanto puro ed innocente apparisse, avesse dei seri problemi a livello mentale, che lo portavano a ritenere reali episodi facenti parti di fiabe per bambini.
Sekani lasciò fuoriuscire un lungo sospiro che già da qualche istante premeva per venire fuori dalle sue labbra e si mosse delicatamente per non svegliare Danya, in modo da fargli trovare la colazione pronta per quando si fosse destato.
Lo sistemò comodamente sul divano, coprendolo attentamente con un altro plaid per non fargli avvertire la mancanza di tepore assicurata dalla presenza del corpo accanto al suo, e si attardò per un istante ad osservarlo, indugiando con le dita in una lieve carezza tra i suoi setosi capelli.
Doveva assolutamente risolvere quella situazione per il suo bene e per quello di Danya, si stava affezionando in maniera quasi ossessiva a quel ragazzo che gli aveva riempito la quotidianità con la sua presenza e si rendeva conto che non poteva continuare così.
Il giovane che dormiva beatamente raggomitolato come un gattino aveva bisogno di aiuto, di una valida e competente assistenza che lui non era in grado di fornirgli, non essendo la psichiatria il suo campo di studio.
In quei giorni aveva riflettuto ed aveva compreso che l’unica strada, per quanto gli risultasse del tutto sgradevole, era quella di rivolgersi ad un ente sociale, che avrebbe provveduto ad occuparsi di Danya, fornendogli tutto il sostegno che gli necessitava.
Sekani, pur essendone cosciente, non era ancora pronto a separarsi da lui ed aveva deciso di contattare un suo vecchio compagno di università, i cui genitori erano assistenti sociali molto premurosi e davvero devoti al lavoro che svolgevano, solamente al termine del periodo di ferie che gli era stato concesso. Si sarebbe goduto la percezione confortante e piacevole che l’avere Danya accanto a sé gli procurava e poi, alla scadenza delle vacanze, avrebbe cercato la via che lo avrebbe allontanato da sé, facendolo piombare nuovamente nella solitudine, ma che avrebbe potuto portare giovamento a Danya. In fin dei conti il fatto di aiutarlo a curarsi avrebbe potuto senza dubbio permettergli di restargli vicino, non come in quei giorni, ma non lo avrebbe sicuramente abbandonato a se stesso.
Sekani si detestò per quella debolezza ma si convinse che non ci fosse niente di male a permettere anche a Danya di vivere tranquillamente quei giorni di festa che rimanevano, tanto più che aveva espresso il desiderio di rimanere lì con lui.
Ora doveva solo regalargli altri giorni di serena placidità, senza tuttavia lasciarsi più andare ad effusioni che avevano il potere di assorbirlo e distrarlo più di quanto fosse opportuno e saggio e che avrebbero, magari, destabilizzato più del dovuto Danya.

Riuscì a mantenere salda la sua risoluzione per più di cinque giorni.
Cinque interminabili giorni in cui spesso, troppo spesso a dire il vero, aveva visto gli occhi di Danya volgersi a lui colmi di domande. Non voleva leggervi anche la delusione e la speranza che vi si alternava all’interno quando per caso i loro corpi entravano in contatto e lui si fermava a rimirare le labbra di Danya, prima di distogliere lo sguardo per puntarlo nel suo, ricordandosi di non dover più indulgere in tal senso.
La mattina del primo gennaio quando Danya si era svegliato gli aveva rivolto un sorriso luminoso e si era avvicinato, palesemente imbarazzato, per salutarlo con un tentativo di bacio, sfumato solo grazie alla sua forza di volontà che gli aveva permesso di allontanarsi, frantumando, in un solo attimo, l’universo di stelle contenuto negli occhi scuri di Danya.
Danya si era ritratto, come scottato, ed era rimasto senza parlare per molti minuti, chiedendosi dove avesse sbagliato, per poi giungere alla conclusione che ciò che era accaduto la sera precedente e che aveva equiparato ad un sogno per lo stupendo caleidoscopio di sensazioni che gli aveva donato, era stato un atto che Sekani si era pentito di aver compiuto. Da quel giorno non aveva più tentato un gesto simile e si era mantenuto piuttosto distante, tentando con tutto se stesso di non lasciarsi andare alla speranza di rivivere con Sekani quel meraviglioso contatto, che in passato aveva solamente visto scambiarsi dalle coppie che dividevano la vita sulla Via Lattea.
Era stato un periodo estremamente teso per entrambi che era culminato in un pesante silenzio durato tutta la giornata della vigilia dell’Epifania.
Quella mattina Sekani, non sopportando più la palese e progressiva perdita di allegria da parte di Danya, era uscito ed aveva comprato una calza, appendendola al caminetto, credendo di riportare il sorriso su quelle labbra che erano diventate il tormento continuo che lo torturava giorno e notte.
Danya aveva sorriso vedendola ed aveva fatto per abbracciarlo di slancio ma quel raggio di luce era rapidamente svanito, al pari di un tramonto oscurato dalla venuta delle tenebre, e Danya era indietreggiato, arrossendo e balbettando qualcosa riguardante il fatto che dubitava che la Befana si presentasse, considerando che non erano mai andati troppo d’accordo, a causa di un inconsapevole sgarbo che le aveva rivolto quando era piccolo.
Sekani a quel nuovo sfoggio di fantasia aveva sentito il cuore sprofondare maggiormente ed aveva chiuso gli occhi, biascicando qualcosa di insensato concernete il fatto che la Befana gli era sempre stata antipatica.
Desiderava così ardentemente credere alle parole di Danya, perdersi nel suo mondo di favola e poterlo stringere tra le braccia, proteggendolo da tutto e tutti e vivere con lui ogni giorno, assaporando nuovamente le sue labbra ed il calore che irradiavano, ma la sua parte razionale si affacciava e gli urlava che tutto si sarebbe sistemato una volta che Danya si fosse curato.
Chi poteva dire che una buona terapia non potesse risolvere quella specie di alienazione mentale che si era creato, aiutandolo a superare il trauma che lo aveva provocato e consentendogli di tornare ad esistere nella realtà? Lui sarebbe stato pronto ad accoglierlo nella sua casa e tra le sue braccia… e ad assisterlo in tutto e per tutto, se questo gli avesse permesso di averlo al suo fianco costantemente.

Attesero la mezzanotte guardando un film d’animazione in televisione e Sekani si permise di trascorrere la maggior parte del tempo a guardare il suo silente compagno, consapevole che appena due giorni dopo non avrebbero più trascorso tali momenti di armonia insieme, almeno non molto presto.
Quando la scritta ‘The end’ apparve sullo schermo, Sekani sospirò e si alzò spegnendo la televisione.
“Allora, ti è piaciuto?”
“Sì! Non avevo mai visto dei pupazzi muoversi in quel modo!”
Il genuino entusiasmo che colorava la voce di Danya ed il sorriso che brillava nei suoi occhi riscaldò il cuore di Sekani, inducendolo a sorridere apertamente.
“Ne sono felice, allora che ne dici se dom…”
La frase di Sekani venne interrotta da un insolito ed assordante rumore di finestre sbattute e dal tonfo di qualcosa che cadeva in terra.
Sekani si scurì in volto e fece segno a Danya di rimanere al sicuro in cucina mentre lui andava a controllare il salotto, da cui proveniva il frastuono. Di quei tempi non si poteva essere tranquilli nemmeno durante le feste, considerato che i ladri si davano da fare di continuo. Per ora si era sempre salvato grazie al fatto che il suo appartamento si trovava al terzo piano, ma sembrava che ora fosse arrivato il suo turno di subire un’intrusione nella sua casa. Armatosi di un pesante vaso di vetro, che gli era sempre sembrato orribile ma da cui non era riuscito a sbarazzarsi visto che era stato un regalo di suo zio Shane, si diresse il più silenziosamente possibile verso la direzione della confusione e si affacciò sull’ingresso della stanza, riuscendo ad afferrare brani del chiacchiericcio prodotto dall’inopportuno visitatore.
“Ma tu guarda queste caspita di scope odierne! Sono inaffidabili! Lo dicevo io! Yatji mi sentirà! Lui e le sue idee di adeguamento alla modernità! Molto meglio la vecchia e sicura saggina, altro che tutta questa plastica! Grrr… mi si è rotta anche la gonna! E sì che già non mi devo vestire come una stracciona! Ma di chi è stata l’idea di farmi abbigliare così, dico io! Grr…”
Sekani abbassò inconsapevolmente il vaso nel trovarsi davanti una vecchietta ricurva, sotto il peso di quello che appariva come un pesante sacco, che sbraitava, agitando un pugno nell’aria mentre guardava con espressione torva una fiammeggiante scopa scarlatta.
I radi capelli grigi spuntavano crespi ed indomabili da un orrendo fazzolettone, agganciato alla meno peggio sotto il mento aguzzo ed adornato da un disgustoso porro peloso, il naso, prominente e coperto di quella che ad una prima occhiata sembrava fuliggine, era arricciato per dar maggior enfasi ad una smorfia sdegnata, mentre le labbra sottili erano aperte in un ghigno irritato che mostrava i pochi denti anneriti. Gli infossati e malevoli occhietti neri, sormontati da cespugliose sopracciglia ingrigite, si fissarono improvvisamente nei suoi e la voce gracchiante che aveva udito discorrere fino ad allora gli si rivolse alta ed imperiosa, facendo sembrare la figura allampanata avvolta di stracci, più imponente e temeraria.
“Giovanotto, tu hai smesso di credere alla nostra esistenza anni orsono, non dovresti nemmeno sognarmi, ma ora hai l’onore di vedermi in carne ed ossa davanti a te… anche se ce l’avrai per poco.”
Ridendo di un riso molesto ed acuto, che quasi feriva le orecchie di chi lo udiva, la vecchietta si erse lievemente, posando a terra il sacco ed incrociando le braccia davanti al suo petto.
Sekani riemerse dal suo stato di attonita incredulità riuscendo a formulare un solo, breve, pensiero.
Quella era realmente… la Befana?
Oh cielo! Era impazzito anche lui? Oppure l’arrosto che avevano mangiato per cena conteneva qualche elemento allucinogeno?

FINE SECONDO CAPITOLO