
DISCLAIMER: Personaggi e storia banalmente miei.
Note: Questa è una specie di side story de “La renna al polo nord trotterellando va…”, si può leggere indipendentemente dall’altra ma necessitano alcune spiegazioni.
Babbo Natale esiste, vive sulla Via Lattea (si è trasferito dopo le prime esplorazioni del Polo) e raccoglie tutti gli orfani nati o abbandonati il 24 dicembre. Come fanno a vivere nello spazio? Babbo Natale ha costruito una bolla magica (avete presente le palline che agitate e scende la neve? Ecco ^^) in cui l’aria è respirabile e il clima è quello del polo. Questa stessa magia viene utilizzata per gli spostamenti della vigilia dalla via Lattea alla Terra e viceversa.
Mano a mano che gli orfani crescono possono: andare a vivere sulla Terra, diventare assistenti di Babbo Natale, fare le renne. Ebbene sì Babbo Natale trasforma quattro baldi/e giovani in renne e li attacca alla sua slitta. Danya, protagonista de “La renna”, era caduto per sbaglio sulla terra e aveva conosciuto il suo attuale fidanzato, Sekani. Il protagonista di questa storia è uno dei bambini, ora baldo giovine, trovati da Babbo Natale, una delle sue renne, insomma.
Dediche: Qualcuno mi ha mi ha chiesto un regalino lampo per Natale, qualcuno sa che non riesco mai a dirle di no, quindi…
Buon Natale alla dolce metà perché è una donna speciale e unica e perché è il miglior regalo che si possa desiderare. ^*^
Buon Natale alle signore Angie, Fra, Kia e Violet perché sono fantastiche, ognuna a loro modo, e ognuna è un gran dono per lo yaoi e per il mondo ^_-
Buon Natale alla signora Bluice perché è donna profonda e intelligente, donna con la quale è assai piacevole parlare. ^*^
E buon Natale a chiunque avrà la clemenza di leggere ^^
Il regalo della renna
Era in ritardo, era dannatamente in ritardo.
Era di fretta, come se non più del Bianconiglio, e questo non andava affatto bene. Non aveva regine perfide da servire, solo una montagna di regali di caricare su una slitta, un ripasso delle strade aeree da percorrere, lo stretching per preparare i muscoli alla trasformazione e, ovviamente, un regalo da fare. E ancora non sapeva cosa fare.
Dopo aver visto il dolore del suo fratellino durato un anno e poi la sua felicità immensa accanto a quello che aveva capito essere il suo compagno di una vita intera, Ewan aveva preso una decisione: si sarebbe dichiarato.
Lui, Sebastian e Danya erano i più piccoli, trovati a un anno di differenza l’uno dall’altro. Danya gli mancava terribilmente, era arrivato un anno prima di lui ed uno dopo Sebastian, aveva preso le coccole dal più grande dei tre e dispensatene in quantità al più piccolo, e per lui era stato come se avesse ricevuto il doppio di attenzioni da parte di Sebastian.
Era bellissimo Sebastian, come si faceva a non dirlo? E infatti tutti sulla via Lattea, da Babbo Natale all’ultimo dei folletti e degli aiutanti, Befana compresa, ammettevano che lui era senza dubbio il più bello di tutti, senza far torto a nessuno, una semplice constatazione, ed Ewan questo lo sapeva bene.
Guardò il grande orologio che campeggiava nel cielo terso e magico della bolla in cui vivevano e si disse, per l’ennesima volta, che era troppo tardi.
Aveva capito di essere innamorato di Sebastian quando aveva dodici anni. Aveva due anni più di lui e già sembrava un uomo adulto, era composto e silenzioso, non musone, solo riflessivo. Si allenava con passione e intensità, nei momenti liberi leggeva tutto quello che Babbo Natale gli procurava, tanto che negli anni aveva dovuto crearsi una piccola, ma non troppo, biblioteca personale.
Aveva capito che il batticuore che lo coglieva a ogni sguardo del fratello era diverso da ogni altro, e si era sentito sbagliato e sporco.
Aveva parlato con Tobias, gli aveva chiesto cos’era l’amore e come si capiva di provarlo, e quando il più grande gli aveva confermato che l’amore è quella cosa che ti toglie il respiro, la fame, ma ti mette addosso l’allegria, la voglia di sorridere sempre e una felicità senza pari, allora era capitolato e aveva ammesso con se stesso i suoi sentimenti.
Danya, l’unico a cui avesse confessato quello che provava, gli aveva detto che non doveva preoccuparsi di niente, che i rapporti che intercorrevano tra lui e Sebastian non erano legami di sangue e che , quindi, non avrebbe infranto nessuna legge. Però Ewan continuava a ripetersi che non era giusto, che Sebastian si era comportato sempre e solo da buon fratello maggiore, perché era in quel modo che erano cresciuti, come due fratelli.
Aveva cominciato a rimuginare su questa cosa verso i quindici anni, quando era abbastanza grande per fare dei ragionamenti degni di tale nome, in quel periodo era diventato scontroso e solitario, tutti però avevano addotto come giustificazione la ‘classica crisi adolescenziale’, crisi che non gli era mai passata, però.
Danya era l’unico con cui poteva confidarsi, l’unico a cui poteva confessare la gelosia che lo rodeva ogni volta che Sebastian chiacchierava con Kristy, il dispiacere nel vederlo allontanarsi da lui, mano a mano che crescevano, la certezza che quell’amore sarebbe stato eterno ed eternamente non corrisposto.
L’altro problema che lo affliggeva era proprio Kristy, una delle loro sorelle. A dire il vero Babbo Natale non li obbligava a chiamarsi e considerarsi ‘fratelli’ gli uni con gli altri, ma i più piccoli erano cresciuti insieme e si definivano così anche per brevità.
Kristy era il prototipo della donna perfetta: lunghi capelli castani pieni di riflessi biondi, occhi di un caldo marrone, viso delicato e pelle bianca ma non pallida, alta e slanciata, fisico perfettamente modellato e dannatamente veloce nelle gare di corsa. Era perfetta anche come renna, aveva una voce delicata e dolce, era allegra e generosa, insomma non c’era niente da fare contro una così.
Durante tutto quell’anno si era vociferato che lei e Sebastian si fossero avvicinati maggiormente, tanto che presto avrebbero reso pubblica una loro ipotetica, ma data per scontata, relazione.
Danya se ne stava beatamente a tubare con il suo fidanzatino e lui lì, a rodersi il fegato e l’anima per qualcuno che non se l’era mai filato.
Aveva visto attraverso la sfera che mostrava la Terra, che spesso un ragazzo che amava un altro ragazzo era considerato sbagliato, ulteriore colpo alla sua già misera autostima: innamorato di un maschio, per giunta suo fratello.
Era proprio da prendere e gettare nel vuoto dello spazio!
Era stato felice per Danya, tanto, anche se sentiva terribilmente la sua mancanza, e il fatto di non potersi confidare con nessuno lo aveva fatto diventare ancora più scontroso, tanto che Tobias gli aveva chiesto più volte, nell’ultimo anno, cosa non andasse.
A vent’anni la crisi adolescenziale doveva essere passata, e invece lui era ancora impantanato in quella sorta di melma dalla quale non riusciva a liberarsi.
Tobias era grandioso, era il più vecchio di loro, il padrino di Danya e lo stesso che aveva trovato anche lui, ma persino Tobias non era adatto come ascoltatore, l’affetto che nutriva per lui era sì grande, ma Ewan era convinto che non lo fosse abbastanza per accettare i suoi sentimenti, si fosse trattato di Danya, o sì, per lui avrebbe fatto le capriole tra le stelle pur di farlo sorridere.
Era stupidamente solo, e si odiava a morte per questo, per il modo in cui si sentiva.
Babbo lo aveva scelto quell’anno nonostante non avesse affatto brillato durante le esercitazioni, aveva lasciato a casa Sebastian, invece, che era stato il migliore… e soprattutto aveva lasciato anche Kristy. Questo pensiero era tornato prepotente mentre sistemava alcuni pacchi sulla slitta e per poco non aveva rischiato di far finire tutto a terra a causa dell’irruenza che aveva messo nei movimenti.
Oh ma gli sarebbe passata, eccome se lo avrebbe fatto!
Quella notte, una volta rientrati dal loro consueto giro intorno al mondo, mentre il sole sorgeva sulla Terra e tutti si preparavano ai festeggiamenti, lui sarebbe andato a passo di carica da Sebastian, gli avrebbe consegnato il suo regalo, anche se non lo aveva ancora fatto né deciso, e poi avrebbe confessato i suoi sentimenti.
Come minimo avrebbe avuto in risposta uno sguardo comprensivo e bonario, nella peggiore delle ipotesi un bel pugno in faccia da parte di Sebastian e una punizione da Babbo per essersi innamorato di suo fratello.
Continuava a chiedersi che regalo avrebbe potuto costruire per Sebastian. Avrebbe fatto meglio a farsi procurare un libro, sapeva che ne stava cercando uno da molto tempo ma non era riuscito a trovarlo sulla Terra, almeno non nella libreria in cui era andato.
Da quando Danya viveva con Sekani, ossia da un anno, ogni due mesi Babbo organizzava una gita di un giorno, sulla Terra. Si andava a trovare Danya e con lui si facevano compere, si passava il tempo e si rideva guardando quel burbero di Sekani lamentarsi per la casa invasa dalle renne. Aveva a lungo dubitato che quel tizio fosse adatto al suo fratellino, ma gli era bastato vederli abbracciati per capire che erano semplicemente perfetti. Quello stesso abbraccio gli aveva fatto comprendere che lui non avrebbe mai avuto quella stessa felicità, ma allo stesso tempo avrebbe dovuto evitare ogni rimpianto. Doveva almeno confessare i suoi sentimenti, poi magari sarebbe andato a vivere sulla Terra così da non creare problemi a nessuno, però doveva farlo.
Aveva già pensato al modo. Al ritorno dalla consegna sarebbe stato con tutti gli altri come d’abitudine, dopo lo scarto dei regali sarebbe sparito dicendo che era stanco ma non sarebbe andato nella sua stanza, si sarebbe infilato, invece, in quella di Sebastian con il cuore e un regalo in mano, entrambi per donarli a lui.
Era ben deciso a lasciare da parte ogni ragionamento e concentrarsi solo sulla consegna, al resto, alle conseguenze, alla delusione, all’emozione, avrebbe pensato dopo, quando fosse stato in piedi, nel centro della stanza di Sebastian in attesa del suo arrivo.
Aveva pensato anche a cosa sarebbe successo se, al suo ingresso, Sebastian fosse stato accompagnato da Kristy. Si sarebbe dichiarato lo stesso, e poco sarebbe importato l’imbarazzo e tutti i pettegolezzi, le risate alle sue spalle da parte della perfetta Kristy e del suo innamoratissimo Sebastian, che lo avrebbero considerato solo uno stupido.
“Ewan? Ewan! Sei sicuro di star bene? Sembri distratto.”
La voce preoccupata di Tobias lo fece voltate mentre si stava per sistemare al suo posto, davanti alla slitta, in attesa della trasformazione. Quando non faceva la renna Tobias si preoccupava di sistemare gli altri, di controllare che stessero bene e si assicurava che tutto fosse in ordine.
In quel momento però, nella sua testa, non c’era proprio niente che lo fosse.
“Sì, tranquillo. Ripetevo mentalmente il percorso.”
Tobias non sembrava molto convinto e la sua espressione rispecchiava perfettamente quel suo pensiero, in ogni caso diede il beneficio del dubbio a Ewan e lo fece mettere in seconda fila, sulla destra.
La trasformazione in renna, quella era la terza, era sempre qualcosa di unico. I sensi dilatati dell’animale, l’aria fredda sul viso e il mondo che appariva piccolo e fragile sotto di lui, lo facevano sempre sentire speciale, e forse era davvero così, almeno da un certo punto di vista.
Babbo Natale era particolarmente allegro e Ewan si chiese come facesse ad essere sempre così, anno dopo anno, millennio dopo millennio. Danya avrebbe dovuto andare da loro quella sera, invece si era ritrovato lo zio di Sekani in casa, e da quello che aveva capito non era molto più grande del nipote. Aveva dovuto accettare una cena già preparata e non aveva saputo come giustificarsi. Quindi niente Via Lattea. Danya aveva assicurato che il giorno successivo sarebbe stato con loro ed Ewan era certo che in quel preciso istante il fratellino si sentisse in colpa per non aver aiutato Babbo, i folletti e tutti gli altri, però gli sarebbe piaciuto che Danya fosse lì con lui, magari per consolarlo dopo la sua, ormai ne era certo, fallimentare decisone.
Non aveva ancora trovato un regalo e di sicuro non ne avrebbe più avuto l’occasione.
Il giro fu lungo, come al solito. Poco prima del rientro Babbo decise di fare una deviazione e passarono a salutare Danya. Bussarono alla finestra e dopo qualche minuto si ritrovarono davanti un Danya assonnato e mezzo nudo. Babbo rise, Ewan, se avesse avuto delle guance da uomo anziché da renna, sarebbe arrossito perché aveva capito benissimo a cosa era dovuto quello stato.
“Babbo! Che ci fai qui? Ewan! Ci sei anche tu! Ciao! Entrate dai!”
“Ohohoh! No Danya è tardi, dobbiamo rientrare, domani verrò a prendere te e Sekani verso le undici, va bene?”
“Sì, certo! Babbo scusa se non…”
“Ohohoh non scusarti, va bene così, il prossimo anno ti porterò via all’alba della vigilia, ohohoh! Se vuoi parlare con Ewan lui ti può capire.”
Danya sorrise ed Ewan sentì la sua voce nella testa, sicuramente era un altro dei giochini di Babbo.
“Ciao fratellino! Come stai? Sei stato scelto, sono così contento, sei bravissimo!”
“Al nostro rientro dirò a Sebastian che lo amo.”
Certo, avrebbe potuto almeno dirgli ciao, ma doveva confessare il suo piano a qualcuno o sarebbe impazzito!
Danya spalancò gli occhi incredulo e poi batté le mani entusiasta.
“Evviva! Sono così contento! Vedrai che andrà tutto bene!”
“No, non credo, ma voglio provarci lo stesso.”
“Io ne sono sicuro, invece.”
“Sei sempre troppo ottimista.”
“No, non è questo, è solo che credo che sia giusto che tu sia felice, quindi sono sicurissimo che lo sarai, e per esserlo ti ci vuole Sebastian, quindi…”
“Grazie.”
“E di cosa? Dovrei scusarmi invece per non essere con te, mi dispiace così tanto!”
“Sei felice?”
“Sì, tantissimo.”
“E allora mi sta bene così.”
La luce si accese all’improvviso e investì la slitta.
Sekani scosse la testa e salutò Babbo Natale.
“Amore ti voglio presentare i miei fratelli, cioè… già li conosci, ma non li hai mai visti come renne!”
Danya era entusiasta e non sembrava sentire assolutamente il freddo. Ewan pensò che c’era lo zampino di Babbo: nessuno vedeva la slitta che galleggiava a mezz’aria e gli occupanti della casa, benché più spogliati che vestiti, non sembravano sentire il minimo freddo.
“Allora… lui è Maximilian, lui è Rey, lei invece è Sandy e lui è Ewan, è tanto carino come renna, vero? Cioè anche tutti gli altri sono bellissimi, insomma…”
La risata di Babbo riempì l’aria e anche le altre renne batterono gli zoccoli contro il nulla e alzarono il muso in segno di divertimento. Danya era tenerissimo, non era cambiato affatto, eppure Ewan vedeva nei suoi occhi una luce nuova, qualcosa che li illuminava solo da quando conosceva Sekani e viveva con lui. Si domandò se anche a lui sarebbe stato concesso un simile stato di grazia e a stento si accorse che Babbo era pronto per ripartire.
Salutarono Danya, con sbuffi e soffi, Babbo si raccomandò con lui di farsi trovare pronto e il ragazzo gli accarezzò il pelo per salutarlo con affetto, sussurrandogli nell’orecchio un buona fortuna pieno di sentimento.
Ewan era certo che quell’augurio sarebbe stato inutile, però strusciò il grosso muso contro la guancia del fratello mentre Sekani se lo riportava vicino con un abbraccio possessivo. Avrebbe tanto voluto avere lo stesso trattamento da Sebastian, ma lui era troppo calmo e gentile per essere anche così possessivo, e in ogni caso non lo sarebbe mai stato con lui.
Il rientro fu veloce, esattamente come si era aspettato, la stanchezza cominciava farsi sentire ma la ignorò senza alcun problema, cercando al contempo di concentrarsi solo sui suoi propositi.
Le altre renne, gli aiutanti e i folletti li accolsero con grande gioia, solo la Befana era scorbutica come sempre accadeva in quel periodo dell’anno, proprio non le andava giù di dover fare la parte della cattiva che porta il carbone, e per giunta essere anche considerata brutta, quando invece era una normale vecchietta.
Prima ancora che se ne potesse accorgere Ewan era tornato se stesso e stava ricambiando l’abbraccio di Tobias. Scorse non troppo lontano la testa bionda di Sebastian, come avrebbe potuto scambiarlo per qualcun altro?
I capelli che gli arrivavano sul collo erano lisci e perfettamente ordinati, e poi sembravano così morbidi…
Ricambiò altre strette e sorrisi, mentre cercava di pensare ancora a un regalo si chiese che effetto avrebbero potuto fare come coppia. Sebastian alto e bellissimo, con gli occhi di un blu intenso pari a quello del cielo che si vedeva nelle notti stellate dalla Terra e lui piccolo e banale.
Di certo Sebastian sarebbe apparso ancora più bello con accanto una persona che gli fosse stata all’altezza, come Kristy, del resto…
Scacciò di nuovo i pensieri e si concentrò sui regali.
Tobias gli aveva fatto una sciarpa nuova, Maximilian aveva costruito di suo pugno una fionda che potesse reggere, senza alcun problema, delle palle di neve enormi.
Guardò distrattamente anche tutti gli altri regali, sembravano non finire mai e se di solito ne era felice, quell’anno non vedeva l’ora di scappare via e fare quello che doveva, prima che la sua determinazione venisse meno.
Mentre scartava l’ultimo dono si chiese perché aveva aspettato la vigilia di Natale per fare qualcosa che, invece, avrebbe potuto esser fatta in qualsiasi altro giorno dell’anno.
Sperava che il Natale rendesse Sebastian più buono del solito, sperava che l’atmosfera di allegria e complicità lo aiutasse a ritrovarsi felice tra le sue braccia, e soprattutto sperava che Babbo avrebbe esaudito il suo desiderio, esattamente come aveva fatto con Danya l’anno precedente.
Dopo aver ringraziato la Befana per il suo regalo, un utilissimo grattaschiena da usare con la bocca quando sveniva trasformato in renna, cominciò a raccogliere pacchi e pacchetti e si accorse che Babbo non gli aveva dato niente, ma per lui era normale perché aveva un suo modo personale di interpretare i regali, e che Sebastian era sparito.
Si guardò intorno e si accorse che nemmeno Kristy era nei paraggi. Sentì il peso della sconfitta piombargli addosso e mentre finiva di raccogliere i regali si accorse di un’altra cosa: non c’era quello di Sebastian.
Sebastian non gli aveva fatto alcun regalo di Natale.
Ecco, quello era decisamente il colpo di grazia.
Per un attimo pensò che avrebbe fatto meglio ad andarsene direttamente in camera a dormire, e magari piangere, però la sua testardaggine era troppo forte e guidò i suoi piedi, nonostante non ne avesse affatto voglia, fino alla stanza di Sebastian.
Bussò e nessuno rispose. Una, due, tre volte, niente. Provò ad abbassare la maniglia, ma si accorse che la porta era chiusa a chiave e allora non dovette più chiedersi dove fosse finito Sebastian e se Kristy si fosse allontanata per una coincidenza o dove fosse andata.
Le lacrime gli pizzicavano gli occhi e l’aria che ingoiava gli raschiava la gola come se avesse avuto una roccia al posto della carne.
C’aveva sperato. Stupidamente, banalmente e infantilmente, aveva desiderato avere qualcosa e una parte remota del suo cervello si era convinta che potesse averla, anche se la coscienza gli diceva di non dar troppo peso a una speranza fievole, lui l’aveva fatto lo stesso.
Corse fino alla sua camera e quando entrò si gelò sul posto.
La luce era accesa, la legna nel camino scoppiettava… e Sebastian era seduto ai piedi del grande letto, sul caldo copriletto bianco, i capelli biondi sistemati attorno al viso e un gigantesco fiocco rosso sulla testa.
Ewan dovette sembrare un perfetto imbecille perché Sebastian si alzò in piedi e si passò una mano tra i capelli, imbarazzato, guardandolo. Sembrava persino un po’ arrossito, ma di certo si stava sbagliando.
“Ehm… lo so che il fiocco è una stupidaggine, ho detto a Kristy che era inutile, però… insomma… Ewan? Tutto bene piccolo?”
Piccolo. Da quanto non lo chiamava in quel modo?
Le lacrime erano ormai prossime a riversarsi frenetiche sul suo viso, ma Ewan le trattenne, senza però riuscire a far uscire, al contempo, la voce.
“So che posso sembrare un perfetto idiota, e forse lo sono, ma dovrei spiegarti perché sono qui. Hai visto che non ti ho regalato nulla?”
Ewan accennò un timido sì con la testa, non era ancora del tutto certo di essere sveglio, riuscire a eseguire dei movimenti era impensabile in un momento come quello.
“Io. Cioè, vorrei essere io il tuo regalo. Mi rendo conto che è una cosa improvvisa, ma è talmente tanto che ci penso…”
Si tolse il fiocco rosso e lo gettò in terra, fissando contemporaneamente il ragazzo più piccolo.
“Lo so che siamo cresciuti come fratelli, e io c’ho provato, te lo giuro. Ho cercato di vederti in questo modo, ma…”
Ewan decise che quello era troppo. Sentì le lacrime rigargli le guance e sperò che non sembrasse troppo ridicolo. Già le lentiggini erano orribili da vedere, benché ne avesse solo una spruzzata sul naso, ma le lacrime erano davvero troppo!
“Piccolo? Scusa io…”
Sebastian non finì la frase e lo abbracciò forte, lo strinse nello stesso modo in cui aveva visto Sekani fare innumerevoli volte con Danya, quel modo che invidiava tanto.
Si lasciò andare contro di lui e lo abbracciò a sua volta; le lacrime continuavano a rigargli il viso ma nemmeno se ne accorgeva più.
“Ewan…”
“Piccolo… chiamami… chiamami piccolo!”
Sebastian sorrise e depositò un bacio leggero tra i capelli rossi dell’altro.
“Piccolo, ora basta piangere. Cosa c’è che non va? Non mi vuoi? Basta dirlo!”
“No! Ti amo tanto! Scusa, scusa! Rimani qui, così, solo un po’!”
Sentì il cuore di Sebastian fare una capriola e percepì il suo battito attraverso i vestiti, i petti separati, la carne e le ossa. Erano le stesse capriole che il suo faceva sin dall’ingresso in camera.
Pensò che voleva scoprire che sapore avevano quella labbra piene che sembrano invitanti e dolci e il suo desiderio venne esaudito.
Si ritrovò aggrappato a Sebastian che lo baciava, prima piano, con delicatezza, alla ricerca di un contatto che permettesse a entrambi di accorgersi che quella era la realtà, poi con più forza, con maggiore passione, tanto che sentì il fiato venirgli meno quando le lingue si toccarono.
Maledisse i polmoni che gli urlavano di respirare e si specchiò negli occhi intensi di Sebastian. Era semplicemente stupendo.
Lui era scialbo e banale, se almeno avesse avuto gli occhi verdi i suoi capelli carota sarebbero apparsi mano brutti, e invece no, eccolo lì con gli occhi color tronco secco. Almeno fossero stati di un marrone bello come quello di Kristy!
Ecco cosa si era dimenticato!
“Ma… insomma… cioè… Kristy…”
“Cosa piccolo?”
“Lei… tu… voi non…?”
“Noi cosa, piccolo mio?”
Un brivido gli attraversò la schiena a quell’aggettivo e si accorse di star sorridendo, probabilmente come un ebete.
“Voi… non state… insieme?”
Nonostante il bacio appena ricevuto la paura gli serrò comunque lo stomaco. Se avesse detto di sì che avrebbe fatto?
Sebastian lo fissò per un attimo e poi scoppiò a ridere.
“Scherzi?”
“No! Voi due… state sempre insieme… e tutti dicono che… insomma… e poi siete tutti e due così belli…”
“Tu sei bello, piccolo.”
Ewan fece una smorfia e scosse la testa, Sebastian però lo strinse maggiormente nell’abbraccio e gli baciò le labbra delicatamente.
“Non sapevo come fare a dirti quello che provavo, Kristy lo ha capito e quindi mi è stata vicino. All’inizio pensavo che sarebbe stato meglio lasciarti stare, credevo mi vedessi come un fratello, però… non ce la facevo più, dovevo almeno provare, poi magari me ne sarei andato, però non volevo avere rimorsi o rimpianti di alcun tipo.”
Ewan stentava a credere alle sue orecchie: i suoi stessi sentimenti, i pensieri, le paure. Quante cose non conosceva di Sebastian? Ora però era ben deciso a scoprirle tutte!
“Ascolta piccolo… mi sembrano evidenti le mie intenzioni e vorrei sapere se…”
“Io ti amo tanto, te l’ho anche detto! Stasera ero venuto da te per dirtelo, per non avere rimpianti, anche se pensavo che non mi avresti voluto.”
Sebastian sorrise divertito nel vedere quanto entrambi fossero stati sciocchi e lo baciò di nuovo.
“Ti amo anche io, sai?”
Ewan arrossì e strinse felice il suo Sebastian. All’improvviso si ricordò che mancava qualcosa.
“Seb non ti ho fatto il regalo, scusa!”
“E questo cosa credi sia?”
“Beh, io volevo venire da te con un regalo e me stesso e allora… però…”
“Mh, bene. Quindi saresti tu il mio regalo?”
Ewan arrossì maggiormente e s’infuriò con se stesso perché di certo era diventato della stessa tonalità dei capelli.
“Se mi vuoi, sì.”
“Sì, certo che ti voglio… in ogni senso, sai?”
Il cuore gli balzò il gola, il corpo tremò scosso da un brivido e la gola gli si seccò, e tutto per colpa di quella frase e degli occhi di Sebastian che ora sembravano ardere. Non ricordava di averli mai visti in quel modo, e ne era felice.
“Anche io…”
Abbassò lo sguardo ma prima che riuscisse a compiere l’intero gesto con il collo Sebastian gli sollevò il mento e lo baciò di nuovo passionalmente.
Ewan capì che quella notte sarebbe stata molto, molto lunga, e in cuor suo rise per quel regalo inaspettato.
Nell’aria si sparse un piacevole ‘Ohohoh’ ed Ewan, arrossendo, capì che quello era il dono anche da parte di Babbo Natale.
“Grazie Babbo… e Buon Natale!”
Fine ^_^