- ottava parte -

Le mie due anime per te

- CALORE -


MILOS

Oggi gli incubi sono stati particolarmente tremendi, mi fa male ogni centimetro del corpo… ma sono davvero sveglio?
Apro gli occhi e vedo Vajrin accanto a me, appoggiato con la testa sul mio petto: ora so che l’incubo è finito e che, questa, è finalmente la realtà.
Gli accarezzo delicatamente i capelli, non so se è sveglio o dorme ancora, e in questo caso non voglio destarlo.
Ieri non solo sono stato un vigliacco, mi sono dimostrato privo di rispetto e di amore, eppure io sono ormai certo di…
Il suo viso si solleva appena e si volta verso di me, impallidisce all’istante e solo un sorrisino stiracchiato gli increspa le labbra, forzatura che si è imposto per fingere che vada tutto bene.
“Vajrin… perdonami… io…”
“No, non preoccuparti…”
Il sorriso di prima, anche se non si può certo chiamare sorriso una tale espressione di dolore, continua a raggrinzargli le labbra, si allarga quando la sua voce, tremante e titubante, riprende a parlare.
“So che ti faccio schifo, è normale, non scusarti. Ok?”
Fa per alzarsi ma prendendolo per un polso lo tiro giù impedendogli di allontanarsi da me.
Cosa ho fatto?
“No! Che cazzo dici? No Vajrin! Io… ho… ho avuto paura!”
Cazzo sono un vigliacco, ecco cosa!
“Eh eh eh… non preoccuparti… davvero… non devi giustificarti… lo capisco…”
“Vajrin credimi ti prego! Per favore, riproviamoci. Stringimi, guardami, andrà tutto bene!”
Andrà tutto bene davvero? Oppure scapperò di nuovo lasciando che l’unica persona che abbia mai amato veramente, continui a soffrire così profondamente per colpa di stupide paure?
Lo amo?
Io amo Vajrin?
“Non ti preoccupare! Davvero, l’ho capito. È normale che ti faccia schifo! Anzi, chiedi scusa a Eros. Sicuramente si sarà pentito.”
“L’hai fatto con Eros?”
“Sì… che schifo eh? Visto che tu non mi hai voluto, mi sono attaccato a lui… faccio proprio schifo! E ho sporcato anche Eros che è così puro… per fortuna tu ti sei salvato da me… hai fatto bene!”
Lo guardo sbigottito mentre si alza e si dirige verso il bagno, incurante della sua nudità, non cosciente dello schifo che provo, ma non per lui, no, solo verso di me.
Prima parlo tanto, gli ho dico che è tutto passato, poi lo faccio precipitare di nuovo nel baratro da cui volevo tirarlo fuori.
Ecco cosa e chi sono.
Io distruggo, distruggo tutti coloro che amo, io non posso essere amato, non lo merito.
Mi alzo e lo abbraccio da dietro, lui si irrigidisce e mi sembra che sotto di me si apra una voragine, la voce di Stefen mi chiama dall’inferno, dal luogo in cui dovrei essere ora e forse c’andrò, lascerò che sia Eros a prendersi cura del gatto che amo dal primo istante, senza averlo mai ammesso. Io brucerò in eterno per i peccati commessi, ma ora… solo un altro attimo, solo un istante ancora, poi sparirò.
Dio, Caino (1), chiunque tu sia, se ci sei anche se mi hai abbandonato, anche se hai provato ribrezzo per ciò che ho fatto, almeno lui… permettimi di salvarlo dalla distruzione che porto con me.
“Io ho solo avuto paura, non volevo farti male, non volevo che provassi dolore per colpa mia.”
“Non preoccuparti Milos. Sto bene, Davvero!”
Lo faccio voltare senza smettere di abbracciarlo e sento qualcosa di vischioso scivolarmi lungo le guance, qualcosa che vedo cadere a terra, macchiare il pavimento di rosso, qualcosa che capisco essere le mie lacrime.
L’espressione di Vajrin diventa, se possibile, ancora più colma di dolore, mentre le guance, già esangui, assumono maggiormente il pallore che ci è tipico, quello della morte.
“Sono stato io? Ti faccio così schifo?”
La sua voce trema, è flebile. Che posso fare? Come posso spiegargli che lo amo, che provo ribrezzo per me stesso, per lo stato in cui l’ho ridotto, come posso farmi perdonare dopo che, per la seconda volta, l’ho ferito così profondamente?
Con una mano cancello il sangue che mi colorava il viso e poi appoggio le mie labbra sulle sue, dolcemente, delicatamente, così come è stato il nostro primo bacio.
Ricominciamo tutto da capo, perdonami e cancella, se puoi, tutto il dolore che ti ho procurato, ti prego.
Perché le parole non escono, perché non riesco dire niente?
Sento dei singhiozzi, prima lievi e poi sempre più forti, Vajrin scoppia in un pianto disperato e senza freni, lo stringo forte, fortissimo, vorrei che capisse che ci sono, che sono qui solo per lui, perché queste lacrime spariscano e torni il sorriso che mi dà la luce che non ho mai avuto, mai prima di lui.
Lo prendo in braccio e lo riporto sul letto, mi sdraio con lui tra le braccia, ancora entrambi nudi, come se fosse normale, come se le cicatrici che ho addosso non fossero più un problema, come se non dovessi più nasconderle e per la prima volta da che ho memoria, credo sia così.
Gli accarezzo i capelli e lascio che si sfoghi, mentre gli sfioro con le labbra la fronte. Mi allungo verso il comodino, senza però lasciar andare Vajrin, cerco nel cassetto un fazzoletto che ho visto, probabilmente messo per sbaglio da Eros.
Ora come ora non voglio pensare al fatto che lui ha potuto avere Vajrin e io no, perché questo significa anche ammettere a me stesso che non posso avere il micio solo per me, lui prova qualcosa anche per Eros, non voglio certo fargliene una colpa, anche perché, in fondo, lui è una parte di me, credo.
Gli asciugo delicatamente le lacrime e gli passo un dito lungo il contorno degli occhi, solo il polpastrello, con riguardo, come per chiedergli di non piangere ancora, soprattutto non per colpa mia.
“Ti prego piccolo, perdonami.”
“No… tu… io… scusa…”
“Shh, va tutto bene Vajrin. Ti prego, io voglio fare l’amore con te. Lo voglio così tanto…”
Un singhiozzo è la sua risposta, e poi il suo corpo che si stringe al mio cercando protezione e sicurezza.
Ma sono davvero adatto a dartele? Posso davvero aiutarti a superare tutto il dolore che hai dentro?
Forse dovremmo farlo insieme, perché tu potresti… puoi… far rivivere me.
“Lo so che sono… tu non devi… per forza…”
“Vajrin ti prego! Perdonami, ti prego! Io sono… mi faccio schifo cazzo!”
“No! No ti prego, no!”
La sua voce è terrorizzata e le sue mani mi stringono convulsamente, come per impedirmi di andare da qualche parte. Ma non voglio andarmene piccolo, non voglio.
“Ti prego calmati amore, va tutto bene. Perdonami e passerà tutto.”
Uno sguardo diffidente prende il posto della tristezza di pochi attimi fa, ma mi si accoccola contro, nascondendo il viso sul mio petto, mentre io gli accarezzo i capelli, cercando di capire cosa ho detto per farlo reagire così.
“Perché mi hai chiamato così? Non devi se non…”
La frase rimane a metà e Vajrin si stringe ancora di più, facendo mente locale mi rendo conto che l’ho chiamato amore.
Semplicemente lui ha guardato tutto quello che avevo dentro, tutte le paure, i dolori, le incertezze, le difese, li ha ignorati, è andato a cercare dove si trovasse Milos Kroezka, lo ha scovato e lo ha fatto suo, imprigionandolo con un solo sguardo e con una facilità che ha dell’incredibile.
“Guardami.” Gli occhi di Vajrin si sollevano, ancora incerti, si fissano nei miei, timorosi e forse anche un po’ impauriti.
“Lo so che sono solo uno sciocco gatto che…”
“Ti amo Vajrin. In ogni caso sei il mio sciocco gattaccio nero, no?”
La reazione che le mie parole suscitano è uno scoppio incontrollato di pianto, con Vajrin che mi si aggrappa addosso stringendomi forte come ho fatto io fin’ora.
“Ti amo tanto, anche io! Tanto!”
Dopo il primo attimo di incertezza sul da farsi, mi decido a baciarlo, con tutto l’amore, che, finalmente, so di provare, venendo ricambiato dallo stesso meraviglioso sentimento.
Ci baciamo a lungo, con una necessità che mai, prima d’ora, avevo sentito, forse perché ora è tutto chiaro in me, o forse perché mi sono accorto di essere una persona profondamente diversa da quella che ero, diverso persino da come ero in vita.
Semplicemente Vajrin mi ha dato una nuova esistenza e con essa un nuovo me stesso è venuto alla luce.
“Sai, mi hai cambiato.”
“Oh, scusa, io…”
“Ma no piccolo! Quello che intendo è che mi hai reso più sereno… e gentile, credo.”
“No, no! Io non ho fatto proprio niente. Tu eri così qui, – mi mette una mano sul cuore e poi riprende a guardarmi sorridendomi – anche quando ti ho conosciuto!”
Quella notte ce l’ho ben presente in testa. Vajrin che mi avvicina credendo fossi Eros, mi parla come nessuno aveva mai fatto prima, mi tocca ed io provo a fargli del male, ben sapendo, però, che non avrei mai potuto. È stato come se ci fosse una barriera a proteggerlo, a ripensarci ora, le mie mani volevano accarezzarlo, anziché fargli del male.
È questo l’amore a prima vista? Il riconoscere la propria anima gemella?
“Ti è piaciuto fare l’amore con Eros?”
Il mio micetto diventa di un bel rosso porpora e mi nasconde il viso sul collo.
“Scu-scusa… io…”
“Sh, va tutto bene! Era solo per sapere.”
“Sì.”
“Sei innamorato di lui?”
“Io… non… io non lo so… forse…”
“Ok.”
“Ma… io però ti amo tanto!”
“Lo so micio, lo so! Non sono geloso di Eros, più o meno. Quando ti sentirai pronto ti andrebbe di… di riprovarci?”
“Davvero vorresti?”
“Ho sbagliato una volta, ma vuoi davvero che il nostro rapporto rimanga platonico?”
Mi guarda con lo stesso colorito porpora e muove la testa in segno di diniego, muovendo leggermente le orecchie avanti ed indietro, adoro quando lo fa!
Accenno un mezzo sorriso e comincio a sfruttare il fatto che siamo già nudi. Vajrin, forse preso dalla nostra riappacificazione, non deve essersi accorto del ‘piccolo’ problema che ho tra le gambe.
Non so se sono i baci sempre più roventi, oppure le nostre mani che cercano con necessità il corpo dell’altro, le labbra che si spostano qua e là sul collo e sul petto, prima di tornare su quelle dell’altro, però in pochissimo tempo siamo già stretti, io sopra Vajrin che mi muovo e mi spingo contro di lui, il bacino che insegue il suo, in cerca di appagamento, non mi sono mai sentito così, non sono mai stato così.
Gli sfioro le orecchie con le labbra e lui urla di piacere spingendo i fianchi con forza contro i miei, questo gesto ha il potere di farmi impazzire.
Comincio a spingermi e strusciarmi con sempre più foga e forza, con necessità, con passione.
Per un istante mi sembra di sentire una voce, poi Vajrin mi sfiora le cicatrici che ho sullo stomaco, mi sento strano… stranamente calmo nonostante la passione e il desiderio che si stanno facendo insostenibili, mi sento in pace.
È questo quello che cercavo, solo la pace.
Stanotte non c’è spazio per i pensieri, stanotte non darò la vittoria ai ricordi, non permetterò che gli incubi mi assalgano mentre sono ancora sveglio.
I gemiti di Vajrin si fanno più intensi, so di non poter resistere ancora molto. Comincio a leccargli il petto scendendo verso il basso, poi lo prendo in bocca senza preavviso, non pensavo di farlo, ma sento la necessità di farlo.
Vajrin urla per la sorpresa e il piacere, mi stringe la mano, intrecciata alla sua, spinge i fianchi verso la mia bocca che succhia con foga, con il desiderio sempre più grande di sentirmi scorrere in gola il suo sangue. Fino a un attimo fa avrei potuto leccare le sue lacrime, ma non sarebbe stata la stessa cosa. Non so se voglio farlo venire, non senza di me almeno. Vorrei che perlomeno durante la nostra prima volta l’orgasmo ci cogliesse insieme.
Mi alzo lasciandolo improvvisamente solo, lui geme di frustrazione, spingendosi di nuovo in cerca di qualcosa che però non ottiene, è una sensazione diversa sentire i suoi fianchi contro i miei, ma ugualmente bella, perfetta ed eccitante.
Lo bacio intensamente e lui fa lo stesso, gli accarezzo un orecchio e lui geme e poi lo guardo.
“Ti amo.”
“Anche io, tanto… Milos…”
Gli sorrido lievemente e poi lo mordo. Lui urla di piacere e si spinge contro di me, ma stavolta, quello che sente, è ancora diverso. Entro in lui con una sola spinta, mente lo mordo e lui, dopo il primo attimo in cui ha urlato di piacere come non credevo fosse possibile fare, si piega sul mio collo a mi morde a sua volta, costringendo me, stavolta, a fare un piccolo urlo, basso e roco, ma pur sempre un urlo.
Le urla di quella volta non le sento, non sento altro se non Vajrin, il suo sangue in gola, così come volevo, la mia lingua e la sua intrecciate che si cercano senza sosta in un bacio che ci toglierebbe il fiato se l’avessimo. Io che spingo in lui, lui che mi accoglie e mi viene incontro stringendomi, sempre di più, mentre le spinte si fanno più forti e frequenti e il paradiso, eccolo, a pochi centimetri da me. Vajrin, è lui è il mio paradiso e finalmente l’ho trovato.
Ancora poche spinte e poi l’orgasmo, come avevo desiderato, ci coglie nello stesso attimo, io mi riverso in lui e lui tra di noi.
Io appongo il mio sigillo sul suo corpo, lui lo fa con me, cancellando ogni altro segno, ogni cicatrice, ogni marchio, cancellando tutto quello che Stefen aveva provato a lasciare.
Lo guardo negli occhi e lui guarda me, con quello espressione piena di dolcezza di cui solo lui è capace.
“È stato… bellissimo…”
Il viso tutto rosso e le orecchie che si muovono nervosamente mi fanno venire voglia di ricominciare da capo.
“Sì, stupendo.”
“Stai… stai bene?”
“Benissimo, e tu?”
“Anche io!” Mi si butta tra le braccia e poi comincia a riempirmi il viso di baci dolci e lievi: mi sento bene…
“Milos… ehm… cioè… senti no… insomma…”
Guardo il visetto di Vajrin diventare ancora più rosso e accarezzo il suo orecchio destro, prima di baciarlo appassionatamente mentre lui ancora geme.
“Sì, ricominciamo.”
“Come… insomma… come… lo sapevi?”
“Ho sentito che anche tu, come me, volevi. Non è così?”
“Sì! Ma… a te va?”
Guardandolo negli occhi prendo una sua mano e me la faccio passare leggermente tra le gambe, dove una vistosa erezione fa sfoggio di sé. Un piccolo mugolio segue il suo tocco e anche lui geme, credo che sarà una notte rovente, per fortuna.

Quando arriva l’alba sono sdraiato con Vajrin tra le braccia, io gli accarezzo i capelli e lui il mio petto.
“Ti amo tanto Milos.”
“Anche io micio, tanto.”
Mi dà un bacio sul petto e uno sulle labbra prima di augurarmi un buon riposo e rimettersi al suo posto, tra le mie braccia.
La notte è passata troppo in fretta, sarà così anche per il giorno? Ora che conosco il paradiso, posso affrontare di nuovo l’inferno?

 

EROS

Quattro giorni.
Sono quattro giorni che non vedo Vajrin. Mi sono accorto del tempo che passava solo contando le volte in cui Milos si svegliava. Non ho avuto alcun rapporto con lui, non voglio sapere come è andata tra lui e Vajrin, perché so già per certo che si sono riappacificati e ora vanno di nuovo d’amore e d’accordo.
In modi diversi ma sono entrambi degli angeli, possono esistere senza stare insieme? No, non credo proprio.
Sono felice così, in fondo lo sapevo che non sarebbe durata, sono certo che Vajrin sarà gentile e affettuoso con me come sempre, ma chi voglio prendere in giro?
A dire il vero volevo sparire del tutto, ma mi è sembrato giusto salutare Vajrin, anche se lui sarà stato troppo impegnato anche solo per chiedere di me a Milos, che meschino che sono! Come se fosse colpa di Vajrin.
Io lo amo e lui ama Milos, è giusto così. Questo corpo è suo, quest’anima è sua, la vita l’ha vissuta lui, io non so nemmeno com’è stata. Io non ho niente, possiedo solo i ricordi da quando sono ‘nato’, cioè da quando mi sono impossessato di una briciola dell’anima di Milos, senza alcun permesso.
Credo di essere una specie di parassita che ha compiuto il suo ciclo vitale infestando un organismo ospite, ma ora che quest’organismo è morto, almeno nel modo in cui io lo conoscevo, ora che questo corpo ha una nuova vita, non c’è più spazio per me ed è giusto che non ci sia.
Apro gli occhi dopo aver riflettuto e pensato a lungo, fingendo di dormire ancora, per trovare il coraggio di far finta che vada tutto bene, non posso certo farmi vedere triste da Vajrin, non lo merita.
La sua testolina è poggiata sul mio… sul petto di Milos, sento che è sveglio dai movimenti impercettibili delle sue dite che accarezzano la pelle.
“Ciao!”
Vajrin solleva il viso di scatto e mi guarda con un sorriso radioso.
Sei davvero così felice di vedermi?
“Ciao Eros! Che bello!”
Già, che bello vederti.
Mi stampa un bacio sulle labbra a poi mi abbraccia e io lo stringo forte.
Non voglio lasciarti a lui, ma non è certo una mia decisione, tu gli appartieni, tutto gli appartiene, io non sono che… niente.
Io sono niente.
“Come stai? Perché non sei mai uscito? Scusa… cioè… magari non volevi…”
“Ma che dici? No micetto! È che Milos voleva passare più tempo possibile con te… e così…”
“Oh…” Arrossisce e sorride, evidentemente pensando a Milos e poi mi guarda di nuovo. “E ora non più?”
“No, certo che no!”
Non farmi questo! Non chiedermi di rassicurarti su di lui! Parla con me, sii mio almeno per qualche ora, di nuovo. Stavolta mi bastano anche solo i tuoi sorrisi, le tue risate dolci e i tuoi occhi.
“È solo che… senti… ti va di farci una doccia? Vorrei parlare un po’ con te.”
“Sì, ok… andiamo?” Si alza e mi tende la mano in attesa che io l’afferri.
Solo stanotte Eros, ricordalo.
È così dolce mentre mi lava la schiena, quando si volta per farmi lavare la sua. Vorrei fare l’amore con lui, ma se lo facessi non avrei più la forza di andarmene.
“È meglio che ti lavi le orecchie da solo micio, altrimenti finiamo male!”
Gli faccio un occhiolino e sorrido come se fosse tutto normale, lui fa uno sguardo strano per un istante e poi annuisce sorridendo e continua a lavarsi. Credi che non ti voglia Vajrin? Meglio, credi pure che sia uno stronzo che ti ha sfruttato, non ti sentirai in colpa, non avrai rimpianti, e nemmeno io ne avrò.
Ci sediamo sul divano dopo aver sistemato il letto ed esserci vestiti. Vajrin è un po’ agitato anche se fa finta di niente, lo vedo dalle orecchie che si muovono inquiete, in attesa che il peggio arrivi. Ma non ci sarà niente di male per te, vedrai, non perderai niente, micio.
“Allora… che hai fatto in questi giorni?”
“Ehm…” Arrossisce completamente e il suo imbarazzo è chiaro, gli indici che si tormentano a vicenda, le orecchie che si muovono all’impazzata. Non si saranno praticamente alzati dal letto, magari solo per mangiare e per farlo in altri posti, magari anche qui, sul divano.
“Eh eh eh, avete fatto bene!” Vajrin sorride imbarazzato e ridacchia, ora sei abbastanza a tuo agio?
“Senti micio, vengo al sodo. L’altra notte è stato meraviglioso, mi sono sentito in paradiso, non ero mai stato così… e poi… vederti in preda al piacere…”
Alzo lo sguardo e lo vedo arrossire di nuovo, abbassare gli occhi e sorridere felice, non posso guardarlo di nuovo, o la mia risoluzione vacillerà come sta facendo in questo istante.
“Anche… anche per me, e tu sei bellissimo…”
“No, non lo sono, ma mi puoi ascoltare un istante micetto?”
Lui annuisce e basta, cercando di capire dove voglia arrivare. Sento i suoi occhi puntati su di me, mentre i miei non riescono a sollevarsi dalla stoffa dei jeans che indosso.
“Come ti dicevo, è stato meraviglioso, ma tu piccolo, non eri felice, non del tutto almeno. So che Milos se n’è andato mentre… e quindi è normale che tu fossi distrutto, anche se con me hai fatto finta di niente. Sai, in quel momento, già lo sapevo, è ovvio, ma in quel momento mi sono reso pienamente conto di quanto ami Milos, perché ho visto i tuoi occhi così vuoti, e… beh, forse è una sciocchezza, ma mi è sembrato di sentire il tuo cuore andare in pezzi. Ho pensato di poterlo aggiustare, ma poi mi sono reso conto che non era così, perché è come se mi mettessi a lavorare con il tornio che Milos ha di sotto, non saprei da dove iniziare.
Quello che voglio dire è che il tuo cuore gli appartiene, solo Milos può riparare al danno fatto, solo lui può raccogliere tutti i frammenti del tuo cuore e rimetterli insieme, ma a giudicare dall’espressione felice dei tuoi occhi ormai è tutto risolto… e io, in tutto questo, non sono servito a niente, forse perché non servo a niente e basta, non solo con te, ma in generale. Mi sono reso conto che non ho motivo di esistere, credevo di poterlo trovare in te, ma tu appartieni a qualcun altro e io non posso permettermi di… non posso, quindi… - alza lo sguardo Eros, abbi il coraggio di guardarlo negli occhi, solo un’ultima volta - ho deciso di sparire, non uscirò più, almeno tu e Mi…”
Stavolta è il mio cuore ad andare in pezzi. Vajrin ha lo sguardo vuoto, le guance rigate di sangue, le mani strette tra loro, tanto che se fossimo vivi sarebbero bianche. Che ho fatto?
“Vajrin… micio… ti prego…”
“Va bene… hai ragione… io… io non merito di… io sono sbagliato… io faccio solo soffrire… per te e Milos… sarebbe meglio… sì… devo…”
Si alza e si dirige verso la porta che dà sulle scale per la cantina, ma che succede? Che cazzo hai fatto Eros? Devo scuotermi un attimo prima di decidermi ad alzarmi e a seguire Vajrin di sotto.
Accendo la luce e lo vedo davanti alla vetrina delle armi.
La stanza, per la prima volta, mi sembra priva di contorni, non vedo il tornio nell’angolo in fondo a sinistra, non vedo la fornace che occupa metà della parete alla mia destra, non sento quell’odore particolare che percepisco ogni volta che scendo qui.
Il mondo si è congelato, non c’è nulla all’infuori di me e Vajrin, ma stavolta non è una bella sensazione.
C’è solo la vetrina, grande, più grande del solito, una delle ante aperte, perché Milos non la chiude a chiave?
Alterno lo sguardo, per un attimo, tra Vajrin, voltato in modo che possa vedere solo la sua schiena, e la vetrina aperta da cui, a prima vista, non manca niente, o almeno è quello che spero.
“Vajrin! Fermo! Che fai?”
Si volta e ha un coltello in mano. Le mie previsioni non erano esatte, qualcosa mancava, qualcosa che, seppur piccolo, può infrangere per sempre non solo la sua esistenza, ma anche la mia a quella di Milos. Mi guarda, mi sorride con un dolore che mi spezza ancora di più il cuore e poi appoggia la lama sulla gola.
È un piccolo stiletto con la lama in argento e l’impugnatura dorata che raffigura un drago. Conosco bene quel coltello, sono stato io a comprarlo, mi sono fermato davanti alla vetrina del negozio d’armi per caso e sono rimasto immobilizzato a fissare quella lama. Non so perché in un momento come questo riesca persino a distinguere gli intarsi del manico, forse perché tutto questo è molto buffo. Io volevo ‘uccidermi’ pur di rendere felice Vajrin, lui ora vuole fare lo stesso pur di rendere felice… chi? Me? Milos? Come posso essere stato così sciocco? E come può esserlo lui in questo momento? I pensieri corrono, ma perché io sono ancora qui? Immobilizzato dal terrore non posso far altro che fissare incredulo Vajrin mentre sento il cuore ridursi in pezzi sempre più piccoli. Perché sbaglio sempre? Perché non riesco a far nulla di davvero buono? Perché non posso amare Vajrin e basta?
“Dì a Milos che lo amo… e amo anche te Eros…”
Mi ci vuole un attimo per reagire ma prima che la lama si conficchi più in profondità, il coltello è già a terra e Vajrin al sicuro tra le mie braccia. Ma può essere davvero al sicuro qui?
Ho fatto uno scatto senza nemmeno rendermene conto, è stato come se la mia mente fosse rimasta fuori dal corpo e lui si fosse mosso da solo, ma non è stato come quando osservo Milos vivere, sono stato io a salvare Vajrin, anche se la mia mente si è rifiutata di collegarsi al corpo per paura di arrivare troppo tardi e per il ricordo di esser stato io, con le mie parole, la causa del suo gesto. Ma ora non sbaglierò più, non posso, non devo, non voglio.
Ora il mondo sparirà di nuovo, ora niente ha più importanza. Non posso esistere senza Vajrin, l’ho capito ora più che mai. La vita vissuta fino a ora non è stata altro che una pallida imitazione di quello che avrei fatto se fossi vissuto, se avessi avuto un mio corpo, se avessi visto il sole. Ma non è stato così, io sono nato dalla disperazione di un uomo forte che ha dovuto passare chissà quali tormenti. Però ora esisto e non serve a nulla rimpiangere qualcosa che non ho mai avuto. Mi ci sono voluti quasi quattrocento anni per capirlo, ma ora l’ho fatto.
Ora so perché sono nato.
Dovevo incontrare Vajrin, dovevo amarlo come faccio, dovevo stringerlo come ora, dovevo vivere solo per lui. E da ora in poi sarà così, non lascerò più che stupidi rimpianti, sciocche paure o sogni mai realizzati mi fermino, perché è Vajrin il mio sogno, è lui la mia realtà. E questa realtà supera di gran lunga ogni illusione, ogni visione onirica e ogni miraggio. Lui è la mia oasi nel deserto, ora che l’ho trovato non lascerò che niente, me compreso, mi facciano allontanare da lui.
Lo stringo stretto tra le braccia mentre sento i suoi singhiozzi farsi via via più forti. Mi si aggrappa mentre salgo le scale e richiudo la porta alle nostre spalle. È come se avessi chiuso una porta sul passato. Quale passato? Un inferno in cui la mia vita non vale nulla, ecco quale.
Ora però le ho trovato un senso.
Vado in camera da letto e lo stendo, per fortuna non ha che un piccolo taglio sulla gola, un po’ di sangue e domani sarà come se questa ferita non fosse mai esistita. Ma quella che ho creato io alla sua anima, si rimarginerà con la stessa rapidità?
“Shh, non piangere, altrimenti mi viene voglia di leccarti queste meravigliose lacrime di sangue. Non vedo l’ora di assaggiarlo di nuovo, sai?”
Vajrin spalanca gli occhi e mi guarda incredulo, poi scoppia di nuovo a piangere.
“Scusa… io… è colpa mia… sono sbagliato… scusa…”
“Che hai di sbagliato? Micio, tu sei un angelo meraviglioso!”
Scuote vigorosamente la testa per dirmi di no, ma le mie braccia che lo stringono forte, serviranno a fargli capire che lo penso davvero? Basteranno a farmi perdonare?
“No! Io sono… sporco… sono… maledetto…”
“Basta Vajrin! Giuro che faccio richiamare l’anima di tua madre dall’altro mondo e la maledico io! Oppure la distruggo! Se questo può farti star meglio lo faccio! Altrimenti che t’importa di quello che ha detto una stupida bigotta? Tu sei il mio angelo, chiaro?”
“Eros… io… io… scusa!” Piange ancora più forte e mi si appoggia di nuovo al petto, lo stringo mentre lui cerca protezione. Che stavo per fare?
Ho davvero creduto possibile non vedere mai più il mio micio? Al diavolo se ama di più Milos! L’importante è che mi ami, no? Anche poco, fosse solo una briciola, è sufficiente.
“Ora basta piangere micetto, il sangue ti serve per fare altro, sai amore?” Lui mi guarda e arrossisce prima di fare una risatina imbarazzata ma dolcissima: eccolo l’uomo che amo.
“Mi perdoni micio?”
“Di cosa? È solo colpa mia, io…” Gli appoggio un dito sulle labbra e lui si zittisce, non prima però di avermi depositato un bacio dolce sul polpastrello.
“Mi dici solo perché non mi hai morso l’altra notte? Cioè… non che tu sia costretto a farlo, è ovvio, ma…”
“Beh, ecco… perché… ancora non ti avevo detto… e allora… non volevo che pensassi che ero condizionato dal sangue e dal… piacere…”
“Detto cosa micio?”
“Ehm… che… io… ti amo…”
Gli salto letteralmente addosso sdraiandomi su di lui, stringendolo e gridando di felicità. Cerco di calmarmi e poi lo guardo negli occhi.
“Ti amo anche io… tanto.”
“Davvero?”
Ehi, cos’è quello sguardo incredulo? L’ho detto prima io! Certo, lui dormiva, ma l’ho comunque detto!
“Certo micio! Te l’ho detto l’altra notte, quando ti sei addormentato. Effettivamente, però, hai già bevuto da Milos, vero?”
“E che c’entra? È diverso!”
“Che c’è di diverso?”
La sua espressione perentoria e risoluta contrasta decisamente con la mia confusa e un po’ divertita.
“È diverso e basta! Adesso provo…”
Mentre dice così lo vedo avvicinarmisi fino a che…
Gemo a voce altissima, i suoi denti sul mio collo, le sue labbra che mi sfiorano la pelle mentre il sangue esce, perdendosi in lui. Anche solo questo pensiero mi fa eccitare, non mi avevano mai morso, è così… meraviglioso, eccitante, favoloso.
Quando Vajrin si stacca, dopo avermi baciato e leccato il collo, per cancellare i fori, mi guarda con un’espressione da gatto sazio, gli occhi annebbiati dal piacere, così come sono certo essere i miei, la lingua che accarezza le labbra anche per cancellare e assaporare al contempo le ultime gocce di sangue rimaste intrappolate nella bocca.
“Amore, ora non fraintendermi, ma sai che il sangue crea una dipendenza particolare, no? Tu hai già morso Milos e magari l’amore che provi per lui…”
“Non mi credi?” Stavolta non è triste, si limita a inclinare la testa di lato continuando a fissarmi negli occhi.
“Sì, certo che ti credo! Volevo solo dire che… Vajrin, io lo so, lo vedo, che quello che provi per Milos…”
“Sei geloso? Scusa, io…”
“No Vajrin! Io…” Sospiro pesantemente e poi lo guardo negli occhi. Devo essere sincero e chiaro, riuscirò a farmi capire, questa volta. “Sì, sono geloso. Milos ha avuto la vita, Milos possiede questo corpo, mentre io no. Lo so che ai tuoi occhi apparirò sciocco, ma vorrei che qualcuno vedesse me, che non pensasse che sono semplicemente l’altra personalità di Milos. Vorrei avere qualcosa che mi appartiene, vorrei poter dire che ho uno scopo nella vita. Io non posso obbligarti ad amarmi come e quanto io amo te, così come non posso obbligarti a non amare Milos, come e quanto lo ami. Tu hai fatto qualcosa che io credevo impossibile, t’invidio per questo, sai? Anche se lui non mi parla sento che è più sereno, sento che ora ha trovato una certa pace. Io ho provato per secoli e non sono riuscito mai a farlo stare meglio, nemmeno per un istante.”
“Quindi sei geloso di me?”
“No Vajrin, ho solo paura che tu un giorno possa capire… non lo so.”
Continua a guardarmi per un attimo e poi si mette a sedere facendomi fare lo stesso. Incrocia le gambe e si sistema intrecciando le mani con le mie.
“Io sono stupido e quindi, per favore, spiegami. Tu mi credi se ti dico che ti amo?”
Lo guardo e vedo talmente tanta purezza nei suoi occhi che mi sembra di poter affogare.
“Sì. Per favore, però, non dire che sei stupido.”
Sorride molto dolcemente e mi bacia le labbra.
“Miao. Allora, se mi credi, perché pensi che possa cambiare idea?”
“Perché Milos…”
“Milos è Milos, Eros è Eros. Io forse sono sbagliato perché amo tanto due persone diverse, ma non posso farci niente, mi dispiace. Voi due siete due, avete sorrisi diversi, occhi diversi, mani diverse. Gli abbracci sono differenti e… ehm… anche i baci e… l’amore, ecco.” Arrossisce fin sopra i capelli e mi sorride un attimo aspettando che io faccia lo stesso. Come posso non sorridere quando lo guardo? Si siede meglio e si avvicina di più a me, senza mai lasciarmi le mani.
“Voi mi fate sentire diverso, mi date emozioni diverse. Io non sono un granché e magari voi vi stancherete perché siete speciali, ma finché mi vorrete io ci sarò sempre.”
“Vajrin, poco fa tu… io ti ho ferito ogni oltre dire e tu ora mi consoli? Non dovrei essere io a farmi perdonare?”
“Io credevo che tu fossi infelice, e se tu fossi scomparso… una parte di me sarebbe morta lo stesso. Anche Milos non l’avrebbe mai sopportato, non parlo di me, ma della tua assenza. Io voglio solo rendervi felici, entrambi. Se anche uno solo di voi due soffre per colpa mia, allora io non ho più ragione di esistere.”
“E l’altro? Non hai pensato a Milos?”
“Sì, ma ho creduto che voi avreste smesso di avercela l’uno con l’altro. Io lo sento che vi volete bene, magari la mia presenza vi impedisce di dimostrarlo.”
“È da quando esisto che io e Milos non andiamo d’accordo, pensi che senza di te saremmo stati meglio?”
“Io non lo so, in quel momento però credevo di sì.”
Sono solo uno stupido idiota. Vajrin mi consola e mi aiuta in un momento in cui dovrei solo strisciare a terra. Come ho potuto essere così egoista e così cieco?
“Mi perdoni? Io credevo che saresti stato più felice senza di me.”
“No! Non potrei mai! Io ti amo troppo!”
Mi guarda con gli occhi resi più grandi dallo sconcerto e dall’emozione, tutto mescolato, tutto unito per creare l’uomo meraviglioso che amo molto più di ogni altra cosa.
“Vajrin, tu mi aiuterai con Milos?”
“Sì!” Sorride e mi lascia le mani solo per batterle felice e gettarmele, poi, al collo, stringendomi forte. Posso sentire l’odore dello shampoo sui capelli, la delicatezza della sua pelle e sentire il rumore del sangue che scorre nelle vene.
Lo stringo forte, fortissimo, allaccio le mani attorno alla sua vita sottile e poi lo riporto sdraiato, stavolta sopra di me, continuando a stringerlo, traendo forza dal suo corpo e dalla sua presenza.
“Ti amo Vajrin, davvero. Tanto. Mi dispiace di essere stato così sciocco, avrei dovuto parlare con te prima di decidere.”
“Ma ora va tutto bene, no?”
Solleva il viso e mi guarda sorridendo dolcemente prima di depositarmi un bacio dolce sulle labbra. Sta per accoccolarsi di nuovo nascondendo il viso nell’incavo della mia spalla, ma lo stringo un po’ di più in vita e gli chiedo di guardarmi.
Non so perché, non so se sia il momento adatto, so solo che voglio farlo.
“Vajrin Jinnah, vuoi sposarmi?”
Mi guarda stupito prima, gli occhi poi si allargano ancora di più e lo sento tremare leggermente tra le mie braccia. Sorride felicissimo e continua a tremare, e sono certo che sia per l’emozione.
Il mio micetto trattiene a stento le lacrime e si getta tra le mie braccia riempiendomi il viso e le labbra di baci e mentre mi dice “ Sì!”, tra un bacio e l’altro, lo guardo felice come non mai e poi lo bacio con così tanta passione che temo di venire nei boxer…

“Il vostro sangue ha un sapore diverso sai?”
Vajrin sta facendo cerchi sul mio petto, steso completamente su di me, il viso che si solleva per guardarmi. Abbiamo fatto l’amore per ore, continuando a ripeterci di amarci. Mi sembra impossibile che fino a qualche ora fa volessi realmente sparire. Come avrei potuto esistere senza Vajrin? Avrei cessato di farlo, semplicemente questo.
“Davvero? Non lo so è strano, in fondo è lo stesso, è lo stesso corpo, quindi il sangue che vi scorre è identico.”
“Non lo so, però è così!”
“Eh eh eh ok micio, ci credo!”
“Credi che… che Milos… si arrabbierà?”
“Oh sì, ti mangerà di baci! Ma no cucciolo, perché dovrebbe? È vero che non mi sopporta, ma da quando ci sei tu va tutto meglio, sai?”
“Perché?”
“Perché è come se tutti i sentimenti negativi fossero spariti, e visto che mi hai detto che mi aiuterai, spero di poter riuscire a parlare con lui, prima o poi. Parlare per davvero, intendo.”
“Sono sicuro che anche Milos vuole parlarti!”
“Spero tu abbia ragione cucciolo.”
“Sì, ne sono certo!” Annuisce convinto e la sua dolcezza mi fa sciogliere.
“Senti… vuoi che faccia uscire Milos così parli con lui?”
Non sai quanto mi costi chiedertelo, ma potrei accontentarmi di vederti e parlarti persino una volta all’anno, tutto purché possa esistere per te, tutto purché continui ad amarmi, almeno un po’.
“No! Con Milos sono stato tanto, adesso voglio stare un po’ con te… se ti va, ovvio! E se a Milos non dispiace!”
“Credi che non mi vada? Per Milos… glielo farò andare bene! Ogni notte ci giocheremo a morra chi dovrà svegliarsi! Beh sai, sono un campione di morra!”
Gli faccio un occhiolino e lui ride felice, e io mi sento vivo.
Io mi sento.

Una luce così grande da abbagliare chiunque la guardi, un’anima così pura da lasciare di sasso chi la incontra. Ora che sono… ora che siamo, ora che esistiamo, ora che viviamo.

 

Calore - Fine

 

 

NOTE
1 – Caino è il progenitore di tutti i vampiri, e molti lo considerano un dio.