
- settima parte -
Le mie due anime per te
- AMORE -
EROS
Di nuovo il mio sonno è stato popolato da incubi che non ricordo, immagini del passato o delle paure di Milos che a me non è dato conoscere. Ma oggi, oggi c’è qualcosa in più, qualcosa di diverso che riesce a rendermi tranquillo, nonostante, di solito, non lo sia mai.
Una mano mi sta accarezzando i capelli. Apro un occhio e sbircio il viso del fautore di queste attenzioni, incerto sulla sua origine.
È un sogno o la realtà? È un angelo o un demone? A dire il vero questo non mi interessa, sono tutte paranoie di Milos. Io so che Vajrin è il nostro angelo, colui che è deputato alla nostra salvezza, la mia e soprattutto quella di quello zuccone con cui condivido il corpo. Nonostante lui dica che sono un abusivo, voglio pensare che questo corpo sia anche il mio, che siamo il risultato di un qualche esperimento di magia, oppure che dall’alto si siano sbagliati e abbiano fatto reincarnare due anime in un solo corpo.
Non voglio pensare di essere solo un prodotto della sua mente, perché se così fosse, io non avrei ragione di esistere se non in virtù del dolore che Milos ha segregato in sé, si è concentrato solo sulla somma di tutto quello che lo ha fatto soffrire, lasciando fuori il resto, che si è poi condensato in me.
Non può e non deve essere così! Io ho dei sentimenti, e sono forti, soprattutto quelli per questo dolce gattino dagli occhi luminosi e persino seducenti.
So bene che a lui piace Milos, ho sentito tutto, la sua storia, ho visto il modo in cui lui lo ha stretto dopo aver ascoltato quella di Milos, cosa che io, ovviamente, non ho potuto fare.
Nonostante questo però, sono felice che Vajrin sia qui, posso vederlo e coccolarlo anche se si sta innamorando di Milos, mentre io lo sono, quasi, di lui.
Finalmente apro entrambi gli occhi e nessuna delle mie sciocche paure riesce a uscire fuori dal recinto in cui le ho rinchiuse. Ho Vajrin al fianco e voglio godermelo.
“Ciao piccolo!”
“Eros! Ciao!” Mi butta le braccia al collo e mi sorride dolcemente prima di darmi un bacio altrettanto dolce a fior di labbra.
Un attimo… Vajrin mi ha… mi ha… baciato? No! Non ci credo, non è possibile! Sto ancora dormendo!
“Ahia!”
“Eros… ma che fai?” La sua espressione è sorpresa, sconvolta quasi. Effettivamente non è normale farsi un pizzicotto su un braccio senza un apparente motivo, ma io il motivo ce l’ho eccome! Dovevo dimostrare a me stesso che era un sogno. Però, credo di essere stato smentito dalla mia stessa perizia.
Le labbra di Vajrin si poggiano sul punto del braccio che mi sono pizzicato, poi il suo viso si solleva a mostrarmi un sorriso dolce e pieno di… affetto?
Io non ci riesco, davvero non ce la faccio a resistergli.
Prima ancora che possa terminare il pensiero sono sulle sue labbra, le bacio centimetro per centimetro, sfiorandole con la lingua e mordicchiandole, chiedendo un accesso alla sua bocca, che mi viene concesso quasi subito. E poi il mio cuore trabocca di emozioni, sentimenti che non credo di aver mai provato, non ritenevo fosse possibile sentirsi così solo per un bacio.
Sbagliavo.
Ho sempre pensato che il vero amore esiste e non è inaccessibile per nessuno: adesso ho la conferma che è davvero così e che si sa per certo quando lo si è trovato. Basta baciare la persona che rappresenta l’espressione massima di un così meraviglioso sentimento, e quello che solitamente è un gesto tenero o passionale, raro o abituale, diventa un evento eccezionale e senza precedenti, qualcosa che non si è in grado di raccontare o esprimere a parole. Anche se sono morto, mi sembra quasi che il cuore riprenda a battere in petto, così forte da scoppiare.
“Ehm… scusa…” Lo guardo imbarazzato, ma non pentito, anche se un pensiero terribile mi aleggia nella mente. Vajrin mi chiede perché con quella sua voce melodiosa e piega la testa di lato, come per cercare di capire di cosa mi stia scusando.
“Volevi baciare Milos, lo capisco, è normale.”
“No, se non avessi voluto, non ti avrei baciato. L’ho fatto perché volevo.”
Il suo visino rosso si fissa a guardare i suoi indici che si picchiettano tra loro in un gesto che ho imparato essere di impazienza e imbarazzo. Voleva baciarmi? No, stavolta non voglio pizzicarmi!
Lo bacio di nuovo, di nuovo risponde con la stessa dolcezza, lo stesso affetto e la stessa punta di passionalità che ci metto io: il bacio più bello della mia vita, fino a ora almeno! Sono certo che da adesso in poi saranno sempre migliori!
Quando ci stacciamo lo guardo sorridendo, credo che mi si vedano tutti i denti, persino quelli del giudizio, ma me ne infischio. Sono felice! Felicissimo direi! Come accade da quando è arrivato, è solo merito di Vajrin se mi sento così.
“Credevo ti piacesse solo Milos.”
“No! Cioè, Milos mi piace… ma anche tu… cioè… io… scusa… faccio schifo vero?”
“No piccolo! Perché mai dovresti?” La mia voce è incredula così come lo sono io. Che dovrebbe esserci di male? Forse è perché io e Milos siamo due persone diverse?
“Perché… voi… siete due… io…”
“Ma no piccolo!” Lo abbraccio fortissimo e cerco di comunicargli tutta la calma che lui è capace di infondere a me, pur senza saperlo e rendersene conto. “Io credo che sia normale, in fondo, è come se io e Milos… come te lo spiego… vedi, è come quando si amano i vari lati di una persona. Certo noi siamo un po’ diversi, perché è come se invece di avere una mescolanza di tutte le sfumature di un carattere, a volte ne uscissero solo alcune parti, altre invece frammenti diversi… oh no, non mi sono spiegato affatto!”
Mi passo una mano tra i capelli, perché quando serve non riesco a esprimermi come si deve?
Vajrin mi guarda perplesso per un istante, un solo brevissimo attimo in cui inclina leggermente la testa di lato, poi mi butta le braccia al collo, facendo finire entrambi sdraiati sul letto. Ha un’espressione dolce e felice, come se gli avessi rivelato chissà quale bellissimo segreto, o se gli avessi fatto una qualche proposta… certo… non sarebbe male chiedergli di sposarmi…
Forse sto correndo un po’, ma come faccio a pensare di poter trascorrere un altro solo istante senza avere Vajrin al fianco? Senza vedere i suoi sorrisi, senza sentire le sue braccia che mi stringono, o le nostre labbra che si toccano e si fondono come ora?
Ehm… forse dovrei porre termine a questo meraviglioso bacio e andare a farmi una bella doccia fredda che possa calmare i miei bollenti spiriti, perché sento qualcosa che non dovrebbe esserci, cominciare a svegliarsi lì, in basso tra le gambe, e nonostante fare l’amore con Vajrin sia davvero quello che voglio ora, credo che dovrò aspettare ancora qualche tempo. Il micetto non deve pensare che il mio unico obiettivo, con lui, è il sesso! Devo prima trovare il coraggio di dirgli che non sarebbe solo sesso, ma che, almeno da parte mia, ci sarebbe anche amore.
Con uno sforzo sovrumano mi stacco da queste labbra morbide e dolci, mentre lo sguardo mi vaga, quasi con noncuranza, ma colmi di un desiderio bruciante, sul suo petto, osservo i suoi capezzoli con il desiderio di assaggiarli, l’ombelico, e soprattutto l’elastico dei pantaloni del pigiama che so gli ha fatto indossare Milos. Come se un tessuto largo e che gli cade morbido e lento sui fianchi… possa impedirmi di pensare a quello che c’è là sotto…
Basta Eros! Ok, sono di nuovo calmo! Sorrido a Vajrin e lui fa lo stesso, questo piccolo è proprio innocente, sono sicuro che non immagina nemmeno cosa mi sta passando per la testa. È come se tutto quello che gli è accaduto non lo avesse toccato per davvero, o meglio, è come se avesse solo contribuito a far aumentare la sua purezza.
Nonostante la nostra natura, nonostante siamo esseri maledetti, lui è riuscito a conservare integra la sua anima e a rendere luminoso tutto ciò che tocca e a cui si avvicina. Così è accaduto a me e Milos, anche se il micetto in questione muove le sue orecchie avanti e indietro, completamente ignaro del miracolo che sta compiendo.
“Ti va di uscire un po’, tesoro?”
“Se a te va, sì!” Muove di nuovo le orecchie, so che se le toccassi, come ho voglia di fare, scatenerei in lui una reazione che ne susciterebbe in me un’altra e al diavolo buoni propositi. Quindi non tocco le orecchie di Vajrin, non sento i suoi gemiti ed evito, di conseguenza, di spaventarlo, facendogli capire che sono un animale senza ritegno che ora vorrebbe rotolarsi sotto le lenzuola con lui, o anche sul tappeto, sulla poltrona, sotto lo doccia… Stop! Ok, evito tutto questo, mi alzo con tranquillità, seguito a ruota dal micio che sparisce in bagno e ne riesce dopo poco porgendomi il mio accappatoio, appeso, insieme a quello di Milos, dietro la porta. Non c’è problema di sbagliarsi, il mio è bianco, quello di Milos nero, che poi dove l’abbia trovato così, lo sa solo lui, è come se anche nei colori che indossiamo, o nei vestiti, si possa ritrovare la nostra stessa essenza.
“Tieni, io ho già fatto la doccia, ora falla tu, ti preparo i vestiti… se vuoi… cioè… non sei obbligato…”
Gli alzo il mento e appoggio delicatamente le mie labbra alle sue. Ha sempre il timore di sbagliare, devo rassicurarlo e fargli capire che in qualsiasi modo agisca per me va più che bene, non c’è niente, nel suo comportamento da angelo, che possa essere errato, tranne la sua costante paura.
“Grazie piccolo, mi fido del tuo gusto!” Gli faccio un occhiolino, lui sorride felice e si tuffa con la testa nell’armadio alla ricerca dei vestiti che indosserò stasera, mentre io mi infilo in bagno.
Fortunatamente una bella doccia fredda è riuscita a calmarmi, adesso posso affrontare il mio gattino, dolce e inconsapevolmente seducente oltre l’immaginabile, con una marcia in più.
Getto uno sguardo sul letto e inarco leggermente un sopracciglio ai vestiti che Vajrin mi ha preparato.
Un paio di jeans, di Milos tra l’altro, a vita vagamente bassa, e una maglia a maniche lunghe blu, un semplice collo a goccia e niente altro. Ma non devo mica rimanere in casa!
“Come mai mi hai preso questi?” Gli chiedo prendendo in mano i jeans e mostrandoglieli.
“Tu hai solo pantaloni a vita ultrabassa, poi ti guardano in troppi, oh!”
Assume un’aria imbronciata e buffissima, che lo rende ancora più dolce e da mangiare di baci. Una leggere risata mi sale alle labbra e poi lo bacio dolcemente, lui mi ricambia e poi con un sorriso gli dico che mi vestirò così solo se anche lui non indosserà quei suoi vestitini sexy. Ovviamente ribatte che non lo è, e mentre la nostra schermaglia verbale continua, usciamo, entrambi vestiti in maniera piuttosto sobria, decisi a fare una bella passeggiata, mentre continuiamo a ridere e scherzare.
La sua risata, le sue parole, la sua voce, tutto di lui mi fa impazzire e mi rende felice e sereno. Come tutto questo sia possibile davvero non lo so, ma a volte ho il terrore che tutto finisca, che Vajrin scelga definitivamente Milos, a quel punto io che farei? Non lo so e questa assoluta incertezza si unisce alla certezza dei sentimenti di Vajrin. Se dice che tiene a me è vero, ma allo stesso tempo, può negare quanto vuole, ma so che quello che prova per Milos è molto più forte, probabilmente ne è già innamorato.
Mi chiedo perché mai debba competere in tutto con lui, persino per l’amore, ma forse questo è senza risposta, o probabilmente, perché davvero sono solo un fastidioso ospite in casa d’altri.
“Eros? Ehi, Eros!”
Mi volto appena sentendomi chiamare e scorgo, con grande stupore, il viso di una persona che non vedevo da anni.
“Micheal? Michy Ciao!” Gli sorrido e mi trattengo dal salutarlo con un abbraccio, sono un tipo espansivo per natura, è vero, ma Vajrin potrebbe pensare male, invece è solo lui che voglio stringere e vorrei farglielo capire anche da piccoli gesti all’apparenza insignificanti.
“Come stai vecchiaccio?” Certo, il suo aspetto da appena ventenne, i capelli scuri, gli occhi profondi e il sorriso malizioso, non si addicono molto al nomignolo che gli ho appena dato, ma che ci posso fare se è quasi più vecchio di me?
“Bene! E tu? Con questi vestiti addosso quasi non ti riconoscevo! Hai messo via quei pantaloni che mi piacevano tanto?” Mi guarda ammiccando, e ricordo perfettamente che parla di un paio di pantaloni tanto bassi da lasciar scoperta la parte iniziale delle ossa del bacino, e strettissimi, soprattutto sul sedere, effettivamente erano un pochino succinti.
Sorrido divertito, ma avverto qualcosa che non va, Vajrin non parla, resta completamente zitto.
“Ehm… scusate, Vajrin Jinnah, lui è Micheal Hug.”
Vajrin mi sembra strano, quasi scuro in volto, allunga una mano e gliela stringe, ma tiene lo sguardo basso.
“Beh Eros, se sei ancora single, mi farebbe piacere fare quattro chiacchiere in privato con te, credo sia stato un vero errore lasciarti!”
Rido divertito dalla sua affermazione. Un rumore sommesso attira la mia attenzione e mi volto verso Vajrin che ha la testa bassa. Una fitta al cuore mi colpisce forte come una sferzata. Cosa succede al mio piccolino?
“Mi spiace Micheal… – la mia voce ora suona più fredda, me ne rendo conto, ma sono preoccupato per Vajrin e voglio solo allontanarmi da qui il più presto possibile, così da portelo stringere e baciare – … Vajrin è il mio fidanzato e poi sono stato io ad aver lasciato te…”
Non riesco a finire la frase che due braccia mi sommergono e abbassando gli occhi mi posso specchiare in quelli radiosi di Vajrin che sorride con una dolcezza e una gioia che non gli avevo mai visto fino a ora.
“Piccolo?” Lo chiamo sommessamente, abbozzando un sorriso senza capire cosa succede, ma Vajrin non risponde a parole, lo fa invece dandomi un bacio colmo di dolcezza e affetto…
Sì, ora sono sicuro che la stessa cosa che ho sentito nel nostro primo bacio, stanotte, sia proprio un affetto immenso, che viene ricambiato, da parte mia, da quello che so essere amore. Ma lui se ne accorgerà? Capirà quali sono i sentimenti che provo per lui? Se sì, come reagirà? Per un attimo mi balena in testa l’immagine di Vajrin che sorride raggiante e mi dice che mi ama anche lui, ma credo che per adesso sia davvero solo un bellissimo, meraviglioso, sogno. La cosa bella di alcuni sogni però, è che sono realizzabili, per ora voglio credere che anche questo lo sia.
Ci stacchiamo dopo un lunghissimo attimo in cui i nostri occhi si sono riflessi gli uni negli altri e il mio sorriso, faceva da specchio al suo, completamente dimentichi del mondo e di tutto il resto.
Un tossicchiare imbarazzato mi riporta al marciapiede su cui eravamo fermi, di nuovo cosciente di non essere in un mondo tutto mio, ma in mezzo alla strada, con un mio ex che ci guarda.
“Sì, ho notato…” Sorride divertito e lancia un’occhiata a Vajrin, come per studiarlo, lui arrossisce e abbassa lo sguardo imbarazzato, ma lo abbraccio stretto attorno ai fianchi e gli ricordo, anche se solo con la vicinanza del mio corpo, che deve essere fiero di se stesso e dei suoi meravigliosi occhi, non nasconderli dietro i capelli o nell’oscurità della notte, lasciandoli confondere con il buio che ci circonda. Lui, come rincuorato dal mio gesto, solleva lo sguardo e dopo avermi lanciato una fugace occhiata e aver visto il mio sorriso, guarda Micheal diretto negli occhi e mi mette un braccio attorno alla vita stringendomi possessivamente. Bravo il mio amore, è così che si fa!
Sorrido fiero di me stesso e soprattutto di Vajrin. Se sono riuscito a infondergli almeno un po’ di fiducia in se stesso posso essere davvero orgoglioso di me, allo stesso modo lo sono di lui che è riuscito a capire quanto valga, anche se solo per un attimo, anche se solo per adesso, è comunque un inizio.
Quando rientriamo a casa, un paio d’ore dopo, sembriamo due ragazzini alla loro prima cotta, non riusciamo a staccarci l’uno dalle labbra dell’altro, non facciamo altro che baciarci dolcemente e accarezzarci dappertutto, anche se devo ammettere che sto compiendo uno sforzo enorme per non buttarlo sul letto, spogliarlo e fare l’amore con lui, ma davvero voglio andare per gradi, voglio che tutto accada molto tranquillamente. Sono uno stupido probabilmente, ma l’unica cosa che conti davvero è che Vajrin si senta bene e sia felice, il resto può andare beatamente al diavolo, per quel che mi riguarda.
Andiamo avanti fino a poco prima dell’alba, posso dire con orgoglio di essere riuscito ad evitare tutte le zone calde e di non aver creato, come dire, spiacevoli inconvenienti. Ovviamente questo solo in lui, perché io sono in condizioni pietose da ore, e nonostante tutta la mia buona volontà è come se fossi vivo e decidesse il mio corpo come e quando reagire, non come se fosse la mia mente a dirigere il sangue nei punti giusti. È vero, non sono mai stato vivo e quindi non posso sapere come sia, sono certo però che ci si senta esattamente così. Felici, smaniosi, allegri, emozionati e mille altre cose che non riesco a dire e capire. Finora ho sempre deciso io quando avere un’erezione e quando no, sono io a decidere il sangue dove deve andare, al viso se devo fingere di essere vivo, altrove se devo andare a letto con qualcuno. Ma non ho mai fatto l’amore, non sono mai stato innamorato per davvero, non so come sia, o almeno non lo sapevo prima di incontrare Vajrin. Mi domando se lui si senta anche solo minimamente attratto da me, da Eros, e non dal corpo di Milos. Non voglio rovinarmi la serata, però, quindi bando ai pensieri negativi!
L’acqua della doccia si chiude, tra pochi minuti Vajrin sarà di nuovo al mio fianco e andrà tutto al suo posto.
“Eros… ti voglio bene.”
Vajrin mi si stende a fianco, solo un paio di boxer minuscoli e attillati addosso, mi bacia dolcemente sulle labbra, solo un leggero sfiorarsi, qualcosa in grado di mandarmi in paradiso.
Che mi importa di non conoscere il sole? Che senso ha preoccuparsi di qualcosa che non ho mai avuto e mai avrò? Nostalgia per qualcosa che non si conosce, è questo quello che molte volte, per molte cose, mi ha pervaso il cuore e l’anima, ma ora credo di poter dire che, pur essendo un vampiro, ho visto la luce del sole, ne ho assaporato il calore sul mio corpo freddo, un calore che viene da un cuore, fermo, immobile, all’interno di un corpo morto proprio come il mio.
MILOS
Le mie giornate, per quanto non ne abbia coscienza, sembrano infinitamente più brevi e allo stesso tempo infinitamente più lunghe, da quando un certo gatto nero mi gironzola intorno.
Apro gli occhi e lui non c’è. Di nuovo. L’altra volta era il sangue, ma oggi? Mi alzo in piedi quasi di scatto, non mi piace non trovarmelo vicino.
Da quando è così?
Apro la porta del bagno ma lui non c’è.
“Vajrin?” Dove cazzo se ne sarà andato? Un altro dei suoi momenti di depressione?
Giuro che se ha litigato con te, questa è la volta buona che trovo il modo di farti andare via!
In questo momento non riesco nemmeno a capire se Eros possa sentirmi oppure no, ma ora come ora non m’importa per niente.
Comincio a girare per tutta casa, per fortuna non immensa, cercando il mio gatto. Che fine ha fatto?
È come quando cerchi disperatamente qualcosa, sai che ti serve assolutamente ma non riesci a trovarla. Come puoi fare senza? In nessun modo, ecco come.
Mentre fisso il vuoto, perso di nuovo nei ricordi, la voce delicata del mio gattaccio nero fa vibrare l’aria che mi è intorno risvegliandomi dai miei pensieri, concentrati, per la prima volta da quando sono morto, non sul mio passato, ma sugli eventi degli ultimi giorni, su Vajrin.
“Milos! Ciao!” Mi butta le braccia al collo e istintivamente lo stringo così forte da fagli male, tanto da impedirgli di allontanarsi da me di nuovo, non potrà più fare un solo passo senza di me al suo fianco.
“Dove cazzo eri? Ti ho chiamato, perché non hai risposto?” Solo in questo momento, mentre i suoi grandi occhi mi fissano smarriti, senza comprendere realmente il motivo della mia rabbia, persi in un senso di colpa che non dovrebbe provare, mi accorgo che ha solo i boxer indosso e in mano uno dei miei coltelli preferiti.
“Io… scusa… volevo… pulirlo… l’altro giorno… per guardarlo… l’ho sporcato… ti ricordi? E allora… scusa… io… credevo di finire prima che ti svegliassi… non lo faccio più… scusa…”
Lo abbraccio di nuovo e lo stringo nuovamente forte, più forte di quanto io stesso potessi immaginare. Sa quanto tenga alle mie armi, sa quanto non mi piace che ci sia qualcosa fuori posto. Voleva fare qualcosa per me, come sempre da quando lo conosco, e io l’ho sgridato. Che razza di persona sono? Lo so che persona sono e so quello che non sono, ma Vajrin ha il potere di farmelo dimenticare, di farmi credere di essere diverso, persino di potermi reinventare e diventare quello che avrei potuto essere e non sono mai stato.
“È solo che… preferisco trovarti quando mi sveglio.”
È vero, perché negarlo? Svegliarmi, dopo aver passato l’intera giornata avvinto nelle tenebre del mio passato, soggiogato dai ricordi che si tramutano in feroci incubi, aprire gli occhi e trovarmi solo, come sono da sempre, mi fa ancora più male, se possibile, degli incubi stessi.
Trovare Vajrin al mio fianco, però, mi fa stare bene, anche quando i ricordi prendono il sopravvento, mi fa rendere conto che è tutto solo un sogno, che è il passato, mentre lui, dolce angelo dal cuore luminoso, è il mio presente.
Mi si appoggia contro, rilassandosi contro di me, sento il suo corpo divenire leggero, morbido, non so come definirlo, è come se il solo averlo vicino mi potesse dare una calma che non ho mai avuto e colmare una solitudine che da sempre mi avvolge.
Un angelo a cui hanno strappato le ali e un altro a cui hanno provato a tagliarle… ma voi siete più forti, da sempre. Da solo non potrò mai fare nulla per nessuno di voi due, ma voi, insieme…
Lo prendo in braccio e il suo sorriso, che solo ora mi mostra, mi fa stare di nuovo bene, mentre il suo corpo contro il mio… mi sto davvero eccitando?
Lo bacio di slancio e con impeto, lui geme di sorpresa poi mi stringe le braccia più forte intorno al collo e mi bacia con la stessa passione, il coltello credo sia caduto in terra, in questo momento potrebbe anche piantarmelo nella schiena, o direttamente nel cuore, vedrei comunque solo i suoi occhi, sentirei comunque solo il suo corpo contro il mio. Il passato cade e il futuro si presenta.
Dove sto andando? Cosa sto facendo? I passi per giungere fino al letto sembrano mille, il bacio non ha termine, è troppo importante ora. Lo sguardo che lo segue, intenso e profondo, non può che confermare quello che già pensavo, pur senza volerlo ammettere.
Lui è la mia salvezza, lui è la mia ancora, non so perché ma è così.
Senza parlare ci diciamo che vogliamo fare l’amore, unire i nostri corpi così da ricreare una nuova anima, memore del passato, ma più forte, vittoriosa sulle catene che l’hanno tenuta relegata nei recessi dell’infinito che popolava il cuore di entrambi.
È la cosa giusta Milos?
Pensaci, perché indietro non si torna.
È la cosa giusta?
I suoi boxer finiscono in terra, il mio pigiama anche. È la prima volta che sono nudo con qualcuno, la prima volta da quando… stringo per un attimo gli occhi e le mani di Vajrin che mi accarezzano il viso, mi restituiscono la calma.
“Milos… non… se non vuoi…”
“Sì, lo voglio. E tu?”
“Oh sì!” Gli sorrido e lui fa lo stesso, arrossendo al contempo per l’enfasi che ha messo nel pronunciare queste due semplici parole.
Comincio a baciargli le labbra, il viso, scendo sul petto, succhio un capezzolo rosa e invitante e lui geme, gli bacio con passione il collo, il suo corpo cerca il mio, comincio a seguire il contorno accennato dei suoi addominali con la lingua e lui si inarca, in cerca di me.
Gli sfioro le orecchie per un istante, un brivido intenso accompagnato da un alto gemito mi spinge a baciarlo di nuovo, con foga quasi, con la necessità impellente di sentirlo sempre più contro di me, di sentirlo stringermi, avvolgermi.
Per un attimo un grido di dolore mi invade la mente, ma lo scaccio perché il mio piccolo micetto vuole me e io voglio lui, nessun dolore, niente.
Lui è vergine però, il nostro corpo, ogni notte, nonostante tutto ciò che possa esser avvenuto nelle ore precedenti, si ridesta esattamente identico a com’era quando è morto. Gli farò male, non voglio.
Allo stesso tempo però voglio continuare e sentire il suo corpo che desidera il mio, i nostri fianchi che si cercano e si incontrano, facendo sfiorare le nostre virilità tese e frementi, facendoci desiderare di più: io desidero di più.
Senza neanche rendermene conto comincio a leccare, baciare e succhiare alcuni punti delle sue cosce, sfiorando con il viso il bacino, poi mi sposto sui fianchi, scendo di nuovo soffermandomi però sull’inguine.
I suoi gemiti sono alti e forti, mi piace sentirlo, mi piace vederlo che si spinge contro di me, in cerca di me.
Lo accontento senza neanche rendermene conto. Prenderlo tra le labbra mi rende pazzo di piacere, così come accade a lui: geme forte, si inarca e stringe le lenzuola con le mani.
Gli accarezzo una gamba dal ginocchio verso l’alto, poi l’inguine, il fianco fino a distaccarmi per un istante dalla sua pelle per andare a prendere la sua mano, stringerla forte nella mia, intrecciare le nostre dita, così come so che faranno i nostri corpi e le nostre anime tra poco.
Continuo a succhiare e a leccare, i suoi gemiti crescono sempre di più.
Pronuncia appena il mio nome, pochi istanti prima di venire. Dovrei allontanarmi, ma posso bere il suo sangue, posso sentirlo parte di me, in me…
Vajrin viene con un gemito alto ed io bevo ogni goccia del liquido scarlatto che lascia il suo corpo solo per spostarsi nel mio.
Il micio mi guarda incredulo e io gli sorrido, dolcemente credo, in ogni caso lui mi stringe la mano e mi invita a tornare su, così che le nostre labbra possano unirsi di nuovo, così che il bacio che segue possa essere solo l’inizio di un’unione che, ormai, bramo come mai niente prima.
Non ci sono parole, solo sguardi, baci, i gemiti di Vajrin, i miei mugolii, il rumore silenzioso ma assordante dei nostri corpi che si cercano, che si sfregano desiderosi di sempre maggiore contatto, le nostre mani che si stringono. Il micio spesso chiude gli occhi, come per assaporare il momento, io, invece, non riesco a staccarli da lui, dal suo viso, dai suoi occhi, dalle sue labbra, dal suo corpo. Gli sfioro un orecchio con la punta della lingua e lui geme forte, mentre continuo a strusciarmi contro di lui.
Ci vorrebbe solo un attimo, perché esito?
Un gemito di Vajrin, poi un urlo, il mio…
Chiudo gli occhi, mi mordo le labbra.
Vajrin mi chiama sommessamente… la voce di Stefen…
I gemiti di Vajrin… le mie urla…
Gli farò male… lo so… e poi… sarà tutto perso…
Stringo le sue mani…
Perdonami.
EROS
Apro gli occhi e mi ci vuole un attimo per capire la situazione. Sono steso sul letto, o meglio… sono nudo, sopra di Vajrin, le nostre mani intrecciate e le mie che stringono fortissimo le sue, i suoi occhi chiusi, pronuncia il mio nome, ma non è il mio…
Dice “Milos”, con voce roca, sensuale, eccitante.
Adesso non mi ci vuole nemmeno un istante per capire.
Apre gli occhi e per un secondo il mio sguardo triste incontra il suo confuso prima, di ghiaccio e vuoto poi, per un solo attimo, ma ho visto, ho sentito, il suo cuore cadere a terra e frantumarsi, i suoi occhi mi hanno mostrato ogni cosa, ogni suono, ogni dolore.
“Io… scusa… non so cosa…”
Lui mi sorride e senza parlare mi bacia, dolcemente prima, passionalmente poi. Come posso resistergli? Come posso sottrarmi al calore che il suo corpo, seppur freddo, emana? Cerco di guardarlo nascondendo il desiderio che mi brucia le iridi e gli sorrido debolmente.
“Se non vuoi…”
“Tu… non… non vuoi… vero?”
“No micio no! Io… non sai da quanto ti desideri Vajrin!”
Lui mi sorride rincuorato e mi abbraccia forte prima di baciarmi delicatamente ma in modo così invitante da farmi impazzire.
Ci sorridiamo di nuovo e poi lascio che la passione che mi arde dentro prenda il sopravvento, comincio a baciarlo ovunque, soffermandomi con molta cura sulle sue orecchie, così da strappargli gemiti sempre più alti, mentre il mio bacino cerca con sempre maggiore insistenza il suo.
Dovrei prepararlo, lo so. Comincio a stuzzicarlo con un dito e lui geme allargando leggermente le gambe e dandomi la possibilità di toccarlo più a fondo, e poi due…
Entro in lui sentendomi avvolgere dal suo calore, eppure siamo freddi, il gelo della morte è padrone dei nostri corpi. Siamo cadaveri che fanno l’amore alla disperata ricerca di possedere la vita che hanno abbandonato, ormai secoli fa.
Ma è più di questo, è qualcosa di mistico.
Lo bacio con passione, lo guardo chiedendogli il permesso di andare oltre, di fondere il mio corpo nel suo, il suo sorriso dolce mi concede di andare avanti, di vedere se è vero che dalla morte può, a volte, nascere la vita.
So che ami lui, lo sento, ma ora sei con me, almeno per questi attimi sei mio.
Lo penetro dolcemente, senza fretta, anche se vorrei affondare con questa prima spinta, tanto è il desiderio di essere in lui, di sentirlo stringermi così come sta facendo ora.
Un urlo di dolore che lentamente si allenta, diventa meno doloroso e più piacevole, gli lecco una guancia come farebbe un gatto e lui mi sorride con una dolcezza che ancora non gli avevo mai visto: ora so che questo è il paradiso.
Comincio a spingere piano, lentamente, per farlo abituare. Vorrei entrargli dentro a fondo, vorrei stringerlo tra le braccia mentre entro ed esco freneticamente da lui e il mio micio mi avvolge e mi rende parte di lui.
Non sono mai stato così bene, non ho mai provato queste sensazioni. Una vocina nella mia mente mi ricorda che tutto questo era di Milos, che a Milos tornerà, ma la scaccio in un istante, mi basta sentire un gemito di Vajrin per cancellarla, perché ora ci sono io… perché ora Vajrin è mio.
Quando sento che ormai l’orgasmo è prossimo per entrambi mi avvicino e lui e lo bacio con foga, con passione, con tutto l’amore che sento dentro, che mi esplode nell’anima e che grida per venire fuori, perché la mia voce lo urli al mio piccolo angelo.
Lo guardo per un attimo, solo un istante in cui i miei occhi si intrecciano ai suoi, un attimo che mi fa comprendere, chiaramente e senza ombra di dubbio, che il mio cuore appartiene e apparterrà in eterno a questo dolce angelo dalle orecchie da gatto e che ha dimenticato come si vola.
Non so se sarò io a farglielo ricordare, in ogni caso sarà la mia anima e di certo anche quella di qualcun altro, che possiederà in eterno, sarà il sangue che sto per bere che mi scorrerà dentro, per sempre.
Lo mordo piano, ma quando sento il suo sangue inondarmi la gola la passione prende il sopravvento, spingo forte in lui, mentre il mio micetto mi stringe e la sua voce si alza in un grido di puro piacere, così come faccio io, staccandomi dal suo collo e riversandomi, preda di un orgasmo dirompente, in lui.
Gli lecco il collo lentamente e mi appoggio su di lui. Se fossimo ancora vivi, probabilmente, saremmo ansanti e sudati, sono certo sarebbe bello sentire il suo fiato accelerato calmarsi piano, ma non mi lamento affatto di quello che ho.
Sento la sua mano accarezzarmi i capelli e poi i miei occhi incontrano i suoi, senza parole, solo un sorriso raggiante, il mio, e uno sereno e felice, il suo.
La notte è lunga ancora, e noi la passiamo a baciarci, a fare di nuovo l’amore, a sorriderci, scambiando solo poche parole, godendoci l’attimo.
Forse Vajrin è assorto in altri pensieri per questo non pronuncia che rare e brevi frasi, di conseguenza anche io ho la possibilità di indugiare maggiormente su pensieri non proprio felici, ma, almeno per stanotte, vorrei pensare di essere solo io il padrone di questo corpo, e soprattutto del cuore del mio amato Vajrin.
L’alba ci sorprende abbracciati, non so perché ma stanotte Vajrin si addormenta prima di me, forse perché è stanco, forse perché è mia precisa volontà gustare fino all’ultimo questa notte che ormai volge al termine, perché non so se si ripeterà di nuovo.
“Ti amo…”
Il sonno che mi avvolge traditore non mi permette di sapere se realmente Vajrin dorme oppure se, crudelmente, il caso abbia voluto che udisse le mie parole.
Amore - Fine