
- prima parte -
Le mie due anime per te
LUCE
Una luce che non avevo mai visto ha appena illuminato la sala, un angelo in carne e ossa è entrato in questo luogo del diavolo, popolato solo da morti che camminano, morti che si illudono di poter vivere ancora, ma quell’angelo… lui si che è bello e la sua anima sembra risplendere.
Non so bene come possa riuscire a distinguere l’anima del vampiro che ha appena varcato la soglia del locale, eppure mi sembra di riuscirci senza alcun problema. Saranno i suoi occhi scuri che si guardano in giro con aria lievemente spaesata, oppure l’espressione seria dipinta sul viso dai lineamenti aggraziati, però tutto sembra gridare quanto sia perfetto.
Ha completamente calamitato la mia attenzione, e non è facile. Per quanto osservi sempre attentamente quello che mi circonda, anche se non sembra, riesco a rimanere concentrato su quello che sto facendo: in questo momento, però, non è esattamente così che stanno andando le cose. Continuo a parlare con questo caro signore perché si sa, la diplomazia è la base di ogni rapporto di lavoro, e io, nonostante sia un vampiro, sono pur sempre un delegato, un pezzo grosso qui in città, o quasi. Sono il braccio destro di Chris, uno dei rappresentanti del ‘consiglio’ cittadino, quello che aiuta il nostro Principe Andrej Advot’ja nella gestione della vita vampirica, quindi si dà per scontato che sia anche una persona che riesca a intrattenere rapporti civili nonostante la sua attenzione sia completamente assorbita da tutt’altro.
Serych, braccio destro del principe e anfitrione dell’ Alabaster Angel, luogo di ritrovo per noi vampiri di Bergen, si fa incontro al piccolo angelo da cui non riesco a staccare lo sguardo, e scambia con lui alcune frasi.
Appare così tenero! Sarà anche dovuto al fatto, che appena entrato, ha tolto la bandana che copriva quei bellissimi capelli castano chiaro, che sembrano essere fatti di seta, e… sorpresa delle sorprese! Al posto delle orecchie ha delle bellissime, stupende e morbidissime (o almeno sembrano esserlo) orecchie da gatto! Delle vere, orecchie a punta, col pelo nero: semplicemente meravigliose!
Mi congedo con gentilezza dal signore con cui parlavo, uno più giovane di me ma vecchio bacucco non solo nell’animo ma anche nell’aspetto, che crede di essere chissà chi e che io potrei distruggere in qualsiasi momento, se solo lo volessi, ma i cui fondi fanno molto comodo alle opere della corte, e mi dirigo verso il bancone del bar dove Serych ha condotto quel dolce gattino.
Quasi casualmente mi avvicino a loro, salutando i presenti che conosco, rivolgendo il mio solito urletto di apprezzamento al nostro stupendo barista Jarod.
“Jaroddinoooo! Ciao tesoruccio! Mi dai qualcosina di non troppo forte da bere per favore?”
Gli lancio un bacio, lui sorride divertito e mi comincia preparare un cocktail. Questo ragazzo è un portento mentre agita bottiglie, le lancia in aria e le riprende!
La mia attenzione però è ancora completamente rivolta al micetto che timidamente sta sorseggiando un liquido ambrato, apparentemente anche analcolico, da un bicchiere, guardandosi intorno con aria incuriosita e anche un po’ spaesata.
Deve essere arrivato da poco qui a Bergen, perché non l’ho mai visto e di certo lo avrei notato se frequentasse la corte già da qualche tempo, soprattutto visto che ultimamente ho la fortuna di riuscire a stare parecchio fuori.
Guardo Serych con un sorrisone mentre dico grazie a Jarod, e poi mi rivolgo di nuovo al nostro bellissimo gestore dai lunghi capelli neri come la notte in cui viviamo.
“Serych, perché non mi presenti il nuovo arrivato? Non è carino che mi lasciate sempre da solo!”
Serych scuote la testa poi accenna un lieve segno di assenso con il capo e i capelli legati in una coda da un nastrino di lucido tessuto nero, si scompongono appena. È davvero un pezzo di ghiaccio quest’uomo!
“Vajrin, permettetemi di presentarvi Eros Koezka. Eros ti presento Vajrin Jinnah, un nostro nuovo ospite.”
“Molto piacere.” Dice lui accennando un sorriso
“Lieto di conoscervi signor Jinnah.” Sfodero uno dei miei migliori sorrisi, ma il mio intento non è quello di provarci, anche se chi non vorrebbe conquistare questa meraviglia? D’altronde sono felicemente fidanzato, magari ancora per poco, però lo sono… almeno per ora.
Ci stringiamo la mano e all’improvviso una scossa mi attraversa la schiena e lo guardo ancora fisso negli occhi, incantato e incatenato per un attimo dal suo sorriso che si addolcisce un po’ guardandomi.
Una luce grande, un grande, immenso, raggio di luce illumina il luogo buio in cui sono, in cui mi sono rintanato per sfuggire al dolore, in cui la mia vigliaccheria mi lascia ogni volta che la paura, il dolore, i ricordi assalgono la mia mente…
Ma questa luce, questa luce è quasi angelica… eppure io non ho mai visto un angelo, come posso riconoscerlo? Che lo stia vedendo ora, pur senza saperlo?
Mi concentro molto intensamente a guardare questo piccolo micetto mentre lui continua a bere e cerco di capire da dove sia meglio iniziare. Sento una gran tenerezza guardandolo, ma chissà perché?
“Siete arrivato da poco Vajrin? Posso chiamarvi Vajrin?” Continuo a guardarlo sorridendo e lui è chiaramente in imbarazzo, anche se sinceramente non capisco proprio perché. Ops… sarà forse perché gli sto mettendo la mano sulla spalla? Ma non l’ho fatto apposta giuro! Era un gesto del tutto innocente!
Tolgo con nonchalance la mano e continuo a sorridergli cercando di metterlo a suo agio, infondo vorrei solo conoscerlo meglio perché… perché… non lo so, forse perché mi ha attratto sin da quando è entrato, con questi suoi enormi occhioni castani che si guardavano intorno con aria incerta.
“Sì certo! Comunque sì, sono appena arrivato, stasera stessa per essere precisi. Voi siete qui da molto?”
“Mh, fatemici pensare… circa ottanta anni, quindi direi di sì, da molto.” Gli sorrido di nuovo. Io sono un tipo che sorride facilmente, mi piace stare in mezzo alla gente, mi piace far divertire gli altri, mi piace metterli a proprio agio e aiutarli, non per un tornaconto personale, mi piace la gente, tutto qui, però in questo momento è diverso. Non è la solita gentilezza che mi fa sorridere, è una sensazione strana, qualcosa che mi fa provare il solo guardare Vajrin Jinnah.
“Oh, capisco. Non vorrei sembrarvi troppo sfacciato, ma sapreste dirmi dove si trova l’ Hotel de la Nuit? Ho preso alloggio lì ma non so quanto sia distante da qui.”
“Oh beh non è difficile arrivarci, è qui vicino, se volete vi accompagno!”
Ehm… mi sa che stavolta ho esagerato, Kristian mi ammazza se non sto con lui nemmeno stasera, ma con lui posso starci sempre, quando mi ricapiterà di accompagnare questo gattino?
Ok, so che è una cosa molto preoccupante se non voglio passare del tempo col mio ragazzo, ma ultimamente le cose non vanno affatto bene tra noi, non è che litighiamo o altro, anzi, semplicemente non ci amiamo, tutto qui. Così è iniziata, una storia senza troppe pretese, una persona con cui stavo bene e con cui mi piaceva passare del tempo, ecco come lo consideravo e come lui vedeva me. E le cose non sono cambiate in quattro mesi, che senso ha portare avanti una storia senza prospettive di crescita? Nessuna.
Temo che domani dovrò parlarci, anzi lo farò oggi stesso. Accompagnerò (se mi vorrà con sé) Vajrin in albergo e poi ritornerò qui e parlerò con lui, si farà tardi certo, ma all’alba potrò rimanere a dormire in una delle stanze della sala, non credo che Serych mi farà problemi di sorta.
Mentre questi pensieri hanno attraversato la mia mente come un fiume in piena, Vajrin è arrossito lievemente e ha mosso quelle deliziose orecchie avanti e indietro, chissà quando e perché gli sono spuntate.
“Beh, ecco, non vorrei davvero disturbarvi… insomma siete così gentile…”
“Ok benissimo, quando volete andare ditemelo che vi accompagno, intanto se non vi spiace vado un istante a parlare con uno dei ragazzi che lavorano qui in sala.”
“Sì, prego fate pure… e grazie!” Muove di nuovo le orecchie e sorride lievemente imbarazzato… e io vorrei strapazzarlo di coccole…
Ok, meglio che vada a dire a Kristian che dopo dovremo parlare.
Gli sorrido e mi congedo, sparendo in uno dei corridoi laterali della grande sala, e mentre cammino, sopra un pavimento di marmo nero circondato da pareti bianche come il latte, in cui si aprono alcune porte rosse come il sangue, che attraggono l’attenzione del mio sguardo, mi chiedo perché mai mi stia comportando così con quel micio.
Sono affabile, gentile, cortese, socievole, mi piace parlare e cose di questo genere, ma mai e poi mai fino ad ora mi sono comportato così con qualcuno.
Incontro uno dei servitori e gli chiedo dove sia Kristian; quando mi dice che è in garage, gli sorrido ringraziandolo e vado da lui, il mio caro Kristian dai capelli neri e gli occhi castani, profondi occhi castani. Quelli di Vajrin sono di una sfumatura diversa, sono molto profondi, avvolgenti quasi… sì, decisamente c’è qualcosa che non va in me stasera! Devo farmi dire da Jarod cosa diamine ha messo in quel cocktail!
“KriKri? Ti disturbo?” La mia voce è dolce come ogni volta in cui parlo con lui, ma perché in questo momento mi sembra che fosse molto più dolce mentre parlavo con Vajrin?
“Ehi! Ciao, vieni, non ti aspettavo! Ehm... sono un po’ sporco, scusa se non ti abbraccio.” Mi mostra le braccia e le mani nere a causa del grasso della macchina che sta sistemando.
“No non preoccuparti, volevo solo dirti che adesso esco un attimo con un amico, poi torno e… vorrei palarti ti spiace?”
“È finita Eros? Dai non c’è bisogno di tirarla per le lunghe, in fondo era così che doveva andare no?” Mi sorride leggermente e io sono allibito: era davvero così evidente? Beh, forse sono troppo cristallino come dice sempre Milos, forse sarà colpa di questi miei occhi che sono troppo trasparenti, di una tonalità di blu intenso ma chiaro, o forse è semplicemente il fatto che non sono adatto ai giochini e alla recitazione, sono come sono.
“Io… Kri… davvero mi dispiace, è che…”
“Mi sono innamorato di un altro.”
Ehhh? E io che mi sentivo anche un po’ in colpa perché sono attratto da Vajrin! Ehi, rewind… sono attratto da Vajrin? E da quando?
Beh, lo conosco da circa mezz’ora, sarà quindi, vediamo, mezz’ora che sono attratto da lui…
Ecco perché mi va di passare così tanto tempo col quel micettino! Sono diventato uno scemo, non riconosco nemmeno più i miei stessi sentimenti, cavolo che stia subendo l’influenza di Milos? No! Non voglio diventare indifferente a tutto come lui! Caspita devo esercitarmi a capirmi meglio!
“Oh, ecco… e lui?”
“Eh… lui non lo so, ma che senso ha stare insieme se amo un altro?”
“Ehm, effettivamente nessuno, soprattutto visto che ti voglio tanto bene Krissi, ma non ti amo proprio…”
Lui mi sorride e io faccio lo stesso. Dovrei sentirmi, non so, triste, vuoto, o qualcosa del genere visto che ho portato avanti per mesi una relazione senza senso, ma… sono solo felice che Kristian abbia trovato qualcuno da amare veramente. Lo abbraccio, o almeno faccio il gesto, poi, per evitare d’inbrattarmi di grasso di automobile e presentarmi a Vajrin sporco come nemmeno un meccanico dopo una giornata di lavoro, lo abbraccio da dietro, ci salutiamo e esco dal garage. Rapido e indolore, faccio anche un po’ schifo per aver lasciato che la mia storia con Krissi finisse così. Da una parte sono anche felice, così eviterà di prendersi parolacce, o peggio, da Milos, dall’altra forse mi faccio rabbia perché parlo parlo ma sembra che Milos sia molto più bravo di me a capirsi e soprattutto a comportarsi come si deve, forse dovrei essere un po’ meno volubile, non ho mai pensato di esserlo, ma se ho chiuso una storia di quattro mesi in dieci minuti neanche e sono di nuovo pronto a tuffarmi in un’altra, forse qualcosa che non va c’è davvero. Sono pronto a una storia? Che il cielo mi aiuti, qui si mette davvero male!
Rientro in sala e mi guardo intorno, vedo Vajrin lì dove l’ho lasciato, ossia al bar. Mi vede e mi sorride e io mi avvicino sorridendogli allegro. È strano, ma, mi sento leggerissimo, come se mi fossi tolto un peso, o semplicemente come se adesso potessi agire con la coscienza libera. Forse non sono volubile ma lunatico di certo, prima di vedere Vajrin mi facevo tanti scrupoli, e tac! Dieci secondi dopo eccomi qui, leggero come l’aria e con l’animo carico di aspettativa e ansia, come un ragazzino alla prima cotta. La prima cotta? Oh mammina bella… ecco, se adesso avessi una madre correrei da lei a chiedere spiegazioni!
Anche se sono attratto da questo micio, non c’è problema visto che sono single, il problema sorge nel momento in cui comincio a fare discorsi strani da solo proprio come ora! A questo pensiero il sorriso mi si allarga maggiormente, per cercare di non pensarci e di darmi dell’idiota allo stesso tempo, e nello stesso istante Vajrin mi chiede se va tutto bene e se mi va ancora di accompagnarlo.
“Certo! Andiamo subito se volete!”
Lui mi sorride e muove quelle deliziose orecchie, tanto che ho la tentazione di toccarle ma mi fermo, non vorrei si arrabbiasse, ai gatti dà fastidio quando gli vengono toccate le orecchie, o quando vengono toccati in generale e non sono loro a cercare il contatto. Non che, in linea di massima, possa toccare un gatto perché un qualsiasi animale appena mi vede scappa, ma i documentari li vedo anche io!
Salutiamo i presenti che conosciamo e lancio il mio solito bacio a Jarod. Tra noi c’è questa cosa, io faccio il deficiente che fa finta di provarci e lui fa il cretino che fa finta di starci. Non so quando sia cominciata né perché, ma è abbastanza divertente come situazione. Posso essere carino e affettuoso senza che lui pensi che ci stia provando, non seriamente almeno. Purtroppo ogni volta che provo a essere disponibile o affettuoso con qualcuno, inevitabilmente crede che ci stia provando, ma che ci posso fare io se cono così di natura? Dovrò compensare in qualche modo quel musone di Milos, no? Chissà se a Vajrin darebbe fastidio questo mio atteggiamento… ecco, ho ricominciato!
“Eros siete sicuro che non avete altro da fare? Non vorrei davvero che vi disturbaste per me.”
La voce dolce di Vajrin mi distoglie da questa massa di pensieri che vaga nella mia mente come una mandria impazzita e concentro la mia attenzione solo su di lui.
“Ma no figurati! È un vero piacere! Ops vi ho dato del tu, perdonatemi.”
“Ma no non preoccupatevi! Datemi pure del tu se volete, mi fa piacere.” Il sorriso che accompagna questa sua frase mi fa sciogliere come neve al sole, anche se il sole mi farebbe sciogliere anche non essendo neve, certo, diventerei cenere, non acqua, ma questa è un’inezia e direi che la similitudine calza a pennello perché questo suo sorriso assomiglia molto al sole… o almeno credo sia così.
“Ti ringrazio, ma anche tu devi darmi del tu o non c’è gusto! E poi mi sento vecchio quando mi danno del voi, non che sia giovane, ma… ok basta mi fermo oppure comincio a parlare a macchinetta, come sto già facendo per altro, e non è una bella cosa perché poi magari tu ti annoi e non mi vuoi più vedere…” Che ho detto? Gli ho chiesto di rivederci? Sono matto? Beh sì, effettivamente, di certo tutto sano non sono, quindi…
Lui mi sorride divertito e allo stesso tempo imbarazzato per il mio, implicito, beh no, esplicito a dire il vero, invito.
“Va bene, come vuoi Eros.”
Sentire il mio nome pronunciato dalle sue labbra mi fa uno strano effetto, ha un bel suono il mio nome, anche se, forse, la cosa veramente bella è la sua voce, o il mio nome pronunciato da lui, insomma non lo so! So solo che sto bene.
“Ti fermerai per tanto qui a Bergen?”
“Beh ancora non lo so…”
Si intravede un movimento impercettibile sotto la bandana che ha messo prima di uscire dal locale e a me verrebbe voglia di accarezzare le sue orecchie, ma come faccio?
Lui mi guarda imbarazzato e abbassa gli occhi, perché evidentemente il mio sguardo era fisso su quelle deliziose cosine pelose.
“Ehm, scusa, è che… mi piacciono da morire i gatti e tu sembri proprio un micino… e… ok mi sto arrampicando sugli specchi, scusa...”
Lui mi guarda sorpreso e imbarazzato ma poi si illumina quando nomino i gatti.
“Se ti piacciono i gatti... perché non ne prendi uno?”
“Io lo prenderei anche, però non credo andremmo molto d’accordo, insomma, essendo un vampiro credo di non andare molto a genio a nessuna forma vivente, e anche superando questo… beh, Milos non vuole…” Il mio faccino (sì, ho proprio un faccino in questo momento) assume un’aria da cane bastonato a cui hanno anche tolto l’osso dalla bocca. Non lo faccio apposta, ma il non poter fare determinate cose perché Milos non me lo permette mi abbatte, e non poco.
“Oh. Ma… ecco, se il tuo… ragazzo… non vuole allora potresti…”
La sua frase viene interrotta bruscamente da un mio scroscio di risa, non è molto educato me ne rendo conto, ma davvero questo micio è simpatico! Ha talento da vendere, potrebbe fare il comico! Oh sì, potrebbe girare per i locali, io gli farei da manager, e poi diventerebbe famoso e… ehm, dicevo?
“No! Per carità! Non vorrei Milos come fidanzato nemmeno tra un milione di anni! E poi sarebbe un po’ difficile… lui è solo… beh… diciamo una specie di fratello, qualcuno con cui vivo ecco….”
“Oh.” La sua adorabile boccuccia si incurva formando una deliziosa ‘O’ mentre anche la sua voce pronuncia la stessa esclamazione, poi abbassa lo sguardo arrossendo vistosamente e a me verrebbe voglia di abbracciarlo stretto e spupazzarmelo di coccole fino all’alba.
“Ma non preoccuparti! Non c’è niente di cui vergognarsi! È normale! Se tu mi avessi detto che qualcuno non vuole farti prendere un gatto anche io avrei pensato alla persona con cui vivi… e beh… potrebbe essere un padre, un fratello, uno zio o che so io, ma per noi i gradi di parentela sono piuttosto superflui non trovi? Ecco quindi che si torna alla valida ipotesi di un fidanzato!”
Lui mi guarda e mi sorride annuendo, si vedono chiaramente le sue orecchiette muoversi avanti a indietro e stavolta non resisto: allungo la mano e ne accarezzo una mettendo un dito sotto la bandana.
La sua reazione è qualcosa che mai e poi mai mi sarei aspettato. I suoi bellissimi occhioni si socchiudono e dalle sue labbra esce un delizioso, piccolo, basso, roco e tremendamente sensuale gemito di piacere…
Ops, mi sa che ho fatto una cosa che non dovevo…
“Ah… ehm… insomma… ehm… scusa… non pensavo che… scusascusascusascusascusascusa scusa!”
A queste mie parole di umile richiesta di perdono accompagno una scena molto teatrale inginocchiandomi davanti a lui, le mani giunte e lo sguardo che implora pietà, ma Vajrin è ancora, come dire… scosso, diciamo così, dal mio gesto e mi guarda passandosi la lingua sulle labbra, in modo assolutamente inconscio ma infinitamente sensuale, così com’è la sua voce.
“N-no… scu-scusa tu…”
Io mi alzo in piedi e gli prendo una mano baciandone leggermente il palmo e poi gli sorrido.
“No, non preoccuparti, non devi scusarti, ma adesso che lo so eviterò di farlo di nuovo.”
In realtà vorrei farlo eccome, ma temo che per ora sia un po’ troppo presto.
Forse non è normale che in questo istante, mentre Vajrin mi guarda ancora imbarazzato, lo stia immaginando sdraiato su un letto, gli occhi chiusi, le labbra aperte e la sua voce che urla il mio nome mentre io entro in lui e lo bacio dappertutto, gli lecco quelle deliziose orecchie e lui urla sempre di più e… oh merda! Mi sono eccitato! Che idiota!
“G-grazie…”
La sua voce, ancora leggermente roca, mi fa quasi trasalire, e il fatto che i pantaloni mi vadano tremendamente stretti non è una buona cosa! Certo, siamo morti, dovrei saper tenere a bada perfettamente i miei istinti sessuali, anche perché, in teoria, essendo morto, non ho più ormoni in circolo che ma la provocano, ma è troppo bello, dolce e tenero! Certo, queste non sono qualità che dovrebbero far eccitare, ma… mica è colpa mia se mi eccita!
“E di cosa? Andiamo?” Lo guardo tranquillo e gli sorrido, evitando di ascoltare quella vocetta che mi urla di sbatterlo contro un muro e baciarlo, vorrei proprio sentire che sapore ha la bocca di questo adorabile micetto, ma ovviamente evito di scoprirlo, per ora almeno.
Il tragitto fino all’albergo è inspiegabilmente brevissimo, non ricordavo che fosse così poca la strada da fare! Cavolo, dovrò trovare il modo di farla allungare se voglio accompagnarlo di nuovo!
Parliamo, parliamo e parliamo ancora di tutto quello che ci passa per la testa, gatti e animali soprattutto e io sono davvero contento di vedere quei suoi occhioni castani illuminarsi, esprimendo la felicità che evidentemente gli dà, parlare di cose che, credo, ami oltre l’immaginabile.
“Beh, eccoci…”
“Sì… grazie di tutto Eros.”
“Ma no, figurati! È stato un piacere, anzi…” frugo in tasca e tiro fuori il cellulare e poi lo guardo sorridendo. “Ecco, ti do il mio numero, oppure dammi il tuo. Non so, se hai bisogno di qualcosa puoi chiamarmi in ogni momento. Non vorrei sembrarti sfacciato, vorrei solo poterti essere utile, ecco…”
“Oh che gentile! Ti ringrazio sei davvero disponibilissimo… beh… se vuoi il mio numero…”
Ci scambiamo i numeri di telefono e la mia fantasia galoppa a noi due abbracciati che guardiamo il tramonto. No beh, questo no, ci tengo ancora alla mia non-vita, non vorrei morire solo per una stupida romanticheria da film. Diciamo che faccio galoppare la mia fantasia a noi due abbracciati, che guardiamo la tv sul divano di casa mia e poi finiamo a rotolarci sul tappeto. Mi sa che sto diventando monotono, ma che ci posso fare se mi piace così tanto?
“Beh allora… io vado, credo anche tu debba andar via, non vorrei si facesse tardi. Ma ce la fai a tornare a casa prima dell’alba?” La sua voce appare preoccupata e guardando l’orologio mi rendo conto che è tardino, e considerato che abito dalla parte opposta della città, se dovessi andare a piedi non ce la farei mai. Potrei dirgli che non mi sono accorto del tempo che passava e vedere se magari m’invita in camera sua…
Deficiente di un Eros! La smetti di pensare cretinate? Se non stai attento ti escono dalla bocca, oltre che dal cervello, e Vajrin ti dà un bel calcio nel didietro e tanti saluti! Altro che romanticherie sul divano!
“Sì, non preoccuparti, ho la moto all’Alabaster… ma che scemo che sono! Potevo portarti qui in moto! Scusa! Non c’ho pensato davvero!”
Bugiardo, ingannatore, irretitore di poveri gattini innocenti! Ci avevo pensato eccome, ma ho scartato subito l’idea, anche se sarebbe stata una possibilità per averlo ‘vicino’, saremmo arrivati qui troppo in fretta e io volevo solo passare un po’ di tempo con lui. Mezz’ora in sua compagnia è stata di certo meglio che pochi minuti in moto, no?
“Ma no, non preoccuparti! Mi piace camminare e poi… sono stato bene…”
Muove leggerissimamente le orecchie da sotto la bandana, arrossendo e abbassando lo sguardo. Io gli accarezzo una guancia e gli faccio tirare su il viso senza interrompere questo contatto che non fa altro che provocarmi scosse in tutta la schiena.
“Anche io sono stato bene… spero si possa rifare…”
“Sì… se ti va… mi piacerebbe molto…”
“Bene!” Vorrei saltellare ma non mi sembra il caso. Davvero non capisco che mi stia succedendo.
Adesso dovrei salutare e andarmene, ma perchè i miei cari piedini, invece di fare un passo indietro, ne fanno uno avanti? E perché la mia mano invece di staccarsi da questa guancia morbida e liscia la stanno accarezzando maggiormente?
No! Non posso baciarlo! No, no, no, no! Eros che cazzo fai? Fermati!
Invece di ascoltare me stesso, però, ascolto solo quello che mi sta dettando l’istinto e mi avvicino maggiormente al caro micetto che mi guarda intensamente negli occhi e faccio sfiorare le nostre labbra in un casto, dolce bacio.
Un soffio di vita che pervade questo mio corpo morto. Un tocco che sembra sanare la mia anima sporca, che succede? Qualcuno che cerca di salvarmi prima ancora di conoscermi, prima ancora che io possa essere illuminato dalla sua luce angelica. Qualcuno a cui donare la mia anima, se mai la vorrà…
Mi scosto e lo guardo, convinto di ricevere un ceffone come minimo, invece Vajrin mi guarda dolcemente e poi abbassa lo sguardo arrossendo.
“Ehm… scusa…”
“M-ma... no... figurati…” Rialza lo sguardo e mi fissa interrogativo. “Perché?”
Eh, perché? Come faccio a spiegarglielo? Certo la sincerità in questo frangente sarebbe la miglior cosa, ma secondo me se gli dico che me lo sto immaginando che lecca le mie dita prima che io le infili lentamente, sensualmente e profondamente non diciamo dove, mi ritrovo stecchito, anche perché non l’ho baciato al solo scopo di finire in un letto con lui.
“Mi piaci, ecco perché. Credo… cioè no, ne sono sicuro, però vorrei conoscerti, questo sì. Non posso negare, comunque, che mi senta molto, molto attratto da te…”
“Io… ecco insomma… n-non lo so…” Arrossisce dopo aver spalancato gli occhi alla mia frase.
Sapevo che dovevo starmene zitto, sono riuscito a bruciarmi ogni possibilità… idiota! Sono proprio un cretino! Adesso come recupero? Come faccio a scusarmi? Non mi vorrà più vedere e io passerò l’eternità da solo e diventerò vecchio e non ci sarà nessuno a sorreggermi, beh, forse non diventerò vecchio come un umano e forse sto correndo un po’ troppo, ma solo un pochino.
“Oh, ehm… scusa. Non preoccuparti, fa finta che non ti abbia detto niente. Comunque il mio numero tienilo, cioè… non ti salto addosso, vorrei solo… beh, ok non fa niente. Cancella tutta l’ultima parte del discorso e anche il mi numero, sono un idiota. Spero tu possa passare una buona giornata e avere un sereno riposo.”
Credo di essere stato freddo, ma meglio così no? Sono solo uno scemo che ci è rimasto malissimo, per cosa poi? Perché uno sconosciuto mi ha scaricato prima ancora che riuscissi ad abbordarlo? Sì, e soprattutto perché non sono molto sicuro che volessi solo questo, che mi sarebbe bastata una storia come con Kristian, o anche meno. Nemmeno due ore e sono impazzito del tutto, che mi farebbe passare più tempo con lui? Meglio così, evidentemente non era destino.
“Aspetta! Lo so che non mi salterai addosso… auguro buona giornata anche a te… e… insomma… spero di… ehm… rivederti domani… o al più presto… o quando vorrai! Se vuoi ancora…”
Di nuovo il micetto arrossisce e io mi sento improvvisamente in paradiso. Davvero vuole rivedermi? Sì! Evvai! Sto camminando su una nuvoletta, lo giuro! Ho fatto tutto da solo come al solito e in meno di un istante Vajrin è riuscito a farmi tornare di buon umore. Non devo aspettarmi troppo, non devo correre, però sento che è tutto diverso stavolta, anche se non so ancora come o perché.
“Ok, ci vediamo domani… adesso fila in albergo e riposati!”
“D’accordo.” Mi fa un timido sorrisino molto dolce e poi si volta, io lo guardo entrare nella grande porta a vetri che sostituisce l’ingresso dell’albergo e sparire dopo poco verso la reception.
Mentre cammino, sempre sulla nuvoletta, mi chiedo cosa esattamente stia combinando e cosa mi sia messo in testa, però… spero di poterlo rivedere presto, spero di poterlo vedere domani così come gli ho detto.
Luce - Fine