- quinta parte -
Disclaimer: I personaggi sono nostri, alcuni dei nostri tesoooooori… bwahahahah poveri loro *_*

If you want to be mine...





POV VALENTIN

Non appena riattacco il telefono ed avverto, tramite interfono, la mia segretaria di preparare un mio curriculum ed inviarlo, dopo avermelo fatto firmare, ad un certo numero di fax, comincio a domandarmi se quello che ho appena fatto abbia un qualche senso logico oppure se mi sono semplicemente lasciato trasportare dal momento. E’ stato ieri sera, il bacio di ieri mi ha convinto ad agire in questa maniera, se Mamì non mi avesse baciato allora…
Non gli dirò nulla della mia decisione perché se non dovesse andare per uno dei due… o se non dovesse andare per ‘noi’ non voglio che Mamì abbia dei problemi o dei ripensamenti…
Quel bacio…
Quando si stava avvicinando ero già pronto al solito bacio sulla guancia, ed invece… invece ho potuto assaporare di nuovo le sue labbra morbide e sentire la sua lingua vellutata sulla mia… è stato così bello… sentirlo appoggiarsi a me poi… quando l’ho stretto tra le braccia volevo non lasciarlo andare più...
Due mesi di tortura, sono due mesi che andiamo avanti così, ci vediamo quasi tutti i giorni, nei momenti e posti più disparati, quando non possiamo uscire vado al locale oppure a trovarlo all’università, altre volte lo faccio venire sul set, e poi usciamo, andiamo a mostre fotografiche, parchi acquatici, l’ho portato ad uno spettacolo di mammiferi marini due settimane fa, lui non ne sapeva nulla ovviamente… ho visto i suoi occhi così brillanti, lui era così felice… se solo mi desse la possibilità di renderlo DAVVERO felice!
A volte mi chiedo se provi qualcosa per me o se, ancora, non sia riuscito a fare chiarezza dentro di sé, forse ha capito che non possiamo essere altro che amici ma non sa come dirmelo…
Beh, non posso essere ingiusto, lui è sincero di natura, non mi terrebbe mai sulla corda se avesse capito quali sono i suoi sentimenti. Io i miei li ho capiti più che bene e da lungo tempo ormai, stargli accanto mi da pace, ma, allo stesso, questa situazione comincia a pesarmi. Mi basta stare con lui, di solito, ma tantissime volte, ormai sempre più spesso, sento la necessità di abbracciarlo per più che un attimo, l’impellenza di baciarlo altrove che sulla tempia o sulla guancia, ma che posso fare? Già mi sembra di forzarlo troppo invitandolo sempre ad uscire, non posso chiedergli di sbrigarsi…
Poi ieri sera… è successo qualcosa. C’è rimasto molto male del comportamento di quei due antipatici , egocentrici palloni gonfiati e delle loro imbellettate muffe… ehm… mogli. Del resto per nessuno sono un mistero i miei gusti sessuali (la mia storia con Jacques era più che risaputa nell’ambiente), quindi non è stato un atteggiamento dovuto al fatto che Mamì sia un ragazzo (e che pezzo di ragazzo!), ma solo al fatto che abbia tanto insistito per fargli fare quella campagna e gli altri membri del casting mi abbiano dato credito! Io faccio quello che credo sia meglio, e Mamì era la scelta migliore per quel servizio! Che ne sanno loro di quanto sia difficile riuscire a carpire delle espressioni da quelle statue di marmo?
Non mi va molto di parlare di lavoro con Mamì, lui è occupatissimo con l’università e non mi va di caricarlo anche dei miei problemi. L’unica cosa che mi dispiace è che non mi faccia pagare quasi mai anche per lui. A me i soldi non mancano, ho lavorato duro per ottenere la posizione economica di cui godo ora, so quello che significa stringere la cinghia per cercare di arrivare a fine mese, so come ci si sente quando i soldi sono pochi e le cose da fare sono tante, vorrei aiutarlo come posso, ma ho paura di offenderlo se insisto troppo… forse dovrei dirglielo…
La mano mi va automaticamente alla cornetta del telefono e, senza nemmeno accorgermene, sento lo squillo ed io sono in attesa che Mamì risponda, altri due squilli e lo chiamo sul cellulare…
“Eheheh… Pronto?” La voce di Mamì risponde allegra e ci sono risate in sottofondo.
“Mamì… ciao…”
“Lelè! Ciao!! Come stai?”
“Bene… senti… possiamo parlare o ti disturbo?”
Sento una serie di risatine di sottofondo ed i miei nervi, già di per loro abbastanza tesi, cominciano a spezzarsi…
“Ehm… no, ok… e state buone!”
“Sei in compagnia?”
“No! Sono con Gi e Mèl, stavamo studiando…”
“Ah ecco… va bene dai, allora ti lascio studiare, non voglio disturbare.” Perché la mia voce è così fredda? Possibile che sia geloso anche delle sue due amiche lesbiche? No, il problema è che sta ridendo senza di me… sono messo proprio male…
“Lelè… va tutto bene? Che hai?”
“Sono geloso…”
“Perché?” Sento la sua voce incredula e già immagino i suoi bellissimi occhi allargarsi per lo stupore.
“Io… stai ridendo e… scusa… sono un’idiota… mi comporto come se avessi quindici anni… scusa davvero Mamì…”
“Aspetta…” Lo sento dire qualcosa ma non capisco molto bene perché ha spostato la cornetta e lo sento muoversi verso chissà dove.
“Ok, sono in bagno, ora possiamo parlare… che c’è che non va?”
“Ti avevo chiamato per spiegarti perché voglio sempre pagare io, perché so quanto è difficile arrivare a fine mese ed ora che ne ho la possibilità vorrei usare quei soldi, altrimenti a che mi servono? Aiuto mia madre ogni mese ma per il resto… mi conosci, non sono uno che spende chissà quanto per chissà cosa, quindi…”
“Lelè… io…”
“Aspetta… ora però… mi rendo conto che il punto è diventato un altro…”
“Cioè… non capisco…”
“Io… senti possiamo vederci? Ti prego… ho bisogno di te…”
“Sì Lelè certo! Se vuoi anche subito…”
“Ma tu devi studiare…”
“Non fa niente! Davvero, è meglio se mi prendo una pausa!”
“Ok… allora ascolta… arrivo da te tra mezz’ora, ok? Ti faccio uno squillo e scendi?”
“Certo! Stai bene?”
“Non lo so…”
“Scusa…”
“Shh… non dire niente… ci vediamo tra un po’, ok?”
“Certo, a dopo, ciao…”
“Ciao pesciolino.”
Che mi sta prendendo? Mi sto comportando davvero da quindicenne… implorarlo di vedermi… ma dov’è finito il mio amor proprio? Al diavolo! Voglio solo vederlo e stringerlo tra le braccia, sono certo che dopo andrà tutto meglio…

Appena arrivo Mamì sta uscendo dal locale, è sceso prima ancora che gli facessi lo squillo… devo essergli sembrato disperato, e forse lo ero, ma non voglio certo farlo stare in pena… il mio piccolo e dolce Mamì…
Sale in macchina e mi abbraccia di slancio… ecco cosa mi serviva…
Lo stringo forte per qualche istante e poi mi separo da lui per permettergli di respirare… mi sa che lo stavo soffocando…
Lo guardo e lui mi sorride dolcemente anche se un po’ in imbarazzo, probabilmente per il suo stesso gesto, è come se avesse sempre paura di fare qualcosa di sbagliato, ma pensa davvero che abbracciarmi possa darmi fastidio?
“Devi tornare presto?”
“No tranquillo, ho fatto andar via Gi e Mèl, quindi non mi aspetta nessuno.” Mi sorride ed io mi sento un verme. Non solo gli ho fatto interrompere lo studio, ma l’ho anche costretto a mandare via le sue due amiche!
“Senti Mamì non volevo causarti problemi…”
“Smettila! Tu per me ci sei sempre… anche io voglio esserci sempre per te…” Le sue guance si colorano ed io non posso far a meno di sentire il cuore più leggero… ho solo bisogno di lui, è questa la verità…
Lascio da parte ogni promessa che mi ero fatto e gli do un casto e dolce bacio sulle labbra prima di avviare la macchina alla volta della spiaggia, anche se lui non lo sa ancora, e lasciare Mamì rosso in viso che guarda fuori dal finestrino per l’imbarazzo.
Quando l’aria comincia a farsi salmastra e l’odore di salsedine è sempre più forte, vedo gli occhi di Mamì illuminarsi e guardarmi felici. “Andiamo al mare?”
“Già… ti dispiace?”
“No!”
Sorrido divertito e sento che va tutto meglio, mi sono bastati dieci minuti con lui per tornare calmo, ma… il problema rimane…
Parcheggiamo e prima ancora di accorgermene stiamo camminando, scarpe in mano, a piedi nudi sul bagnasciuga, Mamì che guarda incantato il cielo e l’acqua, ed io che… guardo incantato lui…
“Mamì… scusa per prima…”
“Non devi scusarti! Solo che… non ho capito perché…”
“Perché… perché vorrei essere sempre nei tuoi pensieri, solo io e nient’altro… vorrei che non ridessi se non con me, perché non sopporto che qualcun altro possa vedere il tuo sorriso… sono malato o solo pazzo?”
“Io… cioè…” Mi fissa incredulo, si ferma e all’improvviso si fa un po’ più pallido.
“Che c’è Mamì?”
“Niente… va… va tutto bene…”
“Cazzo però! Io ti dico sempre tutto e tu non mi riveli mai niente di te! Io sto qui ad aspettarti, prego ogni mattina di sentire la tua voce… ma sono sempre io a chiederti di vederci e sono sempre io che ti chiamo! Se non vuoi più vedermi basta che lo dici!”
“Io… io…” Lo vedo diventare ancora più pallido e la mia voce che si è alzata troppo continua a risuonarmi in testa con le parole piene di rabbia che gli ho riversato addosso.
E’ un periodo così strano per me… finalmente mi sono innamorato, sento il cuore leggero solo se penso a Mamì e lui… lui è troppo per me, ecco perché ancora non ha preso una decisione. Inconsciamente sente di meritare molto più di un lunatico, isterico e scostante orso quale io sono… ma che ci posso fare se lo amo?
Fa un paio di passi all’indietro e poi comincia a camminare velocemente nella stessa direzione dalla quale siamo venuti.
No! Non deve andare così, non può finire tutto per colpa del mio nervosismo!
Lo chiamo, continuo a ripetere il suo nome ma lui sembra non sentirmi… il mio Mamì…
“Mamì! Aspetta!” Lo afferro per un polso, dopo averlo finalmente raggiunto, e lo faccio voltare verso di me. E’ pallidissimo, trema leggermente e tutto per colpa mia! Lo serro tra le braccia e cerco di farlo calmare come posso… spero solo che mi perdoni…
“Mamì… scusa… ti prego… sono solo stanco… per favore… mi puoi perdonare?”
“No… io.. hai ragione… ti ho stancato e…”
“No! Mamì ma che dici??” Lo scosto quel tanto che mi permette di fissare i miei occhi nei suoi, che ora hanno un colore indefinito, chiara dimostrazione degli innumerevoli e contrastanti sentimenti di cui è di certo preda. “Mamì non sono stanco di te… assolutamente! E’ solo che… per me è tutto nuovo… e…”
“Anche per me…”
“Lo so piccolo, lo so! Vorrei solo renderti felice… ho paura che invece ti stanchi di me, che un bel giorno tu possa capire che uscire con me ti crea solo fastidi… come l’altra sera! L’ho capito che hai cambiato umore… se me lo avessi detto… avrei cercato di rimediare… non vorrei ti tenessi tutto dentro… capisco di non essere nessuno, però…”
“Ma che dici? Sono io che creo problemi a te, sono io che ti do solo fastidi… tu sei importantissimo per me, ancora non l’hai capito questo?” La sua voce accorata e piena di sentimento mi fa ben sperare per il nostro futuro…
“E tu lo sei per me! Mamì io sono innamorato di te!” Non mi ero mai lasciato andare così tanto, non avevo mai rivelato a nessuno i miei sentimenti, non mi ero mai innamorato, ed ora… ho messo tutto in gioco, tutto me stesso, è strano non aver ancora amato alla mia età, ma forse… è stato solo perché aspettavo che arrivasse Mamì…
“Io… cioè… io…” Lo vedo incerto, prima avvampare e poi farsi di nuovo pallido… ok… ho corso davvero troppo…
“Mamì… fa conto che non ti abbia detto niente, per favore se puoi almeno rimanimi amico…”
Sento le sue braccia stringersi forte, fortissimo, attorno a me ed i suoi occhi, che mi fissano colpevoli per un attimo, farsi lucidi… Non piangere per colpa mia… non farmi sentire un verme…
Per un tempo che non riesco a percepire, rimaniamo così, stretti l’uno all’altro, le scarpe cadute a terra, i pantaloni di entrambi arrotolati, i piedi umidi e sporchi di sabbia… il viso di Mamì appoggiato al mio collo che ogni tanto si muove, facendo sfiorare il suo naso o le sue labbra alla mia pelle…
Lo so che non mi ami piccolo, sta calmo… va tutto bene… Perché lo penso e non lo dico? Forse perché se lo dicessi ad alta voce… non avrei più motivo per continuare a sperare, come, in fondo, credo ancora di star facendo.
“Piccolo… vuoi che ti riporti a casa?”
“No… per ora… voglio solo rimanere così…” Annuisco e, sempre tenendolo stretto, mi siedo sulla sabbia, incurante di sporcarmi i pantaloni neri o del sole cocente, conscio solo del calore di Mamì accanto al mio, con le sue braccia che mi stringono più forte, il suo viso che scompare, coperto qua e là dalle ciocche sfuggite al piccolo codino che tiene fermi i capelli, sul mio petto, e le mie mani lo accarezzano, alternando queste attenzioni a quelle che riservo ai suoi capelli ed alla sua schiena.
Di tanto in tanto gli bacio la fronte ed i capelli, lui si spinge un po’ contro di me, in cerca di un contatto maggiore… ma perché?
Vorrei chiederglielo, vorrei sapere cosa si agita nel suo animo, vorrei sapere quali sono i pensieri che gli rendono gli occhi costantemente lucidi, vorrei poter cancellare quelle lacrime che tiene dentro, ma so anche che la cosa migliore, in questo momento, è rispettare la tacita richiesta che mi ha fatto, stare in silenzio.
Noto che non guarda quasi mai il mare, solo il mio petto, la mia maglia scura, oppure le ciocche di capelli che arrivano a solleticargli la fronte che ogni volta scosto, nonostante lui socchiuda gli occhi, come se anche quel lievissimo contatto fosse un modo per sentirmi ancora più vicino.
Vuoi forse dire che sono lontano da te Mamì?
Lo stringo forte, mentre il sole comincia a spostarsi, è passato mezzogiorno, fa caldo, ma non lo sento, la brezza che arriva dal mare e questa strana situazione con Mamì non mi permettono di sentire i raggi del sole né niente altro.
Siamo così, seduti ed in silenzio, da almeno un paio d’ore, ma Mamì non sembra accennare a volersi muovere. Sto per chiedergli se sta bene quando lui mi guarda, ancora un po’ pallido e con gli occhi scuri come prima, e mi chiede di riportarlo a casa.
“Solo se non ti è di disturbo.” Aggiunge mentre ci alziamo pulendo via la sabbia.
“No! Ma che dici? Come potrebbe dispiacermi piccolo?”
Lui si limita ad accennare un lievissimo sorriso e poi mi segue verso la macchina. Non parliamo durante il breve tragitto, lui guarda fuori ed io la strada. Dopo pochi metri dal parcheggio c’è un semaforo, la mia mano è ferma sul cambio, sento quella di Mamì sfiorarmi e così lascio che le nostre dita si intreccino, continuando a guidare con una mano sul cambio, stretta a quella di Mamì.
Perché hai così tanto bisogno di toccarmi Mamì? Vuoi dirmi che non ci vedremo più? Oppure cosa? Come vorrei poterti leggere nel pensiero…
Arriviamo davanti al “Sun&Moon” e spengo la macchina accostando un paio di metri dopo l’ingresso.
Non so che dire, non so che fare…
Di nuovo mi volto per parlargli ma Mamì mi anticipa dandomi un bacio sulla guancia, lento e lungo, quasi volesse assaporare la mia pelle che sa, ora come ora, di sale, sabbia e sole.
“Ti chiamo questa sera…”
“Ok, allora ci sentiamo stasera Mamì?”
“Sì, a stasera Valentin…”
Scende dalla macchina ed entra nel locale. Il mio nome pronunciato dalla sua voce è stato l’inizio di tutto, dei miei sentimenti, del mio interessamento a lui… allo stesso modo… sentirlo chiamarmi “Valentin” anziché “Lelè” so essere la fine di ogni speranza.
Accendo il motore e comincio a guidare senza meta, cosa che farò fino a stasera quando tornerò a casa e, la voce di Mamì, quella voce che mi ha stregato, decreterà la fine di un amore che non è mai nemmeno nato.


POV MAXIM

Non aspetto nemmeno che la macchina di Valentin sia lontana che già, in una specie di trance, mi dirigo di sopra, salutando appena lo zio e Flo che al mio arrivo smettono di commentare, nel locale vuoto, la partita di hockey che stavano guardando in tv.
Non ho la forza di parlare, non ho la forza per fare niente, sento solamente un dolore insopportabile dentro di me ed il calore della pelle tiepida e dal sapore lievemente salmastro di Valentin sulle labbra…
Valentin…
Quanto lo sto facendo star male, me ne sono reso conto solamente oggi. Con il mio egoismo assoluto, con la mia indecisione, con tutto il carico di dubbi e perplessità che mi sono portato dietro fino ad ora, non ho fatto altro che condurlo ad una rabbia più che giustificata. E’ proprio come pensavo… sono un bambino e non sono assolutamente alla sua altezza. Non posso fare niente per lui.
Eppure, proprio quando mi ha riversato addosso tutta la sua amarezza ed io mi sono voltato, allontanandomi da lui con il cuore straziato dalla risoluzione a cui ero arrivato, quella di dirgli di smettere di vederci per un po’ perché lui potesse cercare qualcuno di veramente adatto a lui e non un moccioso problematico ed infantilmente egoista come sono io, lui mi ha fermato… e non solo fisicamente.
Mi ha gelato con le sue parole. Quelle parole che non mi aspettavo minimamente di sentir pronunciare dalla sua voce, non dirette a me per lo meno…
<Mamì io sono innamorato di te>
Freddo e caldo, paura e speranza, felicità e dolore, si sono riversati in me insieme, stordendomi, rendendomi incapace di qualunque gesto od atto che non fosse quello di aggrapparmi a Valentin, per poi biascicare qualche frase senza senso.
Sono del tutto inadeguato a lui, una constatazione resa ancor più vera dal mio atteggiamento pateticamente stolto. Valentin stava male ed è finito ad occuparsi di me, consolandomi e tenendomi stretto come il più saldo appiglio che abbia mai avuto.
Mentre stavo praticamente accasciato su di lui, con il suo profumo ad invadermi le narici, la sua pelle calda a contatto con la mia, i suoi capelli che mi sfioravano delicati, facendomi saggiare la loro sericità, mentre le sue braccia forti mi cingevano in un abbraccio protettivo e disperato… mi sentivo… completo, vivo… come solo quando il mare mi accoglie in sé… o forse, ancora di più.
E da lì è nato fulmineo il pensiero che più mi ha atterrito e fatto battere il cuore. Io senza Lelè ora come ora non posso stare. Sono diventato dipendente dai suoi sorrisi, dalle sue parole, dalla sua attenzione, dal suo sguardo puntato su di me. Mi basta stargli accanto per ritrovare la serenità, poterlo sentire per calmarmi e mettere a tacere le mie preoccupazioni, vederlo, anche semplicemente lavorare, per distendermi e sorridere.
Sono innamorato di lui.
Nel momento esatto in cui l’ho capito ho provato la necessità di fuggire, di tentare di riprendere il controllo su me stesso prima che potessi lasciarmi trasportare dall’impulsività e rivelarglielo. Perché devo riflettere lucidamente, adesso più che mai… od almeno provarci seriamente.
Questo sentimento che provo mi fa star bene, forse come non mai, però… perché purtroppo ci sono dei però di mezzo, non è che tutte le mie insicurezza sul nostro rapporto siano svanite come d’incanto davanti alla scoperta che io amo lui e lui ama me.
E’ sufficiente l’amore? Basta davvero essere innamorati per superare insieme tutte le difficoltà e le diversità che ci dividono…? Ed io sono disposto a donarmi completamente a lui, rinunciando magari ai sogni che ho coltivato fino ad ora, come quello dello stage in Sardegna?
Perché non credo davvero che se io gli rivelassi di voler intraprendere una relazione con lui, poi Valentin sarebbe felice e contento di vedermi partire per sei mesi, di base, con possibile aggiunta di altri in itinere, e condurre un rapporto a distanza, considerando soprattutto quanto l’ho fatto aspettare prima di decidere.
Mi butto sul futon e nascondo il viso alla finestra, in modo che il sole pomeridiano non mi raggiunga.
Ho bisogno di riflettere… ma non l’ho fatto abbastanza fino ad ora?
Cos’è che voglio davvero? Sono pronto a perdere una persona meravigliosa come Valentin… per cosa? Per uno stage a cui potrei partecipare anche in futuro o che potrei tentare di fare da privato in seguito? Posso benissimo continuare a studiare qui e fare esperienze all’estero successivamente… Gi e Mél mi prenderebbero per pazzo probabilmente se mi lasciassi sfuggire Valentin… e come dar loro torto? Ho un uomo che mi ama e che io riamo totalmente, che mi rende completo e che si preoccupa costantemente di rendermi felice, anticipando qualsiasi desiderio possa attraversarmi la mente, ne ho l’ennesima conferma in stamattina, quando mi ha portato al mare… ed io cosa faccio? Perdo tempo a dubitare… per cosa? Se non ci provo, potrò mai dire realmente se ci saranno davvero tutti gli ostacoli che ho ipotizzato per me e Lelè? Voglio davvero costringermi a vivere con possibili rimpianti futuri? Perché se infine il nostro rapporto dovesse rivelarsi disastroso io potrei pur sempre tentare in seguito la strada per la Sardegna, sempre ammesso poi che mi prendano, ma Lelè… Lelè non avrò una seconda opportunità!
E poi… se ci impegniamo in due perché non dovrebbe funzionare? L’amore è un sentimento talmente potente che ci fa cambiare, perché non dovrebbe permetterci di venirci incontro e superare quei piccoli scogli che io immagino per noi?
AHHHH! Mamì la vuoi piantare di comportarti come un deficiente e porti meno domande ma agire più concretamente?
Beh di sicuro battere la mano contro il cuscino non risolverà nulla se non comportarmi un dolore alla mano, quindi è proprio ora che smetta…
Il suono del telefono mi fa agitare subito… che sia Valentin? Ma l’avrà capito che l’ho chiamato così perché mi sembrava più… adatto ad un possibile inizio del nostro rapporto? Ma cavolo questo vuol dire che avevo già deciso ore fa? Maxxxxxxx, sei un’idiotaaaaaaaaaa!!!
“Pronto?” Perfetto, hai la vocetta degna di puffo quattrocchi… Maxim stai pigolando come un pulcino uscito per sbaglio dal nido… grrr… perfino un gabbiano ha una voce più decente della tua in questo momento!
“Il signor Maxim Bonneau?”
Ok… la voce è decisamente femminile… non è Valentin… beh c’era da aspettarselo… gli avevo detto che lo avrei chiamato io… perché mai avrebbe dovuto telefonarmi prima lui… Fortunatamente la persona al di là del ricevitore ha un colpo di tosse altrimenti mi sarei perso a discutere con me stesso e mi sarei dimenticato di rispondere… che caso clinico sono…
“Ehm… sì.”
“Buon giorno, sono Emélie Le Grand le telefono da parte del prof. Chevalier, per comunicarle di essere stato accettato nel gruppo, da lui seguito, che partirà per lo stage all’isola della Maddalena.”
Oddio! Solo ora riconosco la voce dell’assistente del mio professore… Respira Max, non farti prendere una sincope proprio ora!!!
“Dovrebbe passare, per cortesia, entro una settimana nel mio ufficio per discutere i dettagli e firmare il foglio dell’assicurazione. Possibilmente di mattina in modo che o io o il professore ci siamo.”
“Ahm… sì, ok. Grazie…”
“Non c’è di che, con i suoi voti era quasi scontata la sua partecipazione… A presto.”
La sua voce gentile, del tutto dissimile al tono a cui sono abituato durante le sue lezioni, mi sorprende e mi porta a congedarla piuttosto bruscamente con uno sbrigativo “Arrivederla…”
Ora non ho davvero più scusanti davanti a me, ne tanto meno rinvii, devo decidere cosa fare…

Verso l’ora di cena mi decido finalmente ad alzare la cornetta e comporre il numero di Valentin… ormai l’ho imparato a memoria visto tutte le volte in cui ci siamo sentiti.
Mi risponde dopo tre squilli ed io incomincio ad attorcigliare nervosamente il filo dell’apparecchio… non so come dirglielo…
“Ciao Valentin… ti disturbo?”
“Certo che no Mamì… tutto ok?”
“Sì… certo che sì… volevo ringraziarti per la mattinata… è stato bello andare in spiaggia…”
“… Figurati non c’è di che…”
“Senti… mi ha chiamato un’assistente e… ecco insomma in questi giorni, per una settimana circa, sarò un pochino indaffarato con l’università, quindi non credo che ci potremo vedere molto… mi spiace…”
“…”
L’attimo di silenzio che segue la mia affermazione mi fa muovere a disagio e mi fa sentire un vero verme…
“Non preoccuparti, capisco.”
“Ah… ecco, sì insomma… poi ti chiamo, ok?”
“Sì, certamente.”
La sua voce sembra così spenta… cosa? Quella sulla mia mano è una lacrima… Perché sto piangendo senza neanche rendermene pienamente conto?
“Ok… a presto… buonanotte Valentin…”
“Buonanotte Mamì…”
Attacco e mi getto sul futon lasciando che queste lacrime insensate fuoriescano fin quando non vorranno interrompersi autonomamente…

Sono passati sei giorni, sei interminabili giorni in cui non ho avuto il minimo contatto con Lelè.
Dovevo restare totalmente solo con me stesso prima di poter andare avanti, in un qualsiasi senso.
Ed ora eccomi qui, alle dieci di sera del penultimo giorno per aderire formalmente allo stage, davanti alla porta dell’elegante appartamento di Valentin.
E se non fosse in casa? Ecco… lo sapevo avrei dovuto chiamarlo prima… però… però volevo guardarlo negli occhi per dirglielo…
Espirando ed ispirando a fondo tento di calmare il tremito che ha iniziato a catturare le mie mani e poi, infine, suono il campanello. Dopo pochi istanti sento la voce di Valentin chiedere chi è, per poi spalancare l’uscio… deve avermi visto tramite lo spioncino.
“Mamì?” Il suo tono è di completo stupore quando mi vede, poi noto il suo sguardo scivolare lento su di me e percorrermi un paio di volte interamente, prima che torni a fissarsi nel mio… con un’espressione che gli avevo visto solamente quando eravamo sul divano… intenti a baciarci…
Credo che la mia idea di tentare di essere anche solo vagamente sexy abbia funzionato… per fortuna avevo conservato quei pantaloni di pelle nera e quella camicia velata, semi trasparente, che mi avevano dato le ‘pazze’ in occasione del provino e che non avevo mai indossato prima. Devo ammettere che abbinati ad un paio di anfibi, ai capelli semi legati in un mezzo codino ed al cordoncino nero di caucciù legato intorno al collo, non sono poi tanto male… nonostante il fatto che non sto respirando per quanto sono stretti i pantaloni, e che mi sono vergognato da morire quando un uomo mi ha palpeggiato il fondo schiena in autobus ed una donna sulla trentina mi ha chiesto se mi andava di accompagnarla a casa per farla divertire… mi avrebbe ricompensato ovviamente… Ora ho capito cosa provano certe ragazze quando si vestono un po’ troppo osé… non è una sensazione molto piacevole in verità…
O mon Dieu! Non è che sono troppo sfacciato? E se Valentin pensasse male di me per come sono vestito? Ok… no dal suo sguardo sembra… ehm… soddisfatto di ciò che vede… su Max ora non arrossire…
“Vieni… entra…”
Cielo… da quando ha questa voce così roca e quello sguardo così…? Mi sento sciogliere le ginocchia nel vederlo e nell’ascoltarlo… Ma piuttosto… da quando lui ha un aspetto così trasandato? Ha la barba lunga ed una maglia con alcune macchie di quello che sembra… gelato…
“Non ti aspettavo…”
Questa volta il tono è piuttosto piatto.
“Io… scusa… ti disturbo?” Mi guardo attorno per sfuggire all’ansia di aver colto un aspetto totalmente sconosciuto di Valentin e quel che vedo mi getta in completa confusione. Tutto intorno a me c’è disordine… ed anche se ora il salotto sembra più ‘vissuto’… non sembra per nulla una stanza di Valentin…
“Certo che no! Senti… aspetta un momento, mi do una sistemata e torno… sono impresentabile!”
“Ma no, figurati! Davvero!”
Valentin scuote la testa e dopo una rapida rassettata si dirige verso il bagno “Ci metto meno di dieci minuti, mettiti comodo intanto…”
Senza ascoltare la mia replica sparisce velocemente e poco dopo sento l’acqua scorrere.
Visto il mio essere in preda al nervosismo inizio a sistemare intorno a me, incapace di attendere da solo il suo ritorno. Ho appena terminato quando Valentin mi raggiunge nuovamente, cambiato con una camicia senza maniche ed un paio di jeans e privo di barba.
“Ti sei tagliato tutto…” Sembro una mamma-chioccia…
“Ah… ehm… è ora che butti quella lametta…” Lo afferma un po’ ruvidamente, quasi a volersi dare un contegno, anche se noto benissimo che è imbarazzato.
Si siede e mi contempla per alcuni istanti prima che torni a rivolgermi la parola.
“Come mai sei qui, Mamì? Va tutto bene?”
“Sì”
“Bene… ne sono felice…”
“Sì…”
Valentin mi guarda per un istante stranito.
“Cosa?” E ci credo che mi chiede cosa senza capire… mi sono appena seduto su una poltrona del salotto, su suo invito, e anziché spiegare decentemente pronuncio monosillabi?
“Sì… voglio essere il tuo ragazzo.” AHHHHHH! MAXXXXXXXXXX! Ma caspiterina ed il discorsetto che ti eri preparato con tanta cura? Si è andato a far benedire insieme al tuo cervello? Od è rimasto a casa a prendersi una pausa? O forse è andato in tilt quando hai posato i tuoi occhi su di lui? Ok proviamo a rimediare… anche perché o non ho parlato davvero oppure Valentin non ha capito visto il suo sguardo imbambolato…
“Ti amo anche io Valentin… quindi non mi immmm… mmm...”
Ma ero completamente fuori di testa? Sììì… decisamente… volevo rinunciare a tutto questo mmm… Bella la sua lingua contro la mia… wow…
Non so come ma mi ritrovo disteso nuovamente sul divano con il corpo di Valentin sopra il mio che si muove aggiustandosi, mentre le sue labbra si spingono con urgenza sulle mie.
La sua lingua calda inizia a giocare con la mia, rincorrendola, lusingandola, strofinandocisi contro con una passione che mi fa agitare irrequietamente contro di lui, fin quando non mi ritrovo a gemere sotto le sue mani che si posano frenetiche sul mio corpo, in un tentativo di percorrerlo tutto che mi manda a fuoco.
Sento le sue dita affusolate e forti posarsi sulla pelle del mio petto… ma quando ha slacciato la camicia?
E’… perfetto… non avrei altro modo per definirlo… davvero ho pensato anche per un solo secondo di poter stare senza di lui? Ormai fa parte di me, in un modo così profondo che questi ultimi giorni, trascorsi in una sciocca prova, senza di lui… sono stati un vero inferno…
Le sue labbra abbandonano le mie permettendomi di respirare a fondo prima di gemere con voce roca il suo nome quando incominciano a stuzzicarmi il collo con brevi lappate frammentate da morsi e succhiatine.
Spingo le mie dita tra i suoi capelli, iniziando l’esplorazione della sua nuca con i polpastrelli, fino all’attimo in cui sento il bisogno di toccarlo maggiormente, e scendo sulle sue larghe spalle. Vorrei carezzare la sua pelle… Sembra che anche lui abbia la mia stessa necessità, perché le sue dita si intrufolano sotto il bordo dei pantaloni, andando a sfiorare le mie anche e facendomi ardere.
Alzo istintivamente il bacino, strofinandomi contro di lui, nella spasmodica ricerca di un qualcosa che mi condurrà a sedare questo bisogno che si fa più intenso ad ogni attimo. Quando la sua lingua lambisce il mio orecchio, iniziando a leccarlo minuziosamente, mi aggrappo forte alla sua schiena, sollevando nuovamente il mio inguine fino ad incontrare il suo, che si preme contro il mio. Dieu… sono incapace di formulare un qualsiasi suono o pensiero logico. Voglio… ahh… voglio solo il suo calore contro il mio… la sua pelle nuda sulla mia… Riesco a sbottonargli, non so nemmeno io come, la camicia per iniziare a suggere avidamente la porzione scoperta tra il suo collo e la sua spalla, quando un suono fastidioso infrange il suo continuo sussurro del mio nome, intervallato dai suoi mugolii quando lo tocco sul torace.
Valentin continua a baciarmi per un altro attimo prima di alzarsi con un ringhio ed una mezza imprecazione rivolta a non so bene quale origine… poi lo vedo tornare da me, baciarmi dolcemente sulle labbra ed osservarmi negli occhi.
“Delfino… ti amo…”
Sorrido, arrossendo nell’accorgermi del suo status, molto, molto simile al mio, che per altro mi fa agitare lievemente a disagio sul divano, mentre lo abbraccio forte, sentendo al contempo le sue braccia serrarsi saldamente attorno a me.
“Mmm guardo il fax ed arrivo, pesciolino, ok? Tu aspettami…”
Ecco cos’era quel rumore… l’intonazione ed il suo bisbiglio mi fanno avere un brivido che mi attraversa completamente per poi convogliarsi sul punto che mi sta creando notevoli problemi… Sono decisamente imbarazzato in questo momento e non so nemmeno come comportarmi con precisione… se ripenso alle mani ed alla bocca di Lelè su di me, il problema si fa più ampio, quindi tento di distrarmi concentrandomi su altro… Ad esempio chissà che faccia faranno Gi e Mél quando sapranno che rinuncio allo stage in favore di Valentin… chissà cos’era il fax di Lelè…
E’ inutile ogni mia riflessione mi riporta sempre e comunque a lui… ma credo sia più che normale…
Il mio cuore è pieno di lui, tutto di me sembra implodere dalla voglia di urlargli quanto è importante per me… più importante di ogni cosa…
Ho ascoltato la parte razionale del mio essere fin troppo, per una volta voglio abbandonarmi solamente a ciò che provo… non ho più paura, andrà come andrà… ora sono talmente felice che avrei voglia di mettermi a ballare… anche se sono un disastro… e se si presentassero problemi in futuro li affronterò. Non sono solo… ho Lelè accanto a me…
Valentin ritorna ed io mi beo nella sua semplice contemplazione… E’ così bello… è l’uomo più bello che abbia mai incontrato… anche perché la sua è una bellezza ampliata e rispecchiata dal suo modo di essere… un modo di essere che mi fa sentire speciale.
Gli sorrido dolcemente ma Valentin si blocca, continuando a scorrere velocemente il foglio che ha in mano e ad accigliarsi sempre di più, perdendo completamente il sorriso che poco fa aveva sul volto. Quando ha finito mi fissa con uno sguardo corrucciato ed il cuore mi salta un battito…
Ed ora cos’è successo?


POV VALENTIN

Me n’ero quasi dimenticato con tutto quello che è successo in questi ultimi giorni…
Mamì non mi ha detto nulla a riguardo, quindi, chissà se…
Già vederlo arrivare qui, poco fa, mi ha lasciato spiazzato ed il mio povero cuore ha cominciato prima a battere all’impazzata e poi, se mi avessero visitato mi avrebbero ricoverato d’urgenza ne sono certo, perché si è fermato non appena ho aperto la porta ed ho potuto vedere il suo corpo perfetto messo in risalto da quei vestiti mozzafiato che ha indosso.
Il mio stupido cervello lavorava a rilento, nonostante non siano che le dieci di sera, e quindi non riuscivo a capire cosa ci facesse qui Mamì, specie vestito a quella maniera! Con tutto quello che è successo sei giorni fa… Sei giorni di tremenda tortura in cui ho creduto che davvero fosse tutto finito. Quelle parole che mi ha detto al telefono ne erano un chiaro segno. Prima mi chiama Valentin, poi mi dice di non poterci vedere né tanto meno sentire per una settimana. Che avrei dovuto pensare? Mi sono lasciato completamente andare in questi giorni. Ho mangiato pochissimo, casa è un disastro, ho la barba incolta… chissà cosa avrà pensato Mamì nel vedermi così… E’ la stessa cosa che ho pensato una settimana fa quando ho cominciato ad urlare come un cretino…
Non volevo arrabbiarmi con il mio pesciolino (ed ora a ragione lo posso chiamare MIO!), ma… è stato davvero frustrante guardarlo da lontano per due mesi. Non che siamo mai stati lontani, ovvio, ma non vedevo una via d’uscita a questa situazione, e l’amore che sento è davvero troppo forte per riuscire a contenerlo come, invece, ho fatto fino ad ora.
Torno al divano con il foglio del fax in mano e mi siedo accanto a Mamì che, ancora semi sdraiato, eccitato e con la camicia aperta ed i pantaloni che sono su quella stessa strada, mi guarda interrogativo ed anche un po’ preoccupato. So di aver cambiato espressione, ma come faccio a dirglielo proprio in questo momento? Beh, ormai l’atmosfera è rovinata, tanto vale ricostruirla dopo averne parlato…
“Senti pesciolino… stavo pensando… leggendo questo fax… è uscita la lista degli ammessi allo stage?”
Vedo i suoi occhi meravigliosi assumere quel colore mare/cielo in tempesta che tanto me li fa amare, mentre il viso si atteggia ad un tentativo di sorriso mal riuscito.
“Beh… sì, ma… ho deciso di non andare…”
“Ah… e perché?”
“Ecco… insomma… dopo tutti questi mesi… se partissi… starei via almeno sei mesi… e noi siamo appena all’inizio…”
“Ah… quindi è per colpa mia che non vai? E’ per colpa mia che rinunci ad un sogno?”
“No Lelè! Che dici? Io voglio stare con te! Davvero! Non so se ce la farei a stare sei mesi senza vederti o quasi… e poi… lo posso sempre fare in futuro…”
“Avresti dei rimpianti…” Lo guardo accigliarsi ancora di più. Pensi forse che non mi faccia piacere ciò che stai dicendo pesciolino?
“No! Io…”
“Mamì… ascolta amore… mettiamo in chiaro una cosa: io sono strafelice di quello che stai dicendo, mi rende orgoglioso il fatto che tu scelga me ad una cosa che so essere importantissima per te, ma… non voglio che accada… io voglio aiutarti a scegliere la strada giusta, in ogni occasione della vita… non voglio che tu debba compiere delle rinunce solo per colpa mia…”
“Non sono rinunce! Io davvero voglio stare con te!! Per questo ho deciso di non partire, e non mi dispiace affatto!” Mi guarda risoluto e tremendamente dolce… so che potrei sciogliermi in questo stesso istante… ma forse è arrivato il momento di dirgli la verità…
“Ok, non parti… quindi… mi lasci da solo per sei mesi?”
“Come? Ma se ho detto che…”
“Infatti parto io… mi hanno scelto come fotografo per lo stage.” Un ampio sorriso divertito e soddisfatto mi si stampa sulle labbra, mentre il momento di assoluta incredulità nell’espressione di Mamì di trasforma in una maschera di felicità che gli colora il viso e gli occhi, mentre mi butta le braccia al collo stringendomi, ed io faccio lo stesso lasciando cadere a terra il fax.
“Ma… come..?”
“Beh… quando mi hai detto dello stage… ho fatto delle ricerche sul sito della tua università e… ho scoperto che avevano bisogno di un fotografo quindi ho mandato il curriculum… Ne avevano scelto un altro ma… si è defilato all’ultimo momento… et voilà! E’ arrivata la risposta proprio ora... non me lo aspettavo davvero!”
“Ma… insomma… e il tuo lavoro?”
“Non ho contratti né progetti per i prossimi sei mesi… non ti ho detto niente perché se… tra noi non fosse andata… - lo stringo più forte come per esorcizzare un incubo che, per fortuna, non si è realizzato, e lui fa lo stesso – o se non avessero preso uno dei due… sarebbe stato inutile farti sperare finché non ci sarebbero state certezze, no? Il servizio che ho fatto l’altro giorno è stato l’ultimo… ora devo firmare con il tuo professore.”
“Evvaiiiiiiii!!!!!” Preso dall’impeto dell’urlo di giubilo, Mamì mi si getta addosso in modo da far finire entrambi stesi, io sotto di lui e lui che mi guarda con dolcezza dopo avermi baciato teneramente le labbra.
“E quello cos’era?” Gli faccio un occhiolino e lui arrossisce, chiudo gli occhi e tendo le labbra in attesa di un vero bacio…
Per fortuna non devo aspettare molto, le labbra di Mamì cominciano a sfiorare le mie, e prima che me ne accorga la sua lingua le lambisce piano, impacciata per l’imbarazzo. Mamì ma non lo vedi cosa mi fai? Possibile che tu debba ancora sentirti imbarazzato?
Prendo il controllo del bacio o temo che potrei impazzire da quanto risultano essere eccitanti i suoi movimenti lenti e calmi sulla mia bocca. Comincio a baciarlo con foga, mentre cerco la sua lingua con la mia, la rincorro e lei fugge per un istante, prima di prendere il ruolo del predatore ed inseguire la mia.
Mai preda è stata più felice di esser catturata…
Il bacio è lungo, passionale, stordente quasi, mi separo da lui per permetterci di respirare e poi di nuovo in apnea, stavolta sul suo collo, mentre lui cerca appagamento con i fianchi… i pantaloni sono troppo stretti per entrambi…
Finalmente riesco ad arrivare alla sua lampo ed un mugolio di soddisfazione accompagna i miei baci sul collo e i suoi pantaloni che si aprono… finalmente posso sentire…
Drin, drin, drin…
Cerco di ignorare il suono del telefono, e devo dire che è una cosa molto semplice da fare mentre sento la sua erezione fare eco alla mia attraverso la stoffa dei suoi boxer e dei miei jeans, mentre si accarezzano nonostante questi ingombranti indumenti continuino a tenerle separate.
“Le… Lelè… il... aaahhh… tele-… ahhh… fono…”
“Lascialo… mmhh… squillare…”
“Ma…magari… ahhhh… è… importa… ahh… nte…”
Il telefono continua incessante a squillare… cazzo! Ma perché *questo* non è importante??
Mi lascio cadere su Mamì e poi afferro il telefono portatile che era sul tavolino di fronte al divano… giuro che chiunque sia lo uccido!
“Pronto?” ho una voce simile a quella di un morto svegliato dal suo sonno eterno… ma perché non riesco a stare con Mamì in santa pace??
“Signor Michoux? Buona sera sono Emélie Le Grand, da parte del prof. Chevalier. Volevo comunicarle la nostra disponibilità per un rapporto lavorativo. Dal suo book abbiamo notato che non è nuovo all’esperienza di fotografie sott’acqua… questo le è stato molto favorevole…”
“Bene, ne sono lieto.” E allora?? Ma che cavolo, mi mandi un fax e dopo neanche dieci minuti mi chiami? Che spreco di carta!!
“Sì… bene. Sono lieta che sia ancora disponibile… La nostra prima scelta era caduto su un fotografo specializzato in fotografie marine, ma ha disdetto proprio in questo momento per seguire un progetto che ha ritenuto più importante. Spero che questo fatto non le dispiaccia ed anche che sia ancora disposto a questo rapporto lavorativo. Volevo inoltre comunicarle che per la firma del contratto possiamo fissare un appuntamento anche domani stesso. Il fax inviatole poco fa non specificava questo particolare ed allora…” Bla, bla, bla, ma quanto parla questa? Un telefonata durata cinque minuti in cui io ho detto sì e no un paio di frasi, compreso che va bene domani alle dieci all’ufficio del suddetto professore. Ok, basta, e salutami! Il mio “Arrivederci.” È piuttosto sbrigativo e freddo, al diavolo se pensano che sia maleducato o che non mi interessi il lavoro! L’importante è mettere quella firma domattina e poi… tornare dal mio Mamì!
“Chi era? Ehm… scusa…”
“E di che? Se non ti interessi a chi mi telefona comincio a pensare che non mi vuoi come fidanzato, sai?” Gli strizzo un occhio e mi ritrovo le braccia di Mamì strette al collo che mi attirano giù, sdraiato su di lui, mentre le nostre bocche si incontrano di nuovo per potersi fondere e perdere…
Dlin dlon
“No!! E cazzo no!!”
Mamì emette un gemito di frustrazione ed io mi alzo dal divano, lasciando il calore invitante e rassicurante del corpo di Maxim, per dirigermi, incavolato come una bestia affamata a cui hanno appena portato via la preda (che poi è esattamente la mia situazione), verso la porta. Non guardo nemmeno dallo spioncino e la mia espressione è pronta a distruggere ed incenerire chiunque ci sia dall’altra parte…
“Ma… mamma?”
Tonf! Mi volto di scatto e vedo Mamì a terra, per fortuna che dalla porta non si può vedere che lo schienale… non so se mi sarebbe piaciuto che mia madre vedesse Mamì mezzo nudo…
“Mamì… tutto bene?”
“S-sì…” Lui è ancora a terra ed anche se vorrei andare immediatamente da lui mi volto di nuovo verso mia madre.
La mia altezza l’ho presa da papà, ma i capelli lisci e neri decisamente da mia madre. Nonostante i suoi cinquantanni sembra ancora una giovincella. Non ha praticamente rughe, è curatissima (e non perché sia vanitosa, ma solo perché crede che la salute passi anche per la cura di se stessi), magra e slanciata, gli occhi castano-verdi, da cui, in parte, ho ereditato i miei. Solo ora però mi accorgo che ai suoi piedi c’è un borsone… che cavolo significa?
“Ciao Valentin… mi lasci sulla porta?”
“Ehm… no… scusa… ciao…” Le do un bacio sulla guancia e poi la faccio entrare prendendo al suo posto il borsone.
“E’ da stamattina che ti chiamo ma c’era sempre la segreteria! Vergognati! In una settimana hai sentito la tua povera e vecchia madre solo due volte!”
“Scusa mamma è solo che… beh… ecco…”
“Oh non importa… ooohh… ma cosa vedono i miei occhi! Un piccolo Venere che esce dalle acque! Dal tappeto dovrei dire, ma…” Mi volto e capisco che Mamì si è alzato, con la camicia abbottonata male e i pantaloni decisamente troppo stretti, tanto da lasciar intravedere, senza nessuna possibilità di errore, la sua eccitazione.
“Ehm… ecco…” Poggio il borsone a terra e mi avvicino a Mamì abbracciandolo intorno ai fianchi mentre mia madre mi segue e si posizione di fronte a noi.
“Mamma, lui è Mam… ehm… Maxim, il mio compagno.” Mi volto a guardare Maxim che, dopo avermi guardato con occhi raggianti, arrossisce violentemente e tende la mano a mia madre balbettando un “Piacere.”
“Piacere mio Maxim, io sono Rosaliè, la madre di questo scapestrato… ragazzi – il suo sguardo passa indagatore da me a Maxim… e questo non significa niente di buono… - stavate usando delle precauzioni, spero!”
Maxim arrossisce ancora di più e, a dire il vero, anche io lo faccio. “Mamma! Ma che cavolo dici??”
“Beh tesoro, non che uno dei due possa rimanere incinta, ma… ci sono tante malattie… e non dico che nessuno dei due ne abbia!, ma prevenire è meglio che curare, no?” E come se avesse detto la cosa più normale del mondo (non che abbia torto, ma… è mia madre!) sorride angelica e ci guarda con quello sguardo serafico che mi fa temere l’arrivo di un uragano.
“Non che volessi disturbarvi, ma… vedi Valentin, se mi avessi risposto oggi, ti avrei detto che ho deciso di fare quei famosi lavori di ristrutturazione all’appartamento, era tanto che mi dicevi di farli, ed allora… ci vorranno almeno tre settimane, sai tra rifacimento dei vari impianti, vernice ai muri… ho deciso di cambiare anche i pavimenti a dire il vero, e così… beh eccomi qua! Stasera sono stata cena da un’amica… e poi… ovviamente rimarrò qui da te!”
No… non ci credo… questo è un incubo…
“Mamma… non scherzare… io devo lavorare e poi…”
“E vai al lavoro! Io mica te lo impedisco! E poi hai due stanze da letto no? Basterà che tu e Maxim vi chiudiate a chiave…”
Maxim arrossisce di nuovo ed io urlo, per la seconda volta in dieci minuti, “Mamma!”
“Oh suvvia Valentin! Non sono mica nata ieri! Tesoro… non farete giochino sadomaso spero… tutti quei tagli che hai sul viso…”
“Mamma!! Ma che dici? Mi sono tagliato facendomi la barba!”
“Oh… beh scusa… ma non ti tagliavi così tanto neanche le prime volte… e poi tesoro… guarda quei peli sul petto… con il lavoro che fai…”
“Mamma! Faccio solo il fotografo!”
“E allora? L’aspetto è importante nel mondo che frequenti… ma dimmi di te Maxim – intanto si siede, intelligentemente sulla poltrona, e guarda entrambi invitandoci, con gli occhi, a fare lo stesso – cosa fai nella vita?”
“Io… ecco… ehm… stu-studio… biologia… marina…”
“Oh ma che bello! Valentin… ma non ti arresteranno?”
“Eh? Ma che dici mamma?”
“Beh… senza offesa Maxim, ma… sembra così giovane…”
“Mamma!!”
“Quanti anni gli passi? Dieci?”
“No!... Nove…” Effettivamente non che siano pochi, ma… che cavolo gliene frega a mia madre??
“Oh… beh tuo padre mi passava undici anni, quindi…Maxim, caro, hai la camicia allacciata male…”
“Mamma!!” Maxim arrossisce di nuovo… e che cavolo! Questa serata doveva essere perfetta…
“Mi… mi… mi scusi…”
“Mamma… lo stai mettendo in imbarazzo! La vuoi smettere?” Forse non dovrei avere questo tono con mia madre, ma… Maxim viene persino prima di lei…
Una mano di Mamì si appoggia alla mia stringendola e la sua voce mi chiama sommessamente come per ammonirmi ed al contempo calmarmi.
Mi volto verso mia madre e lei sorride. “Siete una bellissima coppia, Maxim scusami se mi sono comportata così, ma dovevo vedere se eri giusto per mio figlio… e ti assicuro che nessuno riesce a calmare Valentin…”
“Oh… io… ecco…” Sorrido di nuovo sereno, anche se il giochetto fatto da mia madre non sia stato esattamente di mio gradimento… è stata comunque buona a preoccuparsi così per me… no?
“Bene… vado a farmi una bella doccia e poi sistemo tutto… qui in giro c’è un disastro!”
“Mamma… veramente…”
“Oh sta tranquillo, metterò i tappi nelle orecchie così da non sentirvi!”
E mentre mia madre si dirige, borsone alla mano verso il bagno ed io le urlo contro, Mamì arrossisce e si nasconde dietro di me, imbarazzato come non mai.
Saranno tre settimane mooolto lunghe… fortunatamente… Mamì ora… è tra le mie braccia, e sono certo che ci rimarrà per sempre… e poi… c’è sempre il suo appartamento, no?

FINE