- quarta parte -
Disclaimer: I personaggi sono nostri, alcuni dei nostri tesoooooori… bwahahahah poveri loro *_*

If you want to be mine...





POV MAXIM

La sensazione di cadere nel vuoto, quell’attimo di vertigine provato tante volte nel mio passato, mi fa svegliare di soprassalto, costringendomi ad arpionarmi saldamente al materasso mentre rotolo verso il lato sinistro del letto.
Sbatto contro qualcosa di morbido e la mia mano sfiora una pelle calda.
Pelle calda? Letto?
I miei occhi si aprono di scatto mentre la mia mente inizia a ragionare sul fatto che io non dovrei trovarmi su di un letto a quaranta centimetri da terra ma steso su di un comodissimo futon, decisamente a contatto con il pavimento… e soprattutto non con qualcuno accanto…
Dove diavolo sono???
La risposta mi arriva non appena riesco ad abituarmi alla semi oscurità della stanza e posso scorgere la figura addormentata di Valentin distesa vicino a me. Io… io e Lelè insieme… a letto… Oh cielo!!!
Lo fisso senza alcun pudore e senza il minimo scrupolo e noto solamente ora il petto nudo che si solleva al ritmo del leggero respiro. Era questo che ho toccato prima mentre mi voltavo… Accidentaccio ma perché non ne ho approfittato? MAXIM! Autocensura la tua mente! E che caspita! Almeno una sbirciatina però… potrò permettermela… Mmm il suo torace è lievemente abbronzato, con i muscoli dell’addome e del petto perfettamente delineati, né troppo accentuati, né assenti… decisamente ideali… e quel lieve dorato rende tutto così invitante… per non parlare dei piccoli capezzoli scuri che sembrano invitare a leccarli… MAXXXXX!!! Piantala immediatamente se non vuoi dover ricorrere ad un estintore per il viso… ed altre parti…
Mentre, senza sapere nemmeno io il perché, mi mordicchio il labbro inferiore continuando ad osservarlo, mi accorgo di una minuscola peluria scura… sicuro sintomo di… AH! OH CIELO!!! Non ci credo!!! Mi rifiuto di credere che Valentin si faccia la ceretta!!! Ma è pazzo??? D’accordo nemmeno a me i peli fanno impazzire, ma da qui al pensiero di adoperare un metodo così barbaro e doloroso… c’è un abisso! Di quelli oscuri e pericolosi che non si raggiungono!!! E poi… non so perché ma credo che su di lui non starebbe male una leggera ombra scura… voglio dire basta guardargli le braccia… quando le ho sfiorate casualmente ho notato che non ha peli eccessivi e sono piacevoli da toccare perché morbidi morbidi… e…
Ok… Max… pensa a… non lo so… Max… vediamo… sì concentrati sul fatto che oggi è… che giorno è oggi? No… non guardare di nuovo verso il basso… AHHHHH!!! Perché lo hai fatto? Nella beatitudine di poter ammirare a mio piacimento il bellissimo torace di Lelè non avevo minimamente adocchiato che… che ha solo dei boxer indosso… visto che il lenzuolo sembra essere finito, sicuramente per causa mia, irrimediabilmente a terra… non che sia un grave danno con l’afa che c’è già di prima mattina… ma questo implica un brutto colpo per me… che sto visionando non solo due gambe lunghe, muscolose e dalla forma elegante… ma anche… ma anche… Maxim… ti stanno andando a fuoco le orecchie… insomma… che c’è di strano, in fin dei conti… è normale avere di prima mattina una mezza… una mezza… Maxim… oggi è il giorno dopo di ieri… quindi… quindi… Ma perché diamine quei boxer neri sono tanto attillati? Perché accidenti Valentin deve avere una mezza erezione che ne sta causando una a me??? Devo alzarmi… non tu!!! A cuccia tu!!! Accidenti… ero un ragazzo così tranquillo… con gli ormoni… sotto controllo… ed ora… sembro un dodicenne alla sua prima eccitazione… Sigh! Ok…
Con uno scatto degno di un velocista sono in piedi. Bravo Max! Così si fa! Ora per tentare di calmarti guardati intorno… in fin dei conti sei curioso di vedere com’è casa di Valentin, no? Bene… ora ne hai l’occasione.
La camera da letto di Valentin è grande il doppio della mia… ma ha un qualcosa che mi porta a scrutarla in cerca di… di Lelè… Voglio dire i mobili sono molto belli, nonostante a me generalmente piaccia più lo stile classico come arredo, sembrano all’ultima moda e visibilmente costosi, i faretti sistemati al posto del tradizionale lampadario devono creare un effetto molto particolare quando sono accesi, e tutto è lindo ed immacolato quanto il tappeto a fantasia geometrica, che ricopre il lucido pavimento bianco e che riprende le lunghe tende delle finestre, ma… sembra tutto così impersonale… D’accordo che Valentin mi sembra una persona molto pignola ed ordinata, lo si può intuire persino dal suo modo di fare al lavoro, ma anche io lo sono e la mia casa non ha la stessa sensazione di freddezza che avverto qui… Magari è solo una mia impressione errata…
Nell’esatto momento in cui mi sto risolvendo alla ricerca del bagno un sospiro più pesante ed un mugolio di protesta attira la mia attenzione, portandomi a girarmi verso il letto. Era meglio non lo avessi fatto… o forse sì… Lo spettacolo di Valentin che si stira languido e seducente è un qualcosa di unico che resterà marchiato a fuoco nella mia mente… a vita… ma… mi causa ancora qualche ehm… mezzo …piccolo problemino…
“Mamì?”
Ma come è possibile che la sua voce sia così calda e roca di prima mattina da far avere i brividi ai poveri uditori che hanno la sfortuna di sentirla?
“Ahm… ciao Valentin!... Ben… ben svegliato, spero di non averti dato troppi fastidi stanotte… e… grazie per ieri sera… devo essermi addormentato come un bambino… scusa davvero! Non so che mi era preso… scusa se hai dovuto trascinarmi a casa tua… potevi svegliarmi… o l’hai fatto e non me lo ricordo?”
La risata divertita che segue le frasi senza senso che ho continuato a blaterare per tutto il tempo necessario a Valentin per alzarsi e raggiungermi, mi lascia senza respiro… o forse è il calore che emana il suo corpo accanto al mio?
“No, non ti ho svegliato, dormivi troppo bene ed eri esausto, e non preoccuparti nessun disturbo, sei leggerissimo! Vuoi farti una doccia? Ti presto qualcosa di mio… a proposito perché non resti a pranzo da me se non hai niente da fare oggi? Sviluppo i primi risultati di ieri mentre ti faccio vedere in anteprima gli scatti del tuo primo servizio… ti va?”
Mi ritrovo ad annuire senza nemmeno rendermene conto… se questo è l’effetto che mi fa l’averlo vicino quasi nudo, mi conviene non andare mai né in piscina né al mare con Lelè… potrei non contenermi.
Argh! Ma allora mi ha portato in braccio ora che ci penso!!! Che figuraaaaaaaaaa!!! Max sei un completo imbranato! Quelle due pazze rideranno per un mese intero… ok non glielo dico è meglio!
Valentin apre le persiane ed una calura quasi insopportabile investe immediatamente l’ambiente e ciò causa una smorfia al suo proprietario.
“Mamì il bagno è la prima porta a sinistra sul corridoio, gli asciugamani puliti sono nel cassettone subito fuori e questi sono i vestiti di ricambio, spero ti vadano bene… stacci quanto vuoi… però sbrigati perché se ti batto sul tempo ci passo un’ora come minimo!”
Lelè si fa aria con una mano mentre mi tende un paio di short in jeans ed una canottierina blu insieme ad un paio di boxer bianchi ed io ridacchio sparendo in direzione del bagno.
Apro l’acqua bollente e dopo essermi spogliato penso che dovrò indossare la sua biancheria. Cielo che imbarazzo!!! E’ così intimo! Credo… credo che lo farei solo con il mio ragazzo… sempre se avessimo la medesima taglia ovvio… però… beh era normale che lui me li offrisse… ma è strano il pensiero di mettere un paio di boxer indossati precedentemente dalla pelle di Valentin… No… meglio non pensarci.
Il vano doccia si riempie presto di un vapore quasi bruciante… Tutti mi prendono per pazzo quando vengono a conoscenza della mia bizzarra abitudine di lavarmi con l’acqua calda anche in estate, ma non posso farci niente se non riesco a tollerare minimamente l’acqua fredda… è più forte di me!!! Chissà che penserebbe Valentin… ma perché mai dovrebbe saperlo!!!
Uscito e rivestito mi scorgo di sfuggita allo specchio dell’ingresso ed arrossisco visto che i pantaloncini mi stanno talmente larghi in vita da adagiarsi mollemente sui fianchi tanto da far intravedere l’elastico bianco dei boxer, che fortunatamente mi vanno bene, e la canottiera è grande al punto di farmi scivolare in continuazione una spallina sul braccio, lasciando una spalla completamente nuda.
Oh beh! E’ una situazione di emergenza! E poi chi mi deve guardare? Lelè mi ha visto ben più spogliato di così considerando che per il servizio dell’altra volta avevo dei costumi indecenti! A proposito sono curioso di sbirciare le foto! Chissà come sono!
Lelè prende immediatamente il mio posto appena mi scorge sul vano della porta, gridandomi di fare come se fossi a casa mia ed indicandomi di sfuggita la direzione della cucina. Un po’ sconcertato da questa sua vera e propria inspiegabile fuga verso il bagno, mi dirigo nella stanza suggeritami da Valentin e mi accingo a cucinargli qualcosa… mi sembra il minimo dopo quello che ha fatto per me!
Anche in cucina mi perseguita la medesima impressione avuta nella camera di Lelè, ma senza starci troppo a pensare, tento di darmi da fare ed inizio a cercare una caffettiera ed un tostapane… nella speranza che una simile colazione piaccia a Valentin!
Dopo aver messo sul fuoco il caffé ed aver finalmente trovato il tostapane sento il campanello suonare.
“Mamìììììì puoi andare a vedere chi è per favore???”
Rispondendo di sì mi avvio all’ingresso e non faccio in tempo ad aprire la porta che mi ritrovo sommerso da un abbraccio mentre due labbra roventi si posano voracemente sulle mie.
La sorpresa mi blocca e mi fa irrigidire totalmente mentre il cervello piano piano si ricollega e mi fa spingere lontano questa specie di piovra umana.
“Oh! Ma tu non sei ValVal… carino peròòò…”
Il tono mieloso e la voce delicata mi risvegliano dal momentaneo imbambolamento in cui ero caduto… Voglio dire mica capita tutti i giorni di essere baciato solo per essere andato ad aprire una porta, no?
Fisso del tutto sconcertato l’individuo… il bellissimo individuo davanti a me posare con non curanza un borsone, dall’aria estremamente lussuosa, a terra.
E’ alto più di me di quattro o cinque centimetri, ha corti capelli castani chiari dalla piega impeccabile che gli ricadono in uno studiato disordine sulla fronte, invitando tacitamente gli altri a passarci la mano per sistemarli, un viso dai lineamenti dolci, con labbra piene ed un nasino all’insù che si fondono armonicamente con gli zigomi alti ed il mento dalla piega leggermente ostinata, due occhi verdi profondi dalle ciglia lunghe, esaltati dalle sopracciglia scure e perfettamente disegnate ed un sorriso che abbaglia letteralmente.
Per non parlare del fisico esile ma da urlo, messo in risalto dalla maglia viola attillata sui pettorali e corta quel tanto da lasciar intravedere in un gioco stuzzicante la linea dei fianchi e l’ombelico con un provocante tatuaggio che lo circonda, facendo nascere spontanea la voglia di passarci le labbra e di assaggiarlo, ed un
paio di pantaloni bianchi con una fantasia viola che sale su tutta la gamba destra, che… cielo! Sono veramente impresentabili per quanto gli aderiscono addosso evidenziandone ogni singolo punto… dovrebbero essere vietati per legge… almeno su creature come quella che ho davanti!!!
Sembra essere un incrocio tra un efebico e malizioso folletto ed un letale felino dall’aria sensuale ed accattivante… ma da dove diamine proviene quest’esempio di rara umana… meraviglia?
La voce glaciale di Valentin alle mie spalle, fredda come mai l’avevo avvertita fin’ora, mi fa scorrere un brivido, prima che i miei occhi si spalanchino davanti al nome che pronuncia e che risponde al quesito che vagava in me, apparentemente irrisolto…
“Jacques…”


POV VALENTIN

“Che diavolo ci fai qui?”
“ValVal!! Ciao amoruccio mio!”
La mia mente ancora fatica a capire quello che sta succedendo, fino ad un attimo fa ero tranquillo e rilassato, dopo essermi fatto una bella doccia fredda per calmare i bollenti spiriti, ed ora… un’altra doccia fredda fa capolino sulla porta di casa mia, auto-invitandosi ad entrare, chiudere la porta e sommergermi con le sue braccia.
Non molto cordialmente lo scosto e lo guardo ancor meno gentilmente, vorrei trucidarlo in questo momento. E’ riuscito a riportare a galla l’altro me stesso, quello che sono da sempre, quello che ero prima di Mamì e che sono tutt’ora ogni volta che non sono con lui: un orso scostante e per niente carino.
“Ma ValVal! E’ questo il modo di accogliere il tuo fidanzato? E poi chi è quel bel bocconcino? Mi tradisci eh?” La sua voce mi fa saltare i nervi ad ogni parola che pronuncia, ma sentirlo parlare di Mamì senza sapere niente… questo proprio non lo sopporto!
“Io no, visto che ti ho lasciato… ora vattene!”
“Come mi hai lasciato?? E quando?”
“La notte prima che partissi per Parigi… te l’ha ficcato bene su per il culo quello con cui eri?”
“ValVal! Ma che linguaggio è questo??” La sua espressione disgustata mi fa stringere i pugni tanto da farmi diventare le nocche bianche, giuro che se non la smette lo prendo a pugni!
Mentre sto già per rispondere sento la mano di Mamì stringermi saldamente un braccio, come a volermi calmare… ed improvvisamente sento che va tutto meglio. Che mi frega di questo qui?
“Non sei il benvenuto qui, Valentin ti ha detto di uscire, fallo.” La sua voce è calma ma sorprendentemente decisa ed in un certo senso dura, mi sta difendendo e proteggendo? Sì… sembra proprio di sì… e questo mi fa sentire… bene.
“E tu chi saresti? Non credere che perché Val ti ha portato al letto…”
“Jacques! Smettila! Lui è il mio ragazzo, ha tutto il diritto di stare qui! Tu no, quindi fuori!”
Jacques mi guarda stupito, sento la presa di Mamì farsi, per un attimo, meno salda, forse anche lui è stupito per le mie parole, ma che ci posso fare se voglio che sia il mio ragazzo? Anzi no, mi correggo, voglio che sia il mio compagno di vita… io ho l’età giusta per pensare di ‘accasarmi’ ma Mamì ha ancora solo diciannove anni, magari lui vuole avere ancora tempo per studiare, divertirsi… Valentin non è il momento adatto per pensare a certe cose!!
“Ok VaVal ok, me ne vado, capisco che sei arrabbiato e vuoi farmela pagare, sai dove trovarmi tesoro, per te ci sarò sempre…” Mi strizza un occhio e poi riprende la borsa che aveva lasciato all’ingresso ed esce lanciandomi un bacio. Vorrei urlargli contro che non mi vedrà mai più perché amo Maxim, ma il sospiro di sollievo di Mamì, non appena Jacques chiude la porta, mi fa ricordare che prima dovrei sentire cosa ne pensa il diretto interessato…
“Stai bene?”
“Sì… grazie per essere venuto in mio soccorso, stavo per spaccargli la faccia…”
“Me ne sono accorto…” Mamì sorride leggermente ma sembra scosso, o comunque c’è qualcosa che non va, lo leggo chiaramente dai suoi occhi, che ora sono del colore del mare in tempesta.
“Ci sediamo?” Lui annuisce semplicemente e si siede accanto a me sul divano.
“Mamì… senti…”
“La colazione è pronta in cucina.” Questo suo voler cambiare discorso non presagisce nulla di buono, ma cerco di far finta di niente, gli sorrido e vado in cucina a prendere caffé e pane tostato, quello che capisco aver preparato il mo dolce Mamì per farmi iniziare al meglio la giornata. Porto tutto sul basso tavolino in vetro che c’è di fronte al divano e vado a mettermi un paio di jeans che ho tagliato l’anno scorso a metà coscia. Solo rientrando mi accorgo di quanto sia sensuale Mamì con i miei vestiti addosso.
Prima il solo pensare che stava per indossare un paio di miei boxer mi ha provocato un… piccolissimo problemino, per questo sono dovuto scappare in bagno non appena lui ne è uscito, ma con tutto quel trambusto… solo ora mi accorgo della canotta troppo grande e che per questo gli lascia una spalla scoperta, i jeans troppo larghi che mostrano i fianchi e l’inizio del suo meraviglioso fondoschiena, ora che è seduto, con lo sguardo perso in chissà quali pensieri e una tazza di caffé in mano. E’ una visione il mio delfino…
“Eccomi qua…” Poggio sul tavolo le foto che ho preso dallo studio passandoci davanti e comincio, dopo aver bevuto un lunghissimo sorso di caffé, a far vedere a Mamì le foto che lo raffigurano.
“Ma… ma… questo sono davvero io??”
Il suo viso sorpreso e gli occhi spalancati per lo stupore mi lasciano così intenerito che nessuno potrebbe strapparmi il sorriso che ho sulle labbra in questo istante. Lui è così diverso da tutte le persone di questo mondo… a dire il vero… lui è diverso da tutte le persone che ho conosciuto in questi ventotto anni… è dolce, tenero, affidabile, sorridente, maturo… è vero, e tremendamente sexy! No, forse questo non c’entra molto…
Dopo il mio attimo di stupore però gli occhi di Mamì si fanno di nuovi scuri, fissa le foto con occhio critico, come se volesse, a tutti i costi, trovarvi dei difetti.
“Non ti piacciono? Credi abbia sbagliato qualcosa?” Se cominciasse a parlare di luci sbagliate, credo che mi metterei ad urlare… non farlo Mamì, ti prego… rimani il mio bellissimo delfino…
“Sì! Sei bravissimo, davvero, è il soggetto che non è un granché…” La sua voce amareggiata mi fa stringere un nodo al petto ed istintivamente lo abbraccio, come se così potessi cancellare tutto ciò che lo preoccupa, forse perché a me basterebbe questo, mi è sufficiente averlo vicino per vedere tutto sotto una luce diversa e per calmarmi.
Lo sento rimanere immobile, forse sorpreso dal mio gesto, spero non infastidito, ma le sue braccia che lentamente si appoggiano alla mia schiena mi fanno scartare con decisione la seconda ipotesi.
“Che dici Mamì? Tu sei bellissimo! Dico davvero, hai degli occhi meravigliosi, espressivi come non ho mai visto, un corpo perfetto e dei lineamenti altrettanto perfetti… cosa c’è che non va in te?”
“Beh sai… avendo visto Jacques… capisco perché ti ha dato così fastidio che ti abbia tradito. Lui è… perfetto, bellissimo, più bello persino di Toine… sono rimasto imbambolato a guardarlo…”
Ho sentito un leggero rumorino, forse le mie stupide illusioni incrinarsi. Ma chi voglio prendere in giro? Mamì è bello, è perfetto ed ha dei gusti che non si avvicinano minimamente al mio aspetto. Torna con i piedi per terra Valentin, è stato bello illudersi per un po’ di poter stare per sempre su questo divano con Mamì tra le braccia…
Provo una gran rabbia, non solo verso me stesso, ma anche verso tutti quelli che sono belli, tutti quelli che potrebbero piacere a Mamì, verso ogni persona che guarda e che non sono io… ma con che diritto posso esserlo? Nessuno.
“Ti ho già detto che è mi è scocciato aver riposto fiducia in qualcuno che l’ha tradita, non ha importanza il suo aspetto fisico. Secondo me sei molto più bello tu di lui, ma… i gusti sono gusti no?”
Accenno una specie di sorriso interrompendo quell’abbraccio che mi stava facendo letteralmente impazzire e riprendo a scorrere le foto, facendo finta di osservarle con occhio attento, ma tutto quello che riescono a vedere i miei occhi sono solo i suoi, ridenti e felici su questa foto, mentre pensa al mare… non avrà mai questo sguardo pensando a me, probabilmente perché non è a me che Maxim è riservato…
“Gra-grazie… ma non devi… insomma…”
Mi volto a guardarlo e il rossore che gli colora le guance mi fa sorridere di cuore, nonostante i brutti pensieri che fino ad un istante fa mi annebbiavano la mente.
Valentin, ammettilo, basta giri di parole, sei innamorato di Maxim.
“Senti Mamì… che ti ha detto Jacques quando hai aperto?”
“Appena ho aperto niente a dire il vero. Non ho fatto in tempo a mettere la mano sulla maniglia che la porta era già spalancata e lui mi stava baciando… cioè… ha provato a baciarmi… quando stava per… ehm… passare ad un bacio alla francese… l’ho allontanato… ero.. insomma… ero rimasto scioccato! E poi ha detto solo che ero carino e sei arrivato tu.”
Un attimo, stop, rewind. Riascoltiamo con attenzione il nastro.
“Jacques ha fatto cosa??” Ops, mi sa che l’ho urlato ad alta voce, ed in effetti ora Mamì è rosso fin sopra le orecchie… cazzo se gli è anche piaciuto faccio una strage!!
“Ehm… scu-scusa… credeva fossi tu… non ha nemmeno guardato…”
“Ti è piaciuto?” Tappati la bocca Valentin!!
“No! Sono stato solo sorpreso…” Non riesco ad impedirmi di sospirare. Almeno questo! Solo che… solo che la rabbia continua a crescere cieca, come ha potuto quel bastardo toccare queste labbra meravigliose e morbide? Non lo accetto! Non posso accettare che Mamì baci qualcun altro… come posso pensare di lasciarlo andare?
Senza neanche rendermene conto mi avvento sulle sue labbra, con una voracità che non credo di aver mai avuto, con un desiderio che non è mai stato mio, voglio e devo cancellare il sapore di Jacques, il pensiero di lui e di chiunque altro affolli la mente di Mamì, deve essere mio, solo mio, pensare a me, sempre, in ogni istante, così come faccio io con lui, solo mio, per sempre…
Senza neanche rendermene conto lo faccio stendere sotto di me e comincio ad accarezzargli il petto glabro sotto l’inutile stoffa della canottiera, mentre le mie labbra non lasciano le sue, la mia lingua lambisce, cerca, insegue ed imprigiona la sua. L’inutilità del dover respirare è l’unica cosa che mi fa staccare dalla sua bocca, ansante, così come è lui, rosso in viso, gemente mentre le mie mani iniziano ad accarezzargli le cosce e la mia bocca passa al collo, lo lecca, lecca con intensità ogni centimetro di pelle, passo all’orecchio, lo accarezzo con desiderio sussurrandogli “Mio”… sono impazzito? Forse… sento il desiderio bruciarmi la pelle e i muscoli, entrarmi fin dentro le ossa, i pantaloncini farsi insopportabilmente stretti all’altezza del cavallo, mentre sfioro, quasi fosse un caso, l’inguine di Mamì da sopra la stoffa ruvida dei jeans.
Sono impazzito? Di certo, ma finché non sarà lui a dirmi di smettere, finché sentirò che ad ogni mio bacio ed ad ogni mio tocco fa seguito un suo gemito, un movimento del suo corpo che cerca il mio, allora andrò avanti, in cerca di quell’appartenenza di cui necessito in questo istante per placare la mia anima assetata di Mamì.
Mi ritrovo a baciargli e leccargli la spalla, un altro gemito esce dalle sue labbra e fa seguito ai respiri ansanti ed ai sospiri sempre più pesanti. L’immagine delle labbra di Jacques su quelle di Mamì mi fa impazzire, la rabbia di prima si unisce alla passione ed al desiderio e mi ritrovo a mordere, con cattiveria quasi, questa pelle liscia e morbida, ripetendo di nuovo, stavolta a voce più alta, la stessa parola di prima, la stessa che continua a girarmi in testa da quando conosco questo seducente e bellissimo delfino: “Mio!”
Un gemito di dolore si sostituisce a quelli di piacere di pochi istanti fa ed un fulmine squarcia il velo di passione, gelosia e desiderio che mi stava facendo impazzire: che cazzo sto facendo??
Mi fermo e mi rimetto a sedere di nuovo, ansante e con un’erezione che pulsa dolorosa tra le gambe. Sono davvero saltato addosso a Mamì?
“Scusa…” Riesco a biascicare solo questo, a mezza voce, tremendamente in imbarazzo, non che non volessi farlo, ma… saltargli addosso così!
Finalmente mi decido a guardarlo in viso e quello che vedo mi fa eccitare ancora di più, Mamì è ancora sdraiato sul divano, con le gambe che penzolano da un lato, il viso completamente rosso, gli occhi chiarissimi e stupiti ma… con un velo di passione che li ricopre? Sogno o son desto? Il respiro è ancora accelerato, le labbra dischiuse, rosse e gonfie per i baci, l’espressione di pura confusione sul viso, non è adorabile? Sì, lo è, ma non è questo il momento per pensarci!
“Ehm… io… cioè… ecco… scusa… mi sono ingelosito… ed allora… ho lasciato che insomma… scusa…”
“Oh… capisco…” All’improvviso non vedo più i suoi meravigliosi occhi perché distoglie lo sguardo dal mio e poi prosegue, come gli ci fosse voluto un attimo per soppesare bene le parole da dire. “Tieni ancora molto a lui, vero?”
“Eh?? Ma che dici? No! Ero geloso di te!” Mamì ha davvero pensato che io fossi… L’espressione stupita che ha sul volto mentre si volta di scatto a guardarmi mi conferma che il mio bel pesciolino aveva preso un granchio e così gli sorriso, mentre lui arrossisce di nuovo fino alle orecchie.
“Pe… perché?”
“Come perché? Ma mi hai sentito prima?” Lui mi guarda confuso senza capire, ed effettivamente anche io non so se mi sto riferendo a pochi istanti fa, quando ho detto ‘mio’, anche perché non è detto che in quel momento lui ci abbia fatto caso, oppure a quando era qui Jacques, e l’ho presentato come il mio ragazzo.
“Cioè?”
“Quando ho detto che eri il mio ragazzo… io vorrei davvero che lo fossi, non era detto tanto per dire…” Gli occhi di Mamì si allargano per lo stupore e, se possibile, diventa ancora più rosso.
“Ma… insomma… io… cioè… perché?”
“Perché… beh Mamì… quello che provo per te è molto forte… non ho mai provato niente di simile, mai.”
Lui si mette a sedere ancora più confuso e rosso di prima, sta cercando il bandolo della matassa, ma se mi guardasse negli occhi, sono certo che capirebbe. Come se mi avesse letto nel pensiero alza lo sguardo, fino ad attimo fa fisso sulle sue mani che si torturavano a vicenda, e mi osserva con i suoi occhi grigi. Leggi in me Mamì, trova i miei sentimenti, comprendi che sono veri e poi decidi… da te dipende… tutto…
“Io… ho… ho bisogno di tempo… è successo tutto così in fretta…”
Tempo… sempre meglio di un no secco, giusto? E allora perché mi sento comunque triste? Abbasso gli occhi sulle foto sparse sul tavolino, vedo di nuovo quegli occhi luminosi e felici e mi chiedo se potrò mai vederli per me, prima ero certo di no, ora ho una minuscola speranza, ma se mi ci attaccassi, come già sto facendo, e poi fosse solo un’altra illusione… meglio pensare al presente, lasciamo che il futuro si presenti lentamente, lo costruirò giorno dopo giorno, farò innamorare Mamì di me, ed allora… potrò essere finalmente felice…
“Ok…” Mi limito a dire questo mentre rialzo gli occhi e lo guardo con leggerissimo sorriso, ora devo far finta di niente e vedere come prosegue la nostra storia… cioè… come poter far nascere la nostra storia, meglio dire così…
“Grazie Lelè…” Mi guarda riconoscente e prima che me ne accorga, mi ritrovo il suo visetto da cucciolo a pochi millimetri dal mio, rosso peperone come pochi attimi fa, e le sue labbra che si poggiano dolcemente e delicatamente sulle mie, per un istante che sembra lungo un’eternità ma che, allo stesso tempo, è stato troppo breve per essere realmente già trascorso.
Io mi limito ad accennare un sorriso perché qualsiasi altra cosa finirebbe per rovinare quest’istante, perché vorrei baciarlo e non solo, ma devo rispettare la sua richiesta…
“Ehm… forse ora.. è meglio che vada…”
“No!” Mentre lui si alza la mia mano corre ad afferrargli il polso per impedire al mio pesciolino di scappare… ho bisogno di te Mamì… non te ne andare, ti prego… “Rimani… se puoi e se ti va…”
Lui mi sorride radioso e si siede di nuovo accanto a me. “Sì, va bene… grazie…”
Gli sorride e mi avvicino per baciarlo, ma fortunatamente mi ricordo che non posso farlo così opto per un bacio lungo ma delicato sulla tempia… temo che dovrò farlo moooolte altre volte…


POV MAXIM

Arrivo! Arrivo!! Dammi tempo, caspiterina!!!
“Pronto?”
Accidenti mi stavo uccidendo per rispondere al telefono!
“Mamì? Ciao piccolo… Tutto ok? Come mai hai il respiro affannato?”
“Lelè! Ciao! Si… ero sotto la doccia.”
“Mmm… wow… ehm… senti ti andrebbe di andare al cinema? O devi studiare?”
Mi ritrovo ad arrossire, come un bimbetto davanti alla lusinga della persona a cui tiene di più, solamente a sentire la sua voce sensuale per telefono… sono messo bene…
“In realtà avrei un esame tra pochi giorni… ma sono a buon punto… quindi, ok! Stasera allo spettacolo delle 20? Così per le 23 attacco il turno al locale.”
“Andata! Ti passo a prendere verso le 19 così andiamo a mangiare qualcosa da Alessandro, ti va?”
“Ok, a dopo!”
“A dopo pesciolino, ciao e buona giornata!”
“Anche a te… ciao Lelè.”
Ogni volta che mi ritrovo ad ascoltare la voce profonda di Valentin non posso far altro che riandare con la mente a quella domenica mattina di… ormai due mesi fa…
Ancora non mi sembra reale che mi abbia chiesto davvero di diventare il suo ragazzo… devo dire che è stato molto disponibile… e pur continuando a frequentarci assiduamente, non è più entrato in argomento, dandomi lo spazio ed il tempo che gli avevo domandato.
E’ fin troppo paziente con me… a volte noto il suo sguardo posarsi sulle mie labbra e capisco che vorrebbe baciarmi… non che dispiacerebbe anche a me, tutt’altro… però… ho davvero bisogno di riflettere.
So che magari darò l’impressione di essere un bambino capriccioso, petulante ed indeciso, ma non voglio prendere una decisione sbagliata, né in un senso né nell’altro.
Quando ho accennato quello che era successo a Gi e Mél, dopo il grido di giubilo ed il pagamento di Mél a Gi… quelle due simpaticone avevano scommesso su me e Valentin… anche se non ho voluto sapere i termini della scommessa per evitare il loro strangolamento a mia opera, mi hanno consigliato di leggermi unicamente dentro e di seguire il mio cuore.
Facile… per loro… Per me non c’è niente di più difficile, visto che il mio cervello ed il mio cuore si divertono a darmi risposte differenti che si scambiano piacevolmente e ciclicamente, facendomi impazzire senza trovare una qualsiasi soluzione.
Ahhh! Sono in ritardo! Ho appuntamento con Gisèle e Mélisande in biblioteca per rivedere gli ultimi appunti di botanica marina.
In meno di dieci minuti sono pronto e mi avvio correndo verso la facoltà. E’ un buon esercizio per non impigrirmi… saluto un paio di compagni di corso e mi sbrigo a dirigermi al ‘nostro’ tavolo di studio… se arrivo in ritardo quelle due piccole tigri sono capaci di lagnarsi per averle fatte svegliare troppo presto dal loro nido d’amore. Quando le vedo così unite provo una sottile, ma benevola, invidia… certo anche loro all’inizio hanno avuto i loro problemucci… eccome se me lo ricordo, però una volta che hanno preso il via non hanno più deragliato nemmeno una volta dalla loro strada… chissà se varrà lo stesso anche per me e Valentin…
Valentin… mi siedo e salutando automaticamente Gi e Mél, apro gli appunti ed il raccoglitore, ma anche se riesco a mostrarmi attento ad i loro convenevoli affettuosi, il mio pensiero è tutto dedicato a lui.
Ai suoi occhi meravigliosi ed al suo sorriso dolce e malizioso che fanno capolino sempre più spesso nella mia mente, durante le occasioni più inaspettate, alla sua voce calda e seducente che mi avvolge e mi fa star bene, alle sue braccia che, spesso, mi circondano, anche se troppo brevemente da quel giorno… ed alle sue labbra che durante quella domenica mi hanno regalato attimi di infinito piacere.
E’ una persona stupenda, capace di rallegrarmi e comprendere i miei stati d’animo come nessun altro prima, nemmeno come le mie due ‘sorelline’ che ora fanno finta di non accorgersi della mia distrazione. Non posso farci niente se non riesco a pensare ad altro, è un chiodo fisso che mi distrae da ogni altra cosa… Valentin si meriterebbe al più presto una risposta sincera ed invece io ancora tergiverso, catturato dalle spire di dubbi che si intervallano a certezze. E’ indiscusso che sarebbe un sogno poterlo avere accanto ogni giorno, svegliarmi con lui, condividere ogni piccola sciocchezza, trascorrere le giornate con la consapevolezza di avere qualcuno accanto che è pronto a partecipare ad ogni evento che mi si presenta davanti… poter contare sui suoi abbracci, sui suoi baci, sulle sue mani su di me…
Ma… perché ci sono tanti ed indiscutibili ma che si presentano dinnanzi a me… E se non bastasse? Se io non potessi offrirgli ciò di cui necessita? E’ vero non sono tantissimi i nove anni di differenza che abbiamo, a me non interessano di certo, ma è pur certo che ci separano due stili e modi di vita completamente opposti… Io sono uno studente al primo anno di università, che sta per intraprendere il secondo, che ora come ora, lotta giorno dopo giorno con le tasse ed i libri da pagare ed il sogno di poter partecipare ad uno stage che mi porterebbe lontano da qui per sei mesi, lui è un famoso fotografo, con una carriera avviata tutta in salita, con uno stipendio da capogiro che gli permette ogni lusso gli passi per la testa, un appartamento elegante ed ogni possibilità che gli si apre davanti senza apparenti divieti ad ostacolargli il cammino.
Non si stancherebbe a lungo andare Valentin di avere qualcuno che non può fare quel che lui quotidianamente vive? E con tutti i problemi, gli stress e le tensioni dovute al suo ‘mondo’ lavorativo, sopporterebbe davvero i miei possibili malumori per un esame andato male o per un corso non corrispondente alle mie aspettative? E non voglio discutere del mio aspetto fisico, perché per quanto io possa piacergli, e non lo dubito perché non ritengo Valentin una persona capace di mentire, ho visto che media di ragazzo frequenta solitamente per il suo lavoro… Cielo quando ho visto Jacques me lo sono mangiato con gli occhi, anche se non è minimamente comparabile a Valentin! E come dimenticarsi Toine, che tra l’altro mi è capitato di rivedere casualmente un paio di volte, o di Théodore o Xavier o Frédéric, tanto per citare alcuni dei modelli che ho conosciuto personalmente? Valentin non mi tradirebbe mai e poi mai… ma non si annoierebbe infine, e giustamente, di stare con qualcuno di tanto banale quanto me?
Un leggerissimo sospiro di Gi mi riporta al presente e mi permette di indirizzare la mia mente al riconoscimento delle varie piante acquatiche che ci serviranno per l’esame della prossima settimana.
Per qualche ora è meglio se tralascio tutto quello che mi assilla dentro da troppo…
Alle diciotto, dopo un’intera giornata passata sui libri, con l’eccezione della mezz’oretta occorsa per ingoiare un panino sottovuoto preso al distributore automatico della facoltà, mi stiracchio e decido di interrompere lo studio intensivo.
“Ragazze… basta! Tra un’ora mi passa a prendere Lelè per andare al cinema quindi vado a cambiarmi, ok? Ci vediamo domani?”
Fingo di non notare lo sguardo malizioso ed il sorriso insinuante che appare contemporaneamente sui loro volti e mi precipito a casa, conscio di avere solo il tempo di una rapida doccia e di un’altrettanto veloce vestizione, prima dell’arrivo di Valentin… ha l’abitudine di giungere sempre con almeno dieci minuti di anticipo.
Rilassatomi sotto il getto caldo dell’acqua, riesco appena ad asciugarmi i capelli e ad infilarmi un paio di jeans neri ed una magliettina grigio perla che lo zio mi chiama da di sotto, avvertendomi dell’arrivo di Valentin.
Scendo e lo trovo intento a scambiare quattro chiacchiere con Flo che mi saluta con la mano, continuando a conversare tranquillo. Lelè sposta lo sguardo su di me e mi sorride mentre annuisce in direzione di Florian.
Stasera è particolarmente affascinante… lascia senza fiato…
I capelli sono tirati indietro da un elastico che li ferma in una mezza coda che mette ancor più in evidenza il bellissimo viso abbronzato, la maglia nera con lo scollo a V non fa altro che esaltare il petto che sogno di accarezzare da due mesi a questa parte… ed i pantaloni neri slanciano ancor di più la sua figura, contribuendo a renderlo totalmente irresistibile…
Poco dopo siamo fuori dal locale, diretti da Alessandro, divenuto ormai il nostro ristoratore di fiducia.
“Com’è andata oggi?”
“Mmm… tutto il giorno in biblioteca… sono stanchissimo! E tu?”
“Mmm mmm, idem, ho nuovamente lavorato con Micelle Fuller… una noia assoluta mista a rabbia dovuta al suo esser simile ad una statua di cera… anzi le statue di cera almeno si sciolgono un pochino…”
Ecco… come al solito mi sembra che la mia giornata svanisca di fronte agli impegni di Valentin. Una parte di me tenta di ricordarmi che anche studiare è sfibrante… ma come può esser paragonata ad ore continuative passate a combattere con i capricci e gli isterismi di presunte star?
“Sei piuttosto silenzioso… dai che un tiramisù è quello che ci vuole per rimetterci in sesto!”
Annuisco e sorrido di rimando, apprezzando il tentativo di Valentin di mettermi di buon umore… però mi sento ugualmente un bambino portato al parco dallo zio…
Alessandro e le sue fantastiche manine d’oro in cucina mi rimettono in sesto e mi risollevano, portando nuovamente un vero sorriso sulle labbra, dovuto anche alla conversazione di Lelè che riesce sempre a rallegrarmi, nonostante i pensieri cupi che possano attraversare la mia mente.
Dopo una breve consultazione per lo spettacolo da seguire, molto molto breve considerando che non conoscevo minimamente le trame dei film presenti al contrario di Valentin, che vedevo proiettato verso la visione di un thriller, acquistiamo i biglietti, anche se devo litigare con Lelè per poterlo pagare da solo, e ci sediamo nell’ultima fila, al centro, in modo da avere una visuale pressoché perfetta.
Le successive ore volano letteralmente tra il seguire le vicende che si susseguono sullo schermo e le battutine inerenti di Valentin al mio orecchio, che mi trasmettono sempre un brivido decisamente piacevole…
Senza nemmeno rendermene conto durante una scena ricca di tensione drammatica afferro le dita di Valentin con le mie e subito le nostre mani si intrecciano.
Il suo viso si volta nella mia direzione e posso affermare di avere per la prima volta nei miei diciannove anni… il batticuore… Mi sento quasi ridicolo ma è una sensazione gradevole, quindi non mi curo di quel che può pensare Valentin…
Usciti dal cinema rabbrividisco per la diversa temperatura presente… chissà quando quest’afa deciderà di abbandonarci…
“Loup… non mi aspettavo di vederti in giro, rifiuti sempre tutti gli inviti dei tuoi colleghi… sei da solo? Ah no con un giovanotto… è un tuo parente?”
Un distinto signore di mezza età ci si accosta con un’aria curiosa e mentre si attarda ad osservare Valentin ed il luogo da cui siamo usciti viene raggiunto da quello che riconosco essere uno dei dirigenti della campagna di cui sono stato testimonial.
“No… è il modello sconosciuto con cui ha fatto quel servizio per la nostra nuova campagna pubblicitaria… quello che ha insistito tanto per avere…”
Il sorrisino soddisfatto del dirigente fa eco all’asciutto “Ah!” del primo uomo che ha parlato.
Valentin assume una voce tagliente quando mi presenta affermando che ho un nome e non sono uno sconosciuto, ed io tento di mettere insieme un sorriso mentre i due, avvicinati da due eleganti signore che si limitano a salutare Valentin e ad oltrepassare me con lo sguardo, come se fossi trasparente, dichiarano di dover andare ad una festa d’elite.
“Ma non eri stato invitato anche tu, Loup?” Interviene la più giovane delle due donne inarcando un sopracciglio alla vista dell’abbigliamento di Valentin.
“Si signora Monique… ma in sincerità preferisco evitare il nostro ambiente durante il tempo libero, se posso…” La voce di Lelè ha raggiunto un livello di gelo che avevo sentito solo quando si era rivolto a Jacques… il che non mi fa presagire nulla di buono.
La risatina appena percepibile ma chiaramente canzonatoria dell’altra quando punta i suoi occhi su di me mi fanno sentire al pari di un bimbetto indegno di attenzione… ma per evitare che Valentin abbia problemi futuri, senza farmi notare da nessuno, allungo una mano e la poggio per un istante sui suoi reni, per fargli sentire che ci sono e che va tutto bene.
Sembra funzionare perché Lelè, con un sorriso che mette quasi paura e che somiglia al ghigno del predatore di cui porta il soprannome, si congeda augurando una buona serata agli altri, con un’ironia pesantemente tangibile e mi si affianca iniziando a camminare verso il luogo in cui abbiamo parcheggiato precedentemente l’automobile.
“Che hai Mamì? Sei strano…”
“Cosa? No… scusa, sono solo esausto…”
“Ci credo… dopo tutto il giorno sui libri… mi spiace, forse era meglio se rimandavamo… Comunque sicuro… che non c’entrino quei boriosi cafoni di prima?”
“No! No!! Capirai! Non è mica successo niente! E poi mi ha fatto piacere andare al cinema, davvero! Lo sai che sto bene con te…”
Valentin mi fissa, quasi sul punto di replicare qualcosa… ed io, rendendomi conto di quel che ho detto, evito di aggiungere altro e monto nella macchina che abbiamo raggiunto, guardando fuori dal finestrino e tentando di non far più danni del dovuto…
Arrivati al ‘Sun&Moon’ Valentin scende e mi accompagna davanti all’entrata.
“Ora vedi di non stancarti ancora di più, d’accordo pesciolino? Fai il lavativo per una volta, ok?”
Annuisco semplicemente.
“Buonanotte Mamì.”
“Notte Valentin…” Prima ancora che me ne renda pienamente conto le mie labbra vagano sulle sue, delicatamente, sfiorandole appena, prima di schiudersi leggermente facendo fuoriuscire la mia lingua, che timida disegna il contorno della sua bocca. Le mie braccia si avvolgono attorno al suo collo, le mie mani si intrecciano ai suoi serici capelli, carezzandoli, ed il mio corpo si appoggia per un breve istante al suo, riempiendosi di brividi di eccitazione ed aspettativa.
Mi stacco da lui quasi subito, con il respiro accelerato ed il battito del cuore che raggiunge livelli sempre più rapidi e forti… che mi è preso? Perché l’ho fatto? Sono davvero un incosciente… un crudele incosciente…
Gli occhi di Valentin mi scrutano indagatori ed interrogativi, vagamente più scuri e densi di qualcosa che mi fa tremare le ginocchia quando riesco a scorgerlo.
“Mamì…”
Scuoto la testa e metto insieme un sorriso appena accennato poi gli sussurro nuovamente un mero buonanotte mentre corro dentro al locale. Flo mi guarda preoccupato, notando sicuramente il mio sconvolgimento, ed anche lo zio mi osserva con un sopracciglio inarcato.
“Maxim, stasera c’è poca gente… vatti a riposare sembri sfinito.”
La sua voce burbera mi fa capire che è in ansia per me… se fossi in un altro stato d’animo cercherei probabilmente di rassicurarlo… ma ora… ringrazio e mi dirigo di sopra, troppo concentrato a ripensare a queste ore appena trascorse…
E’ stata una serata magica, che più di ogni altra mi ha fatto capire di quanto io tenga a Valentin… e non solo come ad un amico… ma per quanto questo aspetto… ed il sapore tiepido e dolce delle sue labbra, siano entrati in me, per non uscirne, sicuramente, più… un’altra è la verità che è balzata evidente davanti ai miei occhi… non sono adatto a lui… sono soltanto un ragazzino che gli intralcerebbe la vita e la carriera… e non è quello che voglio per lui… assolutamente…

FINE QUARTO CAPITOLO