- terza parte -
Disclaimer: I personaggi sono nostri, alcuni dei nostri tesoooooori… bwahahahah poveri loro *_*

If you want to be mine...





POV VALENTIN

“Che serà… serà…”
Canticchio una vecchia canzone mentre chiudo la macchina e mi dirigo, stanco come non mai, verso il “Sun&Moon”. Oggi è stata una giornataccia, ho dovuto fare un servizio con una modella che sembrava fatta di legno. Decantano tutti la sua presunta bellezza (è bionda slavata, con degli occhi chiarissimi ed inespressivi), ma nessuno sa quanto sia difficile tirare fuori da quel visino minuscolo una benché minima espressione… niente a che vedere con ogni emozione che emerge con una limpidezza ed una facilità che sembrano piovute dal cielo, dal viso di Mamì.
E’ per questo… oltre che per rifarmi gli occhi con il suo bellissimo sedere… che ho deciso di andare a trovare il mio bel pesciolino.
Sono ben tre giorni che non lo vedo! Certo, ci siamo sentiti ogni tanto, dopo aver terminato il servizio fotografico... l’ho chiamato ogni sera devo essere sincero, ma lui lavora ed io sono sempre stanco morto per stare a chiacchierare più di dieci minuti, insomma… mi manca!
Devo ammettere che ho superato molto, molto bene la delusione che ho avuto con Jacques, non l’ho più cercato e non ho più risposto a nessuna sua chiamata, per fortuna non è mai venuto da me perché è a Parigi per un servizio, quindi non mi trovo costretto spaccargli il muso… ma forse questo è dovuto al fatto che non ero innamorato di lui, anche se non mi fa molto onore il fatto di non aver mai amato nessuno dei miei fidanzati o pseudo tali, anche se il merito maggiore… sta negli occhi di un bellissimo delfino dall’aria sensuale che ora, mentre mi siedo su uno sgabello al bancone, mi sorride dolcemente e sembra persino felice di vedermi...
“Lelè! Ciao! Come stai? Sembri stanco! Che ti porto?”
“Ciao Mamì… mi porti... vediamo… un tè freddo al limone è possibile?”
“Sì certo! Allora… come va?”
“Avevi ragione… sono stanco morto! Oggi ho dovuto tirare fuori l’allegria da un ciocco di legno…” Credo che la mia espressione sia abbastanza eloquente ma noto che Mamì mi osserva un po’ incuriosito ed incerto sulle mie parole.
“Era una modella… hai mai sentito nominare Michelle Fuller?”
“Wow! Quel pezzo di… ehm… quella bella bionda?” Il barista fa un fischio mentre passa dietro Mamì per prendere una bottiglia dallo scaffale alle sue spalle. Ecco… non sa quello di cui parla…
Lo zio di Mamì gli passa accanto guardandolo un po’ storto perché non sta lavorando seriamente, ma stasera il locale è mezzo vuoto, voglio il mio Mamì tutto per me! Eh… magari… mio…
“Ehm… sì… forse ho capito… quella che sta su tutte le copertine?”
“Sì esatto, quella!”
“Ah ecco… beh… non mi pare un granché… ma lavori con queste modelle?”
“Beh sì…” Alzo le spalle incurante dello sguardo di invidia del barista e di quello di meraviglia di Mamì, non è che mi piaccia poi molto vantarmi, ed in effetti non mi interessano nemmeno i nomi famosi con cui vengo in contatto, per me sono, alla fin fine, tutti uguali. Volti senza reali contorni, è sempre stato così… anche Jacques, è famoso, credevo di poter star bene con lui, ed invece… un altro volto senza contorni, un corpo senza un vero viso, qualcuno con cui passare ogni tanto un po’ di tempo… e poi? E poi sempre più vuoto e solitudine… fino a quando…
Alzo lo sguardo e lo fisso in due occhi grigi che mi osservano sorridenti, così come le labbra, che si piegano in un sorriso dolce e caldo… ecco quello che cercavo…
Mamì arrossisce e mi strappa un sorriso dolce, vorrei alzarmi e baciarlo, ma forse non è esattamente la cosa migliore da fare in questo momento… però quelle sue labbra…
“Ehm.. cioè… così… ehm… dicevi?”
“Ah sì… beh oggi ho fatto un servizio con lei… è fredda come il marmo! Non si riesce a tirarle fuori un sorriso diverso dal ghiaccio!”
“Oh… mi dispiace!”
“A me no, fatti suoi… solo che mi rende il lavoro impossibile!”
“Infatti… intendevo… per te… perché ti sei stancato…” Mamì arrossisce di nuovo e di nuovo sorrido, la sua mano è sul bancone, a pochi centimetri dalla mia, così non faccio altro che allungarla e le mie dita possono entrare in contatto con le sue, lunghe ed affusolate, sembrano mani da pianista… o semplicemente… pinne che gli permettano di nuotare meglio… riuscirò mai a raggiungere questo delfino?
Per un istante lui mi fissa incredulo e poi arrossisce di nuovo, è così tenero! Si imbarazza per niente…
“Grazie Mamì…”
“Di… di niente…” Accenna un sorriso imbarazzato e stringe per un attimo le mie dita con le sue, poi la magia si interrompe, perché deve correre alla cassa… maledetti clienti!
Mi fisso la mano destra, quella che è venuta in contatto con la sua, e poi sposto lo sguardo su Mamì, sorridente e gentile con gli avventori a cui sta facendo lo scontrino.
Non ho mai creduto in niente, ma ora sono fermamente convinto che esistano gli angeli e che molti di questi scendano sulla terra, sotto mentite spoglie, per permettere anche a quelli che hanno la testa dura come la mia di comprendere la realtà.
Mamì è un dolce angelo… il suo viso hai dei contorni ben definiti… il suo corpo ha un volto… e vorrei baciare quelle labbra e permettere ai miei sensi di assaggiare ancora una volta il suo sapore, così da vedere se coincide con il ricordo stupendo che ho della sua bocca, o se il tempo e la mente hanno falsato le sensazioni…
Per un po’ non può tornare da me, prima la cassa, poi la sala per sostituire uno dei camerieri che è andato in pausa, poi non so cosa in magazzino… però, anche solo guardarlo è stupendo, passerei delle ore così, e probabilmente è quello che farò ogni volta che verrò qui, mi incanterò a guardarlo, esattamente come sto facendo ora, cercando di cogliere ogni minima sfumatura del suo sguardo, ogni riflesso che balena nei suoi occhi, ogni sorriso che non regala a me, ogni suo gesto, così da comprenderlo ancora meglio.
Osservando una persona si può capire molto di lei e delle sue abitudini, persino del suo carattere, sono sempre stato bravo nel farlo, e questo mi ha anche aiutato nel lavoro, ma devo ammettere che con Mamì mi viene naturale farlo, direi che è quasi una scelta obbligata perché non riesco minimamente a staccargli gli occhi di dosso…
Eppure non voglio scoprire tutto solo osservandolo, voglio conoscerlo giorno dopo giorno… sono certo che tutto quello che troverò saranno solo cose che mi piaceranno…
Finalmente Maxim riesce a tornare da me e si appoggia con i gomiti al bancone, deve essere davvero esausto, non solo per il lavoro, ma anche per l’università e lo studio, perché i suoi stupendi occhi sono appannati da un velo di fatica.
“Mamì… va tutto bene?”
“Sì Lelè certo! Perché?”
“Mi sembri stanco… sbaglio?”
“No… in effetti ho molto impegni con l’università… ma sono forte!” Mi sorride rassicurante e si batte le mani sulle spalle, come a farmi capire che può resistere a ben altro… io però vorrei prendermi tutti i pesi che si porta addosso… ma quali saranno? Non so quasi niente di lui… eppure… non riesco a fare a meno della sua presenza…
“Eh eh eh ok, come vuoi… senti… io domani sono libero… ti va di andare da qualche parte… magari ti distrai un po’…”
“Davvero? Magari! Sarebbe bello… ma… domani ho lezione tutto il giorno… Dalle nove all’una e poi dalle due alle sei…”
“Così tanto?”
“Già…”
“Ho capito… beh… sarà per la prossima volta allora…”
“Sì… certo…” Fa un sorriso un po’ triste e un po’ deluso, ed io a mia volta, fingo di essere altrettanto scontento, ma devo ammettere che ho in serbo, per il mio bel pesciolino, una sorpresina per domani… sperando che apprezzi…
Rimango per un altro paio d’ore, fino all’una, quando gli ultimi clienti se ne stanno andando e Mamì finisce il suo turno… sono riuscito a convincerlo ad accompagnarmi fuori… se poi riuscirò a rubargli un bacio… sarà tutto ulteriormente perfetto…
“Allora… buona università domani…”
“Grazie… sta attento mentre guidi!”
“Sì, certo, tranquillo…” La sua aria preoccupata ed ammonitrice mi fa sorridere di cuore, così come succede ogni volta che dimostra apprensione per me, che sono, ancora, un semi sconosciuto.
“Allora… ci sentiamo presto… ok?”
“Sì, certo!” Sorride di nuovo ma un brivido, dovuto all’aria frizzantina della notte, lo coglie e lo porta a coprirsi con le braccia, in modo da trovare un minimo di sollievo.
Metto le mie mani sulle sue e le strofino leggermente contro la stoffa della camicia, così da passargli po’ di calore. Lui arrossisce un po’ e mi sorride grato, ringraziandomi con una voce dolce e quasi flebile.
“Corri al letto, mi raccomando!”
“Sì… certo…”
“Bene… allora… ci sentiamo… buonanotte…” Dicendo queste ultime parole mi avvicino al suo viso, tanto da sentire il suo respiro caldo incontrarsi con il mio, mentre le nostre labbra sono sempre più vicine…
Dlin. La porta del locale si apre ed uno dei camerieri ne esce, sigaretta alla mano, per prendersi un po’ di pausa.
Mamì ha fatto un saltino all’indietro… niente bacio… ok…
“Allora notte Mamì…” gli sorrido e lui fa lo stesso, lievemente imbarazzato.
“Notte Lelè…”
Gli faccio ciao ciao con la mano e mi avvio verso la macchina, parcheggiata non troppo lontano da qui… uccidere il cameriere moro, annotarlo sull’agenda…

Il sole oggi è più caldo del solito, oppure è semplicemente l’estate che avanza, in ogni caso… il cielo è azzurro e limpido ed i raggi del sole illuminano tutto, rendendo ogni cosa più bella… come sarà oggi il mio Mamì?
Ormai è una specie di ossessione, o forse, più semplicemente, sto cominciando a provare quello che tutti chiamano amore e che per me è stato, fino ad ora, un sentimento del tutto sconosciuto.
Ho preparato questa sorpresa con cura, per quanta attenzione, per lo meno, si possa mettere in una cosa senza pretese come questa.
Stamattina gli ho mandato un sms chiedendogli un consiglio per il pranzo: non avendo voglia di cucinare, panino o fast food? Ed in entrambi i casi, con cosa il panino e cosa al fast food? Deve avermi preso per scemo, ma mi ha risposto, dopo un’ora, dicendo: fast food, pollo, patatine ed aranciata (se tutto questo mi piaceva). Gli ho risposto che era tutto perfetto e che lo ringraziavo, ero stanco e non avevo nemmeno voglia di decidere. Mi ha semplicemente fatto uno squillo, quindi ho dedotto che mi avesse mandato l’sms in cinque minuti di pausa ed in quel momento non avesse più tempo per scrivere.
In questo modo ho trovato il modo migliore di compragli il pranzo senza sbagliare… speriamo non abbia impegni…
E’ da ieri che penso al fatto che non so nulla di lui. Non so se ha un fidanzato, non so nemmeno se è etero… ma non credo, altrimenti un calcio ai gioiellini di famiglia dopo averlo baciato non me lo avrebbe tolto nessuno, non so se è innamorato di qualcuno, ma se così fosse… quell’idiota che non gli sta appiccicato 24 ore su 24 non lo merita, e quindi posso prenderlo io…
Stupidaggini a parte, non credo che Maxim sia un oggetto, credo che sappia decidere cosa è meglio per lui e la sua vita, però… voglio sperare di avere almeno una possibilità… una sola, me la farò bastare, non la sprecherò… non posso farlo, stavolta è tutto così importante… anche se non lo conosco… i sorrisi che mi dona e quelli che fa nascere in me… sono qualcosa di troppo prezioso per lasciarlo scappare via… è come se ne andasse della mia vita, del mio cuore… e forse è proprio così…
Mezzogiorno, ora posso uscire, passo a prendere il pranzo e poi vado all’università. Ieri sera, appena tornato a casa, ho fatto una ricerca sul sito dell’università per cercare la facoltà di Biologia marina, nel caso non fosse nel campus. Ho trovato anche l’ubicazione del palazzo all’interno della città universitaria, bisogna solo vedere se Mamì è lì o in giro per laboratori o seminari. Mentre mi avvio alla macchina gli mando un altro sms nella speranza che mi possa rispondere presto.
- Ciao Mamì, scusa il disturbo, ma sei in facoltà? Se non mi sbaglio è quel palazzo alla fine del campus, vero? Mi hanno chiesto un favore ed allora… come va? Spero bene… Ti mando un bacio, Lelè. -
Speriamo bene…
Mi metto in macchina e comincio a guidare, con la radio rigorosamente accesa e ad un volume moderatamente elevato, mentre la testa vaga in tutt’altri luoghi… in particolare su due labbra rosate e morbide, semi dischiuse per lo stupore… mentre i miei occhi vedono, mischiarsi con l’asfalto e le altre automobili, due occhi grigi bellissimi e pieni di emozioni e sensazioni, tanto da riuscire a trasmetterle tutte a chi li guarda, incantato come non mai, certo che da essi dipenda il destino del mondo…
Forse esagero un po’, lo so, ma… che ci posso fare? Non riesco proprio a togliermelo dalla testa.
Mentre faccio la coda al fast food più vicino all’università, in attesa che il primo della fila si sbrighi a decidere cosa mangiare, il cellulare comincia a vibrare nella tasca dei pantaloni, e quando lo estraggo… sorpresa delle sorprese!, un sms…
Eccitato come un bambino la vigilia di Natale impreco contro i pochi attimi che il cellulare impiega per mostrarmi prima il mittente, Mamì, e poi il testo del messaggio.
<Ciao! Sì, sono in facoltà, perché? Ti serve qualcosa? Posso aiutarti?>
Gli rispondo immediatamente mentre la fila procede un po’ ed il cuore mi batte all’impazzata. Ho 28 anni o 15?
<No, niente tranquillo! Poi ti spiego a voce, è un po’ lungo, niente di particolare comunque. Grazie Mamì sei un tesoro!>
Invio… e la risposta è un nuovo squillo, spero non se la sia presa per la mia risposta sbrigativa, ma non posso certo dirgli che lo vado a prendere all’università!
Finalmente, arrivato il mio turno, ordino due menù identici da portare via, quando esco, eccitato ancora come un bambino alla vigilia di Natale, guardo l’orologio e le sue bellissime lancette in acciaio (è un orologio costato non poco, ma dopo una vita passata a fare economia su tutto, qualche sfizio potrò togliermelo, no?) segnano le dodici e quaranta minuti. Perfetto! Il campus dista sette minuti se tutti i semafori sono verdi, e spero per loro che lo siano!, parcheggio e sono fuori dalla sua facoltà per l’una meno due minuti… meglio di così…
Mi rimetto in macchina ed uno stupidissimo semaforo, appena svolto l’angolo è rosso! Dannazione! Per fortuna sono arrivato allo scadere del suo tempo, così posso ripartire in fretta e gettarmi alla volta del campus.
In sette minuti e trenta secondi sono lì, trovare parcheggio non è semplicissimo, ma con mia grande sorpresa, una signora che stava uscendo mi ha fatto segno con i fari, così da cedermi il suo posto, non male veramente! Oggi sembra che vada tutto alla perfezione…
Volo, letteralmente, verso il luogo in cui so trovarsi la facoltà di Maxim, ho studiato la mappa del campus ieri sera, ed anche stamattina, così da scoprire il percorso più breve e, con un ritardo di un minuto e mezzo sulla mia tabella di marcia, a trenta secondi dalla tredici, mi siedo, come se nulla fosse, su una panchina in marmo di fronte alla facoltà, con calma appoggio il sacchetto del pranzo al mio fianco ed attendo…
Alcuni ragazzi entrano, altri escono, ma non molti, capisco che la ‘classe’ di Mamì è, finalmente, libera quando una settantina, forse più, di ragazzi e ragazze cominciano ad uscire tutti insieme. Dov’è il mio pesciolino?
Mi alzo in piedi per vederlo meglio, cerco con lo sguardo… dove sei Mamì?
E poi… in mezzo a tutti… eccolo… la sua solita espressione solare… un paio di jeans chiarissimi, una magliettina a mezze maniche celeste, lo zaino sulle spalle ed i capelli raccolti in un mini codino che spunta alla base della nuca… com’è bello…
Mentre alzo la mano per salutarlo però la mia visione paradisiaca è disturbata da un particolare che solo, mano a mano che la gente si allontana, colpisce il mio sguardo.
Una brunetta con espressione da bambina, grandi occhi da cerbiatta castani scuri, capelli lisci senza nessuna particolare forma e di un castano molto scuro, labbra sottili atteggiate in un sorriso… una rossa dai capelli ricci, l’aria più maliziosa, la bocca più grande dalle labbra carnose, molte curve nei punti giusti e lentiggini sul naso… due smorfiosette gli stanno attaccate alle braccia!
E guarda come ridono!
“Maxim!”
Lo chiamo agitando leggermente il braccio, i nemmeno dieci metri che ci separano mi permettono di non alzare troppo la voce e quando lui si volta a guardarmi, gli occhi che si allargano per lo stupore, il viso che arrossisce leggermente mentre, con mia somma soddisfazione fa un passo verso di me scrollandosi di dosso quelle due simpaticissime ragazze, il vociare di tutti questi ragazzi sparisce di colpo e tutto quello che sento è solo la sua voce che pronuncia il mio nome.
“Le… Lelè! Che ci fai qui?”
La mora ripete il soprannome che usa per me Mamì come se avesse detto il nome di un extraterrestre, mentre la rossa fa un mezzo sorrisino dopo un attimo e lancia uno sguardo d’intesa all’altra pronunciando il mio nome per intero.
“Aaahh… Valentin!” Inarco leggermene un sopracciglio mentre Mamì arrossisce un po’ di più. Che ne sanno quelle due di me? Mamì parla di me? Mi sembra quasi di camminare su una nuvoletta…
Finalmente Mamì si decide a superare i pochi metri che ci separavano e me lo ritrovo davanti, bello come il sole che brilla in cielo, mentre l’astro, di certo geloso della sua bellezza, cerca di ferirgli gli occhi con la sua luce, così da obbligarlo a coprirsi lo sguardo con la mano.
“Ciao… tutto bene?”
“Eh? Ah… sì…”
“Maaaax… non ci presenti?” La rossa si avvicina con l’altra, e solo ora noto, quasi per caso le loro mani intrecciate… ci sarà un motivo particolare? Spero per loro di sì, altrimenti finiranno in men che non si dica, anche loro, sul mio libro nero, come il cameriere moro del “Sun&Moon”, il modello che ha provato a rimorchiare Mamì l’altra volta, e tutti quelli che osano anche solo guardarlo!
“Ehm… sì… scusate… Gisèle e Mélisande, vi presento Valentin…”
Gisèle, la mora, mi porge la mano sorridendo birichina, mentre Mélisande fa un sorriso molto più isinuante.
“Così tu sei il fotografo…” Persino la voce di questa rossa che sembra essere tutta fuoco, è maliziosa e profonda.
“Già… e… voi?”
“Amiche di Max… ovviamente…” La voce di Gisèle invece è molto più allegra, anche quando si intuisce la malizia che pone nelle parole, è adatta alla sua costituzione minuta, in contrasto con quella della sua alta amica o compagna che sia.
“Ovviamente…”
“Beh… voi non dovevate andare ad amoreggiare da qualche parte?” Il tono di Maxim, di solito sempre calmo e tranquillo, sembra, in questo momento, persino agitato. Che voglia stare con me da solo o vuole unicamente evitare che queste due dicano troppo?
“Che dolceeeee!!! Ci caccia! Mél, ci tocca andare!”
“Già, hai ragione Gi… beh… comportatevi bene voi due, mi raccomando! Ehi Valentin, hai il nostro permesso per farlo urlare un po’!”
“Mèl! Sparisciiii!”
Maxim è avvampato completamente, ed ora la sua carnagione lievemente abbronzata, sembra quella di un bel pomodoro maturo. Io faccio ciao ciao a queste due ragazzine tutto pepe mentre Mamì non sa dove guardare.
“Ehm… cioè…”
“Dove andiamo a mangiare? Si sta freddando tutto…” Sorrido e prendo la busta in mano mostrandogliela. Allora… dove mi porti mio bellissimo pesciolino? Ho intenzione di divorarti piccolo delfino, seguendo il consiglio di quelle due, anche se non sanno di cosa parlano…
“Oh! Per… cioè…”
“Sì, per questo ti ho chiesto il pranzo e se eri in facoltà… ho sbagliato?”
“No! No, assolutamente… va benissimo… vieni… ti porto in un parco qui vicino… non ci va mai nessuno… cioè… ecco… insomma…”
“Va benissimo Mamì…” Gli sorriso dolcemente e lui si rilassa un po’. Non si aspettava di vedermi qui e le sue amiche lo hanno messo in imbarazzo. Io voglio solo che stia bene… solo questo…
Usciamo dal campus mentre gli spiego come ho ordito le mie sordide trame e come mi sono scapicollato per arrivare qui in tempo, lui ride dolcemente e sorride per le mie ‘premure’, come le chiama. Pesciolino… voglio te… il minimo che posso fare è riempirti di attenzioni, non trovi?
Ma questo pensiero continuo a custodirlo gelosamente, per un altro po’, finché non avrò capito cosa agita in questa sua bellissima testolina che, mentre ci sediamo su una panchina, fissa il cielo, chiude gli occhi e sembra bearsi del calore che il sole gli dona.
“… come te…” Mentre gli appoggio la mano sulla guancia liscia, rasata di fresco e riscaldata dal sole, sento la mia stessa voce dar vita a delle parole che dovevano rimanere solo nella mia testa. E’ luce… come te…
Pensiero sconclusionato…
“Come?” Mamì riapre gli occhi e mi guarda, mentre io non riesco a togliere la mano, così lui, che se ne accorge pienamente solo ora, perché prima si era piegato verso le mie dita, forse non totalmente cosciente del fatto che gli stessi accarezzando una guancia, talmente immerso com’era nel godersi il sole, arrossisce e fa un sorriso molto dolce anche se imbarazzato.
“No… pensavo ad alta voce…”
“Oh…” Dai Valentin… togli questa mano… non accarezzarlo di più come stai facendo ora! Se però lui si scostasse invece di arrossire maggiormente e sorridere…
Mi piego verso di lui e gli poso un casto bacio sulle labbra, mentre il mio bel delfino spalanca gli occhi per la sorpresa e diventa di nuovo color pomodoro… ed io continuo a guardarlo intensamente negli occhi. Voglio baciarti, lo capisci Mamì? Possibile che l’unica reazione che riesco a suscitarti è quella di metterti in imbarazzo! Dannazione! Sei un incapace Valentin!
“Scusa… mangiamo?”
Non curante, come se avergli rubato un altro bacio fosse la cosa più normale del mondo, apro la busta e comincio a porgergli il lauto banchetto che ho acquistato in tutta fretta, in questo giorno di sole.
“Sì… grazie…”
“E di che? Così… parli di me eh?” Sei uno stronzo! Perché devi fare il super uomo adesso? Cazzo! Non so che fare… vorrei solo baciarlo…
“Ehm… sì… cioè… per il servizio sai… ti ho chiamato Lelè davanti a loro e così…” Certo… il servizio… che cazzo ti aspettavi idiota! Adesso comincio a deprimermi…
“Eh eh capisco… siete molto amici?”
“Sì! Sono due ragazze stupende! E poi sono così innamorate… ehm… scusa… mi faccio prendere sempre dall’entusiasmo quando parlo di Gi e Mél… è che… beh… niente…” Fa un mezzo sorrisino e comincia a bere l’aranciata, facendo finta di non aver detto niente.
“Cosa Mamì?” Lo invoglio con la voce più dolce che riesco a fare… ma non devo sforzarmi affatto, perché con lui mi riesce del tutto naturale essere dolce.
“E’ bello un amore come il loro… un po’ le invidio… sono sciocco eh?” Fa una risatina, e senza neanche rendermene conto mi ritrovo dietro di lui ad abbracciarlo forte, non credo di aver mai stretto nessuno in questo modo, nemmeno in certi momenti, nemmeno la mia prima volta, quando ero preso come un matto da quel compagno di scuola più grande…
“Sei dolce invece…” Lui mi guarda sorpreso poi si lascia andare un po’ contro di me ed il calore che sprigiona il suo corpo… vorrei sentirlo fondersi insieme al mio senza questi stupidissimi vestiti, senza più parole… vorrei dirgli che gli darò io tutto quell’amore che desidera e cerca…
Frena… frena Valentin… che hai detto? Non è che ti stai facendo trascinare un po’ troppo? Non lo conosci nemmeno… non sai niente di lui!
Giusto… non so niente…
Però lo voglio…
Non so niente…
Però… però… anche se conoscessi ogni recesso della sua mente… per questo lo amerei di meno? Un attimo… amerei? Lo amo?
Mi sono davvero innamorato di un ragazzo che conosco appena? Di uno che ho visto sì e no quattro volte? Di uno che mi ha scansato quando l’ho baciato? Di un ragazzo dolcissimo e tenero che, è vero, non conosco, ma di cui percepisco, senza nessuna incertezza, per la prima volta, ogni linea ed ogni curva della sua anima?
Sì… temo di sì…
Lo shock è grande, ma nemmeno troppo… la schiena di Mamì che si appoggia al mio petto mentre la sua voce mi incita a mangiare e mi ringrazia per quello che ho detto, anche se non è vero, mi rende tutto talmente facile…
Lo amo…
Lo amo.
Lo amoooo!!!
Con questa nuova consapevolezza e con la certezza che ora, più che mai, non gli permetterò di scapparmi, comincio a mangiare di gusto il pollo un po’ freddo, mentre riprendo il discorso di prima.
“Non devi ringraziarmi, cercare l’amore è una bella cosa… tutti lo cerchiamo no?”
“Sì… credo di sì…”
“E allora? Che c’è di sciocco in te, mh?”
“Non lo so… tutto?”
“Ma smettila!” Gli faccio un pizzicotto sulla pancia e l’ “Ahia!” che esce dalle sue labbra, mentre mangia patatine, è assolutamente adorabile! Sono proprio partito…
“Eh eh eh così impari a dire stupidaggini!” Mi sembra bella persino la mia risata… da quanto non ne sentivo una così?... Da quanto non ne sentivo una?
“Eh sì… certo… despota!”
“Lo so, lo so… me lo dicono tutti!”
Mamì fa un faccino buffissimo, una finta smorfia che non so se dovrebbe essere arrabbiata o sorpresa o cosa, perché il tentativo di non strozzarsi con l’aranciata mentre provo a fargli il solletico lo distoglie parecchio da ogni altro intento.
Trascorriamo, tra risate senza motivo, pizzicotti ed altri meschini e subdoli tentativi di toccarlo, in modo però che non sembri qualcosa di premeditato, un’ora che letteralmente vola. Sembra una di quelle scene che si vedono nei film. Una coppia felice ed innamorata che fa un pic-nic nel verde di un prato, con il silenzio attorno, solo il cinguettio degli uccellini ed il rumore delle fronde al vento… e poi… solo la sua voce… che ride, parla… il suo respiro regolare e leggero, quasi stesse dormendo… sono diventato di melassa! Argh! Però… è così bello il mio Mamì…
“Accipicchia è tardissimo!”
“Accipicchia?”
“Ehm… sì… e allora?” Diventa rosso e cerca di assumere un’espressione offesa che però mi fa solo sorridere.
“Devi proprio andare?”
“Sì ho lezione fra 10 minuti, devo correre!”
“Ok… scusa… non volevo trattenerti!”
“Ma no che dici!” Si gira nell’abbraccio che non sono riuscito ad interrompere e mi guarda serio ma con quella dolcezza che sembra scaturire solo dai suoi occhi. “Mi ha fatto davvero tanto piacere! E’ solo che… ho la frequenza obbligatoria…”
“Ok… ti credo… pensavo… hai lezione anche domani che è sabato?”
“Dalle 8 alle dieci, perché?”
“Beh… ecco… è una cosa strana perché non si inizia un servizio di sabato, ma per vari problemi organizzativi con i permessi e cose del genere possiamo cominciare solo domani… devo fare un servizio in spiaggia… ti andrebbe di venire?”
Gli occhi di Mamì, come c’era da aspettarsi, si illuminano e brillano molto più del sole che è in cielo ed il sorriso che gli dipinge le labbra vale più di mille grazie ed è una risposta molto più chiara.
“Davvero? Ma… insomma… non ti disturbo?”
“Ma scherzi? No! Mi salverai! Stare tutto il giorno o quasi in mezzo a dei modelli… per carità!”
“Allora ok! Verrò appena uscito dall’università!”
“Perfetto, ti chiamo per spiegarti dov’è la location… mi fai uno squillo appena puoi?”
“Sì certo… ti chiamerei io ma… ehm… ho finito i soldi mandandoti quei due sms…” Arrossisce un po’ ed il cuore mi si riempie di felicità. Si può essere felici per una cavolata come questa? Evidentemente sì…
“Non preoccuparti! Ci penso io… a chiamarti…” E anche a ricaricarti il cellulare… ma questo meglio non dirlo…
“Oh mamma devo scappare!! Ci sentiamo dopo allora, grazie per il pranzo! Posso chiederti di pulire tu?”
“Sì, tranquillo… ci penso io…”
“OK, grazie e scusa! Scappo… ci sentiamo dopo, ciao!” Mi da un bacio sulla guancia ed un attimo sembra durare un’eternità. Mi fa ciao ciao con la mano e poi corre via… sono proprio innamorato…
Butto in un cestino le cartacce del pranzo e poi, comminando su una nuvoletta, me ne vado verso la macchina, chiedendomi cosa farò durante il tempo che mi separa dal sentire Mamì.
Di cose da fare ne avrei, sviluppare delle foto, preparare un book, lavorare su un paio di modifiche da fare ad alcune foto, insomma… il solito lavoro… ma che oggi il lavoro se ne vada a farsi benedire!
Al primo tabaccaio mi fermo e faccio una ricarica sul cellulare di Mamì, forse ho esagerato perché l’ho fatta di grosso taglio, ma meglio così, almeno potrà chiamarmi e mandarmi sms quando vuole! Beandomi nell’illusione che Mamì non abbia altri numeri in rubrica che il mio, mi rimetto al volante, fischiettando la canzone che passano alla radio, cercando di non perdermi in fantasie sul suddetto ragazzo.
Rientro a casa e neanche il tempo il poggiare le chiavi sul mobiletto che c’è all’ingresso e… il cellulare vibra per l’arrivo di un sms.
<Ma mi hai caricato tu il cellulare?? Non dovevi! Adesso come mi sdebito? Grazie… sei dolce con me… grazie davvero…>
Dolce con te piccolo? Io vorrei spalmarti di gelato… e poi leccarti tutto… ecco… adesso pensi ancora che sia dolce? Allupato forse, ma dolce…
<E di che? Figurati! Hai finito i soldi per colpa mia, era il minimo! E poi devi mettere da parte i soldi per lo stage! Adesso mettiti a seguire la lezione oppure mi sentirò in colpa per averti distratto!>
<Non mi distrai affatto! Comunque… grazie ancora… ci sentiamo dopo, ok? Un bacione…>
Te lo darei io il bacione… il sapore delle tue labbra è ancora qui, con me… come posso dimenticarlo?
<Basta grazie ok? Mi farai un sorriso quando ci vediamo e sarà tutto apposto, ok? Un bacio anche a te, buona lezione.>
<Grazie, e buona giornata anche a te. A dopo allora…>
Hai paura che non ti chiami o che mi dimentichi? Come posso farlo, sei nei miei pensieri ogni istante?
<Grazie, fammi uno squillo appena puoi e ti chiamo immediatamente… a dopo piccolo.> Forse il piccolo non dovevo mettercelo, mi fa uno squillo e tutto torna alla normalità… tranne il mio cuore che fa voli pindarici su come sarebbe bello essere con Mamì ora…

Il cellulare squilla mentre guardo la televisione mangiando un panino fatto giusto per non andare a dormire a stomaco vuoto. La mia vita fa schifo. Sono sempre solo, Jacques riempiva i tempi morti, quando non avevo nulla da fare, ma… ero comunque sempre solo…
Sto cercando di intromettermi nella vita di Mamì, di farlo diventare parte della mia, ma lui vorrà? Per ora sembra di sì, ma… non è detto che abbia la mia stessa idea di come entrare nella mia vita…
Guardo il display che segna Maxim, ma non rispondo, non voglio che sprechi soldi! Rifiuto la chiamata e poi lo richiamo subito.
“Ma ti stavo chiamando io!”
“Ciao Mamì, come stai? Tutto bene? Sì, anche io, grazie… piccolo ti avevo detto che ti avrei chiamato io no?”
“Ehm… sì… scusa… come va? Però…”
“Eh eh eh va tutto bene piccolo… il lavoro?”
“Bene, stasera c’è parecchia gente, ma è normale visto che è venerdì…”
“Immagino… vuoi che venga a darti una mano? Non mi dovresti pagare, ovviamente!”
“Eh… magari guarda, c’è così tanta gente…”
“Ok, mi cambio e arrivo.”
“Ma… ma dicevi sul serio?”
“Certo! Ho fatto anche il cameriere… so come si fa…”
“Ma no! Lelè non provare a muoverti di casa… cioè… se sei a casa… poi magari hai da fare…”
“Sì… guarda… I miei programmi per la serata sono finire il panino che ho per cena, vedere un film che ho visto almeno altre venti volte e poi mettermi al letto in modo da potermi alzare presto domattina…” Ho voglia di vederti piccolo… lo capisci?
“E allora non scombinare i tuoi programmi! In ogni caso non ti farei fare niente!” In sottofondo si sente una voce maschile, credo uno dei camerieri, che chiama “Max” dicendogli di rientrare.
“Ehm… Lelè… ho finito la pausa… scusa…”
“Niente piccolo… allora ascolta…” Gli spiego brevemente come arrivare alla spiaggia in cui ci sarà la location e lui capisce al volo perché conosce il posto.
“Allora ci vediamo domani…”
“Sì… grazie di tutto…”
“Smettila non devi ringraziarmi di niente… ci vediamo domani, ok?”
“Sì, ok… devo proprio rientrare ora… a domani…”
“A domani piccolo…”
Mi dice ancora ciao e poi attacca. Aspetto di sentire la linea occupata e solo allora faccio lo stesso. Fisso il cellulare ancora per un attimo e mi chiedo quanto Mamì abbia capito che lo voglio, che gli sto facendo il filo e che mi sono innamorato di lui…

Il sole stamattina è caldo, molto, lavorare con degli idioti che non riescono ad essere sensuali nemmeno quando gli si dice di immaginare di star scopando non è molto divertente, anzi…
Guardo di sfuggita l’orologio mentre concedo una pausa di cinque minuti per permettere a questi idioti di farsi asciugare il sudore dovuto al sole ed alle luci, che battono sui loro bei visini pieni di trucco.
Le undici meno un quarto… Mamì dovrebbe essere già arrivato.
Vado verso la strada da cui si accede a questo pezzo di spiaggia e… appoggiato al cofano della mia macchina… Mamì…
“Mamì! Che ci fai qui? Perché non sei venuto giù?”
“Ciao Lelè!” Mi sembra che i suoi occhi, che fino ad un attimo fa fissavano il mare così intensamente da non accorgersi del mio arrivo, si illuminino, ma di certo è solo un’impressione…
“Ciao piccolo… da quanto sei arrivato?” Mi avvicino e gli poggio le labbra sulla guancia, nonostante vorrei baciarlo altrove…
“Venti minuti circa… ma non mi hanno fatto entrare…”
“Piccolo, hai detto chi eri e che ti aspettavo? Avevo detto a quelli della sicurezza di farti entrare e portarti subito da me!”
“Ehm… veramente… ho chiesto di Loup… mi hanno detto che eri impegnato e allora…” Arrossisce lievemente e capisco che non ha pensato minimamente al fatto che avessi potuto fare una cosa del genere.
“Ok, non fa niente… dai vieni…” Mi sorride ed io faccio lo stesso mentre lo porto in spiaggia, dove lui respira a pieni polmoni e gli occhi gli scintillano di felicità. E’ proprio un pesciolino il mio Mamì… chissà però se…
“Tutti un quarto d’ora di pausa, Mariè… fagli mettere i pantaloni bianchi di lino, la maglia con i lacci e lo scollo a V, legagli i capelli… però solo una mezza coda così…” Prendo alcuni ciuffi di capelli di Mamì, quelli che gli ricadono sul viso e faccio vedere alla capo costumista come farglieli sistemare dalla parrucchiera. Mamì mi guarda spaesato, senza sapere esattamente cosa stia succedendo ed io gli sorrido più dolcemente che posso.
“Scusa Mamì… ho avuto un’idea…”
Lui mi guarda ancora senza capire e poi viene trascinato via da quel tornado di Mariè mentre io le urlo di non truccarlo minimamente.
Forse la giornata di lavoro non sarà poi da buttare… e Mamì… beh… basta la sua presenza per farmi stare subito bene… ormai questo è assodato…
Ah…l’amour… l’amour…


POV MAXIM

Ma come caspita è possibile davvero non lo so…
Questa mattina mi ero programmato una semplice giornata passata a veder lavorare Lelè ed al massimo ad assisterlo in qualche piccolo servizietto che potesse avvantaggiarlo per farlo finire prima ed invece…
Quando sono arrivato e ho chiesto di Valentin, anzi di Loup, mi hanno risposto che avrei dovuto aspettare la pausa pranzo e così, un po’ deluso in verità, mi sono risolto ad attenderlo pazientemente accanto alla sua auto e mi sono messo a fissare il mare. Sarà che questa distesa azzurrina produce su di me un effetto unico, di inestimabile piacere, ed il poterne far parte, accarezzarne l’acqua mentre mi sento avviluppare dal suo caldo abbraccio mi riempie di benessere e serenità, quindi anche il solo rimirarla mi ha fatto stare meglio. Devo ammettere che il pensiero di una nuotatina mi ha più volte attraversato la mente, ma ho sempre evitato un simile invito tentatore, nonostante il sole che brilla nel cielo terso mi abbia a lungo allettato alla possibilità di rinfrescarmi, perché avrei potuto intralciare i lavori di ripresa e gli scatti fotografici.
Dopo alcuni minuti trascorsi pacificamente a godermi la piacevole arietta, dolcemente profumata di salsedine, proveniente dall’acqua, mi sono ritrovato davanti Lelè… un Lelè da infarto devo dire… con il volto lievemente accigliato ed il corpo messo in risalto da un’aderente maglia senza maniche bianca ed un paio di jeans appena sdruciti che lo fasciano come una seconda pelle. Credo di averlo fissato trasognato fin quando non mi ha rivolto la parola, mi ha baciato sulla guancia e non mi ha chiesto spiegazioni sul mio presunto ritardo. E’ troppo bello! Oh mamma… sembro una ragazzina davanti al suo idolo… comunque…
Stava tutto andando a posto, iniziando a procedere come avevo stabilito la giornata quando… quando mi sono ritrovato nuovamente aggredito da due costumiste ed un parrucchiere e tutto per colpa di Valentin!!
Questa me la paga! Avrà salva la vita unicamente perché mi ha evitato il trucco!
Bardato e preparato a puntino mi conducono sul set e sono nuovamente vittima, questa volta nemmeno consensuale tra l’altro, di scatti infiniti e cambi estenuanti, soprattutto a causa del caldo che ha preso solerte il posto del leggero venticello che spirava poc’anzi.
Alla pausa pranzo Valentin deve accorgersi della mia occhiata assassina e della smorfia che mi si forma sul viso ed alza le mani in un gesto di scusa mentre mi si avvicina sorridente. A meno di una decina di passi da me, un tecnico delle luci però lo chiama disperato, perché a quanto riesco a capire dai suoi mugugni sconfortati, si è rotto uno dei riflettori principali che necessitano per le riprese pomeridiane.
Vedo Valentin sospirare mentre si massaggia le tempie, poi mi raggiunge rapidamente.
“Mamì… scusa… inizia a pranzare io ti raggiungo appena posso così parliamo un po’… si è rotto un faretto di supporto per le luci del pomeriggio… devo andare a vedere come rimediare senza andare a sostituirlo allo studio.”
Annuisco semplicemente e sto per chiedergli dove si pranza quando una ragazza, che mi rivolge uno sguardo truce, si avvicina ancheggiando in un modo che mi fa sbattere gli occhi perplesso, e si appoggia al braccio di Lelè come una piovra su di un masso.
“Loup! Oh Loup ma che coincidenza! Ho saputo che devi andare allo studio… anche io devo andare in città! Non so come ho fatto ma ho dimenticato i miei antistaminici!! E con questa sabbia fastidiosa non ce la faccio proprio più!!! Devo andare a prenderli ne-ces-sa-ria-men-te! Almeno mi libero un po’ i polmoni da quest’odore insopportabile!!! Dai… senza che prendi la macchina ci dà un passaggio mio fratello Serge! Ci attende già!”
Decisamente scosso continuo a guardarla e mi domando dove nasconda la capacità di non respirare per così tanto tempo, visto che è riuscita a pronunciare senza fermarsi questo monologo… potrebbe essere una nuotatrice in apnea molto in gamba…
Senza dar peso agli insulti rivolti alla sabbia ed al mare ed al suo buonissimo profumo, per evitare di infuriarmi più del necessario, mi attardo ad osservare la reazione di Valentin alle mani che gli si sono appese mollemente al braccio.
“Claire… non ci vado allo studio, sistemo in altri modi ed ora lasciami, per cortesia, ho da fare e vorrei pranzare!”
Lo strilletto acuto e deluso della suddetta Claire trafigge le orecchie di entrambi e credo convinca Loup a sbrigarsi ad andar via in modo da salvare il futuro del suo udito.
“Mamì… buon pranzo… e mangia, mi raccomando! Ci vediamo tra poco!”
Mi limito ad annuire e vado a prendere posto, molto a disagio, tra gli altri membri della troupe, che tra risate e battutine commentano e scherzano sui tentativi interminabili da parte di Claire di accalappiare Valentin.
L’appetito che già mi mancava svanisce quasi del tutto nel sentire i vari pettegolezzi che si susseguono.
Come fanno a dar vita a chiacchiere prive di fondamento per il puro gusto di parlar male degli altri? Avrò sentito più critiche pungenti in un quarto d’ora di quante ne ho dovute subite in tutti i miei anni…
E chissà quali saranno quelli che voleranno su di me al termine di questa giornata, considerato che per il momento mi sono sentito solamente osservare… ma non mi interessa davvero.
Ogni volta che Lelè si avvicina a me od al tavolo per prendere un panino qualcuno lo chiama istericamente per qualche particolare che non funziona come dovrebbe. Decisamente impietosito mi alzo e gli porgo un sandwich all’ennesimo richiamo di un tecnico delirante. Lui mi ringrazia di sfuggita con un mezzo sorriso ed io mi attardo ad osservare quelle labbra che, solamente ieri, hanno sfiorato le mie.
Mi sono accorto che in questo ‘mondo’ è un gesto simbolico che non ha il significato ‘usuale’ che si potrebbe pensare, visto che molti lo usano come mezzo per salutarsi… Non mi sembra tipo Valentin da fare una cosa simile, ma non saprei nemmeno spiegarmi la motivazione per cui mi ha baciato… magari ha solamente assimilato indirettamente un modo di fare piuttosto esteso… chi lo sa… non che mi sia dispiaciuto, anzi… però… per me è una questione molto intima… Oh! Max! Basta pensarci, santo cielo!
Il ritorno definitivo di Valentin coincide con il termine della pausa e tutti tornano svogliatamente al lavoro, consapevoli che ora non ci saranno altre interruzioni fino a sera. Fortunatamente le ore pomeridiane, che sembrano trascorrere ancor più lentamente di quelle mattutine, forse a causa della stanchezza che rapidamente si accumula a stare per tanto tempo immobili, mi vedono impegnato molto di meno, poiché lo spazio è dato maggiormente alle modelle di sesso femminile.
Le ragazze, al di là del trucco abbastanza pesante, che mi spiegano essere necessario per la buona riuscita delle fotografie, sono tutte molto belle e slanciate ma sembrano essere dei manichini senz’anima quando si rivolgono agli obiettivi. E’ come se tutte pensassero a come poter apparire più belle e questo occupasse talmente tanto la loro mente da renderle quasi sorde ai suggerimenti di Valentin, la cui espressione diventa mano a mano più scura e fosca.
Questo atteggiamento infastidisce me, che sono un semplice spettatore e non ci capisco niente! Figuriamoci qualcuno esperto e del settore come Valentin, che sta lavorando da questa mattina all’alba per via delle luci!
Claire soprattutto sembra del tutto concentrata a mostrare la propria scollatura e le forme perfette al fotografo, anziché preoccuparsi di eseguire le sue semplici richieste e davvero non capisco come riesca Lelè a mantenere la calma, quando i suoi occhi stanno diventando sempre più scuri e le sue labbra sempre più tirate. Ad un certo punto temo realmente che stia per spaccare qualcosa, ma mi sorprende lasciando il suo sostituto ad eseguire un paio di scatti mentre lui si versa una bottiglia d’acqua in testa.
Chiude gli occhi intento a godersi la frescura conquistata e vedo tutti i suoi muscoli tendersi leggermente al contatto con il liquido freddo che li bagna a poco a poco. Getta il viso all’indietro, con evidente piacere, e tutti i capelli gli ricadono come un manto di seta intorno alle spalle mentre la maglia si incolla al torace evidenziandone i contorni scolpiti. Mi sento seccare le labbra e capisco di aver bisogno anche io di bere qualcosa… anche se il mio sguardo non vuole smetterla di correre al corpo di Valentin, che subito dopo essersi riposato a malapena due minuti, torna al lavoro più rilassato e concentrato di prima. E’ uno spettacolo senza pari, ancor più bello ed accattivante di un delfino al centro di un’onda. E le mie mani avrebbero voluto vagare pigre e lente come quelle gocce che hanno attraversato e lambito il suo petto…
Che visione… io che gioco con quella pelle dorata… chissà come sarebbe…
Basta Maxim! Non è giusto che tu faccia simili pensieri!!! Valentin è così gentile e disponibile con te che non se lo merita che tu stia a fantasticare su di lui!!!
“Maxim? Fai un paio di foto accanto a Claire per favore! Il vostro contrasto crea un effetto notevole!”
Annuisco ancora leggermente imbambolato dalla sua avvenenza e mi avvicino alla ragazza, che sorride verso Valentin.
Avvicinandomi a lei, e riprendendomi lievemente, capisco benissimo cosa intenda Lelè. Al di là del fatto che è più alta di me, inconveniente che si risolve facendo inginocchiare me e semi sdraiare lei, Claire è esattamente il mio opposto: i suoi capelli sono lunghi, neri e mossi, gli occhi talmente scuri da non lasciar intravedere la pupilla, i lineamenti proporzionati anche se appena troppo marcati e le curve sono generose, nonostante il corpo snello. Accanto a me, pallido e dai colori molto chiari, risalta come una brillante pietra d’onice su un manto di candido alabastro.
Claire si diverte ad esibire espressioni seducenti, mentre in me il disagio cresce rapido fin quando, per mia somma gioia, Valentin decreta la fine della giornata.
Rimetto i miei vestiti e letteralmente sfinito vado da Lelè.
“Dai Loup… ce lo meritiamo, no? Saremo in cinque o sei! Su non fare il solito orso guastafeste!”
La voce petulante di Claire mi avverte che non troverò Lelè da solo, ma almeno mi sembra giusto salutarlo prima di andarmene, perciò rendo nota la mia presenza, avanzando e superando Philip e Sebastian, intenti a smontare le ultime attrezzature, che mi impediscono la visuale.
“Mamì! Eccoti! Stavo venendo a cercarti! Davvero Claire… non posso! Devo riaccompagnare a casa Maxim e sono esausto… ho voglia solo di farmi una bella dormita stasera!”
“Suvvia Loup! E’ grande ed autonomo, può benissimo tornare a casa da solo, così stasera mi fai da cavaliere!”
Possibile che non abbia sentito la seconda parte della frase di Valentin?
In realtà pensavo di tornare a casa da solo, sgranchendomi le gambe, ma… ammetto che l’espressione di Valentin e la sua voce colma di sollievo quando mi ha visto non mi lasciano altra scelta…
Ok Maxim sii sincero con te stesso… ti infastidisce notevolmente il modo di fare di questa ragazza che sembra pensare che tutto le sia dovuto incondizionatamente solo perché è bella! E ti irrita anche di più il suo sfacciato modo di proporsi a Valentin. Possibile non sappia che è appena uscito dalla relazione con un modello che lo ha tradito? Vuole per caso farglielo dimenticare??? Tzè! Oca com’è… sto diventando cattivo…
“Mi spiace Claire, ma sono senza macchina ed abito lontano… e poi devo discutere con Valentin.”
Il sorriso che ho sulle labbra, assomiglia ad un ghigno di sfida, me ne rendo conto persino senza vederlo, e noto che lei sta per raccogliere in pieno il tacito confronto a cui l’ho invitata, ma Lelè glielo impedisce perché mi afferra per il braccio e facendo un saluto accennato con la mano agli altri, la ignora, trascinandomi verso la sua automobile.
“Ma è peggio di una sanguisuga! Non lo vuole capire che non mi interessa??? Gliel’ho detto in tutte le lingue che conosco! Santo cielo!”
Valentin, appena entrato nell’abitacolo sbotta e si siede appoggiando per un attimo la testa sulle braccia piegate sul volante.
Io non posso impedirmi di scoppiare a ridere nel vederlo così frustrato e lui mi sbircia con la coda dell’occhio.
“Sono così ridicolo?” Bofonchia con il tono di un bambino lamentoso e questo suo aspetto dolce mi fa ridere ancora di più.
Sono contento di potermi godere questi attimi con lui… mi sembra di rivivere la magica atmosfera del pranzo di ieri quando mi ha fatto quella stupenda improvvisata all’università… è stato così tenero e premuroso…
“Mmm scusa se ti ho messo al lavoro anche oggi ma quando ci sono simili incompetenti che non ti ascoltano affatto e si curano solo di specchiarsi nell’obiettivo per vedere se la piega dei capelli va bene od il vento l’ha guastata, mi innervosisco e non riesco a ragionare lucidamente… non che intenda che ti ho fatto fare da modello perché non ero in me… anzi… quello è stato un momento di genio assoluto! Comunque… grazie a te non ho buttato un intero giorno lavorativo, visto che alcune foto di certi modelli sembreranno pose di manichini dei centri commerciali, per quanto sono espressive…”
Per un momento resto del tutto basito dal fatto che Valentin la pensi come me su alcune persone… ma non me ne sorprendo a lungo e scuoto solo la testa, come a rassicurarlo. Lui in risposta sorride, accendendo la macchina ed uscendo dal parcheggio.
Intavoliamo una piacevole conversazione, con lui riesco sempre a parlare senza problemi tranne quando arrossisco in preda ai miei pensieri più assurdi, e ci interrompiamo solo nei secondi che mi sono necessari a sbadigliare. Da quando ha cominciato a guidare infatti non riesco più a farne a meno… credo che il sole di oggi sia stato deleterio… forse ne ho preso troppo… effettivamente soffro di pressione bassa…
Mmm belle le luci della città che si accendono facendola assomigliare ad un gigantesco albero di Natale… in estate…
Yawn… non riesco a tenere più gli occhi aperti… le luci mi danno fastidio… e ho sonno…
“Valentin… forse… sto per addormentarmi…”
Yawn… ma gliel’ho detto o l’ho solo pensato? Non lo so proprio…


POV VALENTIN

“Valentin… forse… sto per addormentarmi…”
Il mio dolce piccolo e tenero Mamì non termina di pronunciare questa frase che è già addormentato sul sedile del passeggero, il viso appoggiato allo schienale e il petto che si alza e si abbassa con regolarità. Lo guardo di sfuggita per un solo istante e poi, quando dopo poco sono costretto a fermarmi ad un semaforo, gli accarezzo dolcemente e lentamente il viso, piano per non svegliarlo ma anche per assaporare questo attimo di paradiso.
Potrei riportarlo a casa, ma visto che non so come reagirebbe suo zio se lo riconducessi addormentato (non sia mai che debba svegliare un simile angelo!), opto per un luogo più comodo ed anche più vicino: casa mia.
Devo ammettere che non mi è mai piaciuto tornare a casa, trovarla sempre vuota… La mamma lavorava molto, mio padre… beh lui è meglio lasciarlo stare…
Quando ho cominciato a fare l’assistente (in realtà ero lo schiavetto porta oggetti) del vecchio Pierre, l’idea di riuscire ad imprigionare gli attimi e le emozioni con un click ha cominciato ad affascinarmi, è per questo che ho cominciato dalle basi, quando avevo fatto un po’ di pratica (e messo via un po’ di soldi) ho anche seguito un corso e preso un diploma. La scelta della moda come campo lavorativo è stata più una necessità che una scelta (ti pagano davvero bene se riesci a trovare i servizi giusti e cominci a farti un nome), mi sono messo d’impegno fin dall’inizio, ho anche fatto il fotomodello per un paio di settimane per capire cosa chiedere e come farlo… ed in tutto questo… non ho mai trovato il tempo per innamorarmi davvero e pensare di dividere la casa con qualcuno. Jacques sarà stato qui un paio di volte e non c’è mai rimasto per più di mezz’ora, di solito andavamo a casa sua, anche perché diceva che l’arredamento qui da me non gli piaceva.
Effettivamente è tutto piuttosto freddo, me l’ha ammobiliata un conoscente arredatore che aveva deciso che quello fosse il modo migliore per ringraziarmi di aver fatto un book fotografico alla sua ragazza, mi ero fatto pagare profumatamente, ma contento lui…
In ogni caso… non mi è mai piaciuto tornare a casa, ma oggi sì…
Parcheggio la macchina in garage e poi, cercando di fare più piano possibile, prendo in braccio Mamì e lo porto fino all’ascensore che ci condurrà al quarto piano. Mamì sembra dormire più che beatamente, quindi credo non si sveglierà… nonostante il caldo che fa oggi… sentire il suo calore contro il mio petto mi fa stare bene, in pace con me stesso, come se avessi trovato il mio posto… e non è detto che non sia così.
Ho fatto venire Maxim sul set oggi perché non ci riuscivo a non vederlo, avevo troppa voglia di passare del tempo con lui, ed anche se questo tempo è stato pressoché irrisorio, sono comunque stato felice di volgere lo sguardo, di tanto in tanto, e vederlo perso a guardare il mare oppure che mi osservava. I momenti in cui i nostri sguardi si incontravano erano i più belli, perché potevo rispecchiarmi nelle sue iridi luminose e ritrovare la pace che il mondo che mi circonda cerca di sottrarmi e che, forse, non ho mai posseduto davvero.
Fortunatamente ho preso le chiavi di casa prima di Mamì e le ho tenute in mano, altrimenti avrei avuto qualche serio problema nell’aprire la porta. Entro e, sempre cercando di fare pianissimo, tanto che nemmeno accendo la luce, chiudo a chiave la porta lasciando le chiavi nella toppa e vado diretto in camera da letto.
Sposto copriletto e lenzuola, appoggio Mamì, gli sfilo scarpe e calzini e poi guardo indeciso i jeans. Forse potrei slacciarli e sfilarglieli… solo per farlo stare più comodo… non certo per guardare di nuovo le sue gambe snelle ma muscolose e perfette, il suo… ehm… e poi anche il suo… ehm.. sederotto… no! Non sia mai! Non sono certo mosso da così bassi istinti né tanto meno da una mezza erezione che comincia a farsi sentire al solo ricordo del corpo del mio dolce e piccolo delfino!
Continuo a chiamarlo mio… qui la cosa si sta facendo davvero grave…
Lo copro con il lenzuolo e poi vado a farmi una bella doccia, devo proprio schiarirmi le idee. Quando torno lo trovo girato verso il mio lato del letto, raggomitolato su se stesso in una posa così tenera che mi verrebbe voglia di mangiarlo di baci.
Mi stendo al suo fianco ed istintivamente lo abbraccio. E’ così bello avere qualcuno accanto… no, mi correggo, è così bello avere accanto Maxim.
Mentre il sonno incede sempre più rapido, sono talmente stanco che non ho nemmeno fame, e gli occhi mi si cominciano a chiudere, il viso di Mamì di fronte al mio mi infonde, di nuovo, una calma che non ho mai provato e mentre Morfeo mi abbraccia silenzioso, la certezza che mi sto innamorando di lui mi inonda il cuore e mi fa cedere alle lusinghe del dio del sonno con un sorriso sulle labbra.

FINE TERZO CAPITOLO