- seconda parte -
Disclaimer: I personaggi sono nostri, alcuni dei nostri tesoooooori… bwahahahah poveri loro *_*

If you want to be mine...





POV MAXIM

“Dai Max, sarebbe un’ottima fonte di guadagno! E poi te l’ho sempre detto che con quel fisico potresti fare il modello!”
La voce semi divertita di Flo mi fa compiere una piccola smorfia. Il modello… sì ci mancherebbe solo questo a complicarmi la vita! Però è vero che quei soldi mi farebbero proprio comodo…
<<Ah mio caro Maxim ti do un consiglio, mai mettersi con un modello… perché il minimo che ti può succedere è trovarlo a letto con un altro… e poi se sei proprio sfigato sta nel tuo letto…>>
Che strano! Chissà perché mi sono tornate alla mente le parole di Valentin… Caspita sono trascorsi dieci giorni ed ancora ho chiaro in mente tutto quello che mi ha detto, la sua voce, il suo aspetto, il suo sguardo… le sue labbra sulle mie… Ok, passiamo oltre e concentriamoci… Mi servono assolutamente troppi euro… perché accidenti costa così tanto un viaggio per la Sardegna? Per non parlare del fatto che mi servirebbe qualcosa anche per il mantenimento una volta che sarò lì, d’accordo che ci passerebbero vitto ed alloggio, ma per qualsiasi extra non posso trovarmi al verde… e tutto quello che guadagno come cameriere e che mi dà zio, mi basta a malapena per la retta universitaria e per i libri, ed ora che sono maggiorenne non voglio pesare ulteriormente sulle sue spalle… d’altronde io voglio continuare gli studi ma non sono più quelli dell’obbligo, quindi… se voglio farlo devo ingegnarmi a riuscirci da solo! E’ una promessa che ho fatto a me stesso! E fino ad ora è andato tutto bene… ma la prospettiva di questo stage all’isola della Maddalena, mi attira così tanto… sarebbe una magnifica occasione per potermi trovare vicino al mondo che amo più di ogni altra cosa, quello del mare. E’ la realizzazione di un sogno che ogni biologo marino dovrebbe avere! E poi l’Italia… terra di sole e calore… mmm… forse non dovrei escluderla a priori l’opportunità suggeritami da Gisèle e Mélisande .
<<Maxim? Maxim! Abbiamo la soluzione su misura per te! Così potrai andare in Sardegna! Tanto con i tuoi voti sei a cavallo! Ti manca solo la quota! E noi sappiamo come puoi guadagnarla! La madre di Emélie lavora nell’impresa di pulizia che si occupa della manutenzione dell’agenzia pubblicitaria “Jeunes fleurs” e ha letto su un’inserzione che si cercano nuovi volti per una campagna di costumi estivi per ragazzi e ragazze sui vent’anni. Tu saresti perfetto! Hai il fisique du role, il tuo passato da nuotatore provetto ti verrebbe in aiuto e poi con quel visino angelico... divino! Figurati, vogliono provare sia lei che Rémy, e non tenti tu??? Lo stipendio, a quanto abbiamo capito non sarebbe da buttare, anzi! Daiiiii!>>
Quelle due pazze scatenate! Che idea che hanno avuto... Però c’è da dire che sono un toccasana per il buonumore, vederle insieme, innamorate e sempre sorridenti fa bene all’anima... Comunque sia... sono davvero indeciso. Odio dovermi sottoporre al giudizio altrui, non mi piace stare al centro dell’attenzione e detesto i complimenti e tutto ciò che concerne quel pianeta artificiale, costituito da illusione e bellezza, figuriamoci se dovessi entrarne a far parte anche solo temporaneamente... D’altronde però se davvero mi prendessero, anche se ne dubito fortemente, mi porterebbe via poco tempo allo studio ed al lavoro serale al locale e mi frutterebbe un guadagno niente male.
Torno al bancone per reclamare l’ennesima ordinazione richiestami e mi accorgo, dallo sguardo ridente di Florian, che ha capito che ci sto pensando seriamente. Accidenti! Non capisco come faccia a leggermi sempre tutto dentro! D’accordo che è una specie di fratello maggiore, però a tutto c’è un limite!
Bah!Ho ancora tempo per pensarci, a quanto mi hanno detto Gi e Mél la scadenza per la domanda è tra una settimana... poi si vedrà.

Ed eccomi qui, con tutta l’indecisione che ancora mi attanaglia. Che ci sto facendo davanti alla porta dell’agenzia? O meglio, lo so il perché ma… sarà davvero questo il modo giusto? Forse è più saggio non farmi eccessive paranoie, tanto è più che probabile che nemmeno mi prendano, vista la media dei ragazzi che ho potuto osservare entrare fin’ora. Tutti dal fisico modellato, con visi interessanti ed andature invidiabili, mentre io mi sento tanto il brutto anatroccolo della situazione. Chissà, magari, ho sbagliato a volermi presentare a tutti i costi con un semplice paio di jeans e una magliettina bianca, forse avrei dovuto seguire il consiglio di quelle due fuori di testa, ed indossare quei pantaloni di pelle togli respiro che mi volevano costringere a mettere e quella camicia semi trasparente abbinata… ma non sarei mai stato a mio agio ed avrei finito per camminare come se mi avessero impalato… o stessero per farlo. Basta, ormai sono qui ed è giusto che provi, almeno non potrò rimproverarmi di non aver tentato… speriamo non finisca poi per rimpiangere di averlo fatto…
Coraggio Max! E’ ora di varcare quella soglia! Non serve a nulla fare il palo qua davanti, anche perché hai già attirato sin troppi sguardi incuriositi ed infastiditi, meglio evitarne altri, almeno prima della selezione.
Distendo i muscoli e mi dirigo dalla segretaria all’ingresso, una bellissima donna di colore, dall’aspetto curatissimo e patinato quanto quello delle annunciatrici della televisione. Mi scruta con occhio critico, poi, dopo aver preso nota del mio nome, mi indica la sala d’aspetto dove gli altri candidati si sono già accomodati in attesa del loro turno.
Lo stretto corridoio che attraverso per arrivarci è tappezzato da fotografie di modelli che mi fanno vergognare di aver potuto anche solo ipotizzato di venirmi a proporre… Che ci faccio io qui? Appena incontro Gi e Mél le strangolo con le mie mani… anzi non passo più a nessuna delle due i miei appunti! E’ una punizione più efficace e tremenda… almeno per loro. Perché divago sempre così tanto? Forse perché la mia mente, deviando dal tragitto originale che doveva percorrere, evita le brutte cadute che si ritroverebbe altrimenti a fare? E’ un modo per fuggire? Ecco ci risiamo…
Mi sfugge un sospiro piuttosto greve che cattura l’attenzione di un ragazzo castano dagli occhi azzurroverde, come il mare più profondo, e resto per un istante incantato ad ammirarli, vittima della malia che sempre mi coglie quando qualcosa mi fa pensare a quella distesa infinita e perfetta. Il proprietario di quegli occhi magici mi sorride malizioso ed invitante. Invitante?!? Max, hai le traveggole forse? Questo posto mi fa uno strano effetto, o forse sono le luci artificiali troppo forti ed intense che, oltre ad abbagliarmi gli occhi, mi surriscaldano anche la poca massa cerebrale di cui dispongo, mandandola in cortocircuito ed in completa ebollizione. Infatti, quando torno ad osservarlo di sottecchi mi sorride solamente amichevole e vagamente ingenuo… sognavo fino a poco fa, non c’è dubbio. Ho i nervi logori.
Mi guardo intorno e mi accorgo solo ora che la stanza è sovraffollata e non ci sono più posti su cui accomodarsi, ma Occhi di mare, molto gentilmente, si sposta leggermente, permettendomi di condividere con lui la sedia. Il contatto fisico ravvicinato che si crea mi mette lievemente a disagio ed anche se razionalmente sono consapevole che non ne avrei motivo, non posso far a meno di essere teso e di sentire caldo al viso, segno sicuro e tangibile, del colorito acceso che avranno le mie guance. Sono un vero danno! Non posso farci niente!
Dopo oltre due ore e mezza di attesa, caratterizzata da un aumento costante di imbarazzo e fastidio da parte mia, a causa della gamba di Occhi di mare premuta contro la mia, della sua mano che, di tanto in tanto, si posa con aria non curante sulla mia coscia o mi sfiora il viso, come sottolineatura di un concetto espresso dalla voce modulata ed appena impostata, propria di Toine, come mi ha pregato di chiamarlo, avendo in odio il suo nome intero Antoine, ricordo di un suo ex omonimo (come fa ad avermi raccontato la sua vita in due ore?), comunque… siamo giunti ad una prima scrematura superficiale. Hanno scartato a priori tutti i ragazzi al di sopra del metro ed ottanta ed al di sotto del metro e settanta, aventi corporatura troppo efebica od al contrario troppo muscolosa, ed ho captato da vari discorsi che si sono tenuti, che la motivazione di tale scelta è da ricondurre alla selezione della modella femminile, tal Eve Moreau, che ha comportato la necessità di una tipologia maschile ben precisa che possa esserle accostata armonicamente.
Sono fortunato per una volta! Il mio metro e settantotto scarso e gli anni trascorsi in piscina ed al mare mi sono tornati utili, avendo scolpito in modo non troppo evidente il mio fisico.
Anche Antoine è rimasto, al momento, ed ora ci attende la seconda parte del provino, la più dura e decisiva: gli scatti di prova con il fotografo incaricato per il servizio che dovrà testare se siamo fotogenici, espressivi ed adatti… Mi sento ansioso ed agitato e credo sia visibile persino all’esterno perché Toine tenta di rassicurarmi e mi abbraccia per calmarmi.
Ora… sono sicuro di aver perso completamente il pieno e consapevole possesso delle mie facoltà mentali. Un bellissimo ragazzo come Occhi di mare mi abbraccia ed io, non solo mi inibisco, ma addirittura mi irrigidisco! E’ inutile sono impazzito! Eh sì! Perché altrimenti non si spiega! Voglio dire… quando Valentin mi ha baciato non ho fatto una piega, mentre per un abbraccio mi comporto così? D’accordo che in quanto a fascino, bellezza e magnetismo, lo squalo non ha rivali, ma non sono un pesciolino rimasto intrappolato per via del suo letale carisma e della sua attraente pericolosità!
Oh basta Maxim! Piantala di pensare a queste cose senza senso e concentrati su quanto hai sentito prima, sull’esigenza, la meticolosità, la freddezza e l’innegabile talento del fotografo che tra poco ti giudicherà! Ne parlano tutti con un timore riverenziale che mi ha decisamente impressionato! Chissà che tipo sarà!?
Il tempo passa sin troppo lentamente a volte, ma ora che vorrei avere più minuti possibili per prepararmi psicologicamente sembra abbia intrapreso una corsa rapida ed inesorabile.
E’ vero che anche se non mi prendessero, come probabilmente accadrà, non me ne farei un dramma, però sto risentendo dell’atmosfera che si è creata negli altri… Uffa! Accidenti, speriamo facciano una pausa prima che tocchi a… come non detto! E’ il mio turno! Non vogliooooo! Nooo!
Ok… calma e sangue freddo… respira, cammina… perfetto sei entrato! Grande! Ora sorridi e non smettere di farlo quando incontrerai lo sguardo o l’obiettivo della macchina fotografica del fantomatico Loup, di cui hai sentito parlare fin’ora! Su, un piccolo sforzo, ora quando si gira rimani sereno e non congelare, intesi Max? Ma perché parlo da solo? Lucidooooo! Devo essere lucido, calmo e compassato! Si sta voltando, forza!
Bene, allora… Eh????


POV VALENTIN

“Bene, allora… Mamì!”
Non ci posso credere… non è possibile che…
“Che ci fai qui?” Mi avvicino al mio bellissimo biondo che è a dir poco fantastico oggi. Non avrei mai creduto di poterlo incontrare così presto, e soprattutto non in una giornataccia come questa!
“Ehm… io… non… cioè… e tu?”
“Eh eh eh, questo è il mio lavoro! Sono un fotografo…”
“Oh… ehm… sì…”
“Ehi calma piccolo… sono io, sai?” Gli sorrido e gli metto una mano su un braccio, lui si rilassa leggermente ma il rossore che gli imporporava le guance aumenta anziché diminuire. E’ così dolce! Mi chiedo solo come mai sia venuto a fare questo provino… non vorrei avesse il desiderio di diventare un modello, nonostante il fisico lo abbia… eccome se lo ha!
Ha indosso un semplice paio di jeans neanche troppo attillati ed una magliettina a mezze maniche bianca, assolutamente insignificante. Tutto questo potrebbe essere un modo costruito per apparire acqua e sapone, od almeno è questo che penserei se non conoscessi Mamì…
E’ assolutamente bellissimo…
“Sì…” Comincia a guardarsi intorno con aria incerta, questo lago non è adatto ad un pesce di mare, è tutto troppo ristretto perché un delfino possa sentirsi a casa…
“Pesciolino, come mai sei qui?”
“Pe… pesciolino?” Io mi limito ad annuire strizzandogli un occhio e lui si rilassa maggiormente… sono felice di fargli questo effetto, anche se mi rendo conto che, forse, la mia mano sul suo braccio, che l’accarezza piano e lentamente, non è proprio il massimo… ci stanno guardando in troppi…
Sposto lentamente la mano ma non mi allontano di un centimetro, così che ‘il distacco’ non sia troppo brusco o non lo induca a pensare che mi dia fastidio… avrei voglia di baciarlo…
“Beh… mi servono soldi… vorrei fare uno stage di sei mesi in Sardegna, in Italia… ho fatto domanda, ma se mi prendono mi serviranno i soldi per il viaggio, ed allora…” E’ imbarazzato e si appoggia, alternativamente, prima su un piede poi sull’altro, chiaro segno della leggera instabilità emotiva che lo pervade.
Annuisco e questo semplice gesto mi rende estremamente più sollevato, sapere che non è la strada che vuole intraprendere per la sua vita mi fa balzare il cuore nel petto e lo lascia libero di muoversi all’interno della cavità toracica come se nulla fosse. Se avesse voluto fare il modello di professione, avrebbe voluto dire che si aspettava molto dal suo corpo, che non pensava a quando questo corpo comincerà a mutare per l’incedere dell’età e che si trova a suo agio, o che almeno spera di farlo, in un mondo fatto solo di superficie, in cui non c’è alcuna sostanza. Poiché credo, invece, che in lui ci sia molto più che un culo sodo ed alto, dei pettorali invidiabili e degli addominali scolpiti… non mi sembra affatto il mondo adatto a lui. Queste brevi riflessioni sul suo meraviglioso corpo però, cominciano a causarmi qualche problemino, quindi comincio a credere che sia decisamente meglio pensare ad altro…
“Capisco, cosa studi Mamì?”
“Biologia marina.” Gli occhi gli si illuminano al solo nominarla, ed adesso capisco alla perfezione di aver ragione. Senza il mare, in ogni sua forma e dimostrazione, questo bellissimo delfino non riesce proprio a stare, è il suo ambienta naturale, e la tenerezza che mi suscita cresce ulteriormente, così come la stima che ha creato ogni suo gesto da quella sera.
“Perfetto, questa è una campagna pubblicitaria sulla moda mare… ok… faccio qualche scatto di prova ok?”
“Ehm… sì… ok…”
L’agitazione lo assale di nuovo e così, per farlo rilassare, non certo perché anelo al suo corpo come un assetato nel deserto, gli accarezza dolcemente e delicatamente una guancia, così da permettergli di rilassarsi all’istante.
Faccio portare una sedia sul set e poi lo faccio sedere pensando all’angolatura migliore per le foto.
Ora che l’obiettivo lo inquadra, le luci messe nei punti giusti… non posso cercare alcuna angolatura!
Com’è possibile cercare di migliorare la perfezione?
Comincio a scattare, gli dico di sorridere e lui lo fa, ma è ancora troppo rigido, si vede che non ha niente a che fare con questo ambiente.
Quando chiedi ad un modello, uomo o donna che sia, di interpretare a suo modo una determinata emozione, di esprimere un qualche sentimento, puoi stare certo che non ci riuscirà. In tutti loro c’è qualcosa che li blocca, il desiderio di essere perfetti forse, o quello di scalare le passerelle per giungere a quelle veramente importanti, tutti hanno una loro diversa motivazione.
Sono freddi, sterili, privi di ogni sentimento. La bellezza in questo lavoro è tutto… ma lo sono anche l’espressività e la capacità di interpretazione. Se chiedo a qualcuno di essere felice e questo qualcuno mi sorride, i suoi occhi rimangono comunque freddi, distaccati e tremendamente insensibili.
Chissà com’è Mamì?
“Mamì… pensa al mare… pensa di star nuotando insieme ai delfini…”
Detto… fatto. I suoi occhi grigi assumono una sfumatura più chiara, brillano di una luce di felicità che non credo di aver mai visto in nessuno, è semplicemente radioso. Ho trovato la giusta chiave di lettura, il modo giusto per tirare fuori tutte quelle emozioni che so tenere nascoste, ma che traspirano da ogni suo sguardo.
“Perfetto Mamì…”
Uno scatto… due… tre… cento… non riesco a fermarmi, non so quanti rullini ho finito, sto facendo stancare molto Mamì… forse dovrei smetterla…
“Sei stanco? Facciamo una pausa, ok?”
Mamì sorride e si rilassa lasciandosi andare sulla sedia che c’è sul set. Lascio da parte la macchina fotografica e lo raggiungo osservandolo ad ogni passo, e mano a mano che mi avvicino la lucentezza dei suoi occhi mi abbaglia come da il sole al mattino.
“Ecco qua…” Gli porgo una bottiglietta d’acqua sigillata e lui beve con un’espressione grata sul volto.
“Sono un disastro eh?”
“No! Scherzi! Sei perfetto! Bravissimo, te lo giuro! Credo che abbiamo finito…”
“Oh..”
“Senti… ti lascio il mio numero così… per qualsiasi cosa…”
“Grazie Lelè… sei gentilissimo…”
“Lelè?” Inarco un sopracciglio ma devo ammettere che come diminutivo mi piace molto…
“Sì… ehm… sì, ti piace?” Biascica nervosamente completamente paonazzo in volto.
“Sì… mi piace…” Sorrido di nuovo (ma quanto mi fa sorridere questo ragazzo?) e chi mi vede rimane non poco sorpreso, sono sempre serio sul lavoro, ed anche una volta finito non sono un tipo particolarmente allegro… ma la presenza di Maxim è qualcosa che… non so gestire le emozioni che mi fa provare, ecco tutto.
Gli porgo un bigliettino da visita e lui mi sorride timidamente, ringraziandomi.
C’è molta confusione attorno a noi, modelli che devono entrare, assistenti di studio che sistemano le luci, preparano le macchine fotografiche, gente ovunque, voci che dicono le cose più disparate, ma… tutto è così’ lontano…
Sono improvvisamente diventato una donniciola che trova del romanticismo in ogni cosa, ma non mi importa poi un granché… mi sento bene… mi sembra tutto distante quando mi trovo accanto a questo ragazzo… e la cosa bella è che non conosco nemmeno il suo cognome!
“Allora vado…”
“Sì… domani c’è la riunione perché i tempi sono piuttosto ristretti… entro due o tre giorni dovresti sapere qualcosa se ti prendono…”
“Ah ok benissimo… grazie allora!”
“E di cosa? Grazie a te per la meravigliosa sessione di lavoro…”
“Ma dai!”
“Loup! Dobbiamo fare altri tredici set con altrettanti modelli…”
“Sì Claude… arrivo…”
“Ehm… me ne vado… buon lavoro allora… Lelè…”
“Grazie… allora… alla prossima Mamì…”
“Sì… alla prossima…”
Un altro sorriso, gli sguardi che si incontrano per un altro istante… lui si allontana verso l’uscita dello studio, io torno al mio posto… mi volto, a guardarlo per un altro attimo, lui fa lo stesso, gli occhi si incontrano di nuovo e poi… puff! Semplicemente esce ed il putiferio che regnava fino a pochi attimi ricomincia nuovamente e mi sento di nuovo svuotato di tutto il vortice di emozioni che fino a pochi attimi fa mi turbinava dentro… ed ora sono di nuovo, semplicemente, Valentin… o meglio… Loup…

“Dunque, ora che abbiamo visto tutti… io proporrei di cominciare ad eliminare i primi… direi che non vanno bene questo, questo, questo, questo… questo e quest’altro…”
Sposto una ciocca di capelli dietro l’orecchio mentre assisto all’ennesima noiosissima riunione di casting. L’unica cosa positiva è che, essendo un fotografo affermato e famoso, la mia parola è senza dubbio tenuta in conto e sono certo che, dopo questa rottura di scatole, il ragazzo che verrà scelto per questa campagna pubblicitaria sarà Maxim , alias… il mio Mamì.
Non so perché voglio lavorare proprio con lui, non ne sa niente di servizi fotografici, però ha qualcosa… non è solo che mi piace, non è solo il suo fisico meraviglioso… è… quello che ha nello sguardo, la luce che emettono i suoi occhi… i sentimenti che riesce ad esprimere.
Su venti ragazzi totali ne sono stati eliminati già quindici, e per ora Mamì non è tra quelli, quindi non ho dovuto ‘scoprire’ le mie carte, nessuno sa quale sia il ragazzo che voglio scegliere io, e se non dovessi mettere bocca fino alla fine sarebbe meglio, così Mamì non potrebbe di certo dire di aver avuto una raccomandazione!
“Dunque signori… siamo rimasti con questi cinque ragazzi. Direi che sono tutti molto belli ma dobbiamo ridurli ulteriormente a tre…”
Altre discussioni… questo ha gli occhi troppo scuri, questo è troppo magro… questo qui invece ha un ‘brutto’ sorriso…
Si va avanti così ancora per mezz’ora buona, e devo ammettere che è un vero record. In riunioni di questo tipo si è costretti a continuare sempre per giorni interi perché ognuno ha i suoi interessi da portare avanti, ogni partecipante spinge per il proprio cavallo, certo che sia quello perfetto per il rush finale. A causa del poco tempo a disposizione e della non eccessiva importanza della campagna, però, si riesce a fare in fretta.
Non sono un tipo che bada particolarmente ai soldi, o meglio, non scelgo un lavoro solo in base alla fama della ditta che me lo propone od alla retribuzione. Avevo bisogno di un periodo di riposo prima di una grossa campagna pubblicitaria per un’altrettanto importante casa di moda, è un lavoro che mi porterà via diverse settimane, ma non è il tempo… è l’impegno… dovrò lavorare sodo, per questo ho accettato questo servizio, in modo da avere qualche giorno di riposo prima della campagna senza il rischio di venir ‘incastrato’ nella scelta delle location e dei modelli per l’altra.
Mamì è tra i primi tre, bene, ora comincia il mio lavoro…
“Dunque… io proporrei Emmanuele Blanchard… mi sembra il più adatto…” Da quello che si dice, questo ragazzo è il figlio della nuova amante/compagna/fidanzata del produttore che ha appena parlato, è ovvio che voglia lui, sta insistendo su questa candidatura sin dall’inizio.
Qualcun altro propone invece Carl Rose, biondino slavato senza nessuna particolare attrattiva e che sembra un ciocco di legno.
Ma del resto… che ne sanno loro di come sono questi ragazzi davanti alla macchina fotografica? Sembrano tutti dei pezzi di marmo, saranno anche belli, ma espressivi e carismatici ce ne sono davvero pochi…
Altre due persone fanno il nome di Mamì… perfetto… davvero perfetto.
Sto in silenzio ancora per un po’, si discute, si parla, si dice che Maxim è troppo sconosciuto… però è bello…
Certo che è bello! Stupendo… perfetto…
“Allora Loup… tu che ne dici?”
Ok… è il mio momento...
“Bene signori… direi che l’ultima parola spetta a me visto che sarò io a dover realizzare il servizio.” A molti non piace la mia arroganza, ma del resto… sono bravo, affermato ed importante in questo ambiente, quindi molti mi tengono in conto e riesco a far fare sempre le cose che voglio, almeno sul set.
Il produttore storce il naso perché sa che non sceglierò mai il suo pupillo, gli altri mi guardano con aspettativa.
“Questi ragazzi sono molto belli, ma sono anche tremendamente inespressivi. I loro occhi rimangono freddi… non sono persone con cui mi piace lavorare. Io voglio lui.” Metto la foto di Mamì in bella mostra e la maggior parte dei presenti mi guarda con l’espressione di chi non capisce cosa esattamente stia succedendo.
Non credo di essere stato mai così perentorio in una scelta e chi ha già lavorato con me lo sa. A volte posso risultare malleabile, nonostante porti avanti le mie idee strenuamente, ma questo accade solo quando sono troppo stanco o troppo annoiato. Mamì ha un talento naturale, riesce ad imporsi con un carisma che raramente ho visto in altri… e poi voglio che abbia i soldi necessari per quello stage!
“Scusami Loup, non pensi che sia un viso troppo sconosciuto?”
“Sì, è sconosciuto, ma proprio per questo è un viso fresco, adatto alla campagna che dobbiamo fare. Abbiamo bisogno di qualcuno che sia in grado di esprimere al meglio la giovanilità e la novità dei capi che dobbiamo mostrare, quindi, credo che Maxim Bonneau sia il soggetto più adatto.”
Alla mia esposizione seguono alcuni commenti, il produttore, ovviamente, esprime il suo dissenso, ma gli altri mi sembrano tutti piuttosto convinti. Non credevo di poter essere un buon oratore, ed invece…
“E sia… per stavolta Loup si fa come dici tu…”
Per forza si fa come dico io… altrimenti la vostra campagna salta, miei cari signori! Ma quest’ultima affermazione la lascio vagare nella mia mente.
Mi è stato detto che domani Mamì verrà informato di aver superato la selezione e gli daranno un appuntamento per firmare il contratto, credo che lo chiamerò per dirgli che vado con lui, non vorrei lo raggirassero… il problema è uno solo… non ho il suo numero! E che idiota che sono! Gli ho dato il mio e non gli ho chiesto il suo!!
Beh… posso sempre cercare sull’elenco telefonico il numero del “Sun&Moon”… oppure… beh posso anche andarci… in fondo gli darei la notizia in anteprima… beh… magari lo faccio felice…
La macchina si guida praticamente da sola (sarà anche merito del cambio automatico?) ed in meno di quindici minuti mi ritrovo in un parcheggio a pochi metri dal locale, forse per l’assenza di traffico, oppure perché ho corso come un pazzo…
L’aria che si respira, non appena entro, è la stessa dell’altra sera, solo che oggi sono maggiormente cosciente di quello che ho attorno. Uomini in giacca e cravatta, donne truccate e sistemate, tutti che conoscono, o almeno sembrano conoscere, tutti. Mi guardo di sfuggita nella porta a vetri mentre entro e quello che vedo è un ventottenne con i capelli troppo lunghi per l’età che ha (fin sotto le spalle), sciolti, che ricadono scompostamente, gli occhi castani, molto profondi, con qualche riflesso più chiaro, dorato quasi, che li rendono particolarmente affascinanti, i jeans strategicamente larghi sulle gambe e stretti (ma non troppo) sul sedere, una maglia a collo alto e maniche corte, banale a dire il vero, ed una giacca di jeans abbinata ai pantaloni. Insomma, non sono niente male, ma… piacerò a Mamì?
Una donna, seduta non troppo distante dalla parte, mi osserva con attenzione, ma, purtroppo per lei, non è decisamente il mio tipo… ed inoltre… il mio sguardo è completamente calamitato da Maxim, dietro il bancone, che serve due ragazzi che avranno pochi anni più di me.
Mi siedo su di uno sgabello ed aspetto che il barista più bello di tutto il Belgio mi venga davanti per chiedermi cosa voglio da bere.
“Lelè! Ciao!”
Gli sorrido e sentire la sua voce mi rende improvvisamente tranquillo.
“Ciao Mamì, come va il lavoro?”
“Bene, grazie. Cosa ti posso offrire?”
“Un aperitivo… analcolico, grazie.”
Lui ridacchia ed io sorrido di nuovo, è bella anche la sua risata.
“Ecco a te… allora, andato bene il lavoro?”
“Sì… abbiamo scelto un modello molto bello, adattissimo non solo alla Moreau ma a tutta la campagna. E’ bello, atletico… e con degli occhi chiari che… brillano come fari…”
Bevo un sorso della bevanda chiara per nascondere un lieve sorriso, mentre Mamì, povero pesciolino mio, fa un faccino triste e un po’ sconsolato.
“Ah… si chiama Antoine, per caso? Effettivamente è molto bello…”
Una morsa di quella che capisco essere gelosia, mi attanaglia lo stomaco e mi fa stringere forte il bicchiere.
“Chi?”
“Antoine… l’ho conosciuto alle selezioni… mi ha detto di chiamarlo Toine… pensa mi ha persino fatto spazio sulla sua sedia…”
“Ok questo tizio non lavorerà più…”
“Eh?!”
“Eh? No, niente… Maxim… ti puoi sedere un attimo?”
“Ehm… veramente sto lavorando…”
“Ok pesciolino… hanno preso te.”
Mamì mi guarda incerto, come se non avesse sentito bene, poi appoggia una mano al bancone e mi guarda serio.
“Lelè! Non prendermi in giro!”
“E chi ti prende in giro? Sei arrivato in finale… eri tra i primi tre… qualcuno votava per te, qualcuno no, e visto che il mio voto è stato decisivo…”
“Che… cosa? Allora mi hanno preso solo perché…”
“Ecco, lo sapevo che lo avresti detto. No pesciolino… trovo che tu sia fantastico… e davanti alla macchina fotografica riesci a tirare fuori delle emozioni che ti stendono… non ho mai lavorato con qualcuno con un carisma come il tuo…”
“Lelè! Smettila non ci credo…”
“Oh beh, puoi non crederci ma è così! Domani ti chiameranno per la firma del contratto, andremo insieme così non ti tireranno qualche bidone…”
“Ma… ma…”
“Niente ma pesciolino… questo è un mondo di squali… e tu sei un delfino, sai difenderti ma è meglio farlo in gruppo… ed avere un altro squalo come alleato… non è male, no?” Concludo la frase (ma quanto ho parlato?) con un occhiolino ed un sorrisetto, so il fatto mio, questo è il mondo in cui lavoro da almeno otto anni, so come vanno cose… ed il pesciolino che mi sta di fronte e che boccheggia in cerca d’aria, è una mia preda, oltre che un mio protetto… penserò io a lui…
Mamì ha gli occhi sgranati e mi guarda con la bocca lievemente aperta. Credo che ancora non abbia assimilato la notizia…
“Ma… ehm… ma…”
“Ma cosa? Allora mi raccomando fammi sapere per quando ti danno appuntamento…”
“Ma… sq-squalo… tu… squalo…”
Inarco lievemente un sopracciglio prima di rispondergli, chiedendomi come mai sia rimasto al termine ‘squalo’.
“Sì Mamì, il mondo della moda, dello spettacolo… sono mondi di squali, ed io ci navigo da così tanto tempo ormai che sono diventato uno squalo anche io… tu invece sei un bellissimo, aggraziato, elegante, intelligente e dolce delfino.”
“Oh… ehm… ah… sì… grazie…” Un bel rosso purpureo colora le guance del pesciolino più bello di tutti i tempi ed io mi incanto a guardarlo.
“Maxim!”
“Eh? Ah sì zio, scusa!”
Un uomo sulla cinquantina, brizzolato, dal fisico piacente anche se con un po’ di pancetta, vestito completamente di nero si avvicina al mio pesciolino chiamandolo e deduco, anche perché lo ha chiamato zio, che sia il famigerato zio, padrone del locale, che era stato via per alcuni giorni.
“Ehm… vuoi qualcos’altro Lelè?”
“No, grazie Mamì, finisco questo e vado…”
Lui mi sorride e torna a lavorare.
Per la mezz’ora successiva Mamì viene da me ogni tanto chiedendomi se voglio altro e se va tutto bene, mentre io passo il tempo a guardarlo lavorare, fissando i suoi occhi ed il suo sguardo quando mi è possibile, oppure osservando il suo perfetto fisico… in fondo ho la scusa di doverlo studiare per ottenere il massimo dalle foto che gli farò…
Quando mi rendo conto che se rimango a guardarlo per altri due minuti, non solo lo zio mi prende a calci, ma non mi trattengo più e corro a baciarlo, decido che sono abbastanza ubriaco di Maxim per tornarmene a casa. Non so se stanotte dormirò, ma di certo,se accadrà, sognerò un bel delfino che mi gira intorno e mi mostra la bellezza del suo nuoto…
Mi avvicino alla cassa e Maxim mi guarda con un sorriso.
“Allora mi chiami domani appena sai qualcosa?”
“Sì… grazie…”
Mi porge lo scontrino ed io lo guardo sorridendo, le nostre dita si sfiorano per caso, un solo istante, ed il sapore delle sue labbra è improvvisamente nella mia bocca…
“Buon lavoro Mamì, a domani.”
“A domani Lelè…”
Mi regala un sorriso dolcissimo ed io non posso far altro che guardarlo incantato, prima di uscire dal locale, più leggero e felice che mai.


POV MAXIM

Vedo la porta richiudersi dietro l’imponente figura dal fascino misterioso di Valentin e mi sembra di vivere ancora in preda alla medesima atmosfera rarefatta che mi avvolge dall’istante in cui sono entrato nello studio fotografico, pronto a fare il ‘fatidico’ provino, oggi pomeriggio.
Cielo! Non mi sembra davvero possibile che abbiano scelto proprio me… ME! Gi e Mél andranno in visibilio per questa notizia… ed anche per il fatto che dovrò lavorare a fianco con il ‘mio’ squalo.
Quando prima ha affermato che mi avrebbe accompagnato domattina perché lui era a suo agio in un mare di squali non riuscivo a credere alle mie orecchie….
Possibile che le nostre menti avessero formulato un medesimo paragone per descriverlo?
Mamì la vuoi smettere di infilare Lelè nei tuoi pensieri ogni tre secondi???
Già… Lelè… quando oggi mi è uscito del tutto inaspettatamente quel nomignolo dolce e sciocco, proprio davanti a lui, ho desiderato con tutto me stesso che mi si aprisse una voragine sotto i piedi, ma ahimè non sono stato accontentato. Beh… non tanto ahimè dopotutto, considerando che a detta di Valentin mi hanno scelto, se dovessi superare le selezioni per lo stage, avrei anche i soldi per il viaggio… il mio sogno si realizzerebbe…
E tutto per merito di Lelè.
Se oggi non ci fosse stato lui, credo che non sarei riuscito a combinare altro che disastri, compromettendo ogni mia più piccola possibilità di riuscita.
Con la sua sola presenza mi ha infuso una tranquillità che non avrei mai potuto avere… non dinnanzi ad una macchina fotografica!
Sono proprio allergico agli obiettivi… o per lo meno agli obiettivi dietro cui non si cela Valentin.
La sua voce profonda e vellutata, perfettamente controllata e del tutto differente da quella del nostro primo incontro, è riuscita a trasportarmi in un sogno ad occhi aperti.
Un mondo di onde scintillanti e distese infinite d’acqua in cui perdermi e ritrovarmi, respirando il lieve e delicato aroma salmastro della libertà.
La fantasia riesce decisamente a fare miracoli alle volte… grazie alle suggestioni create dalle parole del fotografo più in gamba che esista attualmente in Belgio, almeno per quanto vociferavano gli altri aspiranti modelli, mi sono quasi dimenticato delle luci crude ed accecanti dei faretti disposti ad arte per esaltare i volti dei ragazzi, e di tutte le persone, oltre una decina tra assistenti, tecnici, truccatori e coordinatori della campagna pubblicitaria, che erano presenti e mi osservavano con sguardo critico e pungente.
In più di un’occasione mi sono ritrovato ad irrigidirmi per poi, l’istante immediatamente successivo, tornare a rilassarmi grazie alla malia creata da Valentin.
Avrà pensato che sono davvero un bambino a cui basta far oscillare di fronte la prospettiva di qualcosa che ama per farlo stare buono e zitto….
Maxim… tu sei un bambino, anzi no! Uno scolaretto indisciplinato che si imbambola a pensare ad i fatti suoi, anziché dare una mano allo zio che ti osserva da oltre cinque minuti con espressione severa!!!
In tutta sincerità… è tutta la sera che mi guarda lievemente infastidito, ma ancora non ho del tutto compreso se sia irritato dall’altro lavoro che sto cercando di ottenere… anzi, che ho già trovato… non mi sembra proprio reale ancora…, o se non gli è gradito Valentin.
Effettivamente mi sono lasciato distrarre notevolmente da lui, generalmente non mi accade mai, neanche se mi vengono a trovare Gisèle e Mélisande… che sono due pestifere combina guai e che tentano di appropriarsi della mia attenzione a sfavore del locale… lo fanno apposta perché trovano antipatico mio zio…
Un sospiro mi sfugge e cattura un’occhiata di Flo, che si volta a sorridermi maliziosamente, un po’ come ha fatto per tutta la serata, specialmente da quando sono riuscito a bisbigliargli, tra un’ordinazione e l’altra, che ho superato il provino e che il tizio moro, che l’altra volta si era ubriacato come un ragazzino alla prima uscita con gli amici, altro non è se non il ‘famoso’, almeno per l’ambiente della moda ovvio, Loup, fotografo del servizio che dovrò effettuare.
Lupo… squalo… predatore è e predatore rimane, sia in terra che in acqua.
Un animale solitario che con la sua aria sensuale e ferina provoca un’attrazione istintiva in tutti coloro che lo circondano, suscitando ammirazione, rispetto e sudditanza immediata.
Ahhhhh! Max! La pianti di fare tutti questi viaggi mentali e di sorridere come un automa privo di emozioni alla mancia che ti sta allungando questa signora e ricominci a fare il cameriere serio e disponibile che si aspettano tutti da te?
Cosa si attenderà Valentin durante il tempo che passeremo insieme? Sarò seriamente all’altezza di non sfigurare e di non farlo pentire di avermi raccomandato?
Non devo screditarlo, né metterlo in imbarazzo con la mia goffaggine e con la mia disattenzione. Dovrò impegnarmi e cercare di fare del mio meglio…
Ok, ci riuscirò! E non dovrò assolutamente pensare nemmeno per un istante al bacio che ci siamo scambiati tempo fa! Era… un modo di rivalsa nei miei confronti perché gli avevo detto che baciava male… e forse un moto istintivo di vendetta nei confronti del suo ex… non devo pensarci proprio più!!!! Ed ora basta davvero o domattina avrò le sembianze con uno zombie con correlazione di occhi da triglia per completare il tutto… prima finisco qui, prima chiudiamo il locale, prima posso raggiungere il mio adorato futon e farmi una sana e riposante dormita, in modo da essere in piena forma quando mi chiameranno per comunicarmi le modalità per la firma del contratto.
Come dovrò vestirmi? Oh caspita a questo non avevo proprio pensato… dovrò domandare assolutamente a Valentin!!!
Sigh… perché parlo come una ragazzina alle prese con il primo appuntamento?

Primo appuntamento? Siii… magari fosse quella la sensazione… almeno avrei anche una punta di aspettativa oltre al nervosismo… in questo momento mi sembra solo di essere destinato al plotone d’esecuzione…
Ho una tensione pari solo a quella che caratterizza gli istanti precedenti ad un esame importante e per cui non mi sento del tutto preparato.
Mi sto amaramente pentendo di aver intrapreso tutto questo e per una frazione infinitesimale di secondo pondero con serietà l’eventualità di telefonare a Valentin e di inventarmi una scusa qualsiasi tale a giustificare la mia assenza… ma poi mi riprendo rimproverandomi aspramente.
Innanzi tutto non sarebbe assolutamente da me, secondariamente non posso fare questo a Lelè.
E’ stato così gentile e premuroso con me… Non solo mi ha avvantaggiato, nonostante fossero presenti tantissimi ragazzi molto più belli, seducenti ed adatti di me, si è anche offerto di accompagnarmi alla riunione con i dirigenti e di vegliare affinché non mi propongano un contratto che mi svantaggi!
Sto camminando avanti ed indietro con una tale foga, nel punto in cui ci siamo dati appuntamento con Valentin, che chi mi vede mi scambierà per un innamorato in ansia…
A questo pensiero arrossisco penosamente e, fortuna delle fortune… proprio nello stesso istante vedo arrivare Lelè con un’andatura pigra ed indolente che lo fa sembrare ancora più sensuale e letale…
Accidenti a te Maxim! Piantala di fare queste continue figuracce con lui! Che penserà di te…
E di nuovo parlo da solo… tra poco la visita forzata ad un centro di igiene mentale non me lo toglie nessuno…
“Ciao Mamì!”
“Buongiorno Lelè!”
Possibile che non riesca a chiamarlo in altro modo a voce? Accidenti suona così infantile persino alle mie orecchie! Inoltre… possibile che ogni volta che sorride mi venga istintivo passarmi la lingua sulle labbra perché le avverto secche? E possibile che risulti così seducente persino con gli occhiali da sole?? Ecco… ora che li ha spinti indietro a trattenergli i capelli e noto il suo sguardo fisso nel mio mi sento impacciato e tranquillo allo stesso tempo… ok ormai sono irrecuperabile…
Grazie all’intervento di qualche entità superiore, che oggi sembra essere dalla mia parte, nonostante la tensione mi segua come una nube che corre dietro alla sua gemella, i miei viaggi mentali e la salivazione pressoché nulla, riesco a sostenere una piacevole conversazione con Valentin vertente sui suoi colleghi. Riesce a rilassarmi raccontandomi aneddoti divertenti volti a distrarmi ed a prepararmi all’incontro a cui stiamo andando.
Giunti alla sede dell’ufficio l’agitazione inizia ad assalirmi nuovamente, soprattutto quando constato la moltitudine di stanze, corridoi e persone che si susseguono, apparentemente senza fine, e che mi disorientano leggermente, contribuendo a farmi confondere maggiormente. Se fossi venuto da solo senza alcun dubbio mi sarei perso, arrivando in ritardo ed irritando il produttore capo, a detta di Lelè fanatico assoluto della puntualità.
“Sei pronto Mamì? Su fa un bel respiro ed immaginali tutti vestiti da pagliacci, vedrai che andrà meglio!”
Il suo maldestro tentativo di calmarmi mi strappa un sorriso e, magicamente, inspirando ed espirando a fondo per un paio di volte mi sento sollevato. Ho Valentin accanto a me, non sono solo… e poi… mi hanno scelto, no?
Anche se grazie a Lelè la decisione è stata presa, non si tireranno indietro proprio adesso, ora basta unicamente rimanere lucidi e razionale e tutto sarà semplice… od almeno me lo auguro…
La questione si rivela più rapida e facile di quanto potessi immaginare e mi rendo istintivamente conto che gran parte di questo lo devo al fatto di avere il famoso ‘Loup’ accanto a me. Non mi sono di certo sfuggite le occhiate sorprese che hanno seguito la sua comparsa e non ho potuto neanche fare a meno di notare la smorfia di un uomo dai capelli castani e l’espressione gelidamente risentita… deve essere il produttore che ha osteggiato fino all’ultimo la mia partecipazione in questo progetto.
Valentin in ambito lavorativo si trasforma completamente, assumendo un’aria fredda, arrogante e perfino velatamente spietata, degna, probabilmente, dell’indiscusso genio fotografico che tutti riconoscono e venerano. Forse dovrei essere intimorito da questo suo aspetto, invece, in modo del tutto inaspettato, devo ammettere che mi rende disteso come non mai. E’ una sensazione strana e quasi inspiegabile ma è come se sapessi, inconsciamente, e piuttosto scioccamente tra l’altro, che il lato che mostra a me è una parte di sé che cela alla maggior parte degli altri… Ok… le luci bianche artificiali ed aggressive di questo luogo mi stanno dando decisamente alla testa… e sicuramente mi stanno anche trasmettendo parte dell’arroganza di Valentin… come posso affermare di conoscere Lelè così bene??? E perché dovrebbe concedere il privilegio di lasciarsi intravedere in tutti i suoi lati proprio da me!!! Basta! Questi pensieri non mi condurranno da nessuna parte, ora devo concentrarmi su questo lavoro in modo da poter ringraziare Lelè per l’opportunità che mi ha dato e per la fiducia che ha dimostrato di avere in me!
Secondo le intenzioni dei responsabili, essendo una campagna senza eccessive pretese, dovrà essere terminata al più presto, per cui le sedute fotografiche si ridurranno a due giornate nello studio in cui si erano tenuti i provini… ed inizieranno al più presto. Aiuto! Panico!!! Accidenti non sono affatto pronto. Credo che la mia espressione a questo punto sia quanto meno allarmata perché avverto la gamba di Valentin premere lievemente sulla mia, mentre il suo braccio sfiora, apparentemente in modo casuale la mia spalla… ma io so che non si tratta di una pura coincidenza perché le sue labbra sillabano, senza pronunciarla realmente, la parola ‘pagliacci’. I suoi occhi si incollano per un istante ad i miei e la serenità e la spensieratezza che vi scorgo ed il calore che mi trasmette la sua lunga gamba contro la mia… mi ricordano che non sono solo. D’altronde sono certo che se anche sarò un disastro, Lelè riuscirà a tirar fuori qualcosa di ugualmente bello. In fin dei conti sono solo i costumi i veri protagonisti, no? Io sono solo un accessorio che serve per metterli in evidenza. Argh! Speriamo di non far venir voglia al cliente di lamentarsi… non sopporterei di crear fastidio a Valentin. In fin dei conti per me si tratta solo di un’occasione per raccogliere soldi per un progetto che non so nemmeno se si realizzerà del tutto, mentre per lui è un autentico lavoro…
Stop! Maxim smettila con questi voli mentali degni di Pindaro! Wow… adesso mi rimprovero anche con le voci unite di Mél e Gi… e con le loro battute intessute di riferimenti classici… sono davvero senza speranza…
“Maxim?” Il mio nome pronunciato interrogativamente da Valentin mi riporta bruscamente alla realtà e mi fa arrossire violentemente, almeno a giudicare dal bruciore intenso che si sta espandendo rapidamente sul mio volto. “Andiamo?”
“Ehm… sì…” Non so precisamente come ma riesco a sussurrare un saluto generale prima di uscire totalmente in preda all’imbarazzo.
“Mamì? Qualcosa non va?” Terminato il primo stretto corridoio Valentin si ferma ad osservarmi attento.
“… Mi ero distratto…” Ammetto con una voce fievole che sembra non voler uscire dalle mie labbra.
“Lo avevo capito… ma come si fa a seguire coscientemente tutte le idiozie che sono capaci di dire in mezz’ora? Se ci riesci sei masochista!”
L’imbarazzo che mi aveva colpito, in parte svanisce e mi ritrovo ad accennare un sorriso, prontamente, ricambiato da quello più ampio di Lelè… che è davvero meraviglioso.
“Mmm… ho la sensazione che tu non abbia afferrato che il servizio inizia oggi pomeriggio… vero?”
Cosa? Rewind! Riavvolgi lentamente Maxim… che ha detto Valentin? Oggi pomeriggio??? Mi… mi manca il respiro… ok… sto per svenire…
Le mani di Lelè si poggiano delicatamente sulle mie spalle mentre mi sorride, con quello che interpreto essere incoraggiamento… ok svengo davvero se continua a fissarmi con quegli occhi intensi!
“Dai andiamo a mangiare qualcosa velocemente e poi ci spostiamo direttamente allo studio… prima inizio a montare le apparecchiature e gli scenari, in modo da sistemare il set, prima comincio le foto… e poi almeno inizi a prendere confidenza con l’ambiente.”
“Ahm… ok…”
Non credo di poter inghiottire qualcosa, nemmeno con tutti gli odori invitanti del piccolo, ma graziosissimo, ristorantino italiano dove mi ha condotto Lelè. Mi agito nervosamente sulla sedia in legno mentre Valentin saluta amichevolmente il proprietario dagli occhi neri ed il sorriso aperto e cordiale.
“Vedrai Alessandro cucina in maniera divina! E poi dovrai abituarti a questo tipo di ‘arte culinaria’ quando sarai in Sardegna… a meno che tu non voglia rovinarti il fegato con sei mesi continuativi di fast food!”
Il tono scherzoso di Valentin mi costringe a mettere insieme una specie di sorrisino di circostanza, ma senza volerlo mi ritrovo a pensare nuovamente al servizio… Chi me l’ha fatto fare?
Quando mi ritrovo davanti ad un piatto di pasta al ragù dall’aria invitante esito per paura di non riuscire a mangiarlo, ma la risata divertita e le battutine ironiche di Mél e Gi mi risuonano in mente e mi fanno convincere a provar a mandar giù almeno qualcosina. Cielo… che la mia autocoscienza abbia deciso di prendere quelle due pazze come guida visto che si sono tacitamente autoproclamate mie sorelle maggiori nonostante siano mie coetanee? D’accordo che sono in un periodo di stress… però… Bah!
Senza rendermene conto dopo la pasta, veramente ottima, sono riuscito a mangiare persino un’eccezionale scaloppina e perfino una porzione gigante di tiramisù. Per fortuna che non avevo fame…
Salutato Alessandro, dimostratosi tra l’altro veramente disponibilissimo e molto ospitale, ci dirigiamo infine allo studio con l’automobile di Lelè, una berlina scura, elegante e potente come il suo proprietario. Durante il tragitto guardo davanti a me, ammirando silente la guida sicura di Valentin.
“Mmm si vede che non sei un modello professionista…”
“Cosa?” Devo ammettere che l’osservazione pensierosa di Lelè mi sconcerta, non per la sua mancata corrispondenza al vero, considerato che è tutto il contrario, quando per la sua estraneità al momento.
“Un modello non mangerebbe mai prima di un servizio, anzi, probabilmente digiunerebbe dal giorno precedente…”
“Oh! Se… se me lo dicevi!...” Mi guardo con aria colpevole lo stomaco mentre mi passano davanti agli occhi tutte le calorie ingerite, ma Lelè mi sorprende scoppiando in una risata divertita.
“No! No! Meglio così! Anzi, non li capisco, eviterebbe loro un bel po’ di trucco… tu avrai bisogno di ritocchi minimi visto il tuo colorito sano”
Tru - trucco? Rimango allibito e sconcertato a fissarlo. Non ci avevo proprio pensato! Oh cielo! Odio persino il trucco femminile, figuriamoci quello maschile… ed ora dovrò esserci impiastrato in prima persona!! Nooooo! Ma chi me l’ha fatto fare tutto questo??? Lo stage… e se non lo vinco? Tutta fatica sprecata? No, meglio evitare proprio queste riflessioni e tentare di non farmi assalire dal nervosismo più del necessario… altrimenti altro che svenimento…
Allo studio, per quanto posso, do una mano a Valentin per sistemare attrezzature varie e controllare la funzionalità delle luci, poi, mentre cominciano ad arrivare i primi tecnici e persone che non so nemmeno che ruolo e compito abbiano, Lelè mi indica una donna di una quarantina d’anni, piuttosto esile e pallida, dall’espressione… non potrei definirla altrimenti che arcigna… che mi squadra dall’alto in basso, annuendo appena prima di farmi segno di seguirla. Sospiro leggermente, facendo un piccolo sorriso a Valentin, poi seguo il tacito ordine della donna e mi affretto nella sua direzione.
Come vorrei non averlo fatto! Mi ritrovo aggredito contemporaneamente da due ragazze, una donna più matura ed un ragazzo che avrà, pressappoco l’età di Valentin. Per oltre venti minuti mi ritrovo sottoposto a torture che riguardano i miei capelli, il mio viso ed infine i vestiti… che mi vengono tolti per essere rimpiazzati dal primo costume della serie…
Per fortuna sono completamente glabro di natura sul petto… e la Provvidenza mi ha donato pochi e fini peli chiarissimi… perché altrimenti, a detta della virago che mi ha condotto qui, avrei dovuto fare la ceretta!!! MAI! Non scherziamo per favore! Mi manca solo quella davvero! Compatisco con tutto il mio cuore il genere femminile, costretto ad utilizzare un tale complesso strumento di dolore simultaneo!
Alla fine riesco a sbirciarmi di nascosto allo specchio ed arrossisco immancabilmente nel notare il costume… Non è un costume!!! E’ un fazzoletto di carta piegato per quanto è piccolo!!! Ed è pure attillato in una maniera indecente!!! Che vergogna! Sono abituato ai costumi aderenti per via del nuoto… ma non ne ho mai neppure lontanamente visionato uno simile!!! Meglio non farmi notare da Madeline… oppure quella pazza vorrà di nuovo sbattermi sul viso un’altra passata di quella cosa bianchiccia… come l’ha chiamata? Correttore? Cipria? Fondotinta? Bah… non ci ho capito niente e non mi interessa…
Non so perché le donne si ostinino così tanto ad usare tutti questi prodotti quando, secondo me, al naturale sono più belle. Vedo Giséle e Mélisande che generalmente non si truccano quasi, se non con un rossetto leggero ed un velo di mascara, e secondo me sono molto più carine e seducenti di una qualsiasi ragazza del campus universitario super truccata… almeno per quanto ci capisca io, ovvio.
Valentin quando mi vede si blocca improvvisamente con un obiettivo in mano. A me nasce, impellente, la voglia di fuggire, ma poi si schiarisce la gola, senza togliermi gli occhi di dosso e bisbiglia, tra sé, qualcosa che non capisco… Sono indecente? Ridicolo? Si sta pentendo di aver appoggiato la mia scelta?
Il suo ordine di iniziare, urlato con voce burbera, mi fa saltare e mi paralizza al contempo, ma il sorriso che subito dopo mi rivolge mi fa star meglio. Mi posizione nel luogo che mi suggerisce e poi… sono centinaia di scatti nelle più impensabili angolature e con le più strane espressioni richiestemi da Lelè… anzi da Loup…
A lungo andare il calore dei riflettori, unito al flash della macchina fotografica, arrivano al punto di stordirmi quasi completamente, tanto da farmi alzare automaticamente il volto verso la truccatrice, ogni volta che deve ritoccarmi.
E’ un’esperienza massacrante, chiunque non lo provi non può rendersene conto… nemmeno io lo avrei mai creduto, ma a fine giornata mi ritrovo tutti i muscoli indolenziti, nemmeno avessi fatto una sessione intensa di allenamento di corsa o nuoto.
Struccato e rivestito con i miei abiti, e con la sospirata sensazione di non essere più nudo, mi dirigo da Valentin per ricevere un po’ di commenti sul pomeriggio trascorso, ma non faccio nemmeno in tempo a scambiarci due chiacchiere che viene rapito, per non so quale motivo, da un responsabile. Valentin si limita a salutarmi con una smorfia, augurandomi semplicemente una buona serata e mi da appuntamento per domani.
Fuori dagli studi mi aspettano le mie nuove coscienze, Gi e Mél, a cui avevo mandato un sms durante una breve pausa per farmi venire a prendere, vista la stanchezza che già andava accumulandosi.
“Ehilà! Celebrità, tutto bene nel mondo delle stelle?”
Credo che il mugolio di soddisfazione, emesso nel momento in cui la mia schiena si poggia contro il sedile posteriore dell’auto, sia la risposta più esauriente che concederò per ora alla mia rossa preferita.
Yawn! Che sonno… Mmm… mi sto addormentando… ho la vaga impressione che dovranno svegliarmi quando arriviamo al locale, fortuna che oggi e domani non lavoro… perché ho l’impressione che domani sarà la speculare ripetizione di oggi…
Chissà perché Gi sta ridendo… dopo devo chiederglielo…
Yawn…

FINE SECONDO CAPITOLO