
- terzo capitolo -
Disclaimer: I personaggi mi appartengono, sembra siano nati solo sono nati dalla mia testolina ^__^
Dediche: A colei che ha rapito il mio cuore, lo ha sanato, lo ha condotto fuori dalle tenebre, lo ha illuminato con la sua luce calda e colmato di amore con il sentimento profondo e puro che le nasce dall'anima. A lei che tra tutti ha scelto proprio me per vivere la sua felicità;, a lei che mi riempie di amore e gioia, a lei i cui sorrisi sono una fonte di eterna speranza e certezza di felicità eterni.
A te che sei tutta la mia vita, a te cui ho donato il mio cuore, a te che sei la mia parte mancante, a te che riempirai tutti i giorni della mia vita con la tua dolce presenza e il tuo amore immenso.
A Pam, mio amore, mio cuore, mia anima, mia vita.
Il mio angelo di luce
“Ciao…” La voce di Leti è bassa e tenera, un po’ stentata forse.
“Ciao… come stai?”
“Bene… e tu?”
“Bene!” E sto davvero bene… ma perché sono così imbarazzata?
“Ehm… vuoi… qualcosa da bere o mangiare? Vado a prenderti…” Fa per alzarsi ma la blocco per un braccio. Non deve lasciarmi sola, non ora, non adesso che il mondo è tornato a vorticarmi improvvisamente intorno, dopo essere sparito per non si sa quanto tempo.
“Ferma… rimani… dobbiamo parlare…”
Un leggerissimo tremito la percorre, ma quando si volta i suoi occhi sono limpidi, o meglio, lei tenta di farli apparire così, ma so perfettamente che si sta agitando una tempesta in quei suoi bellissimi cieli azzurri, e so altrettanto bene tutto quello che le sta passando dentro, o almeno posso immaginarlo, perché so come mi sentirei io se la situazione fosse invertita. Ma adesso io come mi sento? Bene, solo questo…
“Aga… mi dispiace, dico davvero… ma è una sciocchezza… abbiamo ceduto entrambe al momento… non devi preoccuparti, ok?”
Abbiamo ceduto entrambe al momento?
Soppeso queste parole nella mia testa. Nonostante siano una doccia gelata.
Abbiamo ceduto alla passione di un attimo e adesso tutto tornerà come prima. Ma lo voglio davvero? Dopo averla assaggiata, posso davvero guardarla ancora negli occhi sapendo che non l’assaggerò più?
“Preoccuparmi di cosa? Hai ragione… scusa…”
Mi alzo molto più in fretta di quello che vorrei e comincio a cercare i miei indumenti, così da potermi vestire e scappare da qui, vorrei solo abbracciarla ed essere abbracciata, ma visto che è stata solo la passione del momento… posso chiederle l’abbraccio di un’amica? E se poi volessi altro?
“Che… fai?”
“Non… non voglio disturbarti oltre… mi sembra di aver già fatto abbastanza…”
Non arriva risposta, la sento alzarsi e credo stia anche lei raccogliendo i vestiti, non lo so con precisione perché le do le spalle.
Che brava che sono, prima ci vado al letto e poi me ne vado… no, ok, ho fatto l’amore con lei e poi… scappo? Sì… perché mi rendo conto che rimanere vorrebbe dire spiegare, soprattutto a me stessa, perché non è stata la passione di un attimo a guidarmi, ma qualcosa che sembra radicato molto più profondamente in me.
Finisco di recuperare tutto in silenzio, faccio lo stesso con lo zaino e poi metto la giacca, poggiata in salotto.
Lei continua a non parlare e a stento mi accompagna alla porta. Non la guardo negli occhi, non ne ho assolutamente la forza, anche se ne avrei molta voglia…
“Allora… ci vediamo domani…”
“Sì… ciao…”
Apro la porta e faccio un passo verso l’esterno ma mi fermo: a metà tra dentro e fuori, a metà tra passato e futuro.
Se esco, so cosa mi aspetta: la perderò. Lentamente forse, ma inesorabilmente, perderò Letizia, la mia migliore amica, l’unica persona che riesce a capirmi con un solo minuscolo sguardo, e continuerò ad avere Marina che mi invita a pranzo, che mi dice che mi vuole bene, ma che non mi ama, che viene al letto con me, ma se ne va…
Se rientro… conosco il calore di questa casa, della persona che sta tenendo una mano sulla porta e mi guarda interrogativa, ho scoperto il calore del suo cuore con lentezza, ma ora che conosco anche il calore delle sue braccia, voglio davvero lasciarlo scappare così?
Se vado, so cosa, più o meno, mi aspetta, se rimango non lo so… sempre meglio il certo che l’incerto, dice un vecchio adagio popolare…
Chiudo la porta alle mie spalle… io non sono una che segue molto i detti popolari…
“No, non me ne vado…”
Mi sembra di scorgere un sorriso ed un sospiro di sollievo provenire dalle labbra sottili e dalla figura sempre composta di Letizia, e non posso fare a meno di sorridere a mia volta.
Poggio lo zaino a terra mentre lei comincia a fare alcuni passi verso il divano, ma deve fermarsi a neanche un metro dalla porta, stretta nel mio abbraccio. Sono così bassa rispetto a lei… abbracciandola da dietro, appoggiandole le mani sulla vita, stringendole i fianchi, la mia testa si appoggia alla sua schiena, mentre i suoi capelli mi accarezzano di sfuggita il viso. E’ buono il suo odore… è stupendo il suo calore.
La sento voltarsi nell’abbraccio e poi stringermi a sua volta, dopo il primo attimo di stupore, la sua testa si appoggia alla mia, che ora trova sicuro rifugio sul suo petto, con il battito leggermente accelerato del suo cuore a farmi da colonna sonora…
“Sei agitata?”
“Scusa…” Un sorriso imbarazzato le si dipinge sul volto e io le bacio lentamente e dolcemente la fronte, tirandomi in punta di piedi per arrivarci, accarezzandole i capelli, mentre lei mi sorride così dolcemente che potrei riempirla di baci per il resto del pomeriggio.
“Piccola... che motivo ne hai?”
“Come mi hai chiamata?”
“Ehm… scusa…”
Lei sorride felicissima e poi mi sfiora le labbra con le sue. Lo ha fatto con impeto, senza pensare, ma, quando si tira indietro, è leggermente arrossita, forse pensando di aver fatto una sciocchezza.
Io le sorrido dolcemente e la porto fino al divano dove mi tolgo la giacca e prendo il plaid appoggiato sulla poltrona accanto per coprire entrambe, dopo averla fatta sedere, rannicchiata sul divano, tra le mie braccia.
Stava tremando, anche se cercava di nasconderlo, se per il nervosismo, per il freddo o l’agitazione questo però, non lo so ancora.
“Allora… veniamo al sodo piccola… non è stato un attimo… io ho fatto l’amore con te, chiaro? Se fosse stato sesso, allora avrei potuto archiviare tutto con relativa semplicità, ma mi conosci, non faccio mai niente che non mi faccia provare emozione… o meglio, raramente agisco senza avere alle spalle un qualsiasi sentimento… non lo so cosa mi ha spinto, non so dare un nome a quello che provo, ma di certo non voglio che finisca niente tra noi… e non voglio nemmeno rimanere semplicemente tua amica, perché non sopporterei di guardarti e non poterti baciare… sono stupida lo so, ma…”
Mi fermo cercando di riprendere fiato e capire se quello che ho detto ha un qualche senso logico, oppure se ho messo in fila solo una serie di frasi senza senso, dettate dal caos che sembra regnare sovrano in me.
Silenzio… quello che regna ora in questa stanza è il più assoluto silenzio.
Ho sbagliato? Non dovevo dire niente del genere? Oppure a Leti non importa nulla delle mie parole? No, decisamente quest’ipotesi è da scartare perché confido che la mia piccola non vada al letto con la prima che le capiti, ma che, anzi, sia ben cosciente del fatto che da adesso, probabilmente, anche senza rendermene conto, rivendicherò diritti di proprietà su di lei…
Basta! Adesso mi sono davvero stancata! Non ce la faccio più! Perché non parla? Perché non dice nulla?
La guardo, finalmente aggiungerei, e così posso capire il perché del suo silenzio. L’espressione che ha in viso esprime chiaramente disorientamento. Sembra, non solo scombussolata, ma addirittura sconvolta dalle mie parole. Volevo sorprenderla, è vero, ma non allucinarla!
Le volto leggermente il viso e lo avvicino al mio, quel tanto che mi permette di baciarla senza farmi venire il torcicollo (e senza farlo venire a lei!). E’ di nuovo stupendo, assolutamente indescrivibile il modo in cui le nostre bocche si incontrano e si fondono in una, creando una serie di sensazioni che non riesco a descrivere, e non credo nemmeno di volerlo fare, perché temo non ci siano parole per dire quello che provo ora. E’ come se fosse improvvisamente tutto al posto giusto…
Mi separo dal mio bellissimo angelo solo per respirare, e mi rendo conto, ora più di prima, di come già parli di lei come la MIA Leti… preoccupante, non c’è che dire… ma se tutte le mie preoccupazioni avessero i suoi occhi allora vorrei essere in ansia ogni istante…
“Leti… so che sembra strano, so che fino a poche ore fa parlavamo di Marina, ma…”
Un lampo attraversa i suoi occhi quando nomino la mia ex. So quello che sto per dire e spero che non le provochi lo stesso moto di rabbia di quel semplice nome…
“Perché non… sai vorrei provare… se tu vuoi… a vedere come potrebbe andare tra noi… cioè… stando insieme dico…”
Due occhi azzurri e grigi, grandi come mai li avevo visti, mi fissano increduli senza sapere che dire o fare. Stai dicendo la verità? Mi vuoi davvero? Questo io penserei in questa medesima situazione… e forse… lo pensa anche lei…
“… Sì sto dicendo la verità e sì… ti voglio davvero…”
Lo stupore è sempre più grande ma non ho molto tempo per accorgermene perché mi ritrovo sommersa dall’abbraccio strettissimo di Leti e dalle sue labbra che cercano le mie, per completarsi, per avere conferme che vadano oltre le semplici parole, per sentire ancora quel senso di completezza che mi… ci… riempie quando siamo insieme.
“Mi hai letto nel pensiero?”
Questa è la prima cosa che sento pronunciare dalla sua voce dopo uno dei più bei baci della storia, carezze dolcissime e sorrisi ricolmi di felicità, dopo esserci guardate negli occhi per alcuni minuti senza dire niente, solo scambiandoci lievi e tenui carezze sul viso e con le labbra.
“Sì, certo! No, scherzi a parte, ho solo pensato a quello che mi sarebbe passato nella testa in quel momento e sapevo che ero lo stesso a cui stavi pensando tu… e così ho risposto alle tue domande inespresse…” Sorrido ma la sua ulteriore risposta non c’entra niente con la domanda iniziale.
“Sì…”
“Sì, cosa?”
“Voglio… provare…”
Sorrido felice come e più di prima, e lei fa esattamente lo stesso, e mentre l’abbraccio la stringo così forte da perdermi in lei e nel suo profumo. Sarebbe una morte perfetta…
“Era ovvio… nessuno può resistermi!”
“Sì, è vero!”
“Ma smettila! Che dici!”
Provo a farle il solletico, ma come ogni volta rimango delusa dal constatare che non lo soffre minimamente.
“Uffi!”
“Nemmeno tu lo soffri! Perché ti lamenti?”
“Perché sarebbe stato più divertente far ridere te!”
“No, io devo trovare un punto in cui lo soffri!” Mi guarda speranzosa che mi lasci scappare anche solo un piccolo, minuscolo indizio su un possibile punto in cui soffro il solletico, ma a parte circoscritte zone delle pianta dei piedi, il solletico non ha alcun effetto sulla mia pelle, e poi non voglio darle alcun vantaggio!
“Beh… puoi cercare dove vuoi…” Le sorrido e la stessa malizia che mi disegna le labbra emerge anche dal suo sguardo. Mentre ricominciamo a baciarci però… un noiosissimo gatto arriva sul bracciolo del divano e comincia a dare colpetti di zampa sulla schiena di Leti, cercando di acciuffarle i capelli per giocarci (gli ho insegnato io a giocare con i capelli… mi sento orgogliosa!).
“Soleil! Se qualcuno non ti avesse insegnato certe cose…” E’ assolutamente delizioso persino il tono di finto rimprovero che usa sia con me che con il suo micio. Lo prendo in braccio e metto il mio viso accanto al suo musino, guardando Leti con gli occhioni da cucciolo smarrito che tanto le piacciono.
“Tatta… non avercela con noi… noi siamo buoni…”
“Sì, certo… buonissimi… Dai Soleil scendi!”
Il povero micetto si trova improvvisamente sbalzato a terra e con un “Meoowww!” piuttosto risentito se ne va agitando la coda, come per dirci che non gli importa nulla di noi. Mi risulta impossibile non ridere, soprattutto perché non avevo mai visto comportarsi Leti così con il suo adorato gatto.
“Ma sei stata cattiva!” le dico fintamente triste con il labbro inferiore che pende. Lei sorride atteggiandosi a mostro cattivo, con tanto di mani in bella mostra, come se fossero artigli.
“Sì… e allora?”
“Paura!! Super-Leti, salvami tuuu!!” E mi butto tra le sue braccia, mentre lei mi stringe ed entrambe scoppiamo a ridere.
“Sei bella…”
Sorrido leggermente imbarazzata e le faccio segno di no con la mano. “Affatto, tu lo sei… sei bellissima…” Le accarezzo la guancia e lei sorride arrossendo un po’. E’ davvero bella…
“Fa di nuovo l’amore con me…”
Stavolta divampa un piccolo incendio sulle guance di Letizia, ed io non posso fare a meno di baciarla con tutta la passione che riesce a suscitare in me… è tutto… così… magnifico, non trovo altre parole…
Lei fa cenno di sì con la testa, si alza prendendomi per mano, pronta a riportarmi sul suo letto… teatro di quella che sarà la nostra seconda unione…
Per la prima volta non mi preoccupo di quanto durerà, non mi chiedo se domani mi sveglierò e sarà solo un sogno, perché per la prima so che è vero… un magnifico, bellissimo sogno… reale.
Facciamo l’amore a lungo e poi mangiamo quello che troviamo nel frigorifero. Leti vorrebbe mettersi a cucinare, ma le gambe non le reggono molto, l’ho fatta stancare un po’ troppo forse…
Vado in cucina e metto prosciutto e pane su un piatto, poi porto con una mano l’improvvisato vassoio, con l’altra due bicchieri di plastica, due tovaglioli ed un coltello.
“Ecco qua principessina… spero sia di vostro gradimento!” Leti sorride e fa un inchino con la testa e poi si tuffa letteralmente sul prosciutto, accompagnando ogni fetta con un po’ di pane, incoraggiandomi a mangiare a mia volta e imboccandomi di tanto in tanto.
La maggior parte del tempo però lo passo a guardarla. E’ una cosa così sciocca, ma ogni movimento, gesti che le ho visto fare tantissime volte, assumono ora una consistenza diversa, è come se vedessi tutto sotto una nuova luce.
La sua? Forse…
“Che c’è?” Mi chiede leggermente imbarazzata e con le guance un po’ arrossate.
“Sei bella…”
“Ricominci? Sei tu che sei bella!” Rido di cuore e poi l’abbraccio forte. Mettendo da parte il piatto ed i resti del ‘lauto’ pasto che ci siamo concesse.
“Sai… non sapevo che sarebbe finita così…”
“Nemmeno io…”
“Scusa se ho preso l’iniziativa…”
“Beh… ecco… io non lo avrei mai fatto…”
“Perché?”
“Ami… cioè… credevo amassi Marina…”
Un fulmine a ciel sereno e mi ricordo che, effettivamente, fino a poche ore fa ‘amavo’ Marina. Ma perché, all’improvviso, mi sembra di non averla mai amata?
“Veramente… non so da quanto non la ami più… me ne sono resa conto solo ora però…”
“Sicura? Cioè… se tu… insomma… lo capirei…” Si stringe un po’ nelle spalle, e nonostante la sua voce cerchi di rimanere tranquilla, mostra una lieve, lievissima, incrinatura.
“Leti… guardami bene negli occhi… non mi metterei mai con te se amassi lei o se comunque provassi qualcosa per lei, lo sai vero?”
Letizia mi sorride più serena e mi abbraccia baciandomi il viso.
“Sì, scusa tesoro, è solo che… avevo scioccamente paura… scusa…”
“Nessun scusa e nessun grazie tra noi… voglio… vorrei… un rapporto assolutamente alla pari e se una delle due deve scusarsi o ringraziare di qualcosa, non è alla pari, no?” Le sorrido dolcemente e le bacio le labbra ricordando a me stessa, per l’ennesima volta oggi, quanto siano morbide e dolci, assolutamente da mangiare…
Il resto del pomeriggio trascorre sereno, ci abbracciamo e ci coccoliamo in vari modi, facciamo di nuovo l’amore e mangiamo ancora, affamate a causa delle tante energie consumate.
La cosa che risulta realmente traumatica per entrambe è il momento in cui i genitori di Leti chiamano per avvertire che stanno tornando, perché è come se dovessimo svegliarci da un meraviglioso sogno. Dovrei andarmene a casa, facendomi venire a riprendere, ma non ne ho voglia, non ne ho proprio la forza. E non parlo di forza fisica, parlo della volontà.
Non voglio andarmene, voglio trascorrere questa notte con Leti, voglio poter vedere ancora questo dolce angelo mentre dorme, e, magari, vedere il suo bellissimo viso appena sveglia.
“Rimani…” Me lo dice quasi sottovoce mentre prendo il telefono per chiamare casa e chiedere se mi vengono a riprendere. La guardo ed improvvisamente mi si illuminano gli occhi.
“Davvero ti va?”
“Certo!” Sorrido felicissima e chiamo a casa, come ero d’accordo con mia madre, ma le dico solo che rimango a dormire da Leti. Lei fa le solite scene da mamma, che dovrei dormire a casa, che papà si arrabbia, che non ho il cambio… anche se a questa sua frase penso che il pigiama in ogni caso non mi servirà, ma mi astengo, ovviamente, dal dirlo.
Quando attacco mi ritrovo Leti stretta stretta, mentre anche io faccio la stesso, abbracciandola fortissimo prima di baciarla appassionatamente. Ci fermiamo appena in tempo ricordandoci che i suoi stanno per rientrare. Allora facciamo le brave bambine cercando di starci più lontane possibile, prepariamo i due letti (Leti ha telefonato a sua madre per dirle che rimanevo qui a dormire), sistemiamo il suo e poi mettiamo le lenzuola al secondo letto presente nella sua stanza e che nessuno aveva ancora mai usato. Sinceramente non so se lo utilizzerò molto, ma… beh, non possiamo dire ai suoi che probabilmente passeremo la notte a fare l’amore, no?
Il tempo, come sempre quando siamo insieme, vola troppo veloce, mentre ancora ci crogioliamo nella nostra neonata nuova serenità. I genitori di Letizia rientrano e noi dobbiamo cominciare a fingere, siamo le solite vecchie Agata e Letizia, due amiche per la pelle, che si vogliono bene, si confidano e passano la maggior parte del loro tempo insieme.
Beh, a dire la verità… avrei dovuto capire che c’era qualcosa che andava oltre l’amicizia quando abbiamo superato la soglia di una telefonata al giorno. Sentire un’amica tutti i giorni, a ventenni è un po’ strano, ma rientra ancora nella ‘normalità’.
Vederla e sentirla tutti i giorni sfiora nella morbosità.
Vederla, telefonarle (e viceversa), uscire sempre con lei (o quasi sempre), arrivare a preferire (a volte) a sentire lei piuttosto che la ragazza che si crede di amare… beh è amore senza ombra di dubbio.
Il mio problema è che a volte sono così concentrata su quello in cui credo, che mi risulta difficile riuscire a guardare oltre la superficie e trovare quello che davvero si cela in me. Di certo non mi fa onore, ma a volte stento a riuscire a capirmi, ci sono alcuni miei atteggiamenti che appaiono ingiustificati, a me stessa li spiego come eccessi di testardaggine o caparbietà, ma la verità è che quando mi fisso, mi fisso.
Prendiamo Marina.
Il momento in cui mi sono chiesta se l’amavo ancora era già finita, o meglio, il mio amore lo era. Ed allora perché ho continuato a credere di esserlo? Non sono masochista, credo, sono solo piena di contraddizioni, come tutti del resto.
Dovevo aprire prima gli occhi e vedere che c’era già Leti a riempirli.
Ma non ha molta importanza il quando, per fortuna, quello che conta è che ora, Leti sia con me ed io con lei…
Stavolta sento che è tutto diverso, questa volta… è come se avessi la certezza nel cuore che sia questa la strada che mi attendeva, che sia questa la via che dovevo intraprendere.
E questa volta non è un auto-convincimento.
E’ come se ci fosse qualcosa, una sorta di vocina interiore, che mi continua a gridare il nome di Letizia nella mente… e questo… non può essere che segno di qualcosa di profondo…
La madre di Leti è, come sempre con me, gentilissima e non fa altro che chiedermi come sto, come stanno i miei, se Leti mi ha fatto mangiare a sufficienza, se voglio qualcosa di dolce e mille altre cose, tanto che fatico a seguirla…
Liberarci di loro non è facile, soprattutto perché il padre di Leti vuole che gli duplichiamo dei cd, cosa che ci porta via (vista la scarsa affinità del lettore cd del computer di Leti con la voglia di funzionare correttamente) una quantità notevole di tempo che avremmo potuto trascorrere in ben altre attività…
Quando lo sussurro all’orecchio della mia piccolina lei arrossisce completamente e mi urla – a bassa voce, ebbene sì, lei può fare anche questo – di stare zitta e non farle pensare a certe cose altrimenti si deconcentra… che tenera!
Le do un bacino velocissimo sulle labbra e poi mi rimetto a guardare lo schermo del pc, come se ci fosse qualcosa di più interessante da guardare rispetto alla mia dolcezzina.
Dolcezzina… ma che mi sono messa in testa? Ho paura di diventare tipo una di quelle ragazzine che urlano e strepitano vedendo un loro idolo. Solo che, invece di urlare quando vedo una super cantante, io mi sciolgo guardando la ragazza che mi è accanto… una dolcissima, bellissima, tenerissima ragazza.
“Aga… ti sei incantata?”
“Ti guardavo piccola…”
Lei mi sorride ed arrossisce di nuovo… mi sento improvvisamente calma, ancora più di prima, perché vedere il suo sorriso mi fa stare bene… e non è una cosa nuova…
La notte, per fortuna, arriva presto, ed i genitori di Leti ci lasciano, finalmente, sole…
Non mi sembra di aver mai fatto le cose così silenziosamente, ma non si sente nessun rumore mentre ci stendiamo sullo stesso letto, ci abbracciamo, ci baciamo a lungo, con dolcezza, con tenerezza, sorridendoci e parlando sottovoce di tutto e di niente.
“Sei felice?”
“Sì… e tu?”
“Sì piccola…” Lei mi sorride dolcemente ed io faccio lo stesso. Mi piace chiamarla piccola, è come se fosse un modo per farla sentire più al sicuro e per esprimere la protettitività che mi ha sempre suscitato.
Forse è la sua dolcezza disarmante a volte, quando la si conosce bene, oppure il suo sorriso rarissimo ma luminoso come il sole, o forse, semplicemente, è che mi sento bene come mai prima… sì, forse è proprio questo…
Quando Pompea (ebbene sì, la mamma di Leti si chiama così!) ci ha viste stamattina a colazione ci ha chiesto se avessimo passato la notte sveglie a chiacchierare, perché, per quanto allegre, avevamo delle occhiaie da far paura.
Io volevo dirle che avevamo passato la notte a fare l’amore, ma qualcosa mi ha detto che forse sarebbe stato meglio non farlo… quindi io e Leti ci siamo scambiate uno sguardo eloquente ed abbiamo risposto semplicemente di sì.
Andarmene non è un’impresa facile, ma la consapevolezza di avere lezione nel pomeriggio e quindi di poter avere una scusa più che ragionevole per vedere Leti mi mette di buon umore.
Uscendo poi mi viene in mente che non ho bisogno di scuse per vederla! Ancora nel portone prendo il fido cellulare e la chiamo.
“Aga?”
“Sì tesoruccio, volevo solo dirti che ti adoro!”
Lei ride dolcemente ed io mi accodo, improvvisamente conscia del fatto che viaggio su una nuvoletta a tre metri da terra e che mi sto comportando da bimbetta mielosa.
“Anche io!” Stiamo al telefono fino a quando non arrivo alla fermata dell’autobus e poi ci salutiamo con la promessa di sentirci appena arrivo a casa.
Mia madre, non appena mi vede mi chiede se per caso ho incontrato Brad Pitt, perché ho gli occhi a forma di cuore. Opto per un bel bacio sulla guancia tralasciando la mia recente conquista, soprattutto perché sembra essersi ripresa dalla storia con Marina, e di certo in questo momento sta pensando che sua figlia è una brava ragazza etero che ha preso solo una piccola sbandata. Non voglio rovinarmi questa bellissima giornata, non mi sembra proprio il caso…
Ormai sono passati dieci giorni da quando io e Leti stiamo insieme, e mi sembra davvero di vivere in un bel sogno, sembra tutto perfetto.
Oggi il tempo fa schifo, piove da questa mattina, sto congelando, ma almeno posso stare sotto lo stesso ombrello di Letizia e possiamo stringerci senza destare sospetti.
Lavinia quando ha saputo di noi ha fatto i salti di gioia, così come Marta, la migliore amica di Leti. Gli altri nostri amici/conoscenti/compagni di corso non sanno niente, non perché vogliamo nasconderci, ma semplicemente perché vogliamo vivere la nostra storia per conto nostro, ci sono state già troppe persone che mettevano continuamente bocca tra me e Marina e tra me ed Andrea, e sono oltremodo stufa di questo.
Oggi dobbiamo andare ad una mostra che volevamo vedere da tempo con la nostra comitiva… Marina inclusa. Ancora non le ho detto niente di me e Leti, anche perché da quel giorno non l’ho più sentita, ma poco importa.
Io c’ho provato, ho messo in gioco tutte le mie forze… adesso se vuole essere davvero mia amica ne sono felice, altrimenti… meglio, perché tutto quello che mi ha fatto passare non riesco a dimenticarlo…
Arriviamo puntualissime (nemmeno i baci e le coccole a casa sua, dopo pranzo, sono riuscite a distrarci!) e ci sono solo Lavinia e Marta che, abitando vicine, sono venute insieme.
Gli altri lentamente arrivano, e Marina, in ritardo di nemmeno due minuti, mi guarda in maniera strana, come se si aspettasse chissà quale saluto da parte mia.
Letizia mi stringe forte la mano, per un attimo solo, come se avesse bisogno di sicurezza, allora io non faccio altro che farla voltare leggermente verso di e darle un bacio leggero e veloce (siamo sempre in mezzo ad una strada) sulle labbra, sorridendole e soffiandole dolcemente sul nasino congelato.
Lei sembra rasserenarsi da chissà quali pensieri e mi sorride a sua volta poggiando la fronte sulla mia.
Mi volto e saluto gli ultimi arrivati, in quello stesso momento mi accorgo che Marina è come paralizzata, mi fissa incredula.
Non si aspettava che mi decidessi ad andare avanti? Ad avere qualcun altro dopo di lei? Beh, sbagliava di grosso, non sono più un burattino nelle sue mani. Ho creduto di esserlo per fin troppo tempo.
Quando arriva Paola, la migliore amica di Marina ci saluta tranquille, poi loro due finiscono in fondo al gruppo mentre siamo in fila alla biglietteria ed una volta entrate… puff! Paola non mi guarda nemmeno, quando lo fa mi rivolge degli sguardi di pura sufficienza.
Letizia deve essersene accorta, perché mi stringe di nuovo la mano, e poi, mi rendo conto che Paola riserva lo stesso trattamento anche a lei… che abbiamo fatto di male?
La mostra è davvero molto bella, del resto io adoro l’Impressionismo, e come me Letizia, che capisce di arte molto più di quel poco che posso fare io perché ne è appassionata. Mi spiega ogni quadro, cerchiamo di interpretarlo a nostro modo, oppure, semplicemente, lo osserviamo e rimaniamo senza fiato di fronte alla bellezza ed alla bravura di alcuni artisti.
Seppur nel bassissimo vociare che di tanto in tanto si sente in vari punti delle sale che attraversiamo, le voci sommesse di Paola e Marina mi arrivano chiare e distinte, soprattutto una frase.
“Lasciala stare… è una troia… non ci si comporta così… vedrai che quando se ne accorgerà la lascerà come hai fatto tu! Lei tornerà strisciando, vedrai, lo sta facendo per farti ingelosire, ma tanto a che ti importa? Fregatene!”
Letizia, che a parte un po’ di miopia ha i sensi molto sviluppati, mi stringe forte la mano e si morde un labbro, perché so per certo che adesso vorrebbe voltarsi e dirne quattro a quelle due deficienti. Non c’è dubbio su Letizia: è una ragazza calma e riflessiva, ma se qualcuno gli tocca le persone a cui tiene diventa una bestia, e di questo sono felice ed orgogliosa.
Io… come mi sento io? Sono davvero una troia? Io ero davvero convinta di amare Marina, ma non era così da molto tempo… per Letizia che provo?
“Tesoro… lasciale stare! Adesso gliene dico quattro a quella stronza!”
Leti, come se mi avesse letto nel pensiero, mi abbraccia mentre siamo di fronte ad un quadro di Renoir e mi fa alzare il mento così da guardarla. Io le sorrido debolmente e le do un bacio veloce, poi mi appoggio a lei.
“No, lascia stare, non è davvero il caso… la pensino come vogliono…”
“Ma…”
“Non roviniamoci la giornata per quella due!” Lei annuisce, anche se non sembra molto convinta, e così continuiamo a visitare la mostra.
Quando ci separiamo dagli altri i saluti di Marina e Paola sono a dir poco gelidi, a stento dicono ciao, tra l’altro, hanno salutato tutti ad uno ad uno e poi hanno detto un “Ciao” generale… certo, perché trovare la propria strada significa perdere ogni altra cosa, persino il saluto, giusto, mi sembra equo.
So che non dovrebbe importarmene assolutamente niente, ma io non sono un tipo menefreghista, anzi, tutt’altro. Mi fa rabbia come all’improvviso io sia diventata la cattiva della situazione.
Ho visto anche gli sguardi di rimprovero di altre nostre amiche che mi vedevano ‘amoreggiare’ con Leti, mentre la povera piccola Marina ha avuto una faccia da funerale per tutto il pomeriggio.
Mi ha lasciato lei cazzo! Perché avrei dovuto continuare a farle da tappetino? Sono un essere umano anche io, e come tale ho una testa per ragionare per conto mio.
E la mia testa, esattamente come il mio cuore, mi ha portato da Letizia. Perché non avrei dovuto seguirla?
“Tesoro…”
Mi volto a guardare Leti mentre entriamo in casa sua. I suoi genitori sono ancora a lavoro e purtroppo a casa mia c’è sempre qualcuno (con due genitori e due fratelli è difficile che siano tutti fuori contemporaneamente), quindi optiamo sempre per venire da lei quando vogliamo stare un po’ sole, specie in momenti in cui vogliamo coccolarci od altro…
“Sì?”
“Non hai quasi parlato… stai male vero?”
“Sono delusa, arrabbiata ed incattivita. Come si fa a dimenticare quello che LEI mi ha fatto? Ah giusto! Io non ho mai detto niente a nessuno! Lei che è andata a dire? Che le ho messo le corna? Oppure cosa? Davvero non capisco!”
“E’ solo che… sta male… ti ama ancora, te l’ho sempre detto…”
“Doveva pensarci prima!”
Entriamo e mettiamo i cappotti bagnati all’appendiabiti che c’è all’ingresso. Leti mi fa togliere le scarpe e mi da un paio di sue pantofole, ma rimangono in terra perché ci mettiamo sul divano abbracciate a parlare.
“Sì, ma sai tutti i problemi che ha casa… avrà avuto paura…”
“La difendi?” Guardo Letizia senza capire, che motivo ha di ‘difendere’ la mia ex? Non dovrebbe attaccarla invece?
“No! Sai che non l’ho mai fatto! Cerco solo di capire il suo punto di vista… è difficile rimanere accanto a qualcuno che si ama ed essere obiettivi…”
“Che vuoi dire?”
Leti si siede meglio e mi stringe di più, in modo che la mia testa sia poggiata sul suo collo ed io non possa guardarla. La sento tesa come la corda di un violino. Che sta succedendo?
“Ho sempre avuto paura di darti consigli ‘di parte’ con Marina… sai, avevo paura che quello che provavo potesse…”
“Quello che provavi?” La interrompo e mi sposto leggermente senza però sciogliere l’abbraccio e la guardo diritto negli occhi. C’è una luce strana, una sorta di paura mista a senso di liberazione.
“Sono almeno sei mesi che mi sono accorta di essere innamorata di te, ma visto che stavi con Marina… e poi credevo di non aver speranze… ma ho sempre cercato di essere obiettiva! Se ti fossi rimessa con lei… io… sarei stata felice perché tu lo eri… ma non sopporto il male che ti ha fatto!”
“Aspetta… un attimo… tu sei…”
Lei annuisce e basta, ed all’improvviso mi torna in mente Marta che, una volta, mi ha detto di stare attenta a Letizia perché le sembrava troppo dimagrita, il fatto che non avesse mai voglia di studiare, non mangiava quasi niente… e tutto per… per colpa mia?
E’ come se un masso enorme mi fosse caduto addosso cancellando tutto il resto.
“Io… io ti ho fatto male…”
“No! No Aga, no! Tesoro mio io credevo di non avere speranze e poi… non si sceglie di chi innamorarsi no?” Mi sorride dolcemente, ma io mi sento solo ancora più in colpa.
“Marta lo sapeva?”
“No, sapeva solo che c’era qualcosa che mi… turbava, ecco… perché?”
“Mi aveva detto che eri dimagrita troppo e che era preoccupata…”
“Ma non sono dimagrita per questo! Ti ricordi che mamma stava male e non si sapeva che aveva? E ti ricordi che mi ero demoralizzata per quegli esami andati male? Era un insieme di fattori… e poi… ti vedevo star male ogni giorno…”
“Io lo so cosa si prova ad amare senza essere ricambiati! Ed io… ti ho fatto male io!”
“Smettila! Basta adesso! E’ tutto finito e comunque NON è stata colpa tua, capito? Scemotta vieni qui…”
Mi abbraccia forte forte e mi bacia dolcemente mentre sento una lacrima scivolarmi sul viso.
“Non piangere… non dovevo dirtelo? Io voglio essere assolutamente sincera con te…”
“No, è solo che… scusa… io…”
“Adesso è passato… no?” Leti ha bisogno di rassicurazioni ora, e non di stupide lacrime…
Non molto elegantemente tiro su con il naso e Leti ride dolcemente, io sorrido e l’abbraccio stretta cancellando via le lacrime, che senso ha piangere? Potrò farmi perdonare adesso…
“Senti… lo so che Marina…”
“Marina un cazzo! E’ una stronza!”
“Aga… lo so che… l’hai amata… e…”
“Appunto! Amata! Passato… amo te e che cazzo! Perché devo vergognarmene?”
Un attimo solo… che ho detto?
Leti mi guarda incredula ed io, se potessi, farei lo stesso…
Quando mi sono innamorata di lei? Da quanto lo sapevo? E perché proprio ora non prima, me ne sono accorta?
Per un attimo una strana luce le attraversa gli occhi e mi dice che non devo preoccuparmi. “… Davvero… non sei obbligata a…”
“A fare che? Leti mi conosci, no? Scusa se te l’ho detto così… è che… non me ne ero nemmeno resa conto… è stupido da dire lo so, ma è così. Mi perdoni?”
“Perdonarti?”
Mi si tuffa tra le braccia e mi stringe forte, facendo finire entrambe stese. La bacio a lungo, un bacio pieno di amore e passione.
Era questo quello che mi aspettava? Tutte le peripezie, tutti i dolori, tutte le sofferenze precedenti, era a questo che dovevano portarmi?
Sì… credo di sì…
UN ANNO E MEZZO DOPO
Spengo la sveglia ancor prima che suoni, del resto, non abbiamo dormito tutta la notte…
Oggi io e Letizia ci laureiamo, finalmente! Abbiamo scelto e svolto la stessa tesi, o meglio, dello stesso argomento abbiamo approfondito due parti diverse.
Abbiamo passato tutta la notte sveglie, prima a fare l’amore e poi… eravamo troppo tese per dormire, nonostante la stanchezza!
Ieri sono venuta a dormire da lei con la scusa dell’ultimo ripasso, e stamattina devo tornare a casa a prepararmi, perché la nostra sessione di appello comincia alle 15.
Dire che siamo nervose è poco, dire che siamo elettrizzate è poco. Abbiamo entrambe deciso di non iscriverci alla laurea specialistica, almeno per ora.
Vogliamo trovare un lavoro e cominciare a mettere da parte i soldi. Quando vivremo insieme decideremo se riprendere gli studi o meno. Per ora la nostra priorità è avere i soldi e la stabilità economica necessarie per poter andare a vivere insieme.
Oggi è anche un anno e sei mesi che io e Letizia siamo fidanzate.
Sono successe moltissime cose in questi 18 mesi, davvero tante. Abbiamo perso degli amici lungo il cammino, ma ci siamo dette che se non hanno saputo accettare il nostro rapporto o noi come persone, allora non erano veri amici.
Abbiamo trovato degli altri compagni di viaggio.
Non sappiamo se sono le persone giuste, ma non ci importa molto.
Per l’amicizia si soffre, certo, ma ci siamo l’una per l’altra.
E’ questo il nostro punto di forza.
Il resto del mondo è solo una cornice, siamo noi il soggetto in primo piano del quadro.
Da oggi cambierà tutto, o forse, non cambierà nulla, questo non lo so per certo.
Quello che sicuramente so è che nonostante tutto quello che potrà accadere, NOI ci saremo, avremo la NOSTRA vita, ed il NOSTRO amore ci darà la forza nei momenti difficili.
Leti mi sorride e ci baciamo a lungo, dolcemente, con tutto l’amore che riusciamo a trasmetterci e tutto quello che, perché troppo grande, va ben oltre i confini di noi e dei nostri corpi. Ci diamo tutto l’amore di cui le nostre anime sono sature, e molto altro ancora.
“Let’s go baby! Show must go on!”
“Eh? Che hai detto?” L’inglese di Letizia, purtroppo, non è un granché…
“Andiamo piccola! Lo show deve continuare! Dai amore… oggi è il grande giorno…”
Lei mi sorride e si alza porgendomi la mano per seguirla.
La luce che entra dalla finestra, attraverso la serranda semi alzata e le tende accostate creano uno strano gioco di luce sullo specchio che si trova alle spalle di Leti, e proprio di fronte alla finestra che, invece, è alle mie spalle, creando qualcosa di simile ad un paio di ali dietro la figura della mia Leti.
Le prendo la mano e così, il mio dolcissimo angelo di luce, mi aiuta ad alzarmi.
Non le servono le ali però, perché lei è da sempre il MIO angelo, e credo che il nostro amore sia dotato di ali abbastanza grandi per sorreggere entrambe, insieme… fino alla fine ed oltre.
FINE