
- secondo capitolo -
Disclaimer: I personaggi mi appartengono, sembra siano nati solo sono nati dalla mia testolina ^__^
Dediche: A colei che ha rapito il mio cuore, lo ha sanato, lo ha condotto fuori dalle tenebre, lo ha illuminato con la sua luce calda e colmato di amore con il sentimento profondo e puro che le nasce dall'anima. A lei che tra tutti ha scelto proprio me per vivere la sua felicità;, a lei che mi riempie di amore e gioia, a lei i cui sorrisi sono una fonte di eterna speranza e certezza di felicità eterni.
A te che sei tutta la mia vita, a te cui ho donato il mio cuore, a te che sei la mia parte mancante, a te che riempirai tutti i giorni della mia vita con la tua dolce presenza e il tuo amore immenso.
A Pam, mio amore, mio cuore, mia anima, mia vita.
Il mio angelo di luce
Stesa sul divano, con gli occhi chiusi, la musica in sottofondo, mi sembra che le cose vadano bene. La stoffa bianca e morbida sotto di me induce quasi al sonno, la musica che si diffonde bassa tutt’intorno non è che un prezioso aiuto ad una sorta di torpore che vorrebbe impossessarsi di me, così da cadere in una forma di oblio che mi permetta di dimenticare tutto, almeno per qualche minuto.
Due dita leggere mi accarezzano la guancia e lentamente apro gli occhi trovandomi di fronte quelli azzurri di Letizia, due cieli tempestati di nubi grigi che sembrano essere due perle di un colore unico.
Sono davvero belli i suoi occhi, ed a dire il vero, è Letizia ad essere molto bella. E’ alta, slanciata, ha lunghi capelli mossi di una calda tonalità d’oro, che però lei si ostina a tingere con vari colori, ora sono di un focoso rosso tiziano. E tutto questa va a conferire ulteriore bellezza ad un viso di per sé già molto bello, dalla carnagione chiara e dai lineamenti delicati. Ha le labbra sottili, è vero, ma si incontrano alla perfezione con tutto il resto dei suoi connotati.
Marina no, è tutto all’opposto. Bassina, corti capelli neri come una notte senza stelle e scurissimi occhi castani, minuta e magra.
Sono così diverse… anche nel carattere… così dolce e disponibile Leti, così chiusa ed introversa Marina… sarà il nome che porta a renderla in grado di dare serenità? In fondo Letizia è un sinonimo di felicità e quindi di tranquillità interiore…
Il lieve rossore che pervade le guance di Letizia, e che segue l’apertura dei miei occhi, distoglie la mia mente da questi strani pensieri e la fa concentrare nuovamente sulla mia amica.
“Ti ho svegliata… scusa…”
“No, ero sveglia… sonnecchiavo solo, scusa…”
Mi metto a sedere lasciando il posto a Letizia per accomodarsi sul suo stesso divano, cosa che lei fa continuando a guardarmi. Oggi i suoi genitori sono fuori per tutto il giorno, quindi possiamo tranquillamente gironzolare per casa indisturbate, solo il suo gattino, Soleil, ogni tanto fa ci qualche visita e comincia ad impicciarsi dei nostri discorsi. Prima, mentre eravamo in cucina a mangiare, Soleil è entrato e si è seduto sul ripiano dei pensili, a fianco del tavolo, ha cominciato a guardarci, girando il musino a volte verso di me, a volte verso Letizia, sembrava davvero stesse ascoltando i nostri discorsi!
Non che ci fosse molto da sentire… università, studio, compagni di corso… Marina… il fatto che se la uccidessi nessuna giuria mi condannerebbe… insomma, i soliti discorsi.
“Non scusarti! Vuoi andare sul letto? Dai ti copro e dormi un po’, ti va?”
“Ma proprio no! Sono venuta per stare con te, mica per dormire!”
“Sì, ma hai pianto e quindi…”
“E quindi chi se ne frega! Non voglio darle vinta anche questa… sto con te e ci rimango!”
“Eheh come vuoi… scusa se c’ho messo tanto, ma Soleil è un porco non un gatto! Mi chiedo dove la metta tutta quella robaccia!”
“Eheheh avrà preso dalla padrona, anche tu mangi e non ingrassi! Invece guarda io, ho tanti rotolini di ciccia ovunque!”
“Ma che dici??? Sei perfetta!”
Mi guardo con un’occhiata sprezzante ed intravedo, da sotto il maglioncino, il profilo dei tre o quattro chili che ho di troppo. Come farà a dire che sono perfetta? Persino Marina una volta mi ha detto che se dimagrissi un po’ non sarebbe male… e quindi mi viene da pensare… se persino la ragazza che mi ama, o che fa finta di amarmi, o che comunque è venuta a letto con me e si eccitava al solo vedermi, mi ha detto che devo dimagrire… perché Leti mi dice che vado bene? Che la sua miopia sia peggiorata? Oppure è solo troppo buona per infierire su di me?
Vedo il suo sorriso dolce e mi pare di riuscire ad intravedere qualcosa nei suoi occhi, ma non so cosa, così, l’unica cosa che mi rimane da fare è… gettarmi su di lei abbracciandola e facendo finire entrambe stese sul divano.
Mi appoggio a lei mentre entrambe ridiamo come pazze, senza che poi ve ne sia un reale motivo, ridiamo e basta, forse perché spesso, se non addirittura sempre, ci basta stare insieme per divertirci e star bene.
Come dice sempre Lavinia, io e Leti siamo talmente tanto sulla stessa lunghezza d’onda che viviamo in un mondo tutto nostro quando siamo insieme, siamo così in sintonia da non accorgerci del resto.
E così è ora.
Anche quando smettiamo di ridere rimango appoggiata a lei, è piacevole sentire il suo cuore che batte sotto il maglione nero che indossa. E’ molto freddolosa Letizia, è sempre coperta, persino d’estate, spesso, va in giro con le maniche a tre quarti, la sera poi si mette la giacca anche se fa caldissimo. E’ così tenera! Sembra quasi uno di quei cuccioli piccolissimi che hanno bisogno di calore e per questo vengono sempre coperti…
“Stai male, vero?” La sua voce è calma e dolce, mentre le sue mani cominciano ad accarezzarmi piano, quasi fossero timorose, i capelli.
“No, a dire il vero sto benissimo…”
“Davvero?”
“Certo! Perché dovrei dirti una cavolata?”
Lei non dice niente ma so che sorride, ed io ricomincio a godermi il picchiettare ritmico del suo cuore… poi un suono mi distrae, e la musica che ho associato al numero del cellulare di Marina comincia a risuonare nella stanza.
Non mi muovo ma sento Letizia muoversi leggermente a disagio, forse perché si è stancata di questa posizione strana ed in qualche modo compromettente. Mi chiedo se a Letizia piaccia qualcuno e non me lo abbia detto, è riservata, molto, ma non con me.
Mi domando se le piacciono gli uomini o le donne, non gliel’ho mai chiesto a dire il vero, ma mi sembra essere piuttosto obiettiva nei giudizi che da sia rispetto agli uomini che nei riguardi delle donne. Che sia bisessuale come me? Devo ricordarmi di indagare.
Mi alzo dal calduccio che emana il corpo di Letizia e stancamente prendo il cellulare.
“Pronto?”
“Ciao… senti… ti è passata?”
“Passata? Cosa scusa?”
“L’arrabbiatura… il colloquio è andato bene, credo…”
“Bene, sono contenta per te.” Non voglio essere fredda, dico davvero, ma non mi interessa come le è andato uno stupido colloquio, non mi interessa ricominciare tutto da capo… non mi interessa sentire la sua voce…
“Ce l’hai ancora con me? Sono stanca di dovermi sorbire tutte le tue sfuriate…”
“Marina… ferma, stop… nessuna sfuriata, sono calmissima, lo senti? Sono contenta per il colloquio, davvero, comunque è tutto a posto non preoccuparti e non cominciare a dire che sei stanca. Lo sono anche io, quindi, facciamo conto non sia successo niente, ok?”
Un istante di silenzio mi fa comprendere alla perfezione che non si aspettava questa risposta. È di certo rimasta sbigottita dalle mie parole. Non sono la bambina capricciosa che crede lei…
“Sì, ok… ci sentiamo stasera?”
“Credo di sì, se non esco.”
”Ah ok… semmai chiamami sul cellulare…”
“Va bene. Ciao Mari.”
“Ciao…”
E sulla sua incertezza, con mia somma soddisfazione, chiudo la telefonata. Questo match l’ho vinto io!
Torno sorridendo sul divano, dove Letizia si è rimessa a sedere e mi guarda a metà tra l’incerto e lo sconvolto.
“Che c’è?”
“Ma stai bene davvero?”
“Sì perché?”
“Era un tentativo per farla arrabbiare?”
“Ma chi se ne frega di Marina, Leti! Mi sono rotta!”
“Dici davvero?”
“Beh… ieri mi sono chiesta: Sono ancora innamorata di Marina? C’ho pensato un attimo e ho detto di sì, ma… anche solo il fatto di averne dubitato dovrebbe farmi riflettere no? Ho bisogno di tempo… e stare lì stesa con te mi piace troppo…”
“Che vuoi dire?”
“Niente… solo che non sentivo la sua mancanza…”
“Ah… mh… mettiamoci al pc a fare quella ricerca, che ne dici? Almeno sfruttiamo il tuo buon umore… prima che arrivi il diluvio universale e ci porti via!”
La guardo e lei mi fa una linguaccia mentre si alza, ancora non molto convinta delle mie parole, ed io rido divertita. Mi piace che si preoccupi per me, o almeno mi piace finché non si preoccupa sul serio, perché non voglio che lo faccia, anche perché davvero adesso non ne ha motivo…
E poi… non le ho detto tutta la verità, altrimenti capirebbe… stando stesa con lei… pensavo solo a lei, al suo calore, sentivo il suo seno morbido sotto di me ed il battito del suo cuore era così… rilassante… lo era soprattutto il suo profumo. Mette sempre il profumo alla mimosa, il suo preferito, ma… si mischia al suo odore e questo crea una fragranza unica, che sa di buono e mi fa stare bene…
Andiamo in camera sua e cominciamo a fare una stupida ricerca per trovare tutti i riferimenti possibili ai vampiri nelle letteratura europea dell’ottocento (per una parte dell’esame che stiamo preparando, ossia la figura del vampiro nella letteratura). Non che l’argomento in sé non mi piaccia, anzi, è uno di quegli esami che abbiamo scelto noi perché è un argomento che interessa ad entrambe, ma ora avrei voglia di altro. Mi basterebbe anche rimettermi sdraiata come prima, con Leti mi che accarezza i capelli, ma se per ora posso avere solo la sua vicinanza davanti al pc, mi sta bene comunque.
Letizia riesce a calmarmi ed a condurmi in uno stato di quiete e di pace interiore che dubito di riuscire a spiegare persino a me stessa. Semplicemente mi fa stare bene, e di questo non posso che ringraziarla.
Mentre lei cerca ed io comincio a prendere appunti, cominciamo a parlare di quanto sia strana la professoressa di questo corso, sembra una vampira e quindi cominciamo a fantasticare sulle sue avventure notturne, la vediamo, vestita di nero come sempre si presenta, girare per i vicoli di Roma alla ricerca di una preda adatta. E tutte queste nostre idee finiscono, puntualmente, in una fragorosa risata, mentre cominciamo entrambe a tenerci la pancia e gli occhi cominciano a lacrimarci.
Come sempre accade in questi momenti di follia allo stato puro, ogni sciocchezza ci fa ridere di più, così la matita che mi scivola dalle mani, carambolando a terra, è un ulteriore motivo per morire dal ridere.
Mi piego per raccoglierla ed un istante dopo, mentre mi rialzo perché la fuggiasca è di nuovo mia, Leti si abbassa per fare lo stesso.
Ed è solo un attimo, nemmeno me ne accorgo quasi, è così… dolce…
Le mie labbra e le sue si sfiorano in modo assolutamente casuale, perché il mio viso era troppo vicino al suo, le nostre labbra erano separate da troppi pochi millimetri, ed io… è tutta colpa mia, perché sono io a non aver resistito, sono io che ho colmato quella microscopica distanza, e tutto per saggiare la consistenza e la morbidezza della sua bocca.
Il bacio casto dura solo un istante, perché immediatamente voglio di più… ora che so quanto le sue labbra siano calde, non posso non chiedermi come sia la sua bocca, che sapore abbia, quanto la mia lingua e la sua, unite ed intrecciate, possano eccitarmi.
Ci separiamo ansanti ed arrossate in volto, sento le guance in fiamme, al posto dello stomaco solo un gran senso di vuoto vorticante… come fa il vuoto a vorticare? Ah, questo poi davvero non lo so…
“Io… ecco…”
“Ehm… no… cioè…”
“… Ti voglio…”
Stop. Che cosa ho detto? Sono impazzita? No, ecco cosa è successo, sono stata rapita dagli alieni ed ora sto guardando il clone che hanno messo al mio posto, vivere la mia vita e fare cose che io normalmente non farei. Davvero le ho detto che la voglio? E’ vero, non c’è dubbio, un solo bacio mi ha… però questo non vuol dire che debba dire tutto quello che mi passa per la testa…
Un leggero gemito di eccitazione, aspettativa e sorpresa esce dalle labbra umide e socchiuse di Leti, cosa che mi fa letteralmente impazzire, tanto da gettarmi di nuovo sulle sue labbra, per baciarle, succhiarle, mordicchiarle, fino a che, con una necessità che non credo di aver mai provato, le nostre lingue si incontrano di nuovo ed il resto del mondo… che fine ha fatto?
Lei mi sorride e mi bacia il lobo di un orecchio, prima di sussurrarvi “Anche io…” con una voce così bassa e sensuale da mettere i brividi. Ed effettivamente rabbrividisco di eccitazione, mentre Leti mi porta verso il letto della sua stanza.
Che stiamo facendo?
In questo preciso istante ci stiamo spogliando a vicenda, mentre ci baciamo lentamente sulle labbra, sulle spalle appena scoperte, sul collo, mentre le mie mani le accarezzano la schiena liscia, incontrando di tanto in tanto i suoi bellissimi capelli e giocherellandoci, prima di tornare a sfiorare la sua pelle. Le sue mani invece mi sfiorano la nuca ed il viso, e poi ugualmente la schiena, giocano con i capelli, e tornano di nuovo lungo la spina dorsale…
E’ quasi un gioco di specchi. Siamo semi nude, con solo i pantaloni indosso, mi sento completamente bagnata, e non so se questo mi faccia molto onore, ma il solo sfiorarla mi riempie di desiderio. Da quando è così? Con Marina, per quanto fossi eccitata, non succedeva mai che un semplice tocco, come le sue dita che timorose mi sfiorano appena un capezzolo, mi facesse gemere, come invece accade ora.
E’ l’eccitazione? E’ la persona con cui sono? E’ il cuore che batte all’impazzata che mi fa sentire così?
Le mie labbra si appoggiano sul suo collo ed un mugolio soddisfatto le sfugge. Che sia questo un punto particolarmente sensibile? Non mi va di chiederlo, voglio scoprirlo, come voglio rivelare ogni segreto del suo corpo, voglio conoscere l’ubicazione di ogni neo, voglio sentire il suo corpo tendersi contro il mio, i suoi fianchi cercare i miei, proprio come accade ora. Un semplice e fugace contatto, attraverso la stoffa dei pantaloni e delle mutandine per giunta, riesce ad eccitarmi maggiormente, facendo fremere leggermente entrambe. Sorrido divertita guardandola, forse con un po’ di malizia, e poi scendo con piccoli baci lungo il collo, il solco del seno, lo stomaco, gioco con l’ombelico, infilandoci la lingua per un attimo e poi ritraendola, mentre con le mani comincio a sbottonarle i pantaloni, e quando riesco nell’impresa, scendo nuovamente con le labbra, accarezzandole il ventre, mentre sento i peli del pube sfiorarmi il viso e tendersi al di sotto degli slip ricamati, di un tenero verde mela.
Noto anche queste cose in un momento come questo? Riesco a percepire ogni ansito, ogni respiro accelerato, ogni alzarsi ed abbassarsi del suo torace, ogni movimento delle sue gambe.
Le sfilo i pantaloni, mentre lei mi aiuta, e poi faccio lo stesso con i miei. Solo gli slip di entrambe a dividerci da un contatto che… potrebbe portarci in paradiso, creando però conseguenza degne dell’inferno.
Sentire la sua pelle calda sotto la mia, che si sfrega contro la mia, mi rende… pazza di desiderio, non saprei come definire altrimenti il mio stato in questo momento.
Ci baciamo di nuovo e poi… non so cosa succede, sento solo le sue labbra ovunque, le mie in ogni punto della sua pelle, che si perdono a leccarle e succhiarle il collo, e poi i capezzoli, seguendo, all’inverso, gli stessi gesti che ha compiuto Leti.
E’ eccitante la mia piccola Leti, sensuale in ogni gesto, anche se non se ne rende conto...
E’ calda la sua pelle, bollente quasi, ed i suoi fianchi a contatto con i miei, in un alzarsi ed abbassarsi ritmico sono… meravigliosi, semplicemente fantastici.
La guardo negli occhi mentre la mia mano vaga lungo il suo ventre, scendo ad accarezzarle l’interno coscia, ma senza sfiorarle la femminilità.
“Leti… posso…” lei mi guarda con gli occhi brucianti di desiderio, e la sua risposta non arriva a parole, ma con un gesto eloquente. Mi accarezza il corpo fino a scendere sotto gli slip e le sue dita che mi sfiorano mi fanno gemere di piacere mentre il controllo che avevo provato a mantenere, se ne va a farsi benedire.
La passione prende il sopravvento e comincio ad accarezzarla freneticamente, dopo averle abbassato con foga le mutandine.
Voglio solo sentire il suo calore…
E lo sento. Le mie dita cominciano ad accarezzarla, solo leggeri sfioramenti, così come sta facendo lei con me, ma il solo sentire… percepire la sua parte più intima, mi manda in tilt, stessa sensazione che mi procura il venire appena in contatto con il suo seme, vischioso e trasparente, sorprendentemente fresco se paragonato al calore della nostra pelle…
Entrare in lei… è la sensazione più… stupenda che… abbia mai provato. Non avrei mai immaginato di sentire tanto in così pochi istanti, eppure, all’improvviso, un intero mondo mi esplode dentro, è come se l’universo avesse deciso di stabilirsi dentro di me e di fare del mio corpo la sua naturale ubicazione.
Geme a voce alta Leti, mentre sento in lontananza Soleil che fa un leggero miagolio, probabilmente si chiede se la sua amata padroncina sta bene. Gli direi volentieri che se Leti sente almeno un terzo di quello che sento io… è in paradiso.
Le sue dita in me, mi toccano, mi sfiorano incerte, provano a farsi strada, mentre anche io gemo e con la mano libera stringo la sua, cercando con necessità la sua bocca, colmando lo spazio che ci separa, e perdendomi nella sensazione di averla in me mentre ci baciamo.
La mia Leti è dolce, tenera ed inesperta. Che sia vergine? Anche con un solo dito lo sento che è stretta, strettissima… come io non sono più…
Perché ho buttato la mia verginità con quel coglione che credevo di amare? Forse perché lo amavo… poi è arrivata Marina, altro sbaglio in fatto di sentimenti... ma Leti… Leti cos’è?
Adesso mi dispiace. Mi dispiace davvero molto di non poterle dare la mia verginità.
Agata, che dici? Perché mi sto facendo un problema del genere? Non lo so, davvero non lo so…
Continuiamo a baciarci ad intervalli, ci separiamo per respirare, gemere e cercare di riprendere fiato mentre l’eccitazione e la passione crescono. Le sue dita si sono fatte più ardimentose, forse perché il desiderio e l’impeto hanno preso il sopravvento su qualsiasi altra cosa, forse perché anche io mi sono fatta molto più ardita, la sto penetrando ad intervalli regolari, con crescente intensità, nella speranza di darle un sempre maggiore piacere. Lo vedo dai suoi occhi, intravedo la passione renderli lucidi, percepisco i gemiti che cerca di trattenere mordicchiandosi le labbra o baciandomi, sento i gemiti che invece le sfuggono, riempiendo l’aria insieme alla mia voce ed all’odore del sesso, il sudore mescolato al nostro seme, l’eccitazione unita al desiderio, tutto assume colori ed odori che non avevo mai visto e sentito prima di oggi. E’ come se fosse la prima volta…
Sembriamo due contorsioniste ora, mentre sento che sto per venire… e questo mi farebbe ridere se non fossi troppo occupata a godere delle sensazioni che Leti mi da e di quelle che io dono a lei. Una delle sue gambe snelle si allaccia attorno ai miei fianchi, cercando un maggior contatto con il mio corpo. Le mie dita vanno più a fondo e così le sue, gemiamo entrambe, ci spingiamo l’una contro l’altra e all’improvviso… la mia mano è completamente inondata dalla sua essenza e la sua dalla mia. Abbiamo raggiunto l’apice del piacere insieme, l’orgasmo ha colto entrambe nello stesso momento, così forte da lasciare tutte e due senza fiato, senza nemmeno la forza di spostarci dalla posizione in cui siamo.
Mi ci vuole un attimo per riprendermi, ed uscire da lei, mentre lei, seguendo il mio esempio, esce da me, ed è qualcosa di… straziante quasi. E’ come se questa fosse la nostra posizione naturale, e non l’essere separate.
Ci guardiamo per un attimo solo e Letizia improvvisamente arrossisce, io, intenerita dall’ennesima dimostrazione della sua dolcezza, la bacio leggermente sulle labbra e lei… lei sbadiglia.
Un sonoro, tenerissimo sbadiglio le esce dalle labbra ed una lacrimuccia spunta all’angolo del suo bellissimo occhio sinistro.
Rido leggermente e lei, imbarazzata fa lo stesso. Mi appoggio al suo fianco ed istintivamente la prendo tra le braccia, circondandola in una stretta che sento essere dolce e possessiva.
Che mi sta succedendo? Perché ho fatto tutto questo? Perché mi sento così bene? Perché nella mia testa non ci sono altro che immagini di Letizia nei momenti più svariati? Quando sorride, mentre cammina con il viso alto e lo sguardo fiero, mentre mi guarda comprensiva, mentre ride per una sciocchezza, mentre legge un manga… mentre geme e si tende verso di me…
“Leti… senti…” Non ho mai sentito la mia voce così bassa e flebile, forse perché ho paura. Ma di cosa? E cosa voglio dirle?
La sua risposta non arriva, così mi decido a staccare gli occhi dal soffitto per guardarla e…
Ora so che gli angeli esistono ed in Paradiso, se si vuole, lo si può trovare anche qui in terra.
Un meraviglioso angelo, infatti, ammantato di luce propria, dorme qui al mio fianco, con l’espressione rilassata di una bambina, ed un sorriso tenero dipinto sul viso appoggiato alla mia spalla. Riesco, con i piedi, senza muovermi troppo in modo da non svegliare Leti, a prendere il plaid che tiene appoggiato alla fine del letto, e copro entrambe, la mia piccolina cominciava ad avere la pelle fredda.
La mia piccolina… la mia Leti… mia…
Il suono del telefono mi fa quasi sobbalzare, devo essermi addormentata. Leti, ancora mezza intontita e con gli occhi chiusi, mi si appoggia contro, stringendosi a me, ed io, istintivamente, serro l’abbraccio, così da sentire il suo calore più vicino ed il cuore calmarsi e prendere un battito pacato e regolare.
Letizia allunga il braccio, senza per questo spostarsi dalla sua posizione al mio fianco, fino al comodino e prende il telefono, rispondendo con voce un po’ assonnata.
“Pronto?... Ciao mamma… mh… sì… ok… va bene… sì tranquilla, non muoio mica di fame!... Sì, ok.. a dopo, ciao.”
La guardo un po’ incuriosita, e sempre senza aprire gli occhi mi dice che i suoi tornano tardi perché sono stati invitati, all’improvviso, a cena da un collega di suo padre.
Sento un’ansia strana ed insolita cominciare ad assalirmi. Che succede? Che succederà ora?
L’azzurro grigio degli occhi di Letizia, lentamente, torna a specchiarsi nei miei, come se le nuvole avessero lasciato libero il cielo.
Mi perdo a fissare le sue iridi senza più sapere cosa stia succedendo, con la consapevolezza che ora, come mai prima, c’è bisogno di parole, ora è il tempo delle spiegazioni.
Ma il mondo… dov’è finito?
FINE SECONDO CAPITOLO