- primo capitolo -

Disclaimer: I personaggi mi appartengono, sembra siano nati solo sono nati dalla mia testolina ^__^
Dediche: A colei che ha rapito il mio cuore, lo ha sanato, lo ha condotto fuori dalle tenebre, lo ha illuminato con la sua luce calda e colmato di amore con il sentimento profondo e puro che le nasce dall'anima. A lei che tra tutti ha scelto proprio me per vivere la sua felicità;, a lei che mi riempie di amore e gioia, a lei i cui sorrisi sono una fonte di eterna speranza e certezza di felicità eterni.
A te che sei tutta la mia vita, a te cui ho donato il mio cuore, a te che sei la mia parte mancante, a te che riempirai tutti i giorni della mia vita con la tua dolce presenza e il tuo amore immenso.
A Pam, mio amore, mio cuore, mia anima, mia vita.

Il mio angelo di luce












La sveglia suona, e quel fastidiosissimo “piii piii piii” continua a rimbombarmi nelle orecchie. Che ho fatto di male per meritarmi questo??? Per un attimo sono tentata di lanciare il cuscino su quel dannato arnese, ma poi mi ricordo che sarebbe la terza sveglia nel giro di un mese che rompo, e questo vorrebbe dire che mia madre mi prenderebbe a calci per farmi alzare, quindi mi limito a urlarle contro di zittirsi, ma lei niente.
Poi un’idea brillante mi si accende come una lampadina in mente. Posso spegnerla!!! E non appena spingo il magico tastino lei… puff! Sta zitta!!! Sono un genio del male, l’ho sempre saputo!!!
Mi chiedo perché mai questa cosa debba suonare alle sette anche stamattina che è domenica, ma poi altra illuminazione e… oggi è lunedì, altro che domenica!! Mi tocca andare all’università, e sinceramente la cosa non mi va per niente, posso saltare la lezione per oggi? Ma sì, non se ne accorgerà nessuno!
Soddisfatta dalla mia ultima brillante idea mi volto dall’altra parte, chiudo gli occhi, ma… driiiin! Il cellulare squilla… ma non lo avevo spento ieri sera? Ah già Letizia mi ha chiesto di lasciarlo acceso…
“Pronto?” dico con voce sonnacchiosa senza nemmeno aver guardato chi fosse… del resto alle sette di mattina… di certo sarà Marina che vuole darmi il buongiorno, che dolce il mio amore!
“Ciao dormigliona! Lo sapevo che eri ancora la letto, in piedi Aga!!!”
No, decisamente questa non è la voce della mia ragazza, o presunta tale, bensì quella della mia migliore amica, Letizia.
“Leti sono le 7! Si dorme a quest’ora, non si telefona alla gente!”
“Oh, ma le persone normali dormono, non io… stanotte non ho chiuso occhio come al solito, quindi ho pensato bene di dare la sveglia a te.” Mi dice con voce sorridente… come può essere la voce sorridente? Beh dovreste sentire quella di Letizia, è dolcissima, allegra e solare… anche se è lei tremendamente introversa e quindi con gli estranei non è così come con me.
“Leti, sono preoccupata… perché non vai dal dottore?”
“Oh dai Aga, lo sai che è solo stress… piuttosto alzati! Io tra un’ora esco, alle nove abbiamo lezione e poi dobbiamo andare a studiare con quella rottura… ehm… quella graaaan simpaticona di Anna, almeno ce la togliamo dalle scatole.”
“No fammi capire… tu hai già stabilito tutta la nostra giornata?”
“No, solo la mattina, al pomeriggio ci penso mentre sono in autobus.”
“Tu sei pazza!! E io più di te che ti do retta!!!”
“Sì lo so, ci vediamo alle nove meno un quarto al solito posto, ok? Ciao, ciao!”
“Ma…” Ma prima che possa finire la frase lei ha già attaccato e già immagino quel sorrisino divertito e soddisfatto che le increspa le labbra… e tutto a scapito mio!
Scosto il leggero lenzuolo che mi copre e mi alzo stiracchiandomi. Nonostante sia ottobre, la notte dormo ancora con uno spicchio di finestra aperta e solo un lenzuolo a coprirmi, e poi ovviamente il mio bellissimo pigiamino, cannottierina e pantaloncini, pieno di orsetti!
Prendo il cellulare in mano mentre vado in cucina per mangiare almeno un biscottino, mio fratello mi sta occupando il bagno come al solito, l’altro mio fratello dorme, e i miei genitori sono al lavoro già da almeno mezz’ora… c’è un gran silenzio in casa a quest’ora e non posso negare che la cosa mi faccia un enorme piacere, non mi piace la troppa confusione, forse sarà perché anche se faccio di tutto per farmi notare non ci riesco sempre benissimo…
Guardo il cellulare che mi fissa e lo prendo in mano chiamando uno dei numeri in uscita...
Squillo, attacco. Ecco lo squillino di buongiorno gliel’ho fatto… adesso non può dire che si fa sentire solo lei!
Ho appena chiamato Marina, la mia ex-ragazza, colei che domina incontrastata il mio cuore da ormai sei lunghi, interminabili, tremendi, mesi. Ci siamo lasciate già da 4 mesi (ebbene sì, siamo state assieme un solo mese, se purtroppo o per fortuna devo ancora capirlo) e i nostri rapporti sono stati tesissimi fino ad un mese fa, poi non so come, le cose sono migliorate e sembra che adesso vada di nuovo tutto bene… cioè… la situazione è un po’ ingarbugliata…
Siamo state in vacanza assieme e semplicemente, tutte le tensioni, le discussioni passate, le liti, sono scomparse, sono sparite come se non fossero mai esistite… ma non stiamo di certo insieme! Eh no perché lei mi vuole bene solo come ad un’amica… sì, certo, nei suoi sogni!
Quella mi ama e mi desidera come ha sempre fatto, altrochè! Semplicemente si è nascosta dietro questa illusione, ossia quella di ‘aver confuso amore per amicizia’… che poi devo capire come sia possibile andare a letto con un amico ripetutamente (perché una volta potrebbe anche succedere, basta una sbornia!)… no ok, correggiamoci… non con un amico qualsiasi, ma con quella che si definisce una sorella… peccato che però, ogni volta che mi veda, questa sua convinzione ceda un po’ di più… perché come dice Leti, si vede come mi guarda, si vedono i suoi sorrisi luminosi quando mi parla… e poi può dire quello che le pare, ma se fosse davvero così sicura dei suoi sentimenti… in vacanza non saremmo finite a rotolarci allegramente in un letto!
Il suono del cellulare mi distoglie da questi pensieri, che ormai costantemente occupano la mia mente rendendola ancora meno disposta del solito ad incamerare nozioni, a seguire discorsi logici e letterari, ma sopratutto a studiare!
Un messaggio di Marina… che bello mi ha mandato un messaggino per darmi il buongiorno!
“Ma sei scema a farmi squillare il cellulare a quest’ora? Sai i miei quanto si incazzano? La prossima volta aspetta un orario decente!”
Un soffio di vento ed i castelli di carte cadono. Questa è la dura realtà con cui devo scontrarmi ogni giorno, ogni volta in cui mi sembra che le cose vadano un pochino meglio, ogni volta in cui credo di aver trovato un equilibrio. Puntuale come la Morte, la cara Marina torna a ricordarmi che per lei sono solo uno zerbino sui cui pulirsi furiosamente le scarpe prima di entrare in casa, per nascondere che si è stati a giocare in un parco anziché in ufficio. Sono semplicemente la sua valvola di sfogo e niente di più.
Ha una situazione abbastanza difficile a casa, questo lo so bene, sua madre tende sempre a farla sentire una nullità e lo stesso fanno i suoi due fratelli maggiori, suo padre è il classico uomo lavoro e televisione al ritorno dall’ufficio, bravo solo a lamentarsi se i figli rincasano tardi… però mi chiedo perché mai debba prendersela sempre e solo con me… io cerco di starle vicina, di aiutarla…
Automaticamente prendo il cellulare e chiamo Letizia. Lei ci mette un po’ a rispondere, e prima che abbassi sento la sua voce lievemente affannata rispondermi. Se non sapessi che sicuramente era in bagno a lavarsi, penserei che era impegnata in una maratona di sesso estremo, tanto la sua voce risulta bassa, calda e lievemente roca… e questo mi da una lievissima scossa lungo la schiena… mah, come sono strana!
“Ciao… senti… ce li hai 10 minuti?... No va beh magari ti stavi preparando…”
“Che è successo Aga?” La voce dolce ma inquisitrice di Leti come sempre mi fa crollare e il mio bisogno di parlare, chiedere aiuto, o semplicemente sfogarmi un po’, prende il sopravvento e comincio a parlare a macchinetta riversando su di lei il fiume di parole che avevo dentro. Le dico quanto mi sia stancata, quanto non ce la faccia più a parlare, parlare, parlare e ritrovarmi sempre con un pugno di mosche in mano, quanto vorrei che tutto si sistemasse, o almeno che tutto trovasse una sua dimensione, definendo finalmente questa situazione.
Lei come sempre mi ascolta pazientemente e poi mi dice che devo stare calma, che si vede che Marina mi ama, solo che è difficile anche per lei ammettere quello che prova, ammettere che sta vivendo, o cercando di reprimere, un sentimento che la metterebbe in cattiva luce di fronte ad una famiglia che lei dice di odiare, ma che cerca di assecondare e di cui cerca costantemente l’approvazione.
Le parole di Letizia le ho già sentite mille volte, ma quello che mi calma, non sono i discorsi che ormai conosco, oppure i ragionamenti contorti fatti mille e mille volte cercando di capire la mente complicatissima di Marina. La verità è che a calmarmi è la voce della mia dolce amica, perché sembra che fra tutti solo lei sia in grado di capirmi, lei è l’unica che mi ascolta e mi consiglia senza dirmi ‘devi fare così… stai sbagliando tutto…’, lei mi ascolta, mi lascia sfogare e mi consola, asciuga le mie lacrime quando piango, mi abbraccia quando ne ho bisogno e ha per me un sorriso sereno ed affettuoso ogni volta che il mio cuore sanguina. Certo, non è come se si risolvesse tutto, ma per qualche minuto, qualche ora addirittura, mi sembra che vada tutto un po’ meglio e che presto tutto si sistemerà.

Con la musica nelle orecchie ed il piede che batte ritmicamente a terra aspetto Letizia al nostro solito posto, una banale fontanella, nei pressi della nostra facoltà.
In testa continuano a vorticarmi mille immagini, mille parole e mille altre cose, tutte legate a Marina, a quello che è successo, a quello che provo e ho provato, inesorabili arrivano le solite domande che mi pongo: quando si sistemerà tutto? Quando potrò tornare serena com’ero fino a qualche mese fa? Forse davvero felice non sono mai stata, c’erano mille problemi… con Marina non potevamo mai camminare tenendoci per mano per paura che qualcuno ci vedesse, non potevamo mai abbracciarci troppo a lungo, altrimenti chissà che avrebbe detto la gente, non potevamo stare troppo al telefono perché sua madre non voleva, non potevamo nemmeno sentirci troppo spesso in una chat che frequentiamo entrambe, perché ogni tanto i genitori le dicevano che ‘deve stare di più in famiglia’… a dire il vero tutto quello che facevamo lo facevamo chiuse nella sua o nella mia stanza, perché era come se il mondo esterno non entrasse in quelle quattro mura, era come se nessuno potesse toccarci, osservarci o giudicarci… mi rendo conto ora che il giudizio della gente l’ha sempre spaventata, anche se lei si ostina a dire che non è così… ma credo sia normale, tutti vogliamo essere accettati, no? Perché la sopporto ancora e non la mando a quel paese? Beh… semplice… la amo… o almeno credo… spero… perché altrimenti vorrebbe dire che sono davvero una masochista come dice la mia amica Lavinia.
Un dito che picchietta sulla mia spalla sinistra mi fa quasi sobbalzare… quasi, perché istintivamente so che è Letizia e questo mi infonde un certo grado di calma, quindi invece di fare un salto e girarmi incavolata nera con la persona che ha osato farmi prendere un accidente, mi limito a spegnere il lettore cd mentre mi volto e sorrido istintivamente a Letizia.
“Aga… prima che ti saluti… se non ti togli quel muso lungo dalla faccia giuro che ti faccio il solletico fino a che non chiedi pietà!” Sembra davvero convinta… e questo suo primo tentativo di mettermi di nuovo il buon umore è comunque lodevole… lei pensa sempre a me…
“Lo sai che non soffro il solletico.” Le dico con un sorrisino bastardo di quelli che dovrei riservare a Marina in altre occasioni, e la mia cara amichetta mette su un broncetto delizioso, poi sporge il labbro inferiore e lo fa tremare leggermente, imitando un bambino che sta per mettersi a piangere come una fontana.
“Ma… ma… ma…”
“Ok ok… guarda come sorrido!!” E le faccio un super sorrisone, nonostante credo si veda che non sono proprio al massimo della forma e dell’allegria stamattina. Lei mi fa un sorriso comprensivo e una sfumatura di profonda tenerezza le illumina gli occhi mentre mi dice che va bene così e che per ora sono salva da non so che terribile vendetta.
Durante le due ore di lezione sono sempre distratta, non ascolto minimamente la professoressa che parla di nemmeno io so che cosa. Che lezione è questa? In questo momento davvero nemmeno me lo ricordo… una sola parola, o meglio un nome, attira la mia attenzione: Ugo Foscolo. Adoro Foscolo! E’ stato l’anno scorso, ad un corso monografico su ‘Le ultime lettere di Jacopo Ortis’ che ho conosciuto Leti.
E’ già passato un anno da allora? A me sembra davvero un’infinità… in questo breve, eppure lunghissimo, lasso di tempo la mia vita è cambiata ed allo stesso tempo è sempre la stessa, e l’amicizia con Letizia è sbocciata come un fiore, è cresciuta lentamente e da quando ho questi problemi con Marina è scoppiata come una tempesta… solo che per una volta è stata una tempesta che ha portato solo cose belle.
“Ma questa non la finisce più oggi?”
Guardo Leti e ridacchio, divertita dal suo tono stanco ed annoiato. Ha ragione però, tra cinque minuti finisce l’ora, perché ancora chiacchiera? Voglio uscire, ho davvero bisogno di distrarmi!
Non che una mattinata di studio con Anna sia l’ideale, ma almeno sono certa che mi concentrerò sulle cavolate che dice e sulla sua completa tontezza, termine che non so nemmeno se esista, e dopo avrò molto di cui parlare con Leti, ergo, non penserò a quella deficiente patentata che mi ritrovo per… ragazza? Beh quello che è! La mia amica ha davvero preparato un bel programmino, non c’è che dire...
“Sei un genio del male, lo sai Leti?”
“Eh?” Lei mi guarda senza capire. Ok la telepatia, ma dubito che possa indovinare il ragionamento contorto che mi ha portato a farle questo ‘complimento’.
“Niente.” Le faccio un piccola linguaccia e poi mi alzo, cominciando a sistemare le mie cose in borsa, visto che finalmente la ‘dolce’ vecchietta, o dovrei dire acida zitella?, ha posto fine alle nostre sofferenze, chiudendo il becco.
“Dimmelo!! E dai! Altrimenti sarai punita in nome della Luna!”
La guardo e scoppio a ridere per la sua frase, cimelio di un anime giapponese di cui eravamo, e siamo, entrambe fan.
Mi rendo conto che era proprio questo il suo scopo, farmi rilassare, non pensare a Marina, e farmi ridere. Leti dice che sono una persona molto solare e che quando sorrido o rido sono contagiosa, tanto da riuscire a rasserenare chi mi circonda. In realtà io credo di essere una musona, ma vederla sorridere di rimando mi lascia una tranquilla certezza, ossia quella di essere, almeno all’apparenza, importante per qualcuno.

Le due ore di studio, o meglio, ripasso, con Anna sono quasi interminabili… per tutto il tempo non facevamo altro che ripetere almeno tre volte una stessa cosa, ed alla fine, lei aveva forse capito? Ovviamente no! Ma ormai, dopo quasi due anni ci abbiamo fatto il callo alle sue frasi senza quasi senso, alla sua trascuratezza e soprattutto al mal di testa che ti viene dopo aver parlato per più di cinque minuti con lei. Non è cattiva, e nemmeno antipatica, solo molto, molto, molto noiosa.
“Allora, che si fa di bello?”
Letizia mi guarda sorpresa, probabilmente credeva che mi sarei gettata di corsa a casa, ma no! Voglio distrarmi per bene, anzi, voglio proprio divertirmi! Alla faccia di quella… insomma, di Marina!
“Non lo so, vieni a pranzo da me?”
“Mh, sì, ma… cucini tu?” Un lieve terrore pervade la mia voce, ma solo per prendere in giro Leti che non è un granché in cucina.
“Ah, ah, ah, che bella battuta! Mi sto rotolando in terra tenendomi la pancia da quanto sei divertente! No, mamma mi ha lasciata le lasagne, ma… meglio se cucini tu!”
Quel sorrisino non mi dice nulla di buono quindi mi affretto ad abbracciarla ed a darle un sonoro bacio sulla guancia.
“Ti voglio bene, lo sai vero?”
“No, non mi compri! Dovevi essere punita e lo sarai, ti impedisco di mangiare le lasagne fatte con le crèpe invece che con la pasta sfoglia… bwahahah! Sono un genio del male!”
“Noooo!! Non puoi farmi questo!” Assumo una posa e un tono di voce molto melodrammatici, ma mi sa che nemmeno questo riesce a commuovere la mia dolce, deliziosa, tenera amichetta dal cuore d’oro.
“Ahah! Posso, e lo farò!”
“Ma sei davvero crudele!” Ma la mia performance da cucciolo bastonato viene interrotta dal cellulare che squilla, facendomi quasi sobbalzare, mentre scorgo, con la coda dell’occhio, il sorriso di Leti svanire, ma deve essere solo una mia impressione, perché quando la guardo di nuovo, cellulare alla mano, lei mi sorride ancora, esattamente come faceva pochi istanti fa.
“Che faccio, rispondo?”
“E dai, magari vuole chiederti scusa, no?”
“Sì, e quando mai?”
“Dai rispondi!” Il sorriso incoraggiante della mia amica mi spinge a premere il fatidico pulsante verde, e dall’altra parte, a chilometri di distanza, una voce, ormai fin troppo nota, mi saluta e mi dice che si stava preoccupando per la mia risposta così tardiva.
Letizia fa qualche passo in avanti, per permettermi di parlare con la dovuta privacy, anche se mi sembra una cosa abbastanza inutile, visto che poi le racconterò ogni singola virgola.
Marina vuole effettivamente scusarsi per il messaggio di qualche ora fa. ma non avendo dormito, dice, era un fascio di nervi già di prima mattina.
Letizia non dorme mai molto ma, lei, non mi risponde mai in quel modo, a nessun’ora del mattino… evito di esporre questo mio pensiero per liberarmi da un’altra probabile discussione, e quindi, molto tranquillamente, le dico che non fa niente. Mi dice che deve uscire per un colloquio di lavoro nel pomeriggio, ma potrebbe pranzare fuori con me, se mi andasse.
Mi va? Sì e no… voglio mangiare con lei, vederla, parlarle, sentirla ridere magari, ma voglio anche continuare a rilassarmi con Letizia come ho fatto fino ad ora. Se la vedessi sono certa che dopo starei male, perché un fiume di pensieri mi travolgerebbe portando con sé mille domande a cui so non esserci risposta… o forse, questa risposta c’è ma io continuo ad ignorarla…
“Ok… sì ho capito… fra mezz’ora? Sì va bene… No ero con Leti.”
Ed ecco di nuovo tutte le sue storie assurde su Letizia. Sto troppo con lei, ma sono sicura di volerle solo bene eccetera eccetera, il tutto detto con un tono che sembra tranquillo ed indifferente, perché lei è mia sorella, mi vuole bene…
No! Lei è una stronza che vuole governare la mia vita, ecco cos’è!
“Oh senti Marina mi sono stancata! Letizia è la mia migliore amica, chiaro? E adesso pranza pure con chi vuoi, oggi sono davvero troppo incazzata per vederti! Litigheremmo e non mi va…”
“Ah… ho capito… va bene… allora chiamami quando vuoi… ciao.”
“… Ciao…!
Click. Tututututu….
Mi volto e guardo Leti che mi fissa incredula, le leggo nello sguardo che non sa che cosa ho fatto ma di certo non è niente di buono. Metto il cellulare in borsa e poi la guardo.
Resisto solo un attimo e poi scoppio a piangere come una disperata e lei prontamente mi abbraccia cercando di calmarmi con le parole, accarezzandomi i capelli dolcemente, senza chiedermi niente, e di questo la ringrazio, perché adesso non ho proprio voglia di parlare… non ne ho per niente…
Dopo almeno cinque minuti di pianto dirotto e disperato, finalmente, riesco a calmarmi, Leti mi porge la bottiglietta dell’acqua e con un sorriso grato bevo un sorso, solo quel poco che mi basta per riprendermi dal pianto. Mi soffio il naso come una bambina di cinque anni e poi guardo la mia migliore amica che, interrogativa, mi guarda aspettando che le spieghi cosa è successo.
“E’ ancora valido l’invito a pranzo?”
Lei mi guarda senza capire e mi dice che ovviamente lo è.
“Bene… che se ne andasse a quel paese!”
“Aga… ma che è successo?”
“Ha cominciato a dire che sto troppo con te… che devo fare? Chiudermi in casa ed aspettarla? Col cavolo! Mi sono rotta!”
Lo sguardo contrito di Letizia mi fa chiaramente capire che si sente in colpa, come spesso accade del resto. Lei è davvero troppo buona e spesso si prende la colpa di cose che non dipendono da lei, ma sa essere anche forte e determinata, mi piace molto questa sua dualità.
“Scusa… forse è meglio se la richiami… magari… io e te ci vediamo di meno…”
“Scordatelo! Non esiste proprio che io smetto di vedere te perché lei è lunatica!”
“Ma…”
“Niente ma… ti prego Leti… senza di te non so come farei…”
“Tu sei forte…”
“No, e se anche lo sono comunque tu fai parte della mia forza…” Mi rendo conto di quello che ho detto e quindi, leggendo lo stupore negli occhi della mia amica, mi affretto a parlare, come se avessi di proposito spezzato la frase per darle più enfasi. “Come del resto tutte le mie amiche… quindi non provare a lasciarmi sola!”
Lei sorride, sembra un po’ triste, ma forse è solo una mia impressione, sono solo i miei occhi a vedere tutto tramite il velo delle lacrime appena cadute.
“Va bene, allora andiamo via?”
“Sì… ma cucino io!”
Lei ridacchia ed io faccio lo stesso prendendola sotto braccio.
Forse con Marina ho iniziato una nuova battaglia, ma poco mi importa… non so quanto durerà stavolta, forse crollerò entro oggi, come spesso accade, perché, stupidamente, mi sento in colpa pensando che lei ha tanti problemi che io non ho, ma per ora…
Per adesso voglio solo non pensare a niente, godermi il pranzo con Letizia, scherzare e ridere con lei, perché mi rendo conto che Leti sia l’unica che riesce a farmi ridere anche quando sto male… e questo è uno dei motivi per cui so per certo che senza di lei non potrei stare.

FINE PRIMO CAPITOLO