- capitolo unico -

Disclaimers: I personaggi appartengono tutti a quella gran donna che è Natsumi Takaya… che pregherei di andare avanti con Furba così da sciogliere i mille dubbi che mi ha messo in testa >_<
Spoilers: Pur avendo letto i riassunti di tutti i capitoli usciti in Giappone fino ad ora, non ho seguito affatto l’andamento della storia, ma la fic parte da un fatto non ancora noto ai lettori italiani (una scommessa), c’è un piccolissimo spoiler su Yuki e viene spiegato qualcosa riguardante Kagura e Kyo.
Note: Fic nata per puro caso, da un’ispirazione improvvisa e scritta in circa un’ora… prendetela per quella che è ^^’’’
Dediche: Un augurio di buon S. Valentino a tutti quelli che sono innamorati, a quelli che non lo sono, a chi è solo e chi in compagnia, perché l’amore va sempre festeggiato. ^^
Tanti auguri anche al mio dolce amore per il nostro secondo S. Valentino insieme e per il suo onomastico, anche se con un paio di giorni di ritardo ^***^

The reason is you
















<Le parole non sono il mio forte…
Come si inizia una lettera?
Cara Tohru…
Troppo banale, troppo convenzionale, non trovi? Ed io, tutto sono meno che convenzionale.
Che sciocco, cerco tanto di fare il superiore, dico che non mi interessa la famiglia, però… tutto quello che faccio, lo faccio per entrare a far parte, come era mio diritto, tra i dodici animali dello zodiaco, ma anche per…
Avrei dovuto dirtelo a voce, ma non ce la faccio. Non riesco a guardare i tuoi immensi occhi castani e dirti che presto dovrò lasciarti, dirti che la smetterò di annoiarti con le arti marziali, gli allenamenti, l’odio per la pioggia e la nira, e verrò rinchiuso, come è destino che sia, perché io sono il gatto…
Che sto dicendo? Semplice. Vista la doppia maledizione che incombe sul gatto, ad un certo punto della sua vita, esso viene rinchiuso in una stanza alla cui unica finestra vi sono delle sbarre, quella è detta ‘la stanza del gatto’. Il Dio chiude lì il gatto e non gli permette più di uscire da lì.
Questo è il mio destino…
Vedi, anni fa ho fatto una scommessa con Akito, o meglio, lui l’ha fatta con me. Se non riuscirò a battere Yuki entro la fine del liceo, verrò rinchiuso per sempre nella stanza del gatto.
Ecco perché voglio da sempre batterlo. Prima, il mio desiderio era solo quello di battere il topo, perché… beh, conosci meglio di me la storia, ma ora… il motivo per cui voglio battere Yuki è cambiato.
Se venissi rinchiuso, a nessuno importerebbe di me, a nessuno importerebbe che Kyo non può più uscire, e nemmeno a me importerebbe, perché io sono più maledetto di tutti gli altri, è giusto che mi accada questo.
L’ho sempre pensato, da piccolo questo era un pensiero costante.
Poi… è arrivato il mio maestro.
Come posso deluderlo? Come posso far soffrire mio padre? Sai bene che non parlo del mio padre biologico, ma di Kazuma-sensei, lui mi ha cresciuto e mi ha permesso di diventare ciò che sono.
Mi ha protetto per molti anni, ha cercato sempre di rendermi felice, ed io non posso e non voglio farlo soffrire, non lo sopporterei, anche perché, nonostante non glielo abbia mai detto, gli voglio molto bene, è davvero un padre per me, vorrei chiamarlo papà a volte, ma mi sono sempre trattenuto. Non voglio che pensi che sono un debole, voglio sempre essere alla sua altezza…
E poi, nell’ultimo anno, è successo qualcosa che… mi ha indotto a pensare che potesse esserci anche qualcos’altro per cui volevo rimanere libero…
Più di un anno fa ho conosciuto una stupida che non vede quanto sia bella e grande la sua umeboshi, ho conosciuto un onigiri a cui piace cucinare e pulire, che non si da mai per vinto, che è così tonto da non riuscire a capire quanto le persone la ritengano meravigliosa, perché riesce a portare serenità in chiunque le si avvicini.
Una volta è riuscita a far parlare di nuovo una piccola tigre che era spaventata dal mondo e dalla sua stessa natura. Ha fatto sorridere un topo che non sapeva cosa fosse la serenità, ha fatto star meglio uno stupido serpente che voleva solo riavvicinarsi al suo altrettanto stupido fratello, ha fatto rilassare il volto di un cavalluccio marino che ha rivisto in lei la primavera… e poi…
E’ persino riuscita ad accettare un mostro disgustoso che ha spaventato sempre tutti, da cui tutti sono sempre fuggiti.
L’unico ad averlo accettato è stato il suo padre adottivo, solo lui.
Ed invece quel piccolo onigiri, una notte, è corso alla disperata ricerca di quell’essere rivoltante, solo per fargli capire che, nonostante la sua mostruosità, c’era qualcuno abbastanza forte e coraggioso da riuscire ad accettarlo.
Mi ha sorpreso Yuki quella notte, poi ho capito che lo aveva fatto solo per te, perché tu smettessi di piangere, perché nessuno di noi Soma riesce a vederti piangere, ci fa troppo male il cuore quando lo fai, perché, sinceramente, credo che solo il sorriso ti si addica.
Però… quello che maggiormente mi ha stupito quella notte, è stato il tuo incrollabile coraggio.
Non credo di averti mai chiesto perdono per il male che ti ho fatto, lo faccio ora.
Perdonami Tohru, perché tutto vorrei meno che ferirti, ed invece, sembra che a volte, ci riesca fin troppo bene.
All’inizio credevo che avessi pietà di me, anche se mi sembrava impossibile averne per un mostro come me, però, quando ho visto che rimanevi, quando mi sono accorto che stavi piangendo per la mia sofferenza…
Quando avevo cominciato a scappare nel bosco… continuavo a ripetermi che ormai non c’era più alcuna speranza, mi avevi visto, ed allora mi avresti odiato, disprezzato, ti avrei ripugnato.
Persino Kagura scappò quando mi vide. So bene che era solo una bambina, ma lo fece, e questo, proprio perché ero un bambino anche io, mi ferì enormemente.
Però… tu sei rimasta, tu mi hai seguito.
Continuavo a credere che non ci fosse più nulla in cui sperare, ed invece tu eri lì solo per me… e non per pietà…
Non ho potuto far a meno di abbracciarti… scusami se l’ho fatto senza chiederti il permesso, scusa se poi mi sono addormentato tra le tue braccia, ma non potevo fare a meno di stringerti, anche solo per un istante, non mi importava di diventare un gatto, perché, anche se solo per un attimo, avrei potuto sentire il tuo calore, quello che viene del tuo cuore e che riesce a riscaldare tutto quello con cui viene in contatto.
Nel tempo passato da allora, sono successe così tante cose, ma ogni notte, ogni sera prima di addormentarmi, non faccio altro che rivedere il tuo viso sporco di fango, le gambe sanguinanti, i calzini sporchi, e tutto solo per colpa mia… solo per convincere me a tornare, solo per far capire a me che avevo un posto a cui tornare.
Ed ogni volta che ripenso a quel momento… sento le tue braccia, sento il tuo corpo contro il mio… sento il tuo calore, sento quell’attimo di pace che mi ha attraversato e riempito mentre ti abbracciavo, prima di diventare un gatto.
Ora odio ancora di più la mia maledizione, ma non per tutti i motivi che mi hanno spinto a farlo fino ad ora, ma solo perché mi porterà via da te… solo perché non mi permette di stringerti…
Sappiamo bene tutti e due che non batterò mai Yuki, non perché non mi impegni, non perché lo stupido topo sia realmente più forte di me, ma solo perché è nell’ordine naturale delle cose che sia così. Il topo ha ingannato il gatto, il gatto non fa parte dei dodici animali, e di certo non può battere il topo, perché non è nel destino che il gatto faccia parte dei Juunishi ed il topo no…
Non piangere, so che lo stai facendo, perché so che soffri sempre per la sorte del gatto. Non essere triste, io non lo sono, sai perché?
Semplicemente perché grazie a te ho trovato la pace.
Non mi importa essere rinchiuso, non mi importa di non poter vedere più il sole, perché mi basterà il tuo ricordo. Mi sarà sufficiente chiudere gli occhi, immaginare il tuo volto sorridere ed allora sarò bagnato dalla luce e dal sole… perché sei tu il mio sole Tohru Honda.
Che sto dicendo? Non arrossire, ormai non posso più nasconderlo a me stesso, l’ho fatto per troppo tempo, però, se mi permetti, continuerò a nasconderlo a te, perché non voglio che tu sappia, non voglio che mi allontani. So bene che tieni a me, ma sono certo che non sia uguale a quello che invece lega me a te.
Non ho molto tempo, ormai dobbiamo andare a scuola, sarai già pronta sulla soglia di casa per uscire, ed io non posso permettere che vada da sola con lo stupido topo!
Ti chiedo solo una cosa, promettimi che sorriderai sempre, promettimi che ogni tanto mi penserai, promettimi che ricorderai i momenti che abbiamo passato insieme.
Io lo farò.
Ora ho una ragione per vivere, ho una ragione che mi darà la forza di continuare a vivere anche rinchiuso, ora ho una ragione per non morire.
Quella ragione sei tu.
Ti amo Tohru, ti amerò per sempre.
Kyo >

Correre, doveva correre.
Tohru non aveva mai corso così tanto, nemmeno quando le dissero di sua madre. Allora non ne aveva la forza. Questa volta, nemmeno la febbre dovuta al troppo lavoro sarebbe riuscita a fermarla, doveva arrivare in tempo per evitare che compissero un’atrocità come quella… doveva evitare che facessero del male a Kyo, ne aveva già subite abbastanza, aveva già sofferto troppo… molto più degli altri…
Sapeva bene che tutti gli animali dello zodiaco, ognuno a modo proprio, aveva sofferto molto nella vita, ma Kyo… con lui il destino era stato fin troppo crudele, e lei non poteva sopportarlo! E non solo perché lui era il gatto…
A nulla erano valsi i tentativi di Shigure di fermarla, gli aveva comunicato che poteva anche buttarla fuori di casa, sapeva di essere ingrata, ma non poteva permettere che Kyo…
Era rientrata da un turno di mattina al lavoro, avevano preso il diploma da pochi giorni, e di lì a poco sarebbero dovuti partire per il mare, aveva organizzato tutto Momiji.
Era rientrata e come di consueto aveva chiesto agli abitanti della casa come stavano. L’espressione di Shigure era lugubre, Yuki era a dir poco disperato, ma Tohru non riusciva a spiegarsi il perché. All’improvviso, come un fulmine a ciel sereno, capì che era successo qualcosa a Kyo, altrimenti perché solo lui mancava all’appello?
Chiese a Shigure dove fosse Kyo e la risposta del padrone di casa fu una lettera. Le consegnò una busta sigillata con scritto sopra il suo nome.
L’aprì senza capire e mentre leggeva, mentre le righe scorrevano, desiderava sempre di più di trovarsi in un brutto, bruttissimo incubo.
Non poteva essere vero, Kyo non poteva essere stato davvero…
Shigure le spiegò che Kyo gli aveva consegnato quella letta circa due mesi prima, e gli aveva detto di consegnarla a Tohru il giorno in cui lo avessero portato via.
Quel giorno era arrivato.
Yuki cercò di fermarla, le disse che, per quanto triste e doloroso potesse essere, era stata una decisione di Kyo accettare.
“Accettare cosa?? Lui ha cercato di opporsi! Sarebbe finito lì dentro comunque, e tutti voi lo sapevate!” Aveva risposto con una rabbia ed una veemenza che non le appartenevano, le lacrime le solcavano incessantemente il viso. Ma come potevano rimanere tranquilli quando una persona a cui tenevano veniva rinchiusa ingiustamente e per sempre?
Si scusò con Yuki, ma il ragazzo ammise che aveva ragione. Però non poteva rimanere lì, DOVEVA fare qualcosa, o non se lo sarebbe mai perdonato!
Mentre correva cercava di pensare a che cosa fare, se andare dal signor Kazuma, se parlare direttamente con il signor Akito oppure cosa, ma non riusciva a focalizzare l’attenzione per più di un attimo su un pensiero, che il viso di Kyo, i suoi rari ma bellissimi sorrisi, la sua determinazione, la sua insofferenza al caldo, alla nira, alle troppe persone… il suo abbraccio… le tornavano in mente e la costringevano, nonostante il momento non fosse adatto, malgrado la sua necessità di rimanere lucida per capire come agire, a fare i conti con i propri sentimenti.
Cosa provava lei per Kyo? Era davvero solo l’affetto che da sempre provava per il gatto dello zodiaco? No, sapeva bene che c’era molto altro.
Era il suo viso, il suo modo maldestro di farle i complimenti, l’imbarazzo che lo faceva diventare scontroso quando cercava di esprimere i suoi sentimenti, l’impegno che ci metteva quando cucinava per lei malata, i sacrifici che faceva per non litigare con Yuki, così da non farla piangere… le volte in cui le aveva asciugato le lacrime, quando l’aveva difesa e protetta, ogni volta in cui si era fatto carico della sua sofferenza, anche senza parole, tutti i sorrisi che le aveva fatto, come l’aveva resa partecipe della sua vita… il suo abbraccio…
Corse fino a non poterne più fino alla villa dei Soma, corse ancora al suo interno, forse la cosa migliore era parlare con Akito, ma una volta dentro, una volta arrivata alla casa principale, la strada che stava facendo, non era sicura conducesse dal capo famiglia, ma… c’era qualcosa che aveva attirato la sua attenzione…
Un grande albero, un salice piangete (Piccola licenza poetica, non dovrebbe esserci nessun albero ndSaku), e vicino al suo tronco, al di sotto delle sue fronde… il legno delle pareti di una stanza… di una prigione…
Corse ancora, raccolse le poche forse che le erano rimaste e cambiò direzione.
Si fermò a pochi passi. Era di fronte ad una parete di legno, una finestra molto piccola su di essa, più o meno all’altezza del suo viso, e delle sbarre… robuste sbarre di ferro che impedivano alla luce del sole, insieme alle fronde del salice, di entrare.
Un viso, che fino a quel momento aveva fissato distrattamene l’ombra della stanza, si voltò, come calamitato verso il muro.
Il ragazzo si alzò e guardò fuori dalla finestra, ma quello che vide…
Tohru, la sua piccola e dolce Tohru, era in piedi, ferma davanti alla parete, nella mano sinistra stingeva qualcosa, un foglio forse… la sua lettera di certo… il respiro affannato, il petto che si muoveva frenetico alla ricerca di aria, gli occhi arrossati dalle lacrime che cadevano copiose e da quelle che già erano state versate.
“Tohru…” un debole richiamo, un flebile sospiro appena accennato.
Tohru si avvicinò, con una forza che non credeva più di possedere , alla finestra e, senza nemmeno rendersene conto tese una mano…


POV KYO

Le sue dita sottili si appoggiano alle sbarre… posso toccarla ancora… posso davvero stringerla di nuovo? Mi va bene anche così, mi basta anche solo un istante…
Tendo la mano e stringo con due dita due delle sue, se solo queste maledette sbarre non ci fossero! Dannazione! Non doveva venire! Ora come farò? Ora che l’ho rivista piangere, come posso non asciugare le sue lacrime?
“Non piangere…” le dico piano, sussurrando quasi, so che lei mi può sentire, so che lei sa tutto quello che penso e quello che vorrei dire, anche senza bisogno di usare la voce.
“Non dovevi venire… non voglio che passi dei guai…”
Singhiozza più forte e la prese delle sue dita si fa più forte… come vorrei stringerla ora!
“Avvicinati Tohru…” Lei lo fa senza dire nulla, solo con il viso basso per coprire le lacrime che lo stanno inondando. Con l’altra mano riesco a far uscire un dito quel tanto che mi permette di accarezzarle appena il viso, cancellare, seppur con un gesto appena accennato le sue lacrime. Ma anziché smettere, di nuovo piange più forte.
“Non voglio! Non è giusto! Non possono farti questo!”
“Tohru… è il mio destino… ci ho provato… sai perché l’ho fatto, ma…”
“Ma niente! Ti farò uscire di qui! Tu non puoi rimanere rinchiuso!”
“Tohru…”
“Non posso permetterlo!”
“Tohru…”
“Non puoi lasciarmi sola!”
Stavolta il suo nome mi si ferma in gola, la voce si spezza ed io, improvvisamente, non ho più la forza di parlare o fare altro.
“Che… che dici?”
“Non posso stare senza di te! Non posso lasciarti qui!”
Non dire così, oppure io… Che posso fare io?
Tolgo la mano dal suo viso e scaglio un potente pugno contro la parete che vibra appena. Tohru fa un salto, ed io stringo istintivamente le sue dita per proteggerla anche da me stesso.
“Se è vero… allora devi uscire…”
“Se è vero co-…?” Poi mi rendo conto che ora sa, che ha letto la lettera, che sa quali sono i mie sentimenti… “E’ vero, ma come posso fare?” Lo urlo quasi, disperazione e dolore, impotenza e rabbia nella mia voce.
Tohru mi guarda un attimo e poi scappa via senza dire niente. Dove starà andando? Perché mi ha lasciato di nuovo solo? Che non creda alle mie parole?
Mille dubbi e paure mi assalgono, ma le ombre della mia anima, che si materializzano come fantasmi nella stanza in cui mi trovo, possono assalirmi solo per pochi attimi, perché non appena mi accascio a terra, in preda al terrore ed alla rabbia, un rumore fortissimo, accompagnato da un gran vociare mi fa alzare di nuovo in piedi.
Tohru è tornata, ha in mano un martello ed alcuni inservienti della casa le sono dietro, un uomo le sta urlando di fermarsi, che non deve permettersi e deve ridarle il martello.
“Tohru… che fai?”
“Ti libero… non è colpa tua se il gatto non fa parte dei Juunishi, non è giusto che tu venga rinchiuso! Se La famiglia Soma non ti vuole, non importa! Io ti voglio, non mi importa delle loro decisioni!”
L’incredulità ed anche lo stupore non mi permettono di parlare, ma poi la fierezza per la decisione, la forza che pervade la mia Tohru mi fa sorridere e mi da la forza di tornare a combattere.
Lei è la mia ragione, io vivo per lei.
Al diavolo Akito, al diavolo i Soma, al diavolo la maledizione… voglio solo abbracciarla di nuovo…
Comincio a prendere a pugni il muro, e non mi importa se le mani mi sanguinano, voglio solo riabbracciare Tohru.
La voce di Hatori mi fa distrarre per un attimo e mi ‘affaccio’ per vedere che succede, per assicurarmi che nessuno faccia male alla mia Tohru.
“Honda… che stai facendo?”
“Signor Hatori! Almeno lei mi aiuti! Kyo non deve rimanere qui!”
“Tohru… quello è il destino del gatto!”
“No!! Non è giusto!”
“No, non è lo è.”
Distolgo lo sguardo da Tohru per guardare chi ha parlato per ultimo. Yuki, affannato proprio come lo era Tohru poco fa, si avvicina con passo sicuro ad Hatori e lo supera.
“Lascia fare a me Honda…”
“No, caro Yuki, tu non farai proprio nulla…”
Stavolta è la voce altera e sicura di Akito a vibrare nell’aria.
“Vattene Tohru!” Lei mi guarda come se l’avessi insultata. Non capisci? Voglio proteggerti! Non posso permettere che quel pazzo di Akito ti faccia del male!
Tohru sembra improvvisamente capire, come se mi avesse letto nel pensiero e poi mi sorride dolcemente, prima di voltarsi, risoluta e decisa, verso Akito.
“Non mi importa cosa lei abbia deciso… Kyo non rimarrà qui!”
“Stupida ragazzina! Chi ti credi di essere! Io decido del loro destino, perché i Juunishi sono miei! Io sono Kami piccola stupida!”
Tohru sembra indietreggiare di un passo, come colpita dalle parole di Akito, ma io so che è più forte.
“Lascialo parlare Tohru…”
Lei sorride appena, so che lo fa anche se non vedo il suo viso, ma la sua schiena, che si era leggermente curvata, si fa di nuovo diritta, dandole il coraggio che aveva sembrato vacillare di fronte alla parole di Akito.
“Non mi importa chi lei sia… Kyo verrà via con me…”
“Cosa dici! Tu piccola…!” Se solo non ci fosse questo muro! Ora la picchierà!
Ma… nel momento stesso in cui do un nuovo pugno alla parete, mentre Akito sta per avventarsi su Tohru, viene fermato da qualcuno… Yuki si è messo in mezzo per impedire ad Akito di sfiorarla.
“Non toccarla…”
“Yuki! Come osi? Sai cosa ti aspetterà ora?”
“Nulla, hai smesso di farmi paura Akito!”
“Yuki…”
“Pensa a Kyo!”
Vedo Tohru fare sì con la testa e riprendere a martellare il muro con una forza di cui non la credevo capace, mentre Yuki fronteggia Akito e tutte le sue paure più nascoste.
Perché tutto questo? Perché una semplice, meravigliosa, bellissima ragazza cerca di salvarmi? Perché l’odiato topo l’aiuta?
Ricomincio a prendere a pugni la parete nello stesso punto in cui Tohru sta martellando. Basta domande, basta chiedersi perché, sta accadendo, e tutto ha un motivo, non serve chiederselo, perché finché non si è pronti a vederlo, allora non lo si può conoscere.
Un colpo più forte e… la luce all’improvviso filtra da un piccolo buco nella parete.
Tohru grida di felicità, io allungo la mano all’esterno e sento il calore dei raggi del solo, riesco a sfiorare la mano di Tohru e questo mi da la forza per ricominciare a prendere a pugni la parete.
Le mani mi fanno male, sento il sangue colare, sento le unghie conficcarsi nella carne, ma non mi interessa, perché tutto quello che voglio è solo abbracciarla…
Per un attimo Tohru smette di battere, così mi sporgo dalla finestra per vedere cosa stia succedendo. Sento ancora le voci di Akito e Yuki, ma allora che è successo? Forse è stanca?
Però… quando guardo fuori…
Kazuma, il mio maestro… mio padre, ha preso il martello dalle mani di Tohru ed ha cominciato a battere al suo posto. Ora il legno vibra intensamente ad ogni colpo, ed io riprendo a tirare pugni con persino più forza di prima.
Mio padre è qui… per me…
All’improvviso, senza che nemmeno me ne renda conto, un’asse cede, e poi un’altra ed un’altra ancora, fino a che un’enorme buco non si apre nella parte, permettendomi di vedere la luce… di vedere Tohru…
Lei, che aveva continuato a battere con mani e piedi, mi guarda incredula quasi, con le mani sanguinanti, i capelli sfuggiti ai nastri che sempre porta, i vestiti in disordine… è bella più che mai…
“Tohru…”
“Kyo…” La sua voce è più dolce del miele… e le sue mani, che lentamente si avvicinano alle mie fino a che… non mi importa di diventare un gatto, non mi importa di niente… voglio abbracciarla…
Le metto una mano sulla schiena ed una dietro la testa, nello stesso gesto che feci quando vidi la mia terza forma… e di nuovo, per un istante prima di trasformarmi, sento il calore del sole che ha nel cuore inondarmi e darmi pace, perché è questo il mio vero posto…
Sento le sue mani stringermi e poi… la mano di mio padre accarezzarmi discretamente la testa, con dolcezza, ma quasi con paura, come se temesse che, visto che ora sto ‘stringendo’ Tohru, lui non possa intromettersi.
Spingo la testa verso la sua mano e mi sento ancora più felice, perché questo è il calore che mio padre mi ha sempre cercato di dare, ma che ho sempre rifiutato, almeno in parte, per la troppa paura di perderlo.
Sento Akito gridare qualcosa, e poi un tonfo a terra, Hatori che chiama Akito, e poi…
“Finalmente…” la voce di Yuki, si inginocchia accanto a Tohru, dal lato opposto rispetto a Kazuma e poi, quasi titubante, mi accarezza leggermente la schiena, in un punto lasciato libero dalla stretta di Tohru…
Questo è… è questo? Un calore che non avevo mai provato prima mi inonda… è questo il calore della famiglia? E’ questo che si prova quando si torna a casa?
All’improvviso torno me stesso, è già trascorso il tempo in cui sono un gatto? Non me ne sono accorto. Neanche mi rimetto i pantaloni, e Tohru nemmeno ci fa caso, vorrei abbracciarla di nuovo…
Provo a tendere le braccia e la guardo, come per chiederle il permesso, perché se le desse fastidio vedermi di nuovo gatto, allora…
Lei mi sorride e mi abbraccia di slancio, e mi accorgo che lo stesso fanno mio padre e Yuki e…
Sono ancora io? Sono davvero ancora me stesso?
Mi guardo incredulo le mani staccandomi dall’abbraccio di Tohru, ma anche lei e Kazuma e Yuki mi fissano senza sapere se credere o meno ai loro occhi.
Abbraccio di nuovo Tohru, ma niente, non mi trasformo!
“La maledizione piccolo mio…” La voce di mio padre è dolce come mai prima l’avevo sentita, ed io ancora non capisco cosa sia successo con precisione…
Mi rendo conto di essere nudo, e nonostante in questo momento non mi interessi, non vorrei che si notasse il piccolo inconveniente generato dalla vicinanza di Tohru, così mi rivesto in fretta e mi alzo, aiutando il mio piccolo dolce onigiri a fare lo stesso.
Hatori si avvicina e per la prima volta da quando sono nato lo vedo sorridere.
“Venite da me… vi medico le mani… e tu Yuki devi farti visitare…”
“E Akito?” La voce di Yuki è curiosa ma non impaurita, che sia riuscito a superare ogni cosa?
Dopo qualche attimo di silenzio, dopo che Hatori ci ha detto che Akito è svenuto ed ora riposa ed in cui ci ha medicato me e Tohru e visitato Yuki, mi decido, finalmente a guardare Tohru. “Perché?”
“Cosa?”
“Perché sei venuta?”
“Non potevo lasciarti qui… non potevo farlo… e poi… mentre correvo… mi sono resa conto che non avrebbe avuto senso…”
“Cosa?”
“Vivere senza poter… senza poterti avere accanto…”
Arrossisce completamente ed io l’abbraccio di slancio, stupendomi ancora del fatto che non mi trasformi.
“Kyo… ma perché non…”
“Non lo so…”
“L’amore… per te era questa la chiave…”
La voce bassa di Kazuma mi fa sussultare leggermente. Arrossisco violentemente però, quando mi rendo conto di quello che ha detto.
“Ma che stai dicendo?”
“Quello di tuo padre, quello del tuo migliore amico… e quello della donna che ami… Io non ti ho creato, ma ti amo come se lo avessi fatto. Il tuo migliore amico è il tuo nemico di sempre, questo significa che l’amore che lui prova per te e che tu provi per lui ha spezzato le catene del destino, o almeno le ha incrinate. A spezzarle è stata Tohru…”
“Io?” La guardo e la stringo con un braccio, tornando poi a guardare mio padre in attesa di un’ulteriore spiegazione.
“Lei ti ha conosciuto per quello che sei davvero… per ciò che sei dentro… ha accettato tutto di te… e questo, insieme al fatto che tuo padre ti ama e che il topo fa lo stesso, ha spezzato le catene della tua maledizione.”
Guardo il braccialetto che porto al polso e fisso Kazuma.
“Ogni maledizione?”
“Credo di sì.” Mi sorride fiducioso ed io guardo Tohru, da questo dipenderà molto. Lei mi sorride e mi prende la mano, e poi… è lei stessa a sfilare il rosario.
Ma non accade nulla, niente cambia in me, ed io rimango solo Kyo.
Un urlo di gioia mi esce dalle labbra e stringo Tohru così forte da soffocarla.
“Sei sempre il solito…”
Mi volto e vedo Yuki rientrare insieme ad Hatori.
“Tu, stupido topo…”
“Kyo…” La voce dolce di Tohru si fa leggermente preoccupata mentre mi alzo e mi dirigo verso Yuki. Finalmente potrò dargli quello che si merita.
Arrivato ad un passo da lui lo fisso negli occhi e poi… lo abbraccio, per la prima volta nella mia vita stringo a me il topo in quello che credo possa considerarsi un abbraccio fraterno. “Grazie…” gli sussurro mentre lo stringo e lui, dopo essere rimasto immobile come un ciocco di legno, mi ricambia sussurrandomi un “Non c’è di che…” nell’orecchio.
Sento un leggero singhiozzo e, dopo aver lasciato andare Yuki, mi volto verso il piccolo onigiri che piange sempre.
“Tohru, piccola… va tutto bene?” Lei mi sorride dolcemente si avvicina a me e mi appoggia una mano sul petto.
“Sono felice… scusa se piango…” Sorrido e la stringo forte, perché niente è più dolce della mia Tohru, specie quando è felice.
Allungo un braccio verso Yuki e, per la prima da quando ci conosciamo, dopo tutto quello che abbiamo passato insieme, ci abbracciamo tutti e tre, stretti e consapevoli che quello che ci lega non può finire.
Dopo un attimo però, mi accorgo che qualcosa non va, e lo stesso vale per Tohru e Yuki.
“Ma che…” Yuki si fissa le mani incredulo ed io e Tohru facciamo lo stesso.
“Ah ecco… lui doveva vincere le sue paure… beh ovviamente, il topo è amato da tutti meno che dal gatto. Quindi, se anche il gatto lo ama…”
“Ehi! Io non lo amo affatto a questo qui!” Kazuma fa finta non sentirmi e continua a parlare come se niente fosse, mentre Tohru mi pizzica leggermente un braccio. Ma tu guarda! Si sono coalizzati!
“… E lui vince le sue paure… allora spezza la maledizione…”
“Sì, credo che abbia ragione maestro Kazuma…” Hatori non cambia espressione per nessun motivo, ma il fatto che non batta ciglio nemmeno se due Juunishi hanno rotto la maledizione in una sol giorno, mi sembra esagerato! Se ci fosse Momiji urlerebbe e salterebbe dappertutto!
“Quindi… io…”
“Sei libero… stupido topo!”
“Vuoi prenderle?”
“Ehi vuoi forse…” mi metto in posizione di attacco, ma so che ora non farò a pugni con Yuki, esattamente come so che, se accadrà ancora, sarà solo per allenarci e divertirci.
“Senti topo, ti fai battere o vai dalla tua Maki?”
“Eh? Perché?” Tohru guarda me e io guardo Yuki che arrossisce fino alle orecchie cominciando a balbettare che non so quello che dico.
“Allora?”
“Ho capito! Me ne vado!” Yuki fa un’espressione fintamente arrabbiata e poi, prima di andarsene, bacia Tohru sulla fronte, mi da una pacca sulla spalla ed esce dallo studio di Hatori salutando tutti.
“Venite da me Honda e Kyo? Credo vorrete riposarvi e rinfrescarvi…”
“Grazie, magari…”
“Eh? Ma no! Non voglio disturbare!”
“Tohru, mia cara, temo che ora tu debba abituarti a considerare la mia casa come tua… tra poco diventerai mia nuora no?”
“Maestrooooo!” Faccio per gettarmi contro di lui brandendo un pugno, mentre sento le guance andarmi in fiamme, per quanto riguarda il viso di Tohru invece ci vorrebbero i pompieri… se lo prendo, credo che rimarrò presto senza maestro…

Tohru entra nella mia stanza dopo aver bussato e si affaccia appena, chiedendomi se è permesso.
“Certo, tu non devi chiedere permesso!”
Mi sorride e si siede in terra accanto a me, è da poco uscita dal bagno, indossa un kimono molto bello che Kazuma si è fatto prestare dalla madre di Kisa ed il viso le splende. Le prendo le mani ancora fasciate e le sfioro con due baci lievissimi, cosa che la fa arrossire.
“Scusa… ti ho ferita di nuovo…”
“No! Kyo no! Sto bene! E poi… non potevo permettere che tu…”
L’abbraccio di slancio e la stringo a me, ancora senza riuscire a credere che posso davvero farlo senza che accada nulla.
“Ti amo…” le sussurro appena, sto per dirle che non è obbligata a dire nulla, quando il suo viso, arrossato per l’imbarazzo, si solleva quel tanto che permette ai miei occhi di incontrare i suoi, splendidi e dolci più che mai. “Anche io…” la sua voce è flebile, imbarazzata, ma decisa, dolce e… piena di amore…
Adesso sono così felice che potrei mettermi ad urlare, ma invece, faccio qualcosa di molto meno eclatante, e molto più eloquente…
Mi abbasso di poco e la bacio con tutto l’amore che riesco a trasmetterle, certo che non sarò comunque in grado di trasmetterglielo tutto, sicuro però che avrò tutta la vita per farle capire quanto questo mio amore sia grande.
Perché ho trovato la mia ragione… e questa ragione sei tu…

FINE