
Dolcetto o scherzetto?
La luce dorata, filtrata dalle piccole finestre
ovali, inondava di un tenue chiarore l'immensa cucina immacolata, poggiandosi
dolcemente sui tavoli brillanti di pulizia ed accarezzando lievemente l'unico
mesto occupante della stanza che sedeva malinconico su un alto sgabello. La
sua posa composta, ma leggermente rannicchiata, suggeriva immediatamente la
tristezza che si palesava nel suo sguardo, perso su quello che le sue dita sfioravano
esitanti. Un sospiro leggero ruppe il silenzio regnante, mentre un mormorio
quasi incomprensibile si diffuse riecheggiando nell'aria.
"Ormai non posso più dargli i biscotti..."
La perfezione dei dolci accuratamente disposti su un panno rosso cupo intessuto
di fili dorati ed il delizioso aroma che spandevano nell'ambiente circostante
sembravano beffarsi tacitamente dell'afflizione di cui la sottile voce era piena.
L'evidente attenzione con cui erano state preparate quelle golosità a
forma di H e P mostravano, infatti, un attaccamento fuori dall'ordinario per
la persona a cui erano destinate e questo probabilmente spiegava l'infelicità
del solitario essere che, al contrario degli altri abitanti dell'antico castello
in cui era ospitato, non era stato catturato dai tentacoli del sonno.
"Dovevo solo arrivare un istante prima..."
Un secondo respiro sconsolato uscì dalle sue labbra, prima che, con una
risoluzione dettata dall'inevitabilità del presente, facesse sparire
dalla sua vista, con uno scatto agile e veloce, ciò che aveva rimirato
e contemplato per tutto quel tempo inutilmente...
Tutto era andato in modo strano sin dall'inizio di quella che si riprometteva
di essere una delle giornate più spensierate e liete che Hogwarts trascorreva
da molti anni.
Quel trentuno ottobre invece era stato del tutto... imprevedibile e pensare
che lui era stato cieco e muto testimone di ogni cosa e che non aveva compreso
nulla fin quando non era stato troppo tardi, lo colmava di un misto di impotenza
e frustrazione senza fine.
Per l'ennesima volta ripercorse completamente quelle ore, incolpandosi nuovamente
per ogni occasione sfumata...
* 31/10/**** 10 am *
L'astro aureo che splendeva nella vastità del cielo, sgombro di nuvole,
preannunciava una giornata serena e tranquilla del tutto in contrasto ai sibili
grondanti disprezzo che si levavano dall'interno dell'angusta sede in cui i
giovani allievi della più famosa (per svariate e spesso tristi motivazioni)
scuola di magia del mondo, Hogwarts, svolgevano quotidianamente le loro lezioni
di pozioni. Lo stretto, freddo e scuro scantinato, odiato dalla maggior parte
degli studenti, a causa dell'antipatico ed arcigno insegnante che in quel luogo
li istruiva sull'importante e raffinata arte della combinazione di ingredienti,
era momentaneamente occupato dai Grifondoro e dai Serpeverde del quinto anno.
Le dure redarguizioni e le sprezzanti recriminazioni, cariche di sarcasmo ed
ironia, che avviluppavano l'atmosfera andando quasi ad unirsi indelebilmente
alle pietre, vecchie centinaia di anni, che formavano le solide pareti, erano
totalmente dirette verso la disattenzione di un povero ragazzo che, per l'agitazione
che sempre gli metteva il temibile professore, si era confuso e distratto, sbagliandosi
ad unire i vari elementi del composto che gli era stato assegnato, creando una
cortina di fumo denso e maleodorante che aveva provocato un accesso di tosse
in tutti quanti i suoi compagni. Nervoso e terribilmente ansioso di rimediare
al danno commesso aveva peggiorato ulteriormente le cose tentando un incantesimo
per far sparire il tutto e rovesciando invece il composto a terra.
Inevitabile era stata, a quel punto, l'ulteriore reazione di un già esasperato
Piton, uomo tetro dall'aspetto torvo, enfatizzato dal naso aquilino e dallo
sguardo gelido, capace di terrorizzare letteralmente alcuni alunni con un semplice
bisbiglio appena accennato.
Si era avvicinato con passo veloce e stizzito al povero Neville Paciock, giovane
mago solitamente mite e tranquillo ma fortemente ansiogeno, a suo dire insieme
al compagno di casa Potter il peggior studente di Pozioni che avesse mai calpestato
il suolo di Hogwarts, e con gesto rapido e veloce della bacchetta aveva fatto
scomparire ogni traccia residua del compito giornaliero dei ragazzi.
Le sue labbra si erano strette in una linea sottilissima e la sua voce era uscita
più bassa e pericolosa del solito, in un sibilo peggiore di ogni altro
suono Neville avesse sentito fino ad allora provenire dalla sua bocca.
"Cinque punti in meno a Grifondoro! E tu Paciock... - la bocca si era serrata
ancora di più trasformando le labbra in un'affilata linea livida -...
per domani cinquanta pozioni Risoludieci... e non azzardarti a dire che è
festa... chiaro?"
Il termine dell'ora aveva salvato Neville da una crisi di pianto, atteggiamento
che avrebbe fatto infuriare maggiormente Piton, ed in meno di dieci secondi
aveva raccolto tutte le sue cose sgusciando fuori dalla classe, deciso a creare
la pozione che aumentava la decisione di dieci volte più potente di tutte
quelle che Piton avesse mai visto ed eseguito.
Intanto, un piccolo elfo domestico, raggomitolato in un angolo buio per non
attirare l'attenzione, attendeva che 'Harry Potter Signore' uscisse dall'aula,
così da potergli dare i biscotti che aveva preparato con tanta cura.
In verità non avevano una forma regolare, ma Dobby era certo che le iniziali
del nome di Harry avessero proprio la forma che lui aveva disegnato, ed essendosi
persino arrischiato a chiedere conferma al Preside Silente, voleva assolutamente
che il signorino avesse quel regalo.
Purtroppo però il dono di Dobby dovette rimanere nel panno a forma di
sacchettino che li conteneva, perché Harry, Ron e Hermione uscirono così
in fretta che un fulmine non sarebbe riuscito a colpirli.
Dobby guardò sfumare la sua occasione ed i suoi grandi occhi si riempirono
di mestizia, ma pensò che aveva tutta la giornata per consegnare a Harry
quel piccolo regalo, e quindi non aveva motivo per sentirsi triste. Lo sistemò
in tasca, stando bene attento a non sporcarlo, e corse via verso le cucine,
dove il pranzo attendeva di essere preparato.
* 31/10/**** 3 pm *
Qualche ora più tardi, Dobby, mentre i preparativi per la festa incombevano,
era finalmente pronto, dopo essere stato impegnato tutto il giorno, a consegnare
quel piccolo regalino al fautore della sua libertà.
La sua corsa però venne interrotta da alcuni passi che si affrettavano
lungo il corridoio che conduceva alle cucine, ma anche all'ufficio del professor
Severus Piton, e che lo costrinsero ad occultarsi nell'ombra per non essere
scoperto.
Neville camminava in fretta, impaurito dal gesto che stava per compiere, ma
con un coraggio che non credeva di possedere. Forse aver provato la pozione
su se stesso (solo una goccia però!) era stato un bene, stavolta era
certo di essere riuscito nel compito assegnatogli. Il fatto che la pozione fosse
di un bel colore rosso corposo, anziché di un tenue rosa pallido, non
aveva molta importanza, forse aveva esagerato un po' con i semi di Succhiasangue
(che a differenza di quello che il nome poteva far immaginare, erano delle piantine
tanto carine ed innocue), o forse aveva girato con troppa energia i componenti...
ma no! Non doveva pensare di aver sbagliato, e tutto sarebbe andato per il meglio,
questo era quello che si ripeteva con fermezza per far diminuire i battiti del
suo cuore che sembravano quasi voler coprire con il loro assordante martellare
ogni altro rumore.
Bussò alla porta dell'ufficio e, quando la voce bassa e sibilante del
professore gli comunicò di entrare, si fece forza e varcò l'uscio.
L'uomo seduto dietro la nera scrivania ed intento a scrivere qualcosa che subito
richiuse con un gesto fluido, ma quasi inquietante, appena lo vide pensò
che il viso innocente, ma insolitamente fiero, di Neville era stranamente rosso,
ma non gli diede troppa rilevanza, in quanto la sua attenzione fu attratta,
invece, dalla piccola ampolla che portava nella mano lievemente tremante. Il
liquido al suo interno era di una sfumatura rossastra molto accesa. Piton inarcò
un sopracciglio, non essendo molto sicuro di quello che potesse essere in realtà,
e guardò Neville curioso di conoscerne il contenuto.
"E' punch Paciock?"
Neville poggiò deciso l'ampolla sul ripiano della scrivania, pronto a
cantarne quattro a quell'insegnante che da sempre se la prendeva con lui quasi
fosse una valvola di sfogo naturale e dischiuse le labbra per parlare, ma la
stanza cominciò improvvisamente a girargli vorticosamente intorno e l'istante
dopo era a terra, svenuto.
Piton si alzò in fretta, guardando contrariato la pozione, intenzionato
a distruggerla, non sapendo cosa Paciock avesse combinato quella volta, ma ritenne
che in quell'istante il suo dovere di professore gli imponesse di occuparsi
prima di quel ragazzino. Controvoglia si avvicinò e quando si chinò,
suo malgrado e con suo sommo disgusto, per prenderlo in braccio, notò
che scottava tantissimo.
Un bisbiglio di disdegno gli fuoriuscì spontaneamente quando si rese
conto che quel piccolo stupido aveva una febbre altissima, scuotendo la testa
sconsolato, insofferente ed anche vagamente infastidito andò verso la
porta, con un'andatura rapida e silenziosa, diretto all'infermeria di Madama
Chips.
L'errore che avrebbe fatalmente rimpianto successivamente fu semplicemente quello
di preoccuparsi di togliere velocemente quell'ingombro altamente irritante dalla
sua vista e dimenticarsi, evento assai strano per lui persino nonostante l'ondata
di stress che lo avvolgeva ormai da settimane, di sigillare, come sempre, la
stanza.
Dobby infatti, uscito dall'oscurità per riprendere il suo cammino, udì
solo la parola punch, così, cercando di non farsi vedere da nessuno,
entrò di soppiatto prendendo l'ampolla e la riportò al suo posto
in cucina, leggermente irritato che qualcuno avesse sottratto il punch speciale
che aveva preparato per quella sera. Raggiunto il grande contenitore del piacevole
liquido rossastro, versò quello che mancava e si accinse a consegnare
il suo dono, ma prima che potesse andare da 'Harry Potter Signore' venne incastrato
nell'ultimazione di alcuni dettagli per la festa.
* 31/10 **** 7 pm *
Mille candele tremolavano flebilmente negli angoli più nascosti della
sala principale di Hogwarts, sostituendo le forti luci che generalmente costituivano
uno spettacolo da rimirare per il loro gioco di alternanze, mentre decorazioni
fantasiose nei toni del nero e dell'arancio troneggiavano in nicchie apparse
per l'occasione, al posto degli usuali stendardi con i colori delle quattro
case. L'eccitazione ed il fermento degli studenti, emozionati per quella festa
annuale attesa con l'abituale trepidazione, si tramutavano in brusii e risatine
improvvise, smorzati con la medesima immediatezza.
La serata, animata in più occasioni dai divertenti scherzi dei gemelli
Weasley, incoraggiati dall'assenza del preside e della professoressa McGranitt,
e dagli sguardi benevoli degli altri insegnanti, ad eccezione di quello della
Umbridge, messa però a tacere con la scusa che quella era una celebrazione
inneggiata e caldeggiata perfino dal ministero, da vivere nel pieno delle sue
tradizioni, era giunta nel vivo, quando nel bel mezzo della sala, preannunciato
da volute di fumo azzurrine, apparve un immenso calderone di punch, accompagnato
da piccole tazze a forma di zucca che si moltiplicavano a seconda della richiesta.
Il professor Piton, già precedentemente vittima di una forte repulsione
nel vedere la carica di vitalità, esuberanza ed ilarità che serpeggiava
tra gli studenti, sentì che non poteva sopportare oltre e si diresse
velocemente nei sotterranei, per trovare un po' di pace e non perdere gli ultimi
residui di calma che gli rimanevano.
* 31/10/**** 9 pm *
Dopo aver atteso un tempo interminabile ed aver adempiuto a tutti i suoi doveri
di inserviente della scuola, Dobby si diresse verso la torre dei Grifondoro
dove aveva sentito, grazie ad alcuni elfi domestici che avevano sbirciato a
turno l'andamento della festa per vedere se tutto procedeva nel migliore dei
modi e se qualcuno necessitava di qualcosa, si era rifugiato Harry. Con le orecchie
che si muovevano per l'entusiasmo ed i grandi occhi che spiavano attenti ciò
che lo circondava per individuare eventuali studenti e nascondersi in tempo,
Dobby camminava rapidamente alla volta del quadro della Signora Grassa, quando
si bloccò interdetto dalla scena che gli si presentò davanti.
Draco Malfoy, il nemico giurato di 'Harry Potter Signore' all'interno della
scuola, e discendente di Lucius Malfoy, suo precedente padrone, aveva appena
convinto Lavanda Brown a dirgli la parola d'ordine con un bacio, entrando nella
sala comune dei Grifondoro e sbottando con un tono particolare, mai udito prima
dalle sensibili orecchie di Dobby, "Potter!!! Dove sei Potter?!?"
Credendo in pericolo il suo grande amico Dobby lo seguì di soppiatto,
evitando di farsi notare dalla sciocca ragazza che rideva con le guance arrossate
e giungendo giusto in tempo per non perdersi l'arrivo del suo caro beniamino.
Harry, infatti, era appena sceso dalla sua stanza con le gote insolitamente
rosse, l'elegante tunica scura indossata per quella sera leggermente sgualcita
ed i capelli più spettinati del normale.
"Malfoy... che vuoi? Nemmeno stasera puoi lasciarmi in pace?"
La voce abitualmente sicura e decisa del cercatore più giovane della
storia, aveva una nota diversa, più leggera e quasi spensierata quando
pronunciò quella frase.
Il biondo serpeverde, di rimando deglutì a vuoto, passandosi le mani
tra i corti e lisci capelli pettinati all'indietro "Ehi Potter, non mi
chiedi come mai sono qui? Siete proprio degli stupidi voi se permettete a tutti
di entrare... del resto io sono un Serpeverde..."
Stranamente anche la sua voce appariva lievemente falsata, più bassa
dell'usuale, e tutti i suoi gesti lasciavano intuire tentativi mal riusciti
di celare un qualche segreto.
Dobby corrugò la fronte, incerto se intervenire o meno, ma non voleva
offendere 'Harry Potter Signore' facendolo apparire bisognoso di aiuto, perciò
decide di rimanere in disparte, pronto a difendere l'amico solamente in caso
di necessità.
"...Che ci fai qui Malfoy? Devo prendere la bacchetta? Vuoi una lezione?"
Draco lo fissò silenziosamente per qualche istante, poi gli si avvicinò
repentinamente facendo scattare in avanti Dobby che si paralizzò quando
questi, fermatosi ad un soffio dalle labbra di Harry, bisbigliò con un'eccitazione
palpabile "Si... facciamolo e prendila... così la usiamo insieme!"
Per poi baciarlo appassionatamente aggrappandosi con le braccia al collo di
Harry e strusciandosi insinuante, con le movenze sensuali di un rettile.
'Harry Potter Signore' invece di respingerlo si mise a contraccambiarlo con
evidente partecipazione, prima di scansarlo leggermente e strappargli un pezzo
di tunica sulla spalla in modo da cominciare a leccare e mordicchiare la quasi
esangue pelle esposta, mentre le mani del suo nemico gli si introducevano lievemente
sotto gli abiti.
Dobby indietreggiò inciampando e cadendo seduto a terra con gli occhi
sgranati.
Cosa stava accadendo al suo amato 'Harry Potter Signore'? ... non riusciva proprio
a capirlo.
Preda di una confusione mai provata prima Dobby si rialzò uscendo rapidamente
ed iniziando a vagare senza meta per riprendersi dallo shock che lo guidava.
Nel frattempo il professor Piton camminava, arrabbiato come raramente gli era
accaduto, velocemente e con passo deciso verso la torre dei Grifondoro.
Dopo una pausa nel suo rifugio, aveva ritrovato una sorta di calma e aveva deciso
di fare una 'passeggiata' ricognitiva, alla ricerca di qualcuno che stesse violando
le regole, o solamente facendo qualcosa che potesse essere definito come tale,
accorgendosi che un'ancor più strana euforia aveva iniziato a dilagare
tra gli alunni.
Il preside Silente e la professoressa McGrannitt erano andati via poco dopo
l'inizio della festa, diretti, come lui ben sapeva, a Londra, alla sede centrale
dell'Ordine della Fenice.
Sembrava che Tonks avesse notizie importanti da riferire.
Gli altri professori però apparivano assolutamente inadatti a sedare
quello che stava accedendo, qualsiasi cosa fosse. Persino la professoressa Umbridge
era stata colta da un improvviso accesso di zelo, tanto che era corsa in fretta
dal Ministro Caramell per qualche oscuro motivo.
Dietro ogni angolo che girava, ma soprattutto nella Sala Grande, regnava un'insolita
atmosfera, diversa dall'aria di semplice festeggiamento che aveva avvertito
qualche ora prima, ora c'era gente che si abbracciava, ragazzi che ridevano
come matti, altri ancora che litigavano furiosamente.
Addirittura Tyger e Goyle, che di solito erano attaccati alla veste di Malfoy,
sembravano presi da tutt'altro, tanto che Piton era sicuro di averli visti correre,
mano nella mano come due bambini, verso la sala comune dei Serpeverde.
Era certo che dietro quella storia e quelle astrusità ci fossero i gemelli
Weasley.
Gli scherzi erano la loro specialità e se credevano che tutto fosse autorizzato
dalla festa di Halloween si sbagliavano enormemente.
Nonostante quello che avrebbero potuto controbattere i suoi colleghi questa
volta se la sarebbero vista davvero brutta.
Dopo aver scoperto cosa avevano combinato avrebbe tolto 50, anzi, 100 punti
a Grifondoro, era stanco e letteralmente esasperato da quei due e dalle loro
trovate insensate.
Rimuginando possibili ed ulteriori punizioni, una peggiore e più atroce
dell'altra, si trovò infine davanti al ritratto della Signora Grassa,
ma lei non c'era e la cornice vuota era spostata, così da mostrare l'ingresso
che conduceva alla sala dei Grifondoro.
Dal lato destro, ossia dal luogo in cui si trovava il quadro della giovane pastorella,
Piton ebbe l'impressione di sentire la voce della Signora Grassa, che confabulava
a più non posso con la ragazza, come se stesse sparlando di qualcosa
o qualcuno.
Non badò molto a questo particolare, in quanto il suo intento primario
era raggiungere Fred e George Weasley e dar loro una lezione degna della professoressa
Umbridge, ma il giorno seguente avrebbe fatto rapporto anche alla guardiana
della casa dei Grifondoro, visto che in quei tempi le precauzioni non erano
mai troppe e lasciare la possibilità di varcare così facilmente
l'accesso ai dormitori dei ragazzi non era certamente consigliabile ed auspicabile.
Non appena entrò fu assalito da una forte nausea.
Seduto su una poltrona, Ron Weasley, abbracciava e baciava in modo molto appassionato
Hermione Granger, mentre le mani di entrambi vagavano incontrollate sul corpo
dell'altro.
Livido di rabbia Piton cominciò appena a pronunciare i nomi dei due ragazzi,
quando delle voci e dei rumori attrassero la sua attenzione.
Sicuro di aver trovato i gemelli salì rapidamente le scale che lo avrebbero
condotto al dormitorio maschile, da cui provenivano le voci, intenzionato a
punire quello sciocco di un Weasley e quella saputella della Granger successivamente.
Arrivato nella stanza, da cui i rumori si levavano sempre più forti anche
se indistinti, Piton si addentrò appena sulla soglia, quando un odore
penetrante, un misto di sudore, eccitazione e chissà cos'altro che si
levava in aria lo colpì prepotentemente alle narici, bloccandolo.
L'insegnate però si riprese immediatamente pensando che mai e poi mai
niente avrebbe potuto avere lo stesso effetto devastante, sulla sua mente, quanto
quello che stava vedendo.
Due corpi, due... ragazzi... stretti, avvinghiati passionalmente l'uno all'altro.
I suoni che aveva percepito provenire da lì quando era fuori erano quelli
creati da gemiti sommessi e corpi intrecciati che compivano gesti e movimenti
frenetici, e poi... le voci che aveva udito... non aveva capito a chi appartenessero
e meno che mai aveva udito le parole che stavano pronunciando...
"Ti odio Potter!... Di più!!! Dammi di più!!!"
"Stringi Malfoy!"
Piton, gelato sul posto, era consapevole di stare per essere preda di un infarto
o di un totale arresto cardiaco visto che il suo classico sangue freddo era
andato a farsi benedire, ma con uno sforzo estremo si riprese, pensando che
non era sopravvissuto alle atrocità di Voldemort e di mangiamorte per
nulla, quindi riavviata la salivazione fece alzare la sua voce in urlo senza
pari.
"Malfoy! Potter! Cosa diavolo state...!"
Ma il suo grido rimase inascoltato perché un gemito alto si levò
in quel medesimo istante da Draco, mentre Harry pronunciò rocamente con
un tono denso di eccitazione un "Sì! Vai così!"
Inorridito per quello che stava accadendo Piton scattò fuori dalla stanza,
senza badare a Ron e Hermione che ormai si erano sdraiati sul tappeto davanti
al caminetto.
Uscendo quasi inciampò in Fred e George che si stavano... i gemelli Weasley
si stavano... baciando... stretti, così come Harry e Draco e Ron e Hermione,
palpandosi ovunque, appoggiati al muro accanto al ritratto spostato della Signora
Grassa.
Severus si disse che lì c'era una sola persona, nonostante non volesse
assolutamente chiedere aiuto proprio a LUI, che poteva fare qualcosa!
Si diresse senza indugio, con la mente ancora annebbiata ed incredula, verso
la camera che era stata data a Remus Lupin perché potesse trascorrere
lì la notte.
L'ex docente di difesa contro le arti oscure, nonché membro dell'associazione
segreta l'Ordine della fenice e, cosa non da poco, licantropo, era andato ad
Hogwarts di nascosto per consegnare al preside un importante documento venuto
nelle mani dell'Ordine, e dopo averlo letto, Silente aveva comunicato che lui
e la McGrannitt si sarebbero recati subitaneamente a Londra.
Far rimanere Lupin era una misura di sicurezza non necessaria, ma indubbiamente
saggia, anche se a causa della presenza della Umbridge doveva rimanere celato
in una stanza segreta, conosciuta solamente da Piton, il preside e la professoressa
McGranitt.
Piton entrò senza bussare nella camera di Lupin, senza accorgersi che
se avesse fatto attenzione avrebbe udito dei segnali molto chiari provenire
dal suo interno.
La voce di Piton era pronta ad esplodere con tutta l'ira, lo sgomento e la disapprovazione
che provava in quell'istante, ma le parole che stava per pronunciare gli morirono
in gola. Rimase a bocca spalancata, non poteva davvero essere...
Remus Lupin, altrimenti detto Lunastorta, era steso sul letto, completamente
nudo, gli occhi chiusi, il respiro leggermente accelerato ed i capelli scomposti
che gli ricadevano sulla fronte, lasciando improvvisamente scomparire tutti
i segni di prematura vecchiaia che l'essere un lupo mannaro aveva recato sul
suo giovane viso.
"Aaah... Sirius... co-continua..."
Piton era sconvolto ed attonito, ma dov'era quel dannato cagnaccio? Si guardò
intorno, pronto ad affrontarlo aspramente, ma di lui non c'era nessuna traccia,
fin quando un particolare lo colpì.
Mentre Lupin, che non si era minimamente accorto di lui, nonostante fosse entrato
come una furia ed ora rimanesse lì, in piedi di fronte a lui (godendo
per altro della vista, non sapeva dire se piacevole o meno, del suo corpo completamente
nudo) [Lo dico io: piacevolissima *çç* ndPam ... -_-''' mi tradisce
così ç_ç ndSaku *çç* ndPam], gemeva quelle
parole, si era portato una mano davanti agli occhi, ma non per coprirli.
In quella mano doveva esserci qualcosa, e poi... il riflesso di una candela
provocò un luccichio ed allora Piton comprese... doveva essere quello
stupidissimo specchio... [Abbiamo deciso che ne ha uno anche Remus e che Piton
ne è a conoscenza u_u ndPam&Saku]
Ancora più sconcertato di prima, ed ormai quasi completamente traumatizzato
il povero professore andò, correndo e non curandosi di null'altro, nel
suo ufficio.
Da lì avrebbe contattato Silente o avrebbe trovato il modo di far cessare
quel delirio collettivo!
Una volta che fu dentro cominciò a passeggiare nervosamente avanti ed
indietro, bacchetta alla mano, cercando di ricordare gli eventi del giorno,
così da capire il momento esatto in cui tutti avevano cominciato ad impazzire,
cercando al contempo tutti gli indizi che conducessero al ritrovamento della
mente subdola e malvagia che aveva tramato e compiuto tutto.
Cominciò a pensare e ricordare, perdendosi nei meandri delle ore trascorse.
Era stata una giornata come tutte le altre fino alla festa, poi, qualcosa era
successo, la mattina aveva come sempre tenuto lezione a dei poco recettivi ragazzini
che non sapevano nemmeno girare adeguatamente la bacchetta in un calderone,
la Granger (e come un lampo gli apparvero Ron e Hermione stesi sul tappeto mezzi
nudi, particolare che la sua testa aveva registrato nonostante lui non avesse
voluto) aveva fatto la saputella come al solito, Paciock aveva, ovviamente,
sbagliato la pozione assegnata, e lui gli aveva dato un compito supplementare
che ora era... Osservò distrattamente il ripiano della lucida scrivania,
ma non vide l'ampolla che conteneva il liquido rossastro.
Guardò meglio, in diversi punti della stanza, ma niente... la pozione
era sparita!
Improvvisamente si ricordò di averla chiamata 'punch' e di aver scordato
di sigillare il suo ufficio dopo essere uscito per portare quell'inetto di Neville
in infermeria.
Che qualche elfo domestico o qualcun altro in vena di scherzi sciocchi fosse
entrato?
No, era da escludere, nessuno sarebbe stato così temerario da addentrarsi
nel suo ufficio senza il suo permesso... tranne quei combina guai, altresì
chiamati Weasley (e qui compì una costrizione violenta contro la sua
mente per non rivivere ciò che aveva da poco scorto). Piton continuava
a camminare nervosamente, nonostante la grande porta di legno massiccio fosse
rimasta socchiusa, quando intravide, o meglio percepì un movimento nel
corridoio.
La spalancò del tutto, inquieto ed in allarme, ma l'unica cosa che vide
fu il corpo di un elfo domestico, che si trascinava bisbigliando parole incomprensibili.
Assegnò automaticamente la sua voce a quella di quel Dobby, l'elfo che,
prima di essere liberato da Potter apparteneva alla casata Malfoy.
Quando ricordò quel dettaglio si disse che quello stupidissimo elfo avrebbe
fatto qualsiasi cosa per Potter, qualsiasi... Magari Potter aveva architettato
tutto quel piano assurdo per... per... andare a letto con Malfoy, gli suggerì
una vocina maliziosa nella testa, ma Piton la fece tacere ancor prima che formulasse
prove a sostegno di quella tesi.
Era troppo persino per Potter...
Ripensò alla pozione, ragionando con attenzione, era rossa, gli ingredienti
della pozione RisoluDieci erano...
Piton si impietrì quasi sul posto.
Gli ingredienti erano del tutto simili a quelli della pozione Disinibitrice
se cambiati in dose e modo di preparazione!
Era una pozione molto semplice, ed altrettanto sciocca, che le maghe da quattro
soldi vendevano ai babbani come afrodisiaci o come filtri d'amore: un concentrato
che faceva crollare le inibizioni che tengono normalmente a freno gli istinti...
tutte le pulsioni, quelle sessuali comprese.
Era chiaro ora perché tutti fossero in quello stato! Ma come era stato
possibile che mezza scuola avesse bevuto quella pozione?
Una vena pulsante batteva sempre più freneticamente sulla sua tempia
e stava per unirsi ad un urlo disumano, che però Piton riuscì
a trattenere.
Avrebbe tolto molti punti a Grifondoro per ciò che era successo.
E la cosa, nonostante la situazione in cui si trovava, gli dava un certo sollievo...
Strinse la bacchetta in mano e cominciò ad avventurarsi nel castello.
DOVEVA impedire che tutti quei ragazzini andassero oltre, ma sopratutto che
qualcuno ricordasse anche un semplice evento di quelli successi!
Cominciò dai Serpeverde. L'impresa non fu molto difficile, perché
a parte Tyger e Goyle che si stavano (e Piton stava per restituire tutto quello
che aveva mangiato e si trovava al sicuro nel suo stomaco) baciando come due
bambini innocenti, tutti si limitavano a lanciarsi frecciatine velenose, oppure
a discutere animatamente, visto che serbavano invidie e rancori verso i compagni
di casa con cui ogni giorno erano costretti a convivere.
Un bell'incantesimo Imperius e tutti si bloccarono ad una sola parola di Piton,
un incantesimo della memoria e tutti dimenticarono cosa stavano facendo e un'altro
bell'incantesimo per provocare un sonno profondissimo (l'incantesimo Ghirello)
in tutti quelli che si trovavano nella stanza.
Fu una notte lunga, mooolto lunga.
Piton si riservò, come ultimo luogo di 'divertimento' la sala comune
dei Grifondoro. La Signora Grassa era tornata al suo posto, ma uno sguardaccio
dell'uomo bastò a farla scappare di nuovo lasciando aperto il passaggio.
Severus Piton, per la prima volta in vita sua, aveva davvero paura di quello
che avrebbe trovato nel luogo in cui si stava avventurando.
Per la prima volta si sentiva vittima di un terrore allo stato puro, capace
di paralizzare ogni suo arto, trasformandolo in pietra solida vecchia centinaia
di anni.
Quali scenari gli si sarebbero parati davanti? Un inferno, corredato di fiamme
e diavoli con coda e forconi, che avevano però le sembianze di quella
massa di sciocchi, gli si creò nella mente, ma lui, sprezzante del pericolo,
entrò, incurante di tutti i danni che le scene che avrebbe trovato avrebbero
potuto causare alla sua salute mentale e fisica.
La sala comune sembrava abbastanza tranquilla. Weasley e la Granger continuavano
ad amoreggiare, ora avevano solo la biancheria intima indosso... ma possibile
che fossero così lenti??? Piton scosse il capo come per scacciar via
quell'ultimo pensiero insano e del tutto sconcertante e poi cominciò
con loro. Imperius, memoria e ognuno nelle proprie stanze.
Ora toccava ai maledetti gemelli Weasley.
Loro erano stati molto più veloci... erano coinvolti in una sorta di
gara alla posizione più strana, si stavano baciando e toccando, ma Piton
non capiva ( e non voleva capire!) quale dei due fosse Fred e quale George,
e chi fosse dentro chi.
Imperius, rivestimento, memoria ed ognuno nel proprio letto.
Ora la prova più difficile l'attendeva.
Potter e Malfoy.
Non avrebbe mai pensato di doverli dividere... o meglio, aveva sempre creduto
che prima o poi avrebbero fatto a pugni, e quella sarebbe stata una ghiotta
occasione per punire Potter, ma... adesso lo avrebbe sì punito, ma senza
rivelargliene il motivo, per aver indotto Malfoy a... a... fargli certe cose!
"Spingi Potteeeeerrr!!!"
La voce di Draco risuonò alta nella stanza e anche nella sala vicina,
Piton sentì un brivido di puro disgusto attraversargli la schiena e poi...
quando li vide... sperò di poter compiere un efficace incantesimo di
memoria anche su se stesso...
La cosa che lo lasciava più basito non era che Potter si stava di certo
divertendo, ma che... Malfoy... non avrebbe mai pensato che lui potesse... non
con Potter!!!
No, con nessuno! Lui non si sarebbe mai sottomesso......
Piton raccolse tutte le sue energie, che ormai scarseggiavano, e con l'Imperius
li divise, cancellò la memoria di entrambi e lanciò l'incantesimo
Ghirello su tutta la Torre di Grifondoro.
Potter si addormentò di colpo, Malfoy cadde su di lui (era in piedi,
immobile accanto al letto di Harry dopo l'incantesimo) e.... e... Piton ora
davvero non poteva credere ai propri occhi...
Malfoy si era raggomitolato accanto a Potter, in cerca di qualcosa che credeva
potessero essere... coccole? E Potter... Harry, nonostante il sonno, lo stringeva
forte, come un bambino che stringe il suo animaletto di pezza preferito, o come...
si stringe la persona che si ama...
Piton scosse violentemente la testa, la stanchezza gli stava giocando davvero
pessimi scherzi...
Prese Malfoy di peso e lo portò, personalmente, nel suo letto, al sicuro,
nella casa dei Serpeverde.
Infine stanco come non mai, raccolse le ultime forze e si diresse nella sua
stanza buttandosi, esausto, sul letto.
Mentre il sonno cominciava a calare, pesante ma ristoratore, su di lui, gli
venne in mente che non aveva fatto nulla per Lupin, ma... poco male, che se
la vedesse da solo con Black...
Morfeo arrivò e con lui le tessitrici di sogni, ma quelli di Piton si
trasformarono in incubi in cui, dietro ogni angolo che girava, c'erano i gemelli
Weasley, Tyger e Goyle, Ron e Hermione, o, peggio ancora, Malfoy e Potter, che
si... divertivano...
* 1/11/**** 8 am *
Dobby, alzatosi infine dalla sua postazione nelle cucine, si diresse cautamente
verso l'ufficio di Silente, tornato da pochissimi minuti, per domandargli cosa
dovevano fare lui e gli altri elfi domestici con la colazione visto il sonno
innaturale calato dalla sera precedente sul castello quando, passando nei pressi
dell'infermeria, vide di sfuggita lo stesso ragazzo che aveva di sicuro rubato
il SUO punch il giorno precedente, e che lo stava portando a quell'arcigno professore
di pozioni per corromperlo sui punti che gli aveva tolto la mattina a lezione.
Si nascose automaticamente nell'ombra, guardandolo con una punta di astio, mentre
il compagno di casa di 'Harry Potter Signore' vagava spaesato senza comprendere
perché tutti dormivano.
Neville giunse perfino nei sotterranei, deciso ad avere per una volta le lodi
del professore di pozioni od almeno a contrattare la restituzione dei punti
sottratti, quando, deluso, constatò che anche Piton riposava beatamente
nonostante dalla sua stanza ogni tanto provenissero bisbigli quasi terrorizzati.
Per un istante provò quasi compassione per il suo insegnante, sicuramente
intrappolato nelle maglie di qualche incubo atroce ed inverosimile, visto che
da sveglio quell'uomo non aveva timore alcuno, poi si distrasse con il pensiero
che si era perso la festa della sera prima.
Per qualche attimo rimpianse amaramente quell'occasione perduta, poi stringendosi
nelle spalle tornò in infermeria.
FINE ^___^