- capitolo unico-

Disclaimers: I personaggi appartengono tutti a me ed alla mia metà alla quale li ho inconsapevolmente sottratti per questa storia ^_-, e che mi ucciderà vedendo ciò che ho combinato, considerando i notevoli sconvolgimenti che ho effettuato e soprattutto i cambiamenti intercorsi :P
Note: Ero convinta non avrei mai scritto una pwp (o pseudo tale), soprattutto non original, tenendo conto di quel che scrivo generalmente... ed invece c'è una prima volta per tutto... (anche se forse era meglio che non ci fosse -_-'')
Dediche: Pur sapendo di doverti ben altro per il tuo compleanno (almeno a livello di racconti)... ma non essendo riuscita a terminarla, come avrei voluto, ho preferito scriverti questa breve sciocchezza (composta fin troppo velocemente e si vede ^^;;) in modo che tu la ricevessi per il tuo compleanno... Quindi un miliardo di auguri amore dolce, spero ti piaccia almeno un millesimo di quanto so ami i personaggi ^*^, nonostante non so se ne valga la pena!

Perverted Angelic













Pallide gocce d'acqua scivolavano lentamente sui vetri delle grandi finestre, sfiorando qualunque soggetto ed oggetto incontrasse la loro corsa dalle volte del cupo cielo, accumulandosi in ultimo, in un sottile strato a terra.
Lacrime incolore piante dal manto che tutto sovrastava e tutto osservava per dimenticare, probabilmente, tutto ciò che accadeva inesorabilmente sotto le sue mani ed il suo sguardo impotenti.
Il suono ovattato della natura bagnata ed il delicato odore di umido, che accompagnavano quel calmante e benefico sfogo notturno, raggiunsero un uomo nel suo laboratorio sotterraneo e lo portarono ad interrompere la sua occupazione attuale ed a salire al piano superiore della sua villa, affacciandosi nel salotto inondato unicamente dalla luce tremolante di una candela solitaria.
Godendo di quella semi oscurità, non cercò un rimedio in grado di rischiarare l'ambiente ma si sedette semplicemente in una delle alte poltrone in velluto scarlatto presenti nella stanza.
Sistematosi e scostatosi i lunghi capelli ramati dal viso, si dispose ad attendere pazientemente il rientro del suo compagno, perdendo i suoi occhi nelle nere tenebre che si scorgevano al di là dei vetri e che venivano di sovente illuminate da un bagliore di un lampo.
Quante notti come quelle aveva trascorso senza nessuno da aspettare? Senza nessun sorriso da bramare e nessun corpo da desiderare accanto al proprio?
Tante, forse troppe, ma ora era tutto cambiato, ogni cosa mutata in un modo che aveva reso l'esistenza degna di essere assaporata completamente in tutti i suoi aspetti e che lo faceva essere davvero vivo, o per lo meno conferiva un nuovo aspetto e significato a tal vocabolo.
Aveva trovato la propria metà, qualcuno che lo completava e che rendeva il suo cuore più leggero e sereno con la sua vista e con il suo abbraccio.

 

Rammentava ancora la prima volta in cui l'aveva incontrato.
Era stato in un'afosa serata di settembre, in cui il tempo sembrava aver rallentato il suo corso e l'estate esteso il suo dominio a quel mese di generale transizione.
Si era spinto in quel locale dalla particolare reputazione unicamente per consegnare un elaborato, che aveva richiesto più tempo del dovuto, al suo capo, che era il comproprietario insieme al fratello di quel bizzarro ma esclusivo club privé, in modo da poterglielo affidare prima del suo agognato periodo di ferie.
In realtà non sapeva bene cosa attendersi, ma di certo era rimasto decisamente sorpreso nello scoprire sale arredate con semplice ma innegabile eleganza nei toni del rosso, del nero e del bianco, clientela raffinata ed un'atmosfera di calda ma distinta accoglienza.
Inizialmente aveva esibito esitante il suo pass, regalatogli da Andrej molto tempo prima quando avevano scoperto, assolutamente per caso, le medesime preferenze sessuali, ma rimasto inutilizzato nel fondo di un cassetto, per mancanza di interesse o forse unicamente per non dover familiarizzare eccessivamente con il suo superiore in ambito non lavorativo, poi aveva incominciato a tranquillizzarsi, acquistando maggior scioltezza e disinvoltura grazie al clima che si respirava.
Tutto questo non si era palesato esteriormente, a causa della sua usuale inespressività mimica, ma ciò non gli aveva impedito di incominciare a muoversi più agevolmente in mezzo alla folla dei presenti.
Dopo essersi guardato intorno, attardandosi su alcuni ragazzi decisamente di suo gusto, visto che non era riuscito a localizzare Andrej in nessun angolo dell'ambiente in cui si trovava, si era diretto al bar, deciso a chiedere informazioni al personale prima di disturbarlo telefonicamente. Si stava avvicinando al bancone in lucido mogano quando un giovane alto ed imponente lo aveva intercettato senza farsi notare prima.
"Buonasera, è nuovo vero? Mi permetta di presentarmi, sono Serych Ladyzhenskoi, benvenuto al 'Perverted Angelic'"
Avendo riconosciuto immediatamente il cognome di Andrej era stato certo di trovarsi davanti a suo fratello, benché non gli somigliasse affatto se non per i lineamenti algidi e la postura di ingannevole rilassatezza, che denotava una sicurezza caratteriale non indifferente.
"Ravik Jilroig, piacere... e grazie per l'accoglienza."
Un lampo nei suoi freddi occhi azzurro ghiaccio gli avevano fatto comprendere che lo conosceva almeno nominalmente ed infatti con un impercettibile cenno del capo gli aveva indicato una stanza che si intravedeva sul fondo della sala, abilmente avvolta nella semioscurità tramite un gioco di luci tenui ed ombre accennate, sistemate ad arte per fornire intimità e confidenza senza ostentazioni eccessive che sarebbero risultate volgari e fuori luogo.
"Andrej si trova lì con Kaja, presuppongo cerchi lui, altrimenti se è qui per divertirsi mi permetta di offrirle qualcosa al bar."
Sentendosi rivolgere nuovamente parola da quella voce dal timbro roco e profondo, si era riscosso dal rimirare quegli incredibilmente meravigliosi capelli neri, lunghissimi, lisci e lucidi come raso scuro, belli come non ne aveva mai visti, ed aveva rifiutato gentilmente spiegando la motivazione della sua presenza.
Aveva però avvertito i suoi occhi seguirlo per tutta la traversata della sala, successivamente al suo congedo da lui, ed aveva notato che lo fissava nuovamente quando era riemerso dal rapido incontro con il suo capo, che lo aveva invitato a rimanere senza successo, dato che non voleva interrompere il suo appuntamento con il suo compagno, un ragazzo notevolmente carino e più giovane che sembrava adorarlo anche semplicemente con lo sguardo.
Non che fosse poi difficile considerando l'avvenenza ed il carisma che Andrej sfoggiava tranquillamente al pari dei completi costosi e firmati che soleva indossare.
Serych lo aveva raggiunto prima del suo approssimarsi alla soglia dalla porta laccata di nero, proponendogli di tornare nuovamente e lui aveva annuito, salutandolo ed uscendo, pienamente consapevole di aver assunto un atteggiamento di circostanza, in quanto assolutamente non intenzionato a prestar fede a quel che aveva velatamente promesso.
Eppure, nonostante non avesse avuto nessun proposito di tornarci ancora, qualcosa di irragionevole e senza spiegazione apparente, lo aveva spinto a farlo ed a diventare, contro ogni logica, un cliente consueto.
Ogni volta che gli era possibile e che i suoi impegni glielo permettevano, ed almeno un paio di volte alla settimana, trascorreva alcune ore della notte seduto a parlare o semplicemente ad osservare gli altri avventori di quel locale così particolare, così particolare che per quanti termini aveva cercato nessun altro rendeva più fedelmente l'idea.
Era impossibile classificarlo in una categoria determinata, come nemmeno lontanamente pensabile era l'impresa di schematizzare, entro pochi canoni, tutti coloro che vi si ritrovavano di sovente, intenti a cercare un contatto con qualcun altro, a sentire buona musica, ad assaggiare i cocktail dell'eccezionale e disinvolto barman, a sentirsi parte di un gruppo con qualcosa in comune, a trascorrere solamente una serata diversa.
Persone senza fantasia lo avrebbero definito un semplice locale gay friendly, altri un club esclusivo, altri ancora un ritrovo alla moda per pochi eletti, ma a lui quelle definizioni non erano balzate mai alla mente, e non per chissà quale arte retorica possedesse, ma semplicemente perchè era un qualcosa di più.
Un qualcosa che gli consentiva di rilassarsi dopo una giornata particolarmente sfibrante, un luogo speciale che lo faceva stare bene e che gli aveva permesso di conoscere ed apprezzare persone che stimava sempre di più e che gli erano diventate altresì care.
Infatti ogni volta che vi si recava trovava sempre il tempo di fermarsi a scambiare qualche parola con Serych, e spesso si univano a loro Andrej e Kaja, che ormai aveva imparato a considerare amici e di cui ricercava sovente la compagnia.
Erano tre persone con cui dialogare costituiva una sorta di piacere quasi atavico.
Trovare qualcuno sulla sua medesima lunghezza d'onda, con cui si spaziava facilmente in qualunque argomento e che non limitavano le proprie argomentazioni a due frasette di circostanza riportate per sentito dire e che, soprattutto, non si vergognavano ad ammettere la propria ignoranza in un campo occasionale, era raro ed aveva creato in lui una sorta di appagamento mai sperimentato.

Era andato avanti a lungo così.
Cinque? Sei gli anni trascorsi nella medesima routine spezzata unicamente da brevi apparizioni di amanti fortuiti?
Non sapeva dirlo con esattezza, ma erano stati sicuramente densi di momenti sereni e pacificanti, nonché pieni di soddisfazioni lavorative che gli avevano anche condotto l'avanzamento di carriera.
Eppure c'era sempre un vago ed appena accennato senso di inquietudine che lo seguiva e che gli faceva avvertire la privazione di un qualcosa che non sapeva localizzare precisamente, né tanto meno dettagliare.
A volte provava ad accennarne a Serych o ad Andrej, ma spesso non sapeva nemmeno da che parte cominciare e per evitare di apparire ridicolo, più di quanto non fosse ai suoi stessi occhi, subito cambiava argomento o minimizzava i suoi turbamenti senza soluzione.
E poi, improvvisamente, senza alcun segno che lo portasse ad immaginarsi ciò che sarebbe successo, era tutto mutato, al pari di un colpo di vento che divelle, senza avvertimento, una foglia dal ramo, rendendola vittima del suo corso senza controllo.

Era stata una sera come tante altre, con un tempo incerto, che serbava la luna celata dietro una cortina piuttosto spessa di nubi che non si decidevano ad abbassare la temperatura con uno scroscio di pioggia e permettevano all'afa di insinuarsi lentamente sotto i vestiti di tutti.
Andrej e Kaja erano partiti per un weekend nella città del padre di quest'ultimo ed il locale risentiva dell'opprimente cappa di aria calda che non voleva lasciare in pace gli abitanti da un po' di tempo a quella parte, portandoli a restare rinchiusi in casa con il condizionatore od i ventilatori al massimo ed una bibita gelata in mano.
Per evitare una serata insopportabile davanti ad una relazione di un esperimento, di cui gli sfuggiva un dettaglio, e per evitare un cliente dalla sbornia triste che sembrava essersi appollaiato in seduta stabile al bancone del bar, sotto la vigile ma discreta sorveglianza di Kam, si era rifugiato nell'ufficio di Serych su suo invito.
Era una piccola stanza sobria arredata con estremo buon gusto. I mobili erano di un pregiato legno scuro in aperto ma perfetto contrasto con il tappeto bordeaux che copriva il costoso pavimento in marmo nero. La grande scrivania dalla squisita fattura antica occupava il lato sinistro diametralmente in opposizione al morbidissimo divanetto della medesima tonalità dei mobili, mentre la spaziosa libreria, ricca di volumi pregiati, era posta alle spalle dell'ordinatissima scrivania.
I quadri presenti, due acquarelli che rappresentavano squisitamente un falco ed un lupo, erano il tocco che completava il tutto in maniera armonica e perfettamente bilanciata al carattere dell'occupante dell'ufficio.
Dopo aver distrattamente guardato in giro si era accomodato sul divano, vicino a Serych, distendendosi e parlando di amenità pseudo intellettuali, fino all'interruzione dovuta all'ultimo amante di Serych, che aveva bussato nella stanza, facendo capolino ed invitando il suo 'ragazzo', nemmeno troppo nascostamente, a raggiungerlo più tardi a casa sua.
Dopo il suo congedo si era anche lui alzato, con l'intenzione di seguirlo per permettere all'amico di accogliere l'invito, ma era stato prontamente fermato.
"Che fai? Tanto non ho alcuna voglia di andare da Sergej."
"Pensavo volessi passare la serata in modo più piacevole..."
"No... sono stanco di questi incontri... sono compagnie fredde e sterili..."
La sua voce mostrava un'ombra di disgusto perfettamente percepibile.
"Indubbiamente... ma a volte aiutano a passare ore in modo diverso od a scordare piacevolmente per qualche momento la routine... perchè non approfittarne?"
"Perchè ultimamente mi lasciano più vuoto di prima... non so se mi capisci..."
"... Si, effettivamente è un oblio fittizio, poi tutto torna come prima, se non più amplificato..."
"Esatto... e tu? Nessuno in vista?"
"No... non mi interessa averne per ora... quando sto con qualcuno tanto per passare del tempo, ultimamente, posso in quei minuti lasciarmi andare all'abbandono... ma... dopo sono assalito ancora più prepotentemente da ciò che mi aveva portato a quell'incontro e sto peggio... quindi evito."
"Mmm... ho capito... ancora quell'inquietudine vero? Ed avere una relazione stabile così da dimenticare tutto, amando qualcuno? Non è una soluzione accettabile forse?"
Lo aveva fissato leggermente sorpreso, non avendo mai affrontato un discorso simile con Serych. Strano a dirsi, ma per tutti gli anni in cui si erano frequentati e nonostante tutte le serate passate a conversare insieme, non avevano mai intrapreso il tema dell'amore e dei rapporti stabili.
"Non lo so... non mi è mai successo, voglio dire... non ho mai provato veramente."
"Mmm... forse non hai trovato la persona con cui provare..."
"Forse è vero, ma per te vale lo stesso discorso, no?"
"Ho amato da ragazzino, ero ancora un adolescente... forse è per questo che non voglio amare di nuovo e mi sono tenuto alla larga da possibili 'pericoli'."
"...Un amore felice?"
"...No... era un amore segreto... e credo non corrisposto..."
"Mmm... so cosa si prova... o meglio inizialmente lui sembrava corrispondermi... poi è arrivato qualcuno di meglio..."
Il mezzo sorriso che si erano scambiati era forzato da entrambe le parti perciò si erano sbrigati a cambiare argomento.
"Sai? Dovresti portare i capelli sempre sciolti... ti stanno meglio, lo penso sin dalla prima volta che ti ho visto. Sono così lucidi... potresti fare la pubblicità per il miglior shampoo in circolazione... di sicuro se vedessi una reclame che sponsorizza capelli come i tuoi mi fionderei a comprare tre flaconi della marca di turno..."
"Cosa? Grazie... ma sei esagerato! E poi spesso sono scomodi liberi sulle spalle, preferisco legarli in una coda, sono più pratici...... e se ti baciassi?"
La domanda era rimasta sospesa nell'aria, quasi dovesse essere soppesata nella sua repentinità.
"...Perchè lo faresti?"
"Non lo so... mi hai sempre affascinato... sei indiscutibilmente bello... elegante, distaccato, freddo, composto e contenuto... sei simile a me... e poi hai degli occhi grigi che mi affascinano e che guarderei in continuazione…"
"Grazie per i complimenti... anche se si addice maggiormente a te che a me questa descrizione... e comunque non lo so come reagirei, sono sincero..."
"Mmm... ok, proviamo, ti va?"
Serych nel dirlo si era avvicinato, mettendogli un braccio intorno alle spalle per porlo ad una distanza minore senza smettere di fissarlo con uno sguardo magnetico e quasi ipnotizzante.
Era come guardare il fondo di un cristallo dalle fredde e chiare sfumature di un azzurro cangiante, un cristallo che attirava con la tacita ma palese promessa di incanto e voluttà.
Lo aveva osservato impassibile, allungando contemporaneamente una mano per catturare una serica ciocca di capelli e passarsela leggermente tra le dita lunghe ed affusolate.
Era stato un segnale e Serych si era avvicinato ulteriormente nel percepirlo, poggiando le labbra sulle sue, in un tocco delicato, per poi approfondirlo passandoci piano la lingua, quasi ad aspettare un permesso.
Autorizzazione che era subito giunta quando, dopo essersi staccato un istante per guardarlo con gli occhi socchiusi, si era riavvicinato, schiudendo appena le labbra per consentire l'accesso alla lingua morbida ed umida che lo aveva stuzzicato.
Era stato un bacio passionale, deciso, in cui entrambi si erano rincorsi, donandosi a vicenda sensazioni piacevoli ed un brivido lungo la schiena, che ambedue avevano preso ad accarezzarsi.
Quando si erano staccati, lievemente ansanti, si erano osservati, restando ancora semi allacciati in una sorta di resistenza inconscia, ma condivisa, a dividersi del tutto.
Serych aveva sorriso leggermente.
"Beh... hai reagito bene mi sembra... che ne dici?"
Aveva contraccambiato il sorriso rispondendo senza esitazioni e lasciando solo in quel momento la ciocca di capelli di Serych.
"Sì... direi proprio di sì... non pensavo..."
Serych aveva ampliato maggiormente il sorriso con un lampo divertito negli occhi, generalmente gelidi.
"Cosa? Che sapessi baciare, che potesse piacerti essere baciato da me, o cosa? ... Cosa non pensavi?"
Inarcando un sopracciglio e con un dito che aveva preso a disegnare il contorno delle labbra sorridenti aveva replicato con nonchalance.
"Che potesse essere così... bello... come lo è il tuo sorriso... sorridi troppo poco..."
"... E tu? Dovresti sorridere più spesso anche tu... e comunque... hai ragione sai?... E' stato molto bello...”
Lo aveva baciato di nuovo, castamente ed impulsivamente sulle labbra, poi si era ritratto, ponderando attentamente la successiva domanda di Serych.
"...Se ti chiedessi di venire da me... rovineremmo tutto... non trovi?"
"Si... diventerei uno di quegli incontri che ti fanno star peggio dopo... e non mi va che associ al mio viso ed al mio nome uno stato d'animo negativo."
C'era stato un nuovo istante di silenzio dopo quelle parole, ma Serych aveva annuito concorde.
"Mmm... ok, sono d'accordo... domani vieni al locale?"
"Si passerò di sicuro, magari sul presto, ho sonno da recuperare. A proposito, meglio che vada ora."
Serych si era alzato e lo aveva accompagnato alla pesante porta di noce, aprendola per permettergli di passare.
"Ok, vado, buon proseguimento di serata..."
" ... Mi aspettano scartoffie e file da sistemare sul pc..."
"Mmm... beh pur sempre una compagnia..."
"Già... buona serata anche a te."
"A domani."
Si era girato ma si era sentito prendere per un polso da Serych ed era stato sospinto non troppo gentilmente, ma molto piacevolmente, contro la porta, chiusa nel frattempo. Era stato ed aveva baciato con passione, stringendosi e strofinandosi lievemente contro il suo partner, dopo il primo istante di irrigidimento causato dalla sorpresa.
Si erano baciati a lungo, con un'urgenza ed un'intensità difficilmente spiegabili e ripetibili, e poi tutto era finito, quando lui si era staccato, sorridendo per poi andarsene... decidendo che era meglio farlo fin quando era ancora in possesso di facoltà mentali sufficientemente razionali che gli permettessero di farlo.

Il giorno seguente lo aveva passato con la mente riempita dalle visioni e dai ricordi di quelle labbra soffici e tiepide sulle sue, di quella lingua sapientemente invadente capace di risvegliare e tormentare la sua, spingendola a reagire arditamente ed insaziabilmente.
Aveva tentato di pensare ad altro, aveva persino rievocato immagini di rapporti carnali decisamente spinti e sessualmente appaganti, ma persino la scena più hard non gli aveva dato lo stesso brivido di aspettativa ed eccitazione che un semplice bacio aveva creato in lui.
La sera, per tentare di esorcizzare definitivamente quell'episodio, relegandolo come un semplice 'incidente di percorso' di un'amicizia molto importante, (d'altronde capitava spesso di sentire di amici che si baciavano, no? Persino gli etero dello stesso sesso lo facevano per attirare l'attenzione del sesso opposto, perchè mai avrebbe dovuto significare qualcosa di diverso proprio per lui e Serych?) aveva deciso di recarsi al locale, indossando dei pantaloni strategicamente attillati ed una maglia indecentemente aderente solamente per variare dal solito paio di jeans e maglioncino a collo alto/camicia comoda, che usualmente caratterizzavano il suo vestiario e riempivano il suo armadio.
Ed effettivamente era stata una serata piacevole come tante altre prima di allora, se non fosse stato per il fatto che aveva tentato di toccare innocentemente Serych con ogni possibile scusa e che non era riuscito a staccare gli occhi dal suo corpo diventato improvvisamente dannatamente sexy, come la sua bocca troppo sensuale per la sanità degli ormoni degli altri, e dei suoi in particolare!
Ma non essendo del tutto privo di intelletto, aveva notato che la cosa sembrava reciproca e che i loro sguardi rimanevano incollati sin troppo a lungo.
Altri due giorni e due serate lo avevano reso consapevole che necessitava un provvedimento drastico.
Aveva fatto i conti con se stesso e con le parti basse e non proprio nobili del suo fisico, ed aveva compreso che non poteva andare avanti a sognare di giorno il suo amico ed a fissarlo di notte come un affamato, per poi ridursi a dormire in modo agitato, risvegliandosi con una dolorosa e pulsante erezione dovuta ad incontri onirici molto caldi e ravvicinati con Serych.
Possibile che fosse bastato un bacio per scatenare tutto quel putiferio nella sua calma e regolare vita?
Così sembrava, quindi prima di prendersi un esaurimento, e prima di crollare addormentato su provette e macchinari al lavoro, aveva dedotto che urgeva una soluzione.
E cosa c'era di meglio di un po' di sano sesso tra amici? Niente complicazioni di sorta, niente scenate, niente attaccamenti indesiderati, semplicemente un po' di divertimento tra le lenzuola e poi amici come prima.
Facile, logico ed indolore.
Od almeno così sperava si realizzasse, perchè di andare avanti in quel modo e di desiderare fin troppo violentemente Serych, non ne poteva più.
Sarebbe bastato togliersi lo sfizio e tutto si sarebbe sistemato per entrambi.

Con quell' intento ben delineato in testa e con la volontà ferrea che lo contraddistingueva, si era quindi nuovamente diretto, per la quinta serata consecutiva, al Perverted Angelic, vestito strategicamente invitante, deciso quanto meno a rendere partecipe di ciò che lo tormentava Serych.
Lo aveva raggiunto nel suo ufficio, in cui Kam gli aveva detto che si trovava a rivedere i conti, e dopo aver bussato ed aver ricevuto il permesso di entrare si era richiuso la porta alle spalle.
"Ciao, disturbo?"
Serych si era alzato sorridendogli lievemente e scorrendolo con lo sguardo, con un lampo di chiaro apprezzamento negli occhi azzurri.
"No, affatto, tanto stavo per prendermi una pausa, accomodati, dai."
"Ok, come va stasera?"
"Tutto bene e tu? Hai un'aria strana..."
"Sì... diciamo di sì..."
Gli si era avvicinato proprio nell'istante in cui Serych si era alzato in piedi, probabilmente per sedersi insieme a lui sul divano, senza la scrivania a dividerli, e gli aveva aderito addosso, facendo collimare ogni centimetro di pelle attraverso la stoffa leggera dei vestiti, azione consentita anche dall'irrilevante differenza di altezza.
Serych lo aveva fissato lievemente sorpreso ma non si era affatto tirato indietro quando le sue labbra erano state reclamate in un bacio intenso ed insinuante, ed anzi aveva preso l'iniziativa, interrompendo per un istante il contatto in modo da passare la punta della lingua, con molta lentezza, sul contorno delle sue labbra per poi scendere anche verso il mento e risalire fino alla parte soprastante il labbro superiore.
"Hai cambiato idea Rav?"
La voce bassa e più roca del solito, con sfumature decisamente erotiche e suggestive, gli aveva rimosso anche gli ultimi dubbi che aleggiavano confusi e solitari nella sua mente e lo aveva portato ad appoggiarsi al muro ed a premersi forte contro di lui con un mugolio sommesso.
La reazione di Serych non si era lasciata attendere ed aveva spinto il bacino contro il suo, strofinando piano ma insistentemente l'eccitazione che si era risvegliata contro la sua, che pulsava quasi dolorosamente negli aderenti pantaloni neri, che aveva indossato per mettere in evidenza il fondoschiena ben modellato.
"Mmm..."
Quel debole gemito sfuggito aveva fatto quasi perdere il controllo a Serych, che aveva preso ad accarezzarlo con foga ovunque, succhiandogli e mordicchiandogli la pelle chiara del collo mentre si spingeva maggiormente con i fianchi contro i suoi.
Anche lui non era restato immobile ed aveva incominciato a far scorrere i polpastrelli sotto la camicia di Serych, lungo la sua colonna vertebrale, incontrando pelle levigata e calda fino a giungere al fondoschiena sodo e rotondo, mentre le sue labbra gli torturavano il lobo dell'orecchio sinistro, in uno strano alternarsi di baci, leccate e morsetti.
Nel momento in cui si era spostato a toccare delicatamente la sua erezione, facendo fuoriuscire un ansito molto seducente dalla gola di Serych, erano stati interrotti dall'improvviso squillo del telefono, che aveva riportato bruscamente alla realtà le menti di entrambi.
Si erano staccati simultaneamente, cercando di riacquistare un minimo di contegno e provando a calmare la respirazione, pur non riuscendo a distogliere gli occhi l'uno dall'altro.
"Pronto?"
Il modo provocante con cui aveva risposto all'apparecchio gli aveva fatto compiere una smorfia del tutto involontaria, che era subitaneamente svanita quando aveva compreso che si trattava di Andrej.
Conclusa celermente la conversazione, Serych si era diretto da lui con passo deciso, domandando con aria impassibile "Casa mia o casa tua?"
"Mia."
Durante il tragitto non avevano conversato molto ma erano stati attenti a sfiorarsi casualmente, con una mano, un braccio, una spalla, una gamba, un fianco. Movimenti per lo più impercettibili ma che avevano acuito il ricordo delle sensazioni ancora perfettamente vive in tutti e due.
E finalmente erano giunti alla sua villa, non troppo distante dal locale ma nemmeno nelle immediate vicinanze.
Serych che vi era stato altre volte insieme ad Andrej e Kaja non si era guardato intorno ma aveva continuato a mantenere gli occhi su di lui, con un invito che lo aveva toccato nel profondo e che lo aveva spinto ad affrettarsi.
Dopo averlo fatto accomodare ed avergli offerto da bere si erano diretti in camera da letto senza parlare.
Arrivati nella grande stanza illuminata dalla luce della luna che filtrava dall'alta portafinestra, Serych si era osservato curiosamente intorno, soffermando lo sguardo sul letto a due piazze dal copriletto di raso scarlatto ed inarcando un sopracciglio.
"Ti tratti bene, mmm?"
"Già..."
Aveva soffiato quella parola all'orecchio di Serych abbracciandolo intorno alla vita e dandogli una leccatina al padiglione auricolare.
Serych aveva ricambiato prontamente l'abbraccio infilando le mani sotto la sua maglia ed iniziando ad accarezzargli direttamente e quasi distrattamente la pelle del torace, per poi allungare una mano ed accendere un’abatjour che aveva diffuso un piacevole, ma non eccessivo, chiarore nell’ambiente.
“Mi piace la tua camera, sa di te… e ha il tuo profumo”
Aveva affermato piano dopo aver annusato l’aroma di sandalo sulla pelle del suo collo, per poi leccarla lievemente scatenando un lungo brivido ed un gemito in lui.
“Adoro i tuoi mugolii… sei ancora più sensuale del solito.”
“Mmm colpa tua…”
Aveva replicato stringendosi maggiormente a lui mentre Serych aveva preso a baciargli insistentemente il collo e dopo ogni bacio mordicchiava la parte di pelle sfiorata con le labbra e poi ci passava la lingua, per poi tornarci di nuovo con le labbra in un gioco che lo stava facendo impazzire.
Il suo piacere si era espresso vocalmente ed aveva iniziato a gemere lievemente, tendendosi sempre di più e premendoglisi contro piuttosto insistentemente.
Serych lo aveva stretto continuando a baciarlo nello stesso modo sul collo, mentre le sue mani lo avevano privato rapidamente della maglia.
Non resistendo aveva preteso un bacio che si era trasformato in un coinvolgente incontro di lingue e labbra che si cercavano, si sfioravano, si respingevano e si reclamavano nuovamente, quasi a voler conquistare l’altro e farlo cedere.
Serych ad un certo punto aveva interrotto quel piacevole interludio sdraiandosi sul letto e portandoselo dietro in modo da cominciare a spogliarlo dei pantaloni e dei boxer, visto che il resto era finito poco prima sul pavimento, durante il bacio.
“Quanto sei bello…”
“Mmm… tu lo sei…”
Lo aveva accarezzato lievemente, con la punta dei polpastrelli, come aveva imparato gli piaceva, da sopra i vestiti per poi insinuarsi furtivamente al di sotto della maglia.
Serych aveva socchiuso gli occhi e si era leccato leggermente le labbra, spostandolo ed alzandosi di scatto.
“… Spogliami... vuoi?”
Ne aveva immediatamente approfittato, iniziando a togliergli tutti gli indumenti e saggiando la pelle che veniva scoperta con le labbra, la lingua ed i denti.
Serych si era lasciato denudare compiacente, stando ad occhi chiusi e mugolando leggermente quando le sue labbra od i suoi denti catturavano un punto particolarmente erogeno per lui.
Quando aveva passato la punta della lingua su un piccolo capezzolo scuro Serych si era inarcato leggermente, e lo aveva afferrato bruscamente baciandolo con impeto per poi spostarsi e sedersi sul letto.
La mossa successiva con cui lo aveva fatto mettere a cavalcioni su di lui lo aveva sorpreso, ma in positivo e lo aveva sfruttato istintivamente, spingendo il bacino contro il suo mentre gli sfiorava delicatamente e quasi impalpabilmente il petto con le dita.
Serych lo aveva stretto più forte ed appoggiandogli le mani sui fianchi aveva preso a muoverglieli su e giù, facendo entrare in contatto le loro virilità tese e facendo gemere entrambi.
Aggrappandosi alle sue spalle aveva reclinato lievemente la testa all’indietro, socchiudendo gli occhi per la sensazione di piacere che lo aveva colto avvertendo l’erezione di Serych contro la sua.
Serych aveva preso ad alzargli ed abbassargli i fianchi più velocemente, mentre con le labbra gli torturava il collo e le spalle.
Aumentando la sua pressione sul petto di Serych, arrivando a graffiargli appena la pelle bollente e causando un gemito in lui, che gli si premette ancor più forte contro, si era avventato sul suo collo prendendo a succhiarne avidamente la base.
Serych aveva gemuto maggiormente ed aveva afferrato con una mano la sua eccitazione senza smettere di strusciarsi, gesto che lo aveva fatto ansimare notevolmente.
A sua volta aveva spinto la sua mano in una languida carezza sull’erezione di Serych, cominciando a toccargliela e stringerla con un ritmo discontinuo che gli aveva provocato un brivido intenso.
Serych lo aveva sollevato per poi depositarlo sul letto, in modo da sdraiarglisi sopra subito dopo ed aumentare la pressione tra i loro due bacini, che si muovevano irrequieti l’uno contro l’altro in cerca di appagamento.
“Ho voglia di te…”
“Anche io… ora…”
Serych si era sistemato meglio, facendogli aprire le gambe in modo da prepararlo per qualche minuto prima di cominciare a penetrarlo lentamente.
Si era inarcato lievemente in risposta, permettendogli di entrare meglio ed aggrappandosi alle sue spalle.
Serych aveva ripreso a leccargli e mordicchiargli il collo con le labbra ed aveva poggiato le mani sui suoi fianchi, accarezzandoglieli e dettando così il ritmo.
Gemendo appena, gli aveva chiuso le labbra in un bacio impetuoso e pieno di passione mentre avvertiva Serych aumentare le spinte di intensità e velocità in risposta alla sua lingua che entrava e fuoriusciva dalla bocca di Serych.
Il loro desiderio cresceva insieme, al pari di due stelle che si affacciano nel medesimo lago di montagna, tremando in sincronia sulla sua superficie increspata dal vento.
Le loro spinte, i loro movimenti speculari, le carezze, i baci, i tocchi accennati, i respiri condensati ad un unico ritmo erano aumentati fin quando Serych aveva affondato in lui con una potente spinta, cambiando lievemente angolazione e cercando il punto che poteva dargli maggior piacere.
Avendolo trovato lui aveva emesso un ansito soffocato, tramutatosi in una specie di gemito profondo, e si era inarcato venendo, bagnandogli il ventre e ricadendo sudato tra le lenzuola di raso scarlatto, che sembravano esaltare la sua pelle chiara ed i suoi capelli ramati.
Serych avvertendolo venire e sentendosi stringere convulsamente si era mosso un'altra volta, gemendo sommessamente prima di venire a sua volta e lasciarsi andare contro di lui, mentre lo abbracciava, nel tentativo di calmare il respiro.

Avevano passato le due successive ore a sfiorarsi ed a strusciarsi a vicenda, mai paghi di piccoli giochi che li portassero nuovamente sull’orlo dell’eccitazione che soddisfacevano reciprocamente con sommo compiacimento di entrambi.
In una delle pause rilassate che si erano concessi, accarezzandosi pigramente i capelli od un fianco, a seconda della posizione in cui si trovavano, Serych lo aveva guardato molto profondamente.
“E’ stata una delle serate più appaganti che abbia mai trascorso… è bello stare con te… e non solo per la meravigliosa intesa sessuale che abbiamo… sei bollente, lo sai Rav? E se non si trasformasse in un semplice incontro accidentale?”
Lui si era ritratto leggermente in modo da guardarlo meglio ed aveva fatto una risatina sorpresa, per esternare lo strano disagio e l’improvvisa ansia che lo avevano assalito.
“Serych… anche per me vale lo stesso… ma credo che… insomma magari siamo solo trascinati dall’impulso del momento, non pensi? E se domani ci pentissimo di queste parole, perché indotte unicamente dalla passione? Io non voglio che tu abbia le stesse sensazioni che avevi con gli altri e soprattutto non voglio rovinare la nostra amicizia!”
“Mmm… non credo che si rovinerebbe, ma hai ragione… diamoci del tempo per pensarci e… amici come prima, o… qualcosa di più, chi lo sa?”
Si era sentito assurdamente sollevato e lo aveva baciato impulsivamente, prendendo a stuzzicarlo nuovamente.
Era stata quella la sua replica e Serych aveva contribuito a distrarlo piacevolmente fino alla mattina, in cui si erano separati, concordi a darsi qualche giorno per pensare.

Era passata una settimana, sette giorni in cui non si erano incontrati, né sentiti telefonicamente.
Avevano evitato il contatto nel modo più assoluto per darsi entrambi il modo di riflettere su quanto era successo in modo da decidere razionalmente e lucidamente se si era trattato di un semplice incontro di sesso, per quanto fantastico ed appagante e magari da ripetere occasionalmente, oppure un qualcosa di più, che poteva portare alla formulazione di desideri maggiori, di incontri intimi non soltanto fisicamente e non solo a livello di persone amiche.
Lui si era preso delle ferie improvvise, adducendo una febbre che lo aveva sfibrato al punto di non poter lavorare, ed aveva passato tutto il tempo a tentare di analizzare bene i fatti, benché la maggior parte dei suoi pensieri vertessero sulla constatazione che non si era mai sentito così.
Così bene. Così soddisfatto. Così appagato e non solo a livello fisico.
Era già a conoscenza della stima, del rispetto, dell'affetto, dell'ammirazione che nutriva per Serych, ma non aveva mai dato peso all'attrazione che avvertiva per lui, considerandola semplicemente un aspetto secondario ed anche vagamente stuzzicante, in quanto da tenere a freno, del loro rapporto.
Ed ora, ora che aveva sperimentato anche il lato tenero e passionale dell'amico non riusciva a non desiderare di averli unicamente per lui.
Finalmente aveva formulato chiaramente quello su cui aveva già riflettuto quando si erano ritrovati abbracciati ed in silenzio ad ascoltare il respiro dell'altro tornare normale.
Si era sentito... completo. Ed era un qualcosa di totalmente estraneo alla sua natura, che lo aveva atterrito per l'intensità con cui lo aveva colpito.
Era come se avesse infine trovato la persona con cui provare a stare, a stare veramente.
Possibile che non avesse mai avuto sintomo di questo in precedenza? Od il criticare sottilmente tutti gli amanti che Serych aveva avuto, individuandone difetti reali od immaginari, che fossero fisici o caratteriali non aveva importanza, erano stati un primo avvertimento? Non aveva mai considerato davvero che, irrazionalmente e piuttosto inconsciamente, preferiva quando lui e Serych non avevano amanti e potevano portare avanti le loro vite e la loro amicizia come sempre.
Era rassicurante sapere di averlo sempre a disposizione, per poterci eventualmente dialogare, ed era sicuramente più facile mantenere i rapporti in un contesto che non poteva provocare frattura o stanchezza, piuttosto che tentare un salto nell'ignoto.
Ma ora, ora che sapeva realmente quanto prima era rimasto celato in lui, e che conosceva le sensazioni ed il benessere che lo portavano a sentirlo così vicino, così suo, era davvero convinto di poter fare marcia indietro e rituffarsi in ciò che aveva avuto fino ad allora?
No, non era così codardo né tanto meno sciocco al punto di pensare che poteva tutto tornare come prima.
Ci sarebbe stata una tensione sessuale sempre in evidenza, per non parlare del fatto che entrambi si sarebbero sentiti sottilmente a disagio, ed il rimpianto o l'interrogativo di ciò che sarebbe potuto essere li avrebbe tormentati al punto di rovinare progressivamente il loro fraterno stare insieme.
Voleva tentare, provare a fare un salto nel buio in una relazione con una persona che sembrava perfetta per lui... che lo stimolava intellettualmente, che lo sapeva sempre prendere per il verso giusto e che lo appagava come nessun altro sessualmente.
E per una volta non voleva soffermarsi troppo lungamente sulle ipotesi negative, né tanto meno sul sollievo che il suo cuore ed il suo essere avevano provato nel prendere quella decisione.
Sempre che fosse la medesima a cui era giunto anche Serych... ma per quello non aveva altro modo di scoprirlo se non quello di incontrarlo nuovamente.

Il locale era semi vuoto e tutti gli avventori presenti sembravano avere qualcosa da fare o di cui discutere, tutti ad eccezione di un magnifico ragazzo seduto in un angolo della sala con una tazza di caffé in mano.
A quella vista si era passato involontariamente la lingua sulle labbra, fantasticando sulla combinazione del sapore amaro del caffé con quello proprio appartenente alle labbra di Serych... una miscela sicuramente in grado di far impazzire qualcuno... lui in particolare...
"Ciao..."
"Ravik! Ciao..."
Serych era balzato letteralmente in piedi avvolgendolo con il suo sguardo.
"Possiamo parlare in privato?"
"Certo, vieni, andiamo in ufficio."
Avevano iniziato a camminare in sincronia, affiancandosi spontaneamente, ed una volta arrivati all'interno della stanza Serych lo aveva spinto contro la porta baciandolo con urgenza e necessità.
Aveva ricambiato con tutta la passione accumulata con i ricordi di ciò che era avvenuto tra loro e con la nuova consapevolezza di volerlo non solo incidentalmente.
Non avevano parlato molto inizialmente e si erano lasciati andare a carezze ardite e baci vogliosi che avevano acuito il desiderio già prepotente di entrambi.
Tra un bacio e l'altro Serych aveva trovato il modo di biascicare qualcosa che non aveva afferrato del tutto, troppo preso ad assaporare quelle sensazioni che gli erano fin troppo mancate, pur avendole provate in una sola occasione.
Serych si era staccato a fatica da lui, tentando di calmarsi con un profondo respiro ad occhi chiusi, poi lo aveva rimirato con un lampo di desiderio ben evidente negli occhi, parlandogli però molto seriamente.
"Rav... non mi bastano incontri meravigliosi come questi ma occasionali... non con te..."
"Per me vale lo stesso..."
Il sorriso ed il bacio che si erano scambiati e che li aveva portati a fare l'amore molto intensamente sullo stretto e piuttosto scomodo, come ebbero occasione di constatare, divano, erano le uniche spiegazioni aggiuntive che riuscirono a darsi per quella serata... ed in fondo le uniche che in quel momento volevano davvero.

Il suono del portone che si apriva destò dai suoi pensieri Ravik, lasciando penetrare, al contempo, più intensamente il rumore e l'odore della pioggia.
I passi di Serych si diressero con sicurezza verso la stanza in cui si trovava.
"Ciao, che tempo infernale..."
Un bacio accennato ed un sospiro prima che la luce si accendesse, illuminando la figura completamente bagnata di quello che era il suo compagno da più di tre anni e convivente da due.
"Come hai fatto a capire che ero qua? Bentornato, comunque."
"Ho visto il riflesso della candela dal vetro."
Ravik sorrise e si alzò, prendendolo per mano.
"Hai bisogno di una doccia calda, avanti andiamo."
"Mmm... e devo farmela da solo?"
"No... sono buono e ho deciso che ti laverò la schiena..."
"Wow... dovrebbero iniziare un processo di beatificazione nei tuoi confronti..."
"Lo so... lo so..."
Ravik intravide di sfuggita la loro immagine allacciata allo specchio e sorrise gustando come sempre la fortuna che gli era capitata.
Se quella lontana sera non avesse ritardato la consegna di quell'elaborato, se Andrej non lo avesse invitato nel suo club, se non avesse provato l'impulso di tornarci, se, se, se...
Tutti quegli eventi fortuiti e concatenati, o chissà il destino, lo avevano portato a vivere una condizione felice e soddisfacente come mai avrebbe ipotizzato, lo avevano condotto a trovare l'amore, un amore vero e duraturo, e per una volta, complice forse quel clima ovattato, o forse unicamente grazie ai ricordi appena vagliati nella sua mente, aveva voglia di credere che in un modo o nell'altro sarebbe comunque accaduto.
D'altronde... a volte si seguivano dei percorsi stabiliti, sarebbe stato troppo credere che si trattasse unicamente di una serie perfetta e precisamente incastonata di coincidenze, o no? Da chi? Non lo sapeva e non gli importava... ora l'unica cosa che contava era Serych... come sempre da 3 anni a quella parte...

FINE


Ok, dopo l'ulteriore conferma che sono negata a scrivere lemon ^_^''' e per questo non devo più pensare a scrivere nc-17/pwp... saluto tutti facendo ancora una volta un miliardo di auguri alla mia Saku ^*^