- capitolo unico -

Disclaimer: I personaggi mi appartengono.
Nota: Essendo la creazione di una notte insonne prendetela per quello che è: un raccontino disimpegnato e sciocco, volto a farmi trascorrere un paio d'ore senza rigirarmi inutilmente nel letto.
Dediche: Nonostante non sia un granché, vorrei usare il pretesto di questa storia per ringraziare tre persone: Mony, per le sue parole e per la sua "Sezione", Lucia, per tutto quello che mi sta regalando, ed Eli, per essere semplicemente lei, vicina e con me.

Opening the door



La porta lievemente accostata mostrava una stanza spoglia ed angusta, avvolta nell'ombra, con un mesto abitante contro un angolo. Un ragazzino di dodici, tredici anni pallido e silente che si torturava ossessivamente le dita, con lo sguardo perso nel vuoto e le spalle reclinate in una posa sconfitta e disillusa.

- Non guardare. -


Il giorno, infiltrandosi furtivo tra le tapparelle semi abbassate, giunse infine a posarsi sulle sue palpebre, solleticandolo lievemente e facendogli lasciare le spire accattivanti del torpore. Un breve sospiro misto ad un mugolio gli sfuggì dalle labbra imbronciate, prima che il sonno, definitivamente vinto dal sole diurno, lo lasciasse libero dalle sue catene. Si crogiolò ancora un istante sotto le lenzuola prima di spalancare gli occhi disgustato dall'odore di sesso che riempiva l'aria. Si mise a sedere contrariato, con una smorfia infastidita rivolta alle lenzuola sporche e sfatte e si strofinò irritato il viso per togliere i rimasugli di stordimento. La sera precedente aveva avuto la forza unicamente di accompagnare alla porta la sua ultima conquista, prima di crollare addormentato senza rifare il letto come sempre, né tanto meno cambiare l'aria, ed ora ne subiva le conseguenze. Con un impeto che si scontrava con la flemma statica che usualmente lo colpiva la mattina, si diresse alla finestra e la spalancò, lasciandosi piacevolmente avvolgere dal brivido fresco che percorse la sua pelle nuda a contatto con il vento frizzante che si respirava. Dopo un attimo in cui si gustò appieno il profumo di pulito proveniente da fuori, raccolse velocemente le lenzuola, gettandole nella lavatrice, e si buttò sotto il calore benefico della doccia. Avvolto dal vapore sprigionatosi e dal bagnoschiuma muschiato, si lavò, rilassandosi completamente, prima di ricordare con un gemito di disappunto che aveva lezione. Si costrinse a rifuggire il piacevole abbraccio dell'acqua e si asciugò rapidamente infilandosi un tanga, un paio di jeans ed un maglioncino di cotone, prima di recuperare gli anfibi, legarsi i capelli in una mezza coda ed indossare gli occhiali da sole, afferrando contemporaneamente una fetta biscottata, lo zaino e le chiavi, posati con non curanza nell'angolo cucina.
Era in ritardo come al solito e non aveva potuto nemmeno fare colazione in santa pace. Sospirando, benedisse ancora una volta il suo monolocale accanto al campus universitario e si infiltrò tra la massa anonima che ogni giorno, come lui, si trovava a frequentare i vari atenei. Osservò senza interesse le diverse ragazze abbigliate nei modi più disparati, lasciando scivolare lo sguardo più attentamente su alcuni interessanti rappresentanti maschili, valutandone silenziosamente le doti nascoste ed in evidenza, con un mezzo sorriso sul volto, prima di entrare nell'antro dell'Accademia delle Belle Arti in cui si assiepava la più strana mescolanza giovanile dell'intero corpo universitario. Non era stravagante scontrarsi con qualcuno che si dedicava all'attenta analisi del palato di qualcuno dell'altro o del proprio sesso, né con qualcuno che in preda all'ispirazione artistica si metteva furiosamente a disegnare su un blocco da schizzi senza curarsi di chi gli passava accanto, né di assistere a capricci e scenate isteriche di qualche pseudo artista offeso nell'animo da un compagno o da un professore. Con una risatina sommessa, scaturita a causa di un ragazzino con l'aria spersa della matricola che veniva palpeggiato 'innocentemente' da un suo paricorso, si introdusse nell'aula di tecniche pittoriche, accomodandosi in un posto delle ultime file ed aprendo un quaderno per gli appunti, pronto a lasciarsi catturare per le successive ore.
Con due lezioni sulle spalle, accolse con sollievo il termine dell'ultima e si rifugiò nella mensa, salutando occasionalmente qualche suo ex partner o qualche 'collega', per poi accingersi a fare pazientemente la fila. Si ritrovò a ridere apertamente quando vide la persona che aveva davanti e ne udì le rimostranze.
"Non è possibile che si serva solo della misera insalatina come contorno!!! E per chi è vegetariano come me? Eh? O ha dei problemi di salute? Voi dovete garantire un'uguaglianza per tutte le diversità di regime alimentare! Quante altre volte ve lo dovrò dire???"
Quando Olivia, più comunemente detta Karine, per l'insofferenza che nutriva nei confronti del suo primo nome, totalmente, a suo dire, poco poetico, cominciava la sua battaglia per ottenere una discreta quantità di pietanze vegetariane all'interno della mensa, poteva averne delle ore, creando non poca confusione.
Abbracciandola da dietro per la vita sottile le sussurrò maliziosamente all'orecchio: "Dai Kari... andiamo a mangiare, altrimenti tra un po' diventi trasparente ed il tuo bel Rémy si ritrova ad andare a letto con un bastoncino... dopo sì che te lo porto via!"
Karine si voltò lentamente con un'espressione esasperata sul visino dai tratti leggermente orientali, poi sospirò e si limitò ad annuire, gettandosi dietro le spalle alcune ciocche dei lunghi capelli neri che la infastidivano.
"Ok, Abel... ma prima o poi vincerò io la guerra!"
Si sedette con lui dopo un'ultima occhiata bellicosa al povero cuoco e lo guardò curiosa.
"Allora, com'era il biondino?"
"Tzè, niente di che, sbuffava come un mantice, mi chiedo se non avesse qualche problema di respirazione... aveva un pacco di dimensioni ragguardevoli, ma non sapeva usarlo un granché... mah!"
Karine rise divertita ed attaccò vivacemente la sua insalata.
"Secondo me sei tu che pretendi troppo, che io mi ricordi, da tre anni a questa parte, ovvero da quando ti conosco, non c'è stato uno, e dico uno, a cui non hai trovato un difetto, e sì che ne hai girati almeno un paio a settimana!"
Abel sbuffò, mangiucchiando una fetta di roast beef insipida.
"Mmm parli così perché tu hai quel gran bel pezzo di... figliolo... a scaldarti nel letto!"
"Oh beh Rémy è Rémy, ma ci sono certi tipi niente male che ti sei portato a casa... va beh cambiamo discorso, oggi inizi a fare il modello con il nuovo gruppo?"
"Yes, sarò la musa ispiratrice di ben quindici fanciulle e fanciulli, che onore per loro eh?"
Karine rise nuovamente pizzicandogli appena una mano per rimproverarlo del suo egocentrismo e poi si alzò senza un ulteriore sguardo al suo pranzo.
"Se mangio nuovamente questa roba mi ritrovo all'ospedale... che schifo! Neanche un'insalata sanno preparare! E sì che non c'è nulla di difficile nel lavare un cespuglio di lattuga ed infilarlo in un piatto, condendolo con un po' di olio, sale ed aceto! Rosso, me ne vado a comprare qualcosa al market finché faccio in tempo, ho lezione tra poco più di mezz'ora, ci vediamo stasera al locale?"
"Sì Mora, tanto devo andare anche io, mi aspettano ben tre ore di seghe mentali nel silenzio più assoluto!"
"Beh vedi di non fartele davvero quelle seghe... od avranno realmente di che vedere gli allievi della Scuola del nudo!"
Abel ridacchiò, schioccandole un bacio sulla guancia liscia e priva di trucco, e se ne andò nell'edificio accanto; arrivato nel laboratorio di pittura posò lo zaino in un angolo accanto al termosifone e si sciolse i capelli, scompigliandoli lievemente, spogliandosi poi tranquillamente.
Non essendo ancora arrivato il professore, alcuni studenti non abituati a quel corso, bisbigliavano tra loro, commentando il suo involontario spettacolino, Abel scrollò mentalmente le spalle, senza darne segno esteriore e si accinse a staccare la spina come faceva sempre in quelle occasioni.
Rimase nudo e si sedette tranquillamente sul telo già pronto, proprio nell'attimo in cui il professore faceva il suo ingresso. Dopo i saluti rituali, iniziò la breve e noiosa spiegazione di ciò che le lezioni prevedevano ed Abel chiuse definitivamente la mente per evitare di perdere la sua impassibilità.
Gli veniva da ridere ogni volta che il docente addetto, nel suo discorsetto iniziale, sprecava cinque minuti buoni a tentare di evidenziare come gli aspiranti pittori dovessero riportare su tela il contrasto che i suoi lisci capelli rossi creavano con il candore del lenzuolo su cui era sdraiato, per non parlare di come la recita sulla morbidezza dei lineamenti e sulla sfumatura mogano dei suoi occhi che doveva tenere lontano dallo spettatore, in una sorta di muto sdegno, lo costringeva a martoriarsi l'interno di una guancia pur di trattenersi dal sollevare lo sguardo al cielo per l'esasperazione. La realtà bella e buona era che era una brava bambolina dal faccino lussurioso e dal corpo efebico che riusciva a stare in posa per ore senza lamentarsi, pensando unicamente ai soldi che quel lavoretto gli procurava. Non che gli dispiacesse, in fin dei conti, guadagnare del denaro solamente per starsene disteso su un lenzuolo, o seduto in una comoda posizione, con tanti sguardi posati su di sé nel tentativo di riprodurre le linee della sua figura; anzi, era un motivo di vanto che lo avessero accettato quando c'era stata la richiesta di un modello disposto a farsi ritrarre nudo, visto che fino ad un paio d'anni prima non aveva nessuna esperienza in merito.
Per tre ore si perse a riepilogare le spiegazioni a cui aveva assistito quella mattina, in modo da non dover ripassare a casa, ed attese pazientemente che la seduta terminasse.
Quando il professore diede lo stop sospirò, chiudendo per un attimo gli occhi nell'attesa che tutti uscissero; era solito indugiare prima di alzarsi fin quando non fossero tutti andati via, in modo da poter ricomporsi in santa pace, stiracchiandosi e provando a far riprendere la circolazione ai muscoli irrigiditi dall'immobilità forzata, e non subire battutine sarcastiche od interessate od assistere ad imbarazzanti scene di ochette che ci provavano con lui.
"Potresti fermarti un'altra mezz'ora o hai da fare?"
Abel inarcò un sopracciglio perplesso, stupito dall'inusuale richiesta formulata da una voce bassa dall'intonazione profonda e si accinse a guardarne il proprietario. Generalmente non amava scoprire l'identità degli studenti che dovevano dipingerlo, sia perché non gli interessava, sia perché non voleva doversi ritrovare a fissare qualche involontario, o meno, ammiccamento, ma la curiosità che gli aveva istillato quella voce lo spinse a fare il contrario ed a pentirsene in pochissimi istanti.
Interessante come il peccato, bello come il piacere, seducente quanto il proibito, letale come il dolore, in breve la preda che avrebbe cercato di adescare: questo era il ragazzo che si trovava davanti, intento a tracciare con aria sicura delle linee su un foglio preparatorio. Corti capelli corvini a coprire appena, in maniera ribelle, la fronte spaziosa di un viso da statua greca. Fattezze rubate ad un dipinto di un giovane Lucifero, cesellate in una pelle d'ambra, con due occhi sottratti al mare notturno a fare da guardia ed un corpo slanciato e dai muscoli ben delineati, così poteva essere superficialmente descritto il fautore della domanda che lo aveva lasciato sconcertato.
"Ok... non ho problemi."
"Grazie."
"Figurati."
Abel si riposizionò come prima, senza riuscire però a staccare gli occhi da quella visione. Era di una bellezza indiscutibile, ma ciò che lo attraeva maggiormente era il prepotente magnetismo che sembrava provenire naturalmente da lui, anche mentre si concentrava solamente su quel cavalletto; se si fossero trovati in altro luogo ci avrebbe provato spudoratamente, accettando persino il rischio di trovarsi pestato da un etero omofobo, ma si era dato la ferrea regola, a cui non aveva mai trasgredito, di lasciare in pace gli studenti a cui faceva da modello e qundi si sarebbe limitato a mangiarselo con gli occhi, almeno fino a quando questo non avesse costituito un problema troppo grande per la parte anatomica che aveva avuto un lieve fremito nell'incontrare la freddezza dello sguardo dell'altro.
Allo scoccare preciso della mezz'ora il diligente pittore fece un cenno nella sua direzione e, raccolte le sue cose, uscì senza dire altro, provocando un moto di stizza in Abel, che rimase piccato dal non aver saputo neanche il nome di colui che lo aveva colpito tanto. Vestitosi ritornò a casa e si rilassò, facendosi una nuova, interminabile, doccia e rassettando in giro, prima di cucinarsi un hamburger e prepararsi per uscire.
Si era inguainato in un paio di pantaloni di pelle scarlatti che gli toglievano persino la libertà dei movimenti per quanto erano stretti, ma che mettevano in risalto il suo piccolo fondoschiena alto e sodo, ed una camicia ugualmente scarlatta di raso, lievemente trasparente in controluce, una tenuta che lo faceva assomigliare alternativamente ad un demone appena uscito dall'inferno per rimorchiare o ad un poco di buono in cerca di compagnia, il che poi non era tanto diverso, ma rendeva bene l'idea di quello che voleva.
Entrò nel pub gremito che frequentava assiduamente, perdendosi nell'atmosfera appena claustrofobica, a causa delle stordenti lampade ad intermittenza fluorescente che mandavano bagliori di un blu elettrico e dell'assembramento di corpi su corpi che riempivano l'ambiente non grandissimo.
Facendosi largo, raggiunse un tavolo d'angolo dove si erano sistemati Karine, strizzata in un abitino nero che fasciava audacemente il suo corpo snello e ben proporzionato, ed il suo affascinante ragazzo Rémy, abbigliato con una semplice maglietta a maniche lunghe grigio scuro ed un paio di jeans sdruciti. A volte, quando gli capitava di vederlo, si domandava come facesse l'amica, vivace ed aggressiva, a stare con qualcuno che a letto gli dava l'idea di essere quasi più passivo di se stesso, ma evitava di indulgere eccessivamente nel pensiero perché gli comportava la nascita automatica dell'immagine di Karine armata di frustino e manette che sottometteva l'amante, incurante delle sue suppliche imploranti, e non era un comportamento molto educato scoppiare a ridere in faccia ad entrambi.
"Ciao belli!"
"Ciao Abel."
Non si scomponeva neanche nei saluti Rémy... Abel ricacciò nuovamente la raffigurazione mentale che gli si stava formando e prese posto su uno sgabello.
"Wow... questa sera fai molto sadomaso, Rosso."
Abel tentò di non ridere, mordendosi le labbra ed alzando le spalle per un istante, per recuperare sufficientemente la calma.
"Ah-ah... che si dice di bello ragazzi?"
"Nulla di che, gioia, e tu? Tutto ok oggi pomeriggio?"
"Mmm mmm, sì, nella norma, Mora!"
Bevvero un paio di drink, parlando del più e del meno, e poi Abel si posizionò al bancone, deciso a rimorchiare qualcuno, cosa che non tardò ad avvenire nel giro di qualche minuto.
Con un saluto ai suoi amici ed un moretto muscoloso accanto, si diresse a casa dove si abbandonò ad istanti di oblio in compagnia di un corpo dal nome che si sarebbe dimenticato la mattina successiva. Due sensazioni, a suo parere, avevano il potere di far sentire vive le persone: il piacere ed il dolore. Non essendo mai stato masochista come tanti suoi coetanei che inseguivano freneticamente il secondo, lui si limitava a ricercare il primo anche per pochi istanti, non riuscendo ormai da molto tempo a provare sentimenti tali che lo coinvolgessero totalmente e lo entusiasmassero a lungo.
Il sesso era un buon rimedio e lui lo praticava ossessivamente, senza concedersi una reale intimità con nessuno. Due, tre, quattro ore, una scopata e magari un orgasmo, e sconosciuti come prima: questa era la sua regola.


La camera, gettata in pasto alle ombre, lasciava intravedere soltanto il movimento delle spalle tremanti e scosse dai singulti del ragazzino, che con il suo pianto muto e senza suoni feriva l'udito, in un grido più forte di ogni parola pronunciata ad alta voce.


- Non sentire. -


Il tizio, Lawrence, Lucas, Leonard?, il nome non lo ricordava già più, dopo aver goduto beatamente aveva recriminato sul suo brusco allontanamento, risentendosi come non mai per essere stato congedato senza complimenti. Abel si spazientì, aggredendo ancor più ferocemente le lenzuola che finirono disordinatamente nei panni sporchi, e si lasciò annientare dal getto gelato dell'acqua. Cosa si aspettavano quelli che andavano a letto con lui? Fiori e carezze gentili? Parole false e stucchevoli sussurrate per far sentire la coscienza dell'altro a posto?
Era sesso, bello o brutto, travolgente o freddo, punto. Non capiva perché alcuni si sentissero in dovere di aspettarsi di più, specialmente visto il luogo dove sceglieva i suoi amanti notturni. Cercavano forse "l'anima gemella" abbordando qualcuno in un pub a due passi dall'università con frasi come "Lo sai che sei uno schianto? Ti va di divertirci un po'? / Sei un angelo... che ne dici di volare insieme?". Erano così tanti gli ipocriti che non chiamavano le cose col loro nome... e lui quella sera si era sentito parte di loro, perché nel momento del culmine, quando il suo corpo si era teso fremente nell'orgasmo, aveva chiuso gli occhi, immaginando che fosse ambrata e non eburnea la pelle delle mani che lo stringevano spasmodiche e ben altra la voce del ragazzo che gemeva nel suo orecchio mentre veniva con un'ultima spinta, in lui. Per questo, forse, era stato persino troppo duro nello sbattere fuori casa il tipo, che si era reso reo di aver tentato di "coccolarlo e vezzeggiarlo" dopo il piacere.
Abel si addormentò, sul letto senza lenzuola, perdendosi in sogni ricolmi di accuse verso se stesso.
Il sole mattutino, penetrato di soppiatto dalla finestra, si riflesse nelle iridi ben sveglie di Abel, che, alzandosi prima di quanto non facesse da tempo, si preparò di buon'ora, riuscendo persino a fare una lauta colazione prima di correre all'università ed immergersi nelle attività quotidiane.
Il pomeriggio vide l'esatto ripetersi di quanto avvenuto il giorno precedente, ed Abel, in procinto di alzarsi dalle ore di immobilità come modello si scontrò con un freddo sguardo posato su di lui.
"Per caso hai tempo di fermarti anche oggi?"
"Sì, ma posso sapere perché non continui domani?"
"Mi necessita più tempo di quanto ci viene concesso per raggiungere la perfezione."
Abel rise divertito, ma smise immediatamente quando vide la serietà dell'altro e ne capì la reale convinzione, scoprendone la completa concentrazione. Era un tipo inusuale, ma sembrava credere davvero alle sue parole, ed infine chi era lui per contraddirlo? Per quanto ne poteva sapere si ritrovava davanti al nuovo genio del secolo...
Prendendosi in giro da solo per quei pensieri, si risolse a limitarsi alla sua silenziosa contemplazione, con tutta l'intenzione per quella serata di dedicarsi a qualcuno che fosse del tutto opposto al ragazzo che gli stava di fronte, in modo che glielo togliesse dalla mente.
Risoluzione che seppe attuare abilmente e che gli concesse una notte di riposo totale.

"Rossooo? Abeeel? Ci sei?"
Abel si scosse dal suo torpore mentale solamente quando un pizzico niente affatto piacevole gli venne piazzato in un bicipite.
"Ahia!"
"E finalmente ti sei svegliato! Dormi in piedi? Che c'è lo stallone di ieri sera ti ha sfiancato?"
"... Olivia..."
L'amica nel sentire il nome che detestava si indispettì, atteggiando le labbra a forma di cuore, in un broncio che la fece assomigliare ancor di più alla ragazzina a cui quella mattina aveva deciso di giocare, visti i codini sbarazzini in cui aveva legato i lunghi capelli e la magliettina infantile che portava sopra la minigonna di jeans.
"Hai la luna storta??? Ti girano? Ti ha mandato in bianco? Oh cielo... mica sarai diventato affetto da eiaculatio precocis tutto in una botta??? Ti devo portare da un sessuologo?"
Abel ci mise un attimo ad afferrare il turbine sciorinato dalla moretta, ma quando ci riuscì spalancò gli occhi, guardandola male.
"Kari... vuoi essere uccisa all'alba?"
"Ma che alba e alba! Santo cielo sono le 10!"
"Mmm..."
"Sì mugugna... ti consiglierei di evitare certi sforzi se ti riducono ad un'ameba! Stai diventando vecchio e non reggi più certi ritmi!"
Abel si ritrovò suo malgrado a ridacchiare prima di risvegliarsi di colpo, nel vedere nel cortile che stavano attraversando, una figura alta dirigersi in senso opposto al suo e dell'amica.
Karine, nel notare il suo cambio di espressione seguì la direzione del suo sguardo, emettendo un basso fischio, per poi zittirsi sbigottita nel sentire il soggetto che aveva catturato la sua attenzione, salutare, ricambiato, il suo amico.
"Abel... come cacchio conosci Michel Stroboel???"
"Chi?"
"Pianeta terra chiama Rosso... gioia riporta gli ormoni su questo pianeta e dimmi come caspita fai a conoscere la matricola più famosa della nostre illustre Accademia."
"... Chi?"
Abel questa volta si concentrò totalmente su di lei, privando la strada percorsa dall'attraente bruno, del suo sguardo.
"Il bel culo che ti ha appena salutato, oltre ad essere un notevole pezzo di gnocco, è Michel Stroboel, matricola, nonché pittore praticamente affermato, considerando che ha già fatto due mostre riconosciute a livello nazionale, ed ha venduto alcune sue opere ad una galleria inglese... pur avendo diciannove anni appena... mi spieghi come lo conosci?"
"Diciannove anni? Non può avere quattro anni meno di me!!! Dimostra come minimo la mia età!"
"Pronto??? Ma hai sentito almeno il resto???"
"Eh? Ah sì... ehm, è uno degli studenti del laboratorio di pittura di questo semestre, mi ha chiesto un paio di volte se potevo fermarmi di più per consentirgli di avere più tempo per disegnare..."
"..."
"...?"
"Tutte a te le fortune... mai che capitassero a me cose del genere!"
"Fai la modella e ti accadono..."
"Sì così poi Rémy mi uccide."
"Sì il coniglio che spara al cacciatore, ma dai!"
"Abel!!!"
"Ops, spiacente, mi è scappato, ehm... vado a lezione, a stasera Mora!"
"Sì... sì... stasera come minimo mi devi da bere!!!"
Abel assentì, salutandola appena con una mano, mentre rielaborava le informazioni inconsapevolmente ottenute.
Michel Stroboel. Diciannove anni. Pittore praticamente affermato.
Diamine, se ci pensava si sentiva un completo idiota ad essersi messo a ridere il giorno precedente, chissà che pensava di lui... ma cosa gli importava alla fine?
Lui era unicamente il soggetto-oggetto di un corso che il bel Michel stava seguendo, null'altro. Con questi pensieri ancora vivi in lui, all'ora stabilita, si accinse a prestarsi nuovamente come musa. Al termine del laboratorio, alzò istintivamente lo sguardo verso il centro delle sue riflessioni e lo vide fissarlo di rimando, con un piccolo sorriso accennato sulle labbra, ed Abel si ritrovò ad annuire tacitamente.
"Grazie."
"Di nulla... posso chiederti perché, se sei così bravo come mi hanno detto, ti sei iscritto all'Accademia?"
Appena ebbe pronunciato quelle parole Abel si sarebbe voluto mordere la lingua per aver detto qualcosa di tanto idiota.
"Per migliorare maggiormente..."
Risposta ovvia per una domanda banale, Abel stiracchiò un sorriso e annuì nuovamente, ripromettendosi di evitare di parlare per il prossimo millennio.
Dopo quella che ormai si stava trasformando nell'abitudinaria mezz'ora Michel lo salutò e se ne andò, lasciandolo nuovamente confuso e deciso, come la sera precedente, a fare tutto fuorché pensare ancora a lui.
Si vestì con cura ricercata ed optò per un paio di pantaloni di simil raso bianchi a vita bassa, che aderivano in maniera quasi indecente al bacino per poi allargarsi lievemente da metà coscia in giù, ed una maglia sui toni del rosso cupo, con un collo alla coreana che gli fasciava sapientemente i pettorali, lasciando intravedere l'ombelico quando compiva alcuni movimenti.
Quella sera aveva tutta l'intenzione di accalappiare qualcuno di fantastico, in grado di occupare per bene la sua mente.
Giunto al locale trovò Karine da sola, bellissima in un sobrio abitino nero, che aspettava Rémy in ritardo, e si fermò a parlare con lei fin quando non notò la sua sicura conquista serale e si congedò, facendosi abbordare dal ragazzo in questione, finendo per uscire con lui.
Sulla porta si scontrò con un gruppetto di nuovi entrati e tra loro vide Michel, che lo salutò senza staccargli gli occhi di dosso. Abel rimase per un attimo stordito da quell'incontro inaspettato ed accolse in silenzio il bacio che il tipo, tal Manuel, gli posò sul collo, mentre si facevano largo per arrivare all'esterno. Sentì gli occhi blu puntati ancora a lungo su di sé e per la prima volta, desiderò solamente che Manuel si sbrigasse a venire in lui, per poter restare solo con le bizzarre meditazioni che lo invadevano.
Non accolse il piacere come una liberazione ma come una sorta di oppressione che lo lasciò totalmente spossato e che lo costrinse a saltare le lezioni del mattino per recarsi unicamente al lavoro del pomeriggio.
Come in trance non fece altro che subire, con tutti i sensi tesi all'estremo, lo sguardo di Michel su di sé, benché fosse consapevole che avesse un puro intento artistico, ed al termine addusse un impegno improrogabile che non gli permetteva di trattenersi.
Michel, con suo sommo disappunto, sembrò impassibile al fatto e gli augurò unicamente una buona serata. Serata che trascorse nel suo monolocale a riflettere ed a darsi del cretino.
La mattina successiva, con una nuova ed infiammata risoluzione riprese il normale e quotidiano ritmo della sua vita, auto imponendosi di smetterla di farsi problemi inesistenti e di continuare ad aiutare, se gli era possibile, Michel.

Riuscì a mantenere intatti i suoi propositi per una decina di giorni, ovvero fin quando Michel, che per altro aveva iniziato a scambiare brevissimi dialoghi con lui senza tuttavia prendere la briga di presentarsi, al termine di una loro solitaria seduta, gli fece una proposta che lusingò il suo ego.
"Senti... che ne dici di posare per me per un quadro che dovrei presentare come lavoro di fine anno?"
"... Io? E perché?"
"Sei un buon soggetto, mi viene semplice disegnarti e poi serbi in te una magnifica gamma di contrasti che vorrei usare in modo particolare. Ovviamente ti pagherò."
"Mmm per un artista celebre come te lo faccio gratis... a patto però che possa farlo nel tempo libero."
"Affare fatto... grazie."
Abel sorrise, continuando a cantare nella sua testa un motivetto monocorde che prevedeva un'unica frase: *Sei un completo deficiente*.
"Ti chiami Abel, vero?"
Perso come era nell'elaborare mentalmente la seconda riga della canzoncina che diceva qualcosa sul genere di *e pure patentato*, impiegò un istante per rispondere e si limitò ad uno stupefatto "Sì" senza riuscire a domandargli come facesse a saperlo.
"Ascolta, se non hai da fare, ti porto in un posto, ho una mezza idea di utilizzarlo come ambientazione."
"D'accordo, tanto ho la serata libera."
Abel nel momento in cui aveva pronunciato la frase ebbe l'illuminazione per il ritornello *Mozzati la lingua così eviti stronzate*.
"Perfetto, andiamo?"
Lo seguì fino al parcheggio dell'università e si trovò davanti ad una motocicletta interamente nera, con le fiancate decorate da fiamme rosse che lo fece restare senza respiro, al pari del casco che Michel gli porse ed in cui troneggiavano due ali argentate, splendidamente dipinte. Lui si infilò un casco con le medesime fiamme della moto e salì, aspettando che fosse montato a sua volta prima di partire.
Aveva una guida veloce, ma rilassante ed Abel si godette del tutto quel suo primo viaggetto in moto, nonostante la fantasia lo portasse a figurarsi decine di scenari differenti.
Dopo circa una ventina di minuti giunsero infine su un piccolo promontorio che aveva come sfondo la parte più antica della città. Abel si rimirò intorno completamente rapito dal panorama e si perse il sorriso soddisfatto che increspò le labbra di Michel, che preso un plaid dal sottosella lo stese a terra, invitando Abel a sedercisi.
Mentre Michel prendeva il blocco per i primi appunti Abel lo guardò incuriosito.
"Non ti facevo tipo da moto."
"Perché?"
"Non lo so sembri tutto compostino..."
Michel rise brevemente, catalizzando l'attenzione di Abel sui suoi denti candidi e sulle labbra rosee.
"No affatto, sono tutto tranne che compostino ed amo correre con la moto..."
"Perché?"
"..."
"Ehm, scusa, non ci far caso sono un curioso, maleducato cronico..."
Abel si sarebbe tirato uno schiaffo se fosse stato possibile visto il silenzio che la sua domanda aveva comportato e si ripromise di farselo dare al più presto da Karine.
"Una volta correvo, facevo i cento ed i quattrocento metri, ero ad un buon livello agonistico, ma poi ho avuto un brutto incidente e per colpa del ginocchio ho dovuto dare addio alle competizioni... Non ho saputo rinunciare alla sensazione di sfidare il vento... e così ho scoperto la moto. Pensa che ho iniziato a disegnare proprio nel periodo di convalescenza. Mi serviva un modo per tenere la mente occupata e lontana da pensieri cupi ed evadere da quel letto... chissà se non mi fossi distrutto il ginocchio cinque anni fa, magari a quest'ora sarei un atleta da olimpiadi che non sa tenere una matita in mano."
Abel che aveva sgranato gli occhi sin dall'inizio della risposta, finendo per tentare di celare ad ogni modo la sua sorpresa e di trovare una replica che non esprimesse una compassione del tutto inutile, provò a buttare tutto sullo scherzo, forzandosi appena.
"Presuppongo che farebbero carte false per saperlo i tuoi estimatori... sempre se non lo sanno già, ovviamente."
"Riguarda la mia vita privata, perché dovrebbero esserne a conoscenza?"
"... Beh sì, ma perché allora... lo hai detto a me? Perché sono un indefesso curioso?"
"No... Perché tu sei diverso."
Abel ammutolì completamente, lasciando che Michel portasse avanti il suo lavoro, prima di risalire silenziosamente in moto e dargli le indicazioni per raggiungere la sua abitazione, totalmente incapace di proferire altre parole.


L'uscio, aperto a metà, permetteva di osservare il ragazzino con gli occhi asciutti e l'espressione attenta, in piedi al centro del pavimento. Si mordicchiava leggermente la punta di un un'unghia con un'aria ingenuamente speranzosa, guardando verso l'esterno.


- No... faceva male. -


Giunti al suo appartamentino guardò Michel con un sorriso incerto.
"Vuoi salire?"
Michel sembrò sorpreso, ma sorrise leggermente, dissentendo con la testa.
"Mi spiace, i miei mi hanno invitato a cena, se faccio tardi poi chi li sente! Anche perché mio padre ha il turno in ospedale, sarà per la prossima, ok?"
Abel sorrise, lievemente sollevato, e lo salutò, salendo nel monolocale, dove chiamò Karine.
"Ehilà Mora... hai da fare?"
"Abel? Ciao! Come mai mi chiami ora? Qualche problema?"
"No... solo che non pensavo di venire stasera al locale e volevo dirti una cosa..."
"Cosa Rosso? Tutto bene?"
"Sì... sì... oggi Michel mi ha proposto di fargli privatamente da modello per un quadro... ed io ho accettato."
"..."
"... Kari?"
"Capisco che il tuo culo è davvero ben fatto, ma se funziona così bene mi faccio la chirurgia plastica e me lo creo uguale al tuo... chissà se attira la fortuna anche se è artificiale..."
"Kari..."
"Rosso, lasciatelo dire... a volte ti invidio immensamente..."
"Ah, ah... non so se ho sbagliato."
"Sbagliato??? Ma sei scemo o sei ubriaco???"
"No... è che mi fa uno strano effetto... "
"Ed allora? Magari riesci pure a farci una scopata! Cielo devo ancora trovare qualcuno che non subisca il tuo fascino!!! Certo tranne gli etero... ma quello mi dà l'impressione di uno che si vive il sesso al mille per mille... secondo me è bisessuale, e si gode il meglio che la vita può offrire!"
"Kari... quando parlo con te non so mai se ridere o piangere!!!"
"Ridi! La vita è bella! Soprattutto se ti puoi vedere mister figo a tu per tu..."
"Ci rinuncio con te..."
"Bravo perché sono una donna, nonostante quegli odiosissimi peli alle gambe che mi costringono alla ceretta..."
"..."
"Oh, su! Un po' di spirito Rosso! Senti ora ti devo mollare perché temo di star facendo carbonizzare gli spinaci..."
"Vai, vai, non sia mai che non ti riempi il pancino..."
"Bravo! Il cibo è un altro dei piaceri più sublimi! E poi è connesso con il sesso, non lo sapevi? Perché non provi a prenderlo per la gola?"
"Kariiiiii... gli spinaci!"
"Acc... è vero, ciao gioia, a domani!"
"Ciao... buona serata."
Parlare con Karine a volte era un'esperienza stordente. Abel si fece una doccia, consumando un pasto piuttosto frugale, tentando di non pensare alle connessioni col sesso che aveva suggerito l'amica, visto che per cena si ritrovava delle carote, e si buttò a letto, passando una serata tra i libri.
Il giorno seguente lo salutò perfettamente riposato e pronto ad affrontare ottimamente le ore che aveva davanti. Il rituale instaurato, nei giorni seguenti proseguì identico, dopo le ore di posa per il laboratorio, restava mezz'oretta con Michel e poi insieme si dirigevano al promontorio, dove l'artista riprendeva a fare degli schizzi, intramezzando il suo lavoro con qualche dialogo.
Abel, ancora sconcertato da quel lato insospettato di Michel e dall'amicizia che l'altro stava provando ad instaurare con lui, si adattò, provando a non mostrare quello che si agitava in lui, e si rifugiò come sempre nel sesso notturno.
I giorni successivi lo videro, tuttavia, diventare sempre più confuso e nervoso, tanto che persino l'amica se ne accorse ed una settimana dopo lo affrontò.
"Gioia, hai un attimo?"
"Kari? Sì certo... problemi con Rémy?"
"Zitto e non portare jella che io non ce li ho gli attributi per atti scaramantici... posso usare i tuoi? Grazie."
Dopo una breve parentesi, in cui alcuni sguardi allibiti si posarono sulla ragazza dai tratti orientali, che tastava per un istante le parti bassi del ragazzo con cui camminava in direzione del prato antistante la loro facoltà, Abel e Karine si sedettero insieme su una panchina.
"Mi dici che hai Abel?"
L'intonazione insolitamente seria lo colse di sorpresa e lo spinse a stringersi nelle spalle.
"Ma... nulla..."
"Dai non prendermi per il culo... so che non lo faresti, in tutti i sensi, ed allora piantala di provarci almeno a parole..."
"Non lo so Kari... mi sento strano da un po' di tempo a questa parte..."
"Per via di Michel?"
"Eh?!"
"E' evidente come lo guardi quando lo incrociamo, o meglio è evidente per me che ti conosco bene gioia... e poi, cielo! Ti sei reso conto che gli ultimi... vediamo otto o nove che ti sei portato a casa erano fotocopie sbiadite dello gnocco?"
"..."
"Lo so che tu non ci hai fatto caso... ma io sì, Rosso."
"Non so che mi prende Kari..."
"Ascolta Abel, perché non ti prendi un po' di tempo per far pace con te stesso? Evita il locale, tanto non ti fa male buttarti sullo studio, e continua a frequentare Michel, qualcosa succederà. In bene od in male."
"Mmm... dici?"
"Ah-ah, tu segui sempre i consigli della geniale sottoscritta ed il tuo sarà un futuro solamente in salita!"
"... Kari..."
"Dai Rosso, prendi la vita con filosofia!"
"... Ma io lo faccio... seguo una particolare rielaborazione dell'epicureismo. Soddisfo sempre i piaceri legati alla conservazione della vita dell'individuo... in fin dei conti il sesso in teoria porta alla creazione della vita, e chi te lo dice che tra qualche millennio non accadrà che anche due uomini facendo sesso, procreino?"
"... Senza parole..."
"Azz, merito un premio mondiale! Ti ho lasciata senza parole!!!"
"Idiota."
"Sigh... ferisci il mio sensibile cuoricino così..."
"Mmm, ti sei ripreso, ok. Che pensi di fare allora?"
"Seguirò il suo consiglio madame..."
"Madame a chi? Mica sono sposata ancora!!!"
"... Donne... fai il galante e se la prendono..."
"Tzè!"
Abel abbracciò velocemente Karine, ringraziandola tacitamente con quel gesto, e l'amica gli tirò leggermente il codino in cui aveva legato i capelli, per poi andare ambedue a lezione.
Si erano conosciuti all'incirca tre anni prima e si erano trovati reciprocamente, riconoscendo nell'altro uno spirito affine, e dopo averne passate tante, sapevano di potersi fidare completamente grazie alla comunanza che li univa.
Abel, consapevole che un tentativo, nella speranza di riacquistare quell'equilibrio che sembrava aver smarrito per strada, non poteva causargli nulla di male, si affidò alle direttive della ragazza e si ritagliò dei momenti per stare in maggior compagnia di se stesso, continuando a fare da modello per il laboratorio e per Michel.
Michel sembrò apprezzare la maggiore disponibilità di tempo che Abel gli concesse e cominciò a passare ogni momento libero con lui, finendo spesso, per cenare insieme a lui.
Abel si ritrovò incastrato in quella strana, ma piacevole routine, e più di una volta si permise di pensare che non sarebbe stato male se fosse stato sempre così.
Non che il sesso non gli mancasse, ma poteva sempre risolvere da solo in casi di emergenza e necessità e trovava molto più soddisfacente un bello scambio intellettuale, guarnito da due occhi blu che lo fissavano, al posto di una scopata.

Il giorno, come accadeva di recente, lo trovò semi assopito, pronto a lasciare con entusiasmo le maglie del sonno, in virtù delle ore vigili che gli si prospettavano davanti.
Quella mattina, conscio che il pomeriggio si sarebbe recato, per la prima volta, a casa di Michel su suo invito, per iniziare la stesura su tela degli schizzi preparatori che aveva effettuato, si vestì con particolare attenzione, scegliendo un paio di jeans appena sbiaditi, che lo fasciavano al punto giusto, ed una maglia bianca con una stampa tribale, che sembrava urlare per essere tolta. Senza indagare sul perché volesse apparire estremamente seducente, tanto da essersi infilato un micro tanga che gli lasciava completamente in bella mostra il fondoschiena, sotto i pantaloni, si diresse all'Accademia.
"Oggi niente seduta aggiuntiva, andiamo direttamente a casa mia, ok?"
"Ok, mi rivesto e sono pronto."
Michel lo portò come sempre con la moto ed arrivarono davanti ad una palazzina dalla facciata ben curata, situata in un quartiere piuttosto rinomato per essere *in*.
Abel si lasciò sfuggire un leggero fischio che Michel accolse con un sopracciglio inarcato, poi salirono entrambi fino al penultimo piano.
Una volta entrati Abel si guardò in giro esterrefatto, notando l'evidente lusso e buon gusto che l'ampio e luminoso appartamento declamava apertamente.
"Wow. Complimenti..."
"Ehm... grazie."
"Posso sbirciare in giro?"
"Fai pure, io vado a preparare un caffé, ne vuoi un po'?"
"No, grazie."
Abel iniziò a guardarsi intorno, ammirando sia i mobili sia i suppellettili, lasciando volutamente per ultima l'analisi dei dipinti, che portavano tutti quanti la firma di Michel.
Nonostante si fosse reso conto della sua bravura persino dagli schizzi che aveva intravisto, non aveva ancora avuto modo di vedere un suo quadro e quello che poté osservare gli tolse il respiro. In tutte le opere di Michel c'era una latente sensualità innegabile, che portava ad incollare lo sguardo senza distoglierlo per svariati momenti. Qualunque fosse il soggetto, la passione di fondo con cui era stato assorbito e riportato su tela era talmente palpabile da risultare quasi imbarazzante.
Perso come era nelle sue considerazioni, sobbalzò lievemente, quando la voce di Michel gli parlò accanto al suo orecchio.
"Che ne pensi?"
"... Meravigliosi... tra qualche decina di giorni magari riuscirò ad articolare un discorso compiuto e ti darò delle valide argomentazioni... ora accontentati di questo perché sono troppo sopraffatto..."
"Grazie..."
"Hai avuto modelli eccezionali, mi stupisco che tu abbia chiesto anche a me di posare..."
Quella frase gli uscì prima ancora che l'avesse formulata del tutto, portandolo quasi a cantare nuovamente nella sua testa, la canzoncina in onore della sua idiozia.
"Sei un modello perfetto."
"Grazie... non volevo un complimento... anche se può sembrare il contrario..."
"Ed io non te ne ho fatti... ho solo detto la verità... quando hai iniziato a fare il modello?"
"Due anni fa più o meno..."
"Come mai hai cominciato?"
"Non lo so... il mio ex tutore legale è un pittore, ed ha sempre detto che porto dentro un fuoco che ispira... l'ho sempre considerato di parte, ovviamente, però quando c'è stata la possibilità di provare, mi sono detto che poteva essere un'occasione... si guadagna bene."
"Aveva ragione..."
"Forse... forse era anche per vedere se mi avrebbe dato qualche emozione. Da quando i miei genitori sono morti in un incidente mi sembra che non ci sia più nulla che mi faccia sentire completamente vivo. Sono morti il giorno dei miei tredici anni, per portarmi al parco dei divertimenti che avrebbe costituito parte del mio regalo... Bel regalo davvero... Quel giorno mi ha portato via non solo loro ma anche me stesso... Il grido di mia madre, il gemito strozzato di mio padre, non riesco a non udirli... Loro morti sul colpo ed io illeso. Strani scherzi il destino, eh?"
Abel si interruppe, irrigidendosi. Non si era mai scoperto così, nessuno, neanche Karine, era a conoscenza della sua storia. A nessuno aveva permesso di scavare tanto profondamente in lui ed ora che Michel, con i suoi silenzi, le sue rare parole, i suoi sguardi ed il suo modo di fare c'era riuscito, provava l'urgente ed impellente bisogno di scappare.
"Senti... è meglio che ora vada, magari per il quadro facciamo dommmmm..."
Due labbra calde, quasi infuocate avevano interrotto la sua frase e due mani gentili lo stavano spingendo inesorabilmente verso il divano.
"Non... non devi provare pietà per me!! L'ho superato da tempo, sono anche stato da uno psicologo, solo che ogni tanto ho bisogno di ricordarmi che io sono ancora qui... ed allora cerco sensazioni in vari modi, ecco..."
"... Non è pietà... e voglio vedere se quello che mi fai provare tu, io lo trasmetto a te..."
Michel si avventò nuovamente sulle labbra di Abel, catturando la sua lingua in un'eccitante schermaglia che fece cadere le ultime remore del rossino.
Ebbero un rapporto bollente, consumato per metà sul divano e per metà sullo spazioso e comodo letto a due piazze, fin quando non caddero entrambi addormentati, con le membra semi intrecciate in una sorta di abbraccio passionale.


L'ambiente rischiarato da una tenue luce, evidenziava il sorriso caloroso ed intenso del ragazzino, appoggiato contro l'ingresso, in una posa serena e sicura che denotava l'assenza di tristi pensieri e puerili angosce.

- Perché? Non voleva! -


La mattina successiva li trovò ancora allacciati insieme fin quando un raggio di sole non si posò dispettoso sulle palpebre di Abel, destandolo.
Stiracchiò leggermente le gambe, crogiolandosi nel calore che avvertiva avvolgerlo, fin quando non si rese conto che non proveniva da un morbido piumone ma dal tepore di un corpo.
Recuperando la consapevolezza spalancò gli occhi, richiudendoli subito dopo a causa del fastidio provocato dalla luce che invadeva la stanza, ed emettendo un gemito mentale, per non svegliare l'altro occupante del letto.
Era completamente impazzito ad aver fatto sesso con Michel?
Non che non fosse stata una delle esperienze più soddisfacenti della sua vita, ma non voleva che a causa di questo ora il loro rapporto avesse subito un cambiamento, non proprio adesso che aveva trovato una persona con cui aprirsi e lasciarsi andare.
Perché gli ormoni complicavano sempre tutto?
Un bacio sul collo lo fece trasalire e voltare a guardare Michel.
"... Ehm... buongiorno..."
"Sei sempre così imbarazzato la mattina dopo?"
Abel si sentì percorrere da un brivido nel rendersi conto di quanto trovasse sexy la voce arrochita dal sonno di Michel e ci mise un attimo a capire il significato della domanda.
"Che vuol dire sempre?"
"Mmm... che mi sono accorto di come cambi frequentemente amante."
"Scusa???"
Abel reagì in modo piccato senza capirne il motivo e si mise a sedere, guardandolo dall'alto in basso, mentre Michel ridacchiava appena e si metteva a sedere a sua volta.
"E' da un po' che ti osservo... ti avevo adocchiato da tempo al pub dove ti ritrovi sempre con la tua amica..."
"Cosa? E perché?"
"Perché mi piaci?"
"... Eh?"
"Sì... e non solo per il sesso di una notte, tanto meno per una scopata ogni tanto tra amici... Al di là del fatto che sei un modello perfetto, in questo periodo mi sono messo alla prova per vedere se era solo una cosa passeggera..."
"..."
"Che ne dici di provare? Stiamo bene insieme e non siamo tipi che parlano di continuo, e poi ancora non so come abbiamo fatto a non finire a letto insieme prima di ieri, visto quello che si respira tra noi..."
"Io... non lo so..."
"Mmm devo provare a convincerti?"
Michel lo baciò senza lasciargli il tempo di rispondergli, mordicchiandogli appena il labbro inferiore, ed Abel si ritrovò a passarsi la lingua sulle labbra, nel tentativo di catturare ancora per un istante la sensazione di quel tocco eccitante.
//E' evidente come lo guardi quando lo incrociamo, o meglio è evidente per me che ti conosco bene gioia... e poi, cielo! Ti sei reso conto che gli ultimi... vediamo otto o nove che ti sei portato a casa erano fotocopie sbiadite dello gnocco? Continua a frequentare Michel, qualcosa succederà. In bene od in male.//
Le parole di Karine si sollevarono improvvisamente dalla massa incoerente e sperduta di pensieri che lo avvolgeva e gli fecero alzare lo sguardo, incontrando quello profondo di Michel.
Cosa aveva da perdere, poteva sempre allontanarlo in un qualsiasi momento, no? Perché non godersi quell'opportunità, assaporando la novità che gli veniva proposta?
"Ok, proviamo..."


La stanza, totalmente illuminata dai raggi solari, era vuota. Nessuna traccia di un possibile occupante lasciava capire se qualcuno fosse passato di lì. Un soffio di vento, introdottosi sibillino, richiuse la porta, celando agli sguardi il solitario vano.

- Addio... -



FINE ^^;;;;;



Nota finale: Mi rendo conto che ci saranno moltissime imprecisioni e notizie non del tutto esatto riguardo al mondo dell'Accademia delle Belle Arti e della Scuola del Nudo, ma chiedo venia perché non mi sono informata adeguatamente. Per eventuali discordanze chiedo scusa.