
- capitolo unico -
DISCLAIMERS: I personaggi appartengono alla storia ed alla nostra memoria collettiva.
NOTA: E' un brevissimo stralcio, mi auguro che non appaia troppo incompiuto od insensato nella sua limitatezza.
DEDICA: A Saku, per tutto.
Mecum semper
L'ho fatto, sai? Dicevi che non ci sarei mai
riuscito, eppure eccomi qui, adesso.
A essere ciò che non sono mai stato, neanche con te, un uomo che vive
per se stesso e che se stesso contempla da questo giardino assolato.
Sorridevi quando me lo dicevi, con quella tua lieve piega delle labbra infantili
che mi mostrava il candore dei tuoi denti. Eri bello, bello e autentico.
Te lo rimprovero sai? Non sei mai stato egoista, poco coerente o appena sfacciato
nel non costringermi ad agire in modo da contraddirti. Perché?
Perché mi rispettavi, stimavi ciò che rappresento o semplicemente
mi amavi per quello che il mio ruolo mi ha imposto di diventare?
Dubito che ormai potrò saperlo, forse se rivivrò con la memoria
ciò che sei stato troverò la risposta, ma adesso non importa,
ora voglio solo punirti. Sì, ti punirò perché il calore
sta accarezzando unicamente me.
E lo faccio così, restando qui immobile e quieto, volgendo lo sguardo
davanti a me, senza vedere realmente. Perché non mi interessa, devo solo
concedermi un respiro.
Un respiro da uomo libero, da uomo che ha appena perso l'amante: il favorito.
Lo eri, lo sei stato sin dal principio e fino all'ultimo, lo sarai sempre.
Per la tua bellezza, per la tua ingenuità, per la tua delicatezza, per
la tua sfrontatezza.
Perché mi ricordavi chi ero guardandomi negli occhi, perché mi
riportavi indietro con un impercettibile gesto.
Perché mi permettevi di sognare antiche gesta, mi facevi rivivere i fasti
passati della tua patria per glorificare la mia, eppure, eppure mi portavi a
guardare il suolo che calpestavo orgogliosamente e mi ingiungevi di ottemperare
ai miei doveri.
Chi eri Antinoo?
Mutavi forma e colore come le foglie degli alberi. Mi eri accanto, mi parlavi,
mi seducevi e mi sfuggivi, mio e non mio. Un eterno rincorrerci, a questo giocavamo
spesso, sapendo senza dircelo che le mie svariate distrazioni non erano altro
che questo, un invito a farti più prossimo a me.
Come la prima volta che ti vidi: un giovane cerbiatto timoroso, ma ardito, che
sollevava i grandi occhi su di me, leone di antica pelle che annusava la tua
innocenza, pronto a stanarla e piegarla al suo divertimento.
Eppure, eppure non è stato neanche questo, non appieno. Tuttora non saprei
dire cosa fu.
Conquista o sottomissione? Cedimento alla lussuria che istillavi in me spontaneamente
o tua docile concessione di essere baciato dalle mie dita?
Cos'era il filo di metallo che legava il tuo corpo al mio? Il mio al tuo?
Non soltanto gocce di amplessi e di membra intrecciate, non soltanto pensieri
che passavano da te a me e da me a te, non soltanto corpi e menti simili e opposte,
ma... cosa? Eros? Quell'eros immortale che hai portato con te dalla tua terra?
Cos'era che ci univa e che mi impone di non lasciarmi andare?
Rispondimi Antinoo, muovi quelle labbra diventate di pietra, usa quella voce
che mi imponeva di guardarti e desiderarti!
Sembri ridere nuovamente di me, mio bel ninfetto leggiadro...
Mi sbeffeggi per la mia nostalgia?
Ti sbagli. Non provo dolore, sono pieno di rabbia, ma non di tristezza.
Si piangono i morti Antinoo, e tu non lo sei.
Tu sei un eroe. Già, l'eroe che vedevi in me rilucerà presto nel
tuo nome, perché così ho voluto.
La vita non ti è stata tolta, se non per pochi attimi: questi. Questi
che ghermisco ora e che mi dipingono come un semplice uomo.
Non lo sono, lo sai, e nemmeno tu lo sei. Stai per rinascere Antinoo. Al mio
fianco.
Con i ricci soffici e l'espressione di sempiterna malia che gettavi con i tuoi
lineamenti perfetti e il tuo corpo bianco e sottile.
Stai per diventare marmo, perché di marmo mi è sembrata la tua
dolce pelle vellutata.
Sarai Dio, Antinoo, e sarai accanto a me. Mi guiderai dall'alto come in alto
volgevi impertinentemente il volto, in cerca di me. Perché in alto c'ero
io, ma ora tu sei ancora più in alto di me, nonostante sia io stesso
un Dio.
Una città si piegherà a te, come tante volte le mie ginocchia
hanno fatto quando volevo berti, perché una città porterà
il tuo nome. In quella terra d'oro che ti ha chiuso gli occhi e che ti vedrà
riemergere indomito e potente.
E una città mi reclama Antinoo, quella città che non conoscevi
e hai visto tramite me.
Roma mi appella, Roma mi aspetta. Quella Roma che tanto spesso ci ha diviso
ora si erge padrona, sorridendomi invitante. Credendomi suo.
Sono suo Antinoo?
Lo dicevi sempre che era lei a dovermi scaldare il letto al posto tuo, eppure
venivi lo stesso.
Perchè? In realtà lo sapevi, vero?
Lo sapevi che tu sei l'unico che non perderò mai e che raggiungerò
sempre...
Sono finiti questi attimi nei quali un uomo è nato ed è morto.
Sono di nuovo Adriano, Antinoo, non più l'uomo senza nome.
Ma questa notte Antinoo, questa notte quando il buio spegnerà i fuochi...
tornerò uomo Antinoo, quell'uomo che non ti ho mai confessato di sognare,
a volte, di essere e che non mi sono mai permesso di essere, neanche con te,
se non ora.
Quell'uomo bambino che ambiva al tuo sorriso e si beava del tuo sguardo.
Quell'uomo che ora ti abbraccerà e ti sorriderà, camminando con
te.
Aspettami Antinoo e torna da me.
So che lo farai, perché tu sei con me, ma continua ad esserlo.
Sempre.
FINE