- capitolo unico -

Disclaimers: I personaggi appartengono a me *____* anzi a dire il vero uno è mio (il pazzo delirante che parlerà...) e altri della mia dolce metà (Luca Tiziano Giovanni e altri specificati poi nelle note finali) quindi me li strapazzo come voglio (amore mica te la prendi vero? ^^;;)
Note: Questa storia sarà un semplice stralcio della vita di questi due puccini. Credo che narrarla tutta porterebbe via un anno -______- visto che i due hanno entrambi più di 400 anni di età. Come è possibile? Oh beh... semplice sono due vampiri che io e my sunshine utilizziamo per un gioco di ruolo (Vampire the Masquerade ® WhiteWolf)
Dedica: Alla mia luce nell'oscurità che non mi abbandona mai, restandomi vicina e riscaldandomi in ogni istante con il suo cuore immenso e il suo amore infinito. Continua a splendere così come fai ora e io starò bene per sempre senza che tu ti debba preoccupare per me.

Isik













La notte.
Dolce madre destinatami dalla mia compagna, la morte.
Sono una sua creatura, definita senz'anima dalle poche persone a conoscenza della mia esistenza e di quella dei miei fratelli.
Patetici esseri che si illudono di ottenere un briciolo di onnipotenza prestandosi come nostri schiavi (1), assaporando un soffio di quell'eternità, che nella maggioranza dei casi non vedranno mai.
Non comprendono la loro limitatezza, temono la morte e si aggirano guardinghi nel tentativo di sfuggirle, quando ciò che bramano potrebbero raggiungerlo solo tramite il suo freddo e spietato abbraccio.
La mano gelida del vento tenta di scuotermi senza potermi realmente toccare, solo i miei capelli ne sono vittima e si muovono leggermente nell'aria mentre cammino silenziosamente, avvolto dal manto di tenebre che sempre mi segue.
La dimora che poco dopo appare al mio sguardo si staglia elegante e maestosa davanti a me, declamando a gran voce la potenza e il prestigio del suo possessore.
Mi avvicino, bussando lievemente.
Sciocca quanto inutile formalità visto che ormai, questo è diventato il mio rifugio da sei anni a questa parte, ma a volte, persino io rispetto l'etichetta, considerando soprattutto che non ero atteso per oggi.
Come sempre sono riuscito a terminare il mio lavoro prima del tempo e con i migliori risultati, d'altronde è quasi inevitabile, non accetterei niente di meno da me stesso.
Mi apre Andreas, guardandomi con un lampo di sorpresa negli occhi chiari, e ciò mi riempie di disgusto verso di lui.
Ancora non è riuscito a capire che faccio parte di questa casa e non devo sempre annunciare il mio ritorno.
E se anche ciò fosse necessario di certo non dovrei rivolgermi a lui ma al suo padrone.
"Il signor Tiziano è uscito, non ha dato disposizioni sul suo rientro, né sul vostro"
Mi limito a guardarlo inespressivo come sempre e lui si scansa leggermente permettendomi di entrare e dirigermi verso lo studio.
Lo attenderò lì, non credo resterà fuori tutta la notte e se anche così fosse quando tornerà al tramonto di domani, verrà sicuramente.
Ormai sono perfettamente a conoscenza delle sue abitudini dopo sei anni di convivenza.
La stanza è invasa dal buio, ma questo non mi crea problemi, la disposizione dei mobili e degli oggetti è stampata nella mia mente e di certo non è cambiata visti l'ordine maniacale, l'estrema precisione e l'assoluta puntigliosità di Luca.
Mi lascio cadere sulla poltrona di pelle posta davanti alla scrivania e chiudo gli occhi, imponendo alle mie membra di rilassarsi.
Non che facendo questo abbassi la guardia, neppure qui mi sento totalmente al sicuro, ma di certo non ho bisogno di tenere i miei sensi all'erta, visto che i sistemi di allarme li ho personalmente istallati io al mio arrivo in quest'abitazione.
A quei tempi credevo che un pericolo reale incombesse sul suo proprietario ma fui presto smentito dagli eventi e dalla sua, seppur involontaria, confessione.
Ancora adesso, dopo tutti questi anni, non capisco appieno il perchè mi abbia condotto qui dopo che io avevo portato a termine, rapidamente ed in modo superbo, l'incarico che mi aveva affidato in Italia.
La spiegazione rivoltami, ovvero il volermi per se come guardia del corpo, non riesce a soddisfarmi, considerando che non ne avrebbe affatto bisogno visti la sua influenza e la sua potenza, inoltre non bilancia di certo il compenso che mi ha offerto dopo le nostre lunghe trattative.
Se il suo scopo era solo quello di avermi nel suo letto, non avrebbe di certo dovuto portarmi qui per provarci, avrebbe potuto benissimo tentare di avermi a Venezia.
Se poi ci fosse riuscito o meno questa è un'altra questione.
Per quanto mi riguarda, all'apparenza, non dovrei avere ragioni per essermi fermato qui per tutto questo tempo, in realtà per me è una soluzione più che conveniente.
Continuo tranquillamente ed indipendentemente il mio lavoro, ho un rifugio stabile e relativamente sicuro, potrei usufruire in ogni momento del favore della famiglia Giovanni o almeno della parte di essa collegata a Luca, ho una remunerazione abbastanza elevata e... sangue caldo tutte le notti.
Un sangue dolce ed inebriante come mai ne avevo assaggiati prima, il suo. (2)
Anche se tutto questo ha un prezzo, ovvero il modo di comportarsi di Luca verso di me.
Mi tratta come un oggetto, anzi come il suo giocattolino personale.
Indubbio che nelle questioni serie e rilevanti cerchi la mia opinione ed i miei consigli, e più di una volta mi obbedisca per tutto ciò che concerne la sicurezza o affari... 'particolari', in cui posso avere ovviamente conoscenze maggiori alle sue, ma per il resto, si diverte ad usarmi come bambolina da sfogo.
L'unica domanda che si ripresenta continuamente alla mia mente è solamente questa: "Cosa può aver scatenato improvvisamente tutto questo?"
Perchè per molto tempo non è stato così.
Abbiamo avuto una collaborazione fredda e distaccata, entrambi portavamo avanti le nostre esistenze separatamente, ad eccezione di quello che il mio compito di proteggerlo poteva concernere e comportare.
Poi una notte è mutato tutto quanto.
Solo perchè l'ho chiamato con il suo primo nome, Luca, anziché il secondo, Tiziano, che utilizzano tutti quanti.
E' cambiato, trasformandosi nell'essere violento e carico di rabbia che reprime nel profondo di se stesso.
Mi ha sbattuto al muro e mi ha preso.
E io l'ho lasciato fare.
Avrei potuto ribellarmi e intimargli di lasciarmi andare o costringerlo a farlo.
Ne avrei la forza e le capacità, ma non mi sono opposto.
Non ho bisogno di pensare ad una risposta o cercare motivazioni sul perchè io mi sia fatto prendere, è stato per le ragioni che ho esposto prima e che mi fanno ancora rimanere qui.
Mi bastano quelle.
Probabilmente mio padre e i miei fratelli di sangue avrebbero orrore di me, ma non mi interessa particolarmente, e credo si sia visto, dato che ne ho eliminato uno quando si è messo in mezzo, minacciando me e Luca.
Dai pesanti tendaggi di velluto rosso cupo, filtra un raggio di pallida luna che si riflette sul lucido pavimento di marmo nero.
Quella debole luce catalizza il mio sguardo.
Nelle tenebre che dominano la nostra esistenza spesso ci dimentichiamo di queste fonti di luce che esistono naturalmente e non artificialmente.
Una delle poche cose di cui possiamo ancora godere pienamente senza che i nostri sensi e le nostre condizioni, dovute al nostro nuovo modo di essere, ne alterino l'aspetto originario.
Non so precisamente che ore saranno credo all'incirca le tre di notte, almeno a giudicare dalla posizione della luna nel cielo.
Non amo indossare orologi, lo faccio solo quando sono impegnato in una missione, dove lo scandire del tempo non è solo importante e fondamentale ma a volte indice di salvezza.
Probabilmente tutto ciò deriva dal mio essere ostile alla tecnologia.
Non che non me ne serva ampiamente per tutto ciò che riguarda armi, sistemi di sicurezza e di comunicazione o per spostarmi il più rapidamente possibile... ma per il resto se posso evito caldamente.
Il mio essere nato in un'epoca totalmente priva di essa mi influenza ancora, sebbene mi sia sempre adattato più che perfettamente al passare dei secoli e ai cambiamenti epocali.
Mentre i miei occhi sono ancora puntati sull'astro che illumina le nostre notti, vegliandoci dall'alto, percepisco un rumore diverso da quelli prodotti dai servitori di Luca ed istintivamente mi porto una mano al fianco, dove riposa uno dei coltelli da cui non mi separo neanche per dormire.
Quando capisco, appena un istante dopo, che altro non è che la serratura della porta che cede sotto le chiavi, riporto la mano nella posizione precedente, lungo il bracciolo della poltrona, e mi volto a guardare l'ingresso dello studio dove sono certo che tra poco apparirà Luca.
Sento distintamente la sua voce provenire dal corridoio e anche quella di Andreas che, solerte, si premura di avvertirlo del mio ritorno.
Patetico umano che non accetta la mia presenza accanto al suo dominator (3) solo perchè vorrebbe che tutta l'attenzione di Luca fosse rivolta a lui.
Non ha ancora capito, nonostante tutti gli anni cha ha passato al suo fianco, che non potrà mai avere importanza ai suoi occhi, debole, sciocco, pavido e inutile com'è.
E che io di certo non minaccio nulla visto che tra me e Luca c'è solo un tacito accordo e un conveniente scambio reciproco, di prestazioni diverse.
D'altronde per noi ora i sentimenti sono differenti da quelli provati quando ancora eravamo normali esseri umani, sono altre le emozioni che ci assalgono e che assumono valore ai nostri occhi adesso.
Ovviamente possiamo ancora odiare, detestare, desiderare, avere fiducia per qualcuno, anche se ciò accade molto raramente, nutrire ammirazione, rispetto e stima, indubbiamente questi sono sentimenti ancora più difficili da trovare, e poi ovviamente amare...
Ma l'amore per noi è qualcosa di elitario, destinato a pochi eletti ancora in grado di farlo.
E spesso è un'arma grandiosa e pericolosa visto che si tramuta troppo facilmente in ossessione, possessività e bisogno acuto e totalizzante dell'altro.
Perchè nella maggioranza dei casi interviene il legame di sangue... (4) e con quello si diventa marionette con i fili nelle mani di qualcun altro, avendogli praticamente consegnato tutto te stesso su un piatto d'argento.
Fortunatamente non mi troverò mai davanti a questo problema, primo perchè non sono certamente il tipo da essere così imprudente e fiducioso nei confronti di nessuno, secondo perchè non si pone affatto la questione essendo invincolabile.(5)
I miei pensieri si sono succeduti velocemente ma senza neanche avere l'opportunità di completarli del tutto, scatta la serratura ed entra Luca che, dopo aver acceso la luce, sposta i suoi occhi verdi e freddi su di me.
"Sei tornato"
Ha un tono monocorde mentre mi fissa e io non ribatto vista l'ovvietà e la stupidità della sua asserzione.
Avanza nella stanza ponendosi di fronte a me e guardandomi dall'alto in basso.
Non mi scompongo minimamente e la mia unica reazione è un lieve inarcarsi di un sopracciglio.
"Pensavo avresti impiegato più tempo... non credevo di trovarti a casa, comunque immagino sia andato tutto bene, anche se non so di che si trattava"
Di nuovo non rispondo ma lui non se ne cura, sono fatto così e lui non si aspettava di certo che ribattessi.
Si siede alla scrivania, poggiando un plico di documenti nel cassetto poi torna a guardarmi.
"E' arrivato un fax per te, credo sia piuttosto importante... è di un certo Helios Skià (6) e presumo sia cifrato... oltre che scritto in turco"
Questa notizia mi sorprende notevolmente benché ciò non trasparisca esternamente.
E' da molto tempo che non avevo contatti con lui e se mi ha mandato addirittura un fax... probabilmente si tratta di una questione da non trascurare, specialmente visto che ha utilizzato la mia lingua natia.
Per la prima volta da quando sono tornato schiudo leggermente le labbra, lasciando uscire la mia voce dal timbro profondo e roco.
Una voce che non utilizzo di frequente perchè non mi piace e perchè reputo inutile sprecare le parole quando un'azione fa comprendere più efficacemente e rapidamente ciò che si vuole.
"Dov'è?"
Tiziano mi scruta a lungo prima di rispondere, osservandomi con il viso sorretto da una mano "L'ho fatto portare nella tua stanza"
Mi alzo fluidamente con la ferma intenzione di andare a leggerlo immediatamente, ma mi ritrovo un polso bloccato dalla presa decisa di Luca, che non distoglie le sue verdi profondità da me.
"Ho voglia di te. Sei mancato per troppo tempo"
Non aggiunge altro e mi spinge contro il muro cominciando a baciarmi il collo.
Oggi è una di quelle volte in cui si dimostra meno violento del solito e si attarda ad accarezzare la mia pelle, forse nella speranza che io reagisca in qualche modo e non mi comporti come la statua immobile e senza vita che sono usualmente in questi frangenti.
Ma dovrebbe sapere che neanche oggi avverrà.
Mi tratta come un oggetto, privo di scelta, quindi come tale agisco.
Non gli do la minima soddisfazione.
Non un movimento.
Non una reazione.
Non un gemito di piacere né di apprezzamento sfugge mai da me, nemmeno quando come ora o in altre occasioni, riesce ad eccitarmi e a condurmi sull'orlo dell'orgasmo.
D'altronde neanche lui ama esternare le sue sensazioni o le sue emozioni.
Raramente si concede di esprimere il suo piacere a voce alta.
La volta in cui si è lasciato andare maggiormente, la prima notte in cui entrò dentro di me, tutto quello che uscì dalle sue labbra fu un basso gemito, molto roco e sensuale.
Per qualche attimo stacco la spina, socchiudendo gli occhi e appoggiandomi lievemente al muro dietro di me, poi quando è tutto finito lo fisso in silenzio.
Lui si volta e si ricompone, lasciandomi il tempo per farlo a mia volta, poi torna a rivolgersi verso di me, accompagnandomi alla mia stanza.
E' uno strano rituale instauratosi quella notte.
Dopo aver raggiunto il piacere mi riconduce nella camera assegnatami, distante due porte dalla sua, e lì ci dividiamo.
Senza parole.
Senza ulteriori gesti.
Entro e scorgo sul copriletto un foglio bianco piegato in due, che spicca in contrasto al nero dell'elegante trapunta.
Dopo essermi fatto una rapida doccia ed aver indossato i pantaloni del pigiama con cui dormo, lo prendo in mano, leggendolo.
E' in codice come aveva ipotizzato Luca, ciò dimostra una volta di più la notevole intelligenza di Helios, d altronde se non fosse costantemente così acuto e attento non si ritroverebbe ad essere di certo uno dei sicari più richiesti e apprezzati del nostro clan.
Lo scorro decifrandolo facilmente e mi limito a stringere le labbra in una linea dura.
Se non sentissi le mie membra intorpidirsi sempre di più e il sonno calare pesantemente sulle mie palpebre, a causa dell'avvicinarsi dell'alba, inizierei a prendere provvedimenti adesso, ma le mie facoltà, ora come ora, non mi risponderebbero al massimo e quella che si prospetta è una faccenda da affrontare al meglio di me e con tutti i sensi perfettamente vigili e rispondenti.
Programmando mentalmente un piano nei minimi particolari, cercando di non trascurare nessun possibile dettaglio e studiando le precauzioni da adottare, cedo lentamente all'oblio che mi farà riposare nelle ore diurne, ricaricandomi e rilassandomi.

Il suono della sveglia al tramonto della sera successiva mi trova pronto e carico... il risveglio per noi non è molto semplice ma questa volta la mia volontà ha avuto la meglio sul sonno incombente.
Mi introduco nella stanza di Luca senza nemmeno bussare e inizio a scuoterlo decisamente per destarlo.
Brevi mugugni infastiditi preannunciano l'aprirsi dei suoi laghi verdi in cui si legge tutta la sonnolenza e la stanchezza provata.
Quando gli ultimi barlumi di torpore lo abbandonano si siede compostamente sul letto, rivolgendomi la sua completa attenzione.
"Che succede?"
La gravità della situazione non si percepisce dalla mia espressione, come sempre impassibile, ma si palesa nel fatto che io lo sia andato a svegliare così improvvisamente.
"Lascia la città, anzi dirigiti all'Alabaster Angel (7) e chiedi asilo al principe per le prossime notti"
Credo sia una delle poche occasioni in cui Luca lascia trasparire qualche emozione sul suo volto.
La confusione che balena per un istante nei suoi occhi è chiara, così come la risoluzione e la determinazione che ne prendono immediatamente il posto quando torna a rivolgersi a me.
"Dimmi che sta succedendo Aykan"
Ha addirittura utilizzato il mio nome.
Ha compreso alla perfezione che quella che si prospetta non sarà una situazione piacevole né semplice.
"Risulti connesso a me, visto il nostro rapporto collaborativo, ti ho coinvolto in una faccenda riguardante solo me e ora ti ritrovi in pericolo. Quindi fai come ti ho detto e vedi di lasciare questo luogo perchè qui mi cercheranno. Una volta terminato questo problema me ne andrò in modo che eventuali ripercussioni future non ricadano nuovamente su di te"
Ho usato più del mio solito le corde vocali ma so che se non lo avessi fatto avrei perso solo tempo in un interrogatorio senza fine da parte sua.
"No." Il tono della sua voce quando mi risponde risulta notevolmente secco.
"Si." Il mio è risoluto.
"No. Non lascio questa casa. No, non me ne vado. No, non affronterai tutto da solo"
Scuoto la testa fissandolo.
La sua caparbietà non ha mai avuto grandi risultati con me.
Sono ugualmente, se non maggiormente, testardo di lui e non vincerà proprio ora.
Ribadisco le mie intenzioni con un semplice sguardo e con delle parole che lo faranno sicuramente ragionare "Vuoi la morte ultima?" (8)
Credo che sia stata un'argomentazione più che convincente visto che non replica ulteriormente e si limita a fare un'impercettibile smorfia con le labbra.
Con un cenno di commiato mi dirigo fuori, cominciando a prendere misure preventive per accogliere degnamente, quella che si preannuncia come una lotta ardua e probabilmente impari.
Non ho paura.
Non ne ho mai quando mi ritrovo a combattere.
Qualunque sia il mio avversario e qualunque sia la sua forza non mi tiro mai indietro.
Confrontarsi contro un nemico, infatti, riempie le mie vene di adrenalina ed eccitazione ma tutto questo non mi stordisce e mi ritrovo come sempre lucido e capace di reagire prontamente nel migliore dei modi.
D'altronde la morte non mi spaventa affatto.
L'ho affrontata una volta e ora mi segue fedelmente in questa esistenza innaturale.
Non esito a darla in prima persona, anzi lo faccio tranquillamente, eseguendo sempre egregiamente i miei compiti di assassino su commissione.
L'ho accettata come compagna nel momento stesso in cui sono rinato a 'non vita'.
Lavoro silenziosamente e rapidamente per qualche attimo fin quando la presenza di Luca alle mie spalle non mi induce ad interrompermi e a scrutarlo.
"Che posso fare?"
Non amo ripetermi, non amo parlare, non amo perdere tempo, soprattutto quando scarseggia.
"Andartene da Andrej... te l'ho detto mi sembra"
Resta accanto a me per qualche altro attimo mentre io riprendo a sistemare trappole che spero rallentino i sicari mandati contro di me.
"Ok... vado"
Annuisco senza distogliere l'attenzione da quello in cui sono concentrato e lo sento allontanarsi.
Sotto la protezione del principe non rischierà nulla.
Andrej Advot'ja (9) non è qualcuno a cui potersi opporre se non si vuole perdere la propria esistenza.
E il mio clan è tutto fuorché avventato e sciocco.

Continuo a industriarmi per alcuni minuti, facendo appello a tutte le conoscenze e agli artifici acquisiti nei miei oltre quattrocento anni di 'vita' ma vengo nuovamente interrotto mentre sto escogitando un nuovo 'scherzetto'.
Questa volta non mi volto perchè l'incedere di chi si sta avvicinando a me è quello di Andreas.
"Signor Aykan... perdonatemi"
Il tono forzato con cui si sta rivolgendo a me mi irrita lievemente e mi porta a fissarlo più freddamente del solito, in attesa che continui.
"Ecco... sta accadendo qualcosa? Il signor Tiziano è nel suo arsenale e con l'aiuto di Marck e Daniele sta accatastando, caricando e preparando le armi... "
Se fossi un tipo estroverso probabilmente al momento starei imprecando furiosamente invece mi limito a girarmi e rientrare in casa, camminando a passo sostenuto e felpato verso l'armeria, tampinato come un'ombra, piuttosto malevola a dire il vero, da Andreas.
Entro mentre il ghoul, maggiordomo di Luca, si ferma sulla soglia.
"Ti avevo detto di andartene"
Sono decisamente infastidito dal fatto che non abbia ascoltato e recepito il mio ordine ma non ne sono sorpreso ovviamente.
Non fa neanche in tempo a rispondermi che un gemito attrae la nostra attenzione.
Ci volgiamo appena in tempo per vedere Andreas cadere senza vita per terra, con due dardi di balestra conficcati nella schiena.
Con un movimento rapido e quasi felino sposto Luca dalla traiettoria, afferrando contemporaneamente una daga preparata da lui pochi istanti prima.

E così tutto inizia.
Una lotta lunga, difficile, che ci fa rischiare entrambi più di una volta e che si protrae per più di tre ore.
I miei fratelli sono agguerriti, esperti e naturalmente letali.
Non mi aspettavo la presenza di mio padre tra le loro fila ma questo mi sprona solo a superare me stesso.
Perchè si tratta della sua salvezza contro la mia e quella di Tiziano.
E non ho assolutamente intenzione di perdere.
Melek Silyah (10) non è mai stato sconfitto e non lo sarà ora, non davanti al suo sire (11).
Mi ha tolto la vita una volta e non gli concederò l'opportunità di farlo nuovamente.
Il tempo scorre ma per noi sembra quasi non passare fin quando tutto termina come era incominciato.
Con un gemito.
Emesso da colui che mi aveva donato la non vita mentre abbandonava per sempre la sua.
Ormai davanti a me ci sono solo ceneri e i cadaveri dei tre ghoul di Luca.
Guardo per un attimo nella sua direzione e lo vedo pallido ed esausto che si appoggia per un secondo alla parete.
Non si è risparmiato, ha dato il meglio di se e grazie alle nostre abilità combinate abbiamo vinto, riportando solo ferite lievi.
Lo conduco nella mia stanza e prendo a medicargli un taglio sul petto prima di provare a sistemargli la spalla slogata.
"Assamiti... perchè?"
Il suono flebile della sua voce mi fa rialzare per un istante lo sguardo, puntandolo dritto nei suoi occhi.
"Dovevano punirmi" replico piuttosto concisamente nella vana speranza che non indaghi oltre.
Vana perchè subito arriva la sua richiesta di spiegazioni più dettagliate "Che hai combinato?"
Per una volta decido di fornirgli le risposte che mi chiede "Non hanno accettato la mia vicinanza ad un Giovanni" (12)
I suoi occhi si sono allargati per lo stupore sincero.
"Ma... e perchè? E' solo un lavoro come tanti altri che hai avuto e che hanno gli altri assamiti!"
"E' diventato qualcosa di più quando mi sono rivoltato contro il mio clan, uccidendo un mio fratello di sangue per salvarti..."
La mia replica lo lascia in silenzio per qualche momento e io torno ad occuparmi della sua ferita fin quando mi sussurra "Perchè lo hai fatto?"
"Perchè era giusto"
C'è un nuovo attimo di pausa e quando parla di nuovo lo fa con veemenza "Era giusto difendere qualcuno che si prende il tuo corpo e ti tratta come se fossi un oggetto, piuttosto che ucciderlo?"
"Se sono stato con te per sei anni si vede che mi stava bene... "
Mi ritrovo a parlare con lui e non so perchè.
Non lo abbiamo mai fatto molto a dire il vero.
Entrambi preferiamo agire più che discutere ma questa sembra una serata particolare, densa di avvenimenti inusuali.
Ripenso per un attimo all'istante in cui, senza neanche pensare, mi sono frapposto fra lui e il dardo lanciato nella sua direzione e da me deviato con un abile colpo di daga.
Non ho riflettuto.
Ho agito d'istinto.
Per una volta ho messo l'esistenza di qualcuno davanti alla mia.
E ciò è strano e incomprensibile come questa conversazione che stiamo avendo e come questo abbraccio improvviso che mi avvolge strettamente.
Mi sta tenendo tra le braccia nonostante il dolore alla spalla slogata lo abbia fatto gemere.
"So che non potrai mai perdonarmi, ma non rischiare più la tua non vita per me"
Anche lui stava ripensando a prima...
"Perchè? D'altronde non sono la tua guardia del corpo? Non mi hai portato qui per questo?"
Sento l'abbraccio diventare più forte, quasi disperato.
"Ti ho portato qui per questo& ma ti ho tenuto qui perchè ti amo"
Un pezzo di marmo avrebbe più reazioni di me in questo istante.
La sorpresa e lo sgomento mi hanno completamente paralizzato e mi fanno solo farfugliare un incredulo "Che cosa?"
Si scosta da me e mi guarda seriamente negli occhi ribadendo con una... dolcezza?
Si con una dolcezza che non avrei mai associato a lui, un semplice ma intenso "Ti amo"
"... Non capisco"
Non riesco veramente a comprendere.
Lui mi ama?
E da quando?
Perchè?
E perchè me lo dice proprio ora???
Con un sorriso, un vero sorriso per giunta, me lo ripete in turco.
Mi perdo a guardarlo e mi appoggio istintivamente e senza pensare a lui, causandogli un nuovo gemito di dolore.
Provo a scansarmi ma lui non me lo permette e mi parla direttamente in un orecchio "La mia non vita da questo istante sarà dedicata solo a proteggerti e a farmi perdonare, perchè anche se so che non mi amerai mai... non ha più senso nascondere ciò che provo dietro ad atteggiamenti dettati solo dalla paura di non essere ricambiato. L'ho capito stasera... quando ho rischiato di perderti... ho solo pensato che avrei voluto che tu fossi a conoscenza del fatto che ti amavo"
Lo spingo sul letto poi mi siedo accanto a lui agendo, in un modo impulsivo a me totalmente estraneo.
Lo bacio.
Per la prima volta da quando ci conosciamo le nostre labbra si sono sfiorate per mia iniziativa.
E lo hanno fatto senza aspettative e senza chiedere o pretendere altro.
Un bacio dato per il solo piacere di darlo.
Mi stupisco io per primo.
Lui mi accarezza i capelli con il braccio illeso e mi guarda continuando a sorridere.
Mi piace il suo sorriso...
Chissà forse è arrivato il momento di lasciarsi andare maggiormente.
Che la mia non vita stia cambiando?
Che lo stia facendo io?
Sento le braccia di Luca mentre scivolo nel sonno e mi rendo conto che ora se non altro ho un nuovo tocco di luce a guidarla...

FINE





Note:

1- Si riferisce ai ghoul: servitori creati donando alcune gocce di vitae (sangue) vampirica ad un mortale senza prima averlo prosciugato del suo (cosa che lo renderebbe un vampiro)

2- Aykan fa parte del clan assamita, che ha una forte dipendenza dalla vitae degli altri vampiri.

3- Dominator: 'Padrone' del ghoul, colui che gli dona una parte della propria vitae per renderlo proprio schiavo.

4- Legame di sangue: legame creatosi quando un vampiro beve della vitae di un suo simile per tre volte in notti diverse. Induce un amore soprannaturale tale che il cainita (vampiro) che ingerisce del sangue da un altro 'fratello', acconsente alla sua padronanza, diventando un suo asservito emotivo.

5- Invincolabile: Lo è chi è immune ai legami di sangue

6- Un assamita appartenente al mio dolce tesoro (*_* taaaaaaaaanto bello). Il suo nome greco significa Sole Fantasma ^^

7- Alabaster Angel: Nome dell'elysium di Bergen, creato dalla mente geniale della mia master, ovvero il mio amore ^__^. Per Elysium si intende il luogo in cui i vampiri di una stessa città si ritrovano, costituisce una sorta di punto di riferimento in quanto vi si possono trovare i rappresentanti dei vertici più alti della società vampirica.

8- Morte ultima: La cessazione dell'esistenza di un vampiro... più chiaramente... quando diventano cenere ^__^;;

9- Il potentissimo e temuto principe di Bergen, sempre ideato e tenuto dalla mia tesoruccia ^*^

10- Melek Silyah: Angelo Nero. Non conosco il turco ^^; ma in un dizionario on line ho trovato la traduzione e spero sia esatta.

11- Sire: Il  padre di un vampiro, ossia colui che lo ha trasformato, rendendolo tale. Lo rende possibile tramite  l abbraccio , bevendo tutto il suo sangue e donandogliene alcune gocce del suo.

12- Giovanni: Clan vampirico. Per clan si intende un gruppo di vampiri accomunati dagli stessi poteri e dalle stesse caratteristiche, tramandate attraverso il sangue. Per dettagli maggiori, se vi interessano, domandate in privato che facciamo prima ^^;;

Beh questo è stato solo un piccolo spaccato dell'esistenza dei due puccini ^_^ le loro 'non vite' continuano e ovviamente non pacificamente e tranquillamente ^o^ (noi siamo sadiche d'altronde, vero amore?) e taaaaaante cose devono capitargli prima che Aykan riveli i suoi reali sentimenti al suo Titti... (é_è non picchiarmi perchè ti ho chiamato così é_____è) e prima che compaia qualcun altro a movimentare le loro notti ^_______________^