
- capitolo unico -
DISCLAIMERS: I personaggi sono frutto della mia insanità mentale.
NOTA 1: Vittima di strane sensazioni che mi si agitavano dentro ed essendo impossibilitata a distrarmi nel modo in cui avrei desiderato, ho acceso il computer... ed anziché portare avanti ciò che dovevo, o studiare, ho aperto un nuovo file e le dita si sono messe a comporre da sole, beneficiando di uno stile che, usualmente, non mi appartiene. Il dubbio risultato è questo.
NOTA 2: Mi scuso per il linguaggio molto, molto, molto scurrile, che non mi è consono, ma si adattava al contesto (_ _).
DEDICHE: A Saku. Visti i danni che mi porta il non sentirti? ;P
Happy birthday... to me!
Vuoto. Vi capitano mai dei giorni in cui tutto ciò che sembra circondarvi vi appare inafferrabile e del tutto inconsistente? In cui ogni cosa, anche la più banale, vi sembra indirizzata contro di voi? In cui ogni parola sembra essere una condanna inappellabile ed incontrovertibile? In cui vi sentite afferrare e stritolare da una morsa che vi conduce inesorabilmente ad un nero vuoto?
Tanti la chiamano adolescenza, parecchi depressione, molti credono si tratti di suggestione, altri ancora pensano che sia un'invenzione per attirare l'attenzione, pochi la definiscono inquietudine passeggera, quasi nessuno noia.
Di qualunque cosa si tratti io so che a me succedeva spesso, fin quando non sono riuscito a trovare una cura efficace in grado di fare allontanare quel buio nel giro di un secondo.
Sono fortunato è?
Beh, è questione di opinioni, perché il mio antidoto è Matteo.
Il piccolo, grande, dolce, stronzo, Matteo.
Matteo che col suo sguardo irriverente ed il suo sorriso sfrontato riesce a farmi perdere la pazienza ed a farmi sentire vivo.
Matteo che con la sua grinta ed il suo insano ottimismo guarda alla vita con solare candore, per poi mandarla a fanculo fissandola dritta negli occhi, senza scoraggiarsi neanche di fronte alla difficoltà più disparata ed inattesa che lei gli mette davanti.
Matteo che ha il dono di saper far reagire chiunque, sia in senso positivo o negativo.
Matteo che è talmente variopinto che non può trovare definizione e che io mi limito a considerare un piccolo vulcano stillante acqua. Fresca e bollente, satura e rigenerante, effervescente e distruttiva, eppure proprio per questo indispensabile.
Matteo che mi è entrato dentro senza chiedere permesso e si è costruito il proprio spazio, accomodandosi tranquillamente e ridendo di ogni mio tentativo di scacciarlo.
E' impossibile buttare fuori questo parassita dalla faccia d'angelo e dal corpo di demonio, se non lo vuole lui, e lui quando si impossessa di qualcosa o di qualcuno marca il territorio in profondità.
Ti rende schiavo della sua lingua di vipera e del suo cervello di leone. Dominante, astuto, aggressivo, perfido. E quando la vittima diventa consapevole di esserlo, allora sferra il suo attacco più insidioso, perché gli mostra la sua anima incontaminata e pura quanto quella che si intravede negli occhi di un unicorno, e tutto perde di importanza al di fuori di lui e delle sue braccia flessuose.
A volte mi invade una rabbia sorda nel constatare il potere che detiene nelle sue mani e che nemmeno sfrutta del tutto. Porca troia, possibile che un ragazzino di sedici anni riesca ad incantare e manovrare chiunque, sia volendolo, sia inconsapevolmente?
Eppure è successo anche con me, che tutto avrei creduto tranne di ritrovarmi ad essere monogamo a soli diciott'anni! Che spreco, però! E tutto per colpa della lussuria fatta persona e di mia madre e della sua amica!
Se Agostina non avesse divorziato da quel demente di Dario, se Demetrio non fosse schiattato d'infarto, ormai undici mesi fa, lasciando sfitto l'appartamento accanto al mio, sarei ancora libero di spassarmela in giro... anche se, forse, non mi sentirei desideroso di affrontare ogni giorno con quel barlume di entusiasmo che provo adesso...
La prima volta che ci siamo incontrati l'ho detestato a pelle.
E non è perché fossi poi tanto prevenuto... solo un po' scocciato dal fatto che mia madre mi avesse imposto di essere presente all'incontro tra lei, la sua amica d'infanzia ed il marmocchio che si portava dietro e che avrebbe abitato con lei, accanto a noi.
Credo sia stato per il modo scomposto in cui l'ho trovato stravaccato nella mia poltrona preferita quando sono rientrato da scuola, saltando il rituale incontro al campetto con i miei compagni.
Mi ha irritato profondamente quel corpo snello, fasciato da una maglietta che non lasciava spazio all'immaginazione e dagli inguinali pantaloni di pelle, posato quasi mollemente sul tessuto marrone, in una pessima imitazione di lieve languore. Per non parlare della zazzera spettinata di capelli biondi, sparati nelle direzioni più assurde, di quegli occhi scuri, disinvolti, audaci e derisori, che sembravano conoscermi da sempre e lanciarmi una sfida silenziosa, e di quelle labbra sottili atteggiate ad un sorrisino altezzoso e distaccato.
Mi ha subito fatto innervosire e mi ha eccitato al contempo, caricandomi di un'ira ancora più intensa e cupa che si è riversata nei rari monosillabi scocciati che pronunciai a malapena durante tutto il colloquio.
Lui non disse mezza parola e potei sentire la sua voce roca e sensuale solo quando, stiracchiandosi languidamente, si alzò in piedi annunciando che se ne andava a fumare una sigaretta ed a sistemare le sue cose. Non mi degnò di uno sguardo e questo mi colpì nell'orgoglio. Chi cazzo era per snobbarmi così? Le ragazze mi si gettano ai piedi, offrendosi di farmi anche da tappetino lustrascarpe pur di essere viste al mio fianco, i gay quando mi vedono mi lanciano sguardi difficilmente fraintendibili, ed i maschi etero... beh mi cedono sempre il passo! E quel piccoletto che si permetteva di fare? Di ignorarmi totalmente! Per colpa di quell'evento del tutto diverso da quello che mi ero aspettato, ovvero un passerotto tremebondo che agitava servile le piume, finendo per portarmi i vermetti col becco, mi persi il resto del discorso tra mia madre e quella donna sciupata e slavata, di appena quarant'anni, che definiva come la sorella mai avuta, e del tutto sinceramente non me ne sarebbe fregato una mazza, se non che, nel bel mezzo del dialogo serrato che stavano scambiando, ebbero la brillante idea di mettermi in mezzo.
"Allora, che ne dici Federico?"
"Mmm?"
Il mugugno che ottenne mia madre fu quanto di più accettabile misi insieme, a causa della distrazione e della noia che mi invadevano.
"Suvvia non ti costerebbe nulla dargli un'occhiata ogni tanto ed aiutarlo ad ambientarsi..."
Sentii gli occhi schizzare fuori dalla loro abituale postazione e spalancai le labbra, formulando un borbottio rispondente ad una specie di: "Cosa?"
"Beh capisco, è un ragazzo difficile, comprendo che tu possa non sentirti all'altezza di sorvegliarlo... d'altronde persino un adulto si asterrebbe dal controllare uno scavezzacollo simile... ti ringrazio comunque."
"Ma no Ago! Ti assicuro che Fede è davvero in gamba!"
"... No, dai, non penso sia opportuno... avrà mille cose da fare..."
Ancora adesso nel ripensarci mi chiedo se l'educato "Lo faccio volentieri..." sia stato dovuto all'aria fintamente fiera di mia madre che mi osservava, alla sottile insinuazione di non esserne capace, fatta da Agostina, o alla voglia di dare una lezione adeguata al mio moccioso, so solo che il sorriso complice che si scambiarono mi resero consapevole di essere stato appena preso all'amo, come il più babbeo e deficiente dei pesci finiti in padella!
E così mi sono ritrovato incastrato, o meglio fottuto. Con il dovere di seguire un cazzo di ragazzino e di tenerlo fuori dai guai, che è solito attirare e causare più facilmente e celermente di un cane randagio intento a scappare dall'accalappiacani. Proprio in questo mi sono trasformato: in una sorta di vigilante che doveva tentare di imbrigliare un animale selvatico che vive solo del respiro delle strade affollate della città.
Perché poi devo ancora capirlo. Cosa avrei dovuto rappresentare per lui, un fratello più grande?
Tzè, bell'esempio stavo per dargli, io che salto la scuola ad ogni occasione, che mi sono fatto bocciare per due anni consecutivi in quarto solo perché non avevo voglia di affrontare gli esami, che non mi faccio problemi a mandare a cagare tutti quanti, genitori, insegnanti, preside, amici compresi... mah!
Mi domando se mia madre abbia pensato che rendendomi "responsabile" di qualcun altro, avrei potuto iniziare ad esserlo anche nella vita di tutti i giorni. Povera illusa!
A volte mi fa pena. Con un figlio come me che non le dà mezza mano neanche se lo paga, con un marito che passa più tempo a lavorare ed al bar dietro l'angolo che a casa, con una figlia puttana ed oca che si è fatta mettere incinta dal fidanzato coglione subito dopo il diploma, per evitare di scegliere tra il lavoro e l'università, e la cui unica aspirazione è una taglia quarantadue che non vedrà mai neanche in sogno. Una vita di merda insomma, ma non vedo perché debba continuamente sentirsi in obbligo di dire a me come vivere la mia! Voglio dire piuttosto che prenderla come modello, od ascoltare le parole di una che sguazza in questa situazione, preferisco un calcio nelle palle, che anche se fa male dopo un po' passa, al contrario della sua esistenza! E per fortuna non sa neanche che ciò che me lo fa drizzare è il pensiero di un bel culo maschile, possibilmente alto e sodo, e che le tette delle donne e quella cosa che si ritrovano in mezzo alle gambe me lo fanno ammosciare nel giro di tre secondi netti. Chissà se questa rapidità è un sintomo della precoce senilità sessuale che mi riserva il futuro... spero proprio di no, perché ho tutta l'intenzione di scopare per parecchio tempo!
Comunque, tornando al tornado che investe ormai le mie giornate da sei-sette mesi c'è da dire che se il nostro primo incontro è stato uno schifo, il primo approccio a quattr'occhi è stato proprio una merda.
Troppo saccente, troppo arrogante, troppo... troppo da masturbazione con quel cazzo di piercing all'ombelico e quel tatuaggio che inizia sull'anca e che ti fa venire voglia di scoprire dove arrivi!
Dovrebbero vietarli per legge i tipi come lui, soprattutto visto come va conciato in giro, neanche volesse diventare l'inno della violenza gratuita.
Perché ti fa davvero venire voglia di strappargli i pantaloni e togliergli quell'aria tenebrosamente sexy a cui atteggia il musino da gatto in calore, scopandolo talmente a fondo da vederlo contorcersi ed ansimare per il dolore e la voglia.
Tsk! 'Peccato' per gli altri che il suo culo me lo faccia solo io, anche perché se qualcun altro vedesse lo sguardo peccaminoso ed invitante che ha mentre fa sesso, e sapesse quanto strettamente mi avvolge quando entro in lui, o udisse il respiro accelerato con cui ripaga le mie spinte, od assaggiasse il suo sapore salato, credo che morirebbe. Per mano mia.
Le sue labbra combattive, la sua lingua sfuggente, il suo gusto amaro e acre per colpa delle troppe sigarette che fuma, il suo corpo quasi completamente glabro e liscio, con quel lieve accenno di peluria dorata nei punti 'giusti', appartengono unicamente a me, oramai, e chiunque tentasse di appropriarsene riceverebbe una punizione esemplare.
Non per niente sono un 'teppistello' come direbbe mia madre.
Anche se lei non sa nulla di quanto io ci sappia fare con le mani, in ogni campo, e con il coltello, ma non sono affari adatti alle donne questi, tanto meno per mamme che sperano sempre in una redenzione improvvisa dei figli. Ed in fin dei conti non mi piace neanche essere spavaldo od incosciente.
Mi tengo ciò che è mio, esattamente come fa Matteo, sebbene in modi differenti.
Ed è meglio non stuzzicare la tigre che dorme, o meglio Matteo che finge indifferenza per me davanti agli altri fin quando qualcuno non osa avvicinarsi troppo, perché altrimenti se le vanno a cercare come direbbe lui, scrollando le spalle in quel modo tanto seducente. Lo sa bene Ilaria, che ignorando che appena un mese prima ci eravamo messi assieme, una sera di settembre ci ha provato spudoratamente con me, suscitando il mio disgusto e la sua possessività, palesatasi nello spettacolino che le ha rivolto. Si è avvicinato felino e sensuale a me, provocandomi con lo sguardo e mi si è incollato addosso. Letteralmente. Come e più di una goccia sul vetro o di un moscerino nell'ambra. Si è spalmato su di me, facendo aderire i suoi fianchi ai miei con un gesto deciso, e si è impossessato delle mie spalle, strusciandoci sopra i palmi freschi in maniera eccitante, mentre, con un lampo soddisfatto negli occhi, ha congiunto le sue labbra alle mie, sfidandole ad una lotta per la supremazia ed il controllo del bacio, che nessuno dei due ha vinto, ma si è goduto ampiamente, al contrario della ragazzina che ha strillato di orrore.
Tzè... Che faccia scioccata ha fatto! Come se davvero non ritenesse possibile che quel suo corpo da maggiorata potesse perdere, in confronto alla figura asciutta e scattante di Matteo. Che papera rincitrullita! Come fa a non accorgersi della passione spontanea che quello stronzetto suscita negli altri? Grandi, piccoli, donne, uomini, tutti subiscono l'effetto di Matteo. O per lo meno... chiunque abbia una sana dose di ormoni in circolo! Secondo me Ilaria al posto delle ovaie ha da una parte uno specchietto per rifarsi il trucco, dall'altra un taccuino per annotare i complimenti che riceve!
Puah! Donne!
Eppure qualche rappresentante dell'emisfero femminile che ha un consapevole istinto sessuale c'è, perché l'ho notato lo sguardo che quella vecchia sgualdrina del primo piano riserva sia a me che a Matteo quando ci incontriamo sul pianerottolo, nell'ascensore od in cortile! E' sul genere del 'Oh, sì, scopami bambino e fammi urlare di godimento!'.
Che nervoso solo a pensarci! Non che mi dispiaccia che qualcuno apprezzi Matteo, soprattutto visto che è mio, ma a volte un po' di contegno non fa male a nessuno! Peggio di quelle troiette gemelle tredicenni del palazzo dirimpetto al mio, che sospirano come vacche ruminanti e ridacchiano come galline che hanno perso da mangiare, quando lo vedono sul balcone a fumarsi una sigaretta. Beh almeno dimostrano un precoce buon gusto, considerata la voglia matta di amplessi sfrenati che mi suscita la medesima visione... c'è un che di incredibilmente erotico nel vederlo emettere del fumo dalle labbra, mi fa venire in mente quando se le lecca dopo avermi fatto venire nella sua bocca.
E pensare che le prime volte che lo osservavo fumare mentre lo dovevo 'tenere d'occhio', espressione che si è rapidamente trasformata in 'rompergli le palle il più possibile, rendendolo contemporaneamente membro della mia banda in modo da farmi anche i cazzi miei', mi dava un fastidio assurdo, ma probabilmente a quel tempo si trattava di estrema tensione sessuale mal repressa. Non che non mi sia fatto le mie scopate prima che ci mettessimo assieme, ma inutile dire che appena dopo essermi sfogato mi sembrava che mi tirasse ancora più insoddisfatto. Da quando ho conosciuto Matteo, il 'grande Fede' non ha più pace, ma si erge di continuo in cerca di attenzioni, che poi siano nella fattispecie riguardi della sua mano, carezze della sua bocca o baci del suo fondoschiena, non ha molta importanza, mi basta che sia una parte di lui a sedarlo per un po'.
Se ripenso a come l'ha messo rapidamente a cuccia la prima volta che siamo entrati in contatto, dicesi il giorno successivo a quello della nostra forzata conoscenza, mi vengono strane fantasie concernenti un letto, la sua pelle nivea ed un paio di corde per tenerlo fermo...
Del tutto scazzato mi ero diretto a suonare a casa sua più per non sentire ancora le lamentele di mia madre, che per accertarmi di non aver sopravvalutato la sua bellezza e lui, dopo alcuni istanti, mi aprì con un'espressione assonnata che gridava allo stupro immediato ed un solo paio di jeans, nuovamente inguinali, che fecero scattare in un entusiastico saluto militare le mie parti basse.
Controvoglia lo spintonai leggermente all'indietro, più interessato al suo odore muschiato al sentore di nicotina, che all'educazione che non mi sono mai sforzato di apprendere più di tanto.
"Tua madre e la mia vogliono che ti faccia da assistente sociale..."
"Cazzi tuoi."
Più che la sua risposta è stato il suo sguardo a farmi sollevare la gamba per assestargli una bella ginocchiata nelle palle. Ovviamente non c'entrava nulla il fatto che volessi attestare effettivamente 'con mano' le sue dimensioni, è stata solo una reazione spontanea dovuta ad un bimbetto dal faccino impunito che aveva osato rispondermi male.
Ed il mio moccioso che ha fatto? Ma certo mi ha restituito il ben servito nello stesso modo, dopo un solo mugugno di dolore. Devo ammettere che rimasi allibito per qualche momento di troppo, ma d'altronde chi cazzo mai mi aveva tenuto testa prima d'allora? Beh... con Matteo ho imparato che non tutti strisciano ai miei piedi, c'è qualcuno, lui nello specifico, che non lo fa, ed anzi prova gusto nel contraddirmi.
Forse è questo a rendermi vivo, questa continua lotta per l'affermazione di me stesso come persona all'altezza di stare con lui.
Perché con Matteo è così, un rapporto di costante sfida tra noi e di complicità assoluta contro gli altri.
Naturalmente quel giorno ci azzuffammo come due stalloni che puntano la stessa giumenta, ma è inutile dire che stavamo semplicemente trovando un modo per studiarci vicendevolmente e toccarci un po', no? Un modo che permise la nascita di un rispetto reciproco e la voglia incessante di battibeccare con l'altro per vedere fino a che punto sarebbe potuto arrivare, senza tralasciare che al suono di passi che si avvicinavano ed annunciavano il rientro di Agostina, ci tuffammo in sincronia in camera sua, con uno scatto degno di campioni olimpici ed una sintonia migliore di una coppia affiatata da conoscenza decennale. Il tutto per renderci 'presentabili' ed evitare di finire nei casini, descrivibili come interminabili urla, rimbrotti e punizioni del cazzo da parte delle nostre madri-arpie, che ancora non si rendono conto che l'unico moto possibile tra due giovani tori che non ci danno dentro insieme è quello di scambiarsi qualche altro tipo di 'carezza'.
Seriamente, ma che tipo di rapporto pensano ci sia tra noi le nostre madri? Quello di due fratelli? Ma se la maggior parte dei fratelli che conosco si detesta a morte e non perde occasione di fare di tutto pur di gettare fango sull'altro o di darsele di santa ragione!
Beh, effettivamente per parecchio tempo le cose sono andate così anche tra noi, qualche cazzotto, un paio di calci ed irritanti discussioni senza fine ogni pomeriggio ed ogni sera, in una specie di pantomima mal riuscita, in cui tutti quelli della banda se la squagliavano pur di non restarci invischiati. Rido di nuovo se penso a quando Tommaso, detto Tommy per la sua bassa statura, rimase a bocca aperta, senza sapere a chi dare il proprio sostegno in una litigata di cui non ricordo i particolari, ma che lo costrinse a far passare lo sguardo tra me e Matteo per almeno dieci volte di fila, per poi fargli emettere un borbottio incoerente in cerca di una via di fuga. In realtà quella sera non risi affatto, incazzato come ero per l'ennesimo attacco alla mia autorità che la mia peste mi aveva mosso, e rifilai ad entrambi uno scappellotto ben assestato, subito restituito dalle 'dolci' manine 'premurose' di Matto. Tsk! E gliel'ho pure lasciato fare, di nascosto alla banda, visto che appena arrivato si è istallato come mio vice, senza che nessuno osi dargli contro o lo dica a voce alta: il suo cervello, la sua abilità nel corpo a corpo e la sciabola che si ritrova a posto della lingua, d'altronde, si sono imposti autonomamente sin dal principio... anche nella mia testa, e non per le botte in fronte che ci siamo dati per stabilire chi dovesse avere il posto del navigatore nella macchina di Giuseppe, l'unico motorizzato del gruppo!
Eh già! A farmi vedere i passerotti in testa c'era anche altro, ovvero quel suo corpo da demone della lussuria che ha fatto deglutire più di una persona quando si stiracchiava mollemente, permettendo al bacino di mettersi bellamente in evidenza ed a quel tatuaggio tribale di iniziare a danzare una lambada insieme ai muscoli dell'anca. Sì, ma almeno questo l'ho ottenuto, ora lo fa solo in privato, e vorrei vedere! Porca troia ho sudato a freddo troppe volte cercando di imporre al 'grande Fede' di rimettersi a guardare il pavimento anziché tentare di trovare una via per uscire allo scoperto per infilarsi altrove, e non ho intenzione di doverlo fare anche adesso che il nostro legame è cambiato! Totalmente cambiato, come il mio modo di guardarlo.
Perché se negli ultimi tempi prima della 'svolta' non facevo altro che strusciarmi in qualsiasi momento su di lui, e palpeggiarlo, in un modo apparentemente normale e casuale, facendo pure una figura di merda quando l'ho assalito alle spalle imitando Dracula e mi sono scontrato con il 'duro Matteo', perché si era girato prima del previsto, c'è stato un qualcosa che mi ha spinto a provarci apertamente. Non le provocazioni costanti di quando mi buttava il fumo in faccia facendomi incazzare come uno scoiattolo su una ruota, non quel cazzo di sorrisetto sardonico di chi sapeva benissimo che mi stava conducendo su di giri, quando si piegava a novanta per raccogliere la stecca del biliardo che misteriosamente gli cadeva di mano se ero dietro di lui, non le sbruffonate che si inventava sul fatto di avere cinque amanti contemporaneamente e di non essere ancora soddisfatto, ma Napoleone. Sì, è stata tutta colpa di quel minuscolo essere graffiante e miagolante se mi sono messo in testa che Matteo sarebbe stato solamente mio. Lo ha trovato abbandonato in un cassonetto della spazzatura con le zampette legate per non farlo scappare e se l'è portato a casa, bagnandosi come un pulcino per reggere lui ed il borsone della palestra, a discapito dell'ombrello.
Non avendo latte mi ha suonato, continuando a tenere quel micetto bianco in braccio, come se fosse il più prezioso dei tesori, e svegliandomi da un sogno che ricordo ancora e riguardava lo stronzetto messo a quattro zampe, con me che lo cavalcavo come se fossi ad un rodeo.
Ma dico io, è un ammasso di pulci scontroso e lui lo guardava con un'aria tenera e protettiva degna di Rossella O'Hara con Tara, sempre che si chiamasse così quella cazzo di tenuta che la faceva strillare come un'aquila in quel pallosissimo film che ci hanno fatto vedere a scuola, un'espressione sdolcinata del tutto inadatta a lui, ma che mi ha fatto sussultare. I pochi dubbi che mi rimanevano sull'averlo per me sono poi volati nell'etere, come il palloncino dei marmocchi scassapalle al parco, la mattina dopo, quando sono andato a vedere come stava la belva sopravvissuta, che la sera precedente mi aveva regalato una poderosa unghiata sul braccio.
Matteo mi ha aperto la porta con un'espressione da cucciolo smarrito, il naso rosso, ed un febbrone da cavallo che mi ha 'imposto' di prendermi cura di lui, non essendoci Agostina, e che mi ha dato la gongolante possibilità di averlo alla mia completa mercé.
La sua apparente vulnerabilità di quel giorno, del tutto in contrasto con l'irruenza che lo caratterizza quando ha voglia di rompere le palle, il tremore genuino e la sua faccia da schiaffi ridotta ad un pomodoro innocuo, mi hanno catturato e fatto capitolare.
Tuttavia non pensiate che io abbia cominciato a darmi da fare e lui si sia dimostrato grato del mio inatteso interessamento! No, no, no, il signorino ha dovuto farmi passare le pene dell'inferno, compreso l'essere stato pizzicato a farmi una sega da mia madre con suo relativo grido di sgomento, mentre pensavo a lui, prima di decidere 'lui' il come, il quando ed il perché! Probabilmente sembrerà che sia lui a comandare tra di noi, ma l'aspetto più piacevole è proprio quello che di volta in volta è uno a prevalere e l'altro a soccombere, senza regole fisse, e non perché qualcuno si è dimostrato più forte, ma unicamente perché é arrivato il momento di smettere di giocare e fare sul serio. Anche se ogni tanto ho l'impressione di essermi trasformato in uno sceriffo del west che insegue un indiano sfuggente e viceversa... nonostante sia del tutto piacevole sentire 'gli urli di vittoria'.
Come per la nostra prima volta, Matteo si è stancato di scherzare e si è dato da fare. Esattamente il 21 agosto. I miei erano andati in vacanza insieme a mia sorella, quel mostriciattolo di suo figlio e quel cretino del marito, per rilassarsi un po', sebbene a mio parere sarebbero finiti solamente a rompersi maggiormente le palle con tutti i piagnucolii di quel coso rugoso senza peli, che osano chiamare bambino. Agostina aveva il compito di 'darmi un'occhiata', sembra che ci avessero preso gusto con questa storia dei vigilantes, ma non rientrava mai prima di sera quindi avevo la più ampia delle libertà, ed io me ne ero andato beatamente a farmi una tonificante nuotata alla piscina comunale quel giorno. Rientrato a casa mi ero diretto senza esitazione in camera alla ricerca di un po' di frescura quando mi ritrovai Matteo, steso sul mio letto con un braccio ripiegato in modo da reggersi la testa e completamente nudo. Inutile dire che a quella vista il mio amichetto dei piani bassi iniziò ad intonare un canto di guerra, reso ancor più roboante ed assordante dalle successive parole dello stronzo ninfetto, che aveva fregato le chiavi alla madre per farmi quell'improvvisata.
"Oggi è il mio compleanno, ti voglio come regalo..."
Canti di angeli, petali di rose, lume di candela? Macchè, fu una lotta anche sopra le lenzuola, visto che di coperte non ne usammo con il caldo che faceva.
Il primo bacio fu un morso ed un incontro di pugilato tramite le lingue ed i denti, la prima carezza un pizzico per far star l'altro fermo, il primo contatto tra i bacini uno scontro abbastanza violento, eppure... eppure fu magico lo stesso, forse proprio per questo.
Argh! Mica starò diventando una fanciulletta imbecille che partorisce frasi da romanzetti rosa, vero? Cazzo, devo correre ai ripari e censurare il mio cervello!
Innegabile che quando dopo lunghi ed eccitanti preliminari entrai in lui, con un gemito di soddisfazione che fuoriuscì dalle mie labbra, percepire il suo corpo accogliermi, cedendo al mio passaggio, mentre i muscoli mi opponevano ancora resistenza, stringendomi molto eroticamente, fu un qualcosa di indescrivibile, così come il suo profumo, il suo sudore, la sua pelle bollente, il suo respiro affannoso, il suo sguardo puntato nel mio, il suo corpo che rispondeva vogliosamente al mio... Od il suo sapore tra le labbra e la voglia che mi mise addosso quando mi prese in bocca. Vederlo, sentirlo succhiare, cazzo mi fece, e mi fa tutt'ora quando lo fa, venire fin troppo presto! E quel suo abbandonarsi pigramente tra i cuscini, dopo esserci sfamati a sazietà fu come assistere al calmarsi delle onde sulla risacca, uno spettacolo unico. Porca zoccola ci sto ricascando!
A pensarci adesso mi rendo conto che siamo stati due perfette teste di minchia a non usare il preservativo, visto che nessuno dei due aveva mai fatto il test, ma per fortuna quando ci è venuto in mente, e c'è da dire che a tempismo siamo peggio delle ruote sgonfie del motorino di Lucio, visto che ci abbiamo impiegato quattro interi mesi, siamo risultati entrambi negativi. E ribadisco, per fortuna! Perché chi diavolo sarebbe riuscito a rinunciare alla sensazione del suo seme caldo che mi scivola in gola? Mmm... credo proprio che non ce l'avrei fatta...
Certo non siamo tipi che amano le dimostrazioni d'affetto, non ci 'coccoliamo' mai, per carità, non ci mettiamo a girare abbracciati e non ci diamo assurdi e sdolcinati nomignoli del cazzo, però ci apparteniamo a vicenda, basta uno sguardo per capirci, uno 'stronzo' ed un 'rompicoglioni' a farci sghignazzare, un livido da succhiotto per suggellare la reciproca possessione, una pacca sul culo per richiamare l'attenzione dell'altro, ed una mano tra i capelli per sostenerci, quando succede qualcosa che ci fa mancare il pavimento sotto i piedi e mette in crisi le nostre certezze, però andiamo alla grande.
Molti nemmeno si accorgono che stiamo insieme, ma a noi serve unicamente questo: l'esserci l'uno per l'altro.
E cazzo oggi lui non c'è.
Che palle Dario e la sua idea di merda di venire a trovarlo ieri e portarlo fuori a pranzo oggi che doveva partire!
Fanculo! A quest'ora doveva essere già tornato, ed invece mi ritrovo qui da solo tra le sue lenzuola, rabbrividendo di freddo, per colpa della sua abitudine di dormire con una sola coperta ed un pigiama super felpato, a cambiare per l'ottocentesima volta posizione in attesa che arrivi e si dia da fare!
Odorare la traccia del suo profumo sul cuscino mi sta eccitando e se non si sbriga ad arrivare faccio da solo!
Non aiuta neanche quella gigantografia di se stesso che ha appeso questo montato quando il padre lo ha fotografato in posa sensuale! Merdaccia nera!
Evvai, era ora! Ecco la chiave! Vieni bambino, vieni... Oggi è il mio di compleanno!
FINE