
Note: E' una storia strana, scritta in poco
tempo e di getto nei momenti in cui la mia mente si rifiutava di andare ulteriormente
avanti con la preparazione dell'esame quindi... prendetela così com'è.
Dediche: Al mio amore ovviamente, scusami tesoro so che non volevi che
scrivessi qualcosa su questi toni... ma era un esperimento (^^;;; e si vede
direi...) ç*ç perdono!
Cuore a meta'
Il cigolio ininterrotto ed ipnotizzante della sedia a dondolo mi penetra lentamente,
unendosi al rumore cadenzato e ritmico della pioggia che cade all'esterno.
Gli unici altri suoni percettibili sono il lieve crepitio del fuoco morente
nel caminetto e il graffiare dei rami spezzati della vecchia quercia secolare,
quasi del tutto bruciata da un fulmine, che si trova a ridosso del muro del
piccolo salotto.
Non odo altro.
Il mio respiro è quasi assente, è debole fino al punto di smorzarsi
del tutto.
E sarebbe poi un così grande male fermarlo?
No... affatto...
Un lampo illumina per un breve attimo la finestra, ponendo in rilievo il riflesso
di un pallido fantasma evanescente che si specchia nell'oscurità con
occhi persi nel vuoto che lo circonda.
La mia figura sembra realmente quella di uno spirito incorporeo.
Magari lo fossi...
Senza membra tangibili, senza questo dolore sordo che mi opprime il petto potrei
forse osare sperare di non avere più memoria, di lasciar andare e scorrere
in un luogo senza spazio ne tempo i ricordi che mi avvolgono l'anima come una
stretta catena di rovi pungenti e strazianti.
I miei occhi, a queste riflessioni senza risposta e senza valore, si volgono
automaticamente alla casa padronale, che si staglia salda ed imponente nelle
fitte tenebre di questa notte senza luna, squarciata solo da brevi istanti di
luce abbagliante ed improvvisa.
La maestosa dimora sembra essere avvinta dall'impeto delle forze della natura
che ora danno spettacolo di se, sfogandosi quasi fossero lacrime del cielo che
scendono a voler lavar via tutta la sofferenza che adombra questa tenuta.
Dalla sua direzione si protrae nell'aria, nonostante la discreta lontananza
ed il vento che turbina furioso, il fiacco suono della sedia a dondolo.
E' come se l'indolente ed apatico occupante che si muove avanti ed indietro
fosse direttamente di fronte al mio sguardo e per un attimo di viva follia mi
chiedo veramente se sia così o meno, poi mi rendo conto che è
solo la mia immaginazione a donarmi questa fausta eppure sublime visione e allora
non posso far altro che lasciare che le mie ginocchia si scontrino con il nudo
e duro pavimento, mentre le mie mani salgono a proteggere le orecchie da qualunque
rumore percepibile.
Le mie guance si colmano ben presto di lacrime che scorrono dai miei occhi chiusi
mentre ansiti e singhiozzi, senza suono, prendono ad uscire con sempre maggior
frequenza dalle mie labbra martoriate dai denti.
E la mia mente si lascia andare al freddo nulla che se ne impadronisce mentre,
come sempre, le reminiscenze ed i rimpianti che mi governano prendono vita autonomamente...
Perchè sono nato?
Non lo so, ma i miei genitori non mi hanno voluto.
Probabilmente fui un semplice esperimento sbagliato di due esseri che, pentiti
di averlo fatto, mi abbandonarono a me stesso in un vicolo senza neanche palesarsi.
Gettato in un orfanotrofio per la pura misericordia di uno sconosciuto passante
senza mezzi, ebbi presto la fortuna di essere adottato.
Il mio cuore di bambino innocente non riusciva a contenere la gioia di sapere
che presto sarei stato benedetto dall'inestimabile dono di avere due genitori
tutti per me.
Un padre ed una madre che realmente mi volevano per se, che mi avevano cercato
e mi avevano ottenuto e che ben presto sarebbero diventati la mia famiglia.
Il mio intero mondo.
Non fu così.
Restai a malapena tre mesi con loro, non ricordo molto di quel periodo, non
rammento i loro visi, non ho davanti agli occhi i loro gesti o le loro azioni
non ho con me le loro parole.
Solo una cosa resta impressa nella mia mente... il loro folle terrore di me.
Dei miei occhi da demonio.
Del marchio che il diavolo aveva voluto lasciare su di me, ben in vista, al
fine di avvertire tutti coloro che lo temevano di tenersi alla larga da un suo
adepto, da un suo probabile figlio e discendente.
Ho gli occhi di un'intensa sfumatura viola.
Un colore inumano e perfettamente in evidenza sul mio incarnato d'avorio, visto
che le lunghe ciglia che contornano le mie iridi sono degne del carbone più
scuro.
Venni quindi nuovamente respinto e riportato nell'anonima abitazione in cui
avevo trascorso i miei primi quattro anni di vita.
Due volte mi avevano concesso l'opportunità di avere qualcuno da amare,
due volte me lo avevano negato.
E chiunque fossero quei quattro esseri, compirono la scelta più giusta
ed oculata che nella loro esistenza potranno mai fare.
Perchè non ne sono degno.
Avevo all'attivo dodici primavere quando, esausto delle umiliazioni e delle
sofferenze inflitte continuamente al mio animo, nell'osservare come a tutti,
tranne me, fosse data una possibilità di felicità all'interno
di una nuova casa, con persone pronte ad affezionarsi a loro e a fare di tutto
affinché le loro vite cambiassero, scappai da quel luogo buio di stenti
e privazioni senza fine.
Nessuno dava credito ad un ragazzino vagabondo qual'ero e presto compresi che
se non volevo morire di fame e freddo avrei dovuto affinare l'ingegno ed imparare
ad avere una mano lesta e leggera.
Diventai un abile ladruncolo.
C'erano giorni in cui riuscivo a racimolare abbastanza denaro da avere la pancia
piena per due interi pasti ed a volte, risparmiando con parsimonia ed oculatezza,
senza indugiare in voglie nate spontanee nel mio animo di adolescente sognatore,
mi potevo permettere addirittura di comprare una coperta o una maglia di seconda
mano.
E così passai quattro o cinque anni.
Talvolta ero purtroppo colto in flagrante e le punizioni che mi toccavano in
sorte bruciavano al pari dell'orgoglio calpestato nel tentativo di scusarmi
per ottenere uno 'sconto della pena'.
Alcuni, impietositi dalla mia recita si limitavano a pesanti cinghiate sul mio
fondoschiena, altri a pochi calci ben assestati o a sonori schiaffi, in altri
sortiva l'effetto contrario e rubicondi in viso e con gli occhi accesi dalla
collera più nera ampliavano il carico di botte e legnate che mi impartivano.
Qualcuno nel corso degli anni giunse perfino ad approfittare di me.
In quel caso trovavo sempre il modo di vendicarmi.
Non ammettevo che si abusasse del mio corpo, quand'anche fosse per risarcimento
a ciò che avevo provato a rubare.
Nell'inverno dei miei diciassette anni, il più rigido che la mia mente
tende a ricordarsi, uno dei tanti disgraziati che vivevano di stenti come me
fu catturato ed impiccato nei sobborghi di Londra per dare esempio della fine
che sarebbe toccata in sorte a tutti coloro che sarebbero stati pizzicati a
compiere il suo medesimo atto ai danni di qualche nobil uomo.
Il terrore si impossessò gradualmente di me e mi misi affannosamente
a cercare un lavoro onesto per evitare una morte ancora in giovane età.
Se avessi fatto ancora un buco nell'acqua, avrei accettato la mia sorte qualunque
fosse stata.
Caso, o colpo di coda del diavolo, ancor non so tutt'ora, volle che un gentiluomo
di campagna cercasse braccianti e lavoranti per mettere in sesto la tenuta da
poco ereditata.
Ne assumeva la direzione dopo lunghi anni trascorsi in battaglia.
Non mi sembrò vero.
Mi si aprivano nuovi orizzonti...
Sarei scappato da Londra, da quei sobborghi sporchi e squallidi che espandevano
sempre di più nell'aria un odore malsano che si attaccava agli abiti
come una seconda pelle.
Avrei forse potuto smettere di avere il viso nero di fuliggine e anche se si
fosse tramutato in un volto imbrattato dal marrone acceso di una terra da arare
non mi sarei minimamente scomposto.
Della terra mai nessuno era morto.
O magari se avessi avuto fortuna, per la prima volta nella vita avrei potuto
addirittura sperare di avere a che fare con i cavalli.
Li osservavo sempre con mal celata meraviglia e una punta di invidia quando
avevo occasione di trovarmeli davanti.
Era uno dei desideri più grandi e nascosti nella profondità del
mio animo quello di poter toccare ed accarezzare quei superbi destrieri dai
manti variopinti.
Invidiavo il senso di libertà che mi trasmettevano tutti coloro che potevano
aspirare a salirgli in groppa e a lasciarsi condurre da loro.
Chissà se la sensazione che si provava era la stessa di quando il vento
ti accarezzava i capelli sulle rive del Tamigi... anche se mi auguravo che l'odore
fosse leggermente più sopportabile da quell'altezza.
E così dopo una prima sommaria selezione con alcuni uomini del Signor
Duca, che testavano solo la resistenza e la buona volontà degli arruolati,
partì per la campagna.
Avevo diciassette anni e qualche mese, non sapevo ben definire la mia età
esatta visto che nessuno era a conoscenza del giorno della mia nascita e avevo
le sembianze di un ragazzino esile ma forte, con un fisico snello, scattante
e sinuoso.
La mia carnagione lunare, i miei lineamenti finemente disegnati, le labbra appena
rosate e seducentemente piene, ed i grandi occhi viola frangiati da ciglia nere
come il carbone, per non parlare dei lunghi capelli setosi corvini che vennero
alla luce dopo un lungo bagno tiepido come non avevo mai avuto l'opportunità
di fare, mi valsero notevoli insulti ma presto si smorzarono grazie alle mie
pronte e dure reazioni.
Fui ben presto rispettato o almeno temuto dai miei compagni di viaggio anche
se alle mie spalle continuarono a bisbigliare incessantemente che ero bello
ed affascinante come il peccato, che avevo il portamento di un damerino d'alto
rango ed ero imbattibilmente veloce e scaltro.
Non avendo un nome iniziai ad essere chiamato Wild a causa del mio animo fiero
e ribelle.
Qualcuno prese a commentare nuovamente il colore dei miei occhi e della naturale
connessione che veniva fatta con il maligno, ma ciò servi ulteriormente
ad incutere una sorta di reverenziale timore nei miei confronti e così
fui lasciato subitaneamente in pace.
Giunti alla tenuta di Lord Cain Wolfud, Duca di Darkshire si spalancò
per me, che non mi ero mai allontanato dagli stretti e pericolosi vicoli di
Londra, un nuovo mondo fatto di aria pulita, cielo aperto e chilometri e chilometri
di spazio sconfinato da percorrere con uno sguardo avido e mai sazio di novità.
Contrariamente alle mie aspettative fummo accolti con poca diffidenza e notevole
benevolenza.
Non riuscivo a convincermi che esistessero ancora persone così stolte
ed ingenue.
Possibile davvero che ci credessero pie anime candide venute qui solo per aiutarli
a svolgere le varie mansioni, senza che ciascuno di noi tentasse di celare al
contempo qualche oscuro segreto del proprio passato?
Eppure nessuno di noi aveva un aspetto raccomandabile!
Il gruppo che era arrivato, assoldato dai due uomini del duca era alquanto eterogeneo
ma raccoglieva certamente ben più di qualche tagliagola e diversi esperti
ladruncoli come me.
Addirittura ero certo di passare per il più innocuo.
Il che era tutto dire considerando la sfumatura dei miei occhi e la mia aria
sfrontata, che tutti i miei propositi di finta umiltà non potevano comunque
nascondere a lungo.
Mi sembrava tutto piuttosto surreale e cominciai a chiedermi che razza di uomo
fosse in realtà il nostro nuovo padrone.
Ero ovviamente a conoscenza del fatto che tutti i gentiluomini non si abbassavano
a reclutare personalmente i propri lavoranti e che selezionavano con estrema
cura solamente i domestici che andavano a servire all'interno della loro abitazione,
mase io fossi stato un uomo ricco e potente avrei avuto più cura di conoscere
qualcosa su chi assumevo alle mie dipendenze.
Soprattutto considerando che in un modo o nell'altro avrebbero potuto aver accesso
alla casa padronale.
Ero sconcertato, ma che i lord vivessero in un mondo tutto loro e che avessero
mentalità del tutto aliene non rimaneva un mistero per noi poveri.
Tuttavia mi sarei aspettato una maggiore cautela da qualcuno che doveva averne
viste tante in guerra ed era riconosciuto come un eroe, segno tangibile che
almeno un po' di acume dovesse possederlo per essere sopravvissuto a numerose
battaglie.
Mi ambientai piuttosto velocemente, d'altronde avere più di un pasto
al giorno, godere di un posto riparato in cui trascorrere la notte ed avere
vestiti caldi e puliti era quanto di più meraviglioso avessi mai ottenuto
in tutta la mia esistenza.
In cambio lavoravo sodo e senza lamentarmi anche se a volte, subito dopo aver
posato la testa sul giaciglio che mi era stato assegnato, crollavo in un sonno
esausto e senza sogni.
Era piacevole persino svegliarsi con il canto del gallo e poter ammirare il
variare del cielo ed il passaggio delle diverse gradazioni rossastre che lasciavano
posto, con la nascita dell'astro diurno, ad un cielo il più delle volte
azzurro intenso.
Ero, tuttavia ancora estremamente guardingo, continuavo ad essere molto taciturno
e stentavo a rivolgere parola agli altri, fin troppo consapevole che le parole
potevano sempre essere usate come armi contro chi le aveva utilizzate... ed
io già avevo al mio attivo il fattore degli occhi, non volevo certamente
amplificarlo con discorsi che qualcun altro avrebbe potuto fraintendere o mal
interpretare.
Eppure stranamente, più mi mostravo introverso più gli altri tentavano
di farmi uscire dal mio guscio.
Devo ammettere che non ne comprendevo la ragione.
Io quando vedevo qualcun altro che cercava di starsene in disparte ce lo lasciavo
volentieri, assecondando il suo desiderio ed il suo bisogno di solitudine, perchè
qui era diverso?
Iniziai a sentirmi confuso, preda di sentimenti contrastanti e soprattutto
con l'irragionevole impulso di aprirmi con qualcuno, specialmente con il possessore
di un certo sorriso da canaglia che da quando ero arrivato non faceva altro
che cercare, con ogni futile pretesto, la mia compagnia.
Il ragazzo in questione, un valletto personale di sua signoria che era venuto
in avanscoperta al fine di rendere, insieme ad altri suoi pari, confortevole
e perfettamente organizzata la residenza per Lord Cain prima del suo arrivo,
per lo meno a quanto mi era stato dato capire, si chiamava Joshua Aydeen.
Joshua aveva folti e corti capelli neri che gli ricadevano sbarazzini sulla
fronte ampia in ciocche scarmigliate che contribuivano a donare malizia ad un
volto che già ne possedeva abbastanza di suo.
Le sopracciglia erano marcate pennellate nere su una carnagione lievemente dorata
dal sole, il naso sottile e dritto metteva in mostra le labbra leggermente troppo
piene e larghe ma estremamente sensuali, soprattutto quando si aprivano in quel
sorriso sfrontato ed insinuante che faceva rilucere i denti perfettamente bianchi
e regolari.
Ma quello che più mi colpiva ogni volta che posavo lo sguardo su di lui
era l'imponenza del fisico, muscoloso e ben proporzionato in tutte le sue forme
e gli occhi.
Grandi occhi dorati dalla forma leggermente allungata che donavano a quelle
iridi un qualcosa di felino e pericoloso per chi avesse osato sfidarne il proprietario.
Quegli occhi erano sempre ed in modo molto imbarazzante, fissi su di me.
Sembravano seguire ogni mio movimento e quando per caso si scontravano con i
miei, il sorriso che vi intravedevo dentro aveva la capacità di confondermi
e mettermi a disagio senza una ragione apparente.
Presi inconsciamente a seguirne a mia volta le movenze, quasi mi fosse necessario
essere consapevole dei suoi spostamenti.
Da un lato probabilmente ciò derivava dal mio istinto affinato nei bassi
fondi di Londra, in cui la sopravvivenza era basata anche su 'piccole' inezie
quali la perfetta conoscenza delle abitudini degli altri, dall'altro non potevo
negare che tutto ciò che lo riguardava istillava in me una forte quanto
inopportuna curiosità.
Tutto questo si ampliò notevolmente quando passai di 'grado'.
Il mio impegno, la palese assenza di lamentele e la mia propensione al lavoro
furono inaspettatamente notate e comportarono una promozione del mio status.
Arrivai addirittura ad essere ammesso nella futura, anzi ormai prossima, residenza
del Duca come garzone tutto fare.
Devo ammettere che la mia sorpresa nel venire a saperlo fu totale e che un vago
senso di calore e compiacimento iniziò a serpeggiare in me.
Per la prima volta non venivo rifiutato a priori per il colore dei miei occhi
che non venne menzionato in nessuna circostanza, ma addirittura venivo apprezzato
per qualcosa che facevo.
Joshua mi sorrise quasi con dolcezza il primo giorno della mia nuova mansione
e per un attimo mi sorpresi ad osservarmi intorno, quasi per convincermi che
fosse proprio per me e non per qualcun altro quel sentimento che traspariva
dalle sue labbra.
Mi detti immediatamente dell'idiota e divenni quasi aggressivo nei suoi confronti,
impedendo qualsiasi conversazione andasse oltre la semplice comunicazione dei
doveri che avrei dovuto svolgere.
Ma lui non me lo permise perchè a poco a poco, con una pazienza che non
avrei di certo mai avuto, smantellò tutte le barriere difensive che avevo
eretto intorno al mio animo diffidente.
Ancora mi chiedo, a distanza di tempo, perchè gli abbia realmente concesso
di farlo.
Forse perchè anche io volevo che qualcuno riuscisse a penetrarmi dentro
ed a farmi cominciare a sorridere.
Con l'andare dei giorni scoprì che creatura meravigliosa fosse.
Quale beltà si nascondeva oltre quell'aspetto avvenente ed accattivante.
Aveva un insieme infinito di qualità che sfociavano l'una nell'altra
quasi ne fosse un concentrato senza termine.
Era capace di donarsi pienamente agli altri, di avere sempre una parola attenta
per tutti...
Che poi fosse gentile o di rimprovero, la elargiva sempre con una fermezza che
lo faceva rispettare ed ammirare anche da chi aveva ricevuto un ammonimento
a dimostrare, magari, un maggior impegno.
Possedeva una duplicità che non finiva mai di rendermi basito e sconcertato...
era tenero e fiero al contempo.
Esigeva dedizione e rendimento, dando per primo lui stesso il buon esempio.
Ma non era mai duro e veniva incontro anche ai bisogni degli altri, essendo
pienamente conscio che a volte rendeva maggiormente concedere piccoli favori
piuttosto che comandare severamente senza ascoltare ragioni.
Mi resi ben presto conto che nonostante fosse un subordinato del Duca, aveva
pieni poteri gestionali all'interno della dimora di Lord Wolfud.
Dai pettegolezzi farfugliati allegramente dalle domestiche seppi che godeva
di grande considerazione da parte di Lord Cain e che aveva prestato servizio
sotto di lui persino durante la guerra.
Questo mi indusse a guardarlo con sempre maggior considerazione e con un nuovo
rispetto che gli aprì del tutto la via per la rapida conquista del mio
affetto.
Più tempo trascorrevo con lui, al suo fianco, più mi convincevo
che anche per me poteva esserci un barlume di felicità esclusivamente
fatta per me.
Mi istillò la voglia di provare a gioire.
D'altronde era facile crederlo accanto a lui.
Aveva un cuore sincero, aperto agli altri e particolarmente a me.
Io che non avevo mai tenuto a nessuno iniziai a nutrire sentimenti strani che
convogliavano sempre in visioni di abbracci intensi e baci ardenti con lui.
Mi ritrovavo spesso con le gote infiammate e con situazioni del tutto nuove
ed inaspettate nel mio corpo che mi costringevano a lunghi bagni freddi.
Non avevo mai provato desiderio sessuale per nessuno.
Con lui lo sperimentai per la prima volta e così cominciai a guardarmi
intorno, quasi a cercare qualcuno con cui poter trovare realizzazione e sfogo
a questo mio imbarazzante bisogno fisiologico.
D'altronde quando ancora mi trovavo a Londra avevo ben altre necessità
con cui sprecare i pochi soldi che racimolavo per farmi anche solo sfiorare
dal pensiero di andare con qualche prostituta e quindi ero privo di esperienza,
o meglio privo di contatti che non fossero di violenza e sopruso.
Ed ora mi accorgevo di non provare alcun desiderio per il cosiddetto altro sesso.
Provavo un'attrazione profonda per Joshua e con mia notevole frustrazione e
con sempre maggior rabbia mi resi conto che lui era l'unico a farmi quell'effetto.
Non uno solo degli altri domestici mi suscitava la benché minima reazione
eppure dalle dicerie delle fanciulle della casa erano molti i giovanotti affascinanti
che vi abitavano.
Provai a guardarli, ad osservarli a studiarli ma verso nessuno sentì
niente.
Invece quando scrutavo e seguivo di sottecchi Joshua mi sentivo ardere di una
passione che prima mi era sconosciuta e che mi portava sempre più frequentemente
a volerla estinguere solo in lui e con lui.
Passò qualche mese e la mia condizione perdurava senza il più
piccolo cambiamento tangibile.
A volte ero nella situazione di dover urgentemente uscire dalla stanza in cui
ci trovavamo entrambi per riprendere un barlume di controllo sia sul mio piano
emozionale che su quello prettamente fisico.
E poi un giorno accadde ciò che non mi sarei mai aspettato nemmeno in
mille anni di vita vissuta.
Rammento che eravamo nel bosco, alcuni inservienti della cucina avevano comunicato
a Joshua che strani rumori provenivano dal boschetto in cui 'coltivavano' le
spezie necessarie per i pasti e lo pregavano di controllare che non vi si annidasse
qualche animale forestico e pericoloso che potesse attentare alle loro persone.
Quindi radunati quattro domestici, oltre a noi due, ci dirigemmo verso il luogo
indicatoci, per poi separarci in gruppi di due in modo da avere le spalle coperte
e una maggiore visuale, con l'intento di ritrovarci, capo ad un paio d'ore,
al limitare del sentiero principale per poi riferire eventuali avvistamenti.
Vagavamo conversando del più e del meno, o più precisamente lui
parlava senza sosta mentre io annuivo o mi limitavo a piccoli cenni di diniego
non riuscendo ad apportare un vero e significativo contributo alla discussione.
Improvvisamente, in un modo decisamente banale, ma che fu causata dalla sua
palese disattenzione al terreno, visto che più che guardare il sentiero
si divertiva a gesticolare per dare più enfasi alle proprie parole e
ad osservarmi per comprendere, sicuramente le mie reazioni, non vide una radice
sporgente di un albero e vi inciampò.
Pronti e scattanti come sempre furono i miei riflessi che gli impedirono di
rovinare a terra, accogliendolo tra le mie braccia, ma quello che mi sconcertò,
turbandomi più del dovuto fu quando, rimettendosi in piedi con un sorriso
imbarazzato, congiunse le sue labbra alle mie.
Credo che la confusione, la sorpresa, il piacere inaspettato che si mischiarono
e si agitarono in me saranno un ricordo che porterò dentro per sempre.
Ovviamente non corrisposi, ero troppo inesperto e vittima del più totale
sbalordimento per farlo e lui mal interpretò la mia mancanza di reazione,
cominciando a blaterare, come un agitato forsennato, che aveva sbagliato, che
si meritava una decisa punizione da parte mia, che avrebbe subito in silenzio
e che sperava solamente che non avrei lasciato il lavoro per questo...
Il mio dito posto su quelle labbra morbide, atto a fermare gli sconclusionati
borbottii impacciati che fuoriuscivano senza sosta dalla sua svelta lingua,
ed il mio mezzo sorriso gli fecero comprendere più di quel che potessi
esprimere in quel momento.
Si rilassò visibilmente e mi rivolse un luminoso sorriso prima di mettersi
serenamente a fischiettare.
Alla mia espressione interrogativa ed al mio alzarsi perplesso di un sopracciglio
rispose con candore assoluto, che aveva dopo tanto tempo trovato finalmente
il modo per palesarmi il fatto che gli piacevo e che desiderava essere più
di un semplice amico per me.
Se il bacio mi aveva stupito... le sue parole mi basirono completamente.
Ma da quel giorno divenimmo inseparabili e cominciò per me una nuova
vita fatta di dolcezza, sorrisi accennati e sempre più veri, e dialoghi.
Per la prima volta avevo qualcuno con cui parlare, interessato ad ascoltare
le mie opinioni, appoggiandole o confutandole, ma sempre prendendole seriamente
in considerazione.
Iniziai a sentirmi importante per qualcuno ed un calore confortante e sconosciuto
cominciò a salire in me prendendo il posto di quel vuoto che mi aveva
sempre riempito.
Tre settimane dopo quel fortuito bacio ci fu la nostra prima volta.
Sempre più incapaci di accontentarci di semplici effusioni, baci appassionati
e carezze che diventavano via via più audaci, ci decidemmo o meglio ci
lasciammo andare del tutto una notte in cui all'esterno infuriava un temporale
degno del peggior tempo inglese che si era visto da anni.
Lampi squarciavano il cielo seguiti poco dopo da violenti tuoni che facevano
squittire di paura le giovani cameriere.
La pioggia scrosciava assordante, unendosi al sibilare impetuoso del vento,
ma non me ne curai affatto mentre seguivo fiduciosamente Joshua nella stanza
vicina alla soffitta che aveva deciso di occupare per se.
In quell'esplosione dirompente di una natura quasi selvaggia ed indomita donai
la mia innocenza a Joshua, o meglio gli donai la mia passione, visto che l
innocenza mi era stata strappata via tempo prima, ma per lui non contava e disse
che per me quella era la prima volta.
E fu semplicemente meraviglioso.
Tenero, dolce, appagante e pregno di una passione ed un desiderio infinitamente
eccitanti.
Nulla di anche solo lontanamente paragonabile a tutto ciò che avevo sempre
sentito dire sul sesso consenziente.
Tutti lo definivano unicamente come uno sfogo momentaneo, un brutale e quasi
animale istinto primordiale che si consumava nel giro di pochi attimi lasciando
l'unica soddisfazione di un temporaneo rilassamento e benessere fisico.
Per me aveva significato la raggiunta di un'intesa completa, di una comunione
quasi mentale con Joshua, una mutua trasmissione di pensieri ed emozioni che
erano stati scambiati silenziosamente tra noi.
Era stato... intimo.
Intimo e bellissimo.
E niente di ciò che avrebbe potuto affermare qualunque individuo mi avrebbe
fatto cambiare idea o mi avrebbe portato a considerarmi sporco per aver passato
delle ore così piacevoli ed intense con un altro uomo.
Un uomo che mi stavo accorgendo di amare e che ormai avevo capito mi adorava
letteralmente.
Me ne rendevo sempre più conto da ogni sua azione, da ogni sua gentilezza,
da ogni singolare attenzione che mi rivolgeva con una delicatezza unica.
Ma il passo che mi condusse alla piena consapevolezza dell'amore si congiunse
altresì alla scoperta di un essere talmente abbagliante nel suo splendore
che mi atterrì totalmente quel briciolo di anima che possedevo rendendomi
suo schiavo per l'eternità...
Purtroppo ero destinato a rovinare con le mie mani la felicità che avevo
infine trovato accanto a Joshua.
D'altronde Tutto quello che entra in contatto con me si deteriora.
Ho il potere di distruggere e contaminare ogni cosa, fosse anche la più
bella e perfetta del creato.
Incontrai il Duca per la prima volta dopo sette mesi che conoscevo il mio compagno
e dopo cinque che mi ero trasferito insieme a lui.
Avevamo optato per una convivenza nella piccola casetta antistante le scuderie,
in modo da poter conservare quel briciolo d'intimità che ci permettesse
di scambiarci coccole e gesti affettuosi senza che nessuno ne fosse a conoscenza.
Fu un gesto avventato il mio, indubbiamente, visto che non ero mai stato sfiorato
da un simile pensiero prima d'ora, ma si rivelò una scelta che mi concesse
dei giorni di pace, serenità, tranquillità e gioia senza fine.
E di questo non avrò mai modo di contraccambiare quella stella lucente
e brillante che ha deciso di illuminare e sorvegliare le mie notti ed i miei
giorni, tentando di portare forza, vigore e passione al mio cuore.
Joshua infatti è un concentrato di qualità uniche che mi fa rendere
conto di quanto io sia fortunato ad averlo accanto in ogni singolo istante che
trascorro con lui.
E' passione pura, che mi fa ardere ed incendiare, è fiducia, totalizzante
ed estrema, è lealtà, appassionata e sincera, è purezza,
disarmante ed ingenua, è sensualità, intrigante ed ipnotizzante,
è bontà, inconsapevole e generosa, è amicizia, vera e disinteressata,
è amore, sconcertante e profondo.
E' in un certo senso il mio cuore, perché grazie a lui ho scoperto di
averne uno.
Però, nonostante tutto questo, non è Cain.
L'essere che con la sua luce mi ha aperto un mondo a me sconosciuto, una realtà
che non credevo possibile, almeno per me.
Mi ha sconvolto dal primo istante in cui ho posato il mio sguardo su di lui,
la sua bellezza algida e distante mi ha scosso, facendo vibrare i miei sensi
come mai cosa alcuna prima d'ora.
I suoi capelli di candido lino, come quel lino puro e meraviglioso, che avevo
sempre ammirato con sguardo incantato in alcune botteghe in cui entravo solo
per sognare, vista l'esosità dei prezzi, gli ricadevano lungo la schiena
come una cascata morbida ed ammaliante che circondava un viso d'incanto in cui
si univano fermezza e risolutezza, decisione ed orgoglio e due occhi di vivido
smeraldo che mi inchiodarono sul posto con la loro magia e la loro intensità.
Non so come fui capace di rivolgergli parola e di presentarmi il giorno stesso
in cui giunse, infine, alla proprietà di cui ora era il legittimo possessore
e signore.
Venuto a conoscenza del mio rapido inserimento ed avanzamento nell'ambito lavorativo
si incuriosì e volle mettermi alla prova, cercando testimonianze concrete
per gli elogi entusiastici ricevuti da Joshua nei miei confronti.
Mi assegnò un lavoro semplice ma che avrebbe testato, a mia insaputa,
la mia affidabilità e la mia lealtà.
Non lo delusi anche quando mi resi conto che il pacchetto affidatomi conteneva
denaro sonante in gran quantità.
Non cercai nemmeno di valutare il contenuto effettivo di quello che dovevo portare
ad un suo conoscente perchè nonostante il mio passato da ladruncolo non
ne sentivo la necessità.
La parte più difficile, per me quindi non arrivò quando dovetti
consegnare integro il carico assegnatomi, perchè neppure una volta mi
aveva toccato il pensiero di sottrarre qualcosa al mio padrone, soprattutto
ora che non ne avevo assoluto bisogno, ma quando dovetti presentargli personalmente
il resoconto dell'incarico che mi aveva affidato tramite Joshua.
Il mio animo trasudava nervosismo e un senso di indefinibile terrore.
Non capirò mai il perchè di quelle emozioni, considerando che
davvero Cain non mi ha mai fatto paura.
Ero agitato senza una motivazione reale e quando entrai, dopo aver chiesto il
debito permesso nel suo salottino privato, credetti di ricevere un colpo in
pieno petto per la bellezza che emanava.
Indossava una vestaglia rosso cupo, di un velluto molto pesante, lunga fino
ai piedi e quel capo di vestiario confermava il suo stato di salute poco positivo,
notizia che mi aveva comunicato Joshua con aria preoccupata, al mio rientro.
Eppure proprio quella tenuta ed i capelli a malapena trattenuti in una coda
lenta da un nastro dello stesso tessuto e colore, lo facevano apparire ancora
più regale e signorile, quasi dotato di un fascino irraggiungibile per
chiunque.
Restai a contemplarlo qualche attimo in attesa che mi dicesse di parlare e quando
lo feci mi sorrise soddisfatto.
Il suo sorriso era quanto di più bello e freddo al tempo stesso avessi
mai visto con i miei occhi.
Si affacciava sulle labbra sottili e perfettamente delineate in un modo altero
ed elegante, facendo intravedere la dentatura candida e regolare ma non permettendo
agli occhi di esserne scaldati.
Restavano guardinghi anche se carichi di una curiosità che non si curava
di celare nemmeno davanti a me.
Mi fissavano implacabilmente, studiando attentamente ogni mia mossa, valutandola
precisamente.
Eppure inspiegabilmente qualcosa di me o delle mie parole dovette colpirlo favorevolmente
perchè spesso chiedeva di me, facendo si che lo raggiungessi per resoconti
sul lavoro degli altri domestici o per semplici conversazioni.
Anche se non ero mai molto aperto, da quando stavo insieme a Joshua avevo iniziato
a parlare maggiormente e questo si rivelava anche quando ero in presenza del
Duca, che sembrava gradire i nostri scambi verbali.
Con il passare dei giorni e il suo ritorno in perfetta salute mi chiese anche
di accompagnarlo, insieme a Joshua, in qualche visita a dei vicini.
Questi segni di benevolenza rivolti alla mia persona mi coglievano sempre inaspettati
e lasciavano nel mio animo un segno sempre più positivo.
Iniziai a provare per quell'uomo duro ma giusto, un'infinita ammirazione.
In seguito alle nostre discussioni, ormai sempre più frequenti e piacevoli,
e vista la vivacità intellettuale che lui aveva detto di aver visto in
me volle coltivare la mia cultura.
Mi sembrava un autentico sogno.
Imparai a scrivere ed a leggere, ogni sera mostravo orgoglioso i miei risultati
a Joshua che trovava sempre un modo per farmi sentire ancor più importante,
congratulandosi con me, lodando i miei progressi e coccolandomi.
Il Duca cominciò addirittura a prestarmi i suoi libri, che ogni volta
guardavo con occhi brillanti.
La prima occasione in cui li avevo potuti vedere, ovvero quando avevo varcato
la soglia della sua biblioteca, ero rimasto atterrito di fronte a tutto il sapere
racchiuso in quell'unica stanza.
Gli alti tomi in bella vista mi avevano fatto accelerare il battito del cuore
senza una reale ragione.
Era come se mi chiamassero e mi tentassero con le loro preziose copertine dalle
tinte scure e dalle lettere dorate od argentate e io desideravo rispondere al
loro muto appello.
Più tempo trascorreva maggiormente il mio legame con Joshua si rinsaldava
e lo stesso accadeva con quello che avevo instaurato con Cain anche se in vesti
ovviamente diverse.
Nell'arco delle due stagioni che avevano segnato l'arrivo di Cain nella mia
esistenza, erano mutate una quantità così considerevole di fattori
che a stento riuscivo a riconoscermi.
Ora ero diventato uno dei suoi più fedeli servitori, un suo collaboratore
stretto ed affidabile su cui contava sempre ed a cui dimostrava di tenere particolarmente.
Nonostante avesse una schiera di notabili ed avvocati che risolvevano le sue
questioni amministrative e benché potesse farne tranquillamente a meno,
vista la vastità della sua cultura e delle sue competenze, non di rado
interpellava le mie opinioni e questo non cessava mai di suscitare un certo
piacere misto a sorpresa in me.
Giunsi a nutrire per lui un'autentica venerazione, sarei stato disposto a fare
veramente di tutto per continuare ad avere la sua attenzione e le sue premure
per me.
Gradualmente lo innalzai a mio modello da seguire, ad esempio da emulare, che
sapevo non avrei mai potuto raggiungere ma che non mi sarei mai stancato di
seguire ed ammirare.
Aprii il mio cuore all'affetto e ad una stima tali da arrivare a considerarlo
non solo il mio signore e padrone né una semplice guida per me ma addirittura
un padre.
La sua considerazione per me mi riempiva l'anima di felicità ed orgoglio,
i suoi sempre maggiori gesti di fiducia nei miei riguardi mi concedevano un
appagamento ed una gioia inaudite per me.
Solamente quando iniziai a desiderare e bramare un suo sorriso solamente per
me capì che qualcosa stava cambiando.
Ormai volevo il suo sguardo di puro smeraldo puntato solo nel mio, le sue mani
che a volte mi sfioravano con tenere carezze paterne sognavo che potessero perdersi
totalmente su di me.
Eppure tutto questo accadeva ancora a livello inconscio.
Mi rifugiavo nella scusa sempre più fragile, agli occhi altrui, del mio
affetto filiale, della mia assoluta quanto cieca devozione dell'essere unico
e splendidamente meraviglioso che era.
Cercavo sempre più spesso la sua compagnia e le sue coccole dolci che
aveva iniziato a dispensare solo a me.
Ero fiero ed intimamente felice che solo di me si fidasse, che solo a me avesse
confidato certe cose del suo passato, che solo me presentasse come un suo eccezionale
pupillo.
Che addirittura avessi surclassato nel suo cuore il posto occupato prima da
Joshua che senza rendermi conto trascuravo sempre di più.
Perchè non vedevo che c'era altro.
Non ero cosciente che la prima persona che ricercavo per un consiglio era lui,
che la prima persona con cui volevo parlare di una qualsiasi cosa era lui, che
a lui dispensavo sorrisi ed abbracci affettuosi in qualunque attimo e stato
d'animo io fossi.
Me ne fece accorgere lui... ed il mio mondo andò in pezzi.
Ero appena tornato da un viaggio a Londra, fatto appositamente per lui.
Ero andato a consegnare dei documenti della massima importanza ad un suo notaio
e non aveva voluto affidarli a nessun altro all'infuori di me.
Ovviamente per me era stata un'ulteriore fonte di soddisfazione, una riprova
immancabile della sua stima per me.
Ma quando tornai ricevetti una notizia che mi fece perdere il controllo.
Mi aveva scritto una lettera per avvisarmi di essersi dovuto recare per qualche
tempo in Francia da un suo lontano parente che era in fin di vita e che aveva
richiesto la sua presenza nel giorno in cui fosse spirato.
Era stato molto dolce e gentile, rassicurandomi che avrebbe fatto rientro il
prima possibile e che in quel tempo si augurava che continuassi i miei studi
e le mie letture con il supporto di Joshua, che lui sapeva, tra l'altro essere
il mio compagno.
Glielo avevo confessato un giorno anonimo di alcuni mesi prima perchè
non riuscivo più a tenermi dentro qualcosa senza rivelarglielo e poi
mi sembrava giusto che conoscesse in dettaglio ogni particolare della mia breve
esistenza, visto che lui stesso mi aveva fatto l'onore di condividere con me
gran parte della propria.
Tenevo quelle poche pagine di carta con mano malferme e non c'era davvero alcun
motivo plausibile per il fatto che scoppiai in lacrime disperate, leggendola.
Io, uomo adulto e temprato dalle avversità che sin da piccolo avevo imparato
ad affrontare avevo cominciato a piangere semplicemente per l'annuncio di dover
restare per un tempo imprecisato senza vedere il mio padrone.
Ed il mio paziente Joshua accettò la prima spiegazione che addussi a
lui ed a me stesso.
Ovvero che non ritenevo possibile che l'affetto e la fiducia di Lord Cain nei
miei confronti fossero così intensi come trapelava dalle parole che aveva
utilizzato nella missiva che mi affidava, tra l'altro insieme a Joshua, il pieno
controllo decisionale e gestionale all'interno della casa.
Passarono due mesi e mezzo, mi trascurai notevolmente sul piano fisico, sottovalutando
ampiamente una brutta infreddatura che mi costrinse a stare a letto per più
di tre settimane.
Joshua mi restò accanto ogni attimo, cercando di distrarmi e portandomi
tutti i libri che desideravo dalla biblioteca di Lord Cain, come da sue disposizioni
Ma non era solamente il deperimento corporale che subivo era più che
altro un'apatia che si era incuneata in me, prendendo possesso del mio animo
dal giorno della partenza del Duca.
Svolgevo le mie mansioni con una sorta di vuota efficienza, come se ormai le
mie azioni fossero diventate del tutto meccaniche e mi crogiolavo in un senso
di perdita che non avrei dovuto considerare mio.
Non era affatto ragionevole che io mi fossi ridotto così solamente per
la mancanza di Lord Cain... semplicemente non era possibile.
Joshua iniziò a preoccuparsi seriamente, convinto che il mio status d'indifferenza
completa fosse una conseguenza della malattia che mi aveva fatto dimagrire in
modo molto visibile e che mi aveva reso ancor più longilineo di quanto
già non fossi.
Provai a reagire grazie alla sua costanza ed al suo amore ed in parte ci riuscii
benché ormai per me sorridere era diventato troppo difficoltoso e quasi
estenuante.
Ma un mattino, in cui mi ero preso una meritata pausa andando a rifugiarmi sotto
le fronde di un albero dalla folta chioma, per leggere le memorie passate di
antichi sovrani di una remota civiltà, il sorriso tornò al suo
posto, ancor più brillante e luminoso di quello che era mai stato prima.
Alzando gli occhi a causa del rumore attutito di zoccoli sul terreno umido mi
sembrò di vedere un angelo dalle ali luminose che cavalcava verso di
me.
Cain montava con una grazia innata lo splendido stallone bianco che lo aveva
accompagnato in più di una battaglia ed era vestito con un completo da
cavallerizzo interamente bianco.
I lisci e setosi capelli biondi, lasciati liberi di ondeggiare al vento sembravano
candide ali aperte che lo proteggevano, mentre le incantevoli e proporzionate
fattezze del viso rimandavano a quelle raffigurazioni celestiali di creature
soprannaturali che avevo sempre guardato con riverenza ed ammirazione sconfinate.
Una bianca e dorata visione, circondata da raggi di luce, che penetrò
nel mio cuore, infondendogli quel calore che aveva perduto ormai da più
di dieci settimane.
Mi alzai in piedi di scatto, lasciando cadere, ormai dimentico, il libro a terra
e gli corsi incontro con il cuore che accelerava il suo battito ad ogni istante.
Lord Cain arrestò dolcemente il galoppo del suo cavallo e mi sorrise,
suscitandomi una gioia che non provavo da molto.
Dopo averlo salutato come si conveniva, su suo invito montai dietro di lui,
beandomi del contatto tra i nostri corpi allacciati ed iniziai a raccontargli
a raffica di tutto ciò che era avvenuto in sua assenza.
Era come se fossi improvvisamente rinato.
La mia vivacità era tornata ed in forma maggiore a quanta ne avessi mai
posseduta.
Si mostrò sconcertato ed ansioso quando gli comunicai anche del mio malanno
e ciò mi portò un ulteriore impeto di felicità, ma non
tardai a rassicurarlo sul miglioramento delle mie condizioni.
A sua volta, giunti a casa e dopo che ebbe salutato convenientemente tutti i
domestici che lo accolsero festosamente, mi riferì del suo soggiorno
francese.
Molto impulsivamente lo abbracciai dichiarando che se vi fossero state altre
occasioni simili lo avrei accompagnato, lasciando a Joshua, che ne era perfettamente
in grado, come aveva già ampiamente dimostrato, la gestione degli affari
qui a Darkshire Manor.
Il Duca ricambiò sorridendo il mio slancio affettivo ma poi accigliandosi
appena mi fece notare il mio egoismo innato, benché ovviamente non si
espresse in questi termini, che mi aveva portato ad affermare che la prossima
volta sarei partito insieme a lui.
Mi chiese di pensare a Joshua, sostenendo che dovevo stare con lui ed io in
tutta risposta gli dissi che avevo compreso che non ce la facevo senza di lui,
senza vederlo, perchè lui in breve tempo era diventato la mia forza,
il mio sostegno ed il mio punto di riferimento.
Mai parole furono più vere e mai parole che pronunciò lui, subito
dopo, mi fecero altrettanto male.
"Deve essere lui il tuo punto d'appoggio, è lui il tuo compagno,
non io"
La realtà si abbatté su di me svuotandomi.
Perchè mi ero illuso per tutto quel lasso di tempo?
Avevo davvero creduto di essere migliorato in quel periodo?
I miei peccati non erano di certo svaniti con un magico colpo di bacchetta solo
perchè due persone mi avevano donato amore, anche se in forme diverse
tra loro... i miei occhi erano il simbolo che doveva ricordarmi eternamente
la mia probabile origine maligna, come avevo potuto dimenticarmene per così
tanto tempo?
Come avevo potuto scordare o trascurare così a lungo i ricordi dei giorni
in cui venivo evitato come la peste ed in cui venivo tacciato come figlio di
Satana in persona?
Le mie colpe non erano scomparse.
Rimanevo pur sempre un ladro, anche se questa volta non di denaro o cibo ma
di sentimenti che non meritavo.
Il mio cuore oscuro non era mutato, aveva solo conosciuto nuove sensazioni ed
a loro si era assecondato, modificandole secondo il proprio modo di essere.
Sì... avevo volto al male anche la purezza dell'amore.
Il candore di un affetto filiale e di un servo per il suo padrone, traviato
in un amore totalizzante e schiavizzante per la sua intensità e l'amore
dolce e stupendo di un giovane uomo per il suo compagno ridotto a dover competere
con un altro sentimento coesistente in uno stesso cuore.
Avevo un cuore separato in due parti che urlavano entrambe per ricevere amore.
Volevo l'amore esclusivo di ciascuno dei due occupanti di quelle metà.
Desideravo e bramavo con tutto me stesso l'amore unico di Joshua e quello di
Cain... anche se almeno con me stesso giunsi ad ammettere che la parte che più
forte gridava era quella che volgeva al mio amato signore.
L'avidità era rimasta, trasformandosi certo, ma rimaneva annidata nel
mio essere sporco ed abbietto.
Perchè dovevo e devo rovinare tutto quanto?
Feci finta di nulla, assicurandogli che le mie erano state parole avventate,
dovute semplicemente alla gioia di saperlo in buona salute e nuovamente a casa
e me ne andai dopo che anche lui convenne a sua volta sul fatto che mi fossi
lasciato trasportare dalla contentezza del suo ritorno.
Ma non era così.
Sarebbe stato fin troppo bello se lo fosse realmente stato.
Ormai sapevo ciò che il mio animo provava intensamente e non potevo certamente
estirparlo.
Il temporale si è infine quietato, scomparso come le mie riflessioni
e la sedia a dondolo si è fermata, senza che io me ne rendessi conto,
chiaro segno che Cain ormai si è diretto a riposare.
Mi rialzo dal mio stato prono e contemplo con occhi vuoti la porta della camera
da letto dove dorme placidamente Joshua.
Non sarebbe meglio se io scomparissi?
Non è preferibile porre termine e fine ad un essere così vile
e spregevole?
Capace di far soffrire un tesoro inestimabile come Joshua ed un angelo dalle
ali bianche come Cain?
Dovrei trovare qualcuno a cui chiedere la sentenza, qualcuno a cui appellarmi
e alla cui volontà rimettermi.
Perchè io non ho più la forza di pensare.
Ho solo quella di agire... e non so davvero se sarà per il meglio...
FINE