- capitolo unico -

Note: E' una storia strana, scritta in poco tempo e di getto nei momenti in cui la mia mente si rifiutava di andare ulteriormente avanti con la preparazione dell'esame quindi... prendetela così com'è.
Dediche: Al mio amore ovviamente, scusami tesoro so che non volevi che scrivessi qualcosa su questi toni... ma era un esperimento (^^;;; e si vede direi...) ç*ç perdono!

Cuore a meta'











Il cigolio ininterrotto ed ipnotizzante della sedia a dondolo mi penetra lentamente, unendosi al rumore cadenzato e ritmico della pioggia che cade all'esterno.
Gli unici altri suoni percettibili sono il lieve crepitio del fuoco morente nel caminetto e il graffiare dei rami spezzati della vecchia quercia secolare, quasi del tutto bruciata da un fulmine, che si trova a ridosso del muro del piccolo salotto.
Non odo altro.
Il mio respiro è quasi assente, è debole fino al punto di smorzarsi del tutto.
E sarebbe poi un così grande male fermarlo?
No... affatto...
Un lampo illumina per un breve attimo la finestra, ponendo in rilievo il riflesso di un pallido fantasma evanescente che si specchia nell'oscurità con occhi persi nel vuoto che lo circonda.
La mia figura sembra realmente quella di uno spirito incorporeo.
Magari lo fossi...
Senza membra tangibili, senza questo dolore sordo che mi opprime il petto potrei forse osare sperare di non avere più memoria, di lasciar andare e scorrere in un luogo senza spazio ne tempo i ricordi che mi avvolgono l'anima come una stretta catena di rovi pungenti e strazianti.
I miei occhi, a queste riflessioni senza risposta e senza valore, si volgono automaticamente alla casa padronale, che si staglia salda ed imponente nelle fitte tenebre di questa notte senza luna, squarciata solo da brevi istanti di luce abbagliante ed improvvisa.
La maestosa dimora sembra essere avvinta dall'impeto delle forze della natura che ora danno spettacolo di se, sfogandosi quasi fossero lacrime del cielo che scendono a voler lavar via tutta la sofferenza che adombra questa tenuta.
Dalla sua direzione si protrae nell'aria, nonostante la discreta lontananza ed il vento che turbina furioso, il fiacco suono della sedia a dondolo.
E' come se l'indolente ed apatico occupante che si muove avanti ed indietro fosse direttamente di fronte al mio sguardo e per un attimo di viva follia mi chiedo veramente se sia così o meno, poi mi rendo conto che è solo la mia immaginazione a donarmi questa fausta eppure sublime visione e allora non posso far altro che lasciare che le mie ginocchia si scontrino con il nudo e duro pavimento, mentre le mie mani salgono a proteggere le orecchie da qualunque rumore percepibile.
Le mie guance si colmano ben presto di lacrime che scorrono dai miei occhi chiusi mentre ansiti e singhiozzi, senza suono, prendono ad uscire con sempre maggior frequenza dalle mie labbra martoriate dai denti.
E la mia mente si lascia andare al freddo nulla che se ne impadronisce mentre, come sempre, le reminiscenze ed i rimpianti che mi governano prendono vita autonomamente...

Perchè sono nato?
Non lo so, ma i miei genitori non mi hanno voluto.
Probabilmente fui un semplice esperimento sbagliato di due esseri che, pentiti di averlo fatto, mi abbandonarono a me stesso in un vicolo senza neanche palesarsi.
Gettato in un orfanotrofio per la pura misericordia di uno sconosciuto passante senza mezzi, ebbi presto la fortuna di essere adottato.
Il mio cuore di bambino innocente non riusciva a contenere la gioia di sapere che presto sarei stato benedetto dall'inestimabile dono di avere due genitori tutti per me.
Un padre ed una madre che realmente mi volevano per se, che mi avevano cercato e mi avevano ottenuto e che ben presto sarebbero diventati la mia famiglia.
Il mio intero mondo.
Non fu così.
Restai a malapena tre mesi con loro, non ricordo molto di quel periodo, non rammento i loro visi, non ho davanti agli occhi i loro gesti o le loro azioni non ho con me le loro parole.
Solo una cosa resta impressa nella mia mente... il loro folle terrore di me.
Dei miei occhi da demonio.
Del marchio che il diavolo aveva voluto lasciare su di me, ben in vista, al fine di avvertire tutti coloro che lo temevano di tenersi alla larga da un suo adepto, da un suo probabile figlio e discendente.
Ho gli occhi di un'intensa sfumatura viola.
Un colore inumano e perfettamente in evidenza sul mio incarnato d'avorio, visto che le lunghe ciglia che contornano le mie iridi sono degne del carbone più scuro.
Venni quindi nuovamente respinto e riportato nell'anonima abitazione in cui avevo trascorso i miei primi quattro anni di vita.
Due volte mi avevano concesso l'opportunità di avere qualcuno da amare, due volte me lo avevano negato.
E chiunque fossero quei quattro esseri, compirono la scelta più giusta ed oculata che nella loro esistenza potranno mai fare.
Perchè non ne sono degno.

Avevo all'attivo dodici primavere quando, esausto delle umiliazioni e delle sofferenze inflitte continuamente al mio animo, nell'osservare come a tutti, tranne me, fosse data una possibilità di felicità all'interno di una nuova casa, con persone pronte ad affezionarsi a loro e a fare di tutto affinché le loro vite cambiassero, scappai da quel luogo buio di stenti e privazioni senza fine.
Nessuno dava credito ad un ragazzino vagabondo qual'ero e presto compresi che se non volevo morire di fame e freddo avrei dovuto affinare l'ingegno ed imparare ad avere una mano lesta e leggera.
Diventai un abile ladruncolo.
C'erano giorni in cui riuscivo a racimolare abbastanza denaro da avere la pancia piena per due interi pasti ed a volte, risparmiando con parsimonia ed oculatezza, senza indugiare in voglie nate spontanee nel mio animo di adolescente sognatore, mi potevo permettere addirittura di comprare una coperta o una maglia di seconda mano.
E così passai quattro o cinque anni.
Talvolta ero purtroppo colto in flagrante e le punizioni che mi toccavano in sorte bruciavano al pari dell'orgoglio calpestato nel tentativo di scusarmi per ottenere uno 'sconto della pena'.
Alcuni, impietositi dalla mia recita si limitavano a pesanti cinghiate sul mio fondoschiena, altri a pochi calci ben assestati o a sonori schiaffi, in altri sortiva l'effetto contrario e rubicondi in viso e con gli occhi accesi dalla collera più nera ampliavano il carico di botte e legnate che mi impartivano.
Qualcuno nel corso degli anni giunse perfino ad approfittare di me.
In quel caso trovavo sempre il modo di vendicarmi.
Non ammettevo che si abusasse del mio corpo, quand'anche fosse per risarcimento a ciò che avevo provato a rubare.

Nell'inverno dei miei diciassette anni, il più rigido che la mia mente tende a ricordarsi, uno dei tanti disgraziati che vivevano di stenti come me fu catturato ed impiccato nei sobborghi di Londra per dare esempio della fine che sarebbe toccata in sorte a tutti coloro che sarebbero stati pizzicati a compiere il suo medesimo atto ai danni di qualche nobil uomo.
Il terrore si impossessò gradualmente di me e mi misi affannosamente a cercare un lavoro onesto per evitare una morte ancora in giovane età.
Se avessi fatto ancora un buco nell'acqua, avrei accettato la mia sorte qualunque fosse stata.
Caso, o colpo di coda del diavolo, ancor non so tutt'ora, volle che un gentiluomo di campagna cercasse braccianti e lavoranti per mettere in sesto la tenuta da poco ereditata.
Ne assumeva la direzione dopo lunghi anni trascorsi in battaglia.
Non mi sembrò vero.
Mi si aprivano nuovi orizzonti...
Sarei scappato da Londra, da quei sobborghi sporchi e squallidi che espandevano sempre di più nell'aria un odore malsano che si attaccava agli abiti come una seconda pelle.
Avrei forse potuto smettere di avere il viso nero di fuliggine e anche se si fosse tramutato in un volto imbrattato dal marrone acceso di una terra da arare non mi sarei minimamente scomposto.
Della terra mai nessuno era morto.
O magari se avessi avuto fortuna, per la prima volta nella vita avrei potuto addirittura sperare di avere a che fare con i cavalli.
Li osservavo sempre con mal celata meraviglia e una punta di invidia quando avevo occasione di trovarmeli davanti.
Era uno dei desideri più grandi e nascosti nella profondità del mio animo quello di poter toccare ed accarezzare quei superbi destrieri dai manti variopinti.
Invidiavo il senso di libertà che mi trasmettevano tutti coloro che potevano aspirare a salirgli in groppa e a lasciarsi condurre da loro.
Chissà se la sensazione che si provava era la stessa di quando il vento ti accarezzava i capelli sulle rive del Tamigi... anche se mi auguravo che l'odore fosse leggermente più sopportabile da quell'altezza.
E così dopo una prima sommaria selezione con alcuni uomini del Signor Duca, che testavano solo la resistenza e la buona volontà degli arruolati, partì per la campagna.

Avevo diciassette anni e qualche mese, non sapevo ben definire la mia età esatta visto che nessuno era a conoscenza del giorno della mia nascita e avevo le sembianze di un ragazzino esile ma forte, con un fisico snello, scattante e sinuoso.
La mia carnagione lunare, i miei lineamenti finemente disegnati, le labbra appena rosate e seducentemente piene, ed i grandi occhi viola frangiati da ciglia nere come il carbone, per non parlare dei lunghi capelli setosi corvini che vennero alla luce dopo un lungo bagno tiepido come non avevo mai avuto l'opportunità di fare, mi valsero notevoli insulti ma presto si smorzarono grazie alle mie pronte e dure reazioni.
Fui ben presto rispettato o almeno temuto dai miei compagni di viaggio anche se alle mie spalle continuarono a bisbigliare incessantemente che ero bello ed affascinante come il peccato, che avevo il portamento di un damerino d'alto rango ed ero imbattibilmente veloce e scaltro.
Non avendo un nome iniziai ad essere chiamato Wild a causa del mio animo fiero e ribelle.
Qualcuno prese a commentare nuovamente il colore dei miei occhi e della naturale connessione che veniva fatta con il maligno, ma ciò servi ulteriormente ad incutere una sorta di reverenziale timore nei miei confronti e così fui lasciato subitaneamente in pace.

Giunti alla tenuta di Lord Cain Wolfud, Duca di Darkshire si spalancò per me, che non mi ero mai allontanato dagli stretti e pericolosi vicoli di Londra, un nuovo mondo fatto di aria pulita, cielo aperto e chilometri e chilometri di spazio sconfinato da percorrere con uno sguardo avido e mai sazio di novità.
Contrariamente alle mie aspettative fummo accolti con poca diffidenza e notevole benevolenza.
Non riuscivo a convincermi che esistessero ancora persone così stolte ed ingenue.
Possibile davvero che ci credessero pie anime candide venute qui solo per aiutarli a svolgere le varie mansioni, senza che ciascuno di noi tentasse di celare al contempo qualche oscuro segreto del proprio passato?
Eppure nessuno di noi aveva un aspetto raccomandabile!
Il gruppo che era arrivato, assoldato dai due uomini del duca era alquanto eterogeneo ma raccoglieva certamente ben più di qualche tagliagola e diversi esperti ladruncoli come me.
Addirittura ero certo di passare per il più innocuo.
Il che era tutto dire considerando la sfumatura dei miei occhi e la mia aria sfrontata, che tutti i miei propositi di finta umiltà non potevano comunque nascondere a lungo.
Mi sembrava tutto piuttosto surreale e cominciai a chiedermi che razza di uomo fosse in realtà il nostro nuovo padrone.
Ero ovviamente a conoscenza del fatto che tutti i gentiluomini non si abbassavano a reclutare personalmente i propri lavoranti e che selezionavano con estrema cura solamente i domestici che andavano a servire all'interno della loro abitazione, mase io fossi stato un uomo ricco e potente avrei avuto più cura di conoscere qualcosa su chi assumevo alle mie dipendenze.
Soprattutto considerando che in un modo o nell'altro avrebbero potuto aver accesso alla casa padronale.
Ero sconcertato, ma che i lord vivessero in un mondo tutto loro e che avessero mentalità del tutto aliene non rimaneva un mistero per noi poveri.
Tuttavia mi sarei aspettato una maggiore cautela da qualcuno che doveva averne viste tante in guerra ed era riconosciuto come un eroe, segno tangibile che almeno un po' di acume dovesse possederlo per essere sopravvissuto a numerose battaglie.

Mi ambientai piuttosto velocemente, d'altronde avere più di un pasto al giorno, godere di un posto riparato in cui trascorrere la notte ed avere vestiti caldi e puliti era quanto di più meraviglioso avessi mai ottenuto in tutta la mia esistenza.
In cambio lavoravo sodo e senza lamentarmi anche se a volte, subito dopo aver posato la testa sul giaciglio che mi era stato assegnato, crollavo in un sonno esausto e senza sogni.
Era piacevole persino svegliarsi con il canto del gallo e poter ammirare il variare del cielo ed il passaggio delle diverse gradazioni rossastre che lasciavano posto, con la nascita dell'astro diurno, ad un cielo il più delle volte azzurro intenso.
Ero, tuttavia ancora estremamente guardingo, continuavo ad essere molto taciturno e stentavo a rivolgere parola agli altri, fin troppo consapevole che le parole potevano sempre essere usate come armi contro chi le aveva utilizzate... ed io già avevo al mio attivo il fattore degli occhi, non volevo certamente amplificarlo con discorsi che qualcun altro avrebbe potuto fraintendere o mal interpretare.
Eppure stranamente, più mi mostravo introverso più gli altri tentavano di farmi uscire dal mio guscio.
Devo ammettere che non ne comprendevo la ragione.
Io quando vedevo qualcun altro che cercava di starsene in disparte ce lo lasciavo volentieri, assecondando il suo desiderio ed il suo bisogno di solitudine, perchè qui era diverso?

Iniziai a sentirmi confuso, preda di sentimenti contrastanti e soprattutto con l'irragionevole impulso di aprirmi con qualcuno, specialmente con il possessore di un certo sorriso da canaglia che da quando ero arrivato non faceva altro che cercare, con ogni futile pretesto, la mia compagnia.
Il ragazzo in questione, un valletto personale di sua signoria che era venuto in avanscoperta al fine di rendere, insieme ad altri suoi pari, confortevole e perfettamente organizzata la residenza per Lord Cain prima del suo arrivo, per lo meno a quanto mi era stato dato capire, si chiamava Joshua Aydeen.
Joshua aveva folti e corti capelli neri che gli ricadevano sbarazzini sulla fronte ampia in ciocche scarmigliate che contribuivano a donare malizia ad un volto che già ne possedeva abbastanza di suo.
Le sopracciglia erano marcate pennellate nere su una carnagione lievemente dorata dal sole, il naso sottile e dritto metteva in mostra le labbra leggermente troppo piene e larghe ma estremamente sensuali, soprattutto quando si aprivano in quel sorriso sfrontato ed insinuante che faceva rilucere i denti perfettamente bianchi e regolari.
Ma quello che più mi colpiva ogni volta che posavo lo sguardo su di lui era l'imponenza del fisico, muscoloso e ben proporzionato in tutte le sue forme e gli occhi.
Grandi occhi dorati dalla forma leggermente allungata che donavano a quelle iridi un qualcosa di felino e pericoloso per chi avesse osato sfidarne il proprietario.
Quegli occhi erano sempre ed in modo molto imbarazzante, fissi su di me.
Sembravano seguire ogni mio movimento e quando per caso si scontravano con i miei, il sorriso che vi intravedevo dentro aveva la capacità di confondermi e mettermi a disagio senza una ragione apparente.
Presi inconsciamente a seguirne a mia volta le movenze, quasi mi fosse necessario essere consapevole dei suoi spostamenti.
Da un lato probabilmente ciò derivava dal mio istinto affinato nei bassi fondi di Londra, in cui la sopravvivenza era basata anche su 'piccole' inezie quali la perfetta conoscenza delle abitudini degli altri, dall'altro non potevo negare che tutto ciò che lo riguardava istillava in me una forte quanto inopportuna curiosità.
Tutto questo si ampliò notevolmente quando passai di 'grado'.

Il mio impegno, la palese assenza di lamentele e la mia propensione al lavoro furono inaspettatamente notate e comportarono una promozione del mio status.
Arrivai addirittura ad essere ammesso nella futura, anzi ormai prossima, residenza del Duca come garzone tutto fare.
Devo ammettere che la mia sorpresa nel venire a saperlo fu totale e che un vago senso di calore e compiacimento iniziò a serpeggiare in me.
Per la prima volta non venivo rifiutato a priori per il colore dei miei occhi che non venne menzionato in nessuna circostanza, ma addirittura venivo apprezzato per qualcosa che facevo.
Joshua mi sorrise quasi con dolcezza il primo giorno della mia nuova mansione e per un attimo mi sorpresi ad osservarmi intorno, quasi per convincermi che fosse proprio per me e non per qualcun altro quel sentimento che traspariva dalle sue labbra.
Mi detti immediatamente dell'idiota e divenni quasi aggressivo nei suoi confronti, impedendo qualsiasi conversazione andasse oltre la semplice comunicazione dei doveri che avrei dovuto svolgere.
Ma lui non me lo permise perchè a poco a poco, con una pazienza che non avrei di certo mai avuto, smantellò tutte le barriere difensive che avevo eretto intorno al mio animo diffidente.
Ancora mi chiedo, a distanza di tempo, perchè gli abbia realmente concesso di farlo.
Forse perchè anche io volevo che qualcuno riuscisse a penetrarmi dentro ed a farmi cominciare a sorridere.
Con l'andare dei giorni scoprì che creatura meravigliosa fosse.
Quale beltà si nascondeva oltre quell'aspetto avvenente ed accattivante.
Aveva un insieme infinito di qualità che sfociavano l'una nell'altra quasi ne fosse un concentrato senza termine.
Era capace di donarsi pienamente agli altri, di avere sempre una parola attenta per tutti...
Che poi fosse gentile o di rimprovero, la elargiva sempre con una fermezza che lo faceva rispettare ed ammirare anche da chi aveva ricevuto un ammonimento a dimostrare, magari, un maggior impegno.
Possedeva una duplicità che non finiva mai di rendermi basito e sconcertato... era tenero e fiero al contempo.
Esigeva dedizione e rendimento, dando per primo lui stesso il buon esempio.
Ma non era mai duro e veniva incontro anche ai bisogni degli altri, essendo pienamente conscio che a volte rendeva maggiormente concedere piccoli favori piuttosto che comandare severamente senza ascoltare ragioni.
Mi resi ben presto conto che nonostante fosse un subordinato del Duca, aveva pieni poteri gestionali all'interno della dimora di Lord Wolfud.
Dai pettegolezzi farfugliati allegramente dalle domestiche seppi che godeva di grande considerazione da parte di Lord Cain e che aveva prestato servizio sotto di lui persino durante la guerra.
Questo mi indusse a guardarlo con sempre maggior considerazione e con un nuovo rispetto che gli aprì del tutto la via per la rapida conquista del mio affetto.
Più tempo trascorrevo con lui, al suo fianco, più mi convincevo che anche per me poteva esserci un barlume di felicità esclusivamente fatta per me.
Mi istillò la voglia di provare a gioire.
D'altronde era facile crederlo accanto a lui.
Aveva un cuore sincero, aperto agli altri e particolarmente a me.

Io che non avevo mai tenuto a nessuno iniziai a nutrire sentimenti strani che convogliavano sempre in visioni di abbracci intensi e baci ardenti con lui.
Mi ritrovavo spesso con le gote infiammate e con situazioni del tutto nuove ed inaspettate nel mio corpo che mi costringevano a lunghi bagni freddi.
Non avevo mai provato desiderio sessuale per nessuno.
Con lui lo sperimentai per la prima volta e così cominciai a guardarmi intorno, quasi a cercare qualcuno con cui poter trovare realizzazione e sfogo a questo mio imbarazzante bisogno fisiologico.
D'altronde quando ancora mi trovavo a Londra avevo ben altre necessità con cui sprecare i pochi soldi che racimolavo per farmi anche solo sfiorare dal pensiero di andare con qualche prostituta e quindi ero privo di esperienza, o meglio privo di contatti che non fossero di violenza e sopruso.
Ed ora mi accorgevo di non provare alcun desiderio per il cosiddetto altro sesso.
Provavo un'attrazione profonda per Joshua e con mia notevole frustrazione e con sempre maggior rabbia mi resi conto che lui era l'unico a farmi quell'effetto.
Non uno solo degli altri domestici mi suscitava la benché minima reazione eppure dalle dicerie delle fanciulle della casa erano molti i giovanotti affascinanti che vi abitavano.
Provai a guardarli, ad osservarli a studiarli ma verso nessuno sentì niente.
Invece quando scrutavo e seguivo di sottecchi Joshua mi sentivo ardere di una passione che prima mi era sconosciuta e che mi portava sempre più frequentemente a volerla estinguere solo in lui e con lui.

Passò qualche mese e la mia condizione perdurava senza il più piccolo cambiamento tangibile.
A volte ero nella situazione di dover urgentemente uscire dalla stanza in cui ci trovavamo entrambi per riprendere un barlume di controllo sia sul mio piano emozionale che su quello prettamente fisico.
E poi un giorno accadde ciò che non mi sarei mai aspettato nemmeno in mille anni di vita vissuta.
Rammento che eravamo nel bosco, alcuni inservienti della cucina avevano comunicato a Joshua che strani rumori provenivano dal boschetto in cui 'coltivavano' le spezie necessarie per i pasti e lo pregavano di controllare che non vi si annidasse qualche animale forestico e pericoloso che potesse attentare alle loro persone.
Quindi radunati quattro domestici, oltre a noi due, ci dirigemmo verso il luogo indicatoci, per poi separarci in gruppi di due in modo da avere le spalle coperte e una maggiore visuale, con l'intento di ritrovarci, capo ad un paio d'ore, al limitare del sentiero principale per poi riferire eventuali avvistamenti.
Vagavamo conversando del più e del meno, o più precisamente lui parlava senza sosta mentre io annuivo o mi limitavo a piccoli cenni di diniego non riuscendo ad apportare un vero e significativo contributo alla discussione.
Improvvisamente, in un modo decisamente banale, ma che fu causata dalla sua palese disattenzione al terreno, visto che più che guardare il sentiero si divertiva a gesticolare per dare più enfasi alle proprie parole e ad osservarmi per comprendere, sicuramente le mie reazioni, non vide una radice sporgente di un albero e vi inciampò.
Pronti e scattanti come sempre furono i miei riflessi che gli impedirono di rovinare a terra, accogliendolo tra le mie braccia, ma quello che mi sconcertò, turbandomi più del dovuto fu quando, rimettendosi in piedi con un sorriso imbarazzato, congiunse le sue labbra alle mie.
Credo che la confusione, la sorpresa, il piacere inaspettato che si mischiarono e si agitarono in me saranno un ricordo che porterò dentro per sempre.
Ovviamente non corrisposi, ero troppo inesperto e vittima del più totale sbalordimento per farlo e lui mal interpretò la mia mancanza di reazione, cominciando a blaterare, come un agitato forsennato, che aveva sbagliato, che si meritava una decisa punizione da parte mia, che avrebbe subito in silenzio e che sperava solamente che non avrei lasciato il lavoro per questo...
Il mio dito posto su quelle labbra morbide, atto a fermare gli sconclusionati borbottii impacciati che fuoriuscivano senza sosta dalla sua svelta lingua, ed il mio mezzo sorriso gli fecero comprendere più di quel che potessi esprimere in quel momento.
Si rilassò visibilmente e mi rivolse un luminoso sorriso prima di mettersi serenamente a fischiettare.
Alla mia espressione interrogativa ed al mio alzarsi perplesso di un sopracciglio rispose con candore assoluto, che aveva dopo tanto tempo trovato finalmente il modo per palesarmi il fatto che gli piacevo e che desiderava essere più di un semplice amico per me.
Se il bacio mi aveva stupito... le sue parole mi basirono completamente.
Ma da quel giorno divenimmo inseparabili e cominciò per me una nuova vita fatta di dolcezza, sorrisi accennati e sempre più veri, e dialoghi.
Per la prima volta avevo qualcuno con cui parlare, interessato ad ascoltare le mie opinioni, appoggiandole o confutandole, ma sempre prendendole seriamente in considerazione.
Iniziai a sentirmi importante per qualcuno ed un calore confortante e sconosciuto cominciò a salire in me prendendo il posto di quel vuoto che mi aveva sempre riempito.
Tre settimane dopo quel fortuito bacio ci fu la nostra prima volta.
Sempre più incapaci di accontentarci di semplici effusioni, baci appassionati e carezze che diventavano via via più audaci, ci decidemmo o meglio ci lasciammo andare del tutto una notte in cui all'esterno infuriava un temporale degno del peggior tempo inglese che si era visto da anni.
Lampi squarciavano il cielo seguiti poco dopo da violenti tuoni che facevano squittire di paura le giovani cameriere.
La pioggia scrosciava assordante, unendosi al sibilare impetuoso del vento, ma non me ne curai affatto mentre seguivo fiduciosamente Joshua nella stanza vicina alla soffitta che aveva deciso di occupare per se.
In quell'esplosione dirompente di una natura quasi selvaggia ed indomita donai la mia innocenza a Joshua, o meglio gli donai la mia passione, visto che l innocenza mi era stata strappata via tempo prima, ma per lui non contava e disse che per me quella era la prima volta.
E fu semplicemente meraviglioso.
Tenero, dolce, appagante e pregno di una passione ed un desiderio infinitamente eccitanti.
Nulla di anche solo lontanamente paragonabile a tutto ciò che avevo sempre sentito dire sul sesso consenziente.
Tutti lo definivano unicamente come uno sfogo momentaneo, un brutale e quasi animale istinto primordiale che si consumava nel giro di pochi attimi lasciando l'unica soddisfazione di un temporaneo rilassamento e benessere fisico.
Per me aveva significato la raggiunta di un'intesa completa, di una comunione quasi mentale con Joshua, una mutua trasmissione di pensieri ed emozioni che erano stati scambiati silenziosamente tra noi.
Era stato... intimo.
Intimo e bellissimo.
E niente di ciò che avrebbe potuto affermare qualunque individuo mi avrebbe fatto cambiare idea o mi avrebbe portato a considerarmi sporco per aver passato delle ore così piacevoli ed intense con un altro uomo.
Un uomo che mi stavo accorgendo di amare e che ormai avevo capito mi adorava letteralmente.
Me ne rendevo sempre più conto da ogni sua azione, da ogni sua gentilezza, da ogni singolare attenzione che mi rivolgeva con una delicatezza unica.
Ma il passo che mi condusse alla piena consapevolezza dell'amore si congiunse altresì alla scoperta di un essere talmente abbagliante nel suo splendore che mi atterrì totalmente quel briciolo di anima che possedevo rendendomi suo schiavo per l'eternità...
Purtroppo ero destinato a rovinare con le mie mani la felicità che avevo infine trovato accanto a Joshua.
D'altronde Tutto quello che entra in contatto con me si deteriora.
Ho il potere di distruggere e contaminare ogni cosa, fosse anche la più bella e perfetta del creato.

Incontrai il Duca per la prima volta dopo sette mesi che conoscevo il mio compagno e dopo cinque che mi ero trasferito insieme a lui.
Avevamo optato per una convivenza nella piccola casetta antistante le scuderie, in modo da poter conservare quel briciolo d'intimità che ci permettesse di scambiarci coccole e gesti affettuosi senza che nessuno ne fosse a conoscenza.
Fu un gesto avventato il mio, indubbiamente, visto che non ero mai stato sfiorato da un simile pensiero prima d'ora, ma si rivelò una scelta che mi concesse dei giorni di pace, serenità, tranquillità e gioia senza fine.
E di questo non avrò mai modo di contraccambiare quella stella lucente e brillante che ha deciso di illuminare e sorvegliare le mie notti ed i miei giorni, tentando di portare forza, vigore e passione al mio cuore.
Joshua infatti è un concentrato di qualità uniche che mi fa rendere conto di quanto io sia fortunato ad averlo accanto in ogni singolo istante che trascorro con lui.
E' passione pura, che mi fa ardere ed incendiare, è fiducia, totalizzante ed estrema, è lealtà, appassionata e sincera, è purezza, disarmante ed ingenua, è sensualità, intrigante ed ipnotizzante, è bontà, inconsapevole e generosa, è amicizia, vera e disinteressata, è amore, sconcertante e profondo.
E' in un certo senso il mio cuore, perché grazie a lui ho scoperto di averne uno.
Però, nonostante tutto questo, non è Cain.
L'essere che con la sua luce mi ha aperto un mondo a me sconosciuto, una realtà che non credevo possibile, almeno per me.
Mi ha sconvolto dal primo istante in cui ho posato il mio sguardo su di lui, la sua bellezza algida e distante mi ha scosso, facendo vibrare i miei sensi come mai cosa alcuna prima d'ora.
I suoi capelli di candido lino, come quel lino puro e meraviglioso, che avevo sempre ammirato con sguardo incantato in alcune botteghe in cui entravo solo per sognare, vista l'esosità dei prezzi, gli ricadevano lungo la schiena come una cascata morbida ed ammaliante che circondava un viso d'incanto in cui si univano fermezza e risolutezza, decisione ed orgoglio e due occhi di vivido smeraldo che mi inchiodarono sul posto con la loro magia e la loro intensità.
Non so come fui capace di rivolgergli parola e di presentarmi il giorno stesso in cui giunse, infine, alla proprietà di cui ora era il legittimo possessore e signore.
Venuto a conoscenza del mio rapido inserimento ed avanzamento nell'ambito lavorativo si incuriosì e volle mettermi alla prova, cercando testimonianze concrete per gli elogi entusiastici ricevuti da Joshua nei miei confronti.
Mi assegnò un lavoro semplice ma che avrebbe testato, a mia insaputa, la mia affidabilità e la mia lealtà.
Non lo delusi anche quando mi resi conto che il pacchetto affidatomi conteneva denaro sonante in gran quantità.
Non cercai nemmeno di valutare il contenuto effettivo di quello che dovevo portare ad un suo conoscente perchè nonostante il mio passato da ladruncolo non ne sentivo la necessità.
La parte più difficile, per me quindi non arrivò quando dovetti consegnare integro il carico assegnatomi, perchè neppure una volta mi aveva toccato il pensiero di sottrarre qualcosa al mio padrone, soprattutto ora che non ne avevo assoluto bisogno, ma quando dovetti presentargli personalmente il resoconto dell'incarico che mi aveva affidato tramite Joshua.
Il mio animo trasudava nervosismo e un senso di indefinibile terrore.
Non capirò mai il perchè di quelle emozioni, considerando che davvero Cain non mi ha mai fatto paura.
Ero agitato senza una motivazione reale e quando entrai, dopo aver chiesto il debito permesso nel suo salottino privato, credetti di ricevere un colpo in pieno petto per la bellezza che emanava.
Indossava una vestaglia rosso cupo, di un velluto molto pesante, lunga fino ai piedi e quel capo di vestiario confermava il suo stato di salute poco positivo, notizia che mi aveva comunicato Joshua con aria preoccupata, al mio rientro.
Eppure proprio quella tenuta ed i capelli a malapena trattenuti in una coda lenta da un nastro dello stesso tessuto e colore, lo facevano apparire ancora più regale e signorile, quasi dotato di un fascino irraggiungibile per chiunque.
Restai a contemplarlo qualche attimo in attesa che mi dicesse di parlare e quando lo feci mi sorrise soddisfatto.
Il suo sorriso era quanto di più bello e freddo al tempo stesso avessi mai visto con i miei occhi.
Si affacciava sulle labbra sottili e perfettamente delineate in un modo altero ed elegante, facendo intravedere la dentatura candida e regolare ma non permettendo agli occhi di esserne scaldati.
Restavano guardinghi anche se carichi di una curiosità che non si curava di celare nemmeno davanti a me.
Mi fissavano implacabilmente, studiando attentamente ogni mia mossa, valutandola precisamente.
Eppure inspiegabilmente qualcosa di me o delle mie parole dovette colpirlo favorevolmente perchè spesso chiedeva di me, facendo si che lo raggiungessi per resoconti sul lavoro degli altri domestici o per semplici conversazioni.
Anche se non ero mai molto aperto, da quando stavo insieme a Joshua avevo iniziato a parlare maggiormente e questo si rivelava anche quando ero in presenza del Duca, che sembrava gradire i nostri scambi verbali.
Con il passare dei giorni e il suo ritorno in perfetta salute mi chiese anche di accompagnarlo, insieme a Joshua, in qualche visita a dei vicini.
Questi segni di benevolenza rivolti alla mia persona mi coglievano sempre inaspettati e lasciavano nel mio animo un segno sempre più positivo.
Iniziai a provare per quell'uomo duro ma giusto, un'infinita ammirazione.
In seguito alle nostre discussioni, ormai sempre più frequenti e piacevoli, e vista la vivacità intellettuale che lui aveva detto di aver visto in me volle coltivare la mia cultura.
Mi sembrava un autentico sogno.
Imparai a scrivere ed a leggere, ogni sera mostravo orgoglioso i miei risultati a Joshua che trovava sempre un modo per farmi sentire ancor più importante, congratulandosi con me, lodando i miei progressi e coccolandomi.
Il Duca cominciò addirittura a prestarmi i suoi libri, che ogni volta guardavo con occhi brillanti.
La prima occasione in cui li avevo potuti vedere, ovvero quando avevo varcato la soglia della sua biblioteca, ero rimasto atterrito di fronte a tutto il sapere racchiuso in quell'unica stanza.
Gli alti tomi in bella vista mi avevano fatto accelerare il battito del cuore senza una reale ragione.
Era come se mi chiamassero e mi tentassero con le loro preziose copertine dalle tinte scure e dalle lettere dorate od argentate e io desideravo rispondere al loro muto appello.

Più tempo trascorreva maggiormente il mio legame con Joshua si rinsaldava e lo stesso accadeva con quello che avevo instaurato con Cain anche se in vesti ovviamente diverse.
Nell'arco delle due stagioni che avevano segnato l'arrivo di Cain nella mia esistenza, erano mutate una quantità così considerevole di fattori che a stento riuscivo a riconoscermi.
Ora ero diventato uno dei suoi più fedeli servitori, un suo collaboratore stretto ed affidabile su cui contava sempre ed a cui dimostrava di tenere particolarmente.
Nonostante avesse una schiera di notabili ed avvocati che risolvevano le sue questioni amministrative e benché potesse farne tranquillamente a meno, vista la vastità della sua cultura e delle sue competenze, non di rado interpellava le mie opinioni e questo non cessava mai di suscitare un certo piacere misto a sorpresa in me.
Giunsi a nutrire per lui un'autentica venerazione, sarei stato disposto a fare veramente di tutto per continuare ad avere la sua attenzione e le sue premure per me.
Gradualmente lo innalzai a mio modello da seguire, ad esempio da emulare, che sapevo non avrei mai potuto raggiungere ma che non mi sarei mai stancato di seguire ed ammirare.
Aprii il mio cuore all'affetto e ad una stima tali da arrivare a considerarlo non solo il mio signore e padrone né una semplice guida per me ma addirittura un padre.
La sua considerazione per me mi riempiva l'anima di felicità ed orgoglio, i suoi sempre maggiori gesti di fiducia nei miei riguardi mi concedevano un appagamento ed una gioia inaudite per me.

Solamente quando iniziai a desiderare e bramare un suo sorriso solamente per me capì che qualcosa stava cambiando.
Ormai volevo il suo sguardo di puro smeraldo puntato solo nel mio, le sue mani che a volte mi sfioravano con tenere carezze paterne sognavo che potessero perdersi totalmente su di me.
Eppure tutto questo accadeva ancora a livello inconscio.
Mi rifugiavo nella scusa sempre più fragile, agli occhi altrui, del mio affetto filiale, della mia assoluta quanto cieca devozione dell'essere unico e splendidamente meraviglioso che era.
Cercavo sempre più spesso la sua compagnia e le sue coccole dolci che aveva iniziato a dispensare solo a me.
Ero fiero ed intimamente felice che solo di me si fidasse, che solo a me avesse confidato certe cose del suo passato, che solo me presentasse come un suo eccezionale pupillo.
Che addirittura avessi surclassato nel suo cuore il posto occupato prima da Joshua che senza rendermi conto trascuravo sempre di più.
Perchè non vedevo che c'era altro.
Non ero cosciente che la prima persona che ricercavo per un consiglio era lui, che la prima persona con cui volevo parlare di una qualsiasi cosa era lui, che a lui dispensavo sorrisi ed abbracci affettuosi in qualunque attimo e stato d'animo io fossi.
Me ne fece accorgere lui... ed il mio mondo andò in pezzi.

Ero appena tornato da un viaggio a Londra, fatto appositamente per lui.
Ero andato a consegnare dei documenti della massima importanza ad un suo notaio e non aveva voluto affidarli a nessun altro all'infuori di me.
Ovviamente per me era stata un'ulteriore fonte di soddisfazione, una riprova immancabile della sua stima per me.
Ma quando tornai ricevetti una notizia che mi fece perdere il controllo.
Mi aveva scritto una lettera per avvisarmi di essersi dovuto recare per qualche tempo in Francia da un suo lontano parente che era in fin di vita e che aveva richiesto la sua presenza nel giorno in cui fosse spirato.
Era stato molto dolce e gentile, rassicurandomi che avrebbe fatto rientro il prima possibile e che in quel tempo si augurava che continuassi i miei studi e le mie letture con il supporto di Joshua, che lui sapeva, tra l'altro essere il mio compagno.
Glielo avevo confessato un giorno anonimo di alcuni mesi prima perchè non riuscivo più a tenermi dentro qualcosa senza rivelarglielo e poi mi sembrava giusto che conoscesse in dettaglio ogni particolare della mia breve esistenza, visto che lui stesso mi aveva fatto l'onore di condividere con me gran parte della propria.
Tenevo quelle poche pagine di carta con mano malferme e non c'era davvero alcun motivo plausibile per il fatto che scoppiai in lacrime disperate, leggendola.
Io, uomo adulto e temprato dalle avversità che sin da piccolo avevo imparato ad affrontare avevo cominciato a piangere semplicemente per l'annuncio di dover restare per un tempo imprecisato senza vedere il mio padrone.
Ed il mio paziente Joshua accettò la prima spiegazione che addussi a lui ed a me stesso.
Ovvero che non ritenevo possibile che l'affetto e la fiducia di Lord Cain nei miei confronti fossero così intensi come trapelava dalle parole che aveva utilizzato nella missiva che mi affidava, tra l'altro insieme a Joshua, il pieno controllo decisionale e gestionale all'interno della casa.
Passarono due mesi e mezzo, mi trascurai notevolmente sul piano fisico, sottovalutando ampiamente una brutta infreddatura che mi costrinse a stare a letto per più di tre settimane.
Joshua mi restò accanto ogni attimo, cercando di distrarmi e portandomi tutti i libri che desideravo dalla biblioteca di Lord Cain, come da sue disposizioni
Ma non era solamente il deperimento corporale che subivo era più che altro un'apatia che si era incuneata in me, prendendo possesso del mio animo dal giorno della partenza del Duca.
Svolgevo le mie mansioni con una sorta di vuota efficienza, come se ormai le mie azioni fossero diventate del tutto meccaniche e mi crogiolavo in un senso di perdita che non avrei dovuto considerare mio.
Non era affatto ragionevole che io mi fossi ridotto così solamente per la mancanza di Lord Cain... semplicemente non era possibile.
Joshua iniziò a preoccuparsi seriamente, convinto che il mio status d'indifferenza completa fosse una conseguenza della malattia che mi aveva fatto dimagrire in modo molto visibile e che mi aveva reso ancor più longilineo di quanto già non fossi.
Provai a reagire grazie alla sua costanza ed al suo amore ed in parte ci riuscii benché ormai per me sorridere era diventato troppo difficoltoso e quasi estenuante.
Ma un mattino, in cui mi ero preso una meritata pausa andando a rifugiarmi sotto le fronde di un albero dalla folta chioma, per leggere le memorie passate di antichi sovrani di una remota civiltà, il sorriso tornò al suo posto, ancor più brillante e luminoso di quello che era mai stato prima.
Alzando gli occhi a causa del rumore attutito di zoccoli sul terreno umido mi sembrò di vedere un angelo dalle ali luminose che cavalcava verso di me.
Cain montava con una grazia innata lo splendido stallone bianco che lo aveva accompagnato in più di una battaglia ed era vestito con un completo da cavallerizzo interamente bianco.
I lisci e setosi capelli biondi, lasciati liberi di ondeggiare al vento sembravano candide ali aperte che lo proteggevano, mentre le incantevoli e proporzionate fattezze del viso rimandavano a quelle raffigurazioni celestiali di creature soprannaturali che avevo sempre guardato con riverenza ed ammirazione sconfinate.
Una bianca e dorata visione, circondata da raggi di luce, che penetrò nel mio cuore, infondendogli quel calore che aveva perduto ormai da più di dieci settimane.
Mi alzai in piedi di scatto, lasciando cadere, ormai dimentico, il libro a terra e gli corsi incontro con il cuore che accelerava il suo battito ad ogni istante.
Lord Cain arrestò dolcemente il galoppo del suo cavallo e mi sorrise, suscitandomi una gioia che non provavo da molto.
Dopo averlo salutato come si conveniva, su suo invito montai dietro di lui, beandomi del contatto tra i nostri corpi allacciati ed iniziai a raccontargli a raffica di tutto ciò che era avvenuto in sua assenza.
Era come se fossi improvvisamente rinato.
La mia vivacità era tornata ed in forma maggiore a quanta ne avessi mai posseduta.
Si mostrò sconcertato ed ansioso quando gli comunicai anche del mio malanno e ciò mi portò un ulteriore impeto di felicità, ma non tardai a rassicurarlo sul miglioramento delle mie condizioni.
A sua volta, giunti a casa e dopo che ebbe salutato convenientemente tutti i domestici che lo accolsero festosamente, mi riferì del suo soggiorno francese.
Molto impulsivamente lo abbracciai dichiarando che se vi fossero state altre occasioni simili lo avrei accompagnato, lasciando a Joshua, che ne era perfettamente in grado, come aveva già ampiamente dimostrato, la gestione degli affari qui a Darkshire Manor.
Il Duca ricambiò sorridendo il mio slancio affettivo ma poi accigliandosi appena mi fece notare il mio egoismo innato, benché ovviamente non si espresse in questi termini, che mi aveva portato ad affermare che la prossima volta sarei partito insieme a lui.
Mi chiese di pensare a Joshua, sostenendo che dovevo stare con lui ed io in tutta risposta gli dissi che avevo compreso che non ce la facevo senza di lui, senza vederlo, perchè lui in breve tempo era diventato la mia forza, il mio sostegno ed il mio punto di riferimento.
Mai parole furono più vere e mai parole che pronunciò lui, subito dopo, mi fecero altrettanto male.
"Deve essere lui il tuo punto d'appoggio, è lui il tuo compagno, non io"

La realtà si abbatté su di me svuotandomi.
Perchè mi ero illuso per tutto quel lasso di tempo?
Avevo davvero creduto di essere migliorato in quel periodo?
I miei peccati non erano di certo svaniti con un magico colpo di bacchetta solo perchè due persone mi avevano donato amore, anche se in forme diverse tra loro... i miei occhi erano il simbolo che doveva ricordarmi eternamente la mia probabile origine maligna, come avevo potuto dimenticarmene per così tanto tempo?
Come avevo potuto scordare o trascurare così a lungo i ricordi dei giorni in cui venivo evitato come la peste ed in cui venivo tacciato come figlio di Satana in persona?
Le mie colpe non erano scomparse.
Rimanevo pur sempre un ladro, anche se questa volta non di denaro o cibo ma di sentimenti che non meritavo.
Il mio cuore oscuro non era mutato, aveva solo conosciuto nuove sensazioni ed a loro si era assecondato, modificandole secondo il proprio modo di essere.
Sì... avevo volto al male anche la purezza dell'amore.
Il candore di un affetto filiale e di un servo per il suo padrone, traviato in un amore totalizzante e schiavizzante per la sua intensità e l'amore dolce e stupendo di un giovane uomo per il suo compagno ridotto a dover competere con un altro sentimento coesistente in uno stesso cuore.
Avevo un cuore separato in due parti che urlavano entrambe per ricevere amore.
Volevo l'amore esclusivo di ciascuno dei due occupanti di quelle metà.
Desideravo e bramavo con tutto me stesso l'amore unico di Joshua e quello di Cain... anche se almeno con me stesso giunsi ad ammettere che la parte che più forte gridava era quella che volgeva al mio amato signore.
L'avidità era rimasta, trasformandosi certo, ma rimaneva annidata nel mio essere sporco ed abbietto.
Perchè dovevo e devo rovinare tutto quanto?
Feci finta di nulla, assicurandogli che le mie erano state parole avventate, dovute semplicemente alla gioia di saperlo in buona salute e nuovamente a casa e me ne andai dopo che anche lui convenne a sua volta sul fatto che mi fossi lasciato trasportare dalla contentezza del suo ritorno.
Ma non era così.
Sarebbe stato fin troppo bello se lo fosse realmente stato.
Ormai sapevo ciò che il mio animo provava intensamente e non potevo certamente estirparlo.

Il temporale si è infine quietato, scomparso come le mie riflessioni e la sedia a dondolo si è fermata, senza che io me ne rendessi conto, chiaro segno che Cain ormai si è diretto a riposare.
Mi rialzo dal mio stato prono e contemplo con occhi vuoti la porta della camera da letto dove dorme placidamente Joshua.
Non sarebbe meglio se io scomparissi?
Non è preferibile porre termine e fine ad un essere così vile e spregevole?
Capace di far soffrire un tesoro inestimabile come Joshua ed un angelo dalle ali bianche come Cain?
Dovrei trovare qualcuno a cui chiedere la sentenza, qualcuno a cui appellarmi e alla cui volontà rimettermi.
Perchè io non ho più la forza di pensare.
Ho solo quella di agire... e non so davvero se sarà per il meglio...

FINE