
- capitolo unico -
DISCLAIMER: I personaggi mi appartengono.
DEDICHE: A Pierre, tesoro se avessi saputo con più anticipo che oggi era il tuo compleanno ti avrei scritto, se ci fossi riuscita, qualcosa di decente, ma stando così le cose e visti i tempi ristretti, ti devi accontentare di questa sciocchezza e dei miei più sinceri auguri. Cento di questi giorni ^*^!
Inoltre voglio cogliere l'occasione per ringraziare te, Rosa e Saku per la meravigliosa giornata di ieri: grazie ragazze ^^!
Ali strappate
Cosa prova una farfalla quando le strappano le ali? Io da bambino me lo chiedevo sempre con morbosa curiosità, quando vedevo mio fratello ed i suoi amici torturare quella fragile e delicata bellezza con un sadico desiderio di distruggere un innocente, nel tipico gesto di chi si vuole sentire forte e potente.
Ora, ad anni di distanza, lo so. Adesso che non sono più un bimbetto con gli occhioni sgranati di affascinato orrore, conosco la sensazione che quella creatura variopinta doveva provare nel ritrovarsi improvvisamente impotente ed incapace di volare.
Perché io volavo.
Quando scivolavo sul seducente pavimento ghiacciato io avevo due ali e le usavo per librarmi leggero, trascinato dal vento creato dalla melodia delle note. Mi adagiavo e rialzavo dolcemente di fiore in fiore, mentre Chopin, Mozart, Donizetti, vibrandomi dentro, mi trasformavano in un tutt'uno col ghiaccio che rigavo con i pattini.
Ma ora non posso più, sono un'inutile farfalla senza ali che aspetta rassegnata il suo destino. Quale destino il mio se non potrò più pattinare, a causa di questa frattura mal saldata del femore che mi ha reso lievemente claudicante? Non lo so, sicuramente non felice.
Mi sembra di essermi spento, è come se tutto l'entusiasmo e la gioia di vivere che mi ha sempre animato, da quando ho ricordo, se ne se siano andati con l’incidente. Quel maledetto, stupido, incidente che ha spezzato il mio sogno.
Sono trascorsi appena dieci mesi eppure è come se fossero anni. I miei genitori non capiscono, è semplice per loro dire che sono stato fortunato, che potevo restare gravemente ferito, menomato od addirittura ucciso, in quello scontro frontale avvenuto per colpa di quell'ubriaco che andava contro senso.
Credono forse che non lo sappia? Che non pensi mai al fatto che l'altro conducente è morto? C'ero io non loro quella notte! Cosa ne sanno di quello che ho provato? Eppure a loro non importa che io non possa più pattinare, per loro il mio era solo uno sciocco capriccio da ragazzino viziato che poteva andar bene unicamente come hobby e che doveva rimanere del tutto secondaria alla mia istruzione e formazione universitaria. Non hanno mai considerato i miei risultati nazionali se non come motivo di occasionale vanto con gli amici, come avrebbero e hanno fatto per un bel voto o per una lode al mio bel faccino.
Perché per loro io non sono altro che un futuro impiegato nell'azienda di famiglia? Perché non hanno mai preso sul serio quello che volevo davvero?
Arrovellarmici non serve, d'altronde, forse, per loro è addirittura un sollievo che io non abbia più certi grilli per la testa. Ovviamente però è un peccato che "Clavis non possa più mettersi in pantaloncini corti con tutte quelle cicatrici che lo sfigurano!" ... mia madre crede realmente che la sua voce soave non mi sia arrivata dalla porta socchiusa, mentre una settimana fa parlava con Jean-Paul e con papà fuori dalla mia stanza?
A me non interessa, anche se non voglio la sua pietà! Ne invocherei altre mille pur di poter tornare a danzare su quella lastra splendente, con la musica che mi innalza, ed invece...
Invece sono qui a guardare fuori dalla finestra, senza vedere seriamente, e con la voglia di non fare niente. Sto cadendo vittima della depressione a ventitre anni e non ho il desiderio di reagire... che sia un altro segnale del suo sopraggiungere?
"Ciao tesorino, stasera viene a cena Yvette. E' proprio una cara ragazza! Mi telefona tutti i giorni per sapere come stai!"
"..."
"Sai credo proprio si sia presa una bella cotta per te!"
"Mamma... sono gay, quante volte devo ripetertelo?" Ormai non ho più neanche la forza di arrabbiarmi davanti a questa sua ottusità.
"O caro, ormai non sei più adolescente, certe cose non dovresti dirle! Anzi è proprio arrivato il momento che ti cerchi una fidanzata! Non vorrai avere dei figli da vecchio, no? E poi Yvette ha detto che non le importa delle... insomma pensa che tu sia sempre bellissimo, te lo assicuro!"
"... Fuori."
"Cosa ClaCla?"
"Fuori, subito!!!"
"Ma Clavis..."
Mia madre ancora non sa ben calibrare quanto per me ormai è arrivato il punto di non ritorno, infatti quando la sbatto fuori senza troppe cerimonie, dopo essermi alzato ed aver arrancato rabbiosamente fino alla porta con questo passo a cui non mi sono affatto abituato, trascinandomela appresso, prova nuovamente a mettere insieme qualche rimostranza, fino al successivo e netto rumore della chiave girata nella serratura.
Sono stanco che tutti mi dicano come devo vivere la mia vita, prima avevo la capacità di contrastarli persino con il sorriso, adesso no. Ora non ce la faccio più e dubito che resisterò molto a lungo in queste condizioni prima di lasciarmi andare ad atti inconsulti.
Jean-Paul, mio fratello lo capta immediatamente quando viene a trovarmi.
Il cambiamento che ha subito dal giorno in cui ha incontrato Magda mi lascia sempre stupefatto. Una donnina tanto piccola e minuta, che gli arriverà a mala pena al petto, è riuscita con il suo sorriso combattivo e con il suo strano ed irresistibile accento inglese non solo a farlo capitolare da imperituro libertino qual era, ma persino a mutare certi irritanti atteggiamenti e convinzioni che me lo avevano sempre reso odioso sin da piccolo. Da ben quattro anni a questa parte posso dire di avere un fratello, un fratello reale e su cui contare. E' stato il primo a sapere della mia omosessualità ed il primo che l'ha liquidata come se fosse una questione di poco conto. Non per disinteresse, ma semplicemente perché la considera una mia preferenza sessuale che riguarda soltanto me.
"Cla, la mamma mi ha detto che ti sei rifiutato di vedere Yvette ieri sera e che non hai neanche cenato."
"..."
"Ok, ok la smetto di ridere, lo sai che la trovo un'oca da impallinare anziché impalmare e che ti appoggio... però non ti fa bene saltare i pasti."
"Non avevo fame."
"Sei dimagrito troppo ultimamente, avrai perso almeno dieci chili."
"Sei..."
"Ecco, appunto! Senti... non ti giova stare qui, con la mamma che continua a scocciarti. Come direbbe Magda finirai per morire di tedio!"
"E che dovrei fare?"
"Cambiare aria!"
"Ah, ah, non mi va di andare in vacanza, grazie."
"Non parlavo di questo infatti..."
"E di cosa allora?"
"Perché non ti trasferisci da noi? Anzi no, Magda incinta è un'esperienza che risparmierei persino ai miei nemici. Alterna momenti di rabbia a crisi di pianto, passando per sorrisi estatici e risate sfrenate... Sto per diventare pazzo! Comunque... potresti... mah sì, perché non ti trasferisci nell'appartamentino che usava Magda prima di sposarmi? Quello vicino all'agenzia! E' piccolo, ma per te da solo basta e avanza! E poi adesso è sfitto, l'ultimo inquilino si è laureato a giugno e se ne è tornato a casa!"
"No, meglio di no."
"Perché no? Hai paura di vivere da solo? Ti serve la mamma che ti canta la ninna nanna per addormentarti?"
"Non fai ridere..."
"Mica sono un comico!"
"Che spirito di patata..."
"Ma come non preferivi i finocchi? Ahem, la smetto, però parlavo seriamente prima."
"Non lo so, dubito che sarebbe una soluzione sensata, e poi starei lontano dall'università e sarebbe un problema frequentare le lezioni ed i corsi."
"Non prendermi in giro, tu non ci vuoi andare adesso. E' l’ultimo pensiero che ti attraversa la testa, e poi hai bisogno di staccare la spina. Sarebbe controproducente insistere, ti verrebbe la nausea a forza di fare qualcosa che per il momento non ti stimola. Ora devi solo svagarti e riprenderti."
"Forse hai ragione..."
"Io ho sempre ragione!"
"Guarda che lo riferisco a Magda..."
"No! Ok, ritiro tutto, ma tu non dirglielo che poi me la fa scontare!"
"Mmm, forse... Grazie Jean, davvero."
"Sei mio fratello!"
Scuoto la testa davanti a questo suo tono tenero ed affettuoso, che raramente mi ha mostrato, ed evito di rispondere alle facezie che mette in atto successivamente per distrarmi.
Che male mi farebbe cambiare casa? Nessuno.
Che vantaggio ne ricaverei? Ugualmente nessuno, se non evitare di liberarmi per un po' da mia madre e smettere di restare chiuso in questa stanza che mi ricorda costantemente, in ogni angolo, di essere ormai inevitabilmente ancorato a terra.
Tempo una settimana e sono istallato nel mio nuovo appartamentino.
Cosa non fanno i soldi, sono circondato da ogni comodità per scapoli, ed il tutto, dal mobilio al più minuscolo utensile, è stato approntato nell'arco di sei giorni.
Le urla isteriche di mia madre mi rimbombano ancora nelle orecchie, ma devo ammettere di essere piuttosto soddisfatto di aver accolto favorevolmente il consiglio di Jean-Paul. Se non fosse stato per lui, ora sarei ancora a crogiolarmi nel vedere le foto ed i premi che riempiono la mia camera, piccolo santuario devoto al pattinaggio, invece di dirigermi all'agenzia immobiliare dove ho accettato di dare una mano a Magda. Non che possa far poi molto, visto che non è il mio campo e sono totalmente digiuno su questioni che riguardano questo mercato, però cercherò di aiutarla al meglio, considerato che la gravidanza le procura notevoli fastidi.
E poi mi serve a non pensare.
Non devo ricordare. Mi sono prefissato questo obiettivo.
Credo che il detonatore per una risalita dal fondo vuoto in cui mi stavo cullando sia stato l'affetto di Jean-Paul. Lui non ha responsabilità alcuna in ciò che è successo e so quanto lui e Magda fossero orgogliosi dei miei successi; erano sempre in prima fila ad incitarmi durante una gara e quando potevano assistevano volentieri alle mie prove, per non menzionare poi i consigli della mia cognatina sui costumi che mi donavano maggiormente e che avrebbero impressionato favorevolmente le giurate.
Non voglio far pesare su di loro il mio sogno sfumato, non devono preoccuparsi continuamente di ciò che può urtare la mia suscettibilità, censurando discorsi od evitando argomenti.
Mi leccherò le ferite da solo, quando la sera mi sdraierò nel mio letto e rivivrò quegli attimi in cui ero una splendente farfalla.
Nell'istante in cui varco la soglia della modesta, ma affidabilissima, agenzia diretta da Magda percepisco la sua risata divertita e squillante, seguita da un'altra più bassa e profonda.
Se qualcuno ci sta provando con la moglie di mio fratello, nonché futura madre del mio primo nipotino, si ritroverà sbranato da me in cinque secondi netti. Sono dell'umore ideale.
Faccio capolino nell'ufficio di Magda bussando talmente brevemente da non consentirle nemmeno di risponderle prima che io appaia nel suo campo visivo.
E' seduta dietro la scrivania, con i capelli ramati raccolti compostamente dietro la nuca e con le tracce di ilarità che si riscontrano ancora nei suoi brillanti occhi scuri e nel sorriso che le mette in evidenza il visino da folletto malizioso che si ritrova, e davanti a lei c'è un uomo che mi volta le spalle.
"Clavis! Sei già qui! Pensavo che ti saresti fatto vedere solamente oggi pomeriggio dietro mia sortita a casa tua e consecutivo sequestro!"
Il ragazzo, perché ora che si è girato riscontro nelle sue fattezze un'aria decisamente giovanile, mi osserva incuriosito mentre io rispondo meccanicamente a Magda con un brontolio.
"Beh l'importante è che tu ti sia deciso, permettimi di presentarti Ange Gardien, un nostro efficientissimo collaboratore, Ange lui è mio cognato Clavis Moysien e come ti dicevo prima mi alleggerirà il lavoro!"
Angelo custode... che gusto grottesco i suoi genitori, anche se devo dire che è un angelo di nome e di fatto, visti i suoi occhi grigi che sembrano un cristallo appena adombrato ed i capelli chiari che gli contornano il viso dai lineamenti morbidi. Ma si sa che gli angeli decadono fin troppo facilmente trasformandosi in lussuriosi diavoletti, meglio che diventi vigile, perché se questo sbruffone ha messo gli occhi su mia cognata troverà un deciso avversario non solo in Jean-Paul, ma anche in me.
"Senti Cla, ti dispiace se ti lascio con Ange per farti spiegare almeno qualcosa? Ho un appuntamento dal ginecologo tra un'ora e se non mi presento tuo fratello mi spenna come una gallina, quando torno stasera."
Al pensiero di come Jean guardi adorante sua moglie ogni volta che sono insieme, mi viene da sorridere per l'uscita fatta da Magda, ma ovviamente mi appresto ad assicurarla con un lieve cenno di dissenso.
"Vai pure tranquilla."
"Grazie, e tu Ange non essere troppo zelante o finisce che lo fai scappare in men che non si dica!"
Ange ride nuovamente e devo ammettere che quando i denti bianchi si fanno spazio tra le labbra ben disegnate assomiglia molto ad uno di quei diavoli tentatori che mi stavo immaginando prima e che potrebbero portare persino me su una cattiva strada. E non è il caso, visti tutti i problemi che mi ritrovo, che vada a cercarmi ulteriori complicazioni cedendo al fascino di un impiegato di mia cognata sicuramente etero, e forse persino omofobo.
Dopo aver salutato Magda con un bacetto fraterno e con raccomandazioni sul fare attenzione, mi dirigo nell'ufficio di Ange, bussando più lentamente di prima, in modo da dargli il permesso di accogliermi.
Quando entro mi ritrovo i sensi investiti dal suo leggero profumo e da una sottile musica di sottofondo proveniente dal pc, che troneggia in un angolo della sua scrivania di betulla.
Deve accorgersi della mia perplessità perchè esordisce con un "Mi rilassa la musica e quando non ci sono i clienti ne approfitto, se vuole la spengo, o posso darle del tu?"
"Il tu va benissimo, la musica anche."
Se prende nota della mia laconicità non lo dimostra, ma inizia a darsi da fare, illustrandomi con tono professionale e semplicità i suoi compiti e le sue competenze per la successiva mezz'ora.
Ha un qualcosa di estremamente languido nel suo modo di fare, ed in verità non so ancora capire se mi piace o meno, però devo riconoscere che è stato cortesemente impeccabile nello spiegarmi quanto doveva. Per mettermi a mio agio mi ha fatto assistere anche ad alcuni appuntamenti con dei clienti e devo dire che vederlo all'opera è qualcosa di straordinario.
Sembra sedurre l'interlocutore con ogni minimo gesto. Ogni sguardo, ogni movimento casuale delle lunghe dita snelle, ogni sorriso, ogni abbassamento di voce, ogni battito delle ciglia chiare ed ogni sistemazione delle ciocche corte, che gli ricadono disordinatamente sulla fronte mentre espone, con un savoir faire degno di una maîtresse, la sua mercanzia, è un attentato alle coronarie di qualunque persona dotata di ormoni ed interessata all'universo maschile.
Ho creduto seriamente che un paio di clienti si mettessero ad ansimare per quanto sembravano pendere dalle sue labbra e si affrettavano ad elogiare il suo operato. E' quasi comprensibile che sia così ricercato per condurre le trattative. E' distinto, intelligente, educato, paziente, persuasivo e vergognosamente lascivo in ogni particolare.
Chissà quante se ne sarà portato a letto con la scusa del lavoro. Ma in fin dei conti chi se ne cura? Può anche essersi fatto un intero battaglione di soldatesse per quanto mi deve interessare. All'ennesimo cliente che sento indirizzare verso l'ufficio di Ange mi scappa un sospiro prima di capire di chi si tratta.
Non che sia facilmente confondibile Guillaume con il suo metro e novanta di altezza, i lunghi capelli neri ed i beffardi occhi verdi. Accidenti possibile che lo dovessi incontrare proprio adesso, dopo almeno tre anni che non lo vedevo?
"Mon Dieu! Ma che sorpresa Ange! Clavis! Che ci fate voi due qui? Anzi, lo so, perdonate l'idiozia, è solo che... due miei ex insieme, chi l'avrebbe mai detto? I paradossi della vita! Piuttosto se disturbo, me ne vado subito tanto devo solo fissare un appuntamento per me ed il mio nuovo compagno. Sapete cerchiamo casa! Eh sì, ho messo la testa a posto!"
Non so come riesco a non lasciar trapelare il mio sconcerto per la poca delicatezza mostrata da Guillaume e per l'errore in cui è incorso, ma vedo che neanche Ange perde il suo aplomb ed afferra tranquillamente l'agenda, senza perdere tempo a giustificarsi od a negare le illazioni di Guillaume.
"Come va il pattinaggio Cla?"
"Ho smesso."
So che il mio tono è più duro e gelido di quanto meritasse il sincero interessamento di Guillaume, visto che mi aveva sempre incoraggiato a non mollare, ma non posso fare a meno di reagire così ogni volta che qualcuno mi domanda qualcosa di inerente a ciò per cui vivevo e che fino ad ora ero riuscito a relegare in un angolo ben protetto della mia mente.
Ange continua imperterrito a cercare un buco disponibile mentre Guillaume mi guarda incredulo per poi sorridere sprezzante.
"E bravo, così alla fine i tuoi genitori l'hanno avuta vinta, ti hanno convinto, eh?"
La voglia di tirare un pugno sulla bella faccia abbronzata di Guillaume è molto forte, ma evito di lasciarmi andare così tanto e faccio qualche passo che metta ben in evidenza la mia andatura, sibilando con astio "No, il risultato di un incidente."
Guillaume apre la bocca e la richiude per poi scusarsi, mentre Ange mi fissa in modo pungente senza dire nulla se non il giorno in cui è disponibile. Guillaume, palesemente a disagio annuisce e ci saluta, fermandosi quel tanto che gli consente di scusarsi nuovamente e capire che non ce l'ho con lui, ma solo con me stesso.
Quanto sono patetico, ridotto ad aggredire una persona a cui ho tenuto in passato e che ha avuto l'unica colpa di nominare quell'argomento che mi fa penare. Fortuna che mi ero ripromesso di non essere un peso per Magda e Jean-Paul...
Forse sarebbe davvero il caso che me ne tornassi a casa e me ne restassi da solo fin quando quest'incubo non avrà termine; purtroppo però non ci sarà risveglio alcuno che lo cancellerà...
"E chi l'avrebbe mai detto che tu fossi gay, di certo non lasci trasparire nulla, eh? Ed io che pensavo fossi inavvicinabile perché etero... bene, ora che lo so preparati al mio assedio..."
La voce suadente di Ange ad un passo dal mio orecchio mi fa sobbalzare, rendendomi di nuovo conscio di quello che mi circonda e di quello che la venuta di Guillaume ha portato alla luce, senza che me lo aspettassi.
"Ah sì? E se fossi fidanzato?"
Rispondo più per riprendermi che per autentica curiosità.
"Un fidanzamento mica è un impegno inviolabile."
"E se avessi un compagno?"
"Ne dubito fortemente o lo avresti detto senza bisogno di tutte queste schermaglie."
Ange ha una lingua biforcuta, me ne ero già reso conto, e non ama perdere, sebbene talvolta ceda all'altro l'illusione di tenere le redini della situazione ed io non ho la giusta testa per oppormi, almeno non in questo stato d'animo.
"E se non ti volessi?"
Così magari lo comprende più velocemente che non sono interessato.
"Ti farò cambiare idea, semplice."
Alzo gli occhi al cielo e fortunatamente veniamo interrotti dal ritorno di Magda che porta una ventata di allegria.
Dal giorno successivo però mi rendo conto che Ange quando si mette in testa una cosa, non desiste finché non l'ha ottenuta.
E' un mese che non fa altro che stuzzicarmi di continuo. Si presenta a lavoro con dei vestiti che farebbero eccitare una statua, cerca sempre un modo per un innocente contatto fisico, che si tratti di un'anca strusciata per passare, di un tocco casuale su una spalla o sul torace per raddrizzare un'inesistente piega o per togliere un invisibile filo, o di una carezza accennata su un braccio per attirare la mia attenzione, e non fa altro che pormi inviti inequivocabili con la voce, con le parole e con gli sguardi.
E' un sano attentato per gli ormoni e per la mia sanità mentale e fisica.
Eppure, eppure c'è da dire che grazie al suo gioco, niente affatto celato, tiene desta la mia concentrazione sul tentativo di sfuggire ai suoi piccoli agguati e non mi fa indugiare sul pensiero del pattinaggio. E' un modo come un altro per non riflettere e tornare nuovamente in superficie ed io mi ci sto aggrappando ferocemente.
Ogni mattina il signorino mi assiste meticolosamente, mi coinvolge attivamente nel lavoro e mi fa parlare con i clienti più riottosi, indecisi e difficili, cercando tacitamente la mia collaborazione. Siamo un bel team, a detta di Magda, e c'è da dire che mi sta facendo nascere un nuovo, seppur tiepido, interesse per questo campo che prima nemmeno consideravo.
Jean-Paul è entusiasta e non ha lesinato battutine su un mio ipotetico coinvolgimento emotivo, o quanto meno sessuale, con il bel biondino, tesi che ho respinto con tutte le mie forze.
Anche se non so come farò questa sera in cui sia io che il diavolo siamo stati invitati a cena da Magda e da mio fratello.
Agendo con l'istinto di una volpe si è offerto di passare a prendermi davanti a Magda che ha accettato al mio posto, dicendo che era un'ottima idea.
"Bravo Ange, così arriverete puntuali entrambi e la cena sarà servita al punto giusto!"
So benissimo che mia cognata lo ha fatto con tutte le buone intenzioni del mondo, perché sa che ancora non riesco a guidare per colpa dei ricordi dell'incidente, però mi ha posto in una condizione di svantaggio, visto che mi ritroverò in un ambiente ristretto con mister seduzione sono io.
Alle otto e trenta, come convenuto, sento il campanello suonare e vado ad aprire, trovandomi davanti un cherubino che deve essersi scordato l'aureola e le ali a casa.
E' una visione, anzi molto più di questo. La mia mente si rifiuta di connettere abbastanza per trovare una definizione adeguata.
"Sei bellissimo."
Il suo soffio sensuale mi fa rabbrividire e mi fa pentire di avere accettato l'invito. Dubito che riuscirò seriamente a resistere se continua a guardarmi così e soprattutto se io non faccio altro che mangiarmelo con gli occhi, a partire dai jeans sdruciti fino al maglioncino di cotone scollato trasversalmente, che non fanno altro che mostrarmi il suo fisico perfettamente modellato.
Ma davvero ho intenzione di sfuggirgli? Perché se realmente non lo volessi, come mi sto ostinatamente ripetendo da l'altro ieri, giorno in cui abbiamo concordato le modalità del passaggio, per quale motivo mi sarei tirato a lucido? Perché ho indossato questi pantaloni di raso nero che aderiscono al bacino come una seconda pelle, evidenziando il mio fondoschiena, mi sono messo questa camicia bianca che sottolinea la mia pelle ambrata e ho passato almeno un quarto d'ora a sistemare tatticamente i miei capelli neri con il gel?
Semplice, perché il mio corpo ha deciso per me, o forse ha accettato quello che la mia volontà suggeriva ed il mio cervello si rifiutava di prendere in considerazione.
La serate si protrae spensierata. Quando Jean-Paul ci ha visti arrivare insieme, portando di comune accordo il dessert ed una bottiglia di vino abbinato, mi ha fatto di nascosto un occhiolino, ipotizzando chissà che cosa, senza risentirsi minimamente della mia occhiataccia di rimando.
Magda è una cuoca eccezionale e c'è da dire che entrambi le abbiamo fatto onore, gustando tutte le specialità che ha portato in tavola. Dopo il succulento pasto ci siamo rilassati davanti ad un bicchiere del vino che abbiamo portato io e Ange, mentre la mia cognatina si è buttata sul dolce, preferendo evitare l'alcool per il bambino.
Ed è stato proprio in quell'attimo che Ange, occupato a sussurrarmi una frase equivoca, non ha fatto caso allo spostamento del suo bicchiere da parte di Magda, che lo aveva messo sopra un tovagliolino di carta per non sporcare la tovaglia, e lo ha urtato finendo per rovesciarselo addosso, con suo sommo sgomento.
Il suo sbalordimento, evidentemente manifesto su tutto il suo viso, è stato qualcosa di impagabile e non so davvero se ho preferito questo od il fatto che abbia accettato di cambiarsi con un paio di jeans di Jean-Paul che gli stavano decisamente larghi e gli pendevano come un sacco di tela informe, rendendolo ridicolo.
Mi sono ritrovato a prenderlo in giro, subito ricambiato da una sua replica mordace sullo stato della mia camicia spiegazzata, senza accorgermi, se non in un secondo istante delle espressioni sorprese ma felici apparse sui volti di Magda e Jean-Paul.
Il fatto che siano così preoccupati e contenti di vedermi nuovamente gaio mi ha fatto sorridere grato, internamente appagato da questa loro ennesima dimostrazione di affetto, e mi sono reso conto che è stato tutto merito di Ange e del senso di benessere che infonde automaticamente negli altri, se sono riuscito ad abbandonare la mia ombrosità perenne almeno per qualche attimo.
E' una persona che mi porta a reagire nei modi più inaspettati e ne divento pienamente consapevole quando, dopo aver salutato con un lungo abbraccio sia Magda che Jean-Paul, avverto l'impulso di trattenerlo ancora, giunto nel vialetto antistante il mio appartamentino.
Accostata la macchina si volta verso di me, come se anche lui non fosse pronto a lasciarmi andar via, e mi ritrovo ad invitarlo, perdendo una battaglia combattuta velocemente tra il mio lato ragionevole e prudente e quello istintivo e poco assennato.
"Vuoi entrare a bere qualcosa?"
"Oh sì... voglio entrare e bere."
"Sei un porco!"
"Sì, ma ti piace anche questo di me."
La sua risata si perde nel morso che gli do sul labbro inferiore e che sancisce l'inizio di una serie interminabile di preliminari, cominciati giusto sulla porta richiusasi alle nostre spalle.
Mi sembra di giocare al gatto ed al topo, in un perpetuo braccare e concedere, ritirare e domandare. Le mie labbra che cercano la pelle del suo viso, la sua lingua che scende sul mio collo, le sue mani che vagano sul mio torace stuzzicandomi i capezzoli attraverso la stoffa, le mie che si aggrappano ai suoi fianchi, mentre i nostri bacini si incontrano e si allontanano, in un continuo rincorrersi.
Il suo respiro si concentra sul mio orecchio, quando dopo avermi leccato leggermente il padiglione auricolare, mi sussurra di volermi. Il mio corpo viene attraversato da una scarica di brividi e, mugolando leggermente lo mordo su una spalla, dandogli una lieve spinta per farlo arretrare. Lo guardo in quegli occhi scuriti dalla scarsità di luce e dal desiderio e lo invito a seguirmi fino nella camera da letto, ma le sue mani mi catturano nuovamente e devo camminare con il cuore che batte all'impazzata per il piacere che mi procura il suo inguine, che si struscia ad ogni movimento contro il mio fondoschiena.
Ci spogliamo lentamente, prendendoci tutto il tempo per molestarci con carezze e tocchi che ci conducano al punto del non ritorno, in una sorta di sfida di abilità e volontà a far cedere prima l'altro, eppure nessuno dei due ed entrambi, contemporaneamente, siamo i vincitori.
Perché quando il suo sesso entra prepotente dentro di me, facendomi tendere di dolore e voglia, i nostri sospiri si sintonizzano, i nostri sguardi si stringono e le labbra si incontrano, come le nostre membra intrecciate che si perdono in un mutuo scambio di passione.
E quando raggiungo l'apice, nell'attimo in cui i miei sensi si annebbiano nell'orgasmo, lo sento e lo vedo perdersi in me. Mi invade caldo e fresco allo stesso tempo e mi sembra che tutto trovi una sua dimensione, in una sorta di silente accettazione dell'altro.
Dorme. Dopo queste ore così intense, in cui ci siamo conosciuti e marchiati vicendevolmente, abbandonandoci ad un qualcosa che mi è sembrato di gran lunga superiore a mera libidine, si è addormentato come la creatura di cui porta il nome e che mai al pari di adesso, sdraiato scomposto tra le lenzuola, rappresenta.
Lui non se ne rende conto, o forse lo sa in qualche strano modo, ma questa notte mi ha dato qualcosa che va ben oltre un appagante incontro di sesso. Lui mi ha restituito la facoltà di sorridere e di provare emozioni reali, autentiche, non come quelle che ho avuto fino ad ora, dall'istante in cui ho saputo di non poter più pattinare.
Era come se vivessi tutto quanto, filtrato da una specie di specchio sporco che riusciva a riflettere efficacemente solamente la disperazione e l'autocommiserazione.
Vegetavo in uno stadio di apatia che coinvolgeva addirittura il mio bisogno di piacere fisico, che mi limitavo a raggiungere in modo solitario e quasi forzato.
Uno stato che fortunatamente questa notte si è quanto meno incrinato, come se lo specchio avesse subito un attacco inaspettato da un sasso. Un sasso molto elegante e raffinato che mi ha indotto un piacere ed una sorta di pace che non provavo da tanto e che non mi ha fatto riflettere, neppure per un istante, sul mio problema alla gamba se non quando si è divertito a farmi un succhiotto sopra la pelle sensibile di una cicatrice, e devo ammettere che il pensiero è stato del tutto diverso da quelli spesi nei mesi precedenti, visto come mi ha fatto accelerare bruscamente il respiro.
Non mi illudo di essere ritornato il me stesso di un tempo, una parte di me è ormai morta, ma è come se fossi più vicino di un passo all'accettazione di quel che mi è successo.
E tutto questo lo devo ad una sola notte di intimità e sesso con Ange. Ange che è incredibilmente più speciale di quanto avessi supposto, Ange che mugola nel sonno e mi si avviluppa addosso, come in cerca di un corpo tiepido che lo riscaldi, portandomi a sollevare divertito gli angoli delle labbra.
Divertimento... da quanto non lo provavo?
Da quanto non trovavo buffo o tenero qualcosa?
Tutto in una notte, tutto all'improvviso.
Una notte mi ha strappato un sogno, una notte mi ha riportato il sorriso.
Da farfalla a bruco, da bruco a nuvola di un angelo.
Che questo angelo sia capace di farmi anche tornare a volare con le sue ali?
FINE