- seconda parte -

Disclaimers: I personaggi sono tutti della mia mente malata... però ammetto che li adoro anche e soprattutto in virtù dei loro ispiratori... quindi me li tengo stretti :P anche se nessuno li vuole ^__^
Note: Questa storia è il seguito di 'Sogni Infranti' può anche essere letta autonomamente, ma di certo si comprende meglio con la sua conoscenza ^^
Ringraziamenti: A sori Caska, a Lu e Soffio che hanno commentato Sogni Infranti facendomi venire la voglia di scrivere un seguito ^^ ed ovviamente al mio tesoro che mi ha incoraggiato e supportato nella sua effettiva realizzazione.
Dediche: Alla persona speciale che mi ha insegnato a guardare il mondo con altri occhi e che mi ha permesso di scorgervi in modo sempre maggiore una luce di speranza ed amore. Grazie sunshine.

Oneroi...? (Sogni...?)















Luci bianche e gialle sfrecciano svelte nel riflesso del vetro, unendosi in lampi improvvisi e fastidiosi, mentre la strada scorre veloce sotto le ruote dell'auto.
Ho sempre amato guidare di notte, mi infonde un senso di pace, libertà e tranquillità.
Sapere che tutto il mondo, riposa addormentato e che le poche automobili che incroci sono persone che come te, vagano inquiete nell'oscurità, indotte dai più svariati motivi, ha sempre permesso alla mia fantasia di volare lontano, accompagnandomi lungo il tragitto.
Questa volta è tutto diverso, non vedo, non odo nulla, nemmeno gli abbaglianti di qualche automobilista maleducato che prosegue imperterrito, senza rendersi conto di creare problemi a chi viaggia in senso inverso al suo.
Il mio essere è completamente incentrato sull'immagine di Kirjan che porto nel cuore e nella mente.
I suoi occhi che mi sorridono dolcemente mentre le sue labbra si aprono per confortarmi ed incoraggiarmi come sempre, i suoi capelli morbidi che si alzano per via di un vento tiepido o di un ventilatore troppo alto, il suo corpo che si tende, seguendo ed enfatizzando le parole pronunciate e le opinioni esposte, le sfumature della sua voce profonda e particolare...
Mi scuoto leggermente, abbassando il volume della radio che avevo acceso per sentire le ultime notizie e che ora trasmette solo musica strumentale che mi culla in uno stato di semi torpore.
Mi auguro vivamente che Kirjan si trovi nell'ospedale che sto tentando di raggiungere, non so se avrei la forza di arrivare fino al prossimo.
Non perchè inizi a risentire particolarmente della stanchezza, ma perchè non credo che riuscirei a sopportare ulteriormente l'attesa e l'ansia di rivederlo e di potermi accertare sulle sue condizioni fisiche.
Tutto il mio corpo freme dalla voglia e dalla necessità di abbracciarlo stretto e non lasciarlo più andare.
Una volta arrivato dovrò anche chiamare la centrale per farmi sostituire al turno di domani, non potrei andare a lavorare nemmeno se lo volessi, e di certo al momento è l'ultimo mio problema.
Credo che non avrò grandi difficoltà, soprattutto considerando che Mathieu sicuramente metterà una parola in mio favore.
Gli sono profondamente grato per essermi stato accanto questa sera ed ancor più per avermi dato la possibilità di venire a conoscenza immediatamente dello stato di Kirjan, avendomi rivelato i nomi degli ospedali, pur non potendo.
Non gliel'ho pienamente dimostrato, ma sono sicuro che lo ha compreso, e comunque sia avrò il modo di sdebitarmi e ringraziarlo adeguatamente, successivamente.
Ora non riesco a concentrare la mente su qualcosa che non riguardi Kirjan per più di tre secondi consecutivi.
Mi sembra di riuscire persino ad evocarne il profumo... buffo come la mente umana riesca in determinate situazioni a ricostruire perfettamente suoni, odori ed immagini immagazzinate in precedenza, e come, al contrario, a volte non permetta di ricordare nemmeno avvenimenti trascorsi da pochi attimi.
Mi ha sempre affascinato tutto questo e presuppongo che sempre continuerà a farlo in maniera maggiore.
Tutto questo divagare ed aggrapparmi ad ogni futile pretesto si presentasse davanti a me per rifuggire dalla preoccupazione, sempre maggiore di attimo in attimo, mi ha portato fortunatamente in prossimità dell'ospedale.
Finalmente.
Non avrei resistito ulteriormente e mi sarei messo a gridare di frustazione, ansia ed incertezza senza concludere nulla.
Il traffico per quest'ora è fuori dall'usuale, ma non mi sorprendo affatto e dò pazientemente la precedenza a tutte le autombulanze, con il cuore che mi batte forsennato al pensiero che forse su una di essa giace il mio tesoro.
Credo che quando mi sarò ripreso da questo spavento e da questa brutta avventura mi sottoporrò ad una ferrea punizione per non essermi accorto prima dei miei sentimenti, e per non aver evitato tutto questo.
Le luci accese del grande complesso e l'enorme H rossa che lampeggia con ritmo ipnotizzante, proclamando l'ingresso all'ospedale, catalizzano per qualche breve istante tutta la mia attenzione, prima che mi decida a trovare un posto nel quasi vuoto parcheggio davanti all'entrata.
Mi rendo conto seriamente solo ora che ancora non è stata divulgata l'ubicazione dei feriti, altrimenti non sarebbe possibile trovare nemmeno un piccolo spazio e le porte sarebbero prese d'assedio da tutti coloro che bramano ricevere notizie sui propri cari.
Un calore ancora più grande ed una riconoscenza sempre più forte avanzano nel mio animo completamente indirizzate a Mathieu, che cercherò di ricompensare come merita al più presto, quando avrò superato lo shock e mi sarò goduto appieno qualche giorno insieme al mio dolce testone.
Già, il mio impossibile Kirjan.
L'aria fredda e pungente di questa notte senza fine mi rendono cosciente di aver acceso il riscaldamento in macchina senza nemmeno che lo sapessi del tutto, ma al momento non mi curo affatto del vento che si insinua sotto i miei abiti leggeri, che mi si appiccicano addosso gelandomi, e mi dirigo con passo svelto verso il bancone dell'accettazione dove tre persone, un ragazzo e due donne, si districano tra telefoni che non smettono di squillare e direttive ad infermiere che passano correndo senza sosta.
E' uno stato di caos, con annunci di necessità ai diversi piani, richieste urgenti e ripetute di personale che si muova velocemente nei vari reparti.
Mi sembra di vivere una scena grottesca e distorta di un film dell'orrore.
Dovrei essere abitutato alle situazioni drammatiche e critiche con il lavoro che svolgo, ma tutti gli episodi che ho vissuto non mi hanno minimamente preparato all'angoscia che mi avvolge ora, adesso che tutto mi riguarda in prima persona, che coinvolge realmente me e l'uomo che fa parte di me.
Mi avvicino lasciando che mi passino davanti tutti gli addetti in cerca di sistemazione e poi catturo l'interesse della donna più grande, che dimostra a mala pena una quarantina d'anni, nonostante l'espressione stanca e tesa aumenti decisamente l'età apparente.
Come io possa notare simili dettagli anche ora, davvero non lo capisco, se sia perchè sono abituato a osservare ogni cosa per via del mio servizio o semplicemente perchè la mia mente tenta disperatamente di non pensare a Kirjan, steso su di un letto sotto le mani di uno qualsiasi di questi dottori, non lo so e nemmeno mi interessa particolarmente.
"Buonasera... dica. Se le serve il pronto soccorso è sulla sinistra, come può notare dai cartelli, ma dovrà attendere molto... questa notte è... un vero disastro"
Scuoto la testa e stringendo le mani a pugno respiro profondamente prima di parlare.
"Sono al corrente che... alcuni sopravvissuti... siano stati portati qui... sto cercando... una persona"
Non so davvero come possa la mia voce essere stata così ferma, anche se più bassa del solito, non ha tremato nemmeno sulle ultime parole, le più inadatte per definire Kirjan.
Lui non è semplicemente una persona, lui è... è... tutto.
Mi scrutano tutti e tre per un momento, piuttosto sorpresi, poi interviene l'uomo che, con una smorfia, asserisce in tono piuttosto monocorde: "Mi spiace, ma di certo adesso non può proprio sapere nulla"
Non stanno nemmeno a perdere tempo nell'infomarsi su come io possa essere venuto a conoscenza della notizia, non indagano e probabilmente non sono neanche interessati a farlo, presi come sono dalla tragedia e dalle relative necessità che stanno vivendo e tentando di arginare.
Sento la mia mascella serrarsi e sono certo che il mio sguardo si incupisca, nell'imitazione di un'intimidazione mal riuscita.
Estraggo il tesserino, mostrandolo e insistendo tacitamente affinché mi rispondano come possono.
Non ragiono più lucidamente, sento tutti i miei nervi tendersi e la mia respirazione non essere più regolare come prima.
La ragazza che era restata in silenzio, la più giovane del gruppetto, mi guarda lievemente ironica e con una pronuncia strascicata, quasi gergale, si intromette per rimettermi al mio posto, evidenziando in negativo il mio tentativo fallito.
"Anche se lei fosse il papa ed io fossi cattolica non mi interesserebbe e non avrebbe la minima importanza. Al momento non possiamo metterci proprio a chiedere come si chiamino tutti coloro che sono in possesso di coscienza... tra l'altro molto molto pochi, dobbiamo occuparci delle ferite e delle condizioni di tutti i superstiti, per poi pensare a coloro che non ce l'hanno fatta..."
Una frase cruda e diretta, ma che mi riconduce, nonostante la consapevolezza della completa ragionevolezza che esprime, a sprofondare in un baratro oscuro e senza termine.
Mi sembra di rivivere nuovamente l'attimo in cui ho appreso la notizia al telegiornale.
Le gambe mi vacillano, non sostengono il mio peso, ed a differenza di prima, mi fanno cadere in ginocchio, privo di forze.
Ho ceduto, pur essendomi ripromesso di non farlo.
Le mani mi tremano e mi ritrovo ad ansimare in cerca d'aria.
Avverto in lontananza delle voci e poi delle mani, che mi provocano dei brividi più intensi, afferrarmi decisamente ed aiutarmi a mettermi seduto su qualcosa.
Mi sembra di viaggiare senza peso, come se non fossi io a farlo, e mi appoggio stancamente allo schienale di qualcosa che non identifico, cercando di recuperare il respiro che invece fugge sempre più instabile da me.
Mi ritrovo disteso su un letto e continuo a sentire frasi senza suono, né significato alcuno, provenire da un luogo distante, mentre luci artificiali mi feriscono lo sguardo.
Qualcosa di fresco si appoggia alla mia fronte e poi sento un gelo istantaneo ed un lieve senso di fastidio ed intrusione nel braccio, prima che il buio mi avvolga e perda defintivamente coscienza.

Mi sveglio di soprassalto, sussultando e rabbrividendo lievemente, con una sensazione di incoscienza che tenta di ottenebrarmi nuovamente, e con difficoltà tento di schiarirmi le idee ancora catturate dalle maglie del sonno privo di immagini che stavo vivendo.
Mi guardo attorno, muovendo piano la testa per evitare di avvertire nuovamente le fitte lancinanti che poco fa l'hanno percossa, e le prime cose che attirano la mia attenzione sono il bianco asettico delle pareti, la stanza piccola e leggermente soffocante, e l'aria inondata dall'odore di disinfettante e medicinali.
Un ospedale.
Kirjan.
Faccio forza su me stesso e, nonostante l'istantaneo capogiro che mi coglie, mi alzo in piedi osservandomi più seriamente attorno.
Non sono in una camera per i pazienti, ma in una specie di stanzino provvisorio, probabilmente lo stesso che utilizzano i dottori e gli infermieri per riposarsi durante i turni troppo lunghi.
Sicuramente le altre stanze sono tutte occupate da pazienti in gravi condizioni e di certo preferisco così piuttosto che togliere il posto a qualcuno che ne aveva davvero bisogno.
Nell'esatto attimo in cui mi accingo a varcare la soglia in cerca di informazioni mi blocco, vedendo la caposala, almeno a giudicare da quanto dice il cartellino attaccato alla sua uniforme, precedermi ed entrare.
"Come si sente? Dovrebbe riposare qualche altra ora, ieri sera le abbiamo dovuto iniettare un tranquillante, non reagiva più a nessuno stimolo. Era in stato di totale shock emotivo."
Mi guarda con simpatia pronunciando gentilmente e lentamente le parole con un'intonazione appena dialettale.
La voce risulta pacata e ben modulata, del tutto in contrasto all'aria arcigna e severa che le segna il volto e che sembra rincorrersi lungo i capelli grigi, costretti in un nodo sulla nuca molto stretto.
"Tutto bene... grazie... ma mi dica... novità su..."
Non riesco a terminare la frase perchè una morsa mi sale dal petto fino alla gola, zittendo le mie corde vocali che vibrano in protesta e quasi mi portano a piangere, per sfogarsi in altro modo.
Gli occhi dal colore piuttosto anonimo si riempiono di comprensione ed il moto di diniego che la sua testa compie mi infligge un duro colpo che mi porterebbe a sbandare, se le mie unghie non si fossero conficcate simultaneamente nel palmo delle mie mani aiutandomi a recuperare una sorta di pseudo controllo.
Che sia un ultimo residuo del calmante che mi hanno somministrato?
Scuoto la testa per riordinare le idee e la voce calma della signora dall'aspetto minuto, ma energico, che mi trovo dinnanzi, mi riporta molto più efficacemente e bruscamente ad essere attento e consapevole di ciò che mi circonda.
"Nel pomeriggio però, quando le cose saranno un po' più sotto controllo si dovrebbe iniziare ad identificare i pazienti, almeno quelli meno gravi che possono dare le proprie generalità."
Un soffio di tiepido e rigenerante vento nel deserto caldo ed arroventato è la sensazione che le sue parole mi donano.
Dovrò attendere qualche ora ma finalmente potrò incominciare una ricerca 'vera' del mio Kirjan.
Riuscirò ad aspettare lo scorrere di questi interminabili minuti?
Dopo qualche altro convenevole e ringraziamento con l'infermiera, mi dirigo verso la sala d'aspetto e telefono brevemente al comando chiedendo scusa per la mia mancata presenza, ma scopro che tutti in centrale erano già a conoscenza della mia improvvisa assenza grazie a Mathieu che li aveva preventivamente avvertiti.
Sorrido e mi riprometto di chiamarlo in giornata poi mi siedo stancamente, ma stranamente vigile, poggiando lo sguardo sui manifesti informativi e sugli orari di visita permessi.
La tranquillità forzata, spezzata solo ogni tanto da qualche lamento che filtra di quando in quando dalle porte aperte per far arrivare ed andare medici ed inservienti, mi snerva e mi rende completamente sordo a tutto ciò che mi è intorno.
L'unica cosa su cui voglio concentrarmi sono le immagini di Kirjan, sulla CERTEZZa che lui stia bene... per ora la sola cosa di cui ho bisogno è perdermi in ricordi incentrati su di lui, nella speranza che il tempo per una volta acceleri la sua costante e fin troppo esasperante andatura e mi porti finalmente ad avere notizie sul suo conto.

Fine secondo capitolo