- prima parte -
Dadica: Alla persona speciale che mi ha insegnato a guardare il mondo con altri occhi e che mi ha permesso di scorgervi in modo sempre maggiore una luce di speranza ed amore. Grazie sunshine. Non credo ti aspettassi propriamente questo oggi, per una volta ho voluto sorprenderti come tu facesti esattamente otto mesi fa, regalandomi giorni pieni di gioia e amore infiniti. Non che questo possa minimamente anche solo accostarsi a tutto ciò che mi hai donato fino ad oggi ma... so che anche tu adori questi puccini, spero quindi ti piacerà almeno un pochino.
Al di là di tutto... grazie ancora e... auguri tesoro... tu sai per cosa...

Oneroi...? (Sogni...?)











Osservo l'aereo diventare sempre più piccolo e fondersi con il cielo limpido, rischiarato da un insolito sole caldo, per la stagione in cui siamo.
Il mio cuore e le mie speranze si stanno allontanando insieme a lui...
Kirjan è partito senza sapere la risposta alla lettera che mi aveva scritto, ma lui d'altronde voleva così... altrimenti me l'avrebbe fatta arrivare prima o me l'avrebbe consegnata di persona...
Mi rimprovero per questo assurdo atteggiamento patetico e vittimistico, di cui però sembra non riesca a fare a meno, e mi incammino nuovamente all'interno dell'aeroporto, muovendomi mestamente e lentamente, del tutto in contrasto con la furia scatenata che aveva guidato il mio corpo all'andata.
Effettivamente è meglio che prosegua adagio visto che ogni mio muscolo protesta per il trattamento a cui l'ho sottoposto poco fa, a causa di quella corsa a perdifiato che ho compiuto per arrivare fin qui.
Le persone che prima avevano seguito la mia frenesia con sguardi sorpresi e talvolta pieni di rimprovero o totale sconcerto ora nemmeno si volgono dalla mia parte.
D'altronde lo spettacolo di qualcuno che si dirige stancamente e tristemente all'uscita dell'aeroporto, non è affatto una novità.
La moltitudine di persone che ogni giorno giunge e parte, mischiando almeno per un istante la propria esistenza con quella di tanti loro simili, di cui non conosce nemmeno il volto, è un dato di fatto per nulla eclatante... è solo una realtà che a volte, quando si è giù di morale, porta ancora più sconforto.
Perché chissà quanti dei presenti potrebbero essere state persone a me affini o persone con cui poter intrecciare rapporti interessanti, quanti di loro portano con se un bagaglio di esperienze o dolore maggiori ai miei, quanti soffrono dentro senza dir nulla...
Arrivo alla mia automobile perso in elucubrazioni piuttosto deprimenti ed immancabilmente scorgo sul parabrezza l'avviso di una multa.
Merd!
Lo sapevo!!!
Me la sono cercata, parcheggiandola in doppia fila ma non avevo alternative... o almeno pochi minuti fa mi sembrava così... ed invece cosa è cambiato?
Nulla, avrò semplicemente degli euro in meno e sarò uno straccio domani.
Tutto il mio affanno, i miei sforzi per raggiungerlo prima che partisse non sono serviti a niente.
Guardo l'importo con un'espressione che sono certo si alterni tra lo sconforto e la piena rassegnazione poi sospiro pesantemente per rilasciare andare la tensione che ancora mi avviluppa.
Poso la multa sul cruscotto e le lancio un'occhiata piuttosto bieca.
Quando torna me li faccio restituire da Kirjan quei soldi!!!
La colpa è sua!
Imbronciato torno a casa fermandomi solo per comprare un po' di pizza con cui cenare.
Acquisto una margherita formato maxi e la osservo soddisfatto.
Anche se sono più di sette anni che ormai vivo in Francia, non posso dimenticare il mio amore, tutto italiano, per questa pietanza... divina!!!
Ho convertito persino quel testone di Kirjan, anche se lui non sa che questi qui sono solo surrogati in confronto alla pizza sopraffina a cui ero abituato io...
Mmm ma un giorno, lo porterò in Italia con me e gliela farò gustare appieno.
Sono curioso dell'espressione che balenerà sul suo viso quando l'assaggerà... poi si abbufferà fino a non poterne più, mangione com'è!
Solo pensare a lui mi fa salire alle labbra un accenno di sorriso che svanisce però immediatamente quando penso che non potrò vederlo per più di sei mesi.
Domani almeno però lo chiamerò e potrò sentire la sua voce anche se non so minimamente cosa gli dirò.
Che farò?
Come mi comporterò?
Devo far finta di nulla?
E' meglio aspettare che ritorni, in modo da poterlo guardare negli occhi, e confessargli ciò che ho scoperto nel mio cuore?
O tentare il tutto e per tutto rivelandoglielo attraverso un freddo telefono, perdendomi così le sue profondità caramello?
Poi però attendere sei mesi per rivederlo e baciarlo sarebbe ancora più pesante da sopportare...
Sbuffo incerto attraversando il corridoio con il cartone della pizza in mano e butto le chiavi sopra al tavolo, centrandolo perfettamente.
Il mio rientro improvviso ed il rumore provocato dalle chiavi svegliano Sion che gonfia il pelo in chiaro segno di fastidio, scendendo sinuosamente dal divano di cui si è appropriato dall'altro ieri, quando Kirjan me lo ha lasciato.
Non potendo portarlo con se era quasi ovvio che restasse da me, vista la simpatia immediata che ha dimostrato di nutrire nei miei confronti... e poi io semplicemente lo adoro visto che è stato proprio grazie a lui se ho conosciuto il suo padroncino.
Lo accarezzo calmandolo per un attimo poi, dopo essermi fatto una lunga doccia bollente e corroborante, mi infilo un paio di jeans sdruciti e attillati come una seconda pelle, che Kirjan definisce letteralmente da stupro, e una vecchia, enorme felpa blu che una volta apparteneva a lui ma di cui mi sono impossessato quando aveva deciso di buttarla, perchè ormai leggermente stretta sulle spalle a causa di un lavaggio sbagliato.
Io la adoro letteralmente!!!
Ha un tribale bianco sulla schiena davvero stupendo e ha una tasca gigantesca sul davanti dove riscaldo le mani quando iniziano a diventare fredde.
Ma perchè diavolo ho in mente sempre lui?
Beh il perchè lo so... ma non mi va di pensarci ora o trascorrerei l'intera serata a sospirare come la protagonista di un film drammatico e sentimentale... e non è proprio da me.
Mi getto svogliatamente sul divano mangiucchiando un pezzo di pizza, che divido generosamente con questo gattino dall'aria furba e golosa, almeno quanto quella del suo reale padrone, e accendo annoiato la televisione, cominciando a fare uno zapping poco convinto, certo di non trovare nulla di interessante.
Dopo aver rivisto per l'ennesima volta, ormai ho perso il conto di quante siano realmente, la fine di un vecchissimo film storico che trasmetteranno una settimana si, una no, e dopo aver guardato non so quante pubblicità e televendite mi viene la tentazione di spegnere e rilassarmi con un po' di musica.
Sto per farlo quando improvvisamente i miei occhi si incollano allo schermo e il cuore comincia a battermi violentemente dentro le orecchie.
Non so esattamente come succeda ma per un attimo mi vedo come potrebbe fare un osservatore esterno e noto le mie guance divenire esangui, il respiro mozzarsi violentemente in gola e un gemito fuoriuscire dalle mie labbra, trasformandosi in un ansito angoscioso, mentre le mie dita, prive del controllo precedentemente impartitogli dal cervello, si allargano lasciando cadere sul pavimento lo spicchio di pizza, che Sion si affretta a addentare e leccare, ed il telecomando.
Lo raccatto velocemente, alzando il volume per essere certo di non aver udito male, ma il tremore che si è impossessato del mio corpo non mi rende facile l'operazione.
Ciò nonostante le gravi parole che la bionda annunciatrice dell'emittente nazionale sta riferendo si marchiano a fuoco nella mia mente lasciandomi totalmente privo di qualsiasi reazione.

>> Tragedia dalle cause al momento inspiegabili. Il volo **** partito oggi da Rouen e diretto a New Orleans è caduto al suolo, schiantandosi poco dopo la sua partenza. Sembrano non esserci superstiti, ma le notizie giunteci su questo punto non sono ne confermate ne smentite, i soccorsi stanno tutt'ora lavorando per estrarre i corpi dalle lamiere, ma non si reputa possibile trovare qualcuno ancora in vita <<

I movimenti che compio sono effettuati in una sorta di moviola al rallentatore mal riuscita.
Non controllo i miei riflessi, sbando quasi nell'alzarmi.
Il fischio sordo che sento pulsarmi nelle orecchie mi stordisce completamente ed ho la sensazione di non riuscire più a respirare.
Persino la salivazione è del tutto svanita e percepisco tutto in modo ovattato.
Ho un lieve capogiro e per un attimo mi appoggio allo schienale del divano, sentendomi mancare, poi mi muovo afferrando la cornetta del telefono dove provo a comporre i numeri dati dall'annunciatrice per avere maggiori informazioni.
Sono attimi di angoscia pura quelli dell'attesa ma vengono portati all'estremo quando mi rendo conto che le linee sono intasate.
Ho un ansito strozzato, sto davvero respirando a fatica e il mio torace si alza e si abbassa ad un ritmo irregolare, come se fossi sottoposto ad uno sforzo indicibile... e forse è vero perchè sto tentando con tutte le mie forze di non crollare a terra.
Sudo a freddo, avverto tutto il mio corpo cosparso di goccioline salate mentre brividi sempre più forti mi attraversano completamente partendo dal basso schiena.
Sono in stato di shock.
L'ho visto molte volte grazie al mio lavoro e so che la prima cosa da fare sarebbe tentare di respirare normalmente cercando di sgombrare la mente dalla causa primaria di ansia.
Ma come diamine ci posso riuscire?
Il cuore mi batte in gola, un dolore sordo mi soffoca il petto e alla fine cedo, cadendo sulle ginocchia e appoggiando le mani in terra.
I capelli mi ricadono sul viso e chiudo gli occhi provando a calmarmi.
Ma l'effetto che ottengo è l'opposto visto che, appena le mie palpebre sono calate sulle iridi che Kirjan ama tanto, la sua immagine si è focalizzata, avvolgendomi come una ventata di aria calda.
Ma anziché benefica, rilassante ed appagante come tutte le altre volte in cui il suo ricordo mi fa salire un sorriso alle labbra, questa volta la visione mentale del suo bel viso mi conduce in un tunnel di disperazione che non vuole lasciarmi libero.
Ho un nodo alla gola che mi impedisce di respirare normalmente e di emettere qualsiasi suono non sia un ansito o un gemito strozzato.
Possibile mi sia ridotto così solamente per una notizia che si rivelerà non vera?
Perchè è FALSO che Kirjan è...
DEVE esserlo...
Non riesco nemmeno a connettere logicamente, mi rifiuto anche solo di pensare a quella parola connessa ed accostata al nome del mio Kirjan...
Lui è VIVO e sta BENE!
Ne devo essere più che convinto e certo perchè altrimenti non mi riprenderei più e resterei in questo stato catatonico di disperazione e semi torpore.
Rimango in questa posizione per non so quanto tempo, d'altronde le ginocchia non mi fanno male e le mani nemmeno, non sento più nulla.
Non ragiono lucidamente e quando mi alzo mi rendo conto che devo essere rimasto inginocchiato per terra a lungo, visto che le gambe mi reggono a fatica e non cado solamente per quel briciolo di forza di volontà che non mi è ancora stato strappato via...
La cosa migliore da fare è andare direttamente all'aeroporto visto che le linea è ancora occupata... e temo lo resterà per tutta la notte.
Indosso il cappotto come un automa e non so quale spirito guida mi rammenti di prendere le chiavi prima di uscire...
Sarei potuto rimanere fuori casa senza nemmeno saperlo... e non è il caso ora come ora...
Mi potrebbero tranquillamente rapinare o rapire e non farei una piega.
No.
Questo non è vero, se mi rapissero al momento non avrei notizie di Kirjan e questo è tutto quello che mi preme.
Io DEVO sapere il più presto possibile come sta... e poi lo raggiungerò!
Non mi interessa chiederò un periodo di congedo o di ferie e lo andrò a riprendere.
Lo tempesterò di schiaffi e pugni e poi lo ricoprirò di baci.
Quel dannato zuccone questa volta saprà tutto circa i miei sentimenti.
Mi devo aggrappare con forza a questi pensieri o non riuscirei a tenere la strada con la macchina... ed un incidente in questo istante è tutto quello che mi manca per coronare una giornata da segnare come altamente funesta!
Guido in trance, credo che se un mio qualsiasi collega mi fermasse ora mi riterrebbe vittima di qualche stupefacente o di molti gradi alcolici... ed invece è la disperazione a rendermi così spiritato.
Prima di effettuare un sorpasso guardo dallo specchietto retrovisore e incrocio per un istante i miei occhi.
Sono allucinati, densi di uno stato febbrile... che si accumula al pallore esangue delle mie guance e alle occhiaie scure e profonde che mi sono comparse.
Le avevo già da prima o sono apparse per lo shock?
Non lo so e non mi interessa... ora voglio solo sapere di Kirjan.
Di nuovo parcheggio in doppia fila e nuovamente sembro avere le ali ai piedi mentre corro verso l'interno di quest'aeroporto che solo qualche ora fa mi aveva visto varcare le sue soglie con tutt'altro animo e tutt'altri intenti.
La folla è triplicata e mi rallenta, ovunque vi sono nugoli di persone che cercano ansiosamente informazioni sui propri cari che avevano preso quel maledetto aereo.
Devo rallentare e tutto questo chiacchiericcio misto a gemiti di dolore da parte di alcuni mi fanno solo innervosire ulteriormente.
Per un istante riacquisto il sangue freddo che usualmente mi contraddistingue e con tono quasi glaciale passo avanti ad un gruppo di persone in attesa avvalorandomi del mio status di poliziotto.
Non avevo mai usato il mio lavoro per avere eventuali agevolazioni.
Non ritengo giusto che solo per una scelta di vita si debbano avere maggiori meriti o determinati sotterfugi.
Ma ora non mi interessa.
Passerei sopra a tutto e tutti pur di sapere qualcosa su Kirjan.
Il dolore che vedo specchiarsi sul volto della gente riunita qui è il medesimo che avvolge il mio cuore ed il mio animo.
So che quando tutto ciò sarà finito mi sentirò un verme ma al momento non mi sfiora neanche il pensiero di attendere pazientemente il mio turno.
Supero facilmente tutti e riesco addirittura ad entrare nell'ufficio dello staff del direttore dove si trovano al momento le più importanti emittenti nazionali che cercano notizie dell'ultim'ora da trasmettere.
La rabbia che provo aumenta... è vero il loro è lavoro... ma a volte sembra quasi che speculare sul dolore degli altri li diverta.
"Ayme? Che ci fai qui? Non sei in servizio oggi!"
Riconosco la voce sorpresa che mi chiama e individuo immediatamente la figura di uno dei colleghi con cui mi trovo maggiormente d'accordo.
"Mathieu... ciao"
Il mio tono e le mie condizioni fisiche devono averlo insospettito perchè vedo il suo sguardo velarsi di preoccupazione e le sue sopracciglia corrugarsi lievemente.
"Che succede Ayme?"
Mi si avvicina pacatamente e la sua mole imponente e l'altezza fuori dal comune per una volta anziché spaventare sembra voler offrire rassicurazioni.
"Un mio... amico era sul volo"
Il suo volto si trasforma in una maschera di pietà e il mio cuore manca un battito.
No! NO! Non di nuovo! Non ancora!
Non sopporto quell'espressione!
Quegli occhi tristi e quell'aria da compatimento che nasce sulle linee del viso e che atteggia le labbra in quella piega dispiaciuta...
NO!!! Non la voglio vedere mai più!!!
Mi ricorda troppo il giorno in cui venni a conoscenza della sorte dei miei genitori.
Tutti l'avevano sul viso quando mi guardavano!
No questa volta è diverso!
Kirjan è vivo!
Lo so, lo sento!!!
Finalmente avverto nuovamente la determinazione riprendere a scorrere in me.
Si era sopita lasciandosi sconfiggere temporaneamente dalla paura e dal senso di gelo che mi avevano attaccato quando per un istante, un solo interminabile attimo, ho pensato che Kirjan fosse morto.
Ecco ora l'ho detto... e ora che l'ho fatto sto bene.
Perchè non è così, non c'è nulla di più falso.
Non mi potrebbe lasciare così e la sua lettera non sarà un addio ma un inizio, l'inizio della nostra storia, l'inizio di una nuova fase della mia vita, un periodo denso di aspettative, felicità e gioia che mi verranno tutte grazie alla presenza di quello che presto diventerà il mio compagno a tutti gli effetti... perchè nel mio cuore ormai lo è già.
Il mio viso deve aver ripreso colore perchè ora torno a respirare senza fatica alcuna, la calma si è impossessata di me e finalmente comincio a riflettere sensatamente.
"Qualche novità rispetto alle notizie date poco fa alla televisione?"
Mathieu scuote la testa e mi ripete tutto quello di cui è a conoscenza, compreso il luogo dove è precipitato l'aereo.
Mi informo immediatamente sulle possibilità di raggiungere il posto ma vengo decisamente scoraggiato quando affermano che nessuno tranne coloro che si trovano già lì, è autorizzato ad andare.
Benché sia fortemente tentato di eludere la mancanza di permesso e recarmivici ugualmente, mi rendo conto che sarebbe deleterio perchè le persone che stanno lavorando per trovare superstiti e capire cause, responsabilità e mantenere l'ordine perderebbero inutilmente del tempo con me, provando a rimandarmi indietro.
E così imito tutta la gente che è fuori, nell'aeroporto, in silente attesa e prego.
Prego per tutti coloro che al momento stanno soffrendo come me, per tutti quelli che non potranno più riabbracciare i propri cari.
Lo faccio perchè so perfettamente quello che proveranno, il dolore e l'afflizione ed il tormento che li avvolgeranno e li attanaglieranno a lungo.
Non percepisco esattamente il tempo che passa, il caffé bollente datomi da Mathieu ha avuto il potere di distrarmi dall'orologio e dai minuti che scorrono inesorabili e di farmi sprofondare in pensieri sconnessi ma pieni soltanto di Kirjan.
Del suo viso, del suo sorriso, dei suoi occhi caramello, dei suoi abbracci, delle sue parole.
E' ormai notte inoltrata quando arrivano notizie che fanno battere i cuori di molti, colmandoli della nuova, calda e brillante luce della speranza.
Sono stati ritrovati miracolosamente alcuni superstiti, la maggior parte versa in condizioni disperate e alcuni necessitano di cure urgenti per poter sopravvivere.
Ma nonostante questo una ventata di sollievo, aspettativa e fiducia inizia a serpeggiare nell'animo di tutti, non conoscendo i nomi dei sopravvissuti tutti si augurano e si accontentano di credere che sarà il proprio congiunto quello benedetto dalla sorte.
Mathieu mi rivolge un sorriso incoraggiante e io mi alzo leggermente intorpidito, avvicinandomi alle fonti della notizia.
Io ne ero certo, sentivo che Kirjan fosse ancora vivo.
Ora devo solo raggiungerlo.
Mi spiegano, in mezzo a tutta la confusione, i rumori, i pianti di gioia, che per il momento non è possibile, ma Mathieu mi prende in disparte e mi comunica solamente i nomi dei tre ospedali in cui sono stati portati i feriti.
E' uno strappo alla regola, ne siamo consapevoli entrambi ma quando lo guardo negli occhi lo vedo nuovamente sorridermi.
"Avresti fatto lo stesso"
Probabilmente ha ragione ma l'unica cosa che riesco a fare al momento è stringerlo in un lieve abbraccio, sussurrando un accennato 'grazie'.
Lui capisce e annuisce, facendomi passare da una porta sul retro onde evitare la folla accalcata.
Non passo nemmeno a casa a cambiarmi, raggiungo la macchina, accendendola con l'intenzione di raggiungere l'ospedale più vicino, non avverto minimamente nemmeno la stanchezza, domani crollerò ma lo farò avendo Kirjan accanto, ne sono certo.
Con la sua immagine negli occhi mi immetto sulla superstrada, cominciando a guidare in questa notte senza stelle.

Fine primo capitolo