
Oneroi...? (Sogni...?)
Osservo l'aereo diventare sempre più
piccolo e fondersi con il cielo limpido, rischiarato da un insolito sole caldo,
per la stagione in cui siamo.
Il mio cuore e le mie speranze si stanno allontanando insieme a lui...
Kirjan è partito senza sapere la risposta alla lettera che mi aveva scritto,
ma lui d'altronde voleva così... altrimenti me l'avrebbe fatta arrivare
prima o me l'avrebbe consegnata di persona...
Mi rimprovero per questo assurdo atteggiamento patetico e vittimistico, di cui
però sembra non riesca a fare a meno, e mi incammino nuovamente all'interno
dell'aeroporto, muovendomi mestamente e lentamente, del tutto in contrasto con
la furia scatenata che aveva guidato il mio corpo all'andata.
Effettivamente è meglio che prosegua adagio visto che ogni mio muscolo
protesta per il trattamento a cui l'ho sottoposto poco fa, a causa di quella
corsa a perdifiato che ho compiuto per arrivare fin qui.
Le persone che prima avevano seguito la mia frenesia con sguardi sorpresi e
talvolta pieni di rimprovero o totale sconcerto ora nemmeno si volgono dalla
mia parte.
D'altronde lo spettacolo di qualcuno che si dirige stancamente e tristemente
all'uscita dell'aeroporto, non è affatto una novità.
La moltitudine di persone che ogni giorno giunge e parte, mischiando almeno
per un istante la propria esistenza con quella di tanti loro simili, di cui
non conosce nemmeno il volto, è un dato di fatto per nulla eclatante...
è solo una realtà che a volte, quando si è giù di
morale, porta ancora più sconforto.
Perché chissà quanti dei presenti potrebbero essere state persone
a me affini o persone con cui poter intrecciare rapporti interessanti, quanti
di loro portano con se un bagaglio di esperienze o dolore maggiori ai miei,
quanti soffrono dentro senza dir nulla...
Arrivo alla mia automobile perso in elucubrazioni piuttosto deprimenti ed immancabilmente
scorgo sul parabrezza l'avviso di una multa.
Merd!
Lo sapevo!!!
Me la sono cercata, parcheggiandola in doppia fila ma non avevo alternative...
o almeno pochi minuti fa mi sembrava così... ed invece cosa è
cambiato?
Nulla, avrò semplicemente degli euro in meno e sarò uno straccio
domani.
Tutto il mio affanno, i miei sforzi per raggiungerlo prima che partisse non
sono serviti a niente.
Guardo l'importo con un'espressione che sono certo si alterni tra lo sconforto
e la piena rassegnazione poi sospiro pesantemente per rilasciare andare la tensione
che ancora mi avviluppa.
Poso la multa sul cruscotto e le lancio un'occhiata piuttosto bieca.
Quando torna me li faccio restituire da Kirjan quei soldi!!!
La colpa è sua!
Imbronciato torno a casa fermandomi solo per comprare un po' di pizza con cui
cenare.
Acquisto una margherita formato maxi e la osservo soddisfatto.
Anche se sono più di sette anni che ormai vivo in Francia, non posso
dimenticare il mio amore, tutto italiano, per questa pietanza... divina!!!
Ho convertito persino quel testone di Kirjan, anche se lui non sa che questi
qui sono solo surrogati in confronto alla pizza sopraffina a cui ero abituato
io...
Mmm ma un giorno, lo porterò in Italia con me e gliela farò gustare
appieno.
Sono curioso dell'espressione che balenerà sul suo viso quando l'assaggerà...
poi si abbufferà fino a non poterne più, mangione com'è!
Solo pensare a lui mi fa salire alle labbra un accenno di sorriso che svanisce
però immediatamente quando penso che non potrò vederlo per più
di sei mesi.
Domani almeno però lo chiamerò e potrò sentire la sua voce
anche se non so minimamente cosa gli dirò.
Che farò?
Come mi comporterò?
Devo far finta di nulla?
E' meglio aspettare che ritorni, in modo da poterlo guardare negli occhi, e
confessargli ciò che ho scoperto nel mio cuore?
O tentare il tutto e per tutto rivelandoglielo attraverso un freddo telefono,
perdendomi così le sue profondità caramello?
Poi però attendere sei mesi per rivederlo e baciarlo sarebbe ancora più
pesante da sopportare...
Sbuffo incerto attraversando il corridoio con il cartone della pizza in mano
e butto le chiavi sopra al tavolo, centrandolo perfettamente.
Il mio rientro improvviso ed il rumore provocato dalle chiavi svegliano Sion
che gonfia il pelo in chiaro segno di fastidio, scendendo sinuosamente dal divano
di cui si è appropriato dall'altro ieri, quando Kirjan me lo ha lasciato.
Non potendo portarlo con se era quasi ovvio che restasse da me, vista la simpatia
immediata che ha dimostrato di nutrire nei miei confronti... e poi io semplicemente
lo adoro visto che è stato proprio grazie a lui se ho conosciuto il suo
padroncino.
Lo accarezzo calmandolo per un attimo poi, dopo essermi fatto una lunga doccia
bollente e corroborante, mi infilo un paio di jeans sdruciti e attillati come
una seconda pelle, che Kirjan definisce letteralmente da stupro, e una vecchia,
enorme felpa blu che una volta apparteneva a lui ma di cui mi sono impossessato
quando aveva deciso di buttarla, perchè ormai leggermente stretta sulle
spalle a causa di un lavaggio sbagliato.
Io la adoro letteralmente!!!
Ha un tribale bianco sulla schiena davvero stupendo e ha una tasca gigantesca
sul davanti dove riscaldo le mani quando iniziano a diventare fredde.
Ma perchè diavolo ho in mente sempre lui?
Beh il perchè lo so... ma non mi va di pensarci ora o trascorrerei l'intera
serata a sospirare come la protagonista di un film drammatico e sentimentale...
e non è proprio da me.
Mi getto svogliatamente sul divano mangiucchiando un pezzo di pizza, che divido
generosamente con questo gattino dall'aria furba e golosa, almeno quanto quella
del suo reale padrone, e accendo annoiato la televisione, cominciando a fare
uno zapping poco convinto, certo di non trovare nulla di interessante.
Dopo aver rivisto per l'ennesima volta, ormai ho perso il conto di quante siano
realmente, la fine di un vecchissimo film storico che trasmetteranno una settimana
si, una no, e dopo aver guardato non so quante pubblicità e televendite
mi viene la tentazione di spegnere e rilassarmi con un po' di musica.
Sto per farlo quando improvvisamente i miei occhi si incollano allo schermo
e il cuore comincia a battermi violentemente dentro le orecchie.
Non so esattamente come succeda ma per un attimo mi vedo come potrebbe fare
un osservatore esterno e noto le mie guance divenire esangui, il respiro mozzarsi
violentemente in gola e un gemito fuoriuscire dalle mie labbra, trasformandosi
in un ansito angoscioso, mentre le mie dita, prive del controllo precedentemente
impartitogli dal cervello, si allargano lasciando cadere sul pavimento lo spicchio
di pizza, che Sion si affretta a addentare e leccare, ed il telecomando.
Lo raccatto velocemente, alzando il volume per essere certo di non aver udito
male, ma il tremore che si è impossessato del mio corpo non mi rende
facile l'operazione.
Ciò nonostante le gravi parole che la bionda annunciatrice dell'emittente
nazionale sta riferendo si marchiano a fuoco nella mia mente lasciandomi totalmente
privo di qualsiasi reazione.
>> Tragedia dalle cause al momento inspiegabili. Il volo **** partito oggi da Rouen e diretto a New Orleans è caduto al suolo, schiantandosi poco dopo la sua partenza. Sembrano non esserci superstiti, ma le notizie giunteci su questo punto non sono ne confermate ne smentite, i soccorsi stanno tutt'ora lavorando per estrarre i corpi dalle lamiere, ma non si reputa possibile trovare qualcuno ancora in vita <<
I movimenti che compio sono effettuati in una
sorta di moviola al rallentatore mal riuscita.
Non controllo i miei riflessi, sbando quasi nell'alzarmi.
Il fischio sordo che sento pulsarmi nelle orecchie mi stordisce completamente
ed ho la sensazione di non riuscire più a respirare.
Persino la salivazione è del tutto svanita e percepisco tutto in modo
ovattato.
Ho un lieve capogiro e per un attimo mi appoggio allo schienale del divano,
sentendomi mancare, poi mi muovo afferrando la cornetta del telefono dove provo
a comporre i numeri dati dall'annunciatrice per avere maggiori informazioni.
Sono attimi di angoscia pura quelli dell'attesa ma vengono portati all'estremo
quando mi rendo conto che le linee sono intasate.
Ho un ansito strozzato, sto davvero respirando a fatica e il mio torace si alza
e si abbassa ad un ritmo irregolare, come se fossi sottoposto ad uno sforzo
indicibile... e forse è vero perchè sto tentando con tutte le
mie forze di non crollare a terra.
Sudo a freddo, avverto tutto il mio corpo cosparso di goccioline salate mentre
brividi sempre più forti mi attraversano completamente partendo dal basso
schiena.
Sono in stato di shock.
L'ho visto molte volte grazie al mio lavoro e so che la prima cosa da fare sarebbe
tentare di respirare normalmente cercando di sgombrare la mente dalla causa
primaria di ansia.
Ma come diamine ci posso riuscire?
Il cuore mi batte in gola, un dolore sordo mi soffoca il petto e alla fine cedo,
cadendo sulle ginocchia e appoggiando le mani in terra.
I capelli mi ricadono sul viso e chiudo gli occhi provando a calmarmi.
Ma l'effetto che ottengo è l'opposto visto che, appena le mie palpebre
sono calate sulle iridi che Kirjan ama tanto, la sua immagine si è focalizzata,
avvolgendomi come una ventata di aria calda.
Ma anziché benefica, rilassante ed appagante come tutte le altre volte
in cui il suo ricordo mi fa salire un sorriso alle labbra, questa volta la visione
mentale del suo bel viso mi conduce in un tunnel di disperazione che non vuole
lasciarmi libero.
Ho un nodo alla gola che mi impedisce di respirare normalmente e di emettere
qualsiasi suono non sia un ansito o un gemito strozzato.
Possibile mi sia ridotto così solamente per una notizia che si rivelerà
non vera?
Perchè è FALSO che Kirjan è...
DEVE esserlo...
Non riesco nemmeno a connettere logicamente, mi rifiuto anche solo di pensare
a quella parola connessa ed accostata al nome del mio Kirjan...
Lui è VIVO e sta BENE!
Ne devo essere più che convinto e certo perchè altrimenti non
mi riprenderei più e resterei in questo stato catatonico di disperazione
e semi torpore.
Rimango in questa posizione per non so quanto tempo, d'altronde le ginocchia
non mi fanno male e le mani nemmeno, non sento più nulla.
Non ragiono lucidamente e quando mi alzo mi rendo conto che devo essere rimasto
inginocchiato per terra a lungo, visto che le gambe mi reggono a fatica e non
cado solamente per quel briciolo di forza di volontà che non mi è
ancora stato strappato via...
La cosa migliore da fare è andare direttamente all'aeroporto visto che
le linea è ancora occupata... e temo lo resterà per tutta la notte.
Indosso il cappotto come un automa e non so quale spirito guida mi rammenti
di prendere le chiavi prima di uscire...
Sarei potuto rimanere fuori casa senza nemmeno saperlo... e non è il
caso ora come ora...
Mi potrebbero tranquillamente rapinare o rapire e non farei una piega.
No.
Questo non è vero, se mi rapissero al momento non avrei notizie di Kirjan
e questo è tutto quello che mi preme.
Io DEVO sapere il più presto possibile come sta... e poi lo raggiungerò!
Non mi interessa chiederò un periodo di congedo o di ferie e lo andrò
a riprendere.
Lo tempesterò di schiaffi e pugni e poi lo ricoprirò di baci.
Quel dannato zuccone questa volta saprà tutto circa i miei sentimenti.
Mi devo aggrappare con forza a questi pensieri o non riuscirei a tenere la strada
con la macchina... ed un incidente in questo istante è tutto quello che
mi manca per coronare una giornata da segnare come altamente funesta!
Guido in trance, credo che se un mio qualsiasi collega mi fermasse ora mi riterrebbe
vittima di qualche stupefacente o di molti gradi alcolici... ed invece è
la disperazione a rendermi così spiritato.
Prima di effettuare un sorpasso guardo dallo specchietto retrovisore e incrocio
per un istante i miei occhi.
Sono allucinati, densi di uno stato febbrile... che si accumula al pallore esangue
delle mie guance e alle occhiaie scure e profonde che mi sono comparse.
Le avevo già da prima o sono apparse per lo shock?
Non lo so e non mi interessa... ora voglio solo sapere di Kirjan.
Di nuovo parcheggio in doppia fila e nuovamente sembro avere le ali ai piedi
mentre corro verso l'interno di quest'aeroporto che solo qualche ora fa mi aveva
visto varcare le sue soglie con tutt'altro animo e tutt'altri intenti.
La folla è triplicata e mi rallenta, ovunque vi sono nugoli di persone
che cercano ansiosamente informazioni sui propri cari che avevano preso quel
maledetto aereo.
Devo rallentare e tutto questo chiacchiericcio misto a gemiti di dolore da parte
di alcuni mi fanno solo innervosire ulteriormente.
Per un istante riacquisto il sangue freddo che usualmente mi contraddistingue
e con tono quasi glaciale passo avanti ad un gruppo di persone in attesa avvalorandomi
del mio status di poliziotto.
Non avevo mai usato il mio lavoro per avere eventuali agevolazioni.
Non ritengo giusto che solo per una scelta di vita si debbano avere maggiori
meriti o determinati sotterfugi.
Ma ora non mi interessa.
Passerei sopra a tutto e tutti pur di sapere qualcosa su Kirjan.
Il dolore che vedo specchiarsi sul volto della gente riunita qui è il
medesimo che avvolge il mio cuore ed il mio animo.
So che quando tutto ciò sarà finito mi sentirò un verme
ma al momento non mi sfiora neanche il pensiero di attendere pazientemente il
mio turno.
Supero facilmente tutti e riesco addirittura ad entrare nell'ufficio dello staff
del direttore dove si trovano al momento le più importanti emittenti
nazionali che cercano notizie dell'ultim'ora da trasmettere.
La rabbia che provo aumenta... è vero il loro è lavoro... ma a
volte sembra quasi che speculare sul dolore degli altri li diverta.
"Ayme? Che ci fai qui? Non sei in servizio oggi!"
Riconosco la voce sorpresa che mi chiama e individuo immediatamente la figura
di uno dei colleghi con cui mi trovo maggiormente d'accordo.
"Mathieu... ciao"
Il mio tono e le mie condizioni fisiche devono averlo insospettito perchè
vedo il suo sguardo velarsi di preoccupazione e le sue sopracciglia corrugarsi
lievemente.
"Che succede Ayme?"
Mi si avvicina pacatamente e la sua mole imponente e l'altezza fuori dal comune
per una volta anziché spaventare sembra voler offrire rassicurazioni.
"Un mio... amico era sul volo"
Il suo volto si trasforma in una maschera di pietà e il mio cuore manca
un battito.
No! NO! Non di nuovo! Non ancora!
Non sopporto quell'espressione!
Quegli occhi tristi e quell'aria da compatimento che nasce sulle linee del viso
e che atteggia le labbra in quella piega dispiaciuta...
NO!!! Non la voglio vedere mai più!!!
Mi ricorda troppo il giorno in cui venni a conoscenza della sorte dei miei genitori.
Tutti l'avevano sul viso quando mi guardavano!
No questa volta è diverso!
Kirjan è vivo!
Lo so, lo sento!!!
Finalmente avverto nuovamente la determinazione riprendere a scorrere in me.
Si era sopita lasciandosi sconfiggere temporaneamente dalla paura e dal senso
di gelo che mi avevano attaccato quando per un istante, un solo interminabile
attimo, ho pensato che Kirjan fosse morto.
Ecco ora l'ho detto... e ora che l'ho fatto sto bene.
Perchè non è così, non c'è nulla di più falso.
Non mi potrebbe lasciare così e la sua lettera non sarà un addio
ma un inizio, l'inizio della nostra storia, l'inizio di una nuova fase della
mia vita, un periodo denso di aspettative, felicità e gioia che mi verranno
tutte grazie alla presenza di quello che presto diventerà il mio compagno
a tutti gli effetti... perchè nel mio cuore ormai lo è già.
Il mio viso deve aver ripreso colore perchè ora torno a respirare senza
fatica alcuna, la calma si è impossessata di me e finalmente comincio
a riflettere sensatamente.
"Qualche novità rispetto alle notizie date poco fa alla televisione?"
Mathieu scuote la testa e mi ripete tutto quello di cui è a conoscenza,
compreso il luogo dove è precipitato l'aereo.
Mi informo immediatamente sulle possibilità di raggiungere il posto ma
vengo decisamente scoraggiato quando affermano che nessuno tranne coloro che
si trovano già lì, è autorizzato ad andare.
Benché sia fortemente tentato di eludere la mancanza di permesso e recarmivici
ugualmente, mi rendo conto che sarebbe deleterio perchè le persone che
stanno lavorando per trovare superstiti e capire cause, responsabilità
e mantenere l'ordine perderebbero inutilmente del tempo con me, provando a rimandarmi
indietro.
E così imito tutta la gente che è fuori, nell'aeroporto, in silente
attesa e prego.
Prego per tutti coloro che al momento stanno soffrendo come me, per tutti quelli
che non potranno più riabbracciare i propri cari.
Lo faccio perchè so perfettamente quello che proveranno, il dolore e
l'afflizione ed il tormento che li avvolgeranno e li attanaglieranno a lungo.
Non percepisco esattamente il tempo che passa, il caffé bollente datomi
da Mathieu ha avuto il potere di distrarmi dall'orologio e dai minuti che scorrono
inesorabili e di farmi sprofondare in pensieri sconnessi ma pieni soltanto di
Kirjan.
Del suo viso, del suo sorriso, dei suoi occhi caramello, dei suoi abbracci,
delle sue parole.
E' ormai notte inoltrata quando arrivano notizie che fanno battere i cuori di
molti, colmandoli della nuova, calda e brillante luce della speranza.
Sono stati ritrovati miracolosamente alcuni superstiti, la maggior parte versa
in condizioni disperate e alcuni necessitano di cure urgenti per poter sopravvivere.
Ma nonostante questo una ventata di sollievo, aspettativa e fiducia inizia a
serpeggiare nell'animo di tutti, non conoscendo i nomi dei sopravvissuti tutti
si augurano e si accontentano di credere che sarà il proprio congiunto
quello benedetto dalla sorte.
Mathieu mi rivolge un sorriso incoraggiante e io mi alzo leggermente intorpidito,
avvicinandomi alle fonti della notizia.
Io ne ero certo, sentivo che Kirjan fosse ancora vivo.
Ora devo solo raggiungerlo.
Mi spiegano, in mezzo a tutta la confusione, i rumori, i pianti di gioia, che
per il momento non è possibile, ma Mathieu mi prende in disparte e mi
comunica solamente i nomi dei tre ospedali in cui sono stati portati i feriti.
E' uno strappo alla regola, ne siamo consapevoli entrambi ma quando lo guardo
negli occhi lo vedo nuovamente sorridermi.
"Avresti fatto lo stesso"
Probabilmente ha ragione ma l'unica cosa che riesco a fare al momento è
stringerlo in un lieve abbraccio, sussurrando un accennato 'grazie'.
Lui capisce e annuisce, facendomi passare da una porta sul retro onde evitare
la folla accalcata.
Non passo nemmeno a casa a cambiarmi, raggiungo la macchina, accendendola con
l'intenzione di raggiungere l'ospedale più vicino, non avverto minimamente
nemmeno la stanchezza, domani crollerò ma lo farò avendo Kirjan
accanto, ne sono certo.
Con la sua immagine negli occhi mi immetto sulla superstrada, cominciando a
guidare in questa notte senza stelle.
Fine primo capitolo