- prima parte -
Disclaimer: I personaggi sono nostri, alcuni dei nostri tesoooooori… bwahahahah poveri loro *_*

If you want to be mine...





POV VALENTIN

Le luci della notte sono fin troppo accecanti, insegne luminose, fari di altre automobili… la mia è parcheggiata chissà dove in un parking credo non molto lontano da qui, non mi ricordo nemmeno se ho inserito l’antifurto… che mi importa? Che la rubino pure… ho ben altro in mente che una stupida automobile…
Le immagini di Jacques che si rotola in un letto con quel tizio… mi viene da vomitare, come ho fatto a non spaccare la faccia ad entrambi? Forse sono davvero troppo controllato come mi dicono sempre tutti, ma in quel momento… l’unica cosa che mi è venuta in mente è stata che avevo riposto la mia fiducia nella persona sbagliata.
L’insegna di un wine bar mi attira, stranamente, più delle altre. “Sun&Moon”, Sole e Luna, nome piuttosto banale, un’insegna in legno, dipinta di blu, con una luna argentata che si trova davanti ad un sole apparentemente caldo. L’atmosfera all’interno sembra piuttosto tranquilla, raccolta quasi. Credo che più che un wine bar questo sia un semplice bar trasformato in locale semi-notturno per aumentare la clientele e per appagare i desideri di quella fissa. E’ quartiere di uffici questo, ci saranno di certo moltissimi impiegati che, uscendo stanchi dal lavoro, prendono un aperitivo con i colleghi.
Io non lo faccio mai, non che abbia molta vita sociale, non ho mai capito la necessità di andare a tutti quei party in cui incontri sempre le stesse persone ed i pettegolezzi sono sempre gli stessi.
Il mondo della moda è stantio, una volta entrati nel giro si conoscono tutti quelli che ne fanno parte e si scopre ogni loro peccato, vizio, virtù e segreto. Per mia fortuna sono un orso, come ha sempre detto Jacques, quindi nessuno sa nulla di me… Jacques… quel grandissimo pezzo di merda!
La musica soffusa ed il chiacchiericcio non troppo forte dei presenti contribuiscono a dare al locale un’aria intima, e probabilmente la maggior parte degli avventori si conosce…
Un paio di camerieri girano tra i tavoli, mentre due ragazzi, uno di circa trentacinque anni, l’altro non ancora ventenne, sono dietro al bancone.
Scelgo quest’ultimo per sedermi, uno sgabello nero, con un basso schienale e lunghe gambe di legno, sempre laccate di nero, mi si offrono come sostegno per riposare le gambe. Sono in piedi da stamattina, tra foto e urla contro le modelle che non capiscono che per fare questo lavoro bisogna essere anche espressive, tutto quello che volevo, alle dieci passate di sera, era sedermi in una bella vasca piena di acqua, scaricare un po’ gli ormoni con Jacques e poi dormire fino a domani… beh… evidentemente non era proprio la mia serata questa…
“Buonasera, cosa le porto?”
Il ragazzo non ancora ventenne mi si avvicina e mi guarda sorridendo da dietro il bancone. Indossa una camicia bianca ed un gilet nero, proprio come gli altri, una targhetta in metallo su quest’ultimo mette in evidenza il suo nome: Maxim. A cosa serve conoscere il nome di un cameriere?
Volti e corpi che si sovrappongono senza assumere una reale consistenza… solitamente sono questo agli occhi dei clienti dei locali tutti coloro che lavorano per rendere le loro serate un po’ più piacevoli, ed ugualmente questo sono quegli stessi avventori per tutte quelle persone che si spaccano le ossa per portare lo stipendio a casa. Forse qui vogliono creare un’atmosfera più familiare, in modo che chi ritorni possa sapere almeno il nome della persona che si trova di fronte, senza dover morire con lo straziante dubbio di quale fosse il nome di quel ragazzo così carino, con il visetto d’angelo ed i capelli biondi che ti fissa con lo sguardo insolitamente dolce.
“Vino bianco, secco… una bottiglia…”
Maxim mi guarda un po’ sorpreso, ma poi, da bravo lavoratore, se ne infischia della mia strana richiesta e mi prende una bottiglia di chardonet bianco e me lo porge, dopo avermi chiesto se marca ed annata vanno bene. Che mi importa? Mi basta solo avere qualcosa che mi intontisca un po’, voglio rincitrullirmi fino a non sapere più come mi chiamo…
Non credevo che il tradimento di una persona che non amo mi avrebbe ferito così, per quanto, avrei dovuto aspettarmelo…
Uno psicologo direbbe che è tutto dovuto al fatto che mio padre se n’è andato quando avevo quattro anni. L’assenza di una figura maschile ha di certo influenzato la mia costante assenza di relazioni sociali, per la paura di essere, nuovamente, abbandonato. Beh, devo ammettere che è decisamente meglio venir abbandonati piuttosto che cornificati… ma non so se tutti gli studiosi della psiche umana sarebbero d’accordo a tal proposito.
Mentre mi verso il secondo (di già?) bicchiere di vino, lo sguardo mi cade nuovamente sul biondo Maxim, forse perché continua a camminarmi di fronte dividendosi tra la cassa ed il servizio al bancone.
Devo ammettere che ho occhio per la bellezza, forse anche per il lavoro che faccio. Fare il fotografo mi ha portato a conoscere il corpo umano in ogni dettaglio, devo riuscire a capire al volo i punti deboli e forti del viso e del copro di una persona, e più guardo Maxim più mi convinco che questo ragazzo non abbia difetti fisici.
Sarà alto un metro e settantacinque, gli occhi sono di un grigio scuro, ma non tetro, più… misterioso ed affascinante, i capelli biondo cenere lunghi fino al collo e legati in un codino dal quale alcune ciocche troppe corte sfuggono, andando ad incorniciare il viso delicato e rasato di fresco. A giudicare dai segni sul viso non deve essere un tipo particolarmente villoso, tutt’altro, dai primi bottoni aperti della camicia si intravede il petto e nessun filetto nero a colorarlo, quindi, è probabile che si depili. Per vanità? E’ un modello anche lui? O forse uno sportivo?
Il fisico è asciutto ma si intravede, nonostante i vestiti non siano particolarmente attillati, la muscolatura delineata e soda, segno di una costante e duratura attività fisica. Fa body building? No, troppo delicato. Pugilato? No, non sembra avere il naso rotto, né quell’espressione da bullo che hanno, solitamente, tutti i ragazzi che praticano questo sport. Non resta quindi che il nuoto. E’ troppo basso per fare basket, forse anche per la pallavolo. Il calciatore… no troppo composto. Il ballerino? No, non mi piacciono i ballerini… Potrebbe fare atletica… no! Basta, mi piace il nuoto, quindi lui, di certo, è un nuotatore!
Effettivamente ce lo vedo bene, guizza tra le onde, oppure tra gli schizzi di una piscina, l’acqua gli scivola addosso, gocce minuscole e quasi impalpabili mettono in risalto i muscoli, evidenziati ulteriormente dal gioco di luci ed ombre creato dalla superficie a specchio dell’acqua.
Il vino, ormai metà bottiglia è andata, comincia ad annebbiarmi i sensi, ma stranamente non sento ancora la testa pesante, anzi… mi sembra più leggera, e credo sia anche merito dell’alcol se riesco a eccitarmi come un ragazzino al solo immaginarmi questo ragazzo che ora ho di fronte, rotolarsi in un letto, sudato ed eccitato, gli occhi chiusi, le labbra umide, dischiuse in un gemito, l’asta dura e turgida… è delizioso come lo immagino?
L’immagine di Jacques che urla come una donnetta (proprio come faceva con me) mi torna in mente ed un nuovo conato di acido mi sale in bocca… prontamente ributtato indietro da un’abbondate sorsata di vino.
L’alcol non dovrebbe inibire i sensi? Già… e lo sta facendo… eppure mi sento i pantaloni insolitamente stretti e la stoffa ruvida mi infastidisce.
Spesso non porto biancheria intima, più perché la trovo, a volte, scomoda, che per altro, ma oggi un bel paio di boxer contenitivi non mi avrebbero fatto male…
Il mio sguardo è ormai calamitato da Maxim, da ogni suo gesto, dal modo in cui mette a posto i bicchieri appena presi dalla lavastoviglie che si trova chissà dove, al di là della porta in legno al lato sinistro del bancone, da come porge lo scontrino ai clienti, da come sorride e si appresta a servire un nuovo venuto…
Mh… venire… sì… mi andrebbe proprio di sentirmelo venire tra le labbra…
Lo faccio per vendetta? Non lo so, sono già troppo ubriaco per capirlo, ma vedere se ho ragione sulla sua bellezza durante l’orgasmo è un buon motivo per desiderarlo…
“Maxim…”
Lo chiamo per nome come se lo conoscessi, con una voce che non sembra nemmeno la mia, impastata e strascicata. Le palpebre sono pesanti, ma sono ancora troppo cosciente per smettere di bere ed andarmene a casa. Probabilmente rimarrò qui fino alla chiusura, verrò buttato fuori a calci, mi ruberanno il portafogli ed un barbone qualsiasi mi spezzerà sulla testa una bottiglia trovata nell’immondizia, perché gli ho occupato il posto, e così morirò, solo e senza coscienza di me stesso… ahi… sbornia triste…
Il mio bel pesciolino si volta prontamente e mi chiede se voglio il conto. Ma scherziamo? Andarmene e smettere così di averti davanti agli occhi? Ma neanche per sogno pupo!
“Birra… chiara… grande…”
Maxim, il mio caro Maxim, inarca di nuovo un sopracciglio e fa per dire qualcosa, ma la volontà di non impicciarsi prevale e mi va a preparare un bel boccale di birra alla spina, rigorosamente belga. Non sia mai che qui si beva birra tedesca o inglese o che so io! Siamo in Belgio, almeno in qualcosa siamo patriottici!
Sto delirando… ah ma delirerei volentieri con questo bel pesciolino…
La birra è fresca, mi scivola in gola proprio come vorrei mi scivolasse il seme di un pesciolino biondo che si affaccenda a dar retta agli ultimi clienti.
Che ore saranno?
Ho sonno… mi sento le palpebre pesanti… voglio scopare Maxim!... Voglio dormire…


POV MAXIM

Un suono sordo cattura la mia attenzione, mentre preparo l’ennesimo drink richiestomi, ed il mio sguardo si posa sulla fonte, posizionata di quarantacinque gradi alla mia destra.
Una testa mora riposa beatamente sul bancone ed il suo proprietario sembra precipitato nel più remoto regno dei sogni.
Un sospiro mi nasce spontaneo sulle labbra. Lo sapevo! Me lo sentivo! E per di più stasera che devo chiudere io, visto che lo zio è assente per qualche giorno.
Scruto pensosamente il bel dormiente mentre le mie mani si muovono automaticamente, servendo le nuove ordinazioni. E’ un cliente nuovo, ormai conosco di vista tutti quelli che si ritrovano qui abitualmente e lui me lo sarei ricordato sicuramente. Sembra uno squalo imbronciato.
Cielo che comparazione! Sorrido tra me e me, studiare troppo mi porta a paragonare tutto a pesci, mammiferi marini e via dicendo…
Forse è a causa del suo sguardo, penetrante, duro e distante, con un velo di diffidenza esaltato dalle screziature più chiare presenti nelle sue iridi castane, che sotto le luci soffuse del locale, assumono una colorazione dorata delicatamente rilucente. O per i suoi capelli, neri e lunghi, che seguono ogni movenza felina del suo corpo aggraziato e sinuoso, come pinne che fendono l’acqua senza realmente turbarla.
Od è semplicemente tutto dovuto alla sua camminata sicura ed elegante ed alla sua voce roca e profonda con quell’intonazione di comando che gli sembra connaturata? Come se lui fosse realmente il più letale abitante dell’oceano ed aspettasse ed esigesse deferenza ed ubbidienza da tutti.
Non credo che sia unicamente perché sotto il suo attento esame ho sentito un brusco aumento di pulsazioni cardiache, ed un calore che è partito da una zona del mio fisico che avevo lasciato bella ed addormentata da qualche tempo e che sembra aver ritrovato nuova vita in un solo istante.
No… decisamente non c’entra nulla il fatto che gli squali abbiano due peni e che lui sembri essere ben dotato e fornito! No! Non è perché è l’unico pesce che ha un organo copulatore, anzi due… no! Nemmeno il fatto che vorrei essere avvolto da lui con le sue pinne ed essere trattenuto dai suoi denti affilati… porterei volentieri i segni dell’accoppiamento su di me, come gli squali femmina indossano i ‘morsi d’amore’ dei loro compagni su di loro.
Ecco… ora ci mancavano solamente le visioni di noi due avvinghiati sotto l’acqua del mare, intenti ad inseguirci e strusciarci lentamente…
Ma che mi sta prendendo? Non mi era mai accaduto prima di fantasticare così su qualcuno che nemmeno conosco, in verità non mi era proprio mai successo… ma… lui è così… eccitante…
Fortunatamente il cambio repentino di musica nella radio mi riscuote, facendomi prendere un bel respiro lungo, e mi ricorda che se avessi obiettato come era stata mia intenzione al suo ordine di un’intera bottiglia di vino bianco o non gli avessi poi portato quella birra, dando finalmente retta al mio buon senso che mi avvertiva dei guai in cui sarei incorso, ora non ci sarebbe un piccolo squalo che riposa tranquillamente ignaro del mio turbamento emotivo, psicologico e… fisico!
All’improvviso la porta si apre ed un allegro gruppo di ragazzi stranieri alti e biondi affollano il locale, garantendomi un paio d’ore d’intensa attività lavorativa ed un ulteriore motivo di distrazione dalla strana piega che hanno assunto le mie divagazioni mentali. Trattenendo un sospiro inizio a distribuire birra e consumazioni, sorbendomi chissà quali battutine nella loro lingua, visto che spesso qualcuno di loro mi guarda e scoppia a ridere…
Tutte a me? O forse oggi è la mia giornata no?

Finalmente è finita! Anche questa sera che sembrava non aver termine è trascorsa e senza incidenti di percorso… ad eccezione dello squalo che ha decisamente scelto il bancone come suo cuscino e lo sgabello come suo giaciglio, almeno a giudicare da come appare sereno nel sonno.
“Ciao Maxim, noi andiamo! Ci vediamo domani!”
Jules e Marcel mi salutano con una mano e si affrettano all’uscita, del tutto incuranti al nostro ospite.
Uno sbuffo sonoro ed un respiro più profondo degli altri si fanno sentire nel silenzio del bar e mi rendo conto di averli emessi io… potevano almeno offrirsi di darmi una mano però! Che simpatici che sono! Gliel’ho detto allo zio che stanno qui solo per lo stipendio e per rimorchiare ragazze!
“Max, piccolo vuoi che ti aiuti col signorino?”
Le parole di Florian mi sollevano e mi ridanno una ventata di buon umore, quasi come la vista del mare irrorato dai raggi solari mattutini. Mmm, devo necessariamente farmi una nuotatina al più presto, sono in astinenza da acqua salata… ma ora non è il caso di pensarci visto che il barista più simpatico che abbia mai conosciuto e che, per fortuna, lavora per noi, mi guarda con aria interrogativa come sempre. Ma non è colpa mia se ogni volta che penso a quella distesa immensa e profumata di libertà inizio a distrarmi e mi allontano dalla realtà che mi circonda… è meraviglioso sognare ad occhi aperti di immergersi in quella trasparenza cristallina che ti avvolge liscia e delicata, facendoti sentire vivo e pieno di energia!
“Ehm… ma no! Vai pure non ci sono problemi! Ora lo sveglio e lo faccio andar via, così chiudo e mi metto a dormire e domattina studio un po’.”
Ma che ho detto? Sono completamente impazzito!! Certo che mi deve aiutare! Come faccio a destare lo squalo??? No! Aspetta, fermo Flooo!
Ok, ma perché queste mie obiezioni sono rimaste dentro di me e non le ho pronunciate a voce alta ed ho schiuso le labbra solo ora che la porta si è bella che richiusa dietro alla figura di Flo che si allontana? Sigh! A volte mi domando se sono sano del tutto o se l’acqua mi è entrata anche nel cervello…
D’accordo sono solo con il bell’addormentato, coraggio Max, ora vai lì e con piglio deciso lo fai uscire di qui!

… Perché penso una cosa e ne faccio un’altra? Come pretendo che lo squalo qui si desti se lo scuoto così leggermente da non farmi sentire nemmeno da un bambino? Uffaaa!
Un mugolio colpisce la mia attenzione e vedo le palpebre di questo sconosciuto così affascinante, da sembrare elegante e letale persino mentre riposa, sollevarsi lievemente per poi riabbassarsi repentine sugli occhi, che hanno delle iridi che incutono soggezione e rispetto spontanei.
“Mmm…”
“Signore, il locale sta chiudendo ormai, sono le tre passate”.
Stranamente dopo il mio mormorio sembra riprendersi appena ed alza leggermente la testa.
“Ah mio caro Maxim ti do un consiglio, maiiii mettersi con un modello… perché il minimo che ti può succedere, hic, è trovaaarlo a letto con un altro… e poi se sei proprio sfigato sta nel tuo letto…”
La voce gli esce a stento, alternando toni acuti a note basse e strascicate, ma non è affatto sgradevole, solo buffo, in qualche modo. Benché di divertente in ciò che ha detto non ci sia proprio niente. Non mi sento di condannarlo se per qualche ora ha cercato oblio nell’alcool, non deve essere una bella situazione la sua. Non ammetto chi cerca rifugio nel bere, ma deve essere un evento proprio recente e che gli causa una notevole sofferenza. Accidenti, mi sto rammollendo sin troppo stasera!
“Ahm.. ehm… si, grazie… ma… ecco le converrebbe tornare a casa ora, signore, e farsi una bella dormita”
Cerco di usare un’intonazione dolce, chissà poi perché. Non mi ispira proprio sentimenti di pietà… di tenerezza semmai, ed è davvero inusuale! Tra l’altro mi dà l’impressione di essere forte e di sapersi rialzare emotivamente da solo, quindi…
“Valentin, non signore, io sono Valentin… mmm… non credo ancora di essere Dio…”
La sua voce mi riscuote dalle considerazioni in cui mi ero perso e devo trattenere una risatina, sebbene alzi gli occhi al soffitto in cerca di ispirazione sul come riuscire a convincerlo.
“Ehm.. si… ok…”
Mi sta baciando! Proprio mentre stavo per replicare chissà cosa mi ha attirato per la manica della camicia della divisa ed ha appoggiato le sue labbra tiepide sulle mie, in un contatto niente affatto casto.
La sua lingua invade la mia bocca aperta per parlare e mi assaggia per quel paio di istanti che mi necessitano per reagire e staccarmi da lui, totalmente incredulo.
Ha un sapore buono, quasi dolce… anche se era un po’ imbranato. Eh?! Ma che sto dicendo???
“Ma-ma che fai!!! Sei impazzito???”
“Mi piaci proprio.” Nel pronunciare questo si sporge verso di me alla ricerca di un nuovo tentativo di unione delle nostre labbra, ma lo evito sapientemente, scansandomi velocemente, e lui finisce a terra nel giro di un istante.
Ha perso l’equilibrio, rallentato e falsato nei movimenti dall’ottenebramento dei sensi di cui è vittima, ed ora mi guarda dal pavimento con un’espressione di adorabile confusione. Un momento… ho detto adorabile? D’accordo che sono astemio, ma è davvero troppo essermi ubriacato solo perché la sua lingua morbida e vellutata ha accarezzato la mia. Sì… necessariamente sono fuori di testa, la stanchezza mi gioca brutti scherzi!
Mi piego sulle ginocchia e gli tendo una mano affinché si aggrappi a me per rimettersi in piedi, ma lui mi sorprende e mi attira a sé baciandomi nuovamente.
Sono di nuovo impietrito per lo stupore ed impiego almeno due secondi ad allontanarmi.
Due secondi in cui si è impadronito delle mie labbra, succhiandole in un modo decisamente vorace… prima di iniziare a lambirle con la lingua, in una vana richiesta di accesso, che mi sono ben guardato dal concedergli!
Questa volta è stato diverso, molto più… vigile e passionale… che sia diventato maggiormente cosciente?
Lo osservo, sentendo nascere prepotente in me una fitta di speranza, mista ad una punta di delusione, che mi affretto molto fermamente a cancellare e relegare nell’angolo remoto delle stupidaggini da non prendere in considerazione mai, e tutto svanisce di fronte alla realtà dei fatti: è ancora irrimediabilmente alticcio, nonostante qualche istante di apparente ripresa. Speriamo che questi attimi durino abbastanza da farlo uscire. Sì! Si sta alzando da solo! Evviva! Qualcuno ha avuto pietà di me! Letto aspettami, sto arriva…
Nooooo! Come non detto… Appena è riuscito a raddrizzarsi completamente si è accasciato sullo sgabello ed è crollato ancora addormentato. Ma è possibile??? Chi è che mi vuole male??? Cosa ho fatto di tanto atroce da meritarmi questo? Ed ora che faccio? Non posso di certo prenderlo di peso e buttarlo fuori in attesa che qualche balordo di passaggio gli rubi il portafoglio e magari si diverta anche a malmenarlo un po’… con i tempi che corrono non sarebbe nemmeno troppo lontana come ipotesi… Accidentaccio! Proprio stasera doveva capitare???
Idea!!! Gli chiamo un taxi e lo faccio portare all’indirizzo che trovo sui documenti! Sì! Sono un genio!!! Sento un sorriso allargarsi sul mio volto ed allungo la mano verso il posteriore perfetto di quest’incanto di uomo… ma sono diventato un maniaco tutto insieme???

<<… perché il minimo che ti può succedere, hic, è trovaaarlo a letto con un altro… e poi se sei proprio sfigato sta nel tuo letto…>>

Già… genio… La sua voce mi risuona fulminea in mente e lo rivedo entrare con la memoria, bello e sicuro di sé, ma con lo sguardo appena velato, da quello che a prima vista sembrava durezza ed arroganza. E se fosse stato in realtà uno schermo per non mostrare apertamente la sua sofferenza? Posso davvero rimandarlo nella sua abitazione con la possibilità che incontri il suo modello? Non credo proprio che sia il caso… e se fosse successo oggi? Non penso che vorrebbe tornare lì… se dopo accade qualcosa la responsabilità è la mia. Capperi! Che faccio???
Sospiro, massaggiandomi le tempie nell’avvertire un principio di emicrania che inizia a pulsarmi sordamente.
Non posso restare qui tutta la notte, e tanto meno può rimanerci lui…
Sì ma chi me lo fa fare di portarlo su da me? Non lo conosco, non so niente di lui, ad eccezione del suo nome. Potrebbe benissimo essere un pazzo psicopatico, un delinquente, un assassino, uno stupratore! E Poi sono anche solo! L’appartamentino dello zio è vuoto ed io nella mia mansarda a chi chiedo aiuto se mi serve? No, no, è da escludere! Bene, dunque, vediamo…

Bravo Max, continua così, pensa tanto per poi fare tutto il contrario di quanto avevi stabilito… Uff! E’ pure un falso magro! Pesa un accidente! Vero che è anche perché lo sto praticamente trascinando… Ma voglio davvero portarlo così per tutte le scale fino alla mansarda? Nooo! Che qualcuno mi aiutiii!!! Già averlo dovuto mettere in piedi, farlo appoggiare a me, circondandogli la vita, ed essere arrivato fino alla porta sul retro, che collega il locale alle scale per l’appartamento di zio Paul e per la mia mansarda, è stata un’impresa degna di Maciste…
“Valentin… ascolta… dobbiamo salire trentasette gradini… collabori un pochino? Ti prego…”
Cielo, mi faccio pena da solo… sembro un cucciolo supplicante… e quel ti prego aveva una nota così disperata che al confronto i capricci dei bimbi sotto Natale sono pallide recitazioni mal riuscite…
Tutto sommato però sembra che la mia richiesta abbia sortito un effetto positivo visto che Valentin, pur essendo mezzo sveglio e mezzo addormentato, e pur biascicando a tratti cose incomprensibili e deliranti, riesce a mettere i piedi sugli scalini, evitandomi una fatica al di fuori della mia portata. Mi domando perché io pensi a lui con il suo nome e soprattutto perché mi faccia piacere avvertire la massa serica dei suoi capelli appoggiarsi di tanto in tanto sulla mia spalla, mentre la sua fronte si abbandona fiduciosamente sul mio collo per un riposino. Non lo so davvero… e forse è meglio che non me lo chieda, considerato come sono del tutto sfasato al momento.
E finalmente l’impresa epica incontra un esito positivo! Sono riuscito a superare i gradini, che salgo quotidianamente in meno di cinque minuti, in esattamente venti minuti! Devo aggiornare il mio record personale di velocista…
Aperta la porta e sistemato temporaneamente il brillo squaletto, recupero il secondo futon che tengo per ogni evenienza e lo stendo nei pressi del mio, già sistemato e che mi chiama tentatore, lusingandomi con la visione di un bel tepore confortante e rilassante tutto per me. Chissà se quando tornerà sobrio sarà incuriosito come tutti dalla mia inusuale scelta di ‘letto’. Bah! Tutti mi prendono sempre per matto a voler dormire ben ancorato al pavimento, ma non capiscono proprio che sono un terremoto vivente la notte e che sono finito talmente tante volte a terra, risvegliandomi di soprassalto e dolorante, da non voler più ripetere l’esperienza! Invece un bel futon, morbido, avvolgente e comodissimo, è tutto quel che fa per me! Ed è anche pratico e rapido da preparare!
Preso ancora una volta Valentin, lo faccio rimanere sulle gambe malferme solo per qualche secondo, al fine di togliergli per lo meno la cintura ed il portafoglio che potrebbero dargli fastidio mentre dorme, poi lo aiuto a stenderlo, levandogli le scarpe.
Non resistendo alla curiosità sbircio la sua carta d’identità, d’altronde avrò pure il sacrosanto diritto di conoscere il nome intero di chi ospito, no? Voglio dire, almeno se è un ricercato posso confessare consapevolmente alla polizia… si ma a chi voglio prendere in giro? Sono solo un curiosone immane!
Mmm… Valentin Michaux, anni 28… caspita se se li porta bene! Gliene avrei dati massimo 25… che alla fine non è che ci sia tutta questa gran differenza, effettivamente… va beh…
Sistemo tutto con cura sopra il tavolo e vado a lavarmi rapidamente, senza trattenermi dallo sbirciare ogni cinque minuti dalla porta per vedere se ha qualche problema. Non vorrei si sentisse male dopo quello che ha bevuto. Infine proprio quando sto per sdraiarmi beatamente e concedermi il lusso di una sana dormita vedo Valentin Michaux alzarsi a sedere e mettersi una mano davanti alla bocca. Oh, no per favoreee! Allarmato, mi sollevo velocemente e lo conduco appena in tempo in bagno, dove la natura fa il suo corso ed il suo stomaco si vendica per quello che Valentin gli ha fatto trangugiare questa sera. Lo sostengo, vigilando che non cada a terra per un mancamento, avendo notato il tremolio instabile dei suoi arti inferiori, poi gli rinfresco il viso con l’acqua fredda e gli lavo i denti con lo spazzolino nuovo che avrei dovuto cominciare ad utilizzare ad inizio settimana… C’est la vie!
Gli lego morbidamente i capelli in una mezza coda in modo che non lo tormentino andandogli sul viso ed ancora una volta lo faccio stendere sul futon, imitandolo poco dopo.
Perché io stia facendo tutto questo per uno sconosciuto rimane un mistero. Getto un’occhiata all’orologio che segna le cinque e mezza. Wow… sono passate due ore e mezza da quando ho chiuso il locale… mi sembra trascorsa una vita intera. Le mie palpebre gridano e mi minacciano un ammutinamento, meglio che segua le loro imposizioni… Mmm, sì… Morfeo abbracciami, sono tuo…


POV VALENTIN

“Ah… mmmhhh… testa…”
Mi scoppia la testaaa!! Valentin, idiota, devi urlarti nei pensieri? Tra poco sarò un corpo senza capo, perché mi sta per scoppiare lo sento…
Devo essermi sbronzato… l’unica volta in cui l’ho fatto avevo quindici anni ed il mio migliore amico dell’epoca (che fine avrà fatto il caro Didier?) aveva detto che se ero un vero uomo dovevo necessariamente ubriacarmi. All’epoca cercavo ancora di rifiutare la mia omosessualità, neanche l’avevo compresa appieno, e poi… l’orgoglio è da sempre il mio punto debole… anche ieri… con Jacques…
Una fitta più forte mi distoglie dai ricordi ed un respiro leggero e regolare nelle mie vicinanze, mi spinge ad aprire, finalmente, gli occhi.
Il ragazzo non ancora ventenne di ieri, il bel Maxim, dorme al mio fianco, con un’espressione rilassata sul viso e le braccia in una posizione assurda. Come fa a star comodo con un braccio sotto la testa e l’altro piegato all’indietro? Mah…
Beh… devo farmi i complimenti, perché essere riuscito a conquistarlo nonostante fossi ubriaco…
I jeans scuri e la maglia amaranto che indossavo ieri, però, sono ancora al loro posto, e non sparsi chissà dove, e lui, il mio bel Maxim (bello è anche bello, ma da quando è mio?) dorme pacifico con in dosso il suo bel pigiama azzurro. Deve necessariamente essere un nuotatore, questo colore gli si addice e ricorda tantissimo l’acqua, quindi deve essere così…
I ricordi che ho della serata di ieri arrivano a strani pensieri su quanto mi piacesse il fondoschiena di Maxim, ma non so esattamente cosa sia successo né a che punto della serata quelle mie elucubrazioni siano giunte.
All’improvviso Maxim si volta dandomi la schiena e distogliendomi dal vano tentativo di ricordare i recenti eventi, dandomi la possibilità di rimirare nuovamente il suo fondoschiena (mi basta alzare la sua coperta), e mettendo in bella mostra un collo che sembra urlare ‘Mangiami di baci!’.
Adesso che ci faccio caso non mi sembra di essere su un letto, ma su uno di quei materassi giapponesi, un futon, non ci avevo mai dormito… sembra comodo, ma chissà come ci dormirei da sobrio… però sarebbe da provare in altri momenti...
Non sono un uomo che pensi sempre al sesso, anzi, tutto il contrario, ma in qualche modo mi sembra di dovermi distrarre e cercare di riportare tutto (ma cosa?) sul suo giusto binario.
Beh, la miglior cosa per riuscirci sarebbe alzarmi e andarmene, lasciare un biglietto a questo ragazzo ringraziandolo e dicendogli di chiamarmi per qualsiasi cosa, ma sarebbe anche abbastanza egoistico, no?
Guardo di nuovo il biondo pesciolino che è stato così gentile da portarmi in casa sua senza sapere nemmeno chi fossi, e che si muove leggermente spostandosi verso di me e mi viene naturale abbracciarlo e poggiargli il naso sul collo, giusto per sentire se odora di mare o di lago…
La testa mi fa malissimo, ma è buono il suo odore, e poi…
“Aaahhhiiiaaa!!”
Maxim si alza di scatto e mi guarda allarmato ma ancora assonnato.
“Che succede?”
“La testa…” Non appena ho appoggiato il viso sul suo collo mi sono ritrovato la sua mano sulla testa, non in una carezza, ma in una specie di schiaffo, voltandosi insomma mi ha preso a ceffoni…
“Uhh… ooohh… oooohhh…”
Sento solo questa specie di mugolii ed esclamazioni ma non vedo la sua espressione perché non riesco nemmeno ad aprire gli occhi e le mani che cercano di far smettere di rimbombare la campana che ha scelto la mia testa per suonare i suoi rintocchi, proprio non ci riescono.
“Scusa… mi agito un po’ mentre dormo…”
Me ne sono accorto, sai Maxim? Ma le parole non mi escono e non riesco nemmeno ad accennare un sì con un movimento impercettibile del capo… ma del resto, in questo momento mi sembra di star assistendo all’esplosione di una bomba atomica, ed il tutto nella mia minuscola scatola cranica.
Lo sento alzarsi e credo si stia stiracchiando, lo intravedo appena quando socchiudo gli occhi per cercare di riprendermi da questo momento, ma la luce che filtra dalla serranda che Maxim ha appena aperto (per fortuna solo uno spiraglio), mi ferisce gli occhi obbligandomi a richiuderli.
Lo sento uscire dalla stanza e sono di nuovo solo perso in chissà che pensieri questa volta.
Sono nella casa di un ragazzo che non conosco, con un mal di testa post-sbornia che farebbe invidia a qualsiasi alcolista, il mio partner… cioè… ex- ragazzo, mettiamola così, mi ha messo le corna con un tizio che conosco, ma di cui non ricordo il nome e che fa parte delle sapienti menti che devono preparare il casting per una campagna pubblicitaria molto vasta per non ricordo quale grandissima casa di moda, non ricordo assolutamente che fine abbia fatto la mia macchina, non mi ricordo nemmeno che giorno sia e poi… vediamo… mh, mi sembra basta… non male per cominciare la giornata…
Mentre pensieri ed immagini turbinano nella mia povera testa mi ritrovo seduto con una mano delicata ma allo stesso tempo forte che mi mette in bocca qualcosa e mi fa bere un liquido nero ed amaro che riconosco come caffé.
Guardo Maxim aprendo un occhio e deduco che quella pastiglia fosse una bella aspirina, la sua espressione severa me lo fa capire… ma non c’è solo questo nei suoi occhi… sembrano cieli in tempesta sopra ad un mare burrascoso… non so perché ma mi viene spontaneo associare questo tipo al mare, è come se ogni suo poro urlasse che gli appartiene…
“Se fossi stato allergico all’aspirina, mi avresti ucciso…”
“Nel portafoglio non avevi nessun cartellino che indicasse allergie…”
“Che dovevo avere?” Bene, almeno saprò a chi dare la colpa se mi mancheranno dei soldi… però, furbo, almeno ha guardato chi si portava in casa…
“Certo! Per ogni evenienza…”
Istintivamente mi porto una mano tra le gambe e faccio un gesto molto poco fine ma abbastanza esplicativo.
Lui fa un’espressione quasi rassegnata scuotendo la testa. Non sono superstizioso, ma… sempre meglio prevenire!
“Vai al bagno! Sbrigati che poi devo andare io per scendere a vedere come va al locale…”
Scendere? Quindi siamo sopra la locale. Che sia di Maxim? Mi sembra un po’ giovane per essere già un imprenditore, ma non si sa mai.
Annuisco e basta e alzandomi sono costretto a portarmi una mano alla tempia che pulsa furiosamente, mentre mi dirigo verso l’unica porta che c’è e che deduco essere quella del bagno (anche perché è socchiusa e posso facilmente scorgere la doccia ed i sanitari al suo interno).
“Ahia la testa… se almeno mi ricordassi se ti ho fatto urlare…” Il mio è quasi un borbottio, non perché pensi di aver davvero fatto sesso con lui, ma giusto per fargli capire che non ricordo un accidente, qualsiasi cosa sia successa.
“Ma sei scemo!” Mentre mi chiudo la porta alle spalle sento la sua voce borbottare ma non capisco cosa, probabilmente si starà chiedendo chi gliel’ha fatta fare a portarsi un ubriaco, sconosciuto, in casa… già, chi?
Mi ci vuole un po’ di tempo per riprendermi completamente, ma una bella doccia gelata è servita allo scopo. Devo ammettere di essere stato abbastanza sfacciato ed aver preso un asciugamano dalla pila che campeggiava su un piccolo ripiano, probabilmente in attesa di essere riposti. La testa pulsa ancora un po’, ma ora sono decisamente più lucido, così quando esco, con gli stessi vestiti, ma i capelli ancora bagnati e gli occhi stanchi ma svegli, guardo Maxim e riesco a vederlo chiaramente, come forse nemmeno ieri avevo fatto.
E’ davvero bello come mi era sembrato, ha una coordinazione nei movimenti che ritengo invidiabile… e poi il suo fondoschiena in bella mostra mentre è piegato per sistemare i futon, è davvero un bel bocconcino…
“Maxim… perché mi hai portato qui?”
“Indovina un po’? Visto che c’era il modello a casa tua… non mi sembrava il caso di rimandatici…”
Mi viene istintivo serrare la mascella, non mi piace chi si intromette nella mia vita, non mi è mai piaciuto, ma è ovvio che Maxim può sapere di Jacques solo perché gliel’ho detto io… od almeno spero…
“Scusa, che hai detto?”
Il suo bel musetto assume un’aria dispiaciuta e vagamente triste. “Scusa… non volevo fartelo ricordare appena sveglio…”
“Scusa, ma che ti ho detto ieri sera?” A questo punto mi chiedo quanto in là mi sia spinto con le mie confessioni da ubriaco…
“Beh… mi hai detto di non mettermi mai con un modello, perché il minimo che può capitarti è trovarlo a letto con qualcun altro…” Fa una breve pausa ed abbassa leggermente lo sguardo, come se si sentisse in colpa. “… E poi… hai detto che se fossi stato particolarmente sfortunato, li avrei trovati nel mio letto… quindi ho pensato che non volessi vederlo… o dormire nel tuo stesso letto… ho deciso di portarti qui… ma mi hai baciato!... Poi sei stato male e hai rimesso, non ho fatto altro che aiutarti e metterti al letto.” Adesso la sua voce assume una sfumatura vagamente imbronciata, le ultime parole le ha dette particolarmente in fretta, quindi quello che è risaltato è stato il bacio. L’ho baciato… e bravo Valentin… le sue guance si colorano di un’accesa tonalità di rosso, e questo mi fa comprendere, così come lo sguardaccio che prova a lanciarmi senza troppo successo, che quel tono era solo espressione di imbarazzo…
“Mh… capisco… l’ho trovato a casa sua, non mia… non so cosa mi passasse per la testa…” Assumo il tono più noncurante del mondo e lo guardo sorridendo lievemente mentre lui è ancora rosso in viso. “Spero almeno ti sia piaciuto…” Sappiamo entrambi quello di cui parliamo… e come minimo deve essergli piaciuto da matti, altrimenti perché arrossirebbe? Beh… di motivi ce ne sarebbero, ma ora non ho voglia di analizzarli…
“Se lo avessi saputo non mi sarei fatto paranoie e ti avrei mandato a casa!... E comunque sei un imbranato!”
Un imbranato? Io? Ma stiamo scherzando? Oddio, è vero che, compreso Jacques, in 28 anni ho avuto solo quattro ragazzi (rapporti lunghi rispettivamente: una settimana, due mesi, cinque settimane e otto mesi e mezzo… non molto a dire il vero…), ma spero almeno di aver imparato a baciare!!!
Beh… adesso vediamo, pesciolino… se bacio male…
Lo prendo di sorpresa per un braccio e lo serro in una stretta piuttosto possessiva, accarezzo le sue labbra con le mie, ci passo la lingua, lentamente, sensualmente anche, e quando, per la sorpresa, la curiosità, la voglia, il piacere o chissà che altro Maxim si lascia sfuggire un sospiro, colgo l’occasione e comincio a baciarlo passionalmente, cercando si stimolare una sua reazione, accarezzando la sua lingua con la mia, coinvolgendola in una lotta che è soprattutto una danza… è buono il suo sapore mischiato a quello del caffé…
Per un attimo Maxim non risponde, è come inebetito, di certo spiazzato dal mio gesto, poi però, rendendosi conto di quello che sto facendo (e che stava per fare lui, ne sono certo), mi spinge via guardandomi rosso come un peperone e con lo sguardo imbronciato ed imbarazzato.
“Allora… sono imbranato anche da sobrio?” Un sorrisino mi nasce spontaneo sulle labbra e lui arrossisce ancora di più.
“Cretino!” Mi lancia un’altra occhiataccia e poi va a chiudersi in bagno mentre io ridacchio (cosa strana per me) e mi siedo in terra alla ricerca delle scarpe.
Bel bacio, o almeno… così sembrava preannunciarsi. Mi chiedo dove cavolo voglio arrivare. Non voglio andare a letto con qualcuno solo per ripicca, tanto meno con un ragazzo dolce come sembra essere Maxim.
Sono realmente attratto da lui, ed è piuttosto raro trovare qualcuno che mi piaccia. Non è solo il suo aspetto, è qualcosa nel suo modo di fare, nelle premure che riserva ad uno sconosciuto, così come ai clienti ed ai colleghi. Mi piace osservare le persone e da qual poco che ricordo di ieri sera, prima che si formasse un telo nero a coprire tutto, è sempre gentile e disponibile con tutti, affabile… e poi… chi si sarebbe messo uno sconosciuto in casa solo per evitargli di tornare dal fidanzato traditore? Nessuno credo…
Sembra che almeno qualcosa di buono sia uscito da ieri…
La porta del bagno si apre mostrandomi l’oggetto dei miei pensieri, vestito in semplici jeans ed altrettanto semplice maglietta blu, niente di speciale, ma proprio per questo è ancora più attraente. La maglia gli fa risaltare i capelli, e questi ultimi gli occhi. Inoltre sembra stretta nei punti giusti, bicipiti e pettorali, ma non per studiata attenzione dei particolari, quanto più perché diventata troppo piccola con il tempo che passava.
“Come mai hai i futon al posto dei letti?”
Maxim si limita a lanciarmi una rapida occhiata mentre si accinge a sistemare il pigiama, io intanto mi rialzo dopo aver messo le scarpe ed aver trovato, ed indossato, anche la cintura.
“Sono più pratici… e poi sono più a mio agio a contatto con il pavimento…”
“Ah… sei caduto troppe volte, eh?”
Maxim arrossisce e mi guarda storto, di nuovo imbarazzato. E’ così carino! “E allora??”
“Niente, niente! Era solo una supposizione rivelatasi esatta…” Che carino!!!
“Beh… allora vado… grazie di tutto Mamì…” Un attimo solo… come l’ho chiamato? Da dove mi è uscito Mamì? Che razza di nomignolo è? Però… ha un che di dolce… lo trovo adatto a lui…
“Mamì?” La sua voce fa eco ai miei pensieri e mi ritrovo, di nuovo, a sorridere.
“Diminutivo di Maxim… Mamì è carino, non trovi?”
“S-s… s… ehm… sì…” Non riesco a capire se sia sconcertato per il nome, perché l’ho chiamato così, o semplicemente imbarazzato di trovarsi uno sconosciuto che lo chiama con un diminutivo assurdo ed appena inventato… chiamare qualcuno con un vezzeggiativo da un’idea di intimità…
“Troverò il modo di sdebitarmi…”
“Ma figurati? Sdebitarti di cosa? L’importante è che ora stai bene… e che non ti ubriachi più!” Il tono della sua voce è passato da preoccupato a perentorio e da ammonimento. Fosse anche solo per il mal di testa… sta pur certo che non lo farò mai più davvero!
“A dire il vero… non lo amavo… è solo… il tradimento, mi ha lasciato spiazzato e mi ha fatto imbestialire… ed è difficile… ho sbagliato a riporre la mia fiducia… e questo mi ha fatto uscire dai gangheri… tutto qui…”
Perché gli ho detto tutto questo? E’ come se avessi sentito la necessità di giustificarmi quasi… ma perché? Avevo bisogno di sfogarmi o di fargli capire che non l’ho baciato per vendetta?
La reazione di Mamì è composta così come ci si aspetterebbe dal suo aspetto tranquillo. Si limita ad annuire e poi mi regala un sorriso molto dolce.
“Spero che il tuo futuro vada diversamente.” So perfettamente che il suo è un augurio sincero, lo sento dal tono della sua voce, lo vedo dall’espressione limpida dei suoi occhi, ma in questo particolare momento non sono molto ottimista… forse anche perché vorrei rimanere ore a parlare con lui, nonostante questa non sia una cosa fattibile…
Cerco di accennare un sorriso ma temo che l’unica piega che le mie labbra riescano ad assumere, sia quella di una smorfietta indecifrabile.
Mi avvicino con l’intento di baciarlo ma non mi sembra il caso, così mi limito a scompigliargli i capelli e mi dirigo verso la porta salutandolo con la mano, senza guardare ulteriormente il suo visetto che si atteggia in chissà quale espressione, con la speranza che così facendo non lo sogni ogni notte e cominci a desiderare qualcosa che non posso avere.
Ma poi… cosa desidero?
Mi chiudo la porta alle spalle ed il mondo mi aspetta di nuovo.

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