
Disclaimers: I personaggi appartengono tutti a J.K. Rowling
Nota: Fanfiction ambientata ai tempi dei malandrini che prende spunto dal
capitolo 28 del 5° libro "Il peggior ricordo di Piton"
Nota 2: Pam si è occupata del personaggio di Severus (chiedo venia
se qualcuno lo percepisce OOC, ma ha fatto tutto lui ndP) mentre Saku di
Sirius e James.
Ringraziamento: A Lorenzo, con un bacio grande per aver dissipato il dubbio
riguardante la prima parte ^*^
Dedica: A Carlo per il suo compleanno, augurandogli che questo giorno possa
portargli una serenità ed una felicità speciali quanto lui
e soprattutto durature nel tempo. Auguroni tesoro, che veramente sia un
compleanno meraviglioso come meriti.
Speriamo che questa sciocchezza ti possa piacere almeno un pochino, un bacione
con tutto il nostro affetto, ti vogliamo tanto bene.
Reminiscences of my youth
* Sotterranei di Hogwarts *
La stanza era avvolta da una cappa di umidità
ed oscurità che intrecciavano le loro dita sottili creando un'atmosfera
cupa e soffocante, senza lasciare la possibilità a nessun soffio di vento
temerario di penetrare il regno che avevano intessuto saldamente. Le imposte
serrate e nascoste da voluminosi tendaggi neri e la pesante porta in ebano contribuivano
a regalare un discreto vantaggio al loro dominio incontrastato, permettendo
ad una sensazione opprimente ed asfissiante di spandersi e prendere possesso
di ogni singolo anfratto del buio studio, scavalcando facilmente qualsiasi eventuale
ostacolo.
Il silenzio e l'immobilità, le uniche altre signore presenti, avevano
conquistato persino l'unico occupante della sede da loro scelta e l'unico percepibile
oppositore era il suo debole e flebile respiro che, a ritmo regolare, si udiva
lievemente.
Severus Piton, seduto sul freddo pavimento di pietra centenaria, sostava in
terra con la schiena appoggiata al gelido muro, senza sentire nulla, totalmente
svuotato di ogni sensazione ed emozione.
I suoi occhi neri come la notte più tetra erano fissi e persi nel vuoto,
privi di qualsiasi luce e riflesso che potesse dare un indizio su ciò
che avvolgeva la sua anima e la sua mente. L'unico segno tangibile del suo essere
ancora in vita, nonostante la postura rigida e leggermente curvata su se stessa,
quasi a proteggersi da sguardi invadenti e taglienti, era proprio quel respiro
che contrastava l'assenza di suoni dello scuro ed impersonale luogo in cui si
trovava.
Un brivido improvviso scosse l'equilibrio plasmatosi, andando ad impadronirsi
di quelle membra quasi paralizzate e provocando la reazione risentita del silenzio
sviluppatosi, che si ritrasse spaventato, quando un pugno batté con violenza
accanto alle gambe piegate dell'uomo, subito seguito da un sommesso mugolio
che andò ad unirsi a silenti stille salate che presero a scivolare su
gote esangui, per poi morire accanto a quella mano serrata e stretta al punto
di essere diventata ancor più pallida del normale.
Per un istante il silenzio si riaffacciò, convinto di aver solamente
avuto un attimo di sbandamento nel suo normale e quieto effondersi, ma subito
venne relegato a tempo indeterminato, incatenato da violenti singhiozzi contenenti
un dolore antico e profondo dalle radici tenacemente aggrappate, insediatesi
nell'animo straziato e celato del valente insegnante di pozioni di Hogwarts
che prese a piangere convulsamente, lasciando affluire tutto ciò che
aveva tenuto avvolto dalle nebbie opalescenti della memoria per troppo tempo.
* Circa ventiquattro anni prima, stazione di King's Kross *
Il brusio eccitato e divertito che mi circonda mi disorienta, facendomi provare
l'impulso di scappare lontano da tutta questa confusione e di rifugiarmi in
un luogo nascosto ed inaccessibile agli altri.
Tutta la gioia provata nel ricevere la lettera che mi concedeva l'altissimo
onore di entrare a far parte della scuola di magia più illustre di tutte,
Hogwarts, sembra essere una pallida e tenue illusione, scomparsa al primo raggio
di luce del mattino.
La stessa amarezza e solitudine di un sogno sfumato all'alba mi avvolgono, mentre
mi dirigo verso un angolo riparato in attesa del permesso, da parte del controllore,
di salire sull'espresso per la nuova dimora temporanea che mi attende, ma, subito
dopo a questa constatazione, mi coglie un sollievo del tutto inaspettato e dovuto
al pensare che sarò per alcuni mesi distante chilometri dalla mia reale
abitazione e soprattutto dagli altri occupanti della casa.
Con l'animo in parte nuovamente ristorato, guardo fugacemente verso il cielo,
osservando le volute di fumo che il treno espande nell'aria, cercando al contempo
l'astro dorato che occupa il posto centrale di questa distesa infinita, anche
se quest'oggi sembra voler giocare a nascondersi tra le fitte nubi grigie che
avvolgono il cielo di Londra.
Del tutto perso in questa contemplazione volta a distrarmi da ciò che
mi sta intorno, mi accorgo a malapena di due ragazzi più grandi di me
che, salutandosi con pacche e sorrisi entusiasti, non fanno attenzione a me
e mi vengono addosso facendo cadere me, ed i tre libri che stringevo al petto,
in terra.
Mi rialzo leggermente indolenzito ed infastidito, avvertendo una noiosa fitta
alla base della schiena, e raccolgo i miei volumi, quando, sollevando gli occhi,
mi rendo conto della rabbia che domina il volto di uno dei due.
E' alto e corpulento, avrà cinque o sei anni più di me, quindi
sarà al penultimo od ultimo anno di scuola.
"Ehilà condor... va bene che con quel naso che ti ritrovi non vedi
niente, ma chiedimi scusa o te lo limo"
Una vampata di rossore mi colora lievemente le gote per l'ira intensa che mi
invade e che si diffonde rapidamente in ogni centimetro del mio corpo, non sopporto
quando accennano al mio aspetto.
Mia madre dice che devo esserne fiero perchè mi regala una sorta di imponente
eleganza che procura soggezione agli altri, ma a me sembra semplicemente una
giustificazione che adduce a se stessa quando si guarda allo specchio e vede
una mia fotocopia femminile più adulta ed arcigna. Guardo questo essere
che mi si pone di fronte pieno di baldanza e tracotanza, dovuta alla sua considerevole
corporatura, e gli rivolgo un'occhiata impassibile per non lasciargli comprendere
quanto le sue parole mi abbiano irritato.
La prima regola che mi ha insegnato con la forza mio padre da bambino è
che non bisogna mai concedere vantaggi e spazi all'avversario e permettergli
di intravedere ciò che provo lo riempirebbe semplicemente di soddisfazione
e lo porterebbe ad assumere una superiorità ancor maggiore.
"Allora nanerottolo di un condor? Sto perdendo la pazienza."
Intorno a lui nascono risatine di appoggio da parte di amici e conoscenti che
lo supportano facendo battutine ilari e schernenti sul mio conto. Svuoto la
mia mente e la rendo sorda a qualsiasi ingiuria possa giungere al mio fine udito
e continuo imperterrito a fissare silente il mio avversario che, poco a poco,
perde la sua arroganza a favore di una rabbia che lo rende paonazzo in volto.
"L'hai voluto tu, spaventapasseri!"
Il suo ringhio, determinato anche dalla perdita di valore che ha avuto la nostra
discussione negli altri, attratti da nuovi arrivi, saluti e ritrovamenti annuali,
precede di un solo attimo la sua mano tozza e dalla presa ferrea che mi strattona
la nera tunica, divisa della scuola, sollevandomi di qualche centimetro da terra.
Per un istante la visione di altre mani, di una diversa voce e di un pallido
volto mi attraversa, bloccando del tutto le mie possibili reazioni, ponendomi
del tutto in balia di questo ragazzino arrogante e presuntuoso.
Quando ormai mi vedo già gettato a terra con qualche livido in più
a farmi compagnia, intravedo una mano sottile ma decisa intromettersi e poggiarsi
con forza sul braccio del mio aguzzino.
"Non ti sembra che la colpa stia in entrambi che stavate guardando altrove
invece di far attenzione a dove andavate?"
La voce dal tono arrogante e sicuro proviene dal proprietario delle dita dalla
forma elegante ed affusolata che mi si è parato dinnanzi del tutto inaspettatamente.
E' lievemente più alto di me e con capelli neri e ribelli che scendono
lungo il collo senza seguire un particolare percorso, e sembra del tutto incurante
di fronte all'evidente differenza di mole che intercorre tra lui e colui che
sta affrontando.
"Che vuoi moscerino? Sei amico del condor? Levati dai piedi se non vuoi
una lezioncina insieme a lui!"
Il nuovo venuto, che credevo se ne andasse lasciandomi nuovamente in balia del
prepotente che ha deciso di divertirsi a provare ad umiliarmi, ride allegramente
e prende a discuterci animatamente con una vena di arguzia e ironica polemica
che avevo intravisto solamente in mio padre prima d'ora.
"Oh! Ti piacciono i paragoni con gli animali selvatici? Allora signor elefante
che ne dici di finire qui questo raduno della savana? Credo che non sia molto
saggio per te prendersela con uno del primo anno, no? Oppure vuoi che il controllore
che sta occhieggiando la scena dalla sua cabina faccia rapporto agli insegnanti
appena arrivati? Che c'è hai così fretta di far togliere punti
al tuo branco da non riuscire ad aspettare nemmeno di aver raggiunto la tua
tana?"
Al momento sono restio a ridere perchè sarebbe controproducente, ma devo
ammettere che la tentazione per la prima volta dilaga intensa in me. E' esilarante
vedere le guance vagamente flaccide del mio avversario gonfiarsi ulteriormente
e macchiarsi di un rosso così intenso da poter fare invidia al caldo
fuoco nel camino di una notte d'inverno.
"Me la pagherai piccoletto! Non credere che me ne scorderò!!!"
La sua pavida fuga imbarazzata e stizzita è qualcosa che mi riempie di
soddisfazione, benché non sia di certo da imputare a me. Mi concedo qualche
attimo per assaporarla adagio ed infine decido di andare contro la mia natura
e ringraziare il ragazzo che si è fatto avanti per aiutarmi. Dischiudo
appena le labbra, ma prima che possa anche solo emettere un suono, qualcun altro
dai lunghi e mossi capelli scuri mi precede, avanzando e tendendogli la mano
mentre gli porge i suoi più vivi complimenti per il suo intervento da
manuale.
Iniziano subito a ridere con complicità come se fossero vecchi amici,
mentre si presentano e decidono di sedersi insieme sul treno.
Rimango indietro come sempre e mi limito a fissarli per qualche istante, riuscendo
così ad avere la fugace apparizione di un caldo sorriso che il ragazzo
che si era messo in mezzo si gira a rivolgermi, prima che i suoi brillanti e
vivaci occhi scuri, in parte celati da un paio di occhiali, ritornino a guardare
il suo compagno e si perdano tra la folla degli studenti chiamati a salire sull'espresso.
Quel sorriso, forse uguale a tanti altri eppure solo per me, mi rimane impresso
dentro, scolpendosi nel fondo della mia anima solitaria. E' la prima volta che
ricevo gratuitamente qualcosa destinato propriamente a me... soprattutto così
spontaneamente...
Quando la maggior parte degli allievi ha già preso sicuramente posto
all'interno dei vagoni mi accingo anche io ad imitarli e mi avvicino al predellino
dell'espresso issandomi a bordo.
Trovo un sedile vuoto e, dopo aver visto che tra gli altri occupanti del mio
scompartimento non figura colui da cui il mio pensiero non riesce a distogliersi,
mi accomodo meglio, ma sempre compostamente, prendendo un libro ed estraniandomi
da tutto quello che mi circonda.
La prima impressione che ricevo di Hogwarts, delle sue sale e dei suoi abitanti
è quello di solenne regalità.
Tutti gli oggetti animati che la compongono, i fantasmi che svolazzano curiosi
sopra a noi nuovi studenti, non mi fanno il minimo effetto come invece noto,
con mio sommo disgusto, essere per coloro che si trovano qui unicamente per
un beffardo quanto strano gioco del destino, visto che non fanno parte di noi
maghi, ma sono semplicemente comuni mortali dotati di qualche, seppur incerta,
potenzialità magica.
La mia espressione imperturbabile si deforma in una smorfia sentendo gli urletti
estasiati che emettono ad ogni singolo incantesimo con cui vengono a contatto,
e la mia pazienza, già messa a dura prova sin dall'alba, sta decisamente
subendo una drastica riduzione in favore di una scenata, quando fortunatamente
l'apparizione del preside, che ci dà il benvenuto e ci elenca le regole
fondamentali da seguire per poter restare senza avere problemi, mi salva dalla
noia incombente e dall'intolleranza ed irrequietezza che mi stavano assalendo,
unendosi in una miscela distruttiva per i miei nervi.
Le ultime ovvie, almeno a mio parere, raccomandazioni del professor Albus Silente,
eccelso mago di fama mondiale nonché preside di questa scuola, mi danno
l'opportunità di guardarmi intorno in cerca del ragazzo di prima, ma
non ho successo visto l'assembramento che sembra essersi creato tra noi del
primo anno.
L'avvento del cappello parlante, con tanto di rattoppi e macchie, e il consequenziale
inizio dello smistamento nelle quattro 'case' in cui veniamo suddivisi a seconda
delle nostre attitudini e peculiarità, scrutate da quest'inconsueto ed
interessante oggetto che spero di poter studiare prima o poi, argina in parte
l'eccitazione e le chiacchiere fastidiose che hanno preso vita al termine del
discorso della massima autorità presente.
La lista di nomi che scorre con relative assegnazioni si protrae per alcuni
minuti, fin quando non viene chiamato il mio nome che viene subito associato
ai Serpeverde, definiti dal cappello astuti e ambiziosi.
E' così che sono io? Ancora non ne sono del tutto convinto. A causa di
tutta la rigida formalità e la pesante educazione e formazione di cui
sono stato allievo nella mia famiglia, non ho ancora avuto l'occasione di studiare
il mio carattere e di comprendere la mia personalità, che ristagna in
attesa di sollecitazioni esterne senza capacitarsi di essere stata relegata
per così tanto tempo.
Chi sono io? Come sono?
Perso momentaneamente in questo dubbio, che mi coglie del tutto sprovvisto,
rischio di non accorgermi della convocazione dell'invasore dei miei precedenti
pensieri, che scopro così chiamarsi James Potter...
James indossa il cappello ed in un istante entra a far parte del dormitorio
opposto al mio, quello di Grifondoro, i cui membri sono detti coraggiosi e audaci.
Da quel poco che ho avuto la possibilità di notare dal nostro incontro
è altamente appropriata per lui.
Con una punta di sgomento, che si muta presto in compiacimento, mi rendo conto
che lotteremo per la coppa delle case, il riconoscimento d'onore più
grande di Hogwarts che viene consegnato al dormitorio che si è maggiormente
distinto nel corso dell'anno.
Voglio vedere come sarà essere contrapposti, sono curioso di osservare
cosa proveremo nell'essere nemici e quanto incideremo individualmente sul premio
che spetta ai migliori.
Il mio entusiasmo si raffredda però bruscamente, quando la constatazione
dell'interesse che ha suscitato in me si rende palese e si lega alla considerazione
che probabilmente ciò non è affatto ricambiato da lui, che forse
nemmeno si ricorderà di me e del nostro incontro, vista l'affinità
che sembra aver sviluppato con quel tale di prima che ho appreso essere Sirius
Black, e che il capriccioso fato o la benevole sorte, ha affidato alla sua medesima
casa.
Una inusuale determinazione si impossessa di me quando all'ennesima risata di
James e Black al tavolo dei Grifondoro, posto di fronte al mio, mi ritrovo a
desiderare di poter godere della medesima attenzione che presta al signorino
dai lunghi capelli, lo sguardo presuntuoso ed il sorriso perenne. Diventerò
talmente eccelso nel rendimento da essere ricercato da chiunque per un aiuto
nelle diverse materie. Sarò invidiato e richiesto ed eviterò sdegnosamente
chiunque non si meriti la mia stima ed il mio rispetto.
Sono certo che non basterà questo per diventare suo amico, ma sarà
un buon punto di partenza.
Non conosco le motivazioni che mi spingono in questa direzione, ma sono altresì
consapevole che niente mi fermerà e che raggiungerò il mio scopo.
Che sia questo il motivo per cui il cappello mi ha reso Serpeverde?
Senza più pensare, terminata la cena rivolgo un ultimo sguardo verso
James e Black che non si sono nemmeno accorti di me, e seguo il prefetto della
mia casa, raggiungendo il seminterrato in cui sono posizionati gli alloggi a
noi destinati.
Scelgo il letto più isolato e riprendo la lettura interrotta sul treno
con la risoluzione presa poc'anzi che si amplia e diventa parte di me.
Il tempo trascorre velocemente ed i giorni si susseguono, permettendomi di
crearmi un posto tutto mio all'interno di questa scuola severa, ma decisamente
stimolante.
Le regole sono giuste e nemmeno in grande numero, almeno se confrontate con
quelle che vigono all'interno della mia casa paterna che mi perseguita come
un incubo incombente, ed è anche piuttosto semplice eluderle senza infrangerle
del tutto, inoltre l'impegno e l'iniziativa personale vengono esaltate e premiate
e questo per me è un incentivo notevole che mi spinge a mettere in mostra
le mie numerose capacità, come mai avevo potuto fare nella mia famiglia,
dove qualsiasi mio moto di individualità veniva duramente represso tramite
il castigo e recriminazioni offensive ed umilianti.
E' già arrivato dicembre inoltrato ed io ho preferito scegliere l'opzione
di rimanere all'interno di questo grande castello che tra poco, in occasione
delle vacanze di Natale, si svuoterà da tutti gli studenti che rientreranno
nelle loro abitazioni, in modo da avere l'occasione per andare avanti con i
miei studi ed evitare al contempo di tornare in quel luogo più freddo
del gelo esterno.
A questo proposito ho deciso di sfruttare questi giorni di relativa calma per
accedere nuovamente alla sezione segreta e proibita della biblioteca, per tentare
di realizzare quella pozione che ho trovato per caso e di cui voglio sperimentare
gli effetti.
Un ritrovato per rendere inefficaci i sintomi della stanchezza.
Sarebbe davvero l'ideale per avere più tempo da dedicare alla ricerca
ed allo svolgimento quotidiano dei compiti.
Per portarla a compimento necessito però di una particolare radice, che
da quanto ho capito, potrò trovare nella Foresta Proibita e per questo,
mentre le ombre si allungano prendendo possesso delle pietre centenarie di questo
maniero, mi avvolgo nel pesante mantello nero, che mi proteggerà dal
vento insinuante che soffia implacabile, ed esco rapidamente alla volta della
mia meta.
Circospetto ed attento mi dirigo quindi tra gli alberi scuri ed imponenti, fin
quando una voce mi paralizza istantaneamente. "Che ci fa qua lo studente
modello? Non hai paura di rovinarti la media e di andare contro i tuoi cari
professori?"
Il tono strafottente ed arrogante lo identifica immediatamente come Sirius Black.
La sua voce ormai mi è nota visti tutti i commenti pungenti che mi ha
rivolto ultimamente, subito fermati per mia e sua fortuna, come anche in questo
caso, dalla benevola autorevolezza di quello che è diventato il suo più
intimo amico.
"Dai Sirius smettila, la tua è tutta invidia per i suoi voti alti
che non raggiungerai mai!"
Alle loro spalle scorgo gli altri due Grifondoro che sono divenute compagnie
abituali per loro, considerato come girano sempre tutti in gruppo. Uno è
un ragazzino basso dai capelli di un castano banale, un naso appuntito e l'espressione
perennemente ansiosa di nome Peter Minus mentre l'altro, un certo Remus Lupin,
è alto poco meno di Black e James e si distingue per la sua carnagione
pallida, al punto di essere quasi lunare, e la sua aria molto dolce, timida
e riflessiva che forse esplica il suo rendimento scolastico notevole, benché
non ai miei livelli.
Quest'ultimo mi rivolge un cenno di saluto mentre Black atteggia il suo viso
ad una smorfia leggermente risentita e James schiude le sue labbra nel sorriso
che è solito donarmi.
"Severus non ti preoccupare noi staremo zitti come so farai tu, d'altronde
è più conveniente per tutti, no? Altrimenti come lo spieghiamo
che uno ha visto l'altro se non ammettendo che si era presenti e nel medesimo
luogo?"
Logico ed avventato anche se intelligente oltre che audace e coraggioso... il
prototipo del Grifondoro al contrario di quell'imprudente di Black.
James correla la sua frase con un occhiolino, prima di trascinare via i suoi
compagni, ed a me sale istintivo un moto di invidia nei loro confronti. Loro
possono parlarci apertamente, godere delle sue battute e dei suoi scherzi, mentre
a me spettano solo convenevoli cortesi, gentili ed occasionali, che già
sono molto considerando l'appartenenza a due dormitori rivali e sempre in lotta
fra loro. Probabilmente, inoltre, sono anche io con il mio atteggiamento chiuso
ed introverso che non invito ad intimità e confidenze, tuttavia mi piacerebbe
che così fosse. Vorrei davvero che il nostro rapporto non si riducesse
ad esperienze così fugaci e senza importanza, almeno ad un osservatore
esterno.
Riprendo il mio cammino e la mia ricerca pensando che le cose non cambieranno
tanto facilmente e che forse è nel mio fato che restino tali.
Il pensiero avuto quel lontano primo dicembre che passavo ad Hogwarts sembra
quasi essere stato profetico, infatti questo non-rapporto è quello che
si è mantenuto tra noi per oltre tre anni, benché nell'ultimo
periodo, magari solo secondo una mia pura illusione, i nostri occhi quando si
incontrano restano avvinti più a lungo ed il suo sorriso nei miei confronti
appare più ampio, specialmente quando al termine di una partita di Quidditch,
di cui è fiero giocatore ed appassionato fan, tanto da giocherellare
spesso di nascosto con il boccino d'oro rigirandoselo tra le dita, il suo sguardo
allegro e trionfante corre verso il mio abituale posto di osservazione, nella
tribuna più nascosta e meno visibile.
Questa però potrebbe essere una mia semplice proiezione mentale, visto
che il mio primario, e probabilmente infantile desiderio, di avere l'attenzione
di James puntata su di me, si è mutata negli ultimi mesi in una volontà
di ricerca di contatto profondo con lui, nonostante ciò resti occultato
nel mio intimo, considerata la sua impossibilità di attuazione.
Spesso rimango a rimirare la sua vitalità, a me del tutto estranea, esplodere
sul campo, in aula, nella sala grande oppure quando le nostre strade si incrociano
nelle uscite collettive ad Hogsmeade, la cittadina magica più vicina
al castello di Hogwarts che riempie le nostre domeniche e la nostra voglia di
svago, almeno fin quando un sentore di malessere comincia a serpeggiare e farsi
largo in me se sorride a qualcun altro che non sono io.
Questo accade principalmente con Black, che dopo questo periodo trascorso, mi
sono accorto di detestare pienamente e di tutte le ragazze che svenirebbero
per un suo gesto nei loro confronti.
Tuttavia se simili pensieri mi attraversano divento livido e pieno di disgusto
per me stesso poiché la mia solitudine mi porta ad aggrapparmi ad un
semplice sorriso rivoltomi ormai più di tre anni fa.
A questo mi ha portato l'assenza totale o quasi di affetto, ma non me ne curo,
sono più forte od almeno presto lo diventerò ed imparerò
a fare a meno dei suoi sorrisi e della sua presenza che mi risollevano l'umore.
Ce la farò, ma decisamente inizierò da domani perchè questa
sera, che mi vede in quest'aula in penombra accanto a lui, ho tutta l'intenzione
di godermi istante dopo istante.
Guardo la causa di questi sentimenti tanto opposti, quanto potenti, con la coda
dell'occhio e mentalmente ringrazio il castigo che ci vede entrambi protagonisti.
La professoressa Minerva McGranitt, responsabile dei Grifondoro, ha sorpreso
sia me che James, stranamente per una volta senza la compagnia dei suoi inseparabili
amici, ai margini della foresta e ci ha punito con esercizi supplementari di
trasfigurazione da eseguirsi insieme, ma ovviamente singolarmente, entro il
termine della serata.
La sorveglianza non ci sarà, ma avverrà il suo controllo sui nostri
risultati dopo la sua riunione con il preside, riguardante un problema con alcune
creature magiche sfuggite al professore di cura degli animali e dispersi proprio
nella foresta in cui era andata a controllare la situazione.
Un sospiro lievemente frustrato di James mi distoglie dalle mie insolite riflessioni
e mi porta a puntare lo sguardo sul suo tentativo mal riuscito di mutazione
di un gattino in un cofanetto portagioie animato.
Il povero micetto si ritrova una ballerina in tutù che gira stentatamente
sulla sua testa, mentre un orecchio manda bagliori argentei e sospetti, che
potrebbero far pensare vagamente al riflesso di uno specchio.
Un sorriso, forse il primo dopo innumerevole tempo, secondo forse solo a quello
in occasioni delle lodi ricevute dal preside per il mio rendimento annuale,
nasce sul mio viso e cattura la sua attenzione.
"Severus... non ti avevo mai visto sorridere... sei bello quando lo fai,
ti si illumina il viso!"
Il sussurro leggero mi fa arrossire pateticamente al pari di una fanciulla e
ridivenire immediatamente serio mentre i nostri occhi si incontrano e sembrano
non volersi lasciare andare.
Il suo sguardo è così magnetico ed avvolgente che invita ad abbandonarsi
a lui, a cedere, a permettergli di entrare dentro senza più uscire, ed
io per una volta provo l'impellente impulso di farlo, di consegnargli le chiavi
per la mia anima, dimenticata in qualche buio anfratto privo di uscita.
La mia concentrazione su quelle profondità scure è tale che non
mi accorgo minimamente delle movenze del felino a me assegnato che, stancatosi
di restare immobile sull'alto tavolo spicca un balzo che gli consente di saltarmi
agevolmente sulla spalla, facendomi emettere un ansito di sorpresa e paura al
contempo.
Se in questo istante sapessi usare una maledizione proibita o riuscissi a coordinare
coerentemente i miei gesti per portare le mie mani intorno al suo delicato collo
e spezzarlo, probabilmente lo farei, ma non potendo, mi limito a fissarlo torvamente
e mandargli fatture prive di significato reale per aver interrotto questo momento.
La risata improvvisa e divertita di James mi irrita, rendendomi consapevole
che tutto quello che ho provato è stata solamente una mia fantasia, e
così mi volto guardandolo trucemente più di quanto avessi fatto
con il gatto mentre lui, per tutta risposta, mi dice con un tono che appare
quasi dolce: "Preferisco il tuo sorriso, rende i tuoi lineamenti più
distesi e morbidi"
La sorpresa per questa sua frase del tutto inattesa presuppongo mi colori le
guance di un'insolita sfumatura rosso intensa, visto come le sento ardere, e
so per certo che i miei occhi si sono allargati a causa dello stupore.
"Così poi... sei proprio invitante..."
Mi sento inaspettatamente tirare contro di lui e prima che possa comprendere
bene la dinamica di quanto sta avvenendo, mi ritrovo tra le sue braccia con
il viso a pochi centimetri dal mio che si riflette, lievemente distorto, nelle
lenti dei suoi occhiali.
Credo mormori qualcosa che suona come 'o la va o la spacca' ma non ne sono del
tutto certo perchè il mio cervello inizia ad essere scollegato per poi
andare del tutto in pausa quando avviene il contatto definitivo tra noi.
Un bacio appena accennato che presto si trasforma in altro, in un incontro appassionato
e umido che rende improvvisamente vivi e partecipi tutti i miei sensi.
Le sue labbra morbide e decise sulle mie, la sua lingua calda e stuzzicante
che si fa largo tra le mie, socchiuse per l'incredulità, e che passa
languida ed invitante sulla mia, coinvolgendola in una serie di tocchi bagnati
prima insicuri e poi via via più appassionati e lunghi, il suo sapore
unito al mio in un gioco sconosciuto quanto eccitante, tutto mi rende pazzo
di lui e voglioso di qualcosa che non so ben definire ma che spero si avveri
presto.
Sto vivendo un'esperienza ai confini di una fantasia, che però non si
configura come sogno provocato dalla stanchezza o da strani pensieri, perchè
le sensazioni sono troppo vive e coinvolgenti ed il mio corpo reagisce autonomamente,
rilassandosi completamente contro quello forte e lievemente più alto
e muscoloso di James.
Sto vivendo il mio primo bacio con la sola persona che ho degnato di considerazione,
il mio primo bacio con l'unica persona di cui abbia perennemente ricercato l'attenzione,
il solo individuo che mi abbia fatto sentire importante, l'unico che voglio
e credo vorrò sempre...
* Un anno dopo, pov Sirius *
Il mio quinto anno ad Hogwarts non poteva cominciare
meglio di così.
Dopo aver passato tutta l'estate (o quasi) con Remus, ritorno qui a scuola,
vedo James, e cosa vengo a sapere? Che ha intrapreso la giusta strada...
Finalmente! Era davvero ora che questo scemo si decidesse!
James è seduto di fronte a me, un sorrisetto soddisfatto sulle labbra
che rispecchia il mio, ed i suoi occhi cominciano a guardarsi attorno alla ricerca
della Evans.
Il mio amico infine si è deciso a lasciare quello stupido ragazzino di
Serpeverde! Non l'ho mai sopportato, mai! Fin dalla prima volta in cui l'ho
visto parlarci, mi sono chiesto cosa James avesse a che spartire con quel 'condor'
(come lo chiamano in giro), non riuscivo davvero a capire cosa ci trovasse.
Lui continuava a dire che non era poi così male come uno poteva pensare,
e che anzi, era persino divertante passarci del tempo insieme. Certo, si giustificava
ogni volta, non come lo era con noi, ma non era malaccio.
A me ha sempre fatto pensare che se fosse stato nella nostra casa avrebbe fatto
comunella con Codaliscia, perché entrambi se ne stanno per i fatti loro
e sembrano aver paura di tutto... anche se il Mocciosus (come abbiamo deciso
di chiamarlo), essendo un Serpeverde, ti guarda sempre dall'alto in basso come
fossi una caccabomba che cammina. Stupido!
Comunque, ora il peggio è passato, finalmente James si è deciso
a lasciarlo.
Già, perché il mio amico, il mio fraterno amico James, il passato
anno si era accorto che gli uomini non gli dispiacevano affatto, ma devo ancora
capire perché in tutta Howgarts si sia andato a prendere proprio Severus
Piton!
Io ho trovato l'amore, peccato solo che ancora non sia riuscito a dirlo al diretto
interessato, ossia a Remus, ma ho di fronte a me un intero anno per farlo, ormai
ho deciso che quattro anni sono stati fin troppi, ho aspettato abbastanza, adesso
devo davvero dichiararmi!
E lo stesso deve fare James con Lily Evans. E' dalla fine dell'anno scorso che
parla continuamente di lei, prima diceva ogni istante che era insopportabile,
che gli faceva venire l'orticaria, e tutte cose di questo tipo, ma io aveva
capito immediatamente che non era affatto antipatia la sua. Era un'attrazione
con fiocchi e controfiocchi! Devo capire come possa essere passato da quello
scorfano di Piton, alla Evans che, pur non essendo affatto il mio tipo, non
è poi così male.
Orami sono passati quattro anni da quando io e James ci siamo conosciuti, è
stato il primo giorno del primo anno, ma non all'assegnazione delle case, come
succede per quasi tutti i nuovi iscritti, ma direttamente sul binario nove e
tre quarti della stazione ferroviaria di Londra, da cui parte l'espresso per
Howgarts.
Mi ricordo che ero eccitato all'idea di cominciare la scuola, non per la scuola
in sé, per carità, quanto per tutto quello che mi si prospettava
davanti: la bellezza di sette anni di guai e divertimento, tutto in barba ai
miei aristocraticissimi genitori, fissati con la purezza del sangue e contro
la contaminazione della magia da parte dei mezzosangue. Stronzate! Ma chi se
ne frega di queste cose!
Comunque, ero lì pronto a divertirmi già dal primo istante, quando
ho visto questo ragazzino, alto più o meno come me, con questi foltissimi
capelli neri e gli occhiali, dare dell'elefante ad un energumeno grande e grosso
che stava cercando di attaccar briga con un ragazzino tutto vestito di nero
con un naso adunco da far paura. Effettivamente era, ed è, davvero un
condor, come quel tizio chiamò il ragazzino dall'aria antipatica, ma
James, anche se all'epoca non conoscevo ancora il suo nome, si era messo in
mezzo per difenderlo. Poi mi ha spiegato che non era per il sopruso in sé,
ma perché aveva una gran voglia di spaccare il muso, anche se non con
i fatti, ma a parole, a quel grassone che faceva lo spavaldo ed il super uomo
con tutti. Quello ha fatto crescere di un bel po' la mia stima nei suoi confronti,
e poi tutto è andato da sé. Ci siamo seduti nello stesso scompartimento,
abbiamo cominciato a parlare, ed è stato amore a prima vista! Solo come
amici e compagni di avventure e giochi, mi sembra ovvio!
Quella stessa sera abbiamo conosciuto Remus e Codaliscia, nostri compagni di
stanza, e poi, il resto è storia.
Ci è capitato delle volte di incontrare il Mocciosus al limitare della
Foresta Proibita, oppure mentre andavamo verso il Platano picchiatore nelle
notti di luna piena, o quando avevamo voglia di staccare un po' la spina da
libri e incantesimi vari. Ogni volta che lo vedo mi viene l'acidità di
stomaco! E' insopportabile! Pieno di sé, arrogante, saccente, sempre
con quel naso che credo gli serva, più che per respirare, per sembrare
uno di quei gargoyle di pietra, che tanto infastidiscono la vista dei più
raffinati. A me personalmente sembrano solo delle statuine mal fatte, che vorrebbero
incutere terrore e paura, ma che suscitano solo disgusto ed indifferenza, insomma,
la stessa identica sorte del Mocciosus.
Eppure, nonostante questo, non ho mai capito perché James lo abbia sempre
difeso dalle mie frecciatine oppure ogni volta in cui volevo fargli uno scherzo.
Per fortuna Ramoso si è 'redento' e si è reso conto di quanto
Piton sia solo un rompiscatole.
A dire il vero, non capisco perché ci si è messo per così
poco tempo, se poi sapeva che quella era una storia che non sarebbe durata,
però è anche vero che nella vita bisogna pur divertirsi, no?
Anche io ho provato diverse volte, in questi anni, ad uscire con delle ragazze,
ma tutte avevano qualcosa che non andava, una cosa fondamentale direi: nessuna
di loro si chiamava Remus Lupin, od aveva i suoi capelli morbidi od il suo sorriso
tenero e gentile. Cento punti in meno per ognuna, mi dispiace, ma l'amore è
amore... beh, fatto sta che non ho ancora capito se James l'abbia amato o meno,
anche se sinceramente ne dubito, e non poco.
James si alza e mi ricorda che una noiosissima lezione di Difesa Contro le Arti
Oscure (lezione che di solito seguiamo con Serpeverde, questo significa, Mocciosus,
preparati a subirne di tutti i colori!) ci attende. Fino ad ora è sempre
stata una passeggiata, sconfiggere Mollicci e stronzate del genere, ma si vocifera
che quest'anno ci sarà una novità nel programma, proprio per noi
del quinto anno. Spero che sia qualcosa di davvero interessante, oppure rischierò
di addormentarmi come accade in quasi tutte le lezioni.
I miei propositi di divertirmi sembrano volersi realizzare fin da subito, perché
proprio di fronte a noi, ecco a voi, signore e signori, il Mocciosus, in tutta
la sua maestosa boria. Però è strano, ha gli occhi più
spenti del solito, un'espressione torva ed i capelli sono trascurati. Ricordo
che fino a prima dell'estate aveva una gran cura di quei fili neri che si ritrova
in testa, a differenza di me che li lascio incolti. Mi pare che a James piacessero
parecchio, ma forse è proprio perché James lo ha lasciato che
mi sembra molto più estraniato dal mondo e chiuso del solito.
James mi dà una leggera botta sul braccio, e dopo un attimo in cui i
due si scambiano uno sguardo che non vedo, ma che so essere, almeno da parte
di James, di assoluta sufficienza, permettiamo a Piton di passare. Sto per dirne
quattro al mio migliore amico quando vedo la punta della sua bacchetta spuntare
da sotto la manica del mantello, ed i lacci della scarpe di Piton slacciarsi.
Due secondi dopo il Mocciosus, altresì detto Condor, è a terra,
tra le risa generali, mentre un sorrisetto soddisfatto di James mi fa capire
che abbiamo riportato la prima vittoria in una guerra che abbiamo iniziato noi,
ad insaputa, tra l’altro, dell'altra parte.
Come andrà a finire? Vinceremo noi, mi sembra ovvio!
Da quel secondo giorno di settembre ne sono successe di tutti i colori, non
a me ovviamente, ma al povero, piccolo, innocente Mocciosus che si trova ormai
da tre mesi, continuamente bersagliato dagli scherzi miei e di James. Devo ammettere
che il peggiore tra i due, almeno all'inizio è stato lui, non perché
io non mi divertissi, anzi, ma mi ha notevolmente sorpreso il fatto che si sia
rivelato in grado di cambiare così facilmente l'atteggiamento con una
persona con cui è persino andato a letto.
Un brivido di disgusto mi attraversa la schiena al pensiero di Piton ansante
e nudo, ma la vista di Remus, appena uscito dalla vasca del bagno dei Prefetti
in cui ci troviamo, mi rincuora e mi fa stare subito meglio...
“Sirius? Ti sei imbambolato?”
Quasi trasalisco alla voce di Remus che cerca di scuotermi, ma io ero ormai
perso in tutta una serie di visioni molto interessanti di noi due nudi e avvinghiati
nelle più svariate posizioni.
James mi guarda e ride, Peter e Remus ci guardano senza capire. Alla fine il
mio amico, sempre ridendo, prende Peter per un polso e lo porta fuori, decidendosi
a lasciarmi un po’ d’intimità. Che sia giunto il momento
di dichiararmi? Beh sarebbe ora...
Ma come cavolo faccio?
“Ma... che gli è preso a James?”
“E’ stupido, lascialo stare... senti...” Intanto mi avvicino.
Come ci si prova con un ragazzo? Beh, credo nello stesso modo in cui si fa con
una ragazza. Se non mi sbaglio James ha baciato Piton… se lui l’ha
fatto con quel rospo ed ha funzionato, perché non posso farlo io con
questa bella principessina lupachiottosa? Bel modo di definirlo, sono davvero
un genio. Sorrido da solo e Remus continua a guardami, mentre i suoi pantaloni
vanno a coprire le gambe snelle ma così attraenti...
“Lascia stare i pantaloni...”
“Eh?” Lui rimane immobile e stupito, la patta dei pantaloni aperti
e mi fissa senza capire. Io sorrido e poi mi tuffo, non molto delicatamente
a dire il vero, sulle sue labbra. Sento il fiato venirgli meno, la sua lingua
rimanere immobile nella bocca, ma solo all’inizio, perché poi comincia
a ricambiare la mia, unendosi ad essa in un bacio davvero mozzafiato, mentre
il mio bacino si spinge automaticamente contro il suo e le mi braccia si serrano
attorno al suo corpo, che dopo il primo attimo di smarrimento, sento rilassarsi,
lentamente ma inesorabilmente, appoggiandosi completamente a me.
“Sirius...”
“Ti amo.” Gli occhi del MIO Remus si illuminano e questa volta è
lui a tuffarsi sulle mie labbra, in maniera molto meno esperta della mia, ma
proprio per questo terribilmente eccitante. Tutte le ragazze che mi hanno baciato
senza saperlo fare mi hanno fatto schifo, ma lui no... sarà per quello
che provo?
Le sue braccia si stringono attorno al mio collo, mentre la sua sicurezza per
il bacio, guidato anche dalla mia maestria (sono davvero bravissimo a baciare!),
va via via aumentando... prevedo una notte infuocata... finalmente...
“Ti amo...” la sua voce è dolce ed arriva al mio orecchio
come un soffio, e poi... e poi solo noi...
Siamo rientrati in stanza che James e Peter già dormivano, abbiamo cercato
di non far rumore ma i miei sghignazzamenti mentre abbracciavo Remus erano difficili
da coprire, se non con un bel bacio, che almeno mi zittiva ed amen. Comunque
me ne frego altamente dei nostri compagni di stanza ed impongo a Remus di dormire
insieme, non esiste che passi un’altra notte in questo letto enorme da
solo, mentre uno stuolo di coperte nascondono il mio corpo che si muove spasmodico
cercando un minimo appagamento che solo una mia stupida mano, per quanto abile
dopo anni di allenamento su me stesso, può darmi. Voglio il bel corpo
sottile e caldo di Remus accanto al mio, pronto a subire la ‘grandezza’
dei guai che il suo solo respirare provoca al mio corpo di quindicenne in calore
(come è giusto che sia).
“Sirius!” Remus urla a bassa voce, anche se non capisco bene come
questo sia possibile ed alla fioca luce della bacchetta lo vedo arrossire fino
alla punta dei capelli.
“Che c’è? Pensavi di essermi indifferente? Il mio primo sogno
bagnato l’ho fatto con te come protagonista, pretendi che non mi sia mai
fatto una sega pensandoti?”
“Sirius! Ma che termini sono!” E diventa ancora più rosso,
cosa che mi provoca un eccesso di risa, che lui prontamente copre nascondendomi
la testa sotto al cuscino (povero cuscino che ha patito gemiti soffocati e pieni
di frustrazione, altro che risate).
“Ma è vero! Tu non l’hai mai fatto scusa?”
“Sirius!” E stavolta da rosso diventa di un’accesa tonalità
di fuxia. Sembra quasi di poter osservare tutte le reazioni che una pozione
venuta male può provocare... che debba preoccuparmi di veder esplodere
la sua bella testolina?
Alla fine riesco a farlo mettere con la testa sulla mia spalla, non che ci voglia
tanto per decidere in che posizione dormire, ma farlo tornare del suo solito
colorito lunare è un’azione di non facile compimento.
Mentre gli accarezzo i capelli e sento il suo respiro farsi più regolare,
chiaro segno che il sonno sta per avvolgerlo, mi guardo attorno e lo sguardo
mi cade sul letto di James. Quante volte l’ho coperto mente sgattaiolava,
mantello dell’invisibilità addosso, dal suo Pitonuccio? Quasi ogni
notte credo... effettivamente quei due ci davano sotto come ricci, anche se
non so se ogni notte facessero sesso. Beh, sinceramente non mi sono fatto raccontare
i particolari da James, non mi interessavano minimamente, ma la prima notte,
o era pomeriggio?, vabbè la prima volta in cui l’hanno fatto James
è rientrato in sala comune con un faccino soddisfatto ed un’espressione
appagata e felice, non credo di averlo visto così a parte quando prende
il boccino d’oro durante una partita di Quidditch, ovviamente, anche se
le prime volte sembrava persino più compiaciuto e contento, anche se
non ho mai capito come lo stare con Severus Mocciosus Condor Piton potesse renderlo
felice. Ed infatti si è stancato presto e la novità è diventata
abitudine.
Fortunatamente ha sempre tenuto la sua storia con Piton lontano da noi, non
è mai successo che lui si aggiungesse a noi per studiare in biblioteca
o per andare a Hogsmede, semmai si incontravano direttamente lì, e sempre
di nascosto.
Non ho mai capito cosa sia successo nella testa di James, so solo che un giorno
venne da me, mi prese da parte e mi disse: “Sirius, voglio farmi Piton.”
E lì c’è mancato poco che rimanessi secco. Vedevo gli sguardi
che si lanciavano di tanto in tanto ma non capivo perché questo accadesse,
né tanto meno cosa ci trovasse di così interessante James in lui,
tanto da farglielo diventare duro. Ma fosse stato solo quello avrebbe avuto
anche la mia benedizione.
Solo che il giorno in cui si baciarono, James entrò in camera con un
sorriso da un orecchio all’altro, eravamo tutti lì a parlare di
non so cosa e lui ci guardò e se ne uscì dicendo: “Mi sono
messo con Severus! E’ così dolce!”
Peter cadde dal letto, era seduto sul bordo come suo solito, sembra sempre che
stia per arrivare un mostro sanguinario a portarlo via e lui debba essere pronto
a scappare. Comunque, Codalisia cadde dal letto, a Remus cadde il libro di mano,
io mi stampai una mano in faccia.
“James... che cazzo dici??” Mi ricordo che lui mi guardò
e mi disse di abbassare la voce. Ero scioccato, come potevo farlo? E lo stesso
valeva per Remus e Peter.
Si mise a sedere e come se niente fosse cominciò a raccontarci di come
era andata loro punizione con la McGrannith, di come quel gatto fosse saltato
sulla spalla del Mocciosus e poi si fossero baciati. Io rimasi di stucco, Remus,
come sempre il più comprensivo e il più dolce, dopo il primo attimo
di sconcerto, si riprese in fretta ed augurò a James di essere felice
(sembrava che si stesse per sposare), Peter, da perfetto topo qual è,
continuava a squittire “Ma è un uomo!”
Ad un certo punto James sbottò e gli urlò contro: “Grazie
Peter, l’ho capito che è un uomo, e ho intenzione di andarci anche
a letto, ci sono problemi a riguardo?” Peter continuò a squittire
cose senza senso mentre James cominciò a fare progetti su come e quando
vederlo.
Io ero davvero allibito, e tutt’ora la cosa mi lascia alquanto sconvolto.
Per fortuna però, James è rinsavito.
Per tutto l’anno scorso l’ho visto correre felice e contento come
un bambino e tornare altrettanto felice e contento dai suoi incontri con Piton.
Di certo so che parlavano molto, leggevano e studiavano, anche se James mi guardava
ammiccando, e questo accadeva ogni volta in cui mi raccontava, nonostante io
non volessi sentirlo, cosa aveva fatto con ‘Sev’, che si stancavano
presto e occupavano il tempo in altra maniera.
Per qualche mese i voti di James sono persino migliorati, tanto che Remus era
tutto felice di quella sua relazione, gli giovava, diceva lui, secondo me lo
aveva solo fatto rincitrullire.
Verso maggio ho cominciato a vedere i primi segni d’insofferenza, James
andava sempre in ritardo ai suoi appuntamenti, e la cosa spesso accadeva perché
si metteva a raccontare di quanto la Evans fosse una rompiscatole, acida, eccetera
eccetera. Quando tornava era sempre nervoso oppure annoiato, mi disse che quando
non litigavano stavano in silenzio, senza sapere cosa dirsi. Quando poi fottevano
era tutto molto meccanico. James mi disse che sapeva che quando questo accadeva
Severus si rinchiudeva in un silenzio che lo rendeva quasi assente, ed allora
a lui si stringeva il cuore e diventava più gentile e dolce, così
da farlo stare meglio. Era logico che non potesse andare avanti, a James non
importava un bel niente di quel Serpeverde, erano proprio incompatibili per
natura. Forse all’inizio la novità gli era piaciuta, ma si era
accorto presto che un Grifondoro non può avere niente a che spartire
con uno stupidissimo Serpeverde.
Comunque, in questi tre mesi gliene ha fatte davvero di tutte i colori, spesso
Remus lo ha rimproverato (rigorosamente in privato, senza testimoni, tranne
me che spiavo perché non potevo mica essere all’oscuro di cosa
avessero quei due da dirsi da soli!) di essere crudele con il Mocciosus, ma
secondo me non ha mai fatto niente di particolarmente cattivo, solo degli scherzi
innocenti... beh, forse non molti innocenti, ma pur sempre solo scherzi, niente
di che insomma.
Una volta dovevamo creare una pozione che facesse crescere i peli (devo ancora
capire a che scopo) e James ne versò un po’ di quella di Remus,
a sua insaputa ovviamente, sul naso di Piton. In meno di dieci secondi si riempì
di peli. Il bello fu che dovette andare in giro per tutta la scuola, fino in
infermeria, con tutto il naso pelosissimo. Da quel momento è diventato
Condor per l’intera scuola. Quando Madama Chips gli chiese chi era stato
però, lui disse che si era schizzato mentre mescolava la sua pozione.Credo
che difendere James sia una sorta d’amore, o forse, molto più probabilmente,
vuole dimenticare di essere stato con uno che lo tratta così, perché
di certo lui aveva delle aspettative, credeva che James provasse chissà
cosa, come lui, ed invece niente. James voleva solo divertirsi un po’,
e questo gli brucia, brucerebbe anche a me se mi fosse accaduta una cosa del
genere, ma io attaccherei invece di subire in silenzio, farei vedere che ho
le palle e che non sono un pappamolle senza spina dorsale, come invece lui è.
Un mugolio proveniente dal dolce lupacchiotto appoggiato a me mi distoglie da
questi ricordi e mi concentro nuovamente ad accarezzargli i capelli, cosa che
lo fa rilassare notevolmente, come sento dai muscoli del suo viso. Anche se
non sembra il mio Remus è piuttosto possessivo e deve essersi accorto,
seppur nel sonno, che ero distratto mentre lo toccavo. Un sorriso mi nasce spontaneo
sulle labbra ed il pensiero e la certezza che la nostra relazione durerà
per sempre mi accompagna tra le braccia di Morfeo.
* Pov Severus *
Da oltre tre mesi vivo in un limbo, attraverso
una stasi senza precedenti che mi ha privato di ogni forza e di ogni emozione
apparente. Seguo meccanicamente ogni lezione, neppure il prendere voti eccellenti,
suscitando l'invidia di tutti e l'ammirazione dei professori, sortisce in me
il minimo effetto. Prima tutto questo aveva un senso. Inizialmente lo utilizzavo
come pretesto per ricevere l'attenzione di James poi quando stavamo insieme
mi serviva per vedere nei suoi occhi rispetto e fierezza.
Già quando eravamo cosa... compagni? Fidanzati? Amanti?
Per me è sempre stato tutto questo e molto di più e fino a qualche
tempo fa nutrivo la speranza e la timida certezza che lo stesso potesse essere
per lui, od almeno lo fosse in parte, ed invece... improvvisamente tra noi è
tutto finito per volontà sua. Il mio orgoglio, eccessivo a volte, non
mi ha permesso di approfondire le motivazioni che lo hanno spinto a troncare
la nostra relazione, che proprio in questi giorni avrebbe compiuto un anno.
Semplicemente una sera, all'usuale ora che. tacitamente e senza mai averlo stabilito
veramente, usavamo per incontrarci per avere un'intimità altrimenti impossibile,
senza guardarmi negli occhi James, il mio James, o meglio quello che solamente
io consideravo tale, mi ha comunicato senza una minima traccia di incertezza
né disagio, che quella sarebbe stata l'ultima volta in cui noi due avremmo
parlato perchè lui non aveva più nulla da dirmi né voleva
più vedermi. Tra noi era finita.
A posteriori mi rendo conto di aver semplicemente annuito e di essermene andato
remissivamente, al momento non percepivo niente se non un improvviso freddo
che mi appesantiva il respiro e mi procurava brividi ovunque. Brividi del tutto
diversi da quelli che ormai la mia pelle provava abitualmente sotto le mani
insinuanti e le carezze sapienti ed eccitanti di James. Dal giorno del nostro
primo bacio non c'era stata sera in cui non li avevo sentiti ed ora, improvvisamente,
sono cessati per volontà del loro creatore.
Mille e mille volte ho domandato a me stesso una possibile spiegazione che potesse
farmi comprendere il perché ed altrettante volte, da alunno modello quale
sono, mi sono dato da solo l'unica risposta plausibile che, d'altronde, sempre
è stata valida anche nei confronti dei miei genitori. Non sono adatto,
non sono giusto ed in aggiunta ho sicuramente sbagliato qualcosa.
Cosa sia in quest'occasione non so dirlo vista la mia inesperienza, ma forse
è proprio questo, ad aver spazientito James a lungo andare. Non so relazionarmi
agli altri, non so mai qual'è il comportamento più consono da
tenere in compagnia. Finisco sempre per ammutolire o far prevalere il mio lato
pedante e sarcastico che ferisce ed infastidisce gratuitamente gli altri senza
che sia mia reale intenzione.
Per i miei genitori è diverso, non sono mai abbastanza: bravo, intelligente,
recettivo... per James?
Forse solamente ora ha compreso in parte che, nonostante tutto quello che può
fare, io non cambio e per questo ha deciso di lasciarmi a me stesso, la più
grande punizione che potesse riservarmi.
Che i recenti scherzi e le ultime cattiverie di Black nei miei confronti, da
lui per altro lasciati correre ed anzi supportati, siano una sorta di tentativi
di farmelo capire?
Che la mia condotta sia stata talmente esasperante, in questi mesi di rapporto,
da averlo condotto a tanto?
L'orgoglio istillatomi e tramandatomi dalla mia famiglia, quasi come un marchio
impresso nel mio animo, si ribella fervidamente contro tutto questo sfoggio
di cattivo gusto e crudeltà immotivata nei miei riguardi, ma viene ancora
arginato e represso dal dolore che tutta questa situazione mi ha inferto.
Nonostante io continui a comportarmi impassibilmente ed irreprensibilmente,
come al mio solito, non riesco più a vivere un attimo di tranquillità.
Non riesco più a dormire e devo ringraziare la pozione anti stanchezza,
scoperta per caso il primo anno in un vecchio libro dimenticato, se il mio corpo
ancora regge i ritmi serrati imposti dalla frequentazione di tutti i corsi che
ho scelto, mangio lo stretto indispensabile per non crollare perchè non
avverto più l'esigenza di portare cibo alle labbra, non esco quasi più
all'esterno, evitando accuratamente Hogsmease durante le domeniche, e sono quasi
sempre rinchiuso nella mia stanza nei sotterranei o nella biblioteca, il più
lontano possibile dagli altri.
E' come se fossi del tutto estraniato ed alienato dalla realtà e dalla
quotidianità. E forse è così perchè la mia mente
non fa altro che rivivere costantemente episodi ed immagini che hanno visto
me e James insieme.
Ogni istante ho davanti agli occhi il suo sguardo mutevole fisso nel mio, riesco
quasi a percepire ogni singola sfumatura ed espressione di quelle profondità
castane puntate nelle mie, sento la sua voce eccitante parlarmi, i suoi bisbigli
suadenti rapire i miei sensi, le sue frasi maliziose, mormorate piano e rocamente,
risvegliare sensazioni che solo lui riesce a creare. Avverto le sue labbra schiudersi
in sorrisi e risate condivise con me, le sue mani attardarsi tra i miei capelli
lucidi che diceva di amare tanto e che ora ho smesso completamente di curare,
il suo corpo farsi incontro al mio e fondersi insieme in un coro di ansiti e
gemiti che erano la colonna sonora delle nostre unioni appassionate.
Mi manca, mi manca tutto di lui. Persino i suoi silenzi sempre più assidui,
i suoi difetti, le sue contraddizioni, il suo aspetto giocoso ed infantile,
l'aria di arrogange sicurezza che si è cucito addosso.
Forse semplicemente non ci credo, penso e spero inconsciamente che da un momento
all'altro si avvicini a me, abbracciandomi da dietro in quel modo che perennemente
mi riempie di serenità, comunicandomi un senso di appartenenza ed accettazione
totali, e mi confessi che ciò che è avvenuto tre mesi fa si tratti
unicamente di una stupida burla, ideata da quell'insopportabile odioso di Sirius
Black, e che la lontananza lo ha fatto star male quanto me.
Non lo perdonerei subito, ne sono sicuro. Il mio cuore forse si ribellerebbe
a questo, ma so che il mio orgoglio mi soccorrerebbe permettendomi di punirlo
in modo esemplare. Quando mi accorgo del livello di patetismo che questa condizione
mi ha fatto raggiungere, mi sento alla stregua del povero illuso pieno di sciocche
aspettative che sono sempre stato e che, ad ogni compleanno, attendeva invano
un abbraccio ed un sorriso ricolmo di affetto al posto delle raccomandazioni
di crescere e di dimostrare finalmente l'età da me posseduta.
Non oserei mai mostrare questa mia fragilità a nessuno, avrei voluto
farlo con James ma non ci sono riuscito nemmeno con lui. avevo iniziato, questo
sì, ma la nostra inaspettata separazione è stata la riprova che
la cosa migliore da fare è tenerla celata per sempre.
L'inizio della nuova lezione mi dona un attimo di tregua da queste riflessioni,
che invadono continuamente la mia mente, e mi rende consapevole della presenza
di James e dei suoi amici nell'aula.
E' mia abitudine presentarmi con almeno dieci minuti di anticipo, se ci riesco,
perchè mi dà la possibilità di ripassare gli appunti della
volta precedente e di scegliermi il posto più adatto. Anche quest'oggi
è stato così ed ora mi ritrovo per qualche secondo a fissare,
quasi paralizzato, il suo sorriso complice rivolto a quello che so essere un
fratello per lui, Black. Distolgo immediatamente la mia parte vigile da lui
e la rivolgo al professore di difesa contro le arti oscure che ci ha annunciato
una grande novità.
Contrariamente al solito sembra che vogliano introdurre una nuova materia che
ci sarà molto utile visti i sempre più frequenti tumulti che,
inspiegabilmente, stanno colpendo il mondo magico ultimamente.
Occlumanzia (1). Hanno deciso di insegnarci una disciplina che ci consentirà
di sigillare la nostra mente contro possibili intrusioni esterne. Ammetto che
questa eventualità fa scorrere più velocemente il mio sangue,
sotto la spinta di una scintilla d'interesse che da molto, troppo, tempo non
provavo.
Dopo le prime spiegazioni preliminari il nostro insegnante, nonché validissimo
mago dall'esperienza pluridecennale, ci divide a coppie invitandoci a provare.
Un Serpeverde ed un Grifondoro, per evitare favoritismi ed incrementare l'attenzione
e la partecipazione. Io capito con colui che mai avrei voluto come partner in
tutta la mia esistenza, Sirius Black.
Iniziamo a scrutarci guardinghi, in attesa che l'altro faccia la prima mossa,
poi il mio istinto prevale e sfrutto, più o meno consciamente, le mie
maggiori conoscenze ed abilità, sviluppate in quattro anni di duro lavoro
e undici anni di lezioni preparatorie, atte a non far sfigurare il nome della
mia famiglia.
Una strana sensazione mi invade e, respingendo i deboli tentativi di invasione
del mio avversario, mi addentro, senza rendermene nemmeno conto, nei suoi pensieri.
E' come penetrare in un luogo freddo ed ostile che tenta di escluderti per non
lasciarsi violare.
La soddisfazione mi avvolge e riempie i miei sensi quando avverto le prime riflessioni
superficiali sul quanto Black detesti l'essere stato messo in coppia con me
e le sue insospettabili meditazioni sul suo rapporto, di cui non ero a conoscenza,
con Remus, poi quando inizio a scavare tra i suoi ricordi più recenti
il lampo di trionfo che aveva attraversato i miei occhi svanisce repentinamente.
Continuo a leggere impallidendo sempre di più, fin quando termino del
tutto questo esercizio, barcollando lievemente.
Il professore, accortosi del mio stato di malessere, interrompe la nostra attività
mandandomi in infermeria, convinto che il mio successo così subitaneo
mi abbia leggermente sfibrato.
Ovviamente lui non sa, non può comprendere.
Io invece ho finalmente capito alla perfezione.
Mi stendo sul letto dopo che Madama Chips mi ha consigliato di riposare, fisso
per un momento il soffitto, sopraffatto dall'aver infine saputo cosa realmente
James pensa di me e di ciò che c'è stato tra noi.
Per una volta, del tutto inconsapevolmente, Black mi ha fornito le risposte
che desideravo e non riuscivo a chiedere ed ora mi sento come se potessi andare
in pezzi da un momento all'altro.
Chiudo gli occhi e piombo in un oblio che credo non mi abbandonerà più.
Ed infatti da quel giorno l'oscurità è scesa progressivamente
e definitivamente su di me, avvolgendomi con una cappa di neri sentimenti che,
nel corso del tempo, mi hanno trasformato in un essere privo di qualsiasi barlume
d'umanità.
Gli ultimi anni di scuola mi hanno visto diventare ancor più freddo,
scostante e concentrato sugli studi di quanto non fossi precedentemente, ma
mi hanno anche permesso di mutare il mio modo di rapportarmi agli altri.
Non ho più concesso uno spiraglio a nessuno, ho chiuso il mio cuore,
rendendolo insensibile agli scherni di cui ero fatto oggetto e soggetto, ed
inoltre ho sviluppato verso la causa del mio mutamento un odio profondo, che
si è annidato e radicato nel mio animo, fino al punto di condurmi ad
attaccare Potter per fargli male fisicamente, non potendo toccarlo emotivamente.
Se prima non rispondevo ai dispetti ed agli scherzi rivoltimi ora non lascio
scampo a nessuno e la mia preparazione, spesso, supplisce al fatto che mi ritrovo
solo contro gruppi di persone, consentendomi di avere la meglio.
La perdita del me stesso che sono stato fino al momento delle inconsapevoli
rivelazioni di Black, mi ha consegnato finalmente ciò che bramavo da
tanto, la compiacenza della mia famiglia, che, per una volta, ha mostrato di
essere fiera di ciò che sono.
Gradualmente è arrivata la stima di mio padre ed il rispetto di mia madre
in quanto mago, specialmente quando, grazie ad il mio interesse crescente per
la confusione diffusasi negli ultimi anni nel nostro mondo e la mia tendenza
alle uscite notturne, mi sono messo in luce, destando l'attenzione dell'Oscuro
Signore, il fautore di questi scontri, Lord Voldemort.
Il mio sangue puro, la fedeltà dei miei genitori, di cui non ero nemmeno
a conoscenza, e le mie abilità maturate nel corso degli anni, hanno infatti
favorito un nostro incontro, avvenuto in una notte priva di luna.
Il suo sguardo di morte mi è penetrato dentro, mettendomi alla prova
e scrutando nel mio animo fino a decidere che ero degno di diventare un suo
adepto, in modo da poterlo coadiuvare nell'estirpazione e nella cancellazione
totale di coloro che non rientrano tra i maghi autentici, ma che sono una semplice
contaminazione della razza.
Il mio io ha vibrato a quella prospettiva, avendo davanti al viso l'immagine
di due occhi verdi sereni e spensierati posti accanto ad altri due castani,
semi nascosti, dietro un paio di occhiali.
Lily Evans, colei che da ormai oltre tre anni è la compagna di Potter
e rientra nella categoria dei mezzo sangue, avendo genitori babbani, sarà
uno degli obiettivi di colui che, istintivamente, grazie al mio odio illimitato
ed al mio essere spietato e privo di scrupoli, ho scelto di servire.
Ed ora finalmente è giunto il momento che tanto attendevo, essendomi
ormai diplomato, posso entrare a far parte delle schiere attive che seguono
Lord Voldemort, perseguitando ed uccidendo tutti coloro che non sono meritevoli
di avere la nomea di mago o strega.
In una cerimonia che avverrà tra breve, riceverò il simbolo di
appartenenza al mio signore, un marchio nero impresso sul mio braccio, raffigurante
un teschio con un serpente al posto della lingua, che mi segnalerà, in
qualunque luogo io mi trovi, la convocazione da parte di Lord Voldemort tramite
un lieve bruciore.
L'orgoglio e l'approvazione brillerà negli occhi dei miei familiari che
assisteranno soddisfatti ed io cesserò del tutto, e perennemente, di
avere anche solo il ricordo di un ragazzino con sogni ed illusioni, per prendere
il mio posto di Mangiamorte, come sono denominati i seguaci dell'Oscuro Signore.
E sarà allora che il desiderio intenso di vendetta che arde in me, avrà
pace, perchè anche se dovessero volerci anni, avrò comunque la
possibilità concreta di realizzare l'ultimo sogno che conservo dentro
di me e che riguarda la completa disfatta di James Potter.
Voglio vederlo contorcersi a causa della sofferenza infinita che lo invaderà
nell'attimo stesso in cui gli toglierò il cuore che ha votato a Lily
Evans, dopo che avrò distrutto quella mezzosangue davanti a lui.
Preparati Potter, non ci saranno Black, Lupin o Minus che ti salveranno, ci
saremo solo noi due, l'uno contro l'altro e tu... ai miei piedi.
* Qualche anno dopo, pov James *
“Eccomi Voldemort!”
Compaio nel salotto dove il Signore Oscuro e quattro dei suoi più fedeli
seguaci, i Mangiamorte, mi aspettano.
Dopo tanto scappare alla fine ci ha trovati. Non so come abbia fatto, so solo
che devo proteggere Lily e Harry. Il nostro bambino non può e non deve
morire, lui è la cosa più bella e più importante che ho...
è come se con lui tutti i miei peccati fossero stai cancellati, è
come se lui rappresentasse la mia redenzione... ma soprattutto è il frutto
del mio amore per Lily.
Per la prima volta nella mia vita non so come la situazione in cui mi trovo
andrà a finire, o meglio, per la prima volta so che la mia vita è
realmente in pericolo, ma anche se non mi interessa affatto di questo, la consapevolezza
che non ci sarà un lieto fine mi rende particolarmente attento ed allo
stesso tempo tranquillo.
Vada come vada, non mi interessa la mia sorte, solo quella di mio figlio ha
importanza.
Voldemort mi guarda ed ha un ghigno al posto del sorriso, non si è scomodato
a venirmi a cercare, sapeva bene che sarei arrivato io, che avrei cercato di
proteggere la mia famiglia, e così sto facendo!
Bacchetta alla mano cerco di disarmare uno dei Mangiamorte che mi puntano la
bacchetta contro, comincia una lotta rapida e senza esclusione di colpi. Io
combatto per la vita... loro anche, perché sanno bene che se fallissero,
la loro punizione sarebbe una sola: la morte.
Succede tutto in un attimo, cerco di colpire i due che mi sono di fronte, uno
per fortuna sono riuscito ad immobilizzarlo temporaneamente poco fa, ma il quarto,
quello che fino ad ora è stato fermo mi colpisce alle spalle, facendomi
cadere in ginocchio.
Prima ancora che possa rialzarmi mi ritrovo circondato da questi tre, due mi
fanno alzare e mi tengono fermo, il terzo, il volto coperto dal cappuccio del
pesante mantello nero che indossa, a guardarmi
“Siete dei vigliacchi! Non avete nemmeno il coraggio di mostravi!”
Uno dei due che mi tiene fermo mi colpisce allo stomaco facendomi abbassare
il viso per il dolore e la sorpresa, ma mentre lo rialzo, perché non
devo morire tenendo lo sguardo basso, vedo il terzo mago abbassarsi il cappuccio.
Il viso che mi trovo di fronte mi lascia senza fiato.
Severus.
“Severus...”
Una smorfia di disgusto gli si dipinge in volto e mi guarda come se fossi l’essere
più nauseante dell’intero universo, e probabilmente, ai suoi occhi
questo sono.
“Siete stati bravi... ed ora dimmi... dove si trova il bambino?”
La voce sibilante di Voldemort mi mette i brividi, ma non per la paura, quanto
per la rabbia e la repulsione che la sua sola presenza mi suscita.
In un gesto alquanto stupido, ma pieno dell’unica cosa che mi rimane,
ossia l’orgoglio, gli sputo e gli urlo che non avrà mai mio figlio.
Un nuovo colpo mi raggiunge la viso, è stato Severus, uno schiaffo in
pieno viso, la guancia mi pulsa, sento qualcosa scivolarmi lungo le labbra ed
andarle a bagnare, tanto che mi rendo conto di star sanguinando.
Guardo Severus per un attimo, vorrei odiarlo, ma non ci riesco, forse perché
non sono mai riuscito a farlo. Non sono un buon samaritano, ma realmente non
volevo che soffrisse perché l'avevo lasciato, ho creduto che l’odio
fosse il modo migliore per cancellare l’amore che so lui provava nei miei
riguardi.
Vorrei dirglielo, vorrei poter cancellare il dolore che gli ho causato, vorrei
poter cancellare tante cose, ma ora come ora voglio solo essere certo che mio
figlio sopravviva. Il mio destino è di certo già segnato, ma se
almeno Lily potesse sopravvivere...
Voldemort ride con freddezza, il mio gesto, ai suoi occhi, non è stato
che un ultimo gesto di superbia, l’ultimo atto di un idiota che non si
rende conto che la sua vita è ormai finita.
“Rimani con lui Severus... mi occuperò di lui tra poco...”
Cerco di voltarmi terrorizzato, ma i due che mi tengono mi colpiscono alle gambe
ed allo stomaco, così da farmi cadere a terra senza fiato. Devo salvare
Lily e Harry, DEVO FARLO!
“Sev... ti prego...”
“Zitto Potter!” Un calcio mi colpisce allo stomaco e mi ritrovo
di nuovo senza fiato, senza la possibilità di parlare, ma devo farlo!
“Volevo solo... che mi... dimenticassi...”
Mentre rialzo il viso mi sembra di vedere la freddezza di Severus cedere per
un attimo, ma è solo un istante, perché un nuovo bagliore di odio
gli riempie gli occhi. Ecco il mio più grande rimpianto, aver portato
a questo una persona a cui ho voluto bene, la mia unica colpa è stata
quella di non essermi innamorato veramente di lui, gli ho voluto molto bene
questo sì, ma nulla di più.
Un rantolo che proviene dalla mia stessa gola, mi fa rendere conto che forse
ho parlato ad alta voce, e che il rumore che ho sentito fino ad ora era proprio
la mia voce che pronunciava pensieri che serbavo in me da lungo tempo ormai.
Severus lo vedo, non sa che fare o pensare, anche se mi rendo conto che una
rabbia cieca, mista credo ad una profonda disperazione, gli monta dentro, tanto
da renderlo incerto sulle gambe che dovrebbero reggerlo saldamente in piedi.
“James...”
“Ma che scena commovente... me ne vado per un solo minuto e l’amore
sboccia di nuovo... sai... ho pensato che non è molto giusto che tu mi
abbia trattato in quella maniera.”
Ho appena la forza di mettermi in ginocchio e vedere che Voldemort è
tornato indietro. Sono passati forse pochi istanti da quando è andato
via, non lo so per certo, perché nella mia mente si stanno susseguendo
immagini di eventi lontani e vicini, ricordi del mio passato...
Alzo lo sguardo e lo fisso in quello del mio aguzzino, mi rendo conto solo ora
che Severus si è spostato prendendo posto al fianco del suo signore,
uno sguardo strano, assente credo, in ogni caso... così diverso dallo
sguardo che aveva tanti anni fa, quando eravamo ancora dei ragazzi...
“Signore, è aperta!”
La voce di uno degli altri fa voltare eccitato Voldemort. Devono essere riusciti
ad aprire la porta della stanza in cui era Lily.
Che sia la fine?
Lily, amore mio... saremo stati dei bravi genitori? Potrà il nostro Harry
diventare grande?
Harry, piccolo mio... ti voglio bene... spero tu non faccia i miei stessi errori...
spero tu non ferisca mai qualcuno come ho fatto io...
Severus...
“Avada...”
Un lampo di luce verde...
* Pov Severus *
Senza vita.
Dopo anni che bramavo la sua dipartita per mia mano, il corpo di James giace
immobile e riverso sul pavimento, privo del seppur minimo soffio vitale.
Ciò che ho agognato, inseguito e desiderato innumerevoli, volte si è
appena compiuto sotto ai miei occhi, eppure, appena un istante prima che tutto
avvenisse, le mie priorità sono mutate improvvisamente, cambiando con
una repentinità che mai avrei giudicato possibile per me, ma non ho potuto
fare nulla ed il destino ha proseguito il suo corso, del tutto indifferente
al tumulto che si è verificato in me, nel giro di pochi secondi.
Immagino di apparire totalmente assente, privo di una qualsiasi reazione e stato
d'animo ed effettivamente è così, perchè nel momento stesso
in cui James è spirato si è portato via il mio cuore, che non
credevo pulsasse più, ma invece batteva piano, lacerato dal dolore e
nascosto in un angolo dimenticato da tutti, persino da me.
L'urlo di una donna ed il pianto di un bambino seguiti da uno schianto mi riportano
al presente, un presente che mai mi era apparso così terribile...
* Ritorno al presente *
Il lungo pianto, ormai cessato da qualche attimo, aveva invaso la stanza di
un malessere intenso, pari quasi a quello della furia di appena poche ore prima.
I muri di pietra avevano assistito impotenti allo scatenarsi dell'ira dell'uomo
accasciato ora per terra, contro il suo allievo Harry Potter, reo di aver violato
l'intimità dei suoi ricordi. L'unica testimonianza ancora visibile erano
i frammenti di un vaso contenente scarafaggi morti, che ora giacevano in un
angolo, proprio nella posizione occupata originariamente dal giovane.
Un sospiro profondo turbò nuovamente il silenzio riaffacciatosi, mentre
Severus Piton, appoggiandosi lievemente alla parete dietro di lui, si mise in
piedi, dirigendosi ad agio fino al bacile che serbava gli episodi del passato.
Con la punta delle dita lo sfiorò leggermente, mentre automaticamente
la sua voce usciva flebile e roca a causa delle lacrime versate poc'anzi.
"Ormai il mio cuore è troppo arido per provare qualsiasi forma di
affetto o simpatia nei confronti di tuo figlio o di chiunque altro, ma la mia
nuova lealtà verso Silente e la memoria di ciò che è stato
sempre vivranno, quindi proteggerò lui ed i tuoi amici a costo della
mia esistenza, che ormai prosegue solo al fine di distruggere la causa della
tua morte, Peter Minus, e di espiare le mie colpe. Permetterò a tuo figlio
di crescere ed essere felice in un mondo privo della sua più grande minaccia,
come so avresti voluto. Detesto con tutto me stesso Sirius Black, ma fin quando
ne avrò la possibilità lo aiuterò visto che non è
stato lui a tradirti... James... vorrei fossi qui al posto mio..."
Mentre le parole si smorzavano lentamente, rifuggendo un possibile eco, agli
occhi attenti della stanza apparve un ricordo semi nascosto da quelli più
in superficie, posti a protezione. Due figure si muovevano piano al suo interno
ed allungando appena lo sguardo si sarebbero potuti riconoscere due quattordicenni
che timidamente si scambiavano il loro primo bacio in un'aula vuota...
FINE
NOTA:
1- Abbiamo pensato che potesse essere plausibile, almeno in questa storia (:P)
che Silente avesse provato ad inserire come materia di studio Occlumanzia, per
poi eliminarla, testati gli effetti in seguito, in modo da giustificare la conoscenza
di Piton. Ovvio che probabilmente l'avrà imparata personalmente essendo
stato un mangiamorte al servizio di Voldemort, però ci serviva ai fini
della storia é_è.