
Lontananza
POV DI KEI
Osservo il fumo uscire lentamente dalle mie
labbra e salire in spire contorte senza forma precisa.
Sto camminando per le vie scarsamente illuminate di una Tokyo di periferia,
con una mano nascosta pigramente in una tasca del giubbotto che indosso, in
cerca di un vago sentore di calore, e l'altra abbandonata indolentemente lungo
il fianco destro, che sale alle labbra solamente di tanto in tanto per permettermi
di aspirare e assaggiare meglio il gusto di questa sigaretta, che fumo quasi
più per abitudine che per vera necessità o voglia.
Sollevo per un attimo il volto verso il cielo del crepuscolo attardandomi a
guardare, senza realmente vederlo, un dirigibile che sorpassa la metropoli con
luminosi e intermittenti messaggi pubblicitari di non so quale nuovo e 'strabiliante'
prodotto.
Mi riscuoto riprendendo a passeggiare alla volta del mio appartamento con un
passo ben diverso dall'usuale che mi contraddistingue.
Non ho alcuna fretta di arrivare visto che questa sera mi aspetta solamente
vuoto e silenzio, per questo ho preferito evitare di prendere il solito taxi,
che mi riaccompagna, quando smonto dal lavoro, e ho optato per una sana camminata
con l'unica compagnia di questo vento gelido, che penetra dentro le ossa infiltrandosi
e superando le misere difese costituite dal giubbotto e dalla sciarpa di lana
nera come i miei capelli, che ho messo prima d'uscire.
Dopo essermi fermato a comprare degli okonomiyaki caldi nel chiosco vicino alla
fermata del metrò, accanto al mio appartamento, scelta culinaria che
avrebbe sicuramente fatto arricciare il delizioso nasino del mio Ran e corrugare
le sue delicate sopracciglia in una sorta di velato, quanto palese, rimprovero
per le calorie superflue acquistate con un solo pasto, mi accingo a salire le
scale salutando prima la mia vicina, nonché 'miss pettegolezzo: so_tutto_di_tutti'
come l'ho ribattezzata io, avendo notato la sua propensione e il suo insuperabile
amore per i fatti altrui, con un radioso quanto mozzafiato sorriso a trentadue
denti... beh funziona sempre con le clienti... ehm e i clienti del locale, non
vedo perché non dovrebbe farmi ottenere risultati con questa vecchia,
quanto malevola, impicciona, chissà che non sia la volta buona che la
smetta di informarsi dagli altri coinquilini del mio palazzo sulle motivazioni
della mia, e di Ran ovviamente, condizione di scapolo... credo che se sapesse
come stanno realmente le cose non solo resterebbe scioccata per un mese intero
ma avrebbe pettegolezzi, illazioni e fantasie perverse, perché no, per
un anno come minimo!
In cambio del mio favoloso sorriso ho ricevuto solamente uno sguardo diffidente
ed un'attenta e accigliata analisi della mia persona, che tristezza, forse sto
perdendo il mio fascino magnetico, sigh...
Mi stringo un attimo nelle spalle reprimendo l'impulso di farle un gestaccio
o per lo meno una linguaccia, immaginandomi mentalmente la sicura riprovazione
che ciò comporterebbe nel mio compagno, ed infine apro la porta con un
sospiro desolato.
Questa sera niente visione di Ranmaru addormentato sul divano o sul futon...
niente Ran che mi aspetta con un finto cipiglio sul bellissimo volto davanti
ad una succulenta cenetta preparata 'casualmente' per due... e nessun suono
che mi faccia sentire appartenente a questo posto.
E' inutile, sembrerà una banalità o una sciocca ovvietà
e probabilmente è ciò che è... ma non sono le mura a fare
una casa ma semplicemente la calda presenza di qualcuno che ti aspetta e che
soprattutto ti ama.
Si può anche possedere l'attico più bello della città o
addirittura un'intera, lussuosissima e magnificamente arredata, residenza principesca,
ma quando si rientra e si viene accolti solamente da malinconico e freddo silenzio
è come non avere nulla, quando non si ha nessuno con cui poter condividere
la propria fortuna, le proprie gioie o anche più banalmente le paranoie
e le piccole frustrazioni quotidiane che la routine ci porta ogni giorno è
come vivere... a metà.
Credo non ci sia nulla di più autentico, potrei portare milioni di esempi
calzanti ma penso basti vedere l'esistenza decisamente infelice di mio padre,
obbligato ad un matrimonio senza amore dalle circostanze e ormai dedito unicamente
al suo ruolo di yakuza o peggio ancora quella triste e solitaria della madre
di Kai, donna ignorata, costretta a convivere per tutta la durata della sua
breve vita con il fantasma di mia madre, amante venerata e mai scordata dal
mio 'caro' genitore.
Che dire poi del mio stesso fratellastro? Se Kai non avesse avuto accanto da
sempre Masa ad allietare ogni suo momento, o quasi, beh non oso pensare in quale
spirale di rancore, risentimento e odio avrebbe passato tutti i suoi anni.
Eppure abitano in una casa che suscita invidia in tutti coloro che la vedono
anche semplicemente di sfuggita, con arredi antichi, ricercati, raffinati, di
impeccabile gusto e infinitamente costosi...
Bah sarò il solito 'sempliciotto', ma io ritengo di essere più
fortunato di tutti loro messi insieme perché, pur vivendo in un modesto
appartamentino, ho trovato qualcuno di speciale con cui dividerlo.
Il mio Ran-chan...
Il mio dolce Ran...
Il mio Ranmaru che se non mi chiama entro dieci minuti appena vedo sbatto al
muro!
... Beh no forse quello lo farò, anche se mi chiama...
Comunque sia oggi ancora non mi ha telefonato neppure una volta!!! E ho persino
controllato la segreteria telefonica subito dopo essere entrato...
Fisso per l'ennesima volta il telefono. Presumo che se uno sguardo potesse esprimere
appieno le emozioni, tramutandole in forma fisica, a quest'ora quel dannatissimo
apparecchio, che non si decide a squillare e a portarmi la dolce voce del mio
koibito, sarebbe esploso in mille frammenti talmente minuscoli da non poter
essere ricomposti...
Mangiucchio distrattamente e svogliatamente la mia 'cena' con gli occhi incollati
sul telefono, come se il guardarlo continuamente potesse accelerare il tempo
e farmi chiamare immediatamente da Ran.
Ma come diamine è riuscito ad estorcermi la promessa di non cercarlo
io mi domando!!!
Mmm... Ora che ci ripenso era uscito da poco dalla doccia e aveva indosso solo
l'asciugamano blu notte... oh si!
Eccome se ricordo ora... era divino!!!
Tzk! Se quel piccolo, ingenuo provocante fosse qui ora mi darebbe sicuramente
dell'allupato!
Ran-channnn ma quando cavolo torni???
Sei partito a malapena da due giorni e non resisto più senza di te!
Sbuffo, tamburellando ritmicamente con le dita della mano sinistra sul basso
tavolino della cucina mentre con l'altra reggo il mio viso dall'aria apatica
e depressa, e il mio sguardo si posa sull'anello al mio anulare.
L'anello che ci siamo scambiati e che testimonia l'amore intenso che ci lega.
Accarezzo la fedina in oro bianco e sono sicuro che il mio viso abbia assunto
un'espressione più dolce del solito.
La maggior parte della gente vede in questo simbolo una semplice ostentazione
di uno status, specialmente nel nostro caso, o una mera ufficializzazione di
un'unione, qualcosa con cui pavoneggiarsi davanti agli altri.
Per noi non è così, sembrerà presuntuoso, ma un altro è
stato lo spirito che ci ha mosso quando ce lo siamo donato reciprocamente.
Volevamo un qualcosa che ci ricordasse costantemente l'altro, ma forse non è
esatto dire così, o meglio non rende precisamente l'idea, visto che entrambi
non abbiamo bisogno di un effimero oggetto per avere costantemente nella mente
e nel cuore l'altro, era piuttosto per avere un qualcosa da accarezzare e a
cui sorridere quando cause di forze maggiore ci avessero impedito di trascorrere
il nostro tempo insieme.
Perché a volte, seppur coscienti che si rivedrà la propria metà
dopo poco tempo, ci si sente ugualmente preda della malinconia e della tristezza
e neppure eventuali foto tenute nel portafoglio riescono a colmarle e a farle
passare.
O per lo meno a me succedeva così... mentre ora... il sapere che anche
lui possiede perennemente qualcosa di mio addosso a se, e che può guardarla
e toccarla quando ne avverte il bisogno, essendo consapevole che testimonia
tutto l'amore che provo e proverò per l'eternità, perché
lo amerò fino alla fine dei miei giorni e oltre, questo è certo,
è una debole ma efficace consolazione.
Sospiro di nuovo in direzione del telefono...
Uffaaaaaaa voglio il mio Raaaaaaaaaaaaaaaaaaaannnnnnnnnnnn!!!
Mi distendo sul tatami portando le braccia ad incrociarsi dietro la testa, nella
parodia mal riuscita di un comodo cuscino, e i miei occhi si puntano sul soffitto
immacolato, perdendosi in immagini sfocate eppure così calde e familiari
del mio amore, del suo viso dolce e dei suoi grandi occhioni castani.
Rivedo mentalmente le mille sfaccettature espressive che riesce ad assumere
il suo sguardo; guardare i suoi occhi è come leggere direttamente nella
sua anima candida e pura. Anima che neanche il dolore più grande o le
cattiverie più atroci riescono e riusciranno mai ad intaccare. Perché,
anche se non se ne rende nemmeno conto, ha una forza straordinaria racchiusa
in se, una forza nata dall'estrema dolcezza e dall'infinita sensibilità
che presiedono il suo cuore meraviglioso, un cuore che è disposto a sacrificarsi
totalmente per coloro che ama e che quando tiene a qualcuno lo fa con tutta
l'immensa passione che riesce a sprigionare... e vi assicuro personalmente che
è veramente grandiosa.
Non ho mai conosciuto nessuno come lui ed è per questo che lo amo sin
dal primo istante che l'ho incontrato, perché è unico e perfetto,
perfetto per me.
Con questo non pretendo di affermare che sia esente da difetti, ne ha come tutti,
ma questi difetti sono perfetti per me perché mi completano e mi rendono
felice.
Ran-chan mi manchi... chiamami ti prego...
Non pensavo che quando sarebbe partito per accompagnare suo nonno dalla sorellina
a Hokkaido avrei avvertito così pesantemente la sua assenza... d'altronde
si trattava solamente di sette giorni.
Sette giorni che ora mi sembrano interminabili e lunghi un'eternità senza
di lui.
Accidenti a Yuki! Ma proprio a Hokkaido doveva trasferirsi con suo marito!!!
E accidenti anche al signor Samejima!!! D'accordo
che ormai è anziano... ma non poteva farsi accompagnare da Kurebayashi???
Quel buono a nulla sa solo gestire la palestra di kendo? Non poteva rendersi
utile e assistere il nonno di Ran anche in questa visita alla nipote???
Ok so di essere illogico e assurdo e... altamente patetico... ma non resisto
davvero più senza vedere Ran.
E' un qualcosa che va al di là della semplice mancanza fisica... cioè
ovviamente c'è anche quella ma è di più...
Mi manca vedere i suoi stupendi occhi puntati nei miei, mi manca il suo sorriso
caldo, dolce e solo per me, mi mancano le sue mani che si appoggiano su di me
per un contatto lieve, uno sfioramento casuale, mi manca il suo profumo, avere
le sue magliette e odorarle o avvertire una debole scia del profumo della sua
pelle sulle lenzuola non è certo la medesima cosa, mi manca il fatto
di poterlo abbracciare, quando ne sento il bisogno o più semplicemente
sono in vena di un gesto d'affetto o ho voglia di coccole... ebbene sì
il grande Kei Enjoji adora le coccole, c'è qualcosa di male in questo?
Mi manca poter parlare con lui e sentire la sua voce, vero che fino a ieri l'ho
sentito per telefono e tra poco, perché tra poco lo sentirò COSTI
QUEL CHE COSTI, potrò nuovamente ascoltare la sua voce musicale, dolce
e meravigliosa, dialogare con lui, raccontandogli le mille, piccole, stupidaggini
successe oggi e narrargli tanti piccoli inutili e futili aneddoti, volti solo
a prolungare il tempo trascorso con lui però... non è la stessa
cosa. Non è come poter parlare dal 'vivo' con lui, vedendo l'effetto
che i miei discorsi provocano su di lui...
Mi manca poterlo toccare, potergli sorridere, poter ridere con lui, mi manca
mangiare insieme, mi manca andare in bagno quando c'è lui anche solo
per lavarci i denti con lo stesso spazzolino, mi manca stringerlo davanti alla
televisione nel vedere un film insieme, mi manca potergli accarezzare i capelli,
mi manca intrecciare le dita alle sue, mi manca il suo tepore nel letto quando
mi rigiro in cerca di lui, mi manca il non trovare il suo viso rilassato e addolcito
dal sonno che riposa tranquillo accanto a me, quando mi sveglio di notte, mi
manca non tenerlo tra le braccia mentre dormo, mi mancano i suoi occhi socchiusi
e sonnacchiosi quando mi augura la buonanotte, mi manca la sua voce resa roca
dal sonno, non del tutto smaltito, quando mi dà il buongiorno, mi manca
la sua pelle, così soffice, liscia e calda, mi manca sentirlo tendersi
contro di me quando iniziamo a toccarci, mi mancano le sue labbra perfette,
rosate e morbide, mi manca la carezza della sua lingua sulla mia, mi mancano
i suoi baci ardenti, mi mancano i suoi gemiti, i suoi respiri accelerati, mi
mancano i suoi morsi giocosi, mi mancano i suoi morsi appassionati, mi manca
fare l'amore con lui, mi manca il sentirmi completo, felice e totalmente appagato
quando ci fondiamo insieme, mi manca il senso di appartenenza totale e reciproca
nell'attimo del piacere, mi mancano gli attimi di dolcezza che seguono il nostro
atto d'amore... mi manca Ran... in tutta la sua totalità.
Sono ridotto proprio male...
Lo so che chiunque penserebbe che sono esagerato, morboso, ossessivo e quasi
maniacale in questi miei pensieri e forse lo sono ma... per me è normale
così e poi, credo che tutti lo sarebbero trovando l'altra metà
di se stessi in qualcun altro, no?
Beh se non è così mi dispiace veramente per loro perché
si perdono il dolce calore che la consapevolezza di aver trovato qualcuno di
assolutamente ideale per se stessi, dona.
Può sembrare strano ma è così per me.
Il pensiero di Ran mi regala costantemente forza, sicurezza e pace interiore...
vero che a volte non posso fare a meno di stare in ansia per lui o sentirne,
come ora la mancanza in un modo quasi paralizzante, ma al di là di tutto
c'è la certezza che la nostra vita, fin quando ci sarà data, la
trascorreremo insieme, perché tante sono le prove a cui siamo stati sottoposti,
tanti i momenti di tensione che abbiamo avuto e che avremo ancora ma... l'amore,
la fiducia e la stima reciproca che nutriamo a vicenda non potranno mai portarceli
via e questi bastano a superare tutto o quasi.
Il suono di un'autoambulanza in lontananza mi distoglie dai miei pensieri e
mi porta a focalizzare nuovamente la mia attenzione su quel dannatissimo telefono
che stasera sembra avere l'intenzione di rimanere muto...
Chiudo gli occhi, facendo una smorfia, quando un trillo familiare me li fa riaprire
immediatamente.
Scatto in piedi e, dopo aver rischiato di ammazzarmi per lo meno tre volte,
in trenta secondi netti, riprendendomi sempre miracolosamente dalle sicure cadute
dovute alla mia fretta... e al mio notevole disordine, afferro il ricevitore
e con voce affannosa biascico un "Ran sei tu?"
Avverto un perplesso silenzio per un istante e sorrido tra me, rilassandomi
inconsciamente.
Non chiedetemi come faccia a saperlo con così tanta sicurezza, visto
che l'interlocutore non ha neanche respirato, ma so con assoluta certezza che
è lui.
Forse siamo legati a livello spirituale e mentale chi lo sa? O più probabilmente
siamo talmente innamorati l'uno dell'altro e dipendiamo e traiamo forza, allo
stesso tempo, dall'altro che abbiamo sviluppato una sorta di unione empatica...
ok non mi interessa la spiegazione razionale, o pseudo tale, mi basta essere
consapevole del fatto che so sempre con estrema precisione quando si tratta
di lui e se sta bene... e lo stesso vale per lui. Basta vedere come 'avvertiva'
quando mi trovavo in pericolo.
Ma ora ho altro a cui pensare.
"Perché diamine non mi hai chiamato oggi!!! Si può sapere
dove sei sparito è???" bofonchio con aria truce... certo la mia
interpretazione di uomo offeso mortalmente non si può cogliere totalmente
solo dalla voce, ma Ran ormai dovrebbe conoscerla a memoria quindi, riconoscendo
il tono, dovrebbe associare automaticamente l'espressione ad essa connaturata.
"Ciao Enjoji..." mi risponde totalmente tranquillo e padrone di se
come sempre... o quasi.
"Ciao Enjoji... ciao Enjoji... tutto qua??? Ma dico!!! Quasi ventiquattro
ore senza farti vivo e tutto quello che sai dirmi è semplicemente un
ciao Enjoji???" questa volta mi sto arrabbiando sul serio!!! A me manca
da morire e lui è tutto calmo e pacifico come se non avvertisse minimamente
la mia lontananza...
"Si qui tutto bene e tu?" continua come se nulla fosse facendomi comprendere
al volo che nelle sue vicinanze c'è il signor Samejima.
Sigh! Per una volta che si fa sentire non possiamo neanche parlare liberamente...
va beh lui non potrà farlo ma io si, pazienza, mi accontenterò
di sentirlo.
"Mi manchi..." sussurro con voce bassa stringendo tra le dita il filo
arrotolato del telefono.
"... Anche qua è freddo... tanto..." risponde dopo un attimo
di silenzio.
Il cuore mi si scalda a queste parole... anche lui sente la mia mancanza...
e me lo fa capire in modo dolce ma non comprensibile agli altri... quanto è
adorabile il mio Ran!!! Quando lo vedo lo strapazzo di coccole... e non solo!!!
Due giorni di astinenza sono tanti!!! Figurarsi sette!!! Sigh...
Distratto dalle mie visioni mentali di lui e me avvinghiati sul letto in un
rapporto focoso e appassionato, mi trovo per un attimo a perdere il filo della
conversazione, se tale può essere definita quella che si sta svolgendo
tra me e lui.
"Allora vieni, si o no?"
Sgrano gli occhi fissando stranito, per un attimo la cornetta, poi gli chiedo
perplesso di ripetere perché probabilmente non ho capito bene e lui spazientito,
sebbene vagamente divertito, mi esorta a non fare lo scemo come al solito, ribadendomi:
"Se vuoi venire, ti aspetto, sei il benvenuto da Yuki... Questo fine settimana
il nonno ha deciso di organizzare una riunione familiare al gran completo, ci
saranno tutti i miei parenti, credo..."
Il mio cervello sta andando in tilt, bloccandomi la lingua, per le implicazioni,
tacite ma palesi, che l'affermazione e l'invito di Ranmaru, contengono in se.
Sembra che non dovrò stare più senza Ran nemmeno per la sua famiglia...
o almeno fin quando qualcos'altro ci terrà lontani per qualche motivo...
ma non ho decisamente voglia di pensarci, non ora!
Sorrido come uno scemo, me lo dico da solo, riflettendomi nello specchio appeso
sopra il mobiletto dove si trova il telefono, poi rispondo, avvertendo l'impazienza
del mio koi: "Arrivo... controllo i voli e appena possibile sono da te..."
FINE