- terza parte -

Diclaimers: i personaggi presenti all'interno della fanfic non appartengono a me ma a T.Inoue
Note: Ehm tre quarti del capitolo era pronto da prima di Pasqua come qualcuno ben sa... ^^;; ma l'ultimo pezzo non voleva proprio uscire... se qualcuno si ricorda ancora di questa fic e soprattutto gli interessava... beh spero perdoni il ritardo ^^
Dediche: A Ise con tanti tanti auguri di buon compleanno (spero apprezzerai questo capitolo visto che me lo avevi chiesto -> ç*ç grazie!) e ovviamente alla mia dolce metà, a cui non posso non dedicare tutto ciò che scrivo! Grazie tesoro ^*^ soprattutto per sorbirti tutto in anticipo ^^; e per tutto il resto ^_-

Weird expedition














Il vociare concitato, che si era creato nella stanza dopo l’annuncio dell’identità del visitatore inatteso e dopo l’uscita del ciambellano, si placò improvvisamente quando apparve sulla soglia il marchese.
Lunghi capelli rossi lasciati sciolti, quasi a sbeffeggiare la moda che imponeva parrucche o composte code fermate da pregiati nastri di velluto, ad incorniciare il viso su cui faceva bella mostra un sorriso sardonico e in cui i felini occhi dorati ardevano con aria di sfida.
Una camicia immacolata contrastante con la carnagione ambrata, un gilet di velluto nero, lasciato negligentemente slacciato per mostrare come la candida camicia di batista sottolineasse il fisico asciutto e prestante, accarezzando quasi ogni singolo muscolo, e pantaloni anche essi di velluto nero, infilati in alti stivali da cavallerizzo, che sembravano evidenziare le lunghe gambe tornite... questo era tutto ciò che si era dato la pena di indossare per presentarsi in mezzo a loro...
Dopo un primo attimo in cui si scrutò attentamente attorno, avanzò rapidamente nella stanza con una camminata sicura e leggermente spavalda, ignorando tutti gli sguardi che osservavano, morbosamente, ogni sua mossa.
Si posizionò, con espressione non curante davanti al reggente, incrociando le braccia sul torace muscoloso e facendo un lievissimo cenno con la testa, restando poi in attesa di una sua parola.
“Marchese di Redhead... ” esordì il reggente con un sorriso.
“Ma come osate presentarvi qui? Con quale diritto avete l’ardire di cercare un’udienza con il reggente?”
Le parole dure di lord Taoka furono subito seguite da diversi cenni di assenso...
Hanamichi posò uno sguardo furioso sul tronfio ministro ma si trattenne dal replicare.
Ormai era abituato a ciò che il ‘bel mondo’ diceva su di lui.
Accuse e pettegolezzi di quel genere lo seguivano da tempo... sin da quando sul suo capo si era trovata a gravare l’accusa di parricidio...

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Flashback

Stava tornando a casa dopo una fugace visita notturna al suo club.
Doveva ammettere che erano profondamente snob i club per gentiluomini altolocati di cui brulicava ultimamente la capitale.
Locali eleganti, raffinati, a cui non si poteva accedere se non si faceva parte della crème della società e in cui passare le serate discutendo animatamente sull’ultima battuta di caccia, sulla prossima corsa dei loro cavalli purosangue, su quali erano i migliori requisiti per un buono stallone e quelli per una buona moglie... non che in realtà differissero particolarmente... entrambi dovevano essere dotati di un lignaggio impeccabile, di bell’aspetto e di un’indole pacata e tranquilla...
Ritrovi abituali per trascorrere le ore che separavano la notte dal giorno, dopo una serata passata frequentando qualche ricevimento mondano
La brillante bella vie... già era proprio una bella vita, divertente, affascinante, ma che alla lunga poteva stancare.
Sempre le solite soirée, in cui si trascorreva il tempo cercando di avvicinare ed essere presi in considerazione da qualche fanciulla, per poter così essere iscritti nel suo carnet e poterci danzare un valzer, un minuetto.
Giusto il tempo di un ballo e di un rapido scambio di parole, guardati a vista dalla rapace e compiaciuta madre in cerca di appetibili partiti e valenti lignaggi da accaparrare per la propria progenie.
E lui faceva parte del tutto.
Ovvio non poteva essere altrimenti essendo il figlio unico genito del Marchese di Redhead, alto dignitario del regno e intimo amico del Reggente.
Tuttavia sembrava non avere mai successo con le ragazze, diceva sempre le parole sbagliate o finiva sempre per commettere qualche goffaggine che lo portavano ad essere guardato con occhiatine di velato rimprovero e ‘delicate smorfie del nasino aristocratico e della boccuccia imbronciata della fanciulla di turno’.
E lui che si illudeva ogni volta di aver trovato una persona diversa, adatta per lui, quella a cui donare il suo cuore...
Le sue delusioni amorose venivano però presto superate da ciò che lo esaltava di più in assoluto: le gare e i confronti con gli altri aristocratici.
Era lui il numero uno in tutto, checché ne dicesse quel presuntuoso del Marchese di Rookie con cui era in competizione da sempre, essendoci cresciuto insieme.
Lui era il più abile cavallerizzo, lui era il più preciso tiratore con le pistole, lui era il più forte boxeur e... lui era il più letale tiratore di scherma che ci fosse... era indiscusso...!!!
Si concesse una breve risata compiaciuta prima che la sua autocelebrazione lasciasse il posto alla constatazione di essere giunto davanti al suo palazzo.
Fece arrestare la carrozza davanti alle scuderie in modo da non creare troppo rumore
La strada che divideva l’entrata, dalle scuderie non era eccessiva e visto che suo padre sicuramente stava già dormendo a quell’ora (nonostante fosse il rappresentante di una delle più importanti casate nobiliari inglesi non amava affatto, al contrario dei suo pari, la vita mondana), preferiva farsi due passi a piedi in modo da non svegliarlo e non doversi sorbire l’ennesima predica sulla superficialità della sua condotta.
Si stiracchiò fischiettando tra se, godendosi la bella nottata serena.
Stranamente quella sera il cielo era limpido e tutte le stelle brillavano intensamente rendendo la notte più chiara del solito.
Aprì silenziosamente il portone, pregustandosi il soffice e comodo materasso di piume nuove che avevano consegnato proprio il giorno precedente e che lo attendeva sul suo grande letto a baldacchino, quando il suo sguardo venne attratto dal riflesso di un raggio lunare su un oggetto di metallo nell’ingresso.
Si chinò, raccogliendo la strana tabacchiera di ottone malamente lucidata, aggrottando perplesso la fronte visto che nella sua casa nessuno aveva il vizio del tabacco.
Probabilmente era caduta a qualche ospite venuto quella sera.
La mise in tasca, premunendosi di accertarsene il giorno seguente, quando, alzando la testa, sbiancò paurosamente.
Artigliò di colpo il velluto nero che ricopriva il pregiato pavimento dell’ingresso prima di reagire gridando e correndo in direzione della lunga ed elegante scalinata in marmo bianco... sporcata e venata dal rosso vermiglio del sangue di suo padre, riverso su di esse con un coltello che sporgeva dalla candida gola.
Senza accorgersi delle calde lacrime che avevano preso a sgorgare dai suoi occhi, rigando e bagnando inesorabilmente le sue guance, si accasciò al fianco del genitore prendendo in grembo la sua testa, incurante del rosso scarlatto che aveva preso a imbrattargli le mani e i vestiti.
“P-padre!! Ri-rispondetemi vi supplico!”
Il suo singhiozzo disperato rimase senza appello e vano fu il suo estremo tentativo di estrarre la lama visto che il cuore del Marchese aveva ormai cessato ogni sua funzione vitale.
Le sue grida ottennero però l’effetto di svegliare e di fare accorrere la servitù che, trovandosi davanti quel macabro spettacolo, dopo un primo attimo di sbigottimento, si dileguò silenziosa, ad eccezione del giardiniere e di sua moglie, la sua governante, che gli si avvicinarono preoccupati.
La donna piangeva silenziosamente tentando di frenare le lacrime con un lembo della vestaglia, malamente allacciata a causa della fretta, mentre l’uomo, dopo un momento di incertezza, gli si affiancò mettendogli una mano sulla spalla in un inadeguato, ma sincero, gesto di conforto.
Fu quel tocco a scuoterlo e a renderlo veramente consapevole di ciò che la sua mente si stava rifiutando di accettare.
Si alzò in piedi barcollando, senza lasciare la presa sul corpo del padre che afferrò più saldamente e portò al piano superiore, deponendolo infine sul letto della sua stanza; dopo di che si accasciò senza più forze sulla sedia del piccolo scrittoio in legno di quercia, che era stato del suo bisnonno, e lì rimase per tutto il resto della notte, vegliando con occhi fissi e vuoti il corpo del genitore.
Alle prime luci dell’alba la governante e il marito si affacciarono timidamente sulla soglia chiedendo cosa potessero fare per lui.
Li guardò quasi senza vederli realmente e con voce roca ma sicura gli chiese di chiamare il magistrato e il parroco.
Da quel giorno era stato un susseguirsi frenetico di eventi impensabili.
Il tempo sembrava aver preso a scorrere diversamente e velocemente.
Le indagini, avviate in seguito a quella morte che aveva suscitato lo sdegno risentito di tutta l’alta società, non erano approdato a nessuna conclusione e i mormorii sempre più insistenti su un suo possibile coinvolgimento, in prima persona, nel delitto avevano diviso la pubblica opinione.
Ma le voci maligne avevano preso sempre più credito acquistando larghi e ampi consensi.
Il suo carattere infiammabile e la sua indole attaccabrighe, che prima lo avevano fatto essere degno di ammirazione e silenziosa invidia da parte degli altri aristocratici, lo avevano ora fatto additare come il candidato più probabile dell’assassinio.
Con sua somma incredulità e smarrito orrore, si era ritrovato nel giro di pochissimi giorni ad essere sospettato e allontanato da tutti.
La mancanza di prove e l’aperto intervento del Reggente, l’unica persona che si era mai schierata apertamente dalla sua parte, ad eccezione del Marchese di Rookie, aveva rimediato però a questo stato di cose permettendogli di mantenere la libertà e il rispetto e la garanzia di tutti i diritti che gli si confacevano, vista la sua nascita.
Però aveva vissuto questa situazione solo a metà visto che tutto il suo essere si era concentrato sulla ricerca degli uccisori del padre.
Il giorno successivo a quello dell’omicidio, infatti, un pauroso stalliere gli aveva riferito di aver visto tre persone allontanarsi furtivamente dalla casa e gliene aveva fornito una descrizione sommaria.
Quando titubante le aveva riferite al magistrato, questi era scoppiato a ridere per la sua ingenuità, dicendo di non poter dare ascolto ad un povero ignorante che non sapeva far altro che dare da mangiare e da bere a degli animali.
Il suo sconcerto riguardante l’ottusità e la boria dell’uomo di legge era stato totale ma, per una volta, era riuscito a frenare la sua proverbiale impulsività e se ne era andato senza dire niente per poi esplodere una volta giunto a casa.
Yohei, il suo migliore amico, figlio della governante e del giardiniere, con cui era cresciuto insieme e tornato appositamente da un viaggio, non appena era venuto a conoscenza dell’accaduto, gli aveva proposto l’idea di provare a cercare i colpevoli per conto loro.
Avevano così iniziato a frequentare in sordina i cosiddetti ‘bassi fondi’ della città, visto che due delle cose rimaste maggiormente impresse nella memoria dello stalliere erano state la parlata strascicata e rozza, tipica della gentaglia che bazzicava i docks, e i vestiti dozzinali da loro indossati.
E mettendoci piede, inizialmente con disgusto, aveva aperto gli occhi.
Si era reso conto che esisteva un altro mondo oltre al suo.
Un mondo fatto di persone vere genuine che si guadagnavano da vivere ogni giorno con le proprie forze, senza ricevere nessun privilegio e nessuna concessione, lottando quotidianamente con i soprusi del bel mondo.
Facendo parte dell’aristocrazia ne aveva date per scontate troppe cose.
Solamente per esserci nato aveva creduto veramente di avere più diritti degli altri... e perché poi? Solo per un nome blasonato... era questa l’unica cosa che faceva la differenza tra loro...
Aveva iniziato a riflettere durante la sua missione di ricerca e aveva iniziato a farsi rispettare e conoscere per se stesso, non per il suo nome che aveva opportunamente occultato per le indagini.
E dopo tre mesi, in cui non si era mai dato per vinto anche grazie al costante appoggio di Yohei, ci era riuscito.
Aveva rintracciato gli assassini di suo padre, anche se non aveva ancora scoperto il mandante, visto che quei tre si erano rivelati essere tre tagliagole prezzolati e abituati a non chiedere l’identità di chi li assoldava.
Li aveva consegnati alle autorità, riuscendo a contenere l’impulso che gli gridava di vendicarsi e di ucciderli con le sue stesse mani.
Doveva ringraziare ancora una volta Yohei per questo.
Era stato la voce della sua coscienza... perché stava veramente per massacrarli quando li aveva trovati.
La furia cieca che lo aveva invaso e si era impossessata delle sue facoltà mentali, lo aveva portato a picchiarli senza ritegno; Yohei aveva osservato la scena in disparte lasciando che si sfogasse su di loro ma quando era giunto ad estrarre un pugnale d’argento, finemente lavorato, era intervenuto impedendogli a gesti e parole di togliergli la vita, perché si sarebbe ridotto al loro stesso livello.
A mente lucida si era scusato per l’occhio nero e il labbro spaccato che aveva causato all’amico e lo aveva ringraziato per avergli impedito di commettere quello che sarebbe stato il più grande errore della sua vita, perché nonostante tutto forse non si sarebbe mai perdonato per aver tolto la vita ad un altro essere umano...
Dopo quella parentesi in cui il suo animo era cambiato, aveva compreso di non voler abbandonare la nuova realtà con cui era venuto a contatto e così aveva continuato a farne parte, allontanandosi sempre di più dal mondo in cui si era destreggiato sin dalla nascita, con somma felicità e sollievo di tutta l’alta società, che aveva preso a disprezzarlo sempre di più per la sua condotta ‘così poco consona al suo status sociale e per le sue amicizie così... fuori casta... ’
Si era creato una nuova cerchia di amici, amici veri, non come quelli che aveva avuto fino a quel momento e che gli avevano voltato le spalle alla prima voce maligna e infondata che era circolata sul suo conto.
Ed era cresciuto.
Aveva compreso per la prima volta le cose importanti della vita.
Aveva capito l’impegno di suo padre nel far si che anche la ‘gente umile’ avesse i loro stessi diritti... e che iniziava a pensare fosse la causa della sua morte.
Ed era diventato il ‘capo’ di una piccola banda che stuzzicava i prepotenti rampolli del bel mondo che tentavano di sfruttare, per i propri comodi, la gente comune.
Se non poteva cambiare la stolidità dell’aristocrazia avrebbe almeno vigilato che questa non si approfittasse di chi non ne faceva parte...
E così era stato e continuava ad essere...

Fine flashback

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Fu riportato al presente dalle parole del reggente che stava zittendo bruscamente il ministro.
Non erano passati che pochi attimi, ma lui aveva rivissuto in un balenio di immagini un passato lungo ben cinque anni.
“E ora... diteci a cosa dobbiamo la vostra presenza qui?” chiese il Reggente, al quale non sfuggivano di certo le intenzioni di quello che era il figlio del suo migliore amico, ma che non intendeva negargli la possibilità di farsi rispettare da coloro che ancora lo schernivano ingiustamente.
Hanamichi, leggendo un sorriso di approvazione nelle iridi castane di Lord Anzai, rispose con voce chiara e decisa “Sono venuto a conoscenza della sparizione del Marchese di Rookie... vorrei averne conferma e sapere come siete intenzionati ad agire...”
“Non vedo come ciò possa minimamente riguardarvi, inoltre sono informazioni riservate che non possono certo essere rivelate al primo venuto... ” esclamò tranquillamente Sendo con un sorrisino stampato in volto.
“E voi chi siete?” rispose Hanamichi inarcando un sopracciglio e squadrandolo perplesso.
Il sorriso sulle labbra di Sendo si attenuò lievemente mentre Lord Koshino rispondeva per lui “Ma come fate a non sapere chi sia il visconte di Smile?!?”
Hanamichi solo in quel momento lasciò vagare lo sguardo su tutti i presenti, rendendosi conto di conoscerne solamente alcuni... d’altronde era inevitabile, essendosi allontanato così tanto dal bel mondo e non frequentandolo mai.
Tra le varie persone riconobbe però il ministro Akagi che, incontrando i suoi occhi, prese parola: “Anche se non so come possiate essere giunto a conoscenza di questa vicenda vi dirò che corrisponde a verità... il Marchese di Rookie è scomparso nei dintorni di Buchara durante una missione affidatagli dal governo inglese, riguardante i rapporti esteri tra l’Inghilterra e questo canato... ma non siate in apprensione stiamo già provvedendo in merito, e al più presto una fidata e competente compagnia partirà alla ricerca di sue notizie... ”
"Partirò anche io" il tono con cui si espresse non lasciava adito a dubbi sulla serietà delle sue intenzioni, ma il sorrisino di scherno che comparve sul volto della maggior parte dei presenti, cominciò a fargli perdere la calma che stava tentando di mantenere con tutto se stesso.
"Voi? Voi avreste la presunzione di partire con dei militari scelti? Voi che non siete altro che un delinquente?" la voce di Lord Taoka si elevò presuntuosa e vagamente derisoria al suo indirizzo e Hanamichi chiuse per un istante gli occhi, tenendo ancora a freno la rabbia crescente che gli stava scorrendo dentro, salendo come un'onda travolgente.
Lord Akagi, avvertendo la tensione palpabile, intervenne nuovamente "Comprendo la vostra preoccupazione per la sorte di lord Kyota ma vi assicuro che lord Rukawa, lord Sendo e tutti gli altri membri della spedizione sono più che qualificati per questa missione"

Alla menzione del proprio nome, Kaede, che era rimasto immobile ed in silenzio a scrutare tutta la scena senza intervenire, fece un minimo cenno di assenso, continuando ad osservare il nuovo arrivato.
Aveva vaghe reminiscenze su di lui, gli sembrava che ci fosse uno scandalo legato al suo nome, ma a quei tempi era stato troppo preso dai suoi studi a Cambridge prima e alla sua carriera nell'esercito poi, per prestare attenzione a tutti i quotidiani pettegolezzi che il bel mondo forniva con la celerità di un fiume in piena.

Hanamichi ignorò volutamente i due lord citati, asserendo impetuosamente “Io non avrò fatto parte dell’esercito ma questi bei damerini non saprebbero come muoversi per trovare informazioni nei bassi fondi di Londra… figuriamoci a Buchara… dove quello che conta realmente è l’istinto, la prontezza, la capacità di pensare rapidamente e di agire ancora prima che gli altri se ne rendano conto… vorrei proprio vederli a mercanteggiare per ottenere qualcosa e portare al contempo a casa la pelle!”
Le sue parole scatenarono aspre reazioni e veementi discussioni che si protrassero a lungo e provocarono anche l’irrigidimento e il lampo di sfida che attraversò lo sguardo di lord Sendo e lord Rukawa.
Hanamichi, stanco ed esasperato dalle inconclusive battaglie dialettiche, volte solo ad esacerbare ulteriormente gli animi dei ministri e dei lord lì riuniti, e dalla miriade di insulti ed offese che stava ricevendo, avanzò ulteriormente verso il reggente, prendendo parola per l’ennesima volta “Lord Anzai vi chiedo formalmente la possibilità di unirmi a questa spedizione, lo farò comunque anche senza il vostro permesso.”
Il fuoco intenso e bruciante che ardeva nelle profondità dei suoi occhi nocciola colpirono, come sempre favorevolmente il reggente, che con un sorriso bonario impose la sua autorità, chiedendo silenzio da parte degli astanti.
“Marchese Readhead” cominciò, sottolineando volutamente il suo titolo nobiliare “Le nomine sono state scelte e valutate tra molti candidati e coloro che sono stati decretati sono i migliori, mi dispiace ma non posso farvi rientrare nella rosa dei partecipanti”
Un largo mormorio di assenso seguì le parole del reggente che fissò il serrarsi della mascella del ragazzo in piedi di fronte a lui.
Ammirandone il coraggio e l’arditezza che guidavano tutti i suoi gesti, proseguì richiedendo di nuovo l’attenzione di tutti, in modo da catalizzarla su di se e sulle sue successive decisioni “Tuttavia… se intendete partire non posso impedirvelo, se il vostro proposito è realmente quello di ottenere dettagli sulla scomparsa di lord Kyota, non vi fermerò… farete parte di una spedizione non ufficiale di cui vi affido totalmente la guida e la gestione. Ogni contatto con il governo sarà ovviamente negato, perciò state attento a non commettere sciocchezze o a non mettervi imprudentemente nei guai, perché noi non interverremmo in vostro aiuto in nessun caso”
Un caldo e vittorioso sorriso si formò sulle labbra di Hanamichi che, incontrando le iridi castane di Lord Anzai, che splendevano benevole nei suoi confronti, fece un piccolo inchino di ringraziamento con la testa, per poi andarsene senza salutare nessuno e senza attendere che gli altri uscissero dallo stato catatonico, di assoluto sbigottimento in cui erano caduti.
Si incamminò a passo deciso, ignorando il senso di astio e competizione che aveva provocato, inconsapevolmente, nell’animo agonistico di Kaede e Akira e si diresse verso l’uscita con una calda sensazione di benessere ed eccitazione nell’animo.
Arrivato al cancello puntò i suoi occhi su uno dei suoi amici più fedeli che, non appena lo vide, sorrise maliziosamente, staccandosi dal muro a cui era appoggiato e sfiorandosi con un dito sottile la cicatrice sul mento. (Maritooooooooooooo *_____* ndSaku)
“Quando si parte?” la sua domanda compiaciuta fece apparire un sorriso divertito negli altri compagni che lo affiancavano.
“Presto…”

Fine terzo capitolo