
- seconda parte -
Diclaimers: i personaggi presenti all'interno della fanfic non appartengono a me ma a T.Inoue
Dediche: Questa fic è dedicata al mio amore a cui è piaciuta l’idea ^*^ Grazie mille tesoro!
Nota: E' sicuramente una delle storie più strane che
la mia mente malata abbia elaborato ^^;; quindi siete avvertiti sin dall'inizio.
Un'altra cosa, se sentiste l'impulso di spararmi per i titoli nobiliari che
ho assegnato ai protagonist, beh vi capirei ^^;;;
Weird expedition
L’insegna cadente, dalle scritte ormai sbiadite e scrostate, recitava ‘Kanagawa’s room’
Vista dall’esterno non appariva diversa da tutte le taverne malfamate che affollavano i docks londinesi.
E anche l’interno non lasciava presagire nulla di differente.
Il fumo, il rumore, il caldo umido, l’insieme di odori poco piacevoli dati dai troppi corpi assiepati in quell’ambiente chiuso e angusto, e dai pungenti aromi di liquori probabilmente stantii, riempivano lo squallido locale, miseramente arredato.
Era semplicemente un’altro di quei tanti luoghi anonimi in cui si cercava una fittizia e temporanea dimenticanza dai propri affanni e dalle proprie pene
Ma non aveva importanza… anzi era proprio quello ciò che voleva… un oblio momentaneo e qualcosa di forte da bere.
Socchiudendo un momento gli occhi per abituarsi alla scarsa illuminazione, Uekusa si fece largo tra i tavoli affollati per raggiungere l’usurato e scheggiato bancone in legno.
Si accomodò stancamente su un alto sgabello, chiedendo a gran voce un whisky.
Il padrone della taverna strinse leggermente le labbra, posando lo strofinaccio con il quale stava dando una sommaria pulita ad alcuni bicchieri e, senza proferire parola, si voltò afferrando una bottiglia di whisky.
Da sempre nutriva una profonda avversione per Uekusa ma era un cliente come un altro, anzi uno degli avventori maggiormente forniti di denaro che si ritrovavano a frequentare il suo locale, quindi evitava di mostrare troppo palesemente il suo disprezzo.
Sempre in silenzio, Yasuda, gli versò il suo whisky poi i suoi piccoli occhi, dall’insolita forma allungata, si soffermarono sul viso del cliente allargandosi per lo stupore.
Uekusa, accorgendosi della reazione dell’altro, si sfiorò con fare indifferente il vistoso livido sulla sua guancia sinistra, sibilando a denti stretti “Tsk! La nobiltà….vedi come sono ‘nobili’ gli aristocratici?”
Yasuda trattenne un sorrisino divertito e domandò “Cosa è successo?”
“Il mio ‘caro padrone’ ha avuto uno scatto di nervi… e se l’è presa con me che non c’entravo niente… pazzo isterico!” rispose con una smorfia, bevendo un sorso del suo whisky.
Poi sorrise biecamente “Ma sarei disposto a farmi fare anche altri tre lividi pur di avere la soddisfazione di vederlo così fuori dai gangheri… Ehehehe questa volta gli è andata proprio male… Eh si!!! Il vecchiaccio ha visto sfumati tutti i suoi progetti dato che quel buon tempone del reggente ha la vista lunga… ”
Le sue parole, nonostante la confusione che regnava, risuonarono chiare in tutto il locale.
Ad un tavolo seminascosto nel fondo della sala una testa si alzò di scatto.
Uekusa si scolò tutto ciò che rimaneva nel suo bicchiere d’un solo fiato, poi lo indicò a Yasuda con il gesto implicito di riempirlo di nuovo.
“E’ un incapace, non ha saputo cogliere al volo l’opportunità che gli si è presentata… voglio dire non capita tutti i giorni che il marchese di Rookie sparisca nel deserto, gli bastava solo forzare un po’ la mano e avrebbe ottenuto ciò che bramava, la guerra contro l’emiro di Buchara…
muahahahaha non che a me importi niente di queste sciocche faccende da nobili ma la sua incapacità è stata dimostrata ancora una vol… ”
Non riuscì a terminare la frase perché due mani lo voltarono e lo sollevarono di peso, portandolo alla stessa altezza di due furenti occhi nocciola.
“Che cosa stavi blaterando sul reggente e sul marchese di Rookie?”
La voce che aveva posto la domanda assomigliava ad un ringhio basso e minaccioso.
Yasuda, vedendo chi aveva parlato, spalancò gli occhi e impallidì, allontanandosi velocemente dal bancone e dirigendosi in mezzo agli avventori, in modo da non ritrovarsi troppo vicino quando si sarebbe scatenata la sua furia…
Uekusa boccheggiò per un attimo, senza respiro, per la sorpresa.
Si appoggiò alle braccia che lo stavano tenendo leggermente sospeso in aria, per forzarle a farlo scendere, ma i suoi tentativi non ebbero alcun effetto.
Spostò lievemente indietro la testa per mettere più chiaramente a fuoco il volto del suo aggressore… e desiderò di non averlo mai fatto.
Per un attimo credette scioccamente di avere dinanzi a sé il diavolo… perché nella sua vita non aveva mai visto una rabbia così totale e devastante espressa sul viso di qualcuno… quegli occhi sembravano ardere e tutto il volto sembrava circondato da lingue di fuoco vivo…
Quando la suggestione lo abbandonò e ritrovò un minimo di lucidità, si rese conto che ‘le fiamme’ altro non erano se non lunghi e scompigliati capelli rossi.
Ma questo non lo consolò, sembrava ancora un essere infernale con quell’espressione profondamente irata e corrucciata e quella forza impressionante, per non parlare dell’altezza fuori dal comune….
Uekusa deglutì sentendo la presa stringersi sempre di più e, con la voce ridotta ad un tremulo squittio, balbettò “V… v… vi di… dirò… quel… lo che so ma…. lasciatemi an… dare….”
Gli occhi nocciola dai ferini bagliori dorati lo trapassarono per un momento, poi Uekusa sentì i propri piedi toccare nuovamente il suolo, mentalmente trasse un sospiro di sollievo anche se il terrore che lo aveva assalito era rimasto immutato.
“Parla” la secca e lapidaria intimazione lo fece sobbalzare e lo spinse a riportare piuttosto incoerentemente tutto ciò che sapeva.
“Il… mio padro… padrone… sapete lui è il famoso ministro Lord Taoka, sono al servizio di una famiglia importante io… lui oggi era andato ad una riunione con quel gruppo di vecchi bacchettoni… ehm con gli altri ministri e ecco… hanno parlato della scomparsa del marchese di Rookie… sono quasi sei mesi che non se ne hanno notizie…. da quando è partito per tentare una soluzione pacifica con l’emiro… che idiozia… era meglio fare terra pulita… e… ecco lord Taoka voleva iniziare la guerra… ma il reggente si è opposto e ha deciso di inviare un gruppo di sciocchi aristocratici per sapere che fine abbia fatto… come se non fosse logico che a quest’ora sia morto e sepolto… bah peggio per quei nobili… ecco tutto…”
Concluso il suo discorso indietreggiò fino a sbattere contro il bancone, ad ogni sua parola la rabbia dell’altro sembrava ampliarsi e intensificarsi…
Per un attimo temette seriamente che lo facesse fuori visto che era palesemente sul punto di esplodere, ma non successe visto che l’individuo di fronte a lui si girò e con lunghe falcate si diresse verso la porta della taverna, dopo aver lanciato una moneta d’oro sul bancone e aver fatto un cenno verso qualcuno che era nel fondo della sala.
Uekusa si accasciò tremante, inspirando violentemente, poi si guardò intorno.
Sembrava che nessuno avesse fatto caso a quello che era successo, d’altronde la maggior parte della plebaglia lì riunita era troppo ubriaca per connettere lucidamente e comunque nessuno avrebbe avuto il coraggio di fronteggiare quel gigante per una persona qualunque.
Yasuda, che aveva osservato la scena, ritornò silenziosamente dietro al bancone evitando di incrociare lo sguardo di Uekusa e intascando il denaro lasciatogli.
Poi riprese tranquillamente a strofinare i bicchieri come se nulla fosse accaduto.
Contemporaneamente dal tavolo poco illuminato, in cui precedentemente era stato seduto quello strano tipo, si alzarono due figure, che si avviarono all’uscita lasciando intendere con i gesti che avrebbero pagato coloro che erano rimasti ancora al tavolo.
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La carrozza procedeva a passo sostenuto.
Il rumore ritmico e cadenzato degli zoccoli dei cavalli sul selciato e la fitta oscurità della notte senza luna, lo avrebbero sicuramente fatto scivolare nel mondo dei sogni se non fosse stato per la sottile eccitazione che lo pervadeva.
Kaede si sistemò più comodamente contro il sedile mentre un impercettibile sorriso si disegnava sulle sue labbra rosate al pensiero della serata appena trascorsa.
E pensare che inizialmente l’aveva ritenuta l’ennesima, noiosa, riunione mondana… mentre aveva riservato novità davvero molto interessanti…
I suoi occhi si animarono perdendo l’espressione gelidamente impassibile che li caratterizzavano e brillarono di anticipazione al ricordo delle parole dei due ministri.
Il reggente Anzai in valutazione degli strani eventi con l’emiro di Buchara e la sparizione di lord Kyota aveva deciso, concorde con gli altri ministri, di affidare a lui la guida di una spedizione in Asia… a LUI!!!
Poco importava che fosse presente anche Sendo visto che a dirigere il tutto sarebbe stato lui…
Fino a qualche ora prima era stato quasi atterrito dalla constatazione del fatto che la noia e l’apatia avevano ormai inesorabilmente preso possesso della sua esistenza, mentre ora… si profilava all’orizzonte un’avventura degna di quel nome a cui era impossibilitato a sottrarsi visto che gli era stata assegnata dal reggente in persona, perfino sua madre non avrebbe avuto nulla da ridire vista la prospettiva di fama che poteva derivarne.
Non che a lui interessasse questo ma tutto ciò che poteva fargli movimentare la vita era il benvenuto!
E poi era un incarico difficile e un’impresa veramente ardua da portare a termine, avrebbe comportato notevoli rischi… e ciò lo inebriava, non era fatto per le cose di facile risoluzione, non lo scuotevano abbastanza, non lo rendevano… vivo… mentre ora il pericolo, la sfida, l’orgoglio di riuscire a condurre la spedizione ad un buon esito, lo avvolgevano come le spire seducenti e tentatrici di un serpente incantatore.
Sentiva sin da ora che il vuoto irrequieto che lo aveva caratterizzato da un po’ di tempo a questa parte lo stava abbandonando, per riempirsi di adrenalina e voglia di dimostrare ancora una volta di essere il numero uno.
Finalmente avrebbe dato l’addio a quei futili e tediosi eventi di società, alla massa piatta e vuota di ragazzine petulanti e starnazzanti e all’ipocrita e insulso bon ton che regnava…
Kaede si accarezzò pensieroso la coda che gli era scivolata su una spalla a causa di uno scossone della carrozza che doveva aver preso una buca.
Sentendo la massa scura e liscia scorrergli tra le dita ampliò lievemente il sorriso mentre un lampo di determinazione sfrecciò nei suoi occhi illuminandoli.
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La semplice menzione del Reggente era stata in grado di turbarlo.
Il racconto che era seguito lo aveva catapultato poi in un vortice di nera rabbia e profonda incredulità.
Ma dentro di se sentiva che ciò corrispondeva soltanto a nuda verità… e il suo istinto, che gli altri definivano quasi animale, non lo aveva mai tradito.
I suoi passi aumentarono inconsciamente quasi per scaricare fisicamente la tensione che lo avvolgeva, a livello emozionale, come una fitta nebbia rossa.
Le case fatiscenti, la via scarsamente illuminata e le figure che si attardavano negli angoli bui delle strade non attirarono nemmeno un suo sguardo di sfuggita.
Conosceva alla perfezione quei luoghi quindi, nonostante la sua mente fosse persa altrove, il suo corpo reagiva automaticamente portandolo in direzione della stalla pubblica dove aveva lasciato il suo cavallo.
Una figura coperta di stracci, probabilmente un vagabondo ubriaco, gli si fece incontro appoggiandoglisi addosso in cerca di un sostegno.
“A… avete qualche spicciolo da donarmi?” la voce biascicata e l’odore sgradevole emanato dal corpo dell’individuo premuto contro il suo, penetrarono un istante nella cortina di sensazioni e pensieri che affollava la sua coscienza.
Non rispose, si limitò a scoccargli una semplice occhiata tagliente e la grigia figura si staccò barcollando.
Sembrava quasi che i suoi occhi fossero riusciti a superare l’intorpidimento e l’ottenebramento causata dagli alcolici perché l’altro impallidì, indietreggiando ulteriormente.
Senza più badarvi raggiunse in fretta il suo cavallo, lanciando alcuni scellini al ragazzino magro e cencioso che ne era custode.
Vi salì senza sforzo e appena sistematosi sulla sella strinse leggermente le gambe intorno ai fianchi del suo baio che in risposta iniziò a muoversi.
Aumentò a poco a poco l’andatura.
Il vento tra i capelli e l’aria gelida che lo sferzavano lo aiutavano a mantenere un barlume di lucidità tra la miriade di pensieri tetri che minacciavano di sopraffarlo.
Raggiunse presto le stalle della sua casa e vi condusse il cavallo.
Dopo avergli dato una rapida strigliata per raffreddarlo dalla corsa, uscì silenziosamente richiudendosi la porta alle spalle.
Vi si appoggiò contro, lasciando che il suo sguardo vagasse per un momento sull’immensa e imponente struttura che si ergeva davanti ai suoi occhi.
L’enorme villa in stile gotico si estendeva con la sua austerità per alcuni acri, declamando a chiunque la presunta ricchezza e invincibilità del proprietario.
Una smorfia di disgusto attraversò il suo volto mentre con rapide falcate entrava al suo interno.
Non degnò di una minima occhiata il vestibolo illuminato da decine di candele e decorato da statue, non uno sguardo alle pareti traboccanti di quadri di inestimabile valore; attraversò quasi rabbiosamente il lungo corridoio di marmo per poi introdursi in una piccola stanza in cui l’unica fonte di luce era data da un caminetto acceso.
Nel vederlo le sue labbra si distesero in un leggero sorriso.
Ringraziò mentalmente la sua governante per la cura che si prendeva costantemente di lui… era come se fosse stato il suo secondo figlio.
Probabilmente il suo migliore amico aveva ereditato il suo atteggiamento premuroso e attento proprio dalla madre.
Avanzando nella semioscurità del suo studio, si versò un bicchiere del brandy appoggiato sulla sua scrivania.
Sorseggiò lentamente il liquido ambrato, passeggiando nervosamente avanti e indietro.
Nonostante questi tentativi i pensieri e i sentimenti di cui era vittima non cessavano.
Frustrato, si sedette sulla comoda poltrona di velluto verde, posta davanti al caminetto.
Un brivido di angoscia serpeggiò lungo la sua schiena mentre i suoi occhi si perdevano nel guizzare ipnotizzante delle fiamme che, come oscuri messaggeri, lo indussero ad abbandonarsi nuovamente ai ricordi del passato.
Le sue riflessioni furono però interrotte dai rintocchi dell’orologio della sala d’ingresso che lo riportarono al presente.
Non si stupì nel ritrovarsi con le mani artigliate ai braccioli della poltrona e con i denti serrati in una morsa dolorosa, succedeva sempre così…
Si alzò di scatto riprendendo a passeggiare con le braccia lungo ai fianchi quando, improvvisamente, dei rumori soffocati e dei fruscii provenienti dal salotto lo fecero sorridere divertito.
Silenzioso come un gatto si appostò accanto alla porta confondendosi con le ombre della stanza semibuia.
La porta si aprì rivelando due figure che si scrutarono intorno guardinghe, sorprese di non vedere nessuno.
Quando lui gli si parò repentinamente davanti i due sobbalzarono, imprecando violentemente
“Ma sei totalmente impazzito? Vuoi farmi prendere un colpo?” ringhiò il più basso dei due agitando con fare minaccioso un pugno dinnanzi al suo viso.
Il padrone di casa sorrise biecamente, guardandolo con gli occhi lievemente socchiusi “Beh… ti sembra normale entrare in casa d’altri dalla finestra del salotto? E’ scortese… e non sei stato nemmeno invitato!” ribatté con ironia.
L’altro, che fino a quel momento non aveva parlato, limitandosi a guardare la scena, scoppiò a ridere, asserendo “E da quando in qua ti fai questi problemi? Mi sembra che sia il nostro solito modo di entrare… ”
“Già… hai ragione tu” replicò prima di diventare nuovamente serio e sedersi sulla poltrona, che aveva occupato fino a poco prima.
I due nuovi arrivati si sedettero di fronte a lui su due sedie; il più basso, dai capelli ricci di media lunghezza e dal fisico agile e scattante, aveva girato la sedia mettendosi a cavalcioni, poggiando le braccia conserte sullo schienale, mentre l’altro, un moretto dagli occhi neri, con l’aria affidabile e tranquilla, aveva unito le mani sotto il mento poggiando i gomiti sulle ginocchia.
Li osservò a lungo ripetendosi ancora una volta di essere veramente fortunato ad avere amici simili.
… Erano la sua famiglia…
Li vide scambiarsi delle occhiate perplesse, prima che il più alto fra i due si schiarisse leggermente la voce, per poi domandare: “Cos’hai intenzione di fare?” mentre l’altro annuiva concorde.
Chiuse gli occhi per un attimo lasciando che le sue labbra si schiudessero in un sorrisetto ironico poi li riaprì, alternando su entrambi uno sguardo diventato di fuoco… in aperto contrasto con la glacialità e l’asprezza della voce “… L’unica cosa possibile… ”
I due sospirarono annuendo debolmente consapevoli che niente lo avrebbe dissuaso…
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La mattina seguente una fitta coltre plumbea di nubi permetteva di vedere solo lievi squarci di cielo.
Nonostante l’assenza di fulmini e lampi, a palazzo si respirava un’aria elettrica, causata dalla riunione indetta dal reggente, a cui presenziavano i ministri e alcuni fra i nobili più illustri di tutto il regno.
Fuori dalla stanza dominava una strana quanto falsa quiete che venne improvvisamente, quanto bruscamente, rotta da alcune grida provenienti dall’ingresso del palazzo.
Le guardie poste fuori dall’uscio della sala si accigliarono ma non si mossero dai propri posti, limitandosi ad accentuare nervosamente la presa sulle armi.
Il ciambellano con un espressione rigida si fece avanti e, con un cenno alle guardie, entrò nella stanza, chiedendo scusa per il trambusto alle persone riunite.
“Lord Anzai… perdonate la confusione ma… una persona chiede di conferire urgentemente con voi… ed è piuttosto… insistente” esitò lievemente sull’ultimo termine, non sapendo se fosse adatto visto che non palesava la furia e l’ostinazione presenti nello sguardo e nelle parole del giovane…
“Osate interrompere questa riunione solo per riferirci della vostra incapacità nel gestire… ” la risposta acida del ministro Taoka venne interrotta dalla voce bonaria del reggente che chiese “Siete a conoscenza dell’identità di questa persona?”
Il ciambellano si umettò nervosamente le labbra poi annuì brevemente prima di replicare “Lord Hanamichi Sakuragi… marchese di Redhead…”
Mentre su tutti i volti dei presenti si dipingevano espressioni di incredulità e perfino disgusto, il Reggente si concesse un sorriso sotto i baffi bianchi perfettamente curati < E così ne sei venuto a conoscenza, eh? >
Fine secondo capitolo