- prima parte -

Diclaimers: i personaggi presenti all'interno della fanfic non appartengono a me ma a T.Inoue

Dediche: Questa fic è dedicata al mio amore a cui è piaciuta l'idea ^*^ Grazie mille tesoro! Il capitolo però è tutto per Ise e per la sua santa pazienza nell'aspettare ciò che le avevo promesso da tempo e che è in ritardo come sempre -___-''

Nota: E' sicuramente una delle storie più strane che la mia mente malata abbia elaborato ^^;; quindi siete avvertiti sin dall'inizio. Un'altra cosa, se sentiste l'impulso di spararmi per i titoli nobiliari che ho assegnato ai protagonist, beh vi capirei ^^;;;

Weird expedition
















PROLOGO

Villaggio di Shahr Islam, sette chilometri da Buchara

L’alba volgeva al termine e i caldi raggi solari già illuminavano il terreno pianeggiante, ricco di campi e frutteti ben irrigati.
Era un paesaggio completamente diverso da quello arido e desolato del poco distante deserto del Kara Kum.
Nobunaga osservò dalla finestra della stanza il risvegliarsi del villaggio che lo aveva accolto benevolmente alcuni giorni prima: le donne si dirigevano silenziosamente al mercato nascoste da veli, che le ricoprivano interamente, mentre gli uomini camminavano con passo indolente verso le botteghe o i campi che li attendevano.
Restò per qualche altro attimo così, assorto nella contemplazione poi, senza attendere oltre, si tolse i comodi e ampi abiti orientali con cui aveva viaggiato fino a quel momento e li ripose in una sacca, indossando al loro posto l’elegante, ma poco pratico, completo chiaro che aveva portato con se dalla sua patria.
Qualche istante dopo un discreto bussare alla porta lo avvertì dell’arrivo di suo cugino.
Il moretto, che entrò dopo il suo permesso, era vestito con abiti simili ai suoi ma leggermente meno pretenziosi.
Nobunaga gli sorrise lievemente poi lo raggiunse ed insieme si diressero verso le stalle.
Le occhiate, i mormorii e i commenti suscitati dal loro passaggio non lo sorpresero minimamente…
Fino a quel mattino gli abitanti del villaggio erano stati convinti che loro due fossero arabi… e ciò non era stato difficile da credere vista la loro perfetta padronanza della lingua e dei costumi locali… per non parlare del fatto che la sua carnagione dorata dal caldo sole del deserto, gli occhi scuri e i suoi capelli neri come una notte senza stelle, avevano contribuito a fomentare quell’impressione.
E questo valeva anche per il suo silenzioso compagno nonostante la sua pelle fosse leggermente più pallida e gli occhi più chiari.
Ma ora erano bastati quei semplici abiti inconsueti per palesare a tutti le loro vere origini occidentali.
Senza prestarvi ulteriore attenzione presero i loro cavalli e, dopo aver cospicuamente remunerato il proprietario delle stalle, che li aveva ospitati gentilmente nella sua abitazione per tutto il tempo della loro permanenza, partirono in direzione di Buchara.
Mantennero un’andatura piuttosto sostenuta fino a quando arrivarono in vista della città; Buchara era diventata, grazie alla Via della Seta, l’oasi più ricca e fiorente dell’Asia centrale.
I due si fermarono e portarono il loro sguardo sull’imponente roccaforte davanti a loro.
Il riverbero dell’accecante luce solare rendeva la città, sovrastata da cupole e minareti, simboli delle numerose moschee presenti, un’immagine quasi fiabesca soprattutto per loro abituati al cupo grigiore della loro madre patria.
Dopo un sospiro atto a calmare la tensione che aveva sentito crescere e serpenteggiare lungo la schiena durante tutto il tragitto, Nobunaga scambiò una rapida occhiata con il cugino e, raddrizzandosi sulla sella, esercitò una leggera pressione con le gambe sui fianchi del cavallo per farlo proseguire.
La grande porta occidentale aperta lasciava intravedere i ricchi e opulenti edifici all’interno e la gente che affollava la piazza centrale antistante la dimora dell’emiro... era ora di andare.
Con sguardo fiero e portamento elegante fece il suo ingresso in città determinato a portare a termine il suo compito…



CAPITOLO 1

Inghilterra

Un pallido sole primaverile faceva capolino dalle alte finestre poggiando timidamente i suoi raggi sui volti tirati dei presenti.
Il silenzio innaturale, denso di inquietudine e nervosismo che permeava l’aria della stanza, rendendola quasi satura e irrespirabile, venne interrotto improvvisamente e bruscamente da una imperiosa voce carica di rabbia “Ma com’è possibile? Sono passati più di sei mesi senza che la più piccola informazione ci sia giunta e non vi sfiora nemmeno il pensiero che gli sia accaduto qualcosa?”
Il ministro Akagi, per dare più enfasi alle proprie parole e per suscitare almeno una piccola reazione nei tronfi e boriosi colleghi più anziani, sbatté con forza un pugno sul lungo tavolo di mogano.
Uozumi, conoscendo bene l’indole dell’amico lo fissò con un calmo cipiglio che l’altro intercettò e che lo portò a stringere le labbra in una smorfia di collera a stento repressa.
Lord Taoka con un sorrisino di scherno, a malapena celato, intervenne per replicare all’accusa che gli era stata indirettamente rivolta “Calmatevi, lord Akagi…siamo preoccupati per il Marchese Kyota quanto voi…semplicemente cerchiamo di non dare in escandescenze…inoltre suppongo che la questione vi sia perfettamente chiara. La scomparsa e l’assenza di notizie sull’esito e sulla sorte del Marchese non possono significare altro che…un completo fallimento della via burocratica e la palese ostilità che l’emiro di Buchara ci dimostra. L’Inghilterra non può subire questo affronto… non possiamo lasciar correre la dolorosa perdita di lord Kyota e far vedere la poca considerazione che la madrepatria riserva a uno dei suoi più illustri e coraggiosi figli… perché ciò corrisponde al falso non è vero?”
Terminò la sua esposizione con interna soddisfazione e voce falsamente assorta e addolorata.
I volti degli altri lord riuniti gli permisero di comprendere che stavano assorbendo e rielaborando le tacite implicazioni che erano sottintese nel suo discorso; ora sarebbe bastato semplicemente attendere che qualcuno le esponesse a voce alta al suo posto non potendo rischiare in prima persona.
Lo sguardo di fuoco che gli lanciò Akagi svelò che lui aveva colto alla perfezione il suo intento ma, prima che questi potesse parlare, una voce calma si levò dal folto della sala
“Ritengo che la prima cosa da fare sia accertarci su ciò che è accaduto realmente. L’emiro di Buchara non potrà certo negarci di conoscere la sorte spettata a lord Kyota… sia nel bene che nel male… ma vista la difficoltosa via di comunicazione che sembra esistere, almeno a giudicare da questo prolungato silenzio, credo sia necessario che qualcuno si rechi personalmente sul posto per poi tornare qui a riferircelo”
Taoka sobbalzò sulla sedia… questo stravolgeva completamente i suoi piani.
Stava per reclamare con veemenza ma lo sguardo bonario e al contempo attento e perspicace del reggente Anzai, fisso su di lui, lo bloccò…
Era più che ovvio che anche lui aveva compreso ciò che aveva tentato di attuare e lo condannava sul nascere.
Evidentemente riteneva che un’azione di forza in questo momento non era la più indicata.
Abbassò il capo sconfitto.
Non poteva permettersi di opporsi al reggente, non ne aveva i mezzi ne le capacità e non disponeva per il momento di validi alleati… ma forse in un futuro avrebbe potuto rifarsi.
Perso in quelle elucubrazioni mentali non si accorse che nella sala il discorso era ripreso…

Akagi sorrise con approvazione, era concorde con Lord Anzai, una guerra contro l’emiro non era la soluzione più adatta.
Avrebbero dovuto ritentare la via diplomatica e il primo passo per farlo era scoprire che fine aveva fatto il Marchese di Rookie… oltretutto faceva pur sempre parte della famiglia reale ed era in missione per conto dell’Inghilterra, era loro dovere indagare sulla ragione del suo prolungato silenzio.
Uno alla volta tutti i membri del consiglio diedero il loro consenso alla proposta del reggente e persino Taoka, nonostante fosse dentro di se riluttante, alla fine assentì.
“Bene …ora si tratta semplicemente di decidere chi siano le persone più indicate per questo compito” dichiarò Uozumi.
Il suo intervento fu seguito da un brusio perplesso e concitato che fu interrotto dalla voce tranquilla del reggente “Lord Akagi, lord Uozumi… chi proporreste?”
Lord Anzai aveva fiducia nella lungimiranza dei due ministri.
A dispetto della loro giovane età avevano dimostrato di possedere ottimo spirito di osservazione, obiettività, notevole intelligenza e capacità decisionale.
Dopo un attimo di riflessione Akagi ribatté con aria sicura “Il conte di Fox, Kaede Rukawa”
Uozumi annuì aggiungendo “La sua brillante e rapida carriera durante la sua permanenza nell’esercito ha dimostrato le sue eccelse qualità di stratega, inoltre ha una perfetta padronanza delle lingue straniere grazie ai suoi studi a Cambridge… appoggio la sua candidatura come guida della spedizione”
Lord Anzai sorrise.
Ancora una volta quei due avevano dato riprova del loro valore…era perfettamente concorde con la loro scelta.
Un’ora di discussione permise di stilare definitivamente la lista dei partecipanti: Lord Kaede Rukawa, conte di Fox, lord Akira Sendo, visconte di Smile, Hiroaki Koshino, barone di Sulky, lord Hicoichi Aida, visconte di Loquacious, Kitcho Fukuda, barone di Proud.
Al termine della riunione Lord Anzai trattenne il duca Akagi e il marchese Uozumi, pregandoli di informare in via non ufficiale i prescelti, per dargli modo di avere più tempo per valutare la proposta.
I due accettarono di buon grado.

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Kaede Rukawa guardava con aria assente l’oscurità calare sempre di più dal finestrino della sua carrozza che lo stava conducendo all’ennesimo ricevimento.
Era enormemente annoiato dal susseguirsi incessante e ripetitivo di tutti quegli eventi mondani terribilmente uguali e monotoni.
Decisamente la Seaison londinese non faceva per lui…
Pensò con orrore alle successive ore che lo avrebbero visto circondato da un’interminabile sequenza di giovani debuttanti e insistenti e rapaci madri, che lo avrebbero tediato per un ballo o un gesto di preferenza e considerazione verso una di quelle patetiche creature tutte rossori e balbettii senza senso.
Non ne poteva proprio più.
Quella vita sedentaria e tranquilla non era ciò che poteva scuoterlo dallo stato di apatia perenne in cui era caduto da quando aveva lasciato l’esercito.
Fosse stato per lui vi sarebbe tornato immediatamente ma, da quando la scomparsa paterna lo aveva fatto diventare conte, aveva degli obblighi da rispettare soprattutto nei confronti della sua vanesia e superficiale madre, che attendeva con ansia che si sistemasse a dovere con una ‘compagna adeguata e alla sua altezza al fine di proseguire l’illustre e pura discendenza dei conti di Fox’ per citare le sue parole… anche se la semplice prospettiva bastava a fargli accapponare la pelle…
Kaede chiuse gli occhi e sospirò poggiando per un attimo la testa al morbido sedile di velluto, senza curarsi minimamente di sgualcire il vestito impeccabile ed elegante che indossava o di scompigliare la perfetta coda di cavallo in cui erano raccolti i suoi lunghi capelli corvini.
Qualche minuto più tardi il rallentare della carrozza lo indusse a riaprire gli occhi e a gettare uno sguardo all’esterno.
Era giunto alla lussuosa residenza dei duchi di Gory *.
Se aveva accettato l’invito per quel ballo era dovuto proprio al fatto che fosse stato organizzato dal duca.
Scese lentamente dalla carrozza sistemandosi, con fare indifferente, il mantello sulle spalle e salì la scalinata marmorea illuminata da alcune lanterne disposte sapientemente lungo alcune insenature dei corrimano.
Nel vestibolo il suo nome venne annunciato da un valletto in livrea.
Entrato nel salone, che si era fatto stranamente attento e silenzioso dopo il suo arrivo, si diresse con passo sicuro a salutare i padroni di casa.
Il ministro Akagi era una delle poche persone che ammirava per l’indiscussa intelligenza… tutto il contrario di quell’essere insulso che si ritrovava per sorella, pensò con una smorfia di disgusto perfettamente celata dietro un’espressione gelidamente impenetrabile, nel vederla arrossire quando le fu davanti.
La salutò con un cenno della testa e la vide iniziare a ridacchiare scioccamente.
E per fortuna che non era abituato a rispettare l’etichetta che prevedeva un cortese e galante baciamano altrimenti cosa avrebbe fatto… sarebbe svenuta?
Sentendo il nome di un nuovo ospite si allontanò discretamente, per permettere loro di salutarlo e per tentare di evitare di catalizzare tutti gli sguardi dei presenti su di se… non che la cosa fosse oltremodo facilmente attuabile.
Tutta la componente femminile della sala sembrava mangiarselo con gli occhi.
D’altronde la sua incredibile avvenenza quella sera era esaltata più del solito dal raffinato abbigliamento indossato.
La giacca grigia, come i pantaloni attillati, contrastava con il candore dei pizzi dell’immacolata camicia, che uscivano dal collo e dal polso della giacca, con la cravatta candida elegantemente annodata e con il gilet di seta nera.
Il contrasto chiaro-scuro dei vestiti rifletteva quello tra la sua carnagione nivea e i lisci capelli neri, che ricadevano morbidamente sul collo, trattenuti da un nastro in velluto grigio, e sembrava ammorbidire ulteriormente i lineamenti perfettamente cesellati del volto.
I suoi profondi occhi scuri vagarono per un attimo lungo il salone festosamente e riccamente addobbato da elaborate composizioni floreali, alla ricerca di qualcuno che gli facesse evitare le assillanti richieste di riempire carnet da ballo.
Dopo qualche istante incontrarono due profondi e ridenti occhi blu, dall’espressione maliziosa, rivolti verso di lui.
Rilassandosi leggermente, si diresse con passo noncurante verso l’alta portafinestra dove aveva notato l’emblematica figura, non fermandosi nemmeno per scambiare convenevoli con i conoscenti ma limitandosi a brevi cenni di saluto.
Mentre camminava con il suo usuale portamento elegante e leggermente felino osservò la sua nemesi appoggiata indolentemente, con aria divertita, accanto alla portafinestra che conduceva alla spaziosa terrazza.
Akira Sendoh, visconte di Smile.
Si erano incontrati poco dopo che Kaede era entrato nell’esercito e subito erano stati messi a confronto e paragonati, nonostante Akira ne facesse parte già da un anno… perché entrambi erano giovani visconti determinati a non sfruttare i privilegi del loro titolo, dimostrando di valere per se stessi e non per il loro nome.
E questo li distingueva dagli altri giovani rampolli abituati a imporre la loro volontà e i loro desideri solo per il fatto di avere alle spalle una casata nobiliare che li avrebbe sempre protetti.
Inoltre ambedue avevano un qualcosa che reclamava e catturava immediatamente l’attenzione degli altri, rendendoli ricercati e amati dalle donne e ammirati e invidiati dagli uomini: avevano un fascino magnetico derivato da un prepotente miscuglio di acuta intelligenza, straordinaria bellezza e molteplici capacità, unite ad un inconsueto intuito che li portava a sapere sempre quando era il momento esatto per operare le scelte più giuste ed opportune.
Eppure uno era silenzioso, freddo, impenetrabile, impassibile, ai limiti della scortesia, tanto l’altro era affascinante, affabile, cortese, gentile e sempre sorridente …
La continua comparazione, che tutti inevitabilmente facevano, aveva comportato che la loro innata rivalità e la loro voglia di primeggiare rispetto all’altro fosse cresciuta sempre di più, rendendoli antagonisti.
Perché erano troppo uguali ma allo stesso tempo profondamente e radicalmente diversi per andare d’accordo…
Ciò nonostante i loro rapporti si mantenevano costantemente su una linea di sottile e ironica cortesia, visti il profondo rispetto e la sincera stima reciproca che ambedue nutrivano per l’altro.
“Qual buon vento vi ha portato qui Conte Fox? Ero persuaso che queste riunioni così frivole e mondane non si accordassero al vostro temperamento” asserì con un largo sorriso sulle labbra ben disegnate Akira quando si ritrovò accanto l’algido e compassato ex compagno di reggimento.
Kaede si limitò a rispondergli con un’occhiata gelida prima di aggiungere con voce bassa e ben modulata “Al vostro contrario…sembrate trovarvi perfettamente a vostro agio in queste serate…”
L’altro rise brevemente e poi replicò “Certamente! Ritengo che non vi sia diletto più piacevole che intrattenere splendide fanciulle che non fanno altro che tentare si attirare la mia attenzio…” ma la sua voce allegra si smorzò improvvisamente per lasciare spazio ad un’espressione terrorizzata, che si dipinse sul suo volto.
Kaede inarcò perplessamente un sopracciglio, sorpreso da quel repentino cambio d’umore, e seguì incuriosito la direzione dello sguardo dell’altro.
Quando i suoi occhi si posarono sul motivo del mutamento del visconte dovette fare uno sforzo su se stesso per non sorridere apertamente, smentendo la sua reputazione di ghiacciolo, l’incubo vivente di Akira Sendo si stava dirigendo a passo di marcia verso di loro.
Per un istante provò sinceramente compassione per l’altro ma poi una sorta di maligno divertimento prese il posto della precedente sensazione.
Yayoi Aida, sorella maggiore di uno dei loro compagni di reggimento, lord Hicoichi, visconte di Loquacious, era una delle più ferventi ammiratrici di Akira e, nonostante avesse quasi dieci anni più del giovane visconte, non perdeva l’occasione per perseguitarlo, tentando di adescarlo in tutti i modi possibili per farsi sposare.
Quella sera era abbigliata con un aderente vestitino a vita alta in taffettà verde pallido, ricco di gale e pizzi, che sicuramente nelle sue intenzioni doveva servire ad esaltare il suo fascino, ma che contribuiva semplicemente a mettere in evidenza la sua eccessiva magrezza e l’età non più giovanissima.
Si avvicinò ai due con un sorriso estatico e, sbattendo lievemente le sue corte ciglia, li salutò con la sua voce leggermente stridula “Buona sera lord Sendo, lord Rukawa”

Akira nel vederla aveva perso tutta la consueta affabilità e si limitò a borbottare un veloce, quanto conciso, “Buona sera” mentre Kaede le rispose con un piccolo cenno della testa.
Subito dopo Rukawa incurvò impercettibilmente gli angoli della bocca verso l’alto, avendo intercettato lo sguardo orripilato dell’altro che aveva visto come Yayoi stava muovendo, con fare inequivocabile, il carnet da ballo appeso al suo polso sottile.
In quel momento però tutta la sua voglia di ridere sfumò perché scorse con la coda dell’occhio Haruko, la sorella svampita e sciocca di lord Akagi, e sua madre, una versione più alta e massiccia della figlia, avanzare nella loro direzione con espressioni raggianti.
Kaede si domandò quale strano impulso masochistico lo avesse spinto ad accettare l’invito per quella serata, che si stava per trasformare in un incubo.
Si preparò per esibire tutta la sua rinomata glacialità, al fine di evitare la tortura di un ballo con quella… quella ragazzina petulante e assolutamente insipida, quando venne salvato in extremis dal contemporaneo arrivo del marchese Uozumi, che si avvicinò a loro con il suo solito fare deciso e autoritario.
“Conte Fox, visconte Smile…mi dispiace interrompere così la vostra serata ma potrei conferire privatamente con voi per qualche istante? E’ una questione molto importante e… delicata”
L’ultima parte della frase fu poco più che un mormorio.
Akira e Kaede si guardarono rapidamente prima di assentire, grati per quell’inaspettata occasione di svignarsela dalle due.
Il ministro annuì a sua volta prima di far loro cenno di seguirlo in una stanza alla sinistra del vestibolo, incurante delle espressioni deluse apparse sul volto delle due damigelle e della duchessa.
Quando i due entrarono si resero conto che con ogni probabilità quello era lo studio privato del padrone di casa visti l’imponente scrivania di quercia, l’alta e curata libreria e le comode poltroncine in velluto posizionate davanti al caminetto, vicino al folto e prezioso tappeto dai ricami orientaleggianti.
Si accorsero con stupore di non essere gli unici presenti nella stanza.
Vi erano infatti alcune loro conoscenze dei tempi dell’esercito: Hiroaki Koshino, Kitcho Fukuda, Hicoichi Aida e persino il ministro Akagi.
Quell’inattesa quanto insolita coincidenza insospettì immediatamente entrambi.
Akagi li osservò per un momento poi distolse lo sguardo e li invitò ad accomodarsi.
Dopo un breve istante di silenzio iniziò a parlare: “Ora che ci siamo tutti…”

Fine primo capitolo

> Nota < Dunque…non so se sia il caso di dare qualche connotazione storica in quanto questa sottospecie di fic prende spunto da un periodo ben preciso ma non ha la presunzione di alcuna velleità storica…e ci mancherebbe ^^;;; anche perché nonostante la mia passione per la storia è pur sempre una fanfic e non me la sentivo proprio di fare una ricerca accurata per renderla più verosimile storicamente…ovviamente alcuni particolari veritieri ci sono ma li ho ‘romanzati’… -____-’’ lo so che non sono normale… Va beh comunque io qualcosina ina ina ve la dico lo stesso: nel diciannovesimo secolo l’impero britannico e quello russo si fronteggiarono nelle distese dell’Asia centrale con continui conflitti per conquistarne il dominio. Gli inglesi si espansero a nord-ovest dell’India mentre i russi si spinsero a sud annettendo i canati (giurisdizioni sottoposti ai khanà titolo dato ai principi che governavano le grandi famiglie patriarcali nell’Asia centrale) prima indipendenti di Buchara, Kiva e Kokand
Ecco insomma mi sono ispirata un po’ a questo periodo quando Buchara però ancora non era in mano ai russi…^^;;;
Vi avevo avvertito che era strana la storia ^^;;;;;;;; e questo è niente ancora ^^;;;;;;;;;